giovedì 8 maggio 2008

Pescati nella Rete: la sconfitta in Sicilia

Dal sito www.sinistra-democratica.it
Le ragioni della sconfitta in Sicilia
Sono stata sollecitata dall’articolo di Sandra Rizza dal titolo “ la Cgil si difende Silvio ci toglie le tasse” su La Repubblica di Sicilia. L’ho letto, ovviamente, con l’occhio della sindacalista della Fiom che conosce quel mondo e per questo motivo non sorpresa dalle dichiarazioni di tanti tra delegati ed iscritti della Fiom. La premessa è d’obbligo: spero ci si ricorderà di quest’articolo se e quando dovesse sopraggiungere la tentazione di rappresentare la Fiom come una organizzazione tutta “ politica”, “l’enclave sovversiva” della politica italiana. Quei lavoratori intervistati sono gli stessi che determinarono la caduta del Berlusconi I quando tentò la riforma delle pensioni, che hanno sfidato due contratti separati e che di recente hanno detto no con il loro voto all’accordo sul Welfare sottoscritto con il Governo Prodi. La nostra gente, e questo emerge dall’articolo, pratica l’autonomia dalla politica da tempo e continua a sentirsi rappresentata dalla Fiom/ Cgil.La cosa che mi convince solo parzialmente della rappresentazione di Sandra Rizza è la totale estraniazione del contesto politico, soprattutto di quello della Madonie e di Termini.Parliamo di due territori della Sicilia e non di Sesto S. Giovanni, la famosa ex Stalingrado d’Italia; di zone dominate dalla DC per un cinquantennio, i cui risultati elettorali erano pari solo a quelle dell’Emilia nel voto al PCI. In Sicilia queste zone operaie non hanno quasi mai prodotto una influenza sul territorio, quell’”egemonia” che tutti pensavamo si potesse estendere fuori dalle aree industriali. No, in quelle zone i comportamenti elettorali sono sempre stati in linea con quelli del territorio. Basterebbe solo portare come esempio i comportamenti elettorali storici del solo comune di Termini Imerese! Del resto i nostri sono sempre stati insediamenti industriali deboli per numero di addetti e di imprese.Nessuno scandalo e nessuna meraviglia,dunque, ma anche nessuna sottovalutazione perché il voto ci dice che il governo di centrosinistra non ha offerto quella alternativa credibile alla storica egemonia del blocco moderato in Sicilia. Nessuno ha saputo rispondere alle domande semplici di tanti operai ed anzi si è contrapposto il deficit pubblico al salario, l’inflazione, alla richiesta di case, e così via elencando.C’è poi un tema che probabilmente meriterebbe maggior fortuna nel dibattito del post voto ed è quello dell’appartenenza alla Sicilia, terra sfortunata, da sempre patria dello sperpero ma anche terra oggetto di discriminazioni, di abbandono da parte di tutti.Da quanto tempo non c’è una sinistra “ siciliana”? Fatta di progressisti che vogliono migliorarla, che vogliono che abbia le stesse cose che sono patrimonio decennale di tante altre Regioni e città italiane? Quanti, a sinistra, pensano a fare “innanzitutto” gli interessi della Sicilia? E siamo sicuri che “ certo modernismo” alla fine non significhi altro che avere una visione conservatrice, non dinamica di una terra che conta quasi sei milioni di persone? Troppo grande per non avere una industria ed un terziario avanzati, e non invece, come sembra a tratti nel dibattito, una terra tutta sole mare e natura?Se c’è una cosa che ormai è chiara dal risultato elettorale è la centralità del territorio: Centralità coma forza della rappresentanza politica, delle istituzioni regionali e locali, dello stesso modo di declinare l’azione sindacale. Abbiamo bisogno di questo: di forze politiche siciliane, di dirigenti politici che amano la Sicilia e la vogliono rappresentare. Così si sta con la gente, si rappresentano i loro bisogni in una Regione come la nostra dove più che la paura della Lega c’è l’aspirazione a vedere rappresentati gli interessi dei siciliani.Da troppi decenni la politica di sinistra siciliana ha finito con il rappresentare più gli interessi nazionali che i bisogni dei siciliani. E non è detto che lo si debba fare imitando la destra, quel blocco sociale maggioritario che è chiuso ad ogni cambiamento. Lo si può fare lottando contro la mafia insieme a Rita Borsellino ma mettendo al centro i nostri interessi. Ecco, quegli operai ci chiedono di essere vicini a loro, con idee concrete e partendo dai loro problemi. Tutto questo non lo abbiamo fatto. In fondo è quello che Pio La Torre da siciliano che volle tornare immaginava: un partito siciliano, fortemente siciliano! Sono passati tanti anni e tutto è cambiato, ma di certo è rimasta l’esigenza di uno schieramento che voglia essere soprattutto segnato dall’identità di questa terra!
*Segretaria generale Fiom Cgil Sicilia

Nessun commento: