martedì 27 febbraio 2024

Franco Astengo: Numeri dalla Sardegna

NUMERI DALLA SARDEGNA di Franco Astengo Nel corso della campagna elettorale i partiti nazionali hanno molto insistito sul considerare le elezioni regionali sarde di domenica 25 febbraio un test di carattere politico generale: per soddisfare l'analisi di questo elemento allora l'analisi del voto dovrà anche transitare nel rapporto con l'esito delle elezioni politiche 2022 e non soltanto riferirsi da elezione regionale e elezione regionale. I dati che saranno qui riferiti si rivolgono all'esito di 1822 sezioni su 1844 (le 22 rimanenti saranno esaminate dai rispettivi Tribunali di competenza) ma possono essere considerati validi per eseguire una comparazione tra cifre assolute (l'unico metodo che permette di comprendere gli scostamenti effettivi tra lista e lista, con le percentuali calcolate sul totale degli aventi diritto che nel caso assommavano a 1.447.753). Prima di addentrarci nei numeri valgono però alcune premesse : a) le elezioni sarde hanno fatto registrare il minimo scarto assoluto tra i candidati presidenti nella storia dell'elezione diretta; b) la vittoria della coalizione centro-sinistra/M5S è stata dovuta all'exploit della candidatura Todde capace di raccogliere 40.301 voti in più rispetto alle liste coalizionali (il 12%). Si tratta di un dato proveniente da una situazione oggettivamente periferica che sottolinea ancora il dato riguardante il peso assunto dalla visione personalistica della politica. I principali punti ai quali rivolgere l'attenzione sono questi: 1) la partecipazione al voto; 2) il grado di volatilità; 3) il rapporto tra candidati - Presidente e liste collegate; 4) la struttura del sistema politico sardo dopo il voto. Andando per ordine: a) la partecipazione al voto. Sia pure in dimensione ridotta rispetto al più recente passato prosegue la discesa nella partecipazione, almeno dal punto dell'espressione di voti validi (il dato che conta davvero). Nel 2019 i 7 candidati alla presidenza ricevettero 761.833 voti validi, nelle politiche 2022 i voti validi espressi sono stati 685.533 (con un numero inferiore di aventi diritto, per via del voto all'estero), nelle regionali 2024 i 4 candidati alla presidenza hanno avuto 728.482 voti ( meno 33.351 tra elezione regionale e elezione regionale). Per quel che riguarda le liste: 24 erano in gara nel 2019 ricevendo 714.002 voti, altrettante 24 liste sono state presenti nel 2024 ricevendo 681.915 voti ( meno 32.087). b) il grado di volatilità e il rapporto candidature presidenziali e liste collegate. Candidati alla presidenza: nel 2019 Solinas fu eletto con 364.059 voti (percentuale sul totale degli aventi diritto: 24,75%), nel 2022 Truzzu è stato sconfitto con 327.695 suffragi (percentuale sul totale degli aventi diritto: 22,63%). L'arretramento effettivo del candidato di centro destra è dunque del 2,12%. Liste di centro destra. Verifichiamo l'andamento delle liste nazionali passando anche attraverso l'esito delle elezioni politiche 2022: Lega nel 2019 81.421 voti, politiche 2022 42.860, regionali 2024, 25.589 ( tra il 2019 meno 55.382 voti); Fratelli d'Italia nel 2019 33.716 voti , politiche 2022 161.771, regionali 2024 92.963 (tra il 2019 e il 2022 più 128.055, tra il 2022 e il 2024 meno 68.808: in percentuale sul totale degli aventi diritto da 12,04 a 6,42%); Forza Italia nel 2019 57.430 voti, nel 2022 58.849, nel 2024 43.149 ( tra il 2019 e il 2022 più 1419, tra il 2022 e il 2024 meno 15.700). Nel complesso delle liste di centro destra: nel 2019 , 370.336 voti (25,43% sul totale degli aventi diritto) nel 2022 277.822 voti (20,69% sul totale degli aventi diritto) nel 2024 333.050 voti ( 23,00 sul totale degli aventi diritto). Lo scarto tra candidatura presidenziale e voti di lista è stato nel 2019 e nel 2022 favorevole al voto di lista: per 6.277 voti nel 2019 e per 5.355 nel 2024 (quindi come è già stato fatto notare non c'è stato effetto dal voto disgiunto). Nella situazione sarda è interessante valutare anche la parabola dello storico Partito Sardo d'Azione schieratosi nel 2019 e nel 2024 con il centro - destra: 2019 70.434 voti, nel 2024 36.958 ( meno 33.476). Sul versante del centro - sinistra la cui candidatura presidenziale di Alessandra Todde è risultata vincente l'analisi deve tener conto di un dato fondamentale. Nel 2019 si verificarono due candidature separate tra Centro-Sinistra con Zedda e M5S con Desogous: Zedda ottenne 250.797 suffragi (18,41% sul totale degli aventi diritto) Desogus 85.342 (5,80% sul totale degli aventi diritto). Ricordato che nelle elezioni politiche 2022 la coalizione di centro sinistra ottenne 184.853 voti e il M5S 149.460 non si può che rilevare come risulterebbe arbitraria qualsiasi comparazione con la somma dei dati di centro-sinistra e M5S tra il 2019, 2022 e il risultato ottenuto dalla candidatura Todde nel 2024: ci limitiamo allora ad esporne i dati. La candidatura presentata dal centro-sinistra unitariamente con il M5S ha ottenuto 330.619 suffragi per una percentuale, sul totale degli aventi diritto del 22,83% (in flessione dell'1,92% rispetto all'eletto Solinas nel 2019). La candidatura Todde ha avuto un incremento rispetto alle liste di sostegno di 40.301 voti. L'analisi delle liste di dimensione nazionale tra il 2019, 2022 e 2024 ci indica questi dati: il Partito Democratico nel 2019 aveva ottenuto 96.235 suffragi ( 6,54% sul totale degli aventi diritto) saliti a 128.438 nel 2022 ( 9,56% sul totale degli aventi diritto) e tornati a 94.238 nel 2024 (si apre qui il capitolo sul proliferare delle liste d'appoggio più o meno civiche: in ogni caso 6,50% rispetto al totale degli aventi diritto con una flessione tra il 2019 e il 2022 dello 0,6%). Il Movimento 5 stelle (presentatosi al di fuori dalle coalizioni nel 2019 e nel 2022) ottenne nel 2019 69.573 voti (4,73% sul totale degli aventi diritto) nel 2022 149.460 voti ( 11,13% sul totale degli aventi diritto) nel 2024 53.005 voti (pari a 3,66 sul totale degli aventi diritto con una flessione tra il 2019 e il 2024 dell'1,07%). Si può tentare un parallelo tra i voti di LeU nel 2019 e quelli di AVS nel 2022 e nel 2024: Leu nel 2019 ebbe 27.077 suffragi(1,84% sul totale degli aventi diritto) AVS nel 2022 34.858 voti ( 2,59% sul totale degli aventi diritto) nel 2024 31.815 ( 2,19% sul totale degli aventi diritto con un incremento reale sul dato di Leu 2019 dello 0.35%). Nello schieramento di centro-sinistra c'è da tener conto della presenza di numerose liste di sostegno orientate a sinistra (Partito Socialista, Demos, Sinistra Futura, ecc). Nel 2019 queste liste assommarono a 94.513 voti ( 4,37% sul totale degli aventi diritto) nel 2024 i voti di queste liste sono saliti a 111.260 ( 7,76% sul totale degli aventi diritto con un incremento del 3,39% sul totale degli aventi diritto). In sostanza nello schieramento di centro-sinistra i partiti nazionali (PD, M5S e AVS) hanno sommato nel 2024 il 12,35% sul totale degli aventi diritto mentre le liste di appoggio di impronta locale hanno messo assieme il 7,76%. In totale le liste della coalizione di centro-sinistra più M5S hanno contato sul 20,11% dell'intero elettorato mentre quelle di centrodestra il 23,00. La vittoria del centro-sinistra nasce quindi, come già ricordato all'inizio, dal più 40.301 ottenuto dalla candidatura Todde. Ricordato che nel 2019 erano presenti altre 3 candidature per complessivi 36.076 voti (2,45% sul totale degli aventi diritto) rimane da esaminare l'esito della candidatura Soru e delle liste che lo hanno appoggiato che non avendo raggiunto il 10% sul totale dei voti validi non saranno presenti nel nuovo consiglio regionale. La candidatura dell'ex-presidente della Regione ha avuto 63.021 voti ( 4,35 % sul totale degli aventi diritto). Le liste presenti nella coalizione (3 di natura locale e 2 di dimensione nazionale: più Europa alleata con Azione e Rifondazione Comunista) hanno avuto 54.509 voti ( 3,76% sul totale degli aventi diritto). Più Europa e Azione hanno avuto 10.825 voti, nelle elezioni politiche 2022 più Europa (inserita nell'alleanza di centro sinistra) aveva avuto 15.608 voti mentre Azione in alleanza con Italia Viva aveva avuto 31.571 voti (anche in questo caso sarebbe sbagliato tentare comparazioni con sommatorie arbitrarie). Rifondazione Comunista ha avuto 4.505 voti (0,31% sul totale degli aventi diritto): nel 2019 una lista di Sinistra Sarda con PRC e PdCI ebbe 4.308 voti mentre nelle politiche del 2002 Unione Popolare realizzò 10.735 suffragi. c) la struttura del sistema politico sardo assume quindi l'assetto di un definito bipolarismo saltando l'intermediazione rappresentata dal M5S e non inserendo un terzo polo. Con tutte le cautele del caso è forse questo il dato che maggiormente può essere rapportato a dimensione nazionale: lo spazio per "terze forze" appare comunque fortemente ridotto, anche se si attende la verifica delle altre elezioni regionali precedenti le europee (Abruzzo, Basilicata) ricordando ancora una volta che il 9 giugno le elezioni per il Parlamento di Strasburgo si svolgeranno con la formula proporzionale con sbarramento al 4% e voto di preferenza e che l'election day di quel giorno comprenderà anche la Regione Piemonte e un numero di comuni superiore ai 3.000 con 25 capoluoghi. L'esito delle regionali sarde ci indica anche che un capitolo di riflessione andrebbe aperto circa la distanza effettiva tra i due maggiori partiti che è apparsa di dimensione ben diversa rispetto ai sondaggi rovesciando i punti di partenza con il PD lievissimamente davanti a Fratelli d'Italia: ma davvero sarebbe azzardato avanzare ipotesi al riguardo.

Il nuovo contesto globale impone cambiamenti profondi all’Europa e alla sua economia

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I sistemi di welfare europei fra nuovi e vecchi rischi sociali

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Politica a sinistra?

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The forgotten wars in Ethiopia and Sudan - New Statesman

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The Missing News About Gaza | The Nation

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mercoledì 21 febbraio 2024

The West underestimated Russia - New Statesman

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Alessandro Roncaglia: Inflazione e potere

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Franco Astengo: Europa, centralità dello spazio politico

EUROPA: CENTRALITÀ' DELLO SPAZIO POLITICO di Franco Astengo Mi permetto di sviluppare ancora un tentativo di apertura di dialogo sul tema della presentazione a sinistra per le elezioni europee di giugno 2024. Infatti sembra necessario mettere in rilievo alcuni punti sui quali l'esito elettorale risulterà decisivo a fornire un'impronta molto significativa sul futuro del Continente (e non solo) per gli anni a venire. L'occasione per registrare una presenza significativa a Strasburgo deve essere attentamente valutata da tutti i protagonisti politici. Al di là delle critica all'attuale struttura dell'UE e alla necessità di reclamare una immediata revisione dei trattati emerge un punto di fondo attorno al quale è necessario riconoscersi: nel quadro della difficoltà della globalizzazione e del progressivo riformarsi di contrapposizioni frontali privilegianti il nazionalismo rispetto a un multipolarismo competitivamente democratico l'Europa deve essere considerata da parte delle forze progressiste quale spazio politico di riferimento. All'interno del quadro generale rappresentato dalla drammaticità della situazione internazionale sarebbe necessario far emergere una tensione sovranazionale nei riguardi del tema della pace da considerarsi bene non negoziabile, esistono alcuni punti specifici legati alla prospettiva politica immediata sui quali sarebbe bene che i soggetti che si stanno impegnando in vista della scadenza elettorale fornissero adeguate spiegazioni: 1) Mutamento di senso dell'elezione di rappresentanti dei diversi paesi in una fase di transizione come quella che stiamo attraversando dominata dal tema della coincidenza NATO/UE e dal rapporto tra Governi e Commissione sul PNRR. 2) Incidenza del parlamento europeo nella formazione della complessiva "governance" dell' Unione. A questo proposito mi concentro su di un solo aspetto: Il Parlamento europeo elegge il Presidente della Commissione. Dopo le elezioni, uno dei primi compiti del nuovo Parlamento è quello di eleggere il Presidente della Commissione l'organo esecutivo dell'UE. Gli Stati membri designano un candidato, tenendo però conto dei risultati delle elezioni europee. Il Parlamento deve poi eleggere il nuovo Presidente della Commissione a maggioranza assoluta (la metà dei deputati più uno). Se il candidato non ottiene la maggioranza necessaria, gli Stati membri hanno un mese di tempo per proporne un altro (il Consiglio europeo delibera a maggioranza qualificata). In occasione delle elezioni del 2014 il Parlamento ha introdotto il sistema dei candidati capilista: ciascun partito politico europeo presenta un candidato alla carica di Presidente della Commissione e il partito che ottiene il maggior numero di voti può proporre il candidato del Parlamento per tale carica. 3) Dal punto 2 deriva essenzialmente il dibattito in corso sulla formazione di una nuova maggioranza a Strasburgo e sulla "formula Ursula" che presiedette all'elezione di Ursula Von der Layen (avvenuta con il voto del M5S a sostegno dell'alleanza PPE-Socialisti & Democratici, mentre adesso si profila, per la stessa candidata, un'alleanza Popolari/Conservatori). Appare evidente che saranno i risultati elettorali a determinare il quadro di alleanze: nel concreto non esistono possibilità di prefigurare convergenze che soltanto possibilità numeriche potranno concretizzare vista la conformazione dei gruppi nel nuovo Europarlamento; 4) Risiede nel punto relativo all'elezione del Presidente della Commissione il valore effettivamente sovranazionale del voto espresso nazionalmente (salvo gli inevitabili riflessi sul quadro politico interno) perchè sarà soltanto l'esito del voto che ci fornirà l'indicazione per la costruzione delle alleanze: i fondamentali della politica europea, infatti, ci indicano un quadro diverso da quello presentato nel sistema politico italiano da un sistema che esige alleanze preventive e punisce chi non riesce a realizzarle; 5) Questo quadro ci indica come uno spunto di discussione da svolgere sarà quello riguardante la presentazione in campagna elettorale, di una proposta di diversità di compiti del Parlamento Europeo sui gangli decisivi della politica comunitaria (economica, militare, estera, ambientale) e sul rilancio di una ipotesi di costituzionalizzazione dell'UE dopo il fallimento degli anni 2003-2007. Ipotesi da presentare intendendola posta almeno sul piano della formazione di una dialettica intesa come bilanciamento della ferocia sovranista e militarista che contrassegnerà i prossimi mesi di scontro politico. Si tratterà così di indicare ancora una volta con grande precisione l'assoluta proiezione sovranazionale del valore del voto. 6) La qualità della rappresentanza istituzionale che, a sinistra, si intenderà realizzare risulterà assolutamente collegata alla capacità delle diverse forze politiche di esprimere una effettiva rappresentatività dell'intreccio tra le grandi contraddizioni della modernità e della post - modernità, inclusa quella riguardante la crisi della democrazia liberale. Anche l'opzione pacifista come quella ambientalista, quella rappresentativa della contraddizione di genere, quella dell'innalzamento di livello dello sfruttamento, delle migrazioni e della crisi verticale del welfare avranno bisogno di essere incluse in un progetto complessivo e non presentate semplicemente come tentativi di soddisfazione parziale di esigenzialità particolari.

Premierato, la regressione della democrazia

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BARCELLONA E MILANO |

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MILANO PURISSIMA |

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I MORTI DI FIRENZE: PERCHÉ |

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martedì 20 febbraio 2024

La scomparsa di Navalny e la nuova fase del putinismo - Jacobin Italia

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What works for the left? Liberal socialism

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La sinistra in stallo verso le europee

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Reddito di cittadinanza, i numeri di un'esperienza chiusa - Lavoce.info

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Quattro grafici sulla sicurezza sul lavoro in Italia - Lavoce.info

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Ex Ilva, arrivano i commissari

Ex Ilva, arrivano i commissari

sabato 17 febbraio 2024

Franco Astengo: Il giorno più difficile per chiedere la pace

IL GIORNO PIÙ' DIFFICILE PER CHIEDERE LA PACE di Franco Astengo Oggi 17 febbraio 2024 può essere considerato come il giorno più difficile per chiedere la pace rispetto ai due fronti, quello russo -ucraino e quello israeliano - palestinese, sui quali è maggiormente appuntata l'attenzione internazionale. Ciò che è accaduto di drammatico in queste ore rende più evidente e pressante la linea dell'andare fino in fondo, della sublimazione della logica del nemico da abbattere, dell'estraneo da espellere definitivamente. Eppure dobbiamo insistere anche se il movimento per la pace trova sempre più difficoltà ad esprimersi e - almeno in Italia - si levano voci che reprimono anche per via poliziesca (come accade nelle giustamente deprecate autocrazie assassine). Per rispondere adeguatamente si tratta allora di non scivolare verso quelle teorie realiste che affermano come la politica internazionale è condannata a ripetersi senza evoluzione: un mondo tragico segnato dall'inevitabilità della guerra e dell'impunità, dove - come scriveva Tucidide - il forte (la grande potenza) fa ciò che vuole e il debole (il piccolo stato, oppure l'etnia privata anche dello "status" statuale) soffre quello che deve. Partiamo allora dal riaffacciarsi delle politiche di potenza in un mondo con molte aspiranti potenze regionali che rivaleggiano lungo le periferie del pianeta mentre ambiscono a ritagliarsi sfere di influenza commerciale e militare. Vale la pena allora interrogarsi circa il ruolo degli imperi, o quanto meno dei retaggi e delle gerarchie imperiali, nonché della resistenza ai medesimi. Nella evidente tentativo in atto di costruzione di un nuovo fronteggiamento bipolare quanto vale ad esempio avere la Turchia nella NATO o l'Arabia Saudita nei BRICS? In passato era emersa la teoria della stabilità egemonica: secondo questa prospettiva, caduto il muro di Berlino, gli USA hanno perseguito una sfera di influenza globale chiamata "ordine liberale mondiale" segnato da istanze di governance globale. Ma questo ordine è progressivamente entrato in crisi su diversi fronti: in questo ambito la Russia ha ripreso a definire proprie ambizioni imperiali e Israele ha risposto all'attacco del 7 ottobre cogliendo l'occasione per una reazione/aggressione che non si è posta il limite del rapporto storico con l'alleato americano. Questo stato di cose pone una serie di difficoltà teoriche inedite : è' dunque necessario stabilire (o ri-stabilire) un equilibrio tra sfere d'influenza domandandosi nel contempo: a questo si riduce l'ipotesi della pace oggi? Alla richiesta di una pace che sarebbe una tregua più o meno illusoria? Accettare la premessa del riconoscimento delle sfere d'influenza significa accettare che una grande potenza può fare quello che vuole dentro la porzione che gli è stata attribuita: a partire dal fare o dal disfare regimi politici (dal Cile alla Cecoslovacchia) vincolando o espiantando la democrazia. Il rifiuto di questa logica potrebbe rappresentare il punto di identità per una ripresa dell'Unione Europa al di fuori delle secche del monetarismo e della reciprocità di riconoscimento dei nazionalismi? Battersi per la pace deve significare oggi come oggi cercare soluzioni mettendo a confronto una teoria della pace come soluzione politica all'ipotesi della guerra considerata inevitabile nella concezione di Von Clausewitz. Si pongono così due temi sui quali si dovrebbe ragionare almeno dalle nostre parti per avanzare una proposta concreta di politica estera: il ruolo dell'ONU come organismo sovranazionale e non soltanto come sede di confronto delle rappresentanze nazionali e quello dell'Unione Europea ponendo con chiarezza il punto della non coincidenza tra UE e NATO.

Landini: “Ora basta con gli appalti al massimo ribasso”

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Giungla d’appalto. A Firenze 4 morti in un cantiere

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venerdì 16 febbraio 2024

Barcellona e Milano - Il Migliorista

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Il discorso integrale di Mario Draghi su economia ed Europa: "La globalizzazione utile ma anche vulnerabile. Debito comune per l'Ue"

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Israël-Gaza : après quatre mois de guerre - Fondation Jean-Jaurès

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New dangers ahead for Alexei Navalny, the man who defied Vladimir Putin - New Statesman

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Alexei Navalny is dead - New Statesman

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Emiliano Brancaccio: Il capitale nelle campagne

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Fare debito è di sinistra? - Jacobin Italia

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Yanis Varoufakis: L’Europa è politicamente frammentata e in declino secolare: Ancora una volta gli interessi dei popoli europei sono in diretta opposizione agli interessi delle sue classi dirigenti - nuovAtlantide.org

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L'andamento lento dei fondi nazionali per la coesione* - Lavoce.info

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Riforma del Patto di stabilità e crescita: un'occasione persa* - Lavoce.info

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Illusioni perdute, Marco Onado, Pietro Modiano | Menabò di Etica ed Economia

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L’occasione mancata della riforma del Patto di Stabilità e Crescita, Emilio Carnevali, Giovanni Carnazza | Menabò di Etica ed Economia

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Nuove regole fiscali europee: ascensore per il declino?, Andrea Boitani, Roberto Tamborini | Menabò di Etica ed Economia

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mercoledì 14 febbraio 2024

Perspectives for socialists in 2024 - Interview with David McNally - Tempest

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Franco Astengo: Legge elettorale e referendum

LEGGE ELETTORALE E REFERENDUM: UNA PROPOSTA DI PERCORSO di Franco Astengo In diversi ambienti è stata lanciata la proposta di promozione per un referendum abrogativo di alcuni passaggi dell'attuale formula elettorale che presenta chiaramente rilevanti profili di incostituzionalità. Si tratta di soggetti già protagonisti nel referendum 2016 e ancora giustamente contrari alle deformazioni costituzionali in corso di discussione in Parlamento (premierato e autonomia differenziata) ; soggetti da tempo impegnati sul tema della incostituzionalità della attuale formula elettorale (ricordando anche le battaglie vinte in Corte Costituzionale dal compianto Felice Besostri) Sulla proposta di abrogazione ci si è concentrati su "il cosiddetto “voto congiunto obbligatorio”, vale a dire il meccanismo in base al quale l’elettore che vota una lista plurinominale vota anche il collegato candidato uninominale e viceversa. Il quesito referendario dovrebbe eliminare il meccanismo della “ripartizione del voto” in base al quale il voto dato esclusivamente al candidato uninominale viene ripartito tra tutte le liste collegate in proporzione alle scelte operate dagli altri elettori nel caso di coalizioni ovvero attribuito alla lista collegata. Ugualmente il voto dato a una lista in coalizione o non in coalizione dovrebbe valere solo per la lista e non essere trasferibile al candidato uninominale collegato. Il quesito richiederebbe anche l'abolizione delle soglie di sbarramento per accedere alla ripartizione dei seggi e la possibilità di candidatura è limitata a un solo collegio plurinominale e a un solo collegio uninominale. Sarebbe anche abolito l'esonero dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste ai gruppi politici già presenti in Parlamento; pertanto, tutte le liste saranno tenute alla raccolta delle firme necessarie" ( proposta tratta da una mail di Sergio Bagnasco del 19 gennaio 2024). Non entro nel merito della proposta ma soltanto pregarvi di avviare una iniziativa di riflessione in positivo ponendo un punto all'ordine del giorno: Sarà necessario attrezzare da subito il massimo delle risorse possibili prima di tutto per impegnare le forze parlamentari ad impedire che si raggiungano i 2/3 di approvazione delle deforme costituzionali su premierato e autonomia differenziata, in modo da poter aver accesso all'ipotesi referendaria. Tra l'altro è assolutamente da impedire l'annotazione della definizione "maggioritaria" nel testo della Costituzione. Nel frattempo, proprio nella prospettiva referendaria rispetto alla deformazione costituzionale, il massimo di risorse impegnabili (umane ma non solo, penso a quelle finanziarie e logistiche) dovrebbero essere rivolte verso l'esito elettorale: in questo senso appare, a mio giudizio, prioritaria la posizione della forze politiche e la loro disponibilità a costruire un fronte "costituzionale" che rappresenti il riferimento fondamentale per la battaglia referendaria. Nell'ambito di questo "fronte costituzionale" dovrà essere posto come dirimente il tema della formula elettorale valutando in quel contesto l'opportunità referendaria. A proposito della formula elettorale sarebbe importante anche valutare l'insieme della legislazione in materia: ad esempio nel merito del numero e della dislocazione delle sezioni elettorali, della composizione dei seggi, degli orari di votazione (senza pensare alle formule elettorali per Comuni e Regioni e al voto popolare per le province: temi che meriterebbero comunque particolare attenzione). Non dovrebbe sfuggire all'attenzione di tutti il punto riguardante l'astensionismo: ormai siamo a livelli tali che non consentono la sottovalutazione del tema come avvenne negli anni'90 anche da parte di importanti politologi che semplificarono parlando di "fenomeno fisiologico di allineamento delle democrazie occidentali mature"). Deve essere ancora fatto notare come il fenomeno dell'astensionismo sia ben collegato a quello della volatilità elettorale (quindi al tema della natura e del ruolo dei partiti): gli episodi di volatilità elettorale che si sono registrati nel sistema politico italiano da quindici a questa parte hanno - ad esempio - costantemente fatto registrare una perdita di voti in cifra assoluta verso il partito, via via di maggioranza relativa e di parallelo incremento della quota astensionista (un solo esempio: nelle elezioni del 2018 il M5S ebbe la maggioranza relativa con circa 10 milioni di voti; nel 2022 la maggioranza relativa è toccata a FdI con 7 milioni di voti circa mentre il M5S ha perso 6 milioni di voti e la non partecipazione è salita di 4 milioni di unità). Mi permetto, infine, di insistere perchè i promotori dell'ipotesi referendaria sulla formula elettorale si adoperino per un allargamento di forze culturali impegnate su questo terreno e per un avvio immediato di confronto con le forze politiche dell'opposizione dal PD, a AVS fino al Movimento 5 stelle e Unione Popolare pur nella piena consapevolezza delle difficoltà e delle contraddizioni esistenti. La presenza delle forze politiche appare ovviamente fondamentale dal punto di vista dell'impianto complessivo dell'operazione di ostacolo al tentativo della destra di fuoriuscire dal quadro costituzionale (cui l'attuale destra di governo non ha mai appartenuto in nessuna delle sue componenti): sarebbe difficile proclamare una riaffermazione della tanto bistrattata centralità del Parlamento senza i partiti e non avanzando una proposta di formula elettorale di tipo sostanzialmente proporzionale con il mantenimento dell'espressione del voto di fiducia al governo da parte delle due Camere.

sabato 10 febbraio 2024

La destra argentina si spacca, già in crisi il governo Milei - Articolo21

La destra argentina si spacca, già in crisi il governo Milei - Articolo21: L’ansia scoppiata a Buenos Aires genera preoccupazione e dubbi anche a Washington e Wall-street, riferiscono giornali, media e TV della capitale. La Ley Omnibus, 634 articoli affastellati uno sull’altro che nelle intenzioni del presidente Javier Milei avrebbero dovuto cambiare da cima a fondo e per sempre l’Argentina, non esiste più. Ritirata in una crisi di […]

venerdì 9 febbraio 2024

Reddito di cittadinanza: le conseguenze dell'abolizione* - Lavoce.info

Reddito di cittadinanza: le conseguenze dell'abolizione* - Lavoce.info: Il Reddito di cittadinanza è stato uno strumento cruciale per contenere il disagio economico di molte famiglie nella pandemia. Le misure che lo sostituiscono potrebbero causare un aumento della povertà assoluta e una maggiore concentrazione del reddito.

giovedì 8 febbraio 2024

Privatizzare? Così l’Italia non ha più futuro

Privatizzare? Così l’Italia non ha più futuro: Per il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo “servirebbero politiche industriali e investimenti, invece si pensa a porre sul mercato asset strategici”

mercoledì 7 febbraio 2024

C'era una volta il riformismo, oggi approvano una impresentabile autonomia differenziata. La secessione dei ricchi - nuovAtlantide.org

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Agricoltura: la destra sale sul trattore contro il Green Deal ma mette nel mirino l'obiettivo sbagliato - Strisciarossa

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Syria’s Kurdish Northeast Ratifies a New Constitution - New Lines Magazine

Syria’s Kurdish Northeast Ratifies a New Constitution - New Lines Magazine

Franco Astengo: Rappresentanza, Europa

RAPPRESENTANZA, EUROPA di Franco Astengo Nel dibattito in corso sulla possibilità (che pare remota) di presentazione di una sola lista di sinistra nelle prossime elezioni Europee appare labile una riflessione compiuta sul tema della rappresentanza politica e sul "come" questa rappresentanza possa essere esercitata in un quadro di forte difficoltà della cosiddetta "democrazia liberale". Non si riscontra, infatti, alcun accenno al ruolo e alle funzioni del Parlamento: all’evoluzione determinatisi in questo senso nel corso degli anni fino al trattato di Lisbona, al tipo di quadro politico che all’interno del Parlamento si è determinato nel corso dell’ultima legislatura, a un eventuale progetto di riforma dell’istituzione. Non si accenna a un’ipotesi di abbandono contrapposta magari a un’altra ipotesi di tentativo di valorizzazione. Pare non esistere la possibilità di aprire, all’interno del Parlamento, una fase di dialettica politica. Nulla di tutto questo. Perché? Sembra mancare la convinzione di poter superare un dato di “astrattezza tecnocratica” che le istituzioni europee si portano appresso dall'inizio: "astrattezza tecnocratica" ben insita nella logica dei trattati di Maastricht. Sarebbe invece il caso di riflettere meglio sul come i due punti prioritariamente evocati nello sviluppo del dibattito del pericolo di destra e della proposta di pace si intreccino sulla possibilità di rappresentanza politica degli sfruttati, del mondo del lavoro, della contraddizione di genere. Le grandi transizioni in atto, quella ecologica e quella della nuova frontiera digitale, si intrecciano con la necessità di un ritorno ai nostri storici “fondamentali” principiando da quelli marxiani. Così si potrebbero anche fronteggiare quei fenomeni di accostamento a destra pericolosamente insiti in quelle visioni “sovraniste”: per esempio in “Aufstehen” spezzone della Linke e in soggetti presenti anche nel sistema politico italiano sul versante rosso-bruno. La presenza nel Parlamento Europeo di una forza espressione sul piano politico di quanti soffrono delle grandi e complesse contraddizioni della modernità,contribuirebbe a rivalutare in una qualche misura l’istituzione sollevando anche questioni di fondo che riguardano natura e prospettiva dell’Unione che qui sarebbe troppo lungo da analizzare. Una presenza collocata sul versante del "progetto" e non semplicemente di esigenze di tipo politicista. Realizzare questo progetto attraverso la costruzione di una lista collocata "oltre" specifiche (e pur fondamentali) "issue" come quella pacifista costituirebbe sicuramente un passo avanti nell’affrontare quel dato della frammentazione del rapporto tra progetto politico e azione sociale. La divaricazione tra progetto politico e azione sociale costituisce l' elemento decisivo nel determinare la fragilità di qualsiasi azione politica da cui consegue l’isolamento della capacità stessa di quella reazione sociale che pure in certi casi si dimostra come nei casi d'attualità delle dimostrazioni anti- destra in Germania e in favore del popolo palestinese in molte capitali d'Europa. Eppure questi elementi ci indicano come l'Europa possa essere considerato lo spazio prioritario dell'agire politico.

ISRAELE E PALAZZO MARINO |

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MILANO: IL TEMPO DELLE CORNACCHIE |

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venerdì 2 febbraio 2024

UN MEMORIAL PER FELICE BESOSTRI, UN CONVEGNO PER IL PAESE - GLI STATI GENERALI

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La lunga agonia della grande impresa italiana - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Trasparenza e progressività, tassare si può - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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L'affaire produttività* - Lavoce.info

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Misure contro la povertà: i suggerimenti dell'Ocse - Lavoce.info

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Perché l'intervista su Gaza al generale Eisenkot ha scioccato l'opinione pubblica in Israele - Il Fatto Quotidiano

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La rivista il Mulino: La poca influenza europea in Medioriente

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Il crimine di Ilaria Salis: essere antifascista

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giovedì 1 febbraio 2024

Cosa c’è, per ora, nel Piano Mattei per l’Africa - Linkiesta.it

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Can the IMF and the World Bank really be changed?

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In ricordo di Bruno | Antonio Caputo

In ricordo di Bruno | Fondazione Critica Liberale, dal 1969 la voce del liberalismo

Franco Astengo: Sinistre ed elezioni europee

SINISTRA E ELEZIONI EUROPEE: PROSEGUIRE IL CONFRONTO di Franco Astengo E' necessario approfondire l'esito del dibattito che si è sviluppato il 31 gennaio nel corso del seminario promosso dall'ARS sul tema "Europa va cercando e unità pure". Sicuramente è stata colta l'occasione di un confronto fra le forze del centro-sinistra alla vigilia della formazione delle liste per le elezioni europee ma occorre andare oltre questo risultato proseguendo nel verificare sia il piano dei contenuti sia della (molto complicata alla luce degli atti) prospettiva unitaria. Vale comunque la pena di non abbandonare il filo che si è tracciato nel frangente appena indicato. Andando per ordine di seguito si cerca di intrecciare i punti emersi nel corso della discussione sviluppatasi nei diversi ambiti del dibattito : pace, situazione economico - sociale, piano più propriamente riferito al dibattito politico che ha visto impegnati gli esponenti di PD, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Movimento 5 stelle e i proponenti la "Lista della Pace". Proviamo a definire alcuni elementi: 1) Si può considerare come dato in gran parte acquisito quello del considerare l' Europa come spazio politico di riferimento. Per questo motivo si dovrà osteggiare la tendenza a considerare la competizione elettorale del prossimo 9 giugno come limitata a un confronto propagandistico ad uso interno, addirittura ristretto a stabilire fallaci supremazie all'interno degli schieramenti domestici; 2) Il tema della pace e della guerra appare quello preponderante uscendo da una tendenza alla sottovalutazione della sua drammaticità e urgenza. La questione della pace e della guerra va però considerata da valutare nel complesso della vicenda globale e non semplicemente riferita agli episodi - pur drammatici - posti in maggiore evidenza in questo periodo. Si è parlato (opportunamente) di una sorta di "spirito del '14" che aleggerebbe soprattutto tra le grandi potenze impegnate a ricostituire una sorta di "logica dei blocchi". Per dirla con chiarezza: dall'inasprimento della logica dei blocchi potrebbe sortire una riunificazione della "terza guerra mondiale a pezzi" in conflitto "unitario" sul terreno mondiale. La proposta di pace (che dovrebbe passare attraverso un recupero di ruolo degli organismi sovranazionali) va formulata al livello della gravità del pericolo che si sta correndo e l'occasione della presenza in Europa non dovrebbe essere persa ( ricordando anche la necessità di sollevare il tema dello stabilimento di una effettiva dialettica tra NATO e UE) 3) Rispetto alle prospettive dell'UE sul piano socio-economico appare inevitabile muoversi svolgendo un tentativo di intreccio tra uno scenario contrassegnato da un ritorno all'austerity e da un indebolimento del fronte alternativo con la questione della democratizzazione della struttura dell'Unione. Tutte le grandi questioni analizzate nel corso del seminario (transizione ecologica, migrazioni, governance economica, politica estera) passano attraverso la costruzione di una prospettiva decisionale di allargamento della funzione democratica delle istituzioni europee, partendo da ruolo e funzioni del Parlamento di Strasburgo e superando l'idea della destra della "Confederazione di Stati"; 4) Questi primi tre punti fin qui malamente schematizzati potrebbero essere indicati quali elementi di una traccia di prosecuzione del confronto al fine di porre sul tappeto il tema politico dell'unità elettorale. Sicuramente si tratta di un obiettivo per il conseguimento del quale si potrebbe definire un orizzonte di utopia, ma la posta in gioco (l'affermazione completa della destra in Europa in un momento di fortissima tensione sul piano internazionale) richiederebbe anche uno sforzo di volontà e immaginazione; 5) Nello specifico del "caso italiano" , infine, non può essere dimenticato come le elezioni si svolgeranno in ambito di un corposo "election day": si pone così il tema delle alleanze e del rapporto tra voto proporzionale (con sbarramento) previsto per le europee e il voto diretto per l'elezione di presidenti di Regione e di Sindaci con premio di maggioranza alle coalizioni. Appare evidente che una omogeneità (per quanto possibile) nella presentazione a livello locale, una compattezza di coalizione almeno per le Regioni dei comuni capoluogo agevolerebbe certamente l'espressione di voto in particolare se accompagnata da una "griglia interpretativa" posta sul terreno programmatico. 6) L'election day pone anche il problema non secondario della partecipazione al voto. Le elezioni comunali faranno da traino al voto per le europee che tradizionalmente risultano le meno interessanti per l'elettorato? Le ultime prove riguardanti le elezioni comunali hanno smentito il luogo comune di tornate che interessano maggiormente l'elettorato perché riguardano l'Ente più vicino ai bisogni dei cittadini. Il tema della partecipazione rappresenterà la vera incognita di questa prossima tornata elettorale. A questo proposito si ricorda che nel 2014 (l'occasione del falso 40% per il PD(R)) si registrarono 27.448.926 voti validi su 50.662.460 aventi diritto, pari al 54,18% ; nel 2019 (per l'exploit della Lega) 26.783.732 su 50.974.994 aventi diritto pari al 52,54%.