martedì 11 gennaio 2022

New York’s Democratic Socialists Are Playing the Long Game

New York’s Democratic Socialists Are Playing the Long Game

C’è qualcosa di strano nella vicenda San Siro - Il Migliorista

C’è qualcosa di strano nella vicenda San Siro - Il Migliorista

Is There an Alternative? The Macroeconomics of the Biden Administration - Dissent Magazine

Is There an Alternative? The Macroeconomics of the Biden Administration - Dissent Magazine

Corbyn Considers Forming New Party | Novara Media

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Alfonso Gianni. Le esternazioni di D’Alema rivelano la fragilità della sinistra | Jobsnews.it

Alfonso Gianni. Le esternazioni di D’Alema rivelano la fragilità della sinistra | Jobsnews.it

Franco Astengo: Campo largo

CAMPO LARGO di Franco Astengo Per la sinistra il patto di consultazione stipulato in questi giorni da Sinistra Italiana ed Europa Verde può essere considerato un fattore positivo di indicazione per un riferimento di alternativa. Perché ciò effettivamente si verifichi è necessario però porre precise condizioni. Condizioni che in questa sede si proverà a riassumere sia pure in maniera sicuramente troppo schematica: 1) La “centralità” dell’ambientalismo non può esaurire l’impegno nella ricerca delle contraddizioni che la sinistra è chiamata ad affrontare. Attorno alla classica “contraddizione principale” si agitano infatti almeno tre punti di transizione: transizione sanitaria, digitale, costituzionale. Contraddizioni che debbono essere individuate, analizzate e declinate ponendole sul terreno di una espressione di progettualità la cui cornice non può che essere individuata nel tema dello spostamento degli assi geopolitici a livello globale con conseguenti riflessi sul ruolo dell’Europa; 2) E’ riduttivo parlare di adesione al “Campo Largo” proposto dal PD. Questa scelta va considerata come limitante se si intende davvero evitare la tagliola del minoritarismo e della subalternità. Se poi ci si riferisce alla previsione elettorale ( questione che prima o poi dovrà essere affrontata) è evidente che, ferma restando la formula attuale, l’alleanza con il PD risulterà necessaria per la quota maggioritaria. Per la parte proporzionale, invece, risulterà indispensabile una presentazione autonoma. Presentazione autonoma per la quale esistono possibilità non remote di superamento del “quorum” a condizione che la presenza della sinistra risulti provvista di una forte caratura “di progetto”. Sarà la qualità del progetto il vero punto attrattivo del massimo possibile di unità nel tentativo di fornire una forte caratterizzazione non semplicemente identitaria sul piano ideologico a tutti i possibili contraenti di un patto. Si tratta di determinare una presenza caratterizzata in termini di alternativa partendo proprio dal tema dell’affermazione costituzionale della Repubblica a base parlamentare. Tanto più che le profonde modificazioni avvenute nel corso di questi anni sul piano del rapporto società/struttura politica ci indicano come indispensabile quale primo punto un concorso a determinare una vera e propria ristrutturazione dell’offerta elettorale avendo come obiettivo il recupero di una presenza istituzionale. In tal modo si potrà contribuire (certo non in misura esaustiva) ad avviare un processo di costruzione di soggettività politica (per la quale è sicuramente necessario adottare un meccanismo di “processo costituente”).

mercoledì 5 gennaio 2022

Il caso di via Pirelli 39: un premio indecente - Il Migliorista

Il caso di via Pirelli 39: un premio indecente - Il Migliorista

Franco Astengo: Sinistra e presenza istituzionale

SINISTRA E PRESENZA ISTITUZIONALE di Franco Astengo Alla vigilia delle elezioni presidenziali appare quanto mai incerta la prospettiva di durata della XVIII legislatura . Nonostante l’evidente volontà del corpo parlamentare attualmente in carica di procrastinare al massimo possibile la data delle prossime elezioni legislative generali non si può certo collocare nel limbo dell’impossibile l’eventualità di uno scioglimento delle Camere in questo 2022 appena cominciato. In ogni caso sotto questo aspetto la prospettiva appare chiara: l’alto tasso di volatilità elettorale e la riduzione nel numero dei deputati e dei senatori incautamente approvata dal referendum svolto nel settembre 2020 rappresenteranno la concausa di quello che sarà un massiccio ricambio nei ranghi, tanto più che appaiono quanto mai infauste le previsioni per il partito uscito con la maggioranza relativa dalle elezioni 2018. La presente nota è dedicata a misurare, sia pure approssimativamente, la possibilità per la sinistra d’alternativa ( definendo a questo modo l’area collocata al di fuori dal “perimetro Draghi”) di realizzare una significativa rappresentanza parlamentare. E’ molto probabile che le prossime elezioni si svolgeranno con la stessa formula elettorale “mista a separazione completa” utilizzata nel 2018: la riduzione nel numero delle elette/i dovrebbe però indurre a riflettere su alcuni accorgimenti da adottare in particolare nel rapporto tra parte proporzionale e parte uninominale. Possono essere così riassunte le condizioni minime per poter fare in modo che la sinistra d’alternativa possa realizzare l'obiettivo di una propria autonoma presenza istituzionale: 1) E’ necessaria una presentazione della sinistra d'alternativa nella parte proporzionale che sia unitaria e posta al di fuori da pregiudiziali ideologiche o di vecchie scorie ormai antistoriche. Nelle elezioni regionali svoltesi tra il 2019 e il 2021 e in quelle comunali dell'ottobre 2021 (per quel che riguarda i capoluoghi di regione) sono stati espressi nell'insieme più di 15 milioni di voti validi con una partecipazione in calo progressivo. In questo quadro i suffragi espressi in diversa dimensione (liste civiche, presenze in coalizioni di centro-sinistra, liste poste fuori da schemi di alleanza) per liste riconducibili a una sinistra d'alternativa (escluse quelle di marchio puramente ambientalista) sono ammontati a una percentuale del 5,30% (all'incirca 800.000 voti), quindi ben oltre la soglia di sbarramento del 3%. Si tratta di un dato che non deve essere considerato come frutto di una pura operazione di sommatoria che può essere considerato attendibile e sufficientemente stabile, valutata anche una progressiva diminuzione del tasso di volatilità elettorale. Perchè questo dato di partenza possa risultare efficace nell'eventuale competizione elettorale generale (2022 o 2023) esiste una “conditio sine qua non” : la presentazione di una sola lista nella parte proporzionale. Mi permetto, allora, di porre una questione. Appare evidente la difficoltà a presentare una lista unitaria essendo presenti in questo panorama partiti fortemente identitari che difficilmente rinunceranno al loro simbolo. Andrebbe scritta la storia di questi soggetti sul piano elettorale (e non solo) ma non è questa la sede più opportuna per adempiere a questo compito. Dando per scontata la difficoltà di raggiungere accordi in questa direzione la possibilità che rimane è quella di una presentazione di una lista di forte impatto sul piano progettuale, misurata su di una radicalità di alternativa posta – nei suoi contenuti – in diretta relazione con i temi emergenti dalla modernità e dalla condizione concreta dettata anche dall’emergenza sanitaria. Una lista che punti a bypassare le residualità identitarie che pure cercheranno di porsi in campo. Il superamento di queste residualità identitarie può realizzarsi attraverso la presenza di una soggettività "centrale" per lo schieramento provvista di un forte richiamo alle radici della storia della sinistra e dei movimenti più importanti che ne hanno contraddistinto gli ultimi anni di esistenza: Costituzione quale fattore discriminante e poi lavoro, ambiente, femminismo, pace, in un quadro complessivo di autonomia politica che risulta necessaria per realizzare un quadro di alleanze in un disegno di alternativa. Appare altrettanto evidente che alla lista unitaria dovranno concorrere i più importanti soggetti presenti nell’area della sinistra sia come organizzazioni politiche, associazioni culturali, organi di informazione e di dibattito. A chi si chiamasse fuori da questo tentativo, da considerare assieme ad alto livello progettuale e in una forma unitaria non episodica, andrà dunque davvero assegnata una definizione di assoluta residualità; 2) Naturalmente per la parte uninominale dovrà essere composta una larga coalizione di contrapposizione alla destra. Coalizione da realizzare in nome di una "garanzia costituzionale" nella piena autonomia dei diversi soggetti politici nella parte proporzionale (quindi senza preventivi vincoli di governo per la nostra lista unitaria presente nella parte proporzionale). La riduzione nel numero dei parlamentari offrirà comunque l’occasione ( un’occasione che comunque si pagherà al caro prezzo di una drastica riduzione di rappresentatività dell’intero sistema) di costruire in maniera diversa dal passato le candidature espressione di questa entità coalizionale. La vastità di estensione dei collegi richiamerà, infatti, l'esigenza di una molto spiccata definizione di “territorialità” intesa quale elemento fondativo nella ricerca delle candidature. Sarebbe quindi importante far nascere da subito delle candidature già provviste di una spinta unitaria dal basso. Candidature egualmente fortemente rappresentative del territorio e precisamente caratterizzate sui temi che già sono state richiamati. I soggetti impegnabili dovrebbero essere in partenza preferibilmente espressione di un ampio spettro di soggettività politiche e culturali. Avviare da subito una proposta e una ricerca in questo senso potrebbe rappresentare elemento di riattivazione e di proposta d’impegno per un recupero di protagonismo dal basso: nel corso delle recenti elezioni amministrative in alcune situazioni un percorso del genere è stato compiuto fornendo anche risultati molto positivi.

lunedì 3 gennaio 2022

Archiviata (quasi) la scissione bersaniana per il Pd è ora di darsi un'identità oltre il "modello Sardine" - Strisciarossa

Archiviata (quasi) la scissione bersaniana per il Pd è ora di darsi un'identità oltre il "modello Sardine" - Strisciarossa

Franco Astengo: La malattia del Pd

LA MALATTIA DEL PD di Franco Astengo La "malattia"del PD risale al momento dello scioglimento del PCI avvenuta semplicemente all'insegna dello "sblocco del sistema politico" e della prevalenza dell'idea di governabilità su quella della rappresentanza politica. Nasce da lì tutto il resto: l'abbraccio al liberismo, il maggioritario, l'idea non realizzata del semi - presidenzialismo, la partecipazione alle guerre fino al determinare l'assetto di un partito "scalabile" e "contendibile" perché privo di spina dorsale dal punto di vista ideologico e progettuale. Un partito ormai per la gran parte composto semplicemente da correnti e cordate elettorali. Verificheremo adesso la tenuta del PD sul piano costituzionale nel momento in cui sta profilandosi una quasi definitiva torsione presidenzialista in un quadro di completo svuotamento dell'istituto parlamentare . Svuotamento di cui è responsabile che si è proclamato "né di destra, né di sinistra", con i cui resti si intende formare una alleanza genericamente definita "progressista". Un dato di tenuta su questo piano ci dirà se potrà essere ancora possibile pensare a un PD soggetto di una alleanza democratica e progressista, fermo restando la necessità di ben altra caratura per una adeguata soggettività politica di sinistra. Servirebbe un'analisi seria sulle ragioni della sparizione politica e istituzionale della sinistra in Italia: ragioni non riconducibili semplicisticamente alla caduta del muro di Berlino o a Tangentopoli, con responsabilità ben evidenti anche da parte di chi ha cercato di tenere in piedi insegne che avrebbero avuto bisogno per affermarsi di ben altro spessore dal punto di vista dei riferimenti storici e politici che non l'oscillazione tra movimentismo e governo. Rimane tutto intero il tema della presenza della sinistra in Italia : presenza che potrebbe essere ancora possibile partendo dalla necessità di far comprendere come risulti necessario spezzare il filo dell'individualismo e riprendere a pensare a una "società dell'uguaglianza", Uguaglianza nella sobrietà dei consumi collettivi e individuali, uguaglianza nella limitazione del profitto e dello sfruttamento egoistico, uguaglianza nella richiesta di diritti sociali, civili, umani.