venerdì 9 aprile 2021

Turchia-Ue, un patto pagato dai profughi. E dalla stessa Ue* | F. Fasani, T. Frattini e M. Taddei

Turchia-Ue, un patto pagato dai profughi. E dalla stessa Ue* | F. Fasani, T. Frattini e M. Taddei

Claudio Martelli: Per unire i riformisti vanno prima scelti contenuti, obiettivi e programmi - Linkiesta.it

Per unire i riformisti vanno prima scelti contenuti, obiettivi e programmi - Linkiesta.it: Una coalizione liberal-democratica non può trovare spazio senza prima aver delineato un orizzonte definito, necessario per capire con chi raggiungerlo. Partendo da alcuni basi comuni: incalzare il governo Draghi nel tragitto riformatore e dare un contributo nel definire una riforma della Costituzione, una legge elettorale, e una legge di riforma dei partiti. L’editoriale sull’Avanti

Il Cile verso il voto tra la paura del Covid e la fuga dei grandi capitali - Strisciarossa

Il Cile verso il voto tra la paura del Covid e la fuga dei grandi capitali - Strisciarossa

Opinion | An Unusually Optimistic Conversation With Bernie Sanders - The New York Times

Opinion | An Unusually Optimistic Conversation With Bernie Sanders - The New York Times: The Vermont senator discusses the Rescue Act, cancel culture, the filibuster and more.

giovedì 8 aprile 2021

Pia Locatelli: Una sedia per Charles Michel - Avanti

Una sedia per Charles Michel - Avanti

Alfio Mastropaolo: Socialisti in cocci - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Socialisti in cocci - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro: I partito socialisti hanno progressivamente abbandonato il loro bacino di insediamento: le classi lavoratrici e i ceti medi legati al welfare. Una progressione di scelte errate con un unico risveglio: il Labour di Corbyn, una lezione non appresa.

Tasse per tutti, la proposta Yellen e le Big Tech - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Tasse per tutti, la proposta Yellen e le Big Tech - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

UE e Turchia: alla ricerca di un equilibrio

UE e Turchia: alla ricerca di un equilibrio

Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta? - Strisciarossa

Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta? - Strisciarossa

Più Stato, meno mercato. Com'è di sinistra il bazooka economico di Biden - Strisciarossa

Più Stato, meno mercato. Com'è di sinistra il bazooka economico di Biden - Strisciarossa

Il welfare dopo la pandemia

Il welfare dopo la pandemia: il commento politico, political comments, political opinion

mercoledì 7 aprile 2021

Groenlandia: elezioni e geopolitica

Groenlandia: elezioni e geopolitica

Israeliani e palestinesi. La fine di un ciclo - Avanti

Israeliani e palestinesi. La fine di un ciclo - Avanti

La rivista il Mulino: La disuguaglianza, gli ultra ricchi e Capitol Hill

La rivista il Mulino: La disuguaglianza, gli ultra ricchi e Capitol Hill

La visita di Draghi in Libia

La visita di Draghi in Libia

«Il tempo nuovo del sindacato». Dialogo con Landini - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

«Il tempo nuovo del sindacato». Dialogo con Landini - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Un passaggio difficile: la nuova legge elettorale

Un passaggio difficile: la nuova legge elettorale

lunedì 5 aprile 2021

Wolfgang Streeck: L'asimmetria europea

Wolfgang Streeck: L'asimmetria europea

Biden and Human Rights by Joseph S. Nye, Jr. - Project Syndicate

Biden and Human Rights by Joseph S. Nye, Jr. - Project Syndicate

In economia conta più la fede che la scienza - SOLDI E POTERE - Blog - Repubblica.it

In economia conta più la fede che la scienza - SOLDI E POTERE - Blog - Repubblica.it: Quando leggiamo sui giornali che l’anno prossimo il Pil aumenterà del tot per cento, l’occupazione andrà in un certo modo, i soldi del Recovery Fund avranno quel dato effetto sulla crescita, stiamo esaminando i risultati di calcoli economici di grande complessità. Per farli le varie istituzioni – ministeri, banche centrali, enti sovranazionali come il Fondo […]

Franco Astengo: Europa e sinistra

EUROPA E SINISTRA di Franco Astengo Care compagne e cari compagni, mi rivolgo a coloro che hanno attraversato le vicende della sinistra italiana nel corso di questi anni (in particolare l'esperienza del Pdup, ma non solo) restando convinti della necessità di lavorare attorno al tema della necessità di una ricostruzione di presenza politica adeguata all'oggi ma anche legata alla migliore tradizione della nostra storia: una storia troppo spesso trascurata. Una prima lettura, ancora sommaria, del testo che Simone Oggionni ha dedicato alla figura e all’opera intellettuale e politica di Lucio Magri mi ha convinto di una necessità politica che cerco di riassumere in poche righe ma che avrebbe sicuramente bisogno di essere sviluppata a fondo. Tutti noi siamo ben coscienti dell’ormai conclamata assenza di una soggettività politica non semplicemente unitaria ma significativa della storia e della capacità di impegno diretto della sinistra italiana nella costruzione e nella rappresentazione dell’alternativa: non affronto qui i dettagli e mi limito al solo titolo. Il punto sul quale impegnarci,a questo proposito, dovrebbe essere quello di trovare gli elementi di fondo sulla base dei quali avanzare una proposta concreta. Una proposta concreta che ci faccia poter pensare possibile affrontare proprio il problema della soggettività, superando i grandi limiti di politicismo che ci siamo via, via, trovati di fronte nelle successive fasi che hanno seguito la conclusione della felicemente definita "Repubblica dei Partiti". Sotto questo aspetto il tema dell’Europa ha rappresentato elemento di equivoco e di divisione in un quadro generale di forte sottovalutazione dell'importanza di uno sviluppo autonomo di una linea di politica estera. E' stato concesso molto a una visione sostanzialmente populista fino a far crescere quella frattura “sovranista” che ha caratterizzato un non breve periodo della vicenda politica italiana, causando anche a sinistra il presentarsi di aspetti non secondari di ambiguità e contraddizione. E’ evidente che ,da questo punto di vista, le improvvise conversioni cui abbiamo assistito sulla via della formazione del governo Draghi rappresentino ulteriori aspetti di una molto evidente strumentalità politicista. Tanto più che si sta modificando, nel suo insieme, non solo il panorama internazionale ma anche il rapporto Europa/USA con la vittoria di Biden, con il nuovo governo identificato come “europeista” e “atlantista” sulla via di un rinnovo del “ciclo atlantico” inteso come pezzo della grande coalizione che si sta costruendo nell’ambito di un tentativo di rinnovato bipolarismo (bipolarismo che potrà essere ricostruito sia pure in un quadro molto più articolato rispetto alla fase USA/URSS/non allineati/ Europa divisa all'interno dei rispettivi blocchi). Stanno sorgendo forti interrogativi: come si sta ristrutturando in Italia il complesso dei poteri nel momento in cui si sta trasformando il quadro globale? Un quadro globale (quello che Limes definisce “caoslandia”) segnato dall’idea di una “nuova alleanza” dell’Occidente patrocinata dalla presidenza americana. L’esito delle elezioni USA ha chiuso sia la fase del “gendarme del mondo” e quella della “America first” e si trova a dover fronteggiare contemporaneamente una superpotenza in grado di competere sul piano economico e,nel contempo, la costruzione di una articolazione non prevista di schieramento (a partire dal ripresentarsi di una faglia est/ovest all’interno dell’Unione Europea). Allora come si sta modificando e sviluppando attorno a questi elementi l’insieme del sistema di potere economico e politico del nostro Paese dopo gli sbandamenti del governo giallo verde,la Brexit, l’apertura già ricordata di una frattura Est/Ovest all’interno dell’Unione Europea, la parte orientale del Mediterraneo in mano russo/turca e tutto il resto che sta cambiando in una situazione di vera e propria corsa al riposizionamento strategico? Ho nuovamente schematizzato al massimo e mi scuso ma l’obiettivo è quello di riuscire ad enucleare un punto d’appoggio fondamentale, sulla base del quale in un contesto di complessità non riducibile, riuscire a portare avanti una proposta per la sinistra italiana di identità teorica e di strutturazione politica. Le conclusioni del testo di Oggionni dedicato a Lucio Magri analizzano un aspetto che mi permetto di giudicare molto importante nella direzione che ho cercato di indicare. La parte conclusiva di questo lavoro è dedicata, infatti, (con un titolo che per noi che abbiamo vissuto una certa esperienza appare in una qualche misura familiare) “Spazio e ruolo del magrismo, attualità e nodi aperti”. Al proposito ci sarebbe da aprire un discorso specifico di approfondimento sul ruolo avuto, al riguardo di questa elaborazione, dal PdUP come soggetto collettivo e sul “come” quel piccolo partito compì il tragitto dall’aggregazione di “nuova sinistra” a soggetto dell’area comunista, fino al rientro nel PCI (considerando anche la propria maturazione di soggettività avvenuta a dimostrazione della possibilità di un intreccio tra nuova sinistra e tradizione del movimento operaio che si realizzò in una proposta di alternativa sicuramente provvista di una propria consistente base sociale, come dimostrò anche l'esito delle elezioni del 1983) : non apro questo capitolo, segnalo soltanto come questo lavoro collettivo (diciamo dal seminario di Bellaria 1977 in avanti) abbia influito anche sulla stessa elaborazione portata avanti da Magri che pure ne fu il principale esponente. Non ho citato questi passaggi per una semplice visione nostalgica: resto dell'opinione che quel pezzo di storia politica italiana non solo è stata misconosciuta (anche per un eccesso di visione politicista anche da parte nostra) ma avrebbe bisogno di essere attentamente studiata anche in funzione dell'attuale riflessione. Torno però al nucleo di discorso che intendevo portare avanti nell’occasione e arrivo alla più stretta attualità. La questione del governo Draghi ha portato elementi di arretramento rispetto alla prospettiva stessa di ricostruzione del soggetto politico di sinistra: non possiamo però fermarci a questo punto, sottolineando gli elementi di divisione e – magari – cristallizzandoli in due posizioni di assenso versus dissenso. Il “no” non può essere isolato e il “si” non può essere oggetto di una logica di separatezza definita. In questo senso cerchiamo di considerare il tema europeo come fondamentale. Così la lettura questa parte conclusiva del libro citato può aiutarci nel momento in cui, nella sue pagine, si ricorda il testo della dichiarazione comune tra la segreteria del PCI e quella del PdUP redatto in occasione dell’accordo elettorale per le elezioni europee del 1984: “L’Europa come teatro della trasformazione, dell’autonomia, della ricerca di equilibri più avanzati”. L’accordo PCI- PdUP si inserì,in una dimensione non secondaria rispetto al quadro generale presente in quel momento nel sistema politico italiano, nel pieno della battaglia contro gli euromissili in una situazione che presentava elementi di instabilità/complessità che possono essere trasportati in quell’attualità dei cui tratti salienti ci si è già ricordati poc’anzi. In quell'accordo si presentava anche un livello di riflessione più avanzato e diverso da quello portato avanti, all'interno dello stesso PCI dalla corrente amendoliana che pure aveva spinto per aprire all'Europa ma era ancora legata ancora a una visione subalterna alla logica della guerra fredda. Un punto di arretratezza che accomunava quella riflessione interna al PCI ad altri pezzi della socialdemocrazia europea ancora arretrati (come lo stesso movimento federalista molto legato a schemi da piena guerra fredda) in un momento nel quale stavano sviluppandosi analisi molto più avanzate (Brandt, Palme, Kreiski). Vale la pena soffermarci un attimo sull'itinerario che portò il PdUP a compiere quella scelta. Prima di tutto c'è da segnalare che si trattò di un elemento giudicabile in una qualche misura di autonomia dal filone originario di continuità tra il Partito e il Manifesto. Il Pdup nella fase successiva alla formazione del Partito e della divisione con il gruppo proveniente dall'ex- PSIUP assunse, infatti, in politica estera una posizione via via definita: a) accentuando il rapporto con le dissidenze dell'Est (si pensi all'apporto fornito al convegno su "Potere e Opposizione nella società post - rivoluzionarie") svoltosi a Venezia nel 1978; b) allacciando una forte relazione con le forze pacifiste più avanzate della socialdemocrazia europea(in particolare con il Labour). A questo proposito ricordo due momenti: un convegno a Perugia, 1981, il giorno precedente la marcia Perugia - Assisi; la sessione dedicata alla politica internazionale all'interno del congresso di Milano del 1984 nel corso della quale si registrò una importante presenza del pacifismo europeo. Tornando all'oggi: le scelte di politica estera risultano quanto mai fondamentali all'interno di un possibile itinerario di ricostruzione di soggettività per la sinistra italiana. L'analisi e l'impegno svolto in quella lontana, delicatissima, fase dal PdUP (da ricordare anche la rivista "Pace e Guerra") possono servire non soltanto come semplice esempio di superamento di divisioni e separatezze che è necessario, adesso come allora, oltrepassare. Ho semplificato ma mi chiedo e vi chiedo: potremmo cercare elementi di riflessione comune partendo da quel tipo di affermazione sull’Europa che rimane come momento di lascito fondamentale nella storia della sinistra italiana ?

The Australian Labor Party’s Left Faction Is Just Propping up the Right

The Australian Labor Party’s Left Faction Is Just Propping up the Right: In order to challenge the ALP leadership’s right-wing policy agenda, we first need to democratize the party’s rotten internal structures. The party’s Left faction should be leading this fight; instead, they’re helping perpetuate a system that keeps left-wing politics locked out.

sabato 3 aprile 2021

Franco Astengo: Perché

PERCHÉ’ di Franco Astengo Perchè da più parti stiamo reclamando l’apertura di un confronto a sinistra finalizzato a costruire una nuova soggettività ? A giudizio di alcuni (forse molti) è arrivato il momento di capire perché può ancora servire una sinistra in grado di svolgere un ruolo incisivo nel mutamento in atto delle condizioni politiche e della dimensione sociale, fornendo anche un contributo di riaggregazione su entrambi i fronti sociale e politico. La ragione di questa richiesta non risiede semplicemente nel cercare di far sì che si esca da una fase di irrilevanza per questa frantumata sinistra, una irrilevanza che si accompagna ad una vera e propria “apatia sociale” che sembra pervadere il Paese. Eppure questa richiesta di ricerca di soggettività non deve essere intesa come un semplice richiamo politicista il cui scopo sarebbe quello di realizzare un recupero di presenze istituzionali per ricostruire così quello che potremmo definire un “ceto politico” mascherato da “classe dirigente” (un film già visto in questi anni dalle parti di PD, Lega, M5S). Neppure serve partire da uno schema di alleanza politica stipulata semplicemente per “fermare la destra” e tanto meno da ipotesi preventivamente "governista". I nodi sono due, ineludibili: l'autonomia ideale e politica, la tensione egemonica. Il discorso sulle alleanze può soltanto essere sviluppato sulla base di poter disporre di questi due fondamentali elementi distintivi. Si tratta di riflettere ed esprimere una capacità di proposta per metterci in condizione di affrontare temi aperti come interrogativi (per i quali chi scrive ovviamente non dispone di risposta): 1) ”Ha vinto Amazon”, così Miguel Gotor conclude il suo “L’Italia nel novecento” appena uscito da Einaudi e che può essere giudicato come un “articolato affresco”. A questa affermazione “Ha vinto Amazon” lo sciopero di qualche giorno fa ha aggiunto un punto interrogativo: e su quel punto interrogativo dovremmo lavorare. E’ il caso allora di chiederci: siamo ineluttabilmente diretti verso un indirizzo di “democrazia pilotata” racchiusa in un orizzonte di egemonia tecnocratica? Con quali strumenti possiamo contrastare l’estensione dei meccanismi di sfruttamento che pesano sulle espressioni quotidiane e vitali frutto della complessità di contraddizioni delle quali fino a qualche anno fa avevamo vago sentore e che adesso sono esplose anche in forme del tutto impreviste (come quelle dettate da un’emergenza sanitaria globale che non si concluderà nel momento di un allentamento della morsa epidemica) ? Può essere ancora possibile proporre un'alternativa allo sfruttamento complessivo esercitato dal dominio tecnocratico?; 2) Come si sta ristrutturando in Italia il complesso dei poteri nel momento in cui si sta trasformando il quadro globale? Un quadro globale (quello che Limes definisce “caoslandia”) segnato dall’idea di una “nuova alleanza” dell’Occidente patrocinata dalla presidenza americana. L’esito delle elezioni USA ha chiuso sia la fase del “gendarme del mondo” e quella della “America first” e si trova a dover fronteggiare contemporaneamente una superpotenza in grado di competere sul piano economico e,nel contempo, la costruzione di una articolazione non prevista di schieramento (a partire dal ripresentarsi di una faglia est/ovest all’interno dell’Unione Europea). Allora come si articola attorno a questi elementi l’insieme del sistema di potere economico e politico del nostro Paese dopo gli sbandamenti del governo giallo verde,la Brexit, l’apertura già ricordata di una frattura Est/Ovest all’interno dell’Unione Europea, la parte orientale del Mediterraneo in mano russo/turca e tutto il resto che sta cambiando in una situazione di vera e propria corsa al riposizionamento strategico? Insomma: non è un capriccio chiedere con forza l’apertura di una discussione di fondo all’interno di ciò che rimane della sinistra italiana intorno al tema della possibile costituzione di una soggettività adeguata, di ricostruzione di una identità posta al di fuori da stilemi ormai evidentemente inadeguati. E’ evidente che non basta un “populismo gentile” autarchico, funzionale a recuperare un po’ di voti per contare al tavolo della spartizione elettorale e non è sufficiente neppure affrontare lo schema " della frammentazione e del minoritarismo del piccolo gruppo, dei pochi ma buoni, del benaltrismo senza fine." La campana suona per tutti, ha scritto Norma Rangeri, ma dobbiamo disporci per non farla suonare invano.

Il Covid mette in crisi il modello Macron ma la sinistra è divisa - Strisciarossa

Il Covid mette in crisi il modello Macron ma la sinistra è divisa - Strisciarossa: La dimensione sociale della pandemia indebolisce la politica di Macron. Ma la sinistra è ancora divisa, resta il pericolo Le Pen

A year into his Labour leadership, how is Keir Starmer performing?

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SOLO IL 33% RESTA FEDELE AL PROPRIO VOTO - GLI STATI GENERALI

SOLO IL 33% RESTA FEDELE AL PROPRIO VOTO - GLI STATI GENERALI

Scene di caccia neoliberale | il manifesto

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giovedì 1 aprile 2021

Il collo di bottiglia della globalizzazione - Jacobin Italia

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SALARIO MINIMO PIù ALTO E MAGGIORI TASSE AI RICCHI: IN NUOVA ZELANDA SI PUò - GLI STATI GENERALI

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Il Brasile è in ginocchio e Bolsonaro traballa | ISPI

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La Spagna del socialista Sanchez ora ha 4 vicepresidenti donne: "Il nostro è un governo femminista" - Il Fatto Quotidiano

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La pandemia svela i danni della riforma del titolo quinto - Strisciarossa

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La rivista il Mulino: Il Biden progressista, dei primi cento giorni

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Alfonso Gianni. Si aggrava il declino demografico italiano | Jobsnews.it

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Franco Astengo: Distanze

DISTANZE di Franco Astengo Quaranta miliardi di soldi pubblici per il patrimonio di 3.500 imprese. Il serbatoio del Tesoro gestito da Cassa Depositi e Prestiti è pronto. Sottoscriverà prestiti subordinati a tassi di favore ed entrerà nel capitale delle aziende disposte ad aprirsi agli investitori. Una massa mai vista di aiuti di Stato. Un elenco di 3.500 imprese che sulla carta potrebbero accedervi. Sono questi gli elementi principali dell’operazione che dovrebbe decollare nei prossimi giorni coltivando l’ambizione di rafforzare la struttura patrimoniale delle imprese italiane di media dimensione, quelle che nel 2019 avevano almeno 50 milioni di euro di fatturato. Obiettivo: stimolare una massa adeguata di investimenti per far passare le aziende da “medie” a “grandi” (troppe le aziende “medie” in Italia, una distorsione frutto di scelte passate). Commenta Paolo Vetta, responsabile mercato corporate BNL “Fino ad adesso le aziende hanno guadagnato tempo, gestendo le difficoltà con nuovi debiti. Ora i nuovi strumenti permettono loro di intervenire sulla solvibilità, non solo sulla liquidità”. Il tema, allora, dovrebbe essere quello della crescita e, in questo senso, possono essere possibili alcune osservazioni. L’ osservazione principale riguarda gli obiettivi di questa “richiesta di crescita”: siamo di fronte, per molti settori, ad una necessità stringente di fronteggiare l’emergenza e si stanno scavando fossati ancora più ampi ben oltre il nostro ambito ormai ristretto alla “periferia dell’Impero”. Da questo punto di vista, del fossato in chiave localistica, il divario fondante rimane quello tra Nord e Sud: ne ha scritto Isaia Sales su “Repubblica” auspicando un massiccio intervento pubblico in quella direzione e richiamando una “strategia che inglobi il Sud” evocando anche i livelli di investimento che, a suo tempo, la Germania Ovest fu in grado di dirigere verso l’Est nella fase della riunificazione. Entrambi i punti toccati: quello dell’intervento della Cdp verso le banche e la questione del divario Nord/Sud non possono che far parte di un’analisi riguardante la debolezza strutturale seguita all’abbandono della capacità di programmazione e intervento pubblico dell’economia nei settori strategici. Non pare proprio che il "Recovery Plan" nelle diverse versioni affronti questo nodo strategico. Negli anni trascorsi si arrivò anche a discutere di una “nuova IRI” : adesso la situazione indotta dall’emergenza sanitaria ci ha portato alla determinazione tradotta, come già ricordato, dal Ministero dell’Economia in un decreto attuativo di una misura (quella dei 40.000 miliardi) già introdotta dal Decreto Rilancio del maggio 2020. Siamo però lontani da un visione di capacità programmatoria dell’intervento pubblico in economia inserito all’interno di un quadro internazionale all’altezza dell'emergenza e della prospettiva. Stiamo osservando un quadro di mutamento dello scenario internazionale e una sorta di “assunzione di prevalenza”(per non usare “egemonia”) da parte di super potenze private: era già successo con le compagnie petrolifere, che si sono mosse come Stati (con diplomazie, 007, milizie), è successo con le banche che hanno in pugno il debito degli Stati e di conseguenza gli Stati. Succede oggi con le imprese tecnologiche (comprese quelle delle tecnologie ambientali) e farmaceutiche che quasi “nazioni sovranazionali” stanno entrando a grande velocità in settori finora riservati agli Stati (ne scrive Danilo Taino sulla “Lettura del Corriere della Sera” del 28 marzo). In questo quadro si delinea meglio il confronto USA/Cina (anche se gli attori in campo non fanno pensare a un immediato ritorno al bipolarismo) e il tentativo della nuova presidenza USA di riprendere il filo di una sorta di “ciclo atlantico”. In realtà il processo di marginalizzazione di intere aree del mondo appare in atto con ancora più forza rispetto al recente passato e la debolezza della nostra economia ci fa apparire nel novero delle vittime di questo nuovo processo in crescita delle grandi diseguaglianze . Torniamo allora ai 40 miliardi di soldi pubblici: se questo flusso di denaro sarà limitato – appunto – a crescite patrimoniali e non si determinerà un riavvio di flussi di investimento in settori strategici e se questo flusso non sarà introdotto all’interno di sistema di intervento economico, produttivo, tecnologico a dimensione sovranazionale il risultato sarà quello di rimarcare la nostra piccolezza e la nostra estraneità. Le questioni in ballo appaiono essere essenzialmente due: 1) quella della programmazione e dell’intervento pubblico in economia; 2) quella della collocazione del Paese nel contesto sovranazionale (perché di questo sembra trattarsi in luogo del “globale”). Stiamo uscendo dal ciclo dell’austerity seguito alla crisi della globalizzazione con una crescita del divario a tutti i livelli. Una sinistra che intendesse ricostruirsi dovrebbe muoversi sul filone del progetto economico e sociale, dell’inserimento nel contesto sovranazionale con l’obiettivo non solo di ridurre gli squilibri ma di proporre un diverso modello di “civiltà” non soltanto misurato sulla conservazione (dove potrebbe sfociare, invece, una sorta di “esigenzialismo ambientalista”oggi molto di moda) ma, nella coscienza dell’idea di “limite”. Serve una coscienza da tradurre in progetto politico per metterci in grado di combattere sul doppio fronte della transizione ambientale e tecnologica. Attenzione: la transizione ambientale e tecnologica si presenta come ampio terreno di caccia per le lobbies foraggiate dalle grandi concentrazioni "nazionali/sovranazionali" (ci pensino anche coloro che si stanno impegnando nei vari movimenti: esiste sempre il rischio di lavorare per il "Re di Prussia" se non si è capaci di star dentro a un quadro complessivo di trasformazione politica, economica, sociale a livello sistemico). Una transizione effettiva, quella ambientale e quella tecnologica, che non può quindi essere intesa alla stessa stregua del come la valuta e la considera il governo Draghi La visione capitalista dell'ambiente e della tecnologia si sta affermando con l’assoluto dominio delle superpotenze: Stati e multinazionali assieme e contro. Forse tra “liberismo statalista” e “liberismo tecnologico” sarebbe di nuovo il caso di parlare di “terza via”. Sicuramente non può trattarsi del viottolo tracciato dai 40 miliardi destinati a rimpolpare qualche patrimonio privato ben sostenuto da azioni lobbistiche e corporative esercitate su scala domestica.

Il dramma del socialismo italiano. di G. Giudice « caseperlasinistraunita

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