lunedì 3 ottobre 2022

Politiche 2022 – Le mappe del voto a Milano - YouTrend

Politiche 2022 – Le mappe del voto a Milano - YouTrend

The Cold War Is Back by Joschka Fischer - Project Syndicate

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«Che errore polarizzare lo scontro. Calenda-Renzi? Operazione balorda» #intervista @Avantionline « gianfrancopasquino

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Brasile, Lula non sfonda e va al ballottaggio. Tanto che il vincitore morale sembra Bolsonaro - Il Fatto Quotidiano

Brasile, Lula non sfonda e va al ballottaggio. Tanto che il vincitore morale sembra Bolsonaro - Il Fatto Quotidiano: Un fatto rimane da considerare: anche se Bolsonaro dovesse perdere la presidenza, il bolsonarismo sopravvivrà alla sua sconfitta - L'analisi

Minimo di movimento, massimo di turbolenza - Etica ed Economia

Minimo di movimento, massimo di turbolenza - Etica ed Economia

Alle radici della crisi del gas - Etica ed Economia

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sabato 1 ottobre 2022

Iran. Cresce la repressione, migliaia di arresti e almeno 76 uccisi • Diritti Globali

Iran. Cresce la repressione, migliaia di arresti e almeno 76 uccisi • Diritti Globali: Il sito del Rapporto sui Diritti Globali

"Il reddito di cittadinanza non è voto di scambio, chi lo dice ha la sindrome di Marie Antoinette", intervista al politologo Carillo - Il Riformista

"Il reddito di cittadinanza non è voto di scambio, chi lo dice ha la sindrome di Marie Antoinette", intervista al politologo Carillo - Il Riformista

How the left can build its own politics | Red Pepper

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La rivista il Mulino: La peggiore sconfitta

La rivista il Mulino: La peggiore sconfitta

Come sono andate le elezioni per la sinistra | Left

Come sono andate le elezioni per la sinistra | Left

Giorgia Meloni’s Election Win Is Not a Vote for Fascism - The Atlantic

Giorgia Meloni’s Election Win Is Not a Vote for Fascism - The Atlantic

LETTA NON ERA ADATTO, OK. MA CHI PUò ESSERLO IN UN PARTITO SBAGLIATO? - GLI STATI GENERALI

LETTA NON ERA ADATTO, OK. MA CHI PUò ESSERLO IN UN PARTITO SBAGLIATO? - GLI STATI GENERALI

Il problema è il Pd - terzogiornale

Il problema è il Pd - terzogiornale

Roberto Biscardini: Qualche considerazione a caldo

QUALCHE CONSIDERAZIONE A CALDO di Roberto Biscardini Le elezioni del 25 settembre hanno rispettato le previsioni. Ciascuno di noi ha sbagliato di poco. Era assolutamente chiaro il successo della Destra e di Fratelli d’Italia, il calo ella Lega e la tenuta di Berlusconi. Anche la percentuale di voti ottenuti da Calenda era nelle cose: L’ipotesi della doppia cifra era inesistente, il 5% troppo poco. Che il centrosinistra finisse così, intorno al 25% punto più o punto meno, con un risultato disastroso del Pd, era anch’esso prevedibile, dopo la sciagurata gestione del partito di Letta che ha fatto di tutto (al di là delle dichiarazioni) per evitare la grande coalizione, l’alleanza tecnica con il M5s e perdendo per strada Calenda. Non nascondendo la solita superbia, secondo la logica dell’antica autosufficienza, per accontentarsi dell’egemonia a sinistra alla faccia degli interessi di tutti. Un risultato disastroso appunto, che è anche minore del 19% considerando che nella lista Italia Democratica e Progressista confluivano qualche partito e molte altre formazioni. C’è infatti da pensare che Art.1, Psi, Demos, Movimento Repubblicano, Volt, Casini, Base Italia ed altri, almeno il 2 o 3% l’abbiano portato in dote. Quindi abbiamo un Pd al 16 / 17%, e questo nonostante negli ultimi giorni ci sia stato un certo recupero delle annunciate astensioni che hanno dato un contributo alla polarizzazione favorendo contemporaneamente sia il Pd sia la Meloni. Sul piano politico con queste elezioni non solo il Pd è sempre più quel partito del potere e delle istituzioni, che mantiene i suoi voti soprattutto nelle aree Ztl, ma addirittura è un partito che non riesce a trasferire il peso del proprio consenso locale e dei suoi Sindaci (ancora tanti nel Paese) sul voto delle politiche, nonostante in alcuni collegi si siano spesi fino all’osso per sostenere i candidati dell’uninominale. Perde e non raccoglie più voti tra i giovani, tra i pensionati e persino nel mondo del lavoro, tra gli operai e i più sfruttati. Così per il Pd si chiude un ciclo. Vedremo come va a finire. Ma certamente sembra chiaro, anche al suo gruppo dirigente, che non basta più cambiare un segretario o il nome per uscire dalle difficoltà e ritornare a parlare al Paese. Sarebbe l’ennesimo segretario (quindici in dieci anni), senza cambiare politica e senza riuscire più a rispondere alle domande e ai bisogni dei cittadini. Una cosa però sembra chiara: il Pd, o come si chiamerà, non è più l’unico riferimento possibile della sinistra italiana, né potrà esercitare più il monopolio dell’opposizione. Tanto più che, al di là degli astensionisti che con la loro scelta hanno già espresso un giudizio contro tutti, sinistra inclusa, la somma dei voti di chi si colloca all’opposizione di sinistra o di centrosinistra, al netto del Pd, supera il 32%. E non vale la dichiarazione a posteriori secondo la quale sarebbe colpa degli altri se non si è riusciti a realizzare il “campo largo”, ma anche che bastavano pochi voti del M5s per eleggere, soprattutto al sud, un po’ di parlamentari del Pd anziché far vincere quelli di Destra. Perché non si è fatto il contrario, favorendo alcuni candidati dei M5s che peraltro hanno dimostrato di avere più voti del Pd? Per quanto riguarda il Partito socialista, l’amarezza per la non elezione dei suoi candidati non basta. Ciò che è accaduto è figlio della storia drammatica degli ultimi 10 anni: dal 2013, quando, pur essendo in una botte di ferro, si preferì non presentare il simbolo per eleggere i propri parlamentari nella quota uninominale sotto l’ombrello del Pd. Ma è soprattutto la naturale conseguenza delle scelte che sono state fatte all’ultimo congresso di Roma. In quel congresso il Psi si è messo nelle mani del Pd, ancora prima che venissero indette le elezioni. Insieme ad Articolo Uno si decise un’alleanza con il Pd nel momento in cui quel partito era già al suo minimo storico, senza identità, senza politica e senza prospettiva, secondo uno schema vecchio di almeno dieci anni. Sia il Psi che Articolo Uno accettarono un’alleanza senza garantirsi nemmeno la presenza del loro simbolo in vista della prossima campagna elettorale e così sono spariti definitivamente dalla scena. Sia dal punto di vista politico che dal punto di vista pratico. Il Psi non ha fatto alcuna campagna elettorale per difendere e rendere visibile la propria identità, ma nello stesso tempo nel programma di Italia Democratica e Progressista sotto il simbolo del Pd non si fa neppure un cenno dell’alleanza con i socialisti. E così i socialisti sono cancellati anche formalmente. La non elezione di Maraio, di per sè un fatto grave, è quindi figlia della sbagliata disponibilità, o ingenuità, ad accettare, in quanto segretario di partito, una posizione non solo non sicura, ma per certi versi persino umiliante. Nell’ultimo congresso il Psi accettando la piena subalternità al Pd, nel nome dell’elezione del proprio segretario e magari anche del suo presidente, ha rinunciato a fare delle elezioni un momento della propria esistenza politica. D’altra parte si era già sprecata l’occasione di dare a quel congresso il significato della svolta: l’inizio di un processo nuovo per costruire un’area più larga del socialismo italiano in cui il Psi non fosse l’unico riferimento. Non si è accettata l’idea, rivendicata da alcuni di noi, di fare un congresso aperto, anche ai non iscritti, che persino nella trattativa con il Pd avrebbe avuto un diverso peso politico. C’è chi oggi dice: “adesso possiamo partire da zero, meglio da zero che da 0,1”. Non è così, perché non si tratta di ripartire dal solo Psi, ma di costruire le condizioni per un grande movimento socialista che si identifichi con la sinistra, così come la sinistra deve identificarsi con i principi del socialismo. Ma per questo occorrono nuove energie, visione e coraggio. E vecchie passioni. Occorre chiamare tutti coloro che sono disponibili a fare propria la questione socialista, senza distinzioni e senza troppi aggettivi. Come all’origini della nostra storia. Non esiste a priori la sinistra buona e la sinistra cattiva, quella moderata e quella troppo di sinistra, quella di governo e quella populista (termine ambiguo, usato solo in modo dispregiativo per tenere fuori un elettorato persino socialista che in assenza di un’offerta politica si è rivolto altrove), esiste il socialismo come forza unificante delle forze popolari e di chi ha bisogno di giustizia sociale e di libertà. A distanza di trent’anni la Seconda repubblica certifica che senza una grande forza socialista la sinistra è fuori gioco. Lascia spazio alla destra, non riesce ad esercitare alcuna critica nei confronti del capitalismo, non è socialdemocratica e crea le condizioni per la vittoria di governi reazionari. Molti di noi non hanno rinunciato a cambiare il corso delle cose.

A populist shift or business as usual? Explaining the outcome of the Italian general election | EUROPP

A populist shift or business as usual? Explaining the outcome of the Italian general election | EUROPP

Paolo Bagnoli: La seconda Repubblica

"LA SECONDA REPUBBLICA" di Paolo Bagnoli 26-09-2022 - EDITORIALE X CLOSE Dopo che averne parlato a lungo, senza definire bene di cosa veramente si trattasse, alla fine la cosiddetta seconda repubblica è nata con il voto del 25 settembre 2022. La cesura tra la prima repubblica e quanto, a partire dal 1994, ne è conseguito, ha avuto nella cancellazione dei partiti la sua caratterizzazione. Ciò ha prodotto un progressivo cambiamento genetico del nostro sistema, delle basi ideali e normative su cui si fondava, sulle modalità della lotta politica; in definitiva, sulla moralità stessa della Repubblica nel senso di una progressiva degenerazione del modo d’intendere il confronto democratico, gli ambiti normativi che andavano rispettati nonché il senso etico di stare sulla scena pubblica. Il cambio genetico è iniziato con l’avvento di Silvio Berlusconi, istrionesco incantatore dei poteri statuali e di larghe masse sociali. Divenuto dominus della ribalta politica sono seguite le leggi che tornavano utili alla sua persona, il mercato dei parlamentari, le barzellette e il gesto delle corna nei luoghi della politica estera, il riposizionamento posturale della Rai in modo tale da non nuocere a Mediaset, la tragicommedia immorale dei bunga-bunga; insomma, l’abbandono di ogni decoro e, pur persistendo a proclamarsi liberale, si deve a lui l’innesco del senso concreto della destra e dei suoi motivi nel corpo del Paese. L’apertura che fece a Gianfranco Fini ne è quasi una testimonianza simbolica. In un Paese nel quale il senso virtuoso dello Stato è sempre stato assai carente, Berlusconi ha aperto una falla la cui evoluzione, passando per governi tecnici e colpevole passività di chi avrebbe dovuto contrapporvisi, in un susseguirsi destrutturante dello Stato ha condotto al populismo – in Italia addirittura doppio considerati i 5 Stelle e la Lega – al sovranismo che fa un tutt’uno con una marcata diffidenza nei confronti dell’Europa, al nazionalismo e, infine, all’approdo della Destra al governo del Paese. Una vittoria favorita da una legge elettorale che peggio non si sarebbe potuta pensare, chiaramente anticostituzionale, da un’assurda riforma dei numeri parlamentari fatta in spregio alla concezione stessa del Parlamento con la complicità di un Pd che, non avendo altra funzione se non continuare a esistere per garantire la sopravvivenza di una modesto, quando incapace suo ceto dirigente, vede nello stare al governo la propria unica ragione, anzi quasi una vocazione. Tra l’altro non si capisce, ovvero si capisce benissimo, perché quella che doveva essere la contropartita alla riduzione dei parlamentari, vale a dire la riforma della legge elettorale, non sia stata nemmeno presa in considerazione. Va osservato che, se la legge elettorale fosse stata proporzionale – il che ci sembra, tra l’altro, nello spirito costituente della Costituzione, ci sia passato il bisticcio – oggi le cose sarebbero molto diverso. Invece, se non si fosse trattato di un mero atto di sottomissione ai 5 Stelle che cambiavano di spalla al fucile, quel gesto avrebbe potuto essere considerato come un passaggio sacrificale destinato a salvaguardare e migliorare la sostanza democratica del sistema italiano. Se nel Pd vi è una resipiscenza di serietà, considerato come sono andate le cose esso, che in quindici anni ha cambiato ben nove segretari, dovrebbe prendere atto. Per venire al nocciolo della questione poiché sul Pd tutto, o quasi è stato detto, bisogna aggiungere che l’operazione del partito frutto di due partiti è fallita da ogni punto di vista e, quindi, logica vorrebbe che esso si sciogliesse; le varie componenti riprendessero la loro strada e forse ciò potrebbe essere l’avvio per cominciare a riflettere seriamente sul concetto di sinistra e sulla rinascita – necessaria – del socialismo in Italia improntato alla cultura politica del “socialismo nella libertà” quale fulcro centrale di un campo davvero largo di forze di classe e libertaristiche per allargare gli spazi democratici e porre le basi per un’ incisivo processo riformatore. Non essendo una forza di sinistra la sconfitta cocente del Pd non è la sconfitta della “sinistra” perché questa non c’è e sarebbe una forzatura ridurla alla testimonianza di Fratoianni e Bonelli oppure alla sopravvivenza dimezzata dei 5Stelle i quali, tutto sommato , sia detto per inciso, hanno retto meglio rispetto alle previsioni costituendosi in un partito anche esso personale ,quello di Giuseppe Conte, archiviando definitivamente, così sembra, Beppe Grillo e dintorni. Inizia, quindi, la seconda repubblica. Sarà certamente populista, ma non avremo un nuovo populismo. La politica italiana ha fatto un salto all’indietro, s’intende, ma questa volta a Palazzo Chigi avremo una destra vera; anzi, saremo l’unico Paese in Europa ad avere un governo partorito dalla più pura genealogia di destra, discendente diretta dal regime sconfitto dalla seconda guerra mondiale visto che nessun governo di destra in Europa ha antenati fascisti. E’ un frutto, sicuramente, del progressivo sfarinamento dello spirito costituzionale, delle ragioni della Repubblica e del senso delle basi storiche sulle quali si fonda la nostra democrazia avviatasi ad essere anch’essa illiberale. Non sembra aver avuto impatto alcuno sull’elettorato italiano il legame tra Fratelli d’Italia e il fascismo e se lo si è ritenuto praticamente irrilevante ciò significa che si ritiene altrettanto irrilevante l’antifascismo – quello concepito senza trattino – quale dato politico fondamentale della nostra democrazia repubblicana. In tale processo si registra un vuoto di pensiero, culturale e politico al contempo e, considerata la mobilità dell’elettorato, anche civile. Anche questo è un frutto vincente del populismo che ha messo in ridicolo la democrazia e i suoi istituti, considerando il Parlamento alla stregua di una “scatoletta di tonno”, quello di prima la riduzione dei componenti come troppo costoso e ipertrofico. Con la vittoria della destra, di questa destra, nasce davvero la seconda repubblica perché si instaura un clima nuovo in quanto sembra finito il rapporto tra la cultura antifascista quale fondamento della Repubblica; la cultura fondatrice sarà travolta, la Costituzione che ne è espressione sarà modificata e considerato che la semina populista si fonda sulla identificazione tra il leader e il popolo cambiando con ciò tutte le derivazioni istituzionali e gli equilibri che ne conseguono che sono oltremodo delicati, chiamati a conformarsi alla nuova struttura istituzionale si modificherà lo stato di diritto tramite – il tentativo ci sarà – di fare dell’Italia una Repubblica presidenziale. Sarà il segno della “democrazia illiberale” di cui dicevamo prima. La conquista del potere porterà a un vero e proprio cambio di sistema; vi sarà un’Italia alternativa che risolverà in senso autoritativo la mancanza di politica e di soggetti, quali i partiti, aventi il “mandato politico”. In fondo è il frutto del vuoto cui non si mise, irresponsabilmente, mano dopo la grande crisi della fine anni ‘90 La leader dei Fratelli d’Italia del rapporto con il fascismo non ha mai voluto parlare; ha sempre sorvolato sulla memoria di un Paese verso un regime liberticida che ha portato morte, vergogna, guerra. Per FdI tutto ciò è superato, ma nessuno di loro, a nessun livello, ha mai spiegato come sia avvenuto il superamento insistendo sul dato pragmatico di essere giudicati dal fatti. E allora rimaniamo ai fatti, di oggi. Essi ci dicono che la Meloni è dalla parte di Orban contro le decisioni censorie dell’Unione; che è dalla parte del governo reazionario polacco; che tifa addirittura – buon sangue non mente – per i postfranchisti spagnoli di Vox e che non è mancata agli incontri dei repubblicani americani che applaudivano Donald Trump. E’ un presente che spaventa l’Europa perché i comportamenti di simpatia della leader verso le situazioni sopracitate vanno contro i principi di democrazia liberale cui si ispira l’Unione, contro l’allargamento dei diritti e della solidarietà tra i popoli che nella stagione acuta del Covid sembrava avesse trovato una sua concreta legittimità a livello continentale seguita poi dall’atteggiamento nei confronti della guerra russo-ucraina. I suoi compari sono Matteo Salvini – uscito assai, ma assai malconcio dalle elezioni – e Silvio Berlusconi per i quali l’amicizia con Putin va al di là della parole di convenienza dettate dalla contingenza. Per la coalizione guidata dalla Meloni la prova del governo non sarà facile; la sua natura porterà a una governabilità traballante. La narrazione dei governi dal 1944 a oggi ci dice anche come deficiti una cultura pubblica pro stabilità e il fluttuare del voto popolare lo conferma. Meloni ha detto che “per l’Europa è finita la pacchia”. In tanti si chiedono cosa vuol dire “la pacchia” dal momento che, almeno da un punto di vista del finanziamento ricevuto dall’Italia per la Next Generetion Ue, esso rappresenta la parte più grossa rispetto a quanto ricevuto da altri Paesi. Si tratta di ben duecento miliardi di euro che la richiesta di revisione dei progetti, più volte avanzata dalla destra, rischia di rimettere in discussione. E ancora: il distaccare l’Italia dall’Unione sulla questione degli immigrati verso i quali si ripropone il “blocco navale” – ma lo sa la Meloni che, con tale espressione, si definisce un atto di guerra? – limitando il tutto a un accordo “ a livello europeo” per registrare i profughi nei paesi in cui transitano. Forse la “pacchia” risiede proprio in queste ultime cose sulle quali anche Salvini brama di mettere di nuovo le mani. Nasce la seconda repubblica e cambia il clima politico-culturale dell’Italia investita da un gelido vento di destra. L’ambito dei diritti sarà tra i primi ad essere colpito. Quello delle donne di disporre del proprio corpo sicuramente figurerà tra i primi ; già avviene in alcune regioni italiane che i consultori siano libero terreno di azione da parte dei movimenti pro-vita, che si affermi la convinzione che i feti di poche settimane siano seppelliti senza il consenso dei genitori, che si continui a ostacolare l’inserimento degli immigrati poiché essi in Italia non vedono riconosciuto nemmeno il diritto alla cittadinanza a chi vi nasce e va scuola spesso discriminati da regolamenti comunali vergognosi e fuori norma come quello in atto in un comune della provincia di Teramo che nega ai bambini figli di immigrati i diritti di tutti gli altri. E poi, i diritti della comunità Lgbtq che può abbandonare la speranza di avere in questa legislatura una legge che la salvaguardi dalla violenza e dall’odio come pure coloro che aspettavano una legge sul suicidio assistito fortemente avversata da tutta la destra. Non è stata quindi, quella del 25 settembre, una elezione qualunque. L’Italia diviene l’unico Stato membro nonché fondatore dell’Europa governato da un partito che ha nel proprio simbolo la fiamma del fascismo. Umberto Eco parlava di “fascismo eterno” e forse torna calzante la definizione gobettiana del fascismo come “autobiografia della nazione”. Pensiamo: il 28 ottobre saranno cento anni della marcia su Roma, che dirà Giorgia Meloni? E il 25 aprile dell’anno prossimo? Sarà la festa dalla Liberazione del regime da cui ella discende. Non è una curiosità sapere cosa dirà, bensì un legittimo interrogativo dal cui scioglimento dipendono e derivano tante importanti questioni per una Repubblica nata dalla Resistenza. Arriva la seconda repubblica, governa la destra. Da sottolineare il distacco dei cittadini dalla cosa pubblica visto che l’astensione è aumentata di ben 9 punti. Un calo del genere tra due elezioni non si era mai verificato in Italia; con il 64% dei votanti siamo uno dei Paesi europei con la più alta stensione dalle urne. Astensione c’è sempre stata, a dire il vero, ma mai così alta ed è significativo che, in questi anni, si registra una crescita dell’astensione dopo la stagione dei governi tecnici. Questa volta, però, abbiamo una novità: che il fenomeno è particolarmente rilevante nel Sud con la conseguenza che il divario, già abbastanza alto tra questa parte e il resto del Paese è divenuto ancor più accentuato. Le ragioni sono molte, sicuramente vi è l’inconsistenza dei soggetti politici, ovvero la mancanza dei partiti che genera la debolezza della politica. Si era pensato che abbassare l’età – da 25 a 18 anni – per poter votare anche per il Senato potesse riavvicinare i giovani all’interesse politico, ma oramai l’avvicinamento alla politica non avviene più come una volta nelle sezioni, nei circoli, nei gruppi organizzati, ma solo via social media i quali non sono e non possono essere sostitutivi dei partiti. La lezione che se ne ricava è facile. Interessare e riavvicinare alla politica è una fatica inutile se non c’è la politica; il problema non si può risolvere con norme amministrative anche perché non esiste nessuna soluzione tecnica che risolve i problemi politici. Occorrono partiti veri, credibili, con capacità di cultura, di ideologia e di organizzazione i quali, in maniera oltremodo seria, mettano le mani nonché la testa nella grande questione della disaffezione alla politica e dell’educazione alla democrazia. Il dato dell’astensione ce lo dice con chiarezza, ma se così non sarà il fenomeno si incrementerà. Di partiti veri, però, non se ne vede nemmeno l’ ombra in lontananza. Chi si pone il problema di ripensare la democrazia italiana è paradossalmente la destra pronipote politica del fascismo con la proposta della trasformazione da Repubblica parlamentare a repubblica presidenziale. Essa ha, nonostante tutto, un’identità e una sua idealità. Sì è proprio seconda repubblica. Infine, poiché crediamo ai maestri vogliamo chiudere con Piero Gobetti riportando un suo giudizio dell’ottobre 1924: “Sempre bisogna che le nazioni trovino l’ora dell’esame di coscienza, che sappiano misurare la loro sensibilità morale a costo di aprire crisi dolorose e totali. Né ci si attribuisca preoccupazione di astratti moralisti: in verità tutta la politica è possibile soltanto a patto che sappia trovare nei momenti solenni le sue origini di rigorismo e di rivoluzione morale.” Per le forze della democrazia italiana l’ora dell’esame di coscienza è scoccata. Se non ora, quando?

giovedì 29 settembre 2022

Gianfranco Pasquino: Un altro Pd è possibile, ma nessuno sa cosa sia

Un altro Pd è possibile, ma nessuno sa cosa sia Gianfranco Pasquino 29 settembre «Faremo un’opposizione dura, senza sconti, intransigente. Costruiremo un partito aperto, inclusivo, plurale». Sono questi i propositi, nient’affatto originali, dei dirigenti del Partito democratico. Alcuni di loro, poi, candidandosi alla carica di segretario del partito, aggiungono, forse soprattutto per scaramanzia e per non “bruciarsi”, che non è il momento di fare i nomi. Sbagliato. I nomi comunicano molto, a cominciare dalla biografia politica (raramente c’è anche una biografia professionale), dall’appartenenza correntizia (pluralismo di “sensibilità”) e da quanto detto e fatto nel passato. Se non sei abbonato, clicca qui per non perderti nulla Quello che dai nomi che “scendono in campo” non è possibile sapere sono le idee, le prospettive, le visioni, non del mondo che verrà, ma del tipo di partito che ciascuno/a degli aspiranti ha in cuor suo. Il fatto è che nessuno è in grado di definire che cosa è oggi il Partito democratico. Certamente, non è mai diventato quello che i suoi frettolosi fondatori, fra lacrime e sogni, annunciarono nel lontano 2007: il luogo dove si incontravano le migliori culture riformiste del paese, dal gramscismo al cattolicesimo democratico, dall’ambientalismo all’antifascismo. Che mancasse il socialismo e che i loro migliori interpreti fossero assenti da queste grandi contaminazioni e ibridazioni sembrò non preoccupare più di tanto. D’altronde, i successori del comunismo all’italiana avevano dichiarato inadeguate, inefficaci, in crisi, logore tutte le esperienze socialdemocratiche che avevano dato un contributo grandioso alla politica e alle società dell’Europa non solo del Nord. Però, esperienze laiche che non piacevano neanche ai cattolici, non avevano cambiato e meno che mai abolito il capitalismo (sic). Ne seguì un organismo sostanzialmente privo di una cultura politica, che non è mai soltanto una bussola per orientarsi nella folla dei partiti. Una cultura politica è lo strumento per mettere insieme una comunità di persone intorno a principi e valori non solo costituzionali, e per offrire all’elettorato la certezza o quantomeno l’indicazione affidabile del tipo di società che quel partito si impegna costruire, con chi, ad esempio, con le altre democrazie europee, con quale visione di giustizia sociale. Chi, se non un partito democratico, può assumersi questo nobile obiettivo politico? Stati generali, primarie delle idee, agorà e altre modalità di incontro (no, elaborazione non posso proprio scriverlo) non hanno mai preso di petto la necessità di formulare, certo in un mondo che cambia, una cultura politica progressista. Il professore suggerirebbe, da un lato, che esistono molti libri da leggere e, dall’altro, molte esperienze da studiare. Cinque anni di opposizione offrono il tempo adeguato per studiare. Lo potrebbero, anzi, dovrebbero fare, se ne hanno le capacità, i (non) candidati e le (non) candidate alla segreteria del Pd. Se non ora, quando?

martedì 27 settembre 2022

L'alba della XIX legislatura - Lavoce.info

L'alba della XIX legislatura - Lavoce.info: Dalle elezioni per la XIX legislatura esce una solida maggioranza di centrodestra e la quasi certezza che avremo la prima Presidente del consiglio donna nella storia repubblicana. Un'analisi del voto.

Franco Astengo: Volatilità e rappresentanza

VOLATILITA' E RAPPRESENTANZA di Franco Astengo A partire dalle elezioni del 2013 il partito uscito con la maggioranza relativa non è mai riuscito a mantenere la posizione fino alla tornata successiva, fosse questa destinata alle legislative generali o europee. Si è trattato del fatto più evidente di quel fenomeno di volatilità elettorale comparso nel panaroma elettorale italiano dopo decenni di spostamenti minimi tra un settore e l'altro in competizione: in realtà si cominciò ad avvertire questa situazione fin dal 1994 quando, sciolti i grandi partiti di massa, l'alleanza "anomala" di Forza Italia al Nord con la Lega e al Sud con AN (che non aveva ancora compiuto il lavacro di Fiuggi ed era formata semplicemente dal MSI con l'aggregazione di qualche componente democristiana di destra) aveva occupato quasi per intero lo spazio lasciato libero dal pentapartito . Il "clou" di questa faccenda però lo si può cominciare a monitorare - appunto - dalle elezioni politiche 2013. Contemporaneamente però è costantemente calata la forza di rappresentanza del partito di maggioranza relativa "pro tempore" sia sul piano dei numeri assoluti sia rispetto alla percentuale ottenuta in riferimento al totale degli iscritti nelle liste. Tutto questo non ha avuto riflessi sulla dinamica governo/parlamento ormai esercitata esclusivamente dall'autonomia del politico, anche quando alla presidenza del Consiglio si è seduto un tecnico più o meno presunto ma ha grandissima incidenza sulla tenuta del sistema nel suo complesso che appare sempre piiù fragile nella sua capacità di aggregare consenso e di mantenere coesione sociale. Queste le cifre (riferimento elezioni Camera dei Deputati, Parlamento Europeo, territorio nazionale esclusa la Valle d'Aosta) Politiche 2013: Movimento 5 stelle 8.691.406 totale iscritti nelle liste 46.905.154 : 18,52% Europee 2014: Partito Democratico 11.172.861 totale iscritti nelle liste 49.256.159 : 22,68% Politiche 2018: Movimento 5 Stelle 10.732.066 totale iscritti nelle liste 46.505.350 : 23,07% Europee 2019: Lega 9.153.638 totale iscritti nelle liste 49.301.157: 18,56% Politiche 2022: Fratelli d'Italia 7.300.628 totale iscritti nelle liste 46.127.514 : 15,82%. Di seguito il differenziale tra la percentuale di voti posta in relazione al totale delle schede valide e del complesso degli iscritti aventi diritto. Politiche 2013: Movimento 5 stelle 25,52% sui voti validi, 18,52% sull'intero corpo elettorale, differenza 7% Europee 2014: Partito Democratico 40,82% sui voti validi, 22,68% sull'intero corpo elettorale,: differenza 18,14% Politiche 2018: Movimento 5 stelle 32,68% sui voti validi, 23,07% sull'intero corpo elettorale, differenza 9,61% Europee 2019: Lega 34,33% sui voti validi, 18,56% sull'intero corpo elettorale , differenza 15,77% Politiche 2022: Fratelli d'Italia 25,99% sui voti validi, 15,82% sull'intero corpo elettorale, differenza 10,17%. E' evidente che l'abbassamento nella percentuale dei votanti, fisiologico nelle elezioni europee dove cambia anche il totale degli iscritti non potendo esercitarsi il diritto di voto all'estero salvo che nei paesi dell'UE,contribuisce maggiormente a creare l'illusione ottica della vittoria di cui rimane campione ( e vittima) il PD segreteria Renzi con un differenziale del 18,14%. Più contenuta la differenza in occasione delle elezioni politiche dove il 10% di differenza si è superato soltanto nell'occasione dell'ultima tornata del 25 settembre scorso: un campanello d'allarme che è suonato specie per chi sarà chiamato a governare le pulsioni contradditorie che percorrono un Paese impaurito, impoverito che tutte le volte cerca senza trovarlo un "Lord (o Lady?) protettore/protettrice").

Stop alla precarietà, priorità per il Paese - Collettiva

Stop alla precarietà, priorità per il Paese - Collettiva

lunedì 26 settembre 2022

Franco Astengo: Elezioni 2022

ELEZIONI 2022: VINCONO ASTENSIONE E SONDAGGISTI. CROLLA L'AGENDA DRAGHI RESTANO INTATTI I PROBLEMI SISTEMICI di Franco Astengo Elezioni 2022: Vincono astensione e sondaggisti. La vittoria dei sondaggisti è tale da porre un interrogativo: costruita una tesi è parte dell'opinione pubblica che vi si adegua e non chi esegue le rilevazioni seguendo l'andamento delle opinioni? In realtà restano intatti i temi della fragilità del sistema politico italiano in particolare sul versante della volatilità elettorale e della scarsa credibilità dei governi (rapporto tra i due fattori: scarsa credibilità del governo/ sale l'opposizione; finora dal 2008 in avanti non si è mai verificato il contrario). Il tutto distorto dall'applicazione della formula elettorale che rende possibile la costruzione di maggioranze di dimensioni ben diverse dal reale responso delle urne. Il punto d'analisi vero risiede nella valutazione di quanto ci sia di redifinizione a destra nel risultato delle elezioni 2022 e quanto di ricerca del "nuovo" da parte di un elettorato ormai reso "volatile" dalla vacuità delle presenze politiche. Da segnalare ancora l'accentuarsi delle divisioni geografiche dell'orientamento elettorale già ben evidenti in precedenti occasioni ma che adesso sta assumendo la dimensione di una vera e propria spaccatura che non riguarda soltanto la "tenuta" del M5S al Sud ma anche la crescita dell'Alleanza Azione-Italia Viva al Nord, in particolare nelle parti più produttive del Paese. M5S favorito nell'assegnazione dei collegi uninominali dalla forte concentrazione del voto in determinate zone, tanto da potersi considerare quasi "Partito del Sud" (circa il 40% dei voti complessivi raccolti tra Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Molise). Andando per ordine con riferimento al voto per la Camera dei Deputati sul territorio nazionale (esclusa la Valle d'Aosta): 1) Al momento in cui scrivo queste note mancano alla conclusione dello scrutinio 28 sezioni su tutto il territorio nazionale, quindi all'incirca 17.000 voti. 2) Il primo dato da tenere in conto è quello dell'astensione: elemento snobbato da molti commentatori che hanno tirato fuori la vecchia litania del fisiologico allineamento con la democrazie occidentali "mature". In realtà si è creata una vera e propria voragine che peserà sull'intera capacità di tenuta del sistema. Nel 2018 ci furono 32. 841.705 voti validi, adesso siamo a 28.037.116 con un calo di 4.804. 589 unità. 3) Il dato dell'astensione si riflette naturalmente sul totale dei voti delle singole liste. Dal punto di vista della maggioranza relativa Fratelli d'Italia ottiene 7.292.649 voti in netto calo rispetto alla quota realizzata dal Movimento 5 stelle nel 2018 che era di 10.732.066 (meno 3.439.417). In sostanza su di un corpo di 46.127.514 elettrici ed elettori il partito di maggioranza relativa rappresenta il 15,81% ( 2018 : M5S 10.732.066 su 46.505.350 pari al 23,07 con un calo di 7,26 punti). 4) L'elemento di porre in rilievo è quello della distorsione sul meccanismo di traduzione del voto in seggi parlamentari dovuta all'applicazione della formula elettorale vigente (legge n.165 del 3 novembre 2017) che non prevede, oltre a mantenere le liste bloccate, la possibilità del voto disgiunto tra parte uninominale e parte plurinominale della scheda. A questo punto entra in gioco la capacità coalizione della forze politiche ed essendosi prodotta, in questo senso, nell'occasione delle elezioni del 25 settembre una forte asimmetria tra la tradizionale alleanza di centro-destra e la coalizione raccolta attorno al PD si è verificato il caso che il centro-destra raccolto il 43,82% sul totale dei voti validi ( in realtà 12.285.587 su 46.127.514 pari al 26,6% dell'intero corpo elettorale) abbia totalizzato l'83,44% dei collegi uninominali in palio per la Camera dei Deputati (un effetto distorcente del 40%). In sostanza il centro destra ha pagato i suoi collegi uninomimali 102.160 voti l'uno, mentre il centro sinistra li ha pagati 610.101 voti e il M5S 422.143 (sfruttando la maggiore concentrazione territoriale). 5) Non si può affermare semplicisticamente che ci si trovi di fronte a uno "spostamento" a destra che pure c'è stato, bensì sarebbe più corretto scrivere di "ridefinizione" del profilo della destra. Complessivamente il centro - destra ha raccolto il 25 settembre 12.285.587 voti una quota in lievissima ascesa rispetto al 2018 quando i suffragi furono 12.152.345 (circa 130.000 in meno). Deve essere ricordato come dal punto di vista della raccolta di consensi il centro destra avesse toccato il proprio massimo storico nel 2008, quando l'alleanza tra il Popolo della Libertà (che comprendeva già i neo-fascisti che poi avrebbero dato vita a Fratelli d'Italia) e la Lega Nord ottenne 17.064.506 voti (quasi 5 milioni di voti in più rispetto al risultato attuale: in quel momento il centro - destra rappresentava il 36,27% degli aventi diritto al voto, oltre 10 punti in più rispetto ad oggi). 6) Naturalmente la ridefinizione identitaria del centro-destra porta il segno della crescita di Fratelli d'Italia saliti da 1.429.550 suffragi nel 2018 a 7.292.742 nel 2022. Si tratta di un fenomeno da analizzare con attenzione nel quadro di una crescente volatilità del voto in Italia, con un elettorato mobile costantemente alla ricerca del "nuovo". Abbiamo già visto il fenomeno del 2008 quando il Popolo delle Libertà conseguì la maggioranza relativa con 13.629.434 voti; successivamente toccò al PD targato Matteo Renzi in occasione delle elezioni Europee 2014 con 11.172.861, poi al Movimento 5 stelle nelle politiche 2018 con 10.732.066 e ancora con le Europee 2019 alla Lega con 9.153.638 voti e adesso a Fratelli d'Italia con i già menzionati 7.292.742 voti ottenuti il 25 settembre 2022: un cambio vorticoso di partito di maggioranza relativa dentro a un costante calo di consensi. 7) Il successo di Fratelli d'Italia è andato a scapito delle altre forze della coalizione di centro destra. Tra il 2019 e il 2022 la Lega ha praticamente dimezzato i consensi passando da 5.698.687 a 2.461.627 (perdendo voti anche nelle roccaforti dell'antica Lega Nord) mentre Forza Italia è scesa da 4.596.956 a 2.275.948, nello stesso tempo sono arretrati anche i cosiddetti "centristi" del centro-destra: l'UDC nel 2018 aveva ottenuto 427.152 voti mentre adesso la lista dei Moderati (nonostante il sostegno di personaggi come il presidente della Regione Liguria Toti e il sindaco di Venezia Brugnaro) si è fermata a quota 255.270. 8) Particolare attenzione merita il voto ottenuto dal M5S. Tutti conoscono il travagliato iter che il Movimento ha percorso nella XVIII legislatura: scissioni e microscissioni mentre rimaneva costante la presenza al Governo con 3 diverse formule: alleanza con la Lega, alleanza con il PD, governo tecnico sostenuto da "larghe intese". Nel frattempo i sondaggi davano il M5S in costante discesa, addirittura al di sotto della soglia psicologica del 10%. Alla fine, dopo un mutamento di direzione politica e una campagna elettorale fortemente orientata soprattutto alla difesa della misura-simbolo del reddito di cittadinanza, sono arrivati 4.325.977 voti pari al 15, 42% sul totale dei voti validi (pari al 9.29% del totale degli aventi diritto). Occorre molta chiarezza su questi dati, accolti con una sorta di velato e ingiustificato trionfalismo. Nel 5 anni trascorsi al governo dopo aver conseguito la maggioranza relativa il M5S ha lasciato sul campo 6.406.089 voti nella massima parte finiti nell'astensione (che nessun partito è mai stato in gradi di frenare considerato che la percentuale dei partecipanti al voto è in costante calo da decenni). D'altro canto i transfughi del Movimento, in particolare l'ormai ex-ministro degli Esteri Di Maio, hanno tentato nuove avventure politiche risultando del tutto irrilevanti. Naturalmente il calo del M5S ha aperto, nella quota uninominale, un vera e propria autostrada per il successo del centro - destra ma questo è un elemento che chiama in causa la capacità coalizionale del PD, il suo asse strategico di riferimento e - ovviamente - gli elementi distorsivi anti-democratici presenti nella vigente formula elettorale che evidenzia aspetti di sicura incostitjuzionalità. Rimane il dato di fondo degli oltre 6 milioni di voti perduti. 9) L'alleanza tra Azione e Italia Viva ha inteso collocarsi al centro dello schieramento politico con il deliberato proposito di svolgere una funzione interditrice al riguardo dei due schieramenti ritenuti principali (sottovalutando tra l'altro il possibile esito del voto al M5S). Alla fine sono arrivati 2.183.170 voti pari al 7,78% del totale di voti validi: varranno un pugno di deputati considerata la non competitività della lista nella parte uninominale. In realtà la raccolta di voti del duo Calenda - Renzi (assolutamente sovraesposto mediaticamente) è risultato di molto inferiore alle attese dei due imprenditori politici di riferimento: rimasti alla fine le vittime più illustri dell'impopolarità dell'agenda Draghi(nonostante l'apparente consenso di cui sembrava godere il suo apparente estensore). Un analogo tentativo fu svolto nel 2013 dall'uscente presidente del Consiglio Mario Monti che (a differenza di Draghi) si espose in prima persona. Il risultato fu considerato deludente ma sicuramente migliore di quello ottenuto dall'alleanza centrista in questa occasione (da accompagnare tra l'altro con il fallimento dell'ipotesi centrista portata avanti sul versante del centro destra). Prima di tutto Monti, nel 2013, riuscì a comporre una coalizione che ottenne 3.591.451 voti, oltre un milione e mezzo di voti in più rispetto all'operazione di oggi, e anche la sua lista con 2.823.841 voti (le altre componenti dell'alleanza erano rappresentate dll'UDC e dall'effimera FLI di Gianfranco Fini) raggiunse una quota superiore a quella del duo Renzi- Calenda di oggi. 10) Sul voto al PD pesa come un macigno il duplice errore strategico compiuto dal suo gruppo dirigente: prima di tutto la mancata riforma della formula elettorale da tradursi in senso pienamente proporzionale; in secondo luogo l'evidente incapacità di costruire un fronte capace di fronteggiare adeguatamente il centro-destra nei collegi uninominali. Da segnalare anche la disperata oscillazione nella campagna elettorale partita all'insegna dell'agenda Draghi e terminata con velleità simil-populiste di ritardato laburismo. Ciò nonostante il voto al PD preso per sè stesso non è pessimo: nel 2018 (fatto salvo che in quell'occasione la perdita rispetto al 2013 era stata di circa 2.000.000 di voti) il PD aveva ottenuto 6.161.896 voti scesi in questa occasione a 5.346.826 voti (con una finta crescita percentuale dovuta alla diminuzione nei voti validi): 815.070 voti in meno. Si segnala però l'assoluta assenza di consenso raccolto da alleati inseriti in lista (fra i quali 2 ex-ministri della Sanità). Il problema principale per il PD sarà quello della segreteria e quello della crisi di astinenza da governo in un partito fondato su correnti e sulla logica del potere in centro e in periferia. 11) A sinistra va segnalato il passaggio di soglia della lista Alleanza Sinistra - Verdi che, praticamente, con un 1.017.652 voti raccoglie l'intero bottino di Leu nel 2018 che ammontava a 1.114.799 voti. Si tratta di un dato che, oltre alla presenza parlamentare, sarà da verificare se potrà essere considerato punto di partenza per una necessaria ricostruzione a sinistra dopo le tante battute d'arresto fatte registrare almeno dalla vicenda della Lista Arcobaleno nel 2008 in avanti. Fallito completamente il tentativo di Unione Popolare nonostate il tentativo di personalizzazione attorno alla figura dellex-sindaco di Napoli De Magistris e l'intervento d'appoggio da parte di protagonisti della politica europea. Unione Popolare si è fermata a quota 402.187 appena sopra alla quota di 372.179 voti che era stata ottenuta dalla lista di Potere al Popolo (comprendente egualmente Rifondazione Comunista) nel 2018. Anche questi sono dati che dovrebbero fornire occasione per un ragionamento diverso dal consueto: tanto più che si è ben notata la differenza tra un'elezione per un incarico di tipo monocratico rispetto a un'elezione di tipo direttamente politico. De Magistris infatti presentadosi alle regionali calabresi con una candidatura a Presidente aveva avuto all'incirca il 16%: la lista di UP nella circolazione Calabria ha ottenuto il 25 settembre il 2,27%. Infine completamente fallito il tentativo di sfruttare l'onda no-vax e no - Europa tentata dall'ex M5S Paragone bloccato a 533.190 voti e con la lista VITA dall'altra ex-deputata pentastellata Cunial (201,370 voti, 0,8%). Lontana dal quorum anche la lista rossobruna comprendente il PC di cui è segretario Marco Rizzo che ha avuto 347.713 voti pari all'1,24%.

In Italy’s Deserted Democracy, Far-Right Giorgia Meloni Has Emerged Victorious

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UNA VITTORIA SENZA TRIONFO: LA PRUDENZA DEGLI ITALIANI INDICA LA VIA A MELONI - GLI STATI GENERALI

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martedì 20 settembre 2022

Franco Astengo: Politiche 2022. Criticità della formula elettorale

POLITICHE 2022: CRITICITA' DELLA FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo Il sen.avv. Felice Besostri sta preparando due forme di protesta sulle quali informeremo a parte, riferite distorsioni che presenta la formula elettorale con la quale saranno suddivisi i seggi nelle elezioni politiche previste per domenica 25 aprile. Sarà bene allora chiarire nel merito alcuni punti che sorreggono l'idea di una seria contestazione all'impianto legislativo in uso. La legge n.165 del 3 novembre 2017 approvata dal Parlamento con voto di fiducia posto dal governo Gentiloni prevede un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo di deputati e senatori è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale su lista. Dopo la riduzione del numero dei parlamentari approvata con referendum confermativo il 20 settembre 2020 ad essere eletti saranno 400 deputati e 200 senatori, dei quali, rispettivamente, 8 e 4 nelle circoscrizioni estere. I collegi italiani porteranno quindi all’elezione di 392 deputati e 196 senatori, dei quali un terzo con il maggioritario, o uninominale, e due terzi con il proporzionale, o plurinominale. Per la prima volta, anche chi ha meno di 25 anni (e più di 18) voterà per eleggere il Senato. Su questo punto si rileva una forte criticità sul numero dei seggi assegnati a ciascuna regione per il Senato laddovr si registra che regioni di minor popolazione come il Trentino Alto Adige (composto da due provincie autonome) eleggeranno un maggior numero di senatori rispetto a regioni di maggior popolazione come Calabria, Liguria, Sardegna. Sono previste soglie di sbarramento: La soglia di sbarramento nella quota proporzionale è fissata al 3% su base nazionale, sia al Senato sia alla Camera, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% per la regione di riferimento. In aggiunta alla soglia del 3% è prevista anche una soglia minima del 10% per le coalizioni (all’interno delle quali però almeno una lista deve aver superato il 3%). Il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché non ha raggiunto il 3% ma eletto nel maggioritario ovviamente manterrà il suo seggio. Applicazione del proporzionale alla Camera e al Senato :un’importante differenza, stabilita dalla Costituzione, tra Camera e Senato è che il Senato deve essere eletto su base regionale. La nuova legge elettorale prevede che la ripartizione dei seggi tra le liste alla Camera sia effettuata su base nazionale mentre il riparto al Senato sarà regionale: fermo restando che le soglie del 3% e del 10% saranno comunque calcolate su base nazionale. Listini corti e bloccati: La legge prevede che i collegi plurinominali (parte proporzionale) siano formati dall’accorpamento di più collegi uninominali (parte maggioritaria). Ogni collegio plurinominale non eleggerà comunque più di 8 deputati. Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate. Secondo le indicazioni della consulta i collegi dovrebbero essere abbastanza piccoli per garantire la riconoscibilità dei candidati: tutti i nomi saranno scritti sulla scheda elettorale. Coalizioni e alleanze Un gruppo di liste coalizzate possono sostenere un solo candidato nella parte maggioritaria – uninominale e correre singolarmente nella parte plurinominale – proporzionale. Ovviamente, considerato che l’articolo 67 della Costituzione non prevede il vincolo di mandato la coalizione potrà essere sciolta in qualsiasi momento dopo le elezioni UNCA SCHEDA: NON C’E’ IL VOTO DISGIUNTO Il voto sarà espresso su di una sola scheda e non sarà possibile il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale. L’elettore quindi dovrà scegliere un abbinamento candidato – partito nell’ambito della stessa coalizione. PLURICANDIDATURE E’ previsto che un candidato possa presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino ad un massimo di cinque. In caso di elezione plurima non ci sarà però libertà di scelta dell’eletto. Se l’elezione si verificherà nella quota uninominale quello sarà il seggio assegnato; se eletto in diversi collegi plurinominali l’elezione sarà valida nel collegio nel quale la sua lista ha ottenuto la migliore percentuale. E’ previsto che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino e che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare il 60% dei capilista nei listini di un singolo partito. E’ previsto un meccanismo di recupero per i voti attribuiti ai partiti che, in coalizione nella parte uninominale – maggioritaria, non superano il 3% nella parte plurinominale – proporzionale. In quel caso le liste comprese tra l’1% e il 3% trasferiranno i loro voti ai partiti della stessa coalizione che avranno superato la soglia, in misura proporzionale rispetto ai voti da queste raccolti. Anche a costo di apparire noiosi e ripetitivi è necessario denunciare, passo per passo, tutte le storture che emergono dai vari passaggi di modifica della legge elettorale attualmente in discussione in Commissione alla Camera. Due elementi appaiono, oggi come oggi, oggetto d’attenzione: 1) Tutta la lista è completamente bloccata e gli eletti nella parte proporzionale saranno TUTTI scelti attraverso la loro posizione in lista senza preferenze e quindi senza intervento dei votanti. Non è vero che non esistono più le pluricandidature perché sarà possibile candidarsi in un collegio uninominale e in una lista blindata nella Circoscrizione.Le liste sono sì corte, ma possiamo dire irragionevolmente corte: basti pensare che il massimo di candidati per i partiti sono 4 anche quando ci sono da eleggere ben 8 Parlamentari. Le liste corte vanno messe in relazione con la circostanza che ogni candidato con il sistema plurinominale può avere fino a cinque pluricandidature, sistema che sentiamo chiamare dai nostri Rappresentanti come “paracadute” Intanto è necessario ancora una volta far notare che restano i nodi di fondo che riguardano questo sistema: 1) L’impossibilità del voto disgiunto. 2) Il numero fisso dei componenti le Assemblee impedisce la partecipazione di di candidati “indipendenti” nei collegi uninominali Cosa succede dei voti “persi”: -i voti dati nell’uninominale ai candidati non eletti sono persi e basta, non li si recupera .Se si vota solo per il candidato uninominale e non si fanno segni su nessuna delle liste che lo sostengono, il suo voto, sommato agli altri analoghi, sarà spalmato sulle liste col criterio dell’8 per mille, cioè chi ha avuto più voti in quel collegio si vedrà attribuire più voti non espressi dall’elettore. Così viene di fatto imposto all’elettore di scegliere altro soggetto ed il voto espresso solo all’uninominale (per esempio) viene trasferito al plurinominale, pur avendo l’elettore chiaramente scelto di non votare nessun altro. Ad aggravare tale aspetto concorre la circostanza che la “scelta” è fatta alla cieca, posto che l’elettore non potrà sapere il risultato di ciascuna lista del collegio plurinominale in cui ha scelto di non esercitare il voto. La mancanza della possibilità di esercitare il voto disgiunto è ancor più grave alla luce del quadro politico attuale, posto che viene imposto all’elettore che non trova gradito nessun candidato nella parte proporzionale di votare, di fatto, il partito più grande. Del tutto privo di logica è anche il meccanismo per il quale i partiti che a livello nazionale superano l’1% dei voti concorreranno a formare la cifra complessiva della coalizione, ma se non superano il 3% di voti non eleggeranno alcun Deputato ed i loro voti verranno ripartiti proporzionalmente alle altre liste. In sostanza si dice: hai scelto uno che non è forte abbastanza, allora “noi” premiamo il più forte; non ci sono argomenti logici per spiegare una scelta del genere. Sicuramente questa sono norme contrarie alla Costituzione in quanto violano: 1) personalità del voto; 2) libertà del voto; 3) il principio di delega.

Cile, Svezia e tra qualche giorno l’Italia: una sinistra senza bussola - terzogiornale

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Sweden's general election: Winners, losers, and what happens next | EUROPP

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L’Union européenne géopolitique selon Olaf Scholz - Fondation Jean-Jaurès

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Lo sviluppo umano delle economie avanzate si sta deteriorando? - Etica ed Economia

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Perché l'antipolitica - Etica ed Economia

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martedì 13 settembre 2022

Franco Astengo: Numeri dalla Svezia

NUMERI DALLA SVEZIA di Franco Astengo Il completamento delle operazioni di scrutinio con i voti dall'estero consente una prima analisi compiuta nel merito del risultato elettorale svedese analizzando i numeri in cifra assoluta e non in percentuale relativa. Prima di tutto la partecipazione al voto ha fatto registrare una lieve flessione nel totale dei voti validi scesi da 6.476.725 nel 2018 a 6.227.229 nel 2022 con una sostanziale tenuta ( meno 249.496). Esaminiamo allora il travaso di voti dal Partito Moderato al Partito Democratico(estrema destra) che ha fatto affermare agli osservatori di uno spostamento verso l'estrema destra: nel 2018 il Partito Moderato aveva raccolto 1.284.698 voti scesi nel 2022 a 1.187.350; il Partito Democratico di Svezia è salito da 1.135.627 nel 2018 a 1.282.352 nel 2022. I moderati hanno perso dunque 97.348 suffragi mentre i Democratici sono cresciuti di 146.725, quindi pescando voti anche al di fuori dall'insterscambio con i moderati (interscambio che ha consentito agli osservatori di scrivere di una "estremizzazione" della borghesia svedese). La tesi dell'estremizzazione della borghesia è confermata dal calo del Partito di Centro: calo dal quale dovrebbe derivare l'altra fonte di crescita per i democratici. Il Partito di Centro aveva ottenuto nel 2018 557.500 voti scesi a 417.851 nel 2022 con una flessione di 139.649 suffragi. La somma delle perdite di Moderati e Centro assomma dunque a 236.997 voti andati, per una parte, ai democratici e per un'altra presumibilmente all'astensione. Sul versante del centro - sinistra il Partito Socialdemocratico (perno tradizionale dello schieramento) ha aumentato i propri voti, dimostrando anche di non aver subito contraccolpi dalla scelta di adesione alla NATO: nel 2018 il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia aveva avuto 1,830. 386 consensi saliti a 1.897. 965 con un incremento di 67.579 suffragi. Una vistosa flessione si è verificata invece per il partito Democristiano sceso a 333.327 voti nel 2022 dai 409.478 del 2018, con un calo di 76.151 voti. Esaminiano allora il complesso dello spostamento di voti nell'area rosso - verde: calo per la Left scesa a 414.604 nel 2022 in luogo dei 518.454 del 2018 (meno 103.850) perdita non compensata dall'ascesa dei Verdi da 285.899 nel 2018 a 314.579 nel 2022 (più 28.680). Nella sostanza l'area rosso - verde perde 75.170 voti cui andrebbero aggiunti i 29.665 voti di Iniziativa Femminista 2018 non conteggiati (una parte di questi voti potrebbe essere inclusa nella voce "altri" della tabella). Flessione anche per il partito Liberale sceso da 355.546 voti nel 2018 a 286.503 nel 2022 ( una perdita di 69.043 voti). In sostanza ci troviamo di fronte a uno spostamento a destra dovuto all'incremento del Partito Democratico (più 146.725) dovuto alla perdita dei Moderati (97.348) e del Partito di Centro (139.649) : decrementi quelli dei Moderati e del Partito di Centro che potrebbero anche aver favorito l'astensione. Nell'area del centro - sinistra si è invece accentuata la polarizzazione sul Partito Socialdemocratico il cui incremento accompagnato dalla crescita dei Verdi non ha compensato la perdita, da un lato, della Sinistra e dall'altro dei Liberali e dei democristiani. Esito da cui nasce la difficoltà evidente che si presenta per il sistema politico svedese.

lunedì 12 settembre 2022

San Siro: Sala e il PD possono rimediare e fare bella figura - Il Migliorista

San Siro: Sala e il PD possono rimediare e fare bella figura - Il Migliorista

L’EUROPA E IL GAS -

L’EUROPA E IL GAS -

Roberto Biscardini: A due settimane dal voto

A DUE SETTIMANE DAL VOTO di Roberto Biscardini A poco più di due settimane dal voto del 25 settembre non diminuisce l’incertezza degli elettori a fronte di una campagna elettorale sostanzialmente inesistente. Spesa nelle prime settimane quasi esclusivamente a discutere di candidature per rispondere ad una legge elettorale pessima e incostituzionale, che consente ai segretari dei partiti di determinare a tavolino, a meno di qualche seggio ancora contendibili, i parlamentari che saranno eletti. Non è un caso infatti che nessun segretario di partito si sia impegnato veramente per cambiare questa legge, non rinunciando a scegliere i parlamentari a loro più vicini, dopo avere peraltro approvato il taglio del numero dei parlamentari e ridotto così ulteriormente il diritto di rappresentanza dei cittadini e dei territori. E’ in questo quadro che la disaffezione e la delusione nei confronti della politica non è diminuita, e cresce in molti la sensazione che il proprio voto sia sostanzialmente inutile. Tutto sembra già deciso e il risultato scontato: che la coalizione di centrodestra possa vincere alla grande rispetto a quella di centrosinistra e che il successo di Giorgia Meloni possa essere non solo sicuro ma anche di rilevanti dimensioni. Un’avanzata della destra, segno di un generale degrado della politica dovuto all’affermazione progressiva della cultura e del disegno neo-liberista, all’assenza per anni di una politica di sinistra da parte delle forze che si erano candidate a rappresentarla, alla crisi del sistema istituzionale. E così al fisiologico voto della destra e dei conservatori si aggiungerebbe oggi quello espressione della crisi di fiducia nella politica e quello delle aree economiche più disagiate che si appoggiano di volta in volta su chi appare in quel momento più forte e credibile. Pur con le ovvie differenze, ciò che rimane del vecchio bipolarismo ha in comune più la conservazione degli attuali assetti sociali che non la contrapposizione di progetti tra loro alternativi. Entrambi portano la responsabilità di aver annullato il ruolo democratico ed essenziale dei partiti, di aver lasciato campo libero agli interessi della speculazione finanziaria e della burocrazia parassitaria, facendo carta straccia di molte pagine della nostra Costituzione nonostante la retorica della “Costituzione più bella del mondo”. Nonostante questo scenario assolutamente preoccupante, spetta a noi, e a chi ha ancora voglia di reagire, di non ritenere il 25 settembre l’ultima spiaggia rispetto alla necessità di un cambio di rotta. Un cambiamento necessario, nella prospettiva di costruire una nuova alleanza sociale ed elettorale per rispondere alle istanze economiche e sociali della fasce più deboli, dei lavoratori dipendenti e precari e dei ceti medi impoveriti. Per tutti coloro le cui ingiustizie e disuguaglianze sono aggravate dagli effetti della guerra e dal crescere delle difficoltà economiche dei prossimi mesi. Costruire una nuova offerta politica a fronte di una domanda crescente con non ha trovato da anni alcuna risposta. Oggi, in assenza di una lista dichiaratamente socialista e socialdemocratica, chi per identità o per scelta riconosce nei fatti, e in questo particolare momento, l’urgenza di una svolta e il bisogno di politiche socialiste come necessità concreta, potrà, pur con opzioni diverse, sostenere quelle forze e quei candidati che danno maggiori garanzie affinché nel prossimo Parlamento ci sia un’opposizione forte ed efficace al possibile governo della destra. Scelte elettorali, tutte in qualche modo giustificabili, a condizione di non ritenere che la partita di ricostruzione di un nuovo socialismo, all’altezza della gravità della situazione, sia chiusa. Rimarrà, dal giorno dopo, come aprire questa nuova fase, attraverso la partecipazione di tutti coloro che si rendono disponibili a costruire una nuova sinistra, oggi non più riconoscibile e che ha fatto della sua debolezza una delle cause principali sia della crisi del sistema, sia del possibile successo della destra.

LA SFIDA VINCENTE DEL CENTRO-DESTRA - GLI STATI GENERALI

LA SFIDA VINCENTE DEL CENTRO-DESTRA - GLI STATI GENERALI

Franco Astengo: Punti elettorali

PUNTI ELETTORALI di Franco Astengo 1) Le fonti più accreditate ed autorevoli della politologia italiana indicano che il risultato elettorale è già deciso a favore del centro destra: all'inizio della campagna elettorale l'Istituto Cattaneo stimava alla Camera 141 seggi al centrosinistra (comprensivo dei centristi), 29 al M5S, 228 al centrodestra, 2 ad altri partiti. Attualmente la stima è di 249 al centrodestra (Fdi 135; Lega 67; Forza Italia 41, Moderati 6), 82 al centrosinistra (PD 69, Sinistra Italiana - Verdi 11, Bonino 1, Impegno Civico 1), 37 al movimento 5 stelle, 18 ai centristi, Italexit 8, SVP 3. Al Senato, a luglio: 68 al centrosinistra (comprensivo dei centristi), 13 movimento 5 stelle, 117 centrodestra. Attualmente: 43 al centrosinistra (36 PD, 6 Verdi - Sinistra Italiana, 1 Bonino), 9 ai centristi, 19 al Movimento 5 stelle, 121 al centro destra (64 a FdI, 33 Lega, 21 Forza Italia, 3 Moderati) SVP e altri 4. 2) Valutazione conseguente: la campagna elettorale sta muovendo molto poco anche perché non compaiono opzioni convincenti sui temi principali (primo fra tutti l'inflazione, poi il lavoro mentre appare sempre più abbandonato il tema della guerra dove la scelta atlantica e filo USA non è penetrata e appare in difficoltà la coincidenza NATO/UE). 3) In particolare appare in grande difficoltà il tentativo di sviluppare da parte del PD una campagna elettorale all'insegna del "voto utile" (ridicolmente collocato in una dimensione di difesa costituzionale e di critica alla legge elettorale, dopo essere stato uno dei principali artefici dell'attacco alla Costituzione) in una idea di contrapposizione frontale con FdI rievocando così la "vocazione maggioritaria". E' mancata da parte del PD l'applicazione di un vecchio principio secondo il quale le elezioni si vincono non irrigidendo il fronte avversario. Errore commesso anche dalla Lega che non ha analizzato il fallimento di quota 100 mentre il centrodestra nel suo insieme ha contribuito a rilanciare il M5S (danneggiando così il PD) attaccando quota 100 e di conseguenza irrigidendo in difesa gran parte dei percettori (in buona parte dislocati al Sud). 4) Il grosso dell'astensionismo sembra rimasto numericamente intatto. Se guardiamo alla media possibile del totale dei voti validi tra il calo fatto registrare tra politiche 2013 (34.005.755) ed europee 2014 (quelle del falso 40% di Renzi: 27.371.744) e politiche 2018 (32.841.025) ed europee 2019 ( 26.662.962) comparando anche i dati della partecipazione nelle elezioni regionali seguenti alle europee tra 2020 e 2021 pare ragionevole si mantenga un trend di caduta tra 1.500.000 e 2.000.000 di voti rispetto al 2018 con una partecipazione che si aggirerebbe al 65% (31.500.000 presenti alle urne cui vanno detratti i fisiologici 1.500.000 tra bianche e nulle con un netto di voti validi attorno ai 30.000.000) 5) La formula elettorale in uso ci dice anche che non esiste voto utile a fronteggiare la destra. Non servirebbe neppure un recupero dell'astensione se non avvenisse mirato in alcune regioni come Piemonte, Lombardia, Veneto, Sicilia dando per scontato che (come non è) la maggioranza di un eventuale ritorno alle urne fosse composto da elettrici ed elettori orientati a sinistra. Il voto al PD, considerata l'impossibilità del voto disgiunto, è utile soltanto per chi ha interesse agli equilibri interni al Partito Democratico (e all'eventuale idea di un ritorno, fra qualche tempo, a un governo tecnico e/o di "larghe intese"). 6) A sinistra la presenza di due liste, una legata alla formula del centro - sinistra (Alleanza Sinistra Italiana - Verdi) e l'altra impegnata fuori da un contesto di alleanza (Unione Popolare), oltre alla presenza di esponenti di Articolo 1 nelle liste del PD, pone ancora una volta la questione del "quorum". I dati sopra riportati indicherebbero l'alleanza Sinistra Italiana - Verdi come la più vicina al passaggio della soglia. Dal punto di vista di Sinistra Italiana vanno rimarcate tre forti carenze nello sviluppo della campagna elettorale: da un lato sul versante dell'opzione pacifista, in particolare di matrice cattolica, dall'altro lato sui temi della condizione materiale di vita (inflazione) e del lavoro e ancora nel mettere al centro la questione dell'affermazione costituzionale e di una nuova formula elettorale in linea con le battaglie fatte contro le leggi vigenti e nel referendum sul taglio dei parlamentari (su questo punto esiste anche una questione di trascuratezza nel rapporto con settori della sinistra storica e del mondo socialista particolarmente impegnati in questo campo). Così come servirebbe un'espressione di appoggio verso la proposta di esprimere una forma di protesta circa il sistema d'elezione (liste bloccate, ecc.) da presentare ai presidenti di sezione. 7) In questo modo si pone sicuramente la questione di una presenza parlamentare della Sinistra (tenuto conto che l'alleanza sinistra italiana - verdi non si presenta come progetto strategico di nuova identità e soggettività della sinistra italiana) ad una precisa condizione: la presenza parlamentare della Sinistra (che pure risulterà molto limitata numericamente) dovrebbe rappresentare un punto utile per il futuro soltanto a condizione che non rappresenti un punto di autoconservazione di un gruppo chiuso ma il momento di apertura per una nuova prospettiva a sinistra di cui si è tanto discusso. E' necessario però impostare su questo elemento l'ultima parte della campagna elettorale.

venerdì 9 settembre 2022

Crisi energetica, per l'Italia la tempesta è già qui. L'economista Polo: "Pochi margini di manovra per il nuovo governo. E in Europa serve una compattezza che non è scontata" - Il Fatto Quotidiano

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La batosta elettorale in Cile non significa sostegno alla Costituzione di Pinochet - Strisciarossa

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Where is the French left going? – Christophe Sente and Christopher Mackin

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Sweden's neck-and-neck election race – Democracy and society | IPS Journal

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Enzo Cheli: Perché dico no al presidenzialismo

03-Cheli-FQC-3-2022.pdf

giovedì 8 settembre 2022

La dittatura della finanza e il mercato del gas | Global Project

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In Cile vince il “rechazo” ma la battaglia per cambiare il paese continua | Global Project

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🖊️ ProgPage: The war-price spiral

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Franco Astengo: Proposte a sinistra

PROPOSTE A SINISTRA Sintesi della relazione svolta da FRANCO ASTENGO all'assemblea dell'Associazione "Il rosso non è il nero" (Savona 6 settembre 2022) La prospettiva politica che si presenta alla vigilia delle elezioni può essere così riassunta: 1) Governo di destra se la coalizione Fdi-Lega-FI supera il 65% dei seggi alla Camera e al Senato e al'interno della coalizione Fratelli d'Italia consegue la maggioranza assoluta (120 seggi su 240 alla Camera); 2) In caso contrario ritorna in scena la prospettiva delle larghe intese e del governo tecnico (che sarà richiesto dalla crescita di peso delle politiche pubbliche su base sovranazionale, considerato il combinato disposto tra emergenza sanitaria, guerra, speculazione finanziaria). Premesso: a) che il richiamo al "voto utile per la democrazia" lanciato dal segretario del PD appare del tutto campato in aria stante i meccanismi presenti nella formula elettorale che lo stesso PD non solo aveva votato ma di cui un suo esponente (poi passato a IV) era stato relatore. In seguito lo stesso PD ha contributo a mantenere in vita questa formula nonostante gli evidenti profili di incostituzionalità e di oggettivo vantaggio per la destra; b) Assieme a molti altri elementi di merito il tema costituzionale è quello che rende il sistema estremamente fragile come abbiamo visto seguendo nel corso degli anni i fenomeni della personalizzazione, dell'astensionismo, della volatilità elettorale, dei clamorosi errori commessi in occasione della modifica del titolo V e della riduzione nel numero dei parlamentari . Fragilità del sistema alla quale ha sicuramente concorso in maniera molto accentuata il M5S puntando prima sulla delegittimazione delle istituzioni poi convertendosi, con una operazione di gigantesco trasformismo, in una logica di governo populista e opportunista; c) si pone il tema di una possibilità a sinistra di riuscire nell'intento di superare la soglia e conseguire una rappresentanza parlamentare. Sinistra della quale non si possono comunque omettere i limiti profondi accumulati in anni di mancata espressione di autonomia strategica attorno ai temi decisivi della nuova qualità delle contraddizioni sociali: un'assenza di progettualità sistemica che ha portato le diverse formazioni seguite alla diaspora della sinistra storica in una dimensione di assoluta marginalità. Per arrivare a ottenere un risultato di presenza istituzionale della sinistra, che appare comunque di una qualche importanza per la democrazia italiana ed europea, è necessario allora riflettere su due punti: 1) una maggiore definizione di identità legata alla condizione economico - sociale dei propri ceti di tradizionale riferimento soprattutto al riguardo dell'opzione di ricerca della pace nel conflitto europeo in corso; dell'intervento pubblico in economia (mentre a destra si lavora su nazionalismo e coroporativismo) da realizzarsi nel quadro sovranazionale; della difesa delle condizioni materiali di vita dei lavoratori dipendenti dall'inflazione. Rispetto alla difesa delle condizioni materiali di vita per lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati una proposta possibile nell'immediato potrebbe essere quella dell'utilizzo della tassazione sugli extra-profitti delle aziende energetiche (ma non solo se si pensa alla speculazione sui generi alimentari) per finanziare almeno per 12 mesi il ripristino della scala mobile adeguando ogni 3 mesi stipendi e salari al tasso effettivo di inflazione. 2) l'avvio immediato di un discorso che preveda, per l'immediato post - elezioni, una fase di concreta interlocuzione tra i diversi soggetti politici, associativi, espressione di diverse realtà culturali sul territorio con il fine di porre con i piedi per terra i termini concreti di un adeguato recupero di soggettività di sinistra, tema tante volte toccato negli anni ma mai affrontato davvero mentre - come già accennato - si accentuava sempre di più la marginalità delle forze esistenti.

domenica 4 settembre 2022

Luciano Belli Paci: L'ora è fuggita....

L’ORA È FUGGITA E VOTO DISPERATO Più si avvicina il giorno delle elezioni e più mi frulla nella testa la romanza della Tosca: “… l’ora è fuggita e muoio disperato”. Ma fortunatamente, mentre Cavaradossi si dispera perché deve morire, io mi dispero solo perché devo votare. L’ora è fuggita e non è stato realizzato quel “partito che non c’è” che nel 2018 avevo invocato come meta dell’operazione Liberi e Uguali ( https://www.facebook.com/luciano.bellipaci.9/posts/pfbid0jZ3nFz4Z2JDBZjjDojuGNdyeMS6MD2iXFTErSNaYJ8BjbBbFj358kdPeyCA2Tw4Ml ). I partitini fondatori di LeU sono sempre lì, sempre più esangui, settari e senza scopo. Dopo anni da separati in casa nello stesso gruppo, adesso lo sono nella stessa coalizione. L’ora è fuggita e non è stata fatta una decente legge elettorale. Così si rivota con la legge più pazza del mondo, ma questa volta con rischi decuplicati. E sì che da anni erano stati avvisati che il Rosatellum era una bomba innescata e che tic-tac tic-tac, prima o poi … ( https://www.facebook.com/luciano.bellipaci.9/posts/pfbid0KqYhqPB8D2Y4gt6aw6HKcHASCp3CZYvN4uSixovQ7SbJJBGYkCkUSKmhoMyzGTrFl ) L’ora è fuggita e M5S e PD hanno buttato nel cesso il vaccino che li salvava dai rispettivi virus, e che era anche l’unico scudo che avrebbe potuto contrastare il trionfo delle destre: il campo largo. Quella strana alleanza stava educando i grillini a non confondere le istituzioni con scatole di tonno, e il Pd a non pensare alle brioche ogni volta che il popolo protesta. Niente, Conte senza neanche rendersene conto ha creato l’incidente che ha portato alla crisi, e Letta come nella barzelletta ha fatto il marito tradito che si taglia gli attributi: due geni ! L’ora è fuggita ed è arrivata, inattesa, la guerra in Europa. E come al solito la guerra divide la sinistra, sconvolgendo anche legami e amicizie. Per me è impossibile stare con quelli che, replicando in forma farsesca gli errori del 1939, non si schierano senza remore contro quanto c’è di più simile al fascismo nel nostro tempo: l’aggressività di Putin e dell’internazionale che a lui fa riferimento. Con quelli che per decenni hanno strepitato contro l’imperialismo e per l’autodeterminazione dei popoli ma, evidentemente, coltivavano solo una suprema ostilità verso l’Occidente. L’ora è fuggita ed io, che ho sempre votato con passione per partiti dei quali spesso ero anche iscritto e militante, questa volta mi ritrovo a lottare contro la tentazione fortissima di non votare. In queste elezioni non c’è nessuno che mi rappresenti, neppure approssimativamente; nessuno merita davvero il mio voto, anzi tutti (parlo ovviamente del mio campo, che è la sinistra democratica) meriterebbero di essere mandati con tutto il cuore a quel paese. Eppure devo votare, per non dovermi rimproverare un giorno di non averlo fatto. Devo vincere la nausea e la rabbia, turarmi naso, occhi e orecchie, ma voterò. Non voterò a favore, ma solo contro. Pur di votare contro, il 25 settembre voterò l’unico schieramento che ha una possibilità, ancorché minima, di contenere le dimensioni della vittoria delle destre: l’alleanza di centro-sinistra. E lì dentro voterò, per mancanza di alternative accettabili, il partito senz’anima che mai avrei pensato di votare e la cui stessa esistenza costituisce dall’origine un’ipoteca per l’evoluzione della sinistra e dell’intero assetto politico nel nostro Paese: il Pd, o meglio (così mi distraggo un po’) la lista Italia democratica e progressista. Per aumentare la mia disperazione, mi hanno messo nell’uninominale Camera il pannelliano di destra Benedetto Della Vedova, e nella lista proporzionale Senato capolista Carlo Cottarelli. Quello che si è candidato per “evitare che il Pd si sbilanci troppo a sinistra”. Non ditemi niente, forse stava meglio Cavaradossi. Luciano Belli Paci

L’attentato a Cristina Kirchner nell’Argentina spaccata in due

L’attentato a Cristina Kirchner nell’Argentina spaccata in due

giovedì 1 settembre 2022

Istat: "A luglio 22mila occupati in meno, tutte donne. È il primo calo da agosto 2021". Aumentano solo i precari: sono 3,16 milioni - Il Fatto Quotidiano

Istat: "A luglio 22mila occupati in meno, tutte donne. È il primo calo da agosto 2021". Aumentano solo i precari: sono 3,16 milioni - Il Fatto Quotidiano

Il partito unico della ricchezza intoccabile - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il partito unico della ricchezza intoccabile - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro: In Italia la ricchezza privata cresce del 50% in dieci anni, mentre crescono povertà e disuguaglianze. Ma nessun politico affronta il tema.

How Italy Lurched From Anti-Fascism to Anti-Politics

How Italy Lurched From Anti-Fascism to Anti-Politics: After 1945, Italy had strong left-wing movements and an anti-fascist consensus that stemmed from the wartime resistance. Since the 1990s, however, a corrosive “anti-political” mood has displaced anti-fascism, and the far right has been the main beneficiary.

Cile: referendum storico in un paese diviso

Cile: referendum storico in un paese diviso

martedì 30 agosto 2022

Stipendi, i nuovi dati Ocse: nel 2021 inversione di tendenza, ma in 30 anni sono saliti solo dello 0,3%. Nonostante la volata del pil l'Italia resta ultima - Il Fatto Quotidiano

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The End of Stability by Joschka Fischer - Project Syndicate

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Camusso: Il jobs act va abolito, partiamo da qui | Left

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Tassare ed arginare le speculazioni finanziarie è ancora un tabù | Left

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Pronti, credo. Slogan e immagini della destra di Giuseppe Mazza | Doppiozero

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lunedì 29 agosto 2022

Franco Astengo: Avvio

All'avvio della campagna elettorale sarebbe forse il caso di aprire un fronte di riflessione riguardante il tema della possibilità per la sinistra di ottenere una rappresentanza istituzionale: possibilità che per la lista di Unione Popolare appare abbastanza lontana da una qualche realizzabilità concreta mentre l'alleanza Sinistra Italiana /Verdi non sfugge all'impressione di un arretramento rispetto alle aspettative di partenza e di una certa marginalità al riguardo del confronto in atto . Marginalità accentuata dalla presenza dei Verdi italiani, soggetto storicamente in ritardo (soprattutto nel quadro europeo cui fanno comunque riferimento) sulla capacità di impadronirsi, di volta in volta, del nocciolo delle contraddizioni in atto realizzando così un'adeguata impostazione propositiva. Al centro dello scontro infatti stanno due questioni: 1) inflazione e crisi energetica. Possibili due proposte: Si è creata una voragine enorme che può essere affrontata soltanto attraverso ammortizzatori sociali (abbattimento dell'IVA, taglio del carico fiscale, contributi a fondo perduto alle imprese ecc, ecc) finanziabili in due modi: seguendo la proposta della CGIL della tassazione straordinaria degli extra -profitti oppure facendo ulteriore debito dopo quello contratto con il lockdown come vorrebbero gli eterni populisti 5 stelle. La proposta della CGIL può porsi com principio di riferimento di una politica di redistribuzione; 2) politica industriale.Si dovrebbe riscrivere la storia delle privatizzazioni che portarono alla chiusura dell'IRI, dell'itinerario che condusse alla stipula del trattato di Maastricht nel segno dell'Europa monetarista e poi dell'adesione all'Euro, del determinarsi del deficit democratico a livello europeo fino al netto prevalere, nell'opinione pubblica, delle posizioni della destra nazionalista. In questa campagna elettorale la sinistra non può abbandonare il tema della politica industriale cercando invece di far capire, prima di tutto, quali sono i legami più forti e importanti del nostro apparato produttivo tali da rendere soltanto propagandistico il tema della ricerca di una diversificazioni delle fonti energetiche e individuando davvero l'origine speculativa dell'aumento dei prezzi. Neppure può essere abbandonato al nazionalismo protezionista e corporativo il tema dell'intervento pubblico in economia; un punto sul quale aprire una riflessione molto ampia nella quale dovrebbe essere compreso il discorso sull'identità di una soggettività politica all'altezza delle difficoltà dell'oggi e rappresentativa del portato storico (ormai del tutto ignorato) della sinistra italiana. E' urgente la rielaborazione di una linea di intervento pubblico in economia che contrasti la deriva nazionalista. Una rielaborazione strategica che deve riportare in campo il concetto decisivo di programmazione e quindi una logica "organica" di governo. Franco Astengo

IL PREZZO DEL GAS -

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La rivista il Mulino: Uno Stato a pezzi

La rivista il Mulino: Uno Stato a pezzi

Landini: «La dignità dei lavoratori viene prima dei profitti» - Collettiva

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sabato 27 agosto 2022

Franco Astengo: Tigri di carta

TIGRI DI CARTA di Franco Astengo L'avvio della campagna elettorale sembra far registrare alcuni passaggi sulla base dei quali dovrebbe esserne informato il successivo sviluppo: 1) la situazione internazionale ha richiamato alcuni degli attori in campo da una parte e dall'altra verso le logiche della ricerca del "complottismo" ricostruendo anche termini desueti da "logica dei blocchi"; 2) per ora manca quasi completamente la volontà di mettere al primo posto la propria elaborazione progettuale preferendo muoversi semplicemente per contrastare l'avversario e rivolgendosi in buona parte dei casi su temi marginali verso un'opinione pubblica impaurita e giorno per giorno progressivamente impoverita; 3) le due formazioni "maggiori", almeno a giudicare dai sondaggi, lavoravano più in direzione del csottrarr spazio ai propri alleati che non a privilegiare la crescita della coalizione di cui fanno parte ( viene, infatti, data per scontata l'assegnazione preventiva dei seggi nei collegi uninominali che dovrebbe favorire fortemente il centro-destra). Per FdI la questione riguarda l'assegnazione dell'incarico a formare il governo nel post - elezioni; per il PD l'inseguimento del vecchio sogno della "vocazione maggioritaria" e della "bipartizzazione" del sistema politico; 4) risulta completamente trascurato il tema dell'astensionismo, considerato erroneamente fisiologico, e la possibilità di un recupero in quella direzione. Invece soltanto il recupero di una parte della diserzione dal voto (puntando a ridurla attorno al 25%) potrebbe far pensare di modificare alcune situazioni nel rapporto di forza che apparentemente appaiono incontrovertibili. Un recupero che si trova però di fronte a tre elementi di difficoltà: a) la semina di sfiducia verificatasi con l'avvento della politica illusionista e il conseguente crollo del consenso al M5S; b) l'assenza di strutturazione territoriale delle forze politiche; c) le liste bloccate in tempo di taglio della rappresentanza con la conseguente scelta delle candidature affidata ai "cerchi magici" e ai "paracadute da salvataggio". Verifichiamo allora qualche numero: Nelle elezioni politiche 2018 i votanti sul territorio nazionale furono il 72,94% (con un totale di 32.841.025 voti validi con 1.500.000 circa di schede bianche e nulle): alle Europee 2019 il 56, 09% (26.662.962 voti validi con 1.400.000 circa di schede bianche e nulle). Le elezioni regionali successive alle Europee hanno fatto registrare questi dati: Umbria 64,69%, Emilia Romagna 67.67%, Calabria 44,33%, Veneto 61.15%, Liguria 53,42%, Campania 55,52% (La Liguria: ultima regione del Nord o prima regione del Sud?), alla ripetizione del voto in Calabria la quota di votanti è rimasta pressoché invariata al 44,36%. In sostanza il recupero dei voti validi verificatosi in alcune regioni non è apparso consolidarsi al punto da fare prevedere, almeno in questo momento, ad un ritorno alla quota del 2018. E' così ragionevolmente possibile prevedere un totale di votanti del 65% corrispondente a circa 29.700.000.voti validi ferma restando a 1.500.000 la quota di schede bianche e nulle. Quindi circa 3.000.000 di voti validi in meno. Questi dati ci forniscono allora alcune indicazioni: 1) alla fine della favola è probabile che le due formazioni maggiori , nella somma dei loro consensi si collocheranno al di sotto del 50% dei voti validi. In questo senso è valida la definizione "tigri di carta" intesa come indicazione di una debolezza di sistema. Fdi e PD stanno impostando una fanciullesca campagna elettorale: da un lato puntando i piedi per reclamare un incarico che non sarà comnque assegnato dall'esito elettorale di un singolo partito e dall'altra riscoprendo una sorta di manicheismo ideologico dopo essersi trastullati per anni sulla fine delle ideologie se non addirittura sulla "fine della storia". Materie estremamente delicate e importanti sembrano completamente fuori dal dibattito: industria, lavoro, informazione, stato sociale (al riguardo della sanità, ad esempio, appare completamente assente una discussione sugli esiti della regionalizzazione realizzata attraverso la tragica modifica del titolo V della Costituzione), scuola, università. Così come appare latitante la riflessione sui temi istituzionali e sul combinato disposto legge elettorale /riduzione nel numero dei parlamentari Ebbene alla fine questi due partiti che,almeno sulla carta, sembrano contendersi la maggioranza relativa potrebbero avere all'incirca 13.500.000 voti in due. Ciò significa che fuori dai loro rispettivi recinti starebbero più di 16.000.000 di voti validi e all'incirca più di 20.000.000 astenuti, schede bianche e schede nulle comprese verso i cittadini che stanno scegliendo questa strada non si sta rivolgendo nessuno. Un sistema politico in grave crisi per una somma di ragioni , senza rinvangare antiche storie del tempo dei partiti di massa quando i protagonisti del "bipartitismo imperfetto" assommavano (1976) quasi 27.000.000 di voti validi su 36.700.000 espressi e un'astensione del 6% (2.400.000 diserzioni dalle urne) più 1.000.000 tra schede bianche e nulle :restiamo alle cifre senza ricordare compromesso storico, terza fase, conventio ad excludendum, democrazia bloccata poi consociativa: tutta materia di responsabilità della classe dirigente di allora, ma sistema solido fortemente ancorato alle contraddizioni sociali e alla capacità di rappresentanza; 2) Infine un avviso a chi si trova sulla soglia del 3%: serviranno più o meno 900.000 voti. Per chi ha dovuto raccogliere le firme per la presentazione è evidente che c'è stato un dato di mobilitazione militante, ma questo discorso vale anche per chi non ha dovuto sottoporsi a questa difficile prova. Il punto della soluzione dell'impervia ascesa al quorum (qualcuno tanti anni fa titolò sul raggiungimento del Karaquorum), in assenza di una sufficiente possibilità di apparizione mediatica, risiederà soprattutto nella presenza territoriale: e su questo punto si misurerà il dato di una organizzativamente insufficiente offerta politica, un elemento ques'ultimo che riguarda direttamente la sinistra e che dovrà essere affrontato nel dopo - voto . Forse si sarebbe dovuto, per tutti, riflettere meglio sulla partecipazione dal basso nella composizione della liste.

Perché votare è importante, nonostante tutto - terzogiornale

Perché votare è importante, nonostante tutto - terzogiornale

Scioperi all’inglese, lottare per recuperare il potere di acquisto - terzogiornale

Scioperi all’inglese, lottare per recuperare il potere di acquisto - terzogiornale

Per il Pd è l'ora di riprovare un neolaburismo tosto e non classista | Il Foglio

Per il Pd è l'ora di riprovare un neolaburismo tosto e non classista | Il Foglio

venerdì 26 agosto 2022

Bernie Sanders Is Rallying to Build Working-Class Power

Bernie Sanders Is Rallying to Build Working-Class Power: Bernie Sanders is holding rallies in cities across the country — not to stump for candidates but to broadcast ordinary people’s struggles, build enthusiasm for the labor movement, and promote pride among the working class. That’s exactly what we need.

martedì 23 agosto 2022

Franco Astengo: Chiarire

TANTO PER CERCARE DI CHIARIRE di Franco Astengo In vista delle elezioni del 25 settembre: 1) L'allarme lanciato da tempo al riguardo della formula elettorale non era frutto dell'ipercriticismo di alcuni appassionati cultori della materia ,fra i quali si colloca anche chi era già riuscito a far dichiarare incostituzionali due formule precedentemente varate da qualche "sapientone" ufficiale. La questione vera, al di là delle liste bloccate, è quella della esagerata distorisione contenuta nel meccanismo di traduzione dei voti in seggi, grazie all'impossibilità di voto disgiunto tra parte uninominale e parte proporzionale e quindi del pratico annullamento nel rapporto direttore elettore/eletto tipico del collegio uninominale; 2) Questo particolare aspetto esposto nel punto 1 avrebbe richiesto un di più sul piano della capacità coalizionale: capacità che non sta nel DNA del PD nato con la stimmate della "vocazione maggioritaria" e della riduzione del sistema a bipartitico (si veda Veltroni 2008 e adesso Letta nel tentativo di ridurre lo scontro elettorale al derby PD/FdI). Il PD ha storicamente trascurato la necessaria articolazione del sistema e adesso si trova con una ridottissima area di fiancheggiamento (più o meno del valore del 6-7% quindi nulla rispetto alla parte maggioritaria) .Inoltre i deboli alleati del PD si sono mossi soprattutto al riguardo della conservazione del proprio apparato (salvo 1 o 2 candidature rispetto al quadro complessivo); 3) Sotto l'aspetto di quanto riportato al punto 2 prima il PDS poi il PD hanno commesso errori strategici proprio al riguardo del delicatissimo terreno costituzionale. Due tra le modifiche più importanti della nostra Carta Fondamentale realizzate negli ultimi 20 anni erano, infatti, state elaborate per inseguire potenziali alleati: la modifica del titolo V al riguardo della Lega, la riduzione del numero dei parlamentari in riferimento al M5S. Entrambi questi soggetti sono adesso fuori da un contesto elettorale favorevole al PD ( va ricordato che la Lega è sempre stata decisiva per la vittoria del centro - sinistra, come accadde nel 1996 quando lo "sfilamento" da Berlusconi e la parallela "desistenza" del PRC furono all'origine della vittoria dell'Ulivo: vittoria ottenuta dal punto di vista tecnico e non certo politico come fu dimostrato dalle vicende successive); 4) Nel frattempo si è favorita la crescita dall'astensione (ad esempio con l'istituzione della tessera elettorale in luogo della distribuzione dei certificati e con la riduzione nel numero delle sezioni) cullando l'illusione dell'allineamento ai sistemi delle grandi democrazie occidentali (senza vederne la crisi e senza riflettere sulla trasformazione del nostro sistema politico in coincidenza con il mutamento di natura e di ruolo dei partiti). Sicuramente alla crescita dell'astensione hanno contribuito altri e più importanti fattori: in ogni caso adesso ci troviamo, anche nell'occasione di elezioni legislative generali, alla soglia del 40% di non voto: più o meno la somma dei due partiti più forti (che, in sostanza rischiano di valere ciascheduno più o meno il 15% dell'elettorato, se non di meno, ed è questo un fattore centrale di indebolimento del sistema); 5) La riduzione del numero dei parlamentari e la già citata distorsione voti/seggi potrebbero portare la situazione al limite di una coalizione come quella di centro destra ben oltre la maggioranza assoluta, più o meno sul limite del 63-64% dei seggi stando alle cifre fornite dai sondaggi (nei collegi uninominali centro-destra a 112 seggi, centro-sinistra a 31, M5S a 3, centristi a zero). Se si verificherà questa ipotesi la futura XIX legislatura potrebbe essere caratterizzata da un processo di "sfarinamento parlamentare": una maggioranza così netta potrebbe infatti funzionare da "polo d'attrazione" per parlamentari eletti da altre parti ( centristi e M5S in particolare) nel quadro del classico "trasformismo italiano" fino a formare una "coalizione dominante" misurata nei pressi della fatidica frazione dei 2/3. 6) In queste condizioni l'unica ancora di salvezza per il centro - sinistra (e forse per la democrazia italiana) sarebbe rappresentata da un recupero dell'astensione tale da ridurre il fenomeno almeno sotto il livello di guardia del 25%. Non pare però che esistano le condizioni di base per una operazione del genere: gran parte dell'elettorato democratico e progressista (vedi esito del referendum del 2016) è stato trascurato in nome della conservazione delle prerogative dell'autonomia del politico e muoversi in questa direzione ha sempre - storicamente - favorito la destra.