venerdì 26 febbraio 2021

Macron è finito nella trappola dell’estrema destra - Catherine Cornet - Internazionale

Macron è finito nella trappola dell’estrema destra - Catherine Cornet - Internazionale

Stellantis, e dopo? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Stellantis, e dopo? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

La Consulta boccia la legge Fornero del 2012: tolse l'obbligo di reintegrare il lavoratore licenziato senza giustificato motivo - Il Fatto Quotidiano

La Consulta boccia la legge Fornero del 2012: tolse l'obbligo di reintegrare il lavoratore licenziato senza giustificato motivo - Il Fatto Quotidiano: La Consulta boccia la riforma del lavoro di Elsa Fornero, nella parte che eliminava l’obbligo di reintegrare nel posto il lavoratore licenziato arbitrariamente. La sentenza, emessa due giorni fa e di cui ancora si attendono le motivazioni, ha dichiarato incostituzionale il testo dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori come modificato dalla legge 92/2012 “là dove …

Perché dovremmo guardare con attenzione le proteste in Spagna - Mariangela Paone - Internazionale

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Le contraddizioni del capitale e la politica da ricostruire

Le contraddizioni del capitale e la politica da ricostruire

Con la pandemia calano i redditi e sale il rischio povertà - Lavoce.info

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Bivio difficile per il mercato del lavoro - Lavoce.info

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“Una buona economia per tempi difficili” di Abhijit V. Banerjee e Esther Duflo - Pandora Rivista

“Una buona economia per tempi difficili” di Abhijit V. Banerjee e Esther Duflo - Pandora Rivista

Andrea Becherucci: "SUPERMARIO AL LAVORO"

"SUPERMARIO AL LAVORO"

"LO SPIRITO REPUBBLICANO" di Paolo Bagnoli

"LO SPIRITO REPUBBLICANO" di Paolo Bagnoli

lunedì 22 febbraio 2021

Il primo passo falso di Draghi - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il primo passo falso di Draghi - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Intervista a Salvatore Biasco | Una Città

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Renato Fioretti: Governo, c’è poco da aspettarsi | Eguaglianza & Libertà

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Nel discorso di Draghi manca l'orizzonte | Eguaglianza & Libertà

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Il problematico futuro del governo Draghi | Eguaglianza & Libertà

Il problematico futuro del governo Draghi | Eguaglianza & Libertà

Così la sinistra è diventata sempre più pallida - Strisciarossa

Così la sinistra è diventata sempre più pallida - Strisciarossa: Il Pds nasce come “prolungamento” logico del Pci. Quello che nel 1991 non era chiaro però è quale sarebbe stata l’evoluzione del prolungamento.

Europa, Autonomia, Competenza e Semplificazione sono stati i temi proposti dal Non Congresso di Alleanza Civica del Nord e ben tre su quattro sono anche gli assi portanti del discorso del Premier.

Europa, Autonomia, Competenza e Semplificazione sono stati i temi proposti dal Non Congresso di Alleanza Civica del Nord e ben tre su quattro sono anche gli assi portanti del discorso del Premier.

venerdì 19 febbraio 2021

L’esperimento italiano - Ida Dominijanni - Internazionale

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Il mito della neutralità dell’economia - Jacobin Italia

Il mito della neutralità dell’economia - Jacobin Italia: Mario Draghi ripropone la narrazione sulla presunta obiettività delle leggi economiche «naturali». Il suo obiettivo è rendere più competitivo il paese, ma è proprio l'esasperata ricerca della competizione a comprimere diritti e condizioni di vita

Riforma fiscale fra sogno e realtà | T. Di Tanno

Riforma fiscale fra sogno e realtà | T. Di Tanno

Si fa presto a dire transizione ecologica | A. Lanza

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Lavoro, prima spina per Draghi | A. Casarico e S. Lattanzio

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Coi salari troppo bassi non si cresce | Eguaglianza & Libertà

Coi salari troppo bassi non si cresce | Eguaglianza & Libertà

La pandemia mette a nudo la cattiva teoria economica | Eguaglianza & Libertà

La pandemia mette a nudo la cattiva teoria economica | Eguaglianza & Libertà

mercoledì 17 febbraio 2021

Le periferie e il Pirellino - Il Migliorista

Le periferie e il Pirellino - Il Migliorista

Has Merav Michaeli rescued the Israeli Labor Party? We’ll find out in March – LabourList

Has Merav Michaeli rescued the Israeli Labor Party? We’ll find out in March – LabourList

Lo stallo catalano - Jacobin Italia

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Voto in Catalogna: bassa affluenza, bene indipendentisti e sinistra - Diritti Globali

Voto in Catalogna: bassa affluenza, bene indipendentisti e sinistra - Diritti Globali

Il Recovery Plan ha quattro criticità Ecco come si possono superare - Strisciarossa

Il Recovery Plan ha quattro criticità Ecco come si possono superare - Strisciarossa

Franco Astengo: Opposizione per l'alternativa

OPPOSIZIONE PER L’ALTERNATIVA di Franco Astengo La sinistra italiana si trova a dover declinare, dopo tanti anni, due termini ormai desueti: opposizione e alternativa. Nei decenni trascorsi il governismo dello “sblocco del sistema politico” era stato praticato soprattutto in funzione “anti”: antiberlusconismo, antisovranismo, mentre a sinistra si introiettavano i dogmi liberali senza alcuna concessione alla conflittualità sociale che non fosse quella di una marginalità di apparizione stretta tra “movimento” e “governo” : due termini separati dall’assenza della “politica”. Adesso si è aperta una fase del tutto anomala dove un governo di larghe intese la cui composizione, a partire dalla figura del Presidente del Consiglio, presuppone sostanzialmente un commissariamento dell’Italia con una sospensione della dialettica politica. Così mentre si stanno attendendo gli effetti di questo decisionismo dall’alto, nell’incertezza, si sta pensando a un tentativo per un nuovo bipolarismo imperniato su reciproche “conversioni” sia da destra sia da parte dell’antipolitica populista la cui onda aveva portato al potere un progetto meramente “sostitutivo” come quello rappresentato dal M5S (viene in mente il Revelli delle “due destre”). In queste condizioni la scelta di recuperare una soggettività di sinistra partendo dall’opposizione è scelta molto difficile ma necessaria. Non si può regalare alla destra il monopolio della dialettica politica. Serve un’opposizione posta al di fuori da un recinto di arroccamento: un’opposizione per l’alternativa della quale si possono delineare alcuni tratti distintivi sul piano del progetto, avanzando anche qualche proposta sul terreno operativo. Il campo dell’opposizione per l’alternativa va riempito con un’ipotesi progettuale di ampio respiro posta prima di tutto a livello europeo: occorre rovesciare la filosofia delle tendenze maggioritarie in atto attraverso, prima di tutto, le lotte sociali ma egualmente, proprio nel momento più acuto dell’emergenza sanitaria che richiede una capacità di scelta, attraverso un’idea di gestione della realtà a partire dal ruolo del “pubblico” rispetto a quello del “privato”. In secondo luogo è necessario rivolgersi al quadro politico reclamando con forza che l’ipotesi alternativa principi proprio dalla proposta di un modello di democrazia impostato sulla centralità della democrazia parlamentare e sul privilegio della rappresentatività rispetto alla governabilità. Si tratta di punti forse enunciati banalmente : ma rimane, tutta intera, la necessità di sottolinearli ogni qual volta si tenta la strada dell’analisi dello stato di cose in atto, in Europa come in Italia. Per muoversi in questa direzione, però, è necessario ribadire la necessità che una sinistra d’opposizione e d’alternativa si ponga il tema della costruzione di una adeguata soggettività politica. La scelta di Sinistra Italiana coraggiosamente assunta in una dimensione parlamentare del tutto sfavorevole, non deve essere lasciata isolata ma posta proprio sul terreno di una opposizione che riconosce la complessità di una fase nella quale si deve porre dialetticamente il tema della soggettività a sinistra nella costruzione dell’alternativa. Tutto questo va avviato mentre permangono attivi punti di contraddizione sociale che risulteranno vieppiù alimentati dall’inasprirsi delle condizioni materiali imposte dalla straordinarietà del momento storico. Punti di contraddizione sociale ai quali deve essere offerta non soltanto una sponda di lotta ma una visione di prospettiva e la presenza di una capacità politica capace, insieme, di orientamento pedagogico e di egemonia. Serve muoverci con il massimo della rapidità possibile nella direzione di colmare questo vuoto producendo riflessione teorica e forme di capacità organizzativa, ponendoci in alternativa alla “coalizione dominante”. L’obiettivo di fondo, però, da perseguire non in tempi “storici” deve essere quello di formare un partito della sinistra alternativa superando nei fatti la dimensione di divisioni storiche (come si è tentato di fare con la proposta del “Dialogo Gramsci – Matteotti”) ed evitando di assumere le “issues” emergenti una per volta, in forma corporativa e lobbistica, come da più parti, ad esempio, si sta cercando di sviluppare nel caso della questione ambientale . La questione ambientale isolata e fatta oggetto di vertenzialità “governativa” non può rappresentare il fondamento di una formazione posta in grado di affrontare, insieme, il vuoto politico e la disgregazione sociale. La questione ambientale, infatti, non può essere disgiunta da una articolazione sempre più larga delle fratture sociali, in un quadro che può essere riassunto come di “rivoluzione passiva” che sta modificando profondamente la relazione tra struttura e sovrastruttura. Eguale discorso dovrà essere avanzato rispetto al rapporto tra tecnologia e politica. L’analisi critica del rapporto tra tecnologia e politica deve far parte di quel processo che dobbiamo portare avanti attorno al“rovesciamento di senso” all’interno del mondo del lavoro, avvenuto con il passaggio dalla prevalente identificazione “di classe” in una struttura collettiva, a una visione di carattere individualistico. Visione di carattere individualistico che soggiace ad un predominio della tecnica sull’azione umana, così come identificato nelle ultime elaborazioni di Emanuele Severino. Infine, sul piano dell’organizzazione politica: si può affermare e scrivere qualsiasi cosa ma i partiti, pur nel modificarsi del loro modo d’essere e di organizzarsi in ragione delle profonde trasformazioni dovute all’innovazione comunicativa e del loro impatto sull’assetto sociale, rimangono essenziali e devono recuperare anche la funzione di “integrazione di massa” di vera e propria formazione politica, non restando soltanto soggetti destinati a fornire “quadri” per un’indistinta, simil- tecnocratica (in realtà ferocemente classista) gestione del potere. Alternativa dunque, alternativa di fondo: nella prospettiva compiuta di trasformazione della società ,di posizione rispetto al quadro politico, di capacità di costruzione dei “quadri”. E opposizione, opposizione netta e puntuale, all’insieme dello stato di cose presenti. Concludo citando Paolo Favilli da un suo intervento pubblicato dal “Manifesto”: “Il nostro impegno, insomma, deve essere quello di preparare un “ad ogni costo” dalla parte dei dominati, invece che dalla parte dei dominanti”.

Un governo senza luna di miele

Un governo senza luna di miele

I numeri del governo Draghi

I numeri del governo Draghi

lunedì 15 febbraio 2021

Come salvare il Recovery Plan dagli errori della prima fase

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Vince il partito di Draghi col baricentro al Nord Pd da rifondare - Strisciarossa

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Draghi bifronte - SOLDI E POTERE - Blog - Repubblica.it

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Fp Cgil. La segretaria generale Sorrentino: ministro Brunetta, scelta incomprensibile | Jobsnews.it

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Draghi e il fallimento del Pd - non ora, ma dalla nascita - nuovAtlantide.org

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The Italian Left’s Long Divorce from the Working Class

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Can Europe’s Center Left Survive Another Crisis?

Can Europe’s Center Left Survive Another Crisis?: The Great Recession sent Europe’s social-democratic parties into a tailspin, exposing the contradictions of their political model. Now they face the pressure of another economic downturn, without having recovered from the last one or developed a convincing new vision.

Attuare l'articolo 3 della Costituzione per rimuovere tutti gli ostacoli che limitano l'uguaglianza dei cittadini - Strisciarossa

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Reddito e consumo: cosa ci dice la teoria economica? - Menabò di Etica ed Economia

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Draghi e Caffè: era ed è vero allievo? - Menabò di Etica ed Economia

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CCNL dei metalmeccanici, crescita e futuro del paese - Menabò di Etica ed Economia

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La direttiva sui salari minimi e la copertura dei Ccnl in Italia. Una stima sulla base dei dati Inapp - Menabò di Etica ed Economia

La direttiva sui salari minimi e la copertura dei Ccnl in Italia. Una stima sulla base dei dati Inapp - Menabò di Etica ed Economia

domenica 14 febbraio 2021

Da Autostrade a Alitalia, ex Ilva, rete unica e Mps: i dossier irrisolti su cui Draghi dovrà scegliere tra statalismo e soluzioni "di mercato" - Il Fatto Quotidiano

Da Autostrade a Alitalia, ex Ilva, rete unica e Mps: i dossier irrisolti su cui Draghi dovrà scegliere tra statalismo e soluzioni "di mercato" - Il Fatto Quotidiano: L’ingresso di Cassa depositi e prestiti in Autostrade per l’Italia, l’ennesimo salvataggio di Alitalia, la creazione della rete unica pubblica in fibra, la concretizzazione dell’ingresso di Invitalia nell’ex Ilva accanto ad Arcelor Mittal. Oltre all’uscita del Tesoro dal capitale del Monte dei Paschi di Siena una volta completato il piano di ristrutturazione, come previsto dagli …

Come farà l’Italia a uscire dalla “Bonus Economy”… – Articolo21

Come farà l’Italia a uscire dalla “Bonus Economy”… – Articolo21

sabato 13 febbraio 2021

La politica di draghi: liberismo schumpeteriano piu’ che espansione keynesiana - Economia e Politica

La politica di draghi: liberismo schumpeteriano piu’ che espansione keynesiana - Economia e Politica

Il nuovo esecutivo un'occasione per riunificare la sinistra - Strisciarossa

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DRAGHI DELUDE CHI VOLEVA IL DREAMTEAM: VINCE LE POLITICA E LA LEGA DI GIORGETTI - GLI STATI GENERALI

DRAGHI DELUDE CHI VOLEVA IL DREAMTEAM: VINCE LE POLITICA E LA LEGA DI GIORGETTI - GLI STATI GENERALI

“Capitalismi e democrazie. Si possono conciliare crescita e uguaglianza?” a cura di Carlo Trigilia - Pandora Rivista

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La sinistra al governo: tra grandi ambizioni e spirito del tempo. Intervista a Giuliano Amato - Pandora Rivista

La sinistra al governo: tra grandi ambizioni e spirito del tempo. Intervista a Giuliano Amato - Pandora Rivista

Franco Astengo: Un governo di spartizione

UN GOVERNO DI SPARTIZIONE di Franco Astengo E’ proprio il caso di approfondire un attimo il tema delle ragioni di fondo della formazione del governo Draghi e dell’orizzonte che si sta delineando in rapporto al complesso del quadro di relazioni internazionali. Sotto questo aspetto il profilo del ministero appare di livello particolarmente basso essendo due dicasteri – chiave come quello degli Esteri e quello della Difesa affidati a correnti di partito, dove invece sarebbe occorso un segnale forte anche sul piano della scelta delle personalità da impiegare e tenuto conto che l’Italia è priva da moltissimo tempo di una politica estera. Riassumo schematicamente: 1) se il governo nasce davvero sulla spinta dell’intreccio tra recovery plan / transizione ecologica di marca 5 stelle arriva in ritardo rispetto alla situazione che si sta determinando sul piano geopolitico globale. La questione della cosiddetta “transizione ecologica” richiederebbe, infatti, una combinazione tra questione energetica e questione climatica di cooperazione multilaterale a livello globale. Come stava del resto nel programma elettorale di Biden: un insieme di questioni che avevano spinto molto la presenza della sinistra democratica USA, in particolare rispetto alle sue/suoi esponenti più giovani e radicali.; 2) Con ogni probabilità siamo davanti a un mutamento di scenario e a un cambio , più o meno forzato (forse meno che più) nella politica del nuovo governo USA. Il livello di scontro con la Cina, infatti, richiederà la costruzione di una nuova alleanza, prima di tutto in Asia e poi anche in Europa come la descrive Colby nel nuovo numero di Limes. Un’alleanza strategica capace di fronteggiare la minaccia portata dal regime di Pechino sul piano economico, ma anche su quello militare e della contrapposizione tecnologica. Insomma gli USA, finita l’epoca del gendarme del mondo, punteranno, per quello che riguarda l’Europa, alla riapertura di un “ciclo atlantico” accentuando (per scarsità di risorse) il disimpegno in Medio Oriente e in Africa. In questo quadro diventa problematica la cooperazione multilaterale sui temi energetici e climatici (qualcuno ha già avvertito Biden dell’impossibilità di concessioni alla Cina su Taiwan e Hong Kong come merce di scambio proprio sulla questione climatica). Così verrebbe a mancare (almeno apparentemente) uno dei pilastri fondativi del nuovo governo italiano: sull’altro, quello dei denari europei, il capitolo è aperto, il rischio di allocazioni sbagliate reale. Intanto si può già affermare che quello del MES era semplicemente uno specchietto per le allodole e che il governo è nato meramente come governo di “spartizione” (torna qui il tema della composizione correntizia) e che forse questo era, molto semplicemente, l’obiettivo di chi ha prodotto la crisi.

venerdì 12 febbraio 2021

Voto in Ecuador: l'alternativa anti-neoliberale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Voto in Ecuador: l'alternativa anti-neoliberale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il caso Renzi-Riad: sottomettersi o dimettersi (con una nota di e.ma.) | Fondazione Critica Liberale, dal 1969 la voce del liberalismo

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Felice Besostri. San Giorgio cosa deve fare? Vedo profilarsi un rischio, si sta cambiando surrettiziamente la forma di governo in modo netto | Jobsnews.it

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Barcellona sotto il semaforo rosso: Catalogna al voto

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giovedì 11 febbraio 2021

"Parlare male di Draghi? Non si può...", intervista a Luciano Canfora - Il Riformista

"Parlare male di Draghi? Non si può...", intervista a Luciano Canfora - Il Riformista

Israele, allarme Meretz: «Subalterna e divisa, la sinistra rischia di sparire» | Reset

Israele, allarme Meretz: «Subalterna e divisa, la sinistra rischia di sparire» | Reset

https://www.ips-journal.eu/topics/democracy/the-rise-of-right-wing-populists-in-portugal-4969/

https://www.ips-journal.eu/topics/democracy/the-rise-of-right-wing-populists-in-portugal-4969/

Alberto Benzoni: L'ora della verità - Avanti

L'ora della verità - Avanti

PER UNA SVOLTA DELL’URBANISTICA MILANESE di Gian Paolo Corda

Assemblea dei Socialisti di Milano Sabato 6 febbraio 2021 Rincuora una assemblea come quella di oggi che vede nascere il tentativo di dare voce unitaria al Socialismo milanese, dopo mesi, se non anni in cui se ne è perduta perfino la speranza. Il mio contributo di oggi non riguarda, se non per concordare, questo rinnovato sforzo di unità socialista, ma vuole dare, in vista delle prossime scadenze amministrative, un contributo utile ad articolare la proposta dei socialisti milanesi in rapporto al tema della “costruzione della città” e alla necessità di dare una svolta alla politica urbanistica di Milano negli ultimi quindici anni. Ho militato per anni nel Partito socialista a partire dai primi anni Settanta e devo molto della mia formazione alla scuola del lavoro paziente e creativo della mia sezione di viale Monza. Ho vissuto la stagione felice Decentramento amministrativo per più mandati, come capogruppo e vicepresidente del Consiglio di Zona 10 Monza-Padova. Anni di crescita del Partito Socialista fino alla mancata celebrazione del suo centenario nel 1992. Nel giugno del 2000, in applicazione della legge regionale 9 del 1999, Milano ha conosciuto, con l’approvazione del “Documento di Inquadramento delle politiche urbanistiche comunali”, un diverso modo del fare urbanistico che, superando la rigidità del tradizionale Piano Regolatore e ispirandosi alla tradizione anglosassone, metteva al centro il progetto architettonico e urbano accompagnato da un piano di struttura, contenente le strategie di sviluppo urbano e regionale, cui essere soggetto per le verifiche degli aspetti di coerenza. Ad influire su questo diverso orientamento concorrevano la necessità: - di un fare urbanistico che non operasse “in negativo” apponendo vincoli urbanistici, resi inattuali dalla dinamica urbana, ma “in positivo” attraverso progetti attenti all’evolversi dei bisogni; - di regolamentare e rendere trasparente il processo di contrattualizzazione tra potere pubblico e iniziativa privata, superando la discrezionalità di un’urbanistica “contrattata”, che proprio sulla rigidità del piano aveva coltivato le proprie distorsioni. Il Documento di Inquadramento delle politiche urbanistiche comunali, cui ho avuto la fortuna di collaborare, predisposto con il coordinamento di un grande urbanista socialista, Luigi Mazza, da Lanfranco Senn della Bocconi, Guido Bardelli, Luciano Minotti del PIM e da uno staff tecnico di prim’ordine del Comune con Emilio Cazzani e Giovanni Oggioni, era un vero e proprio piano di struttura in quanto assoggettava la flessibilità progettuale propria dei Programmi Integrati di Intervento, al rispetto di un impianto strategico che conteneva gli elementi strutturali irrinunciabili dell’Amministrazione: - la localizzazione delle grandi funzioni urbane (sanitarie, universitarie, di ricerca scientifica e tecnologica), - la politica delle infrastrutture di mobilità (in primis quelle ferroviarie) deputate ad uno sviluppo ordinato della tendenza insediativa nella città e nell’area metropolitana, - la promozione di un’edilizia sociale capace di dare risposta al ceto medio, con edilizia convenzionata e agevolata, e ai ceti meno abbienti, con edilizia sovvenzionata. Gli anni che sono seguiti hanno visto sorgere, e cito solo i tre più significativi, CityLife sul polo storico della Fiera, Porta Nuova che si trascinava da quarant’anni senza esito, il Portello sulle aree dell’Alfa Romeo. Tre interventi di rigenerazione urbana, diversamente giudicabili, che hanno tuttavia cambiato il volto della città e la cui esperienza merita una attenta riflessione. In questi, come in altri, è stata sì attuata la flessibilità concessa ai grandi operatori che hanno guardato al mercato immobiliare, ma l’Amministrazione non è parsa in grado di far valere le ragioni del piano di struttura, che pure si era dato; ragioni decisive per lo sviluppo dell’area metropolitana, volte “al perseguimento del bene comune” e a dare risposta ai bisogni reali di ampi strati della popolazione. Per conto si è assistito e si rischia di continuare a perseguire: - la pratica riduttiva di una contrattazione sostanzialmente basata sulla quantità di “verde” e sulla quantità delle volumetrie, in assenza di qualunque strategia generale; scelte deboli quali: - il prefigurare come modello per una che appartiene al network delle città mondiali, la città dei 15 minuti, costituita da 88 quartieri dotati di servizi primari nei quali si gira a piedi o in bicicletta; - il teorizzare ed attuare un’urbanistica definita “tattica” che si riduce a colorare, con esiti estetici dubitevoli, spazi liberi residuali; - enunciati forti ma privi di ogni verifica di fattibilità, quali quella di prospettare una città in cui si riduca del 50% la mobilità personale motorizzata a uso privato (previsto dal recente Piano Aria e Clima adottato nel dicembre scorso), non considerando che in assenza di uno sforzo straordinario in investimenti in infrastrutture di trasporto (e conseguenti costi di gestione a carico della collettività) si limiterebbe radicalmente l’accessibilità a Milano di quanti vi entrano per lavorare, studiare e accedere ai servizi, portando ricchezza alla città, e mortificando la mobilità interna alla città, in quanto caratteristica dell’abitare contemporaneo è la sinergia di relazioni di prossimità e di relazioni a distanza. In questa stagione mutata strutturalmente dalla pandemia, occorre riaprire la questione urbanistica non per ritornare alla rigidità del piano ma per tornare a definire, nella partecipazione, la strategia sul futuro attendibile di Milano, vista non come Municipio ma come polo centrale di una vasta area metropolitana, per superare la diseguale dotazione di servizi e di funzioni nobili e di opportunità di movimento con mezzo pubblico: uno sviluppo cui pubblico e privato debbono poter concorrere. La ridefinizione dello sviluppo della città nel recupero degli Scali ferroviari dismessi costituisce la grande occasione per la prossima amministrazione. Occorrerà ri-contrattualizzare le funzioni da insediare, la dotazione di edilizia sociale e, soprattutto, trattandosi di FS, gli investimenti necessari a dotare la città e la sua area metropolitana di un moderno trasporto rapido di massa sostenuto: - da un adeguamento infrastrutturale del nodo ferroviario di Milano, che consenta la totale integrazione dei servizi comprensoriali, interpolo, regionali e di lunga distanza, su cui attestare le altre modalità di trasporto; - dal perfezionamento della rete ferroviaria di connessione con il centro Europa in continuità con l’AlpTransit, strategico, per passeggeri e merci, nell’interesse di Milano, della Lombardia e dell’intero Paese; - dalla trasformazione in moderni centri di interscambio modale delle principali stazioni della rete regionale, con parcheggi sicuri, auto e bici in sharing, che rendano razionale ed efficace il trasbordo intermodale, e che divengano dei veri e propri “condensatori urbani” con insediamenti terziari pubblici e privati, dotati magari di edilizia residenziale universitaria, residenze temporanee, spazi per il co-working). Solo a partire da un assetto strutturale forte, è possibile dare corpo alla Città Metropolitana, magari più vasta di quella prefigurata dalla Legge Delrio, con un proprio consiglio e un proprio sindaco eletto.

lunedì 8 febbraio 2021

Tassare i ricchi è l'ultimo tabù rimasto nel dibattito politico italiano. La patrimoniale citata dalla Corte dei Conti sparisce nel nulla - Il Fatto Quotidiano

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Whatever It Takes in Italy? by Paola Subacchi - Project Syndicate

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L’accordo dei metalmeccanici all'epoca del governo Draghi - Jacobin Italia

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Per un’economia della complessità - Economia e Politica

Per un’economia della complessità - Economia e Politica: Riceviamo e volentieri pubblichiamo la Prefazione di Francesco Saraceno al libro di Mauro Gallegati, “Il mercato rende liberi”, LUISS, 2021. Dove ha sbagliato l’economia “mainstream” nel creare le […]

Bene Comune, Buen Vivir e Socialismo Bolivariano - nuovAtlantide.org

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L'appello: «La Bce cancelli il debito, ora 2.500 miliardi per la ripresa» - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

L'appello: «La Bce cancelli il debito, ora 2.500 miliardi per la ripresa» - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

domenica 7 febbraio 2021

Un’agenda europea per Mario Draghi - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Un’agenda europea per Mario Draghi - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Lo storytelling della ricchezza - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Qualche domanda scomoda sul governo di Supermario

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Come mai adesso l’”ammucchiata” si chiama governo di unità nazionale? @HuffPostItalia « gianfrancopasquino

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Vincenzo Bello: Per una politica economica critica: il capitalismo contemporaneo secondo Emiliano Brancaccio

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venerdì 5 febbraio 2021

Sergio Cesaratto: Next degeneration EU

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TUTTI CON SUPER MARIO: I PIENI POTERI, QUESTA VOLTA, VANNO BENISSIMO - GLI STATI GENERALI

TUTTI CON SUPER MARIO: I PIENI POTERI, QUESTA VOLTA, VANNO BENISSIMO - GLI STATI GENERALI

Il martedì nero in cui arriva l’uomo forte e si apre un vaso di Pandora - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

Il martedì nero in cui arriva l’uomo forte e si apre un vaso di Pandora - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

Il tempo di Draghi: luci ed ombre – Articolo21

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Il mondo al tempo del Covid: l’ora dell’Europa?

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giovedì 4 febbraio 2021

Roventini, l'economista anti austerity vicino al M5s: "Draghi ottima scelta, è per politiche espansive. Non toccherà reddito di cittadinanza" - Il Fatto Quotidiano

Roventini, l'economista anti austerity vicino al M5s: "Draghi ottima scelta, è per politiche espansive. Non toccherà reddito di cittadinanza" - Il Fatto Quotidiano

Il secolo breve dello Stato sociale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il secolo breve dello Stato sociale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro: La parabola dello Stato sociale del Novecento è andata esaurendosi dopo gli anni ’80. Un volume ripercorre la storia del welfare italiano dalla grande guerra al fascismo, dal dopoguerra alle riforme sociali degli anni ’60 e ’70, concentrandosi sui temi: sanità, previdenza, assistenza.

Draghi and the Defense of Democracy by Melvyn Krauss - Project Syndicate

Draghi and the Defense of Democracy by Melvyn Krauss - Project Syndicate

The Limits of the EU-China Investment Agreement by Daniel Gros - Project Syndicate

The Limits of the EU-China Investment Agreement by Daniel Gros - Project Syndicate

2021 Will Be a Make-or-Break Year for Norway’s Left

2021 Will Be a Make-or-Break Year for Norway’s Left: With an election due this autumn, Norway’s once-dominant Labour Party has been out of government for almost a decade. If the Norwegian left can’t recapture the spirit that underpinned its greatest achievements, an impressive legacy of social reform will be under threat.

L'incarico a Mario Draghi, alla prova di una crisi di sistema - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Formica: «Draghi? nessuna forza in Parlamento ha interesse a mettersi di traverso in questa fase, significherebbe andare contro il Paese» - nuovAtlantide.org

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Draghi, una proposta che non si può rifiutare - SOLDI E POTERE - Blog - Repubblica.it

Draghi, una proposta che non si può rifiutare - SOLDI E POTERE - Blog - Repubblica.it

Ecco perché la sinistra (sconfitta) deve sostenere Mario Draghi - Strisciarossa

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Franco Astengo: La demagogia trasformistica

LA DEMAGOGIA TRASFORMISTICA di Franco Astengo E’ evidente come risulti del tutto prematura la formulazione di un giudizio sul tentativo di Draghi di formare un governo essendone incerta la struttura, la base parlamentare, il programma. Purtuttavia alcune considerazioni sulla condizione generale del sistema politico italiano possono egualmente essere avanzate. Da molti anni, in settori minoritari della sinistra, si sta cercando di insistere sulla necessità di un’analisi riguardante l’estrema fragilità del sistema politico italiano. Un sistema fragile segnato profondamente dal trasformismo. Un sistema che, nel suo insieme, ha finito con l’arroccarsi su logiche di distruttiva autoconservazione. Fragilità che oggi viene alla luce in una dimensione davvero complessa da affrontare. E' necessario uno sforzo di riflessione e l'elaborazione di una proposta politica da destinare ad essere sottoposta prima e poi al giudizio elettorale. Una proposta politica avanzata da una "Sinistra Costituzionale" attraverso la cui costruzione fornire finalmente una risposta alla parte dell'elettorato più coerente e responsabile che si è pronunciato per il "NO" nel referendum del settembre 2020: da quel "no" sarebbe stato necessario ripartire perché il tema della democrazia costituzionale tornasse ad essere centrale perché rimane quello più urgente, importante, attorno alle cui coordinate di fondo raccogliere il modificarsi di qualità delle contraddizioni sociali in un progetto di alternativa. La responsabilità dello stato di cose in atto non è certo tutta di Renzi che ha sicuramente lavorato in conto terzi inserendosi nel totale distacco dei principali centri del potere finanziario e politico dal Paese reale e dalle sue fratture sociali. La responsabilità maggiore spetta, invece, alla leggerezza con la quale, all’interno del sistema, è stato permesso al M5S di raccogliere una messe di consensi ottenuti sulla base di opzioni meramente demagogiche senza che si verificasse un contrasto reale di progetto alternativo. Questo elemento, della resa verso i 5 stelle nel periodo 2013-2018, è risultato esiziale perché ha consentito che si inoculassero nel sistema forti dosi di demagogia a livello di riscontro di massa, oltre a quelle che erano già state inserite attraverso la crescita esponenziale del fenomeno della personalizzazione. Processo di personalizzazione della politica alimentato fuori misura da un’idea della governabilità intesa come fattore esaustivo dell’azione politica ( e conseguenti leggi elettorali). Un mix micidiale: governabilità e personalizzazione (personalizzazione esercitata dalla base del sistema, ai livelli più bassi: cui è stata data una mano con l’elezione diretta di presidenti e sindaci, oltre che con le primarie, meccanismo che pare per fortuna abbandonato) . Il risultato dell’intreccio tra governabilità intesa come mero esercizio del potere e personalizzazione della politica a tutti i livelli è stato quello quello dell’emergere del fenomeno della demagogia trasformistica . Una demagogia trasformistica che si è accompagnata alla crescita delle diseguaglianze e alla sparizione della middle-class: un quadro di impoverimento generale che ha causato il formarsi di una sorta di alleanza tra il “ventre molle” della borghesia e l’individualismo competitivo, che alla fine, ha assunto la veste di una domanda di tipo assistenzialistico – corporativo, con la perdita di ruolo nell’insieme dei corpi intermedi di mediazione sociale e politica (il tema dello scontro sulla governance del recovery-plan risiede tutto in questo quadro appena definito. Sarà su questo punto che, dopo tante parole, si misurerà davvero il rapporto con l’Unione Europea). Una domanda di tipo assistenzialistico – corporativa cui si è cercato di fornire due tipi di risposta: 1) la chiusura nazionalistica (che sempre accompagna il fenomeno corporativo) 2) la già citata demagogia trasformistica (storicamente presente nel sistema politico italiano). Con queste due risposte, entrambe presenti nell'attualità, non siamo andati lontani da una antica rievocazione dell' "autobiografia della nazione". Così è sparita la sinistra, incapace di riconoscere le contraddizioni reali sulla base delle quali stava trasformandosi la società italiana. A questo punto c’è ancora chi ,addirittura, sta pensando a una alleanza strategica con un movimento che si è fondato, nel periodo del suo successo, su questa demagogia trasformistica caratterizzata dal prevalere dello “scambio politico” sull’appartenenza e sull’opinione. Un movimento demagogicamente trasformista caratterizzato da una logica del potere per il potere intesa come cifra di costruzione di un consenso effimero , anche pericoloso nelle forme in cui si è realizzato ed espresso, e attraverso la cui caduta rischia di affermarsi una destra nazionalista, e corporativa fino al punto da esprimere pulsioni di tipo razzista. I rischi per la democrazia italiana risultano molto alti: al di là dell'esito possibile dell'operazione Draghi (già messa in preventivo da tempo) appare proprio il caso di lanciare un vero e proprio allarme per la credibilità di un sistema profondamente malato. Servirebbe un progetto all'interno del quale il tema del ruolo delle istituzioni inteso nel solco della difesa della democrazia repubblicana dovrebbe avere come riferimento centrale la necessità urgente di rilegittimazione del sistema. Una legittimità del sistema che nessun tipo di governo, tanto meno "del Presidente" in questo momento può porre in atto.

Italy's Renzi got what he wanted. But at what price?

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lunedì 1 febbraio 2021

Lavoro, l'economista: "Il mercato va peggio di quel dice il dato sugli occupati. Aumentate le disuguaglianze di genere, età e qualifica" - Il Fatto Quotidiano

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Socialism and patriotism in a time of crisis | Fabian Society

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La prospettiva dei diritti globali e la sinistra - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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La rivista il Mulino: Realpolitik, e ruoli istituzionali

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https://www.ips-journal.eu/topics/european-union/europes-long-covid-economic-frailty-4939/

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The Growing Pains of Marseille’s New Left-Wing Government

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Milano, le Pietre d’inciampo su Instagram con l’aiuto di studenti e influencer - La Stampa

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L’Europa di fronte alle sfide dell’Economia Politica - Menabò di Etica ed Economia

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venerdì 29 gennaio 2021

Perry Anderson: Verso una unione sempre più stretta?

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"ANCORA SU NEXT GENERATION EU E DINTORNI"

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"IL RISCHIO DELL’ IMPLOSIONE DELLA REPUBBLICA" di Paolo Bagnoli

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Scene da un patrimonio | Eguaglianza & Libertà

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Le conseguenze sociali del coronavirus nell'Eurozona | Eguaglianza & Libertà

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La vittoria fragile di Biden | Eguaglianza & Libertà

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Renato Fioretti: Usa, una democrazia difettosa | Eguaglianza & Libertà

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martedì 26 gennaio 2021

La confusione proporzionale e il falso mito dell’alternanza @DomaniGiornale « gianfrancopasquino

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Bernie Sanders, l’archetipo e il meme - Annamaria Testa - Internazionale

Bernie Sanders, l’archetipo e il meme - Annamaria Testa - Internazionale: La cerimonia che ha inaugurato la presidenza di Joe Biden è stata anche una passerella di moda. Ma in rete ha spopolato un’altra immagine, simbolo di discontinuità con la Casa Bianca degli ultimi quattro anni. Leggi

Red London in Tory Britain

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Una patrimoniale è possibile | F. Marchetti

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La crisi del lavoro in un’economia da Covid | T. Monacelli

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sabato 23 gennaio 2021

L'"alternativa del diavolo" che mette a rischio l'esistenza del Pd - Strisciarossa

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D'Alema: "Quando si dice che Destra e Sinistra non esistono più si dice una sciocchezza" - nuovAtlantide.org

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Bernie Sanders Is Right, and Joe Biden Is Wrong. We Still Need Medicare for All.

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Sinistra e critica radicale. Intervento di Carlo Galli - Pandora Rivista

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Un Paese sempre più disuguale. Intervento di Gianfranco Viesti - Pandora Rivista

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Quale modello di capitalismo per l’Italia? Intervento di Ugo Pagano - Pandora Rivista

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giovedì 21 gennaio 2021

mercoledì 20 gennaio 2021

Renzi è stato sconfitto La maggioranza Ursula ora è possibile #intervista @ildubbionews « gianfrancopasquino

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The US Left in the Biden Era

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La rivista il Mulino: L'eredità economica per Biden

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Il futuro dell'Euro - Economia e Politica

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Paolo Borioni: Forbice sociale, gli errori a sinistra hanno aperto le porte ai populismi - Strisciarossa

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Felice Besostri: Emanuele Macaluso

ODISSEA

European funds and southern Italian regions: a critical view - Telos

European funds and southern Italian regions: a critical view - Telos: Regions that need supplementary resources are not able to spend the available amount of European funds. / Salvatore Perri

UN PIANO AMBIENTALE PER LA CITTÀ METROPOLITANA |

UN PIANO AMBIENTALE PER LA CITTÀ METROPOLITANA |

DAI NUMERI AI NOMI PER UN ALTRO DECENTRAMENTO |

DAI NUMERI AI NOMI PER UN ALTRO DECENTRAMENTO |

Gianluca Mercuri: La gaffe di Letizia Moratti

La gaffe di Letizia Moratti e l’ansia lombarda dell’"adeguamento ai nostri numeri": un ragionamento da fare (con amore) Gianluca Mercuri Corriere della sera «Moratti vergognosa. Ha usato un argomento di eugenetica. Secondo il suo ragionamento i senzatetto, i poveri, i pensionati e gli invalidi non dovrebbero ricevere il vaccino, e quelli con stipendi più alti prima di tutti. Come lombardo mi vergogno di essere rappresentato da lei». A una persona tendenzialmente mite come Tito Boeri dev'essere saltata veramente la mosca al naso per lasciarsi andare a un tweet tanto duro. D'altronde, l’ultima sortita di Letizia Moratti pone problemi non solo nel merito, ma anche perché conferma la naïveté comunicativa di un personaggio che pure occupa e rioccupa la scena da decenni in ruoli importantissimi, da presidente della Rai, da ministra dell'Istruzione, da sindaca di Milano, ora da vicepresidente e assessora al Welfare della Lombardia. In questa nuova carica, la prima mossa politica è stata una bomba: una lettera al commissario all'emergenza Arcuri per chiedere che, data la penuria di vaccini accentuata dall'arroganza della Pfizer, tra i criteri per distribuirli alle regioni si tenesse conto del Pil perché - si è giustificata dopo le prime critiche - una Lombardia che si vaccini prima può riattivarsi e rimettersi all'opera con vantaggio di tutto il Paese, e pazienza se qualche anziano meridionale nel frattempo si ammala perché non riceve la dose che gli arriverebbe con una distribuzione democraticamente proporzionale. Il ministro della Salute Speranza non ha potuto che replicarle questo concetto: si curano tutti, e non in base alla ricchezza e all'«importanza» del territorio. Ora, il passo falso di Moratti colpisce perché avviene subito dopo il suo ripescaggio deciso da Matteo Salvini per sostituire un gaffeur seriale come Giulio Gallera (e, secondo molti, per commissariare di fatto il presidente Fontana). Un ritorno a sorpresa, esattamente dieci anni dopo un’altra gaffe colossale, che aveva dato il colpo di grazia alla sua carriera di sindaca. Era il 2011 e Moratti era clamorosamente dietro Giuliano Pisapia dopo il primo turno. Per recuperare, in un duello televisivo su Sky, Moratti accusò il rivale di essere stato condannato per una vecchia storia di vicinanza ad ambienti dell'estremismo di sinistra, storia per la quale invece Pisapia era stato pienamente assolto in secondo grado. E l'accusa arrivò nei 25 secondi finali del dibattito, in modo che l’accusato non potesse replicare. Nonostante l'unanime condanna, per Moratti risultò complicato anche scusarsi. Pochi giorni dopo perse al ballottaggio. Poi c'è il merito della questione vaccini. Stefano Colombo scrive su The Submarine che «la regione ha ampiamente dimostrato la propria inefficienza con la partenza lentissima nella somministrazione, figurando per diversi giorni come ultima di tutta Italia - e non per dosi utilizzate in percentuale alla popolazione: per dosi somministrate in tutto - con le ridicole scuse di Gallera sulle ferie dei medici, che alla fine gli sono costate la poltrona. La Lombardia ha poi faticosamente recuperato un po' del terreno perduto, ma è utile notare che tra le grandi regioni che hanno ricevuto più di 100 mila dosi è ancora la penultima per percentuale di vaccinati sui cittadini, davanti solo alla Sicilia». L'incidente morattiano si innesta dunque su tre questioni, tra loro intrecciate e tutte vitali: la qualità della classe dirigente lombarda, il modello della sanità regionale e il rapporto tra Lombardia e resto d'Italia. Quanto alla prima, c'è da chiedersi perché Salvini, per un necessario aggiustamento ai vertici della Regione, abbia rispolverato la sindaca bocciata dai milanesi dieci anni prima e non abbia trovato di meglio. C'è un evidente, e inspiegabile, problema di ricambio e di qualità nella classe dirigente della regione più ricca e avanzata, e non riguarda solo il centrodestra. Una buona parte dell'elettorato di sinistra, per esempio, non è rimasta impressionata dalla prova di leadership di Sala durante la pandemia, e dire che svettare con concorrenti come Gallera e Fontana non era particolarmente complicato. Le gaffe del sindaco e i suoi dubbi sulla ricandidatura - decisa solo quando ogni ambizione nazionale si era chiaramente dimostrata velleitaria - hanno a lungo fatto sperare che spuntasse qualche figura più giovane e dinamica. Non c'era. E dire che parliamo di personalità - Moratti come Sala - che qualche merito nel rilancio di Milano (quello legato all'Expo) l'hanno pure avuto. Ma da vent'anni né a destra né a manca spunta una o un dirigente che ti faccia dire wow, finalmente. Com'è possibile, in una realtà così vivace e aperta al mondo? Parlarne sarebbe un esercizio fecondo. Poi c'è la questione del modello sanitario lombardo, difeso da una parte per l'eccellenza che garantisce e criticato dall'altra per gli eccessi di privatizzazione e l'annichilimento dei medici di base. «La sanità in Lombardia resta un affare di Silvio Berlusconi e dei suoi amici», ha scritto Gianfrancesco Turano sull’Espresso, e la nomina di Moratti, afferma, serve a garantire questo sistema. Vero o non vero - ma certi intrecci non sono troppo confutabili - quel che conta è che si possa finalmente ri-discutere quel modello per verificare se vada ri-visto. Infine, la Lombardia e l’Italia. Le parole più accorate in questi mesi le ha scritte e dette Ferruccio de Bortoli, per esempio in questa intervista: nel denunciare «l'inaccettabile spirito anti lombardo» che vedeva diffondersi nell'Italia impestata dalla pandemia, il nostro ex direttore si è chiesto con coraggio «perché siamo diventati antipatici» e si è risposto così: «Credo che, a volte, siamo stati troppo orgogliosi dei nostri primati, esaltando le nostre virtù fino a sfiorare l'arroganza. Forse, abbiamo avuto anche un atteggiamento semi-colonialista, proiettando un'immagine di noi stessi che chiedeva un adeguamento ai nostri numeri. Senz'altro, abbiamo sbagliato qualcosa anche noi». «Adeguamento ai nostri numeri», esattamente la freddezza calcolatrice così scoperta da risultare perfino candida nelle parole sventurate di Letizia Moratti. L'importante, comunque, è sempre distinguere: criticare la Regione Lombardia - le sue scelte politiche e la sua leadership - non vuol dire non amare la regione Lombardia con la «r» minuscola, la terra e non l'ente, che è stata l’America in patria per milioni di italiani altrimenti condannati a emigrare all'estero o a soffocare. E lo stesso vale per Milano, in parte anche grazie ai suoi sindaci, in parte nonostante loro.

giovedì 14 gennaio 2021

Il futuro delle regole fiscali europee e la "solitudine" dei riformisti - Menabò di Etica ed Economia

Il futuro delle regole fiscali europee e la "solitudine" dei riformisti - Menabò di Etica ed Economia

Il salario minimo nella proposta di Direttiva europea: un’opportunità e una sfida all’epoca del COVID - Menabò di Etica ed Economia

Il salario minimo nella proposta di Direttiva europea: un’opportunità e una sfida all’epoca del COVID - Menabò di Etica ed Economia: Alessandra Cataldi, Mattia De Crescenzo e Germana Di Domenico illustrano gli aspetti principali della proposta di Direttiva per la definizione di un quadro comune europeo sul salario minimo sottolineando che la proposta non contiene misure che hanno un'incidenza diretta sul livello delle retribuzioni, ma mira a stimolare la contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari, soprattutto laddove essa non raggiunga almeno il 70% dei lavoratori, favorendo, in tal modo, condizioni lavorative e di vita dignitose.

Al andar se hace camino: la Proposta di Direttiva sul salario minimo tra ottimismo della volontà e… - Menabò di Etica ed Economia

Al andar se hace camino: la Proposta di Direttiva sul salario minimo tra ottimismo della volontà e… - Menabò di Etica ed Economia

Verso uno strumento europeo sul salario minimo - Menabò di Etica ed Economia

Verso uno strumento europeo sul salario minimo - Menabò di Etica ed Economia

What is Labour's strategy in Scotland? – European Union | IPS Journal

What is Labour's strategy in Scotland? – European Union | IPS Journal

European Economic Governance and Rising Sovereignism | IAI Istituto Affari Internazionali

European Economic Governance and Rising Sovereignism | IAI Istituto Affari Internazionali

American fascism is a deadly threat – it must be confronted now

American fascism is a deadly threat – it must be confronted now

Luxembourg Has Had Enough of Pompeo and Trump - The Atlantic

Luxembourg Has Had Enough of Pompeo and Trump - The Atlantic: The foreign minister of tiny Luxembourg called the president a “pyromaniac,” and the criticism was too much for Mike Pompeo.

Franco Astengo: Crisi di governo

CRISI DI GOVERNO di Franco Astengo Le ragioni che hanno provocato la crisi di governo si comprenderebbero al meglio se si uscisse dal chiacchiericcio politicista dell’autoconservazione e si ponessero di fronte all’opinione pubblica i temi di fondo che dovrebbero essere affrontati, giudicando l’azione dell’attuale esecutivo del tutto insufficiente e soprattutto minata alla base dal fatto dell’essere sorto, estate 2019, da una clamorosa operazione trasformistica: 1) Appare del tutto incerta se non inesistente la collocazione internazionale dell’Italia nel momento in cui si stanno verificando due avvenimenti di vero e proprio mutamento di scacchiere: l’insediamento del governo democratico negli USA e la Brexit. Due fatti che, ad occhio e croce, paiono preludere a un tentativo di ripresa del cosiddetto “ciclo atlantico” in un quadro internazionale assolutamente diverso e molto più complesso sia rispetto alla fase storica del “bipolarismo”, sia a quella della “fine della storia” e degli USA “poliziotto del mondo, esportatori di democrazia” e ancora della fase della “globalizzazione” più o meno selvaggia cui tutti – alla fine – si sono adeguati; 2) La collocazione internazionale dell’Italia non potrà fare a meno di far parte di un posizionamento europeo e, ancor più specificatamente mediterraneo laddove potenze come Turchia, Russia, Egitto (tre Paesi a guida autocratica) stanno spostando le loro sfere di influenza cercando di accrescerle (Libia, Siria, ecc.) anche in contrasto tra di loro e con un sistema “mobile” di alleanze; 3) Sul piano interno è totalmente assente un’analisi della nuova qualità delle contraddizioni anche dal punto di vista delle divisioni “storiche” del Paese sul piano economico , della struttura sociale, delle fratture geografiche; 4) E’ urgente rovesciare l’impostazione basata sui principi assistenzialistici cari al partito di maggioranza relativa. I temi della struttura industriale, delle infrastrutture, della modernizzazione delle vie di comunicazione, dell’ambiente, debbono far parte di un grande progetto non semplicemente destinato alla modernizzazione capitalistica o all’egoismo localistico, ma impostato sul terreno della programmazione e dell’intervento pubblico in economia. Riassunto all’osso deve emergere il quadro di un’idea di Stato nell’economia e nella società . Un'idea, una visione da da presentare nell’occasione del Recovery Plan, in luogo – come sta avvenendo – dell’assemblaggio di vecchie carte uscite dai cassetti. I progetti di trenta – quarant’anni fa (l’Albenga – Predosa per restare in Liguria) non sono più adeguati alla realtà di oggi. Inutile ricordare, anzi quasi pleonastico perché apparirebbe semplicemente un allinearsi alla moda, come la questione della sanità debba far parte integrante e non marginale di questo rovesciamento di impostazione. Questione della sanità da affrontare su due piani: quello del rapporto pubblico/privato e quello della relazione centro/periferia; 5) Esiste, infine, la necessità di rivedere profondamente il quadro di relazione istituzioni/rappresentanza sociale e politica. Personalizzazione, uso spregiudicato della comunicazione di massa, riduzione dell’agire politico alla governabilità. Distruzione del sistema dei partiti, accentramento nell’esecutivo delle funzioni legislative, accantonamento dei corpi intermedi: si tratta soltanto di alcuni degli argomenti che dovrebbero comporre una riflessione collettiva che, a sinistra, dovrebbe anche far parte di un ragionamento molto più ampio. Ragionamento da sviluppare al riguardo dell’assenza di una soggettività organizzata rappresentativa delle istanze concrete nell’attualità e della storia del movimento dei lavoratori, delle forze di progresso, di un effettivo radicamento sociale misurato ben oltre i social network . La profondità di radicamento sociale, la capacità di esercitare una funzione di pedagogia di massa dovrebbero rappresentare la base per costruire una nuova soggettività organizzata della sinistra, sulla base del quale cercare di realizzare una crescita collettiva prima di tutto posta sul piano etico e morale.

Why Matteo Renzi Is Sinking Italy’s Government Even as the Pandemic Rages

Why Matteo Renzi Is Sinking Italy’s Government Even as the Pandemic Rages

martedì 12 gennaio 2021

Angelo Turco: Dopo la pandemia una città diversa, oltre la divisione “centro – periferia” – ControPiede

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Bankitalia: "La patrimoniale permette di redistribuire e incentiva impieghi produttivi della ricchezza. Fuga dei capitali? Rischi attenuati" - Il Fatto Quotidiano

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Whither America? by Joseph E. Stiglitz - Project Syndicate

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Il requiem della democrazia americana? | F. Bindi

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Giustizia, il pregio dell’imposta patrimoniale | G. Fransoni

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A Post-COVID Labor Revival? by Teresa Ghilarducci - Project Syndicate

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La marcia su Washington | Doppiozero

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Il socialismo nel XXI secolo secondo Nancy Fraser, Slavoj Žižek e altri

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sabato 9 gennaio 2021

Non basterà la cacciata di Trump per cancellare il fantasma del trumpismo - Strisciarossa

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Riecco Letizia Moratti: un vademecum per gli smemorati - Strisciarossa

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Non solo Trump. Le fratture della società USA - Pandora Rivista

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“Modello Milano?” di Alberto Bortolotti - Pandora Rivista

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Il pensiero liberale: verso una crisi irreversibile? Intervista a Giorgio Barberis - Pandora Rivista

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“Pochi contro molti. Il conflitto politico nel XXI secolo” di Nadia Urbinati - Pandora Rivista

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venerdì 8 gennaio 2021

The Truth About Trump’s Mob by Jeffrey D. Sachs - Project Syndicate

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19. Chaos at the Capitol: An Interview with Bhaskar Sunkara

19. Chaos at the Capitol: An Interview with Bhaskar Sunkara

Il cuore di tenebra dell'America di Trump - Diritti Globali

Il cuore di tenebra dell'America di Trump - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

Keir Starmer will outline priorities for 2021 at first virtual Fabian conference – LabourList

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Investimenti, profitti e ripresa: il problema italiano. Un’analisi di lungo periodo - Economia e Politica

Investimenti, profitti e ripresa: il problema italiano. Un’analisi di lungo periodo - Economia e Politica

Trump’s Failed Putsch - Project Syndicate

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MILANO AI TEMPI DELLA PANDEMIA di Roberto Biscardini del 7 gennaio 2021 - Il Socialista

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giovedì 7 gennaio 2021

I fascisti dell’Illinois – Articolo21

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Valdo Spini: L'Europa gli Usa e Biden. Gli occhi rivolti a futuro e non al passato - Avanti

L'Europa gli Usa e Biden. Gli occhi rivolti a futuro e non al passato - Avanti

The Left Won the Argument in Georgia, If Not Much Else

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In difesa di Can Dündar, condannato in Turchia a 27 anni di prigione: svelò i traffici di armi dall’intelligence di Ankara ai jihadisti | Global Project

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After Trump’s Putsch, It’s Time for the US Left to Mobilise

After Trump’s Putsch, It’s Time for the US Left to Mobilise

Franco Astengo: Frutti avvelenati

FRUTTI AVVELENATI di Franco Astengo L’invasione del Parlamento americano da parte di una torma di facinorosi inneggianti a Trump e alla “vittoria tradita” (strana similitudine con la “vittoria mutilata”) non può essere ridotta a episodio numericamente trascurabile oppure a un rigurgito dell’America profonda o a un’altra qualunque espressione di jacquerie. Tralasciamo anche la retorica dell’assalto al cuore della democrazia occidentale, al simbolo del sistema, ecc,ecc. In realtà il sistema è da tempo in profonda crisi, cede il passo e quasi si arrende ai frutti avvelenati di una concezione della politica che non è semplicemente sovranista e/o populista ma rappresenta una interpretazione dei bisogni di massa e una diversa capacità di espressione attraverso il racconto raccolto dai nuovi strumenti tecnologici. Soprattutto però la crisi deriva dall’isolamento sociale e dall’estendersi e dall’acuirsi delle contraddizioni, al riguardo delle quali la forma della democrazia “liberale” e i soggetti che la animano non riescono più a fornire una plausibile interpretazione. I tumulti simil-golpisti verificatisi all’interno di Capitol Hill non possono che essere catalogati attraverso categorie sulle quali ci è già capitato di esercitarci e che troviamo oggi occasione di ribadire e al riguardo delle quali appare proprio come insufficiente la riflessione della sinistra a livello internazionale. Una sinistra ormai ridotta quasi a una mera appendice “politicista” della governabilità comunque. Siamo di fronte a: 1). Il procedere di un ulteriore processo di disfacimento sociale verso il quale l’idea della sintesi politica (una volta appartenuta alle grandi formazioni partitiche) appare inefficace; 2). L’emergenza del prevalere di una visione politica facile da semplificare nella narrazione, con l’utilizzo di una sorta di “manicheismo”: a di là o di qua, senza sfumature, proprio perché sembra impossibile rintracciare un’appartenenza definita. Si verifica così il passaggio dalla “democrazia del pubblico” (Manin) alla “democrazia recitativa”. Nella “democrazia recitativa” è facile prevedere una fase di egemonia appannaggio della destra; 3). Non è più questione di disaffezione dalle pratiche della democrazia ma di transito di interi settori sociali da una parte all’altra degli schieramenti e di una forte mobilità tra questi: per sfuggire all’incalzare dello sfruttamento, al predominio della tecnologia (cui è attribuita anche la responsabilità dell’emergenza sanitaria), considerando la “paura” quale vera e propria categoria politica, grandi masse si sono rifugiate nella certezza di una identità da difendere, la “propria” appartenenza di “focolare”. L’azione politica viene così considerata soltanto in chiave difensiva (al limite quasi di difesa antropologica) avendo smarrito il senso dell’appartenenza a una condizione sociale. In questo modo masse di sfruttati e marginalizzati (o neo-marginalizzati) votano a destra perché credono sia loro garantita una riconoscibilità “di gregge”. La politica appare così lontana dal quotidiano e ridotta a mera espressione di una visione intellettuale capace soltanto di mediare quasi in esclusiva la funzione del potere. Una politica che fa fatica a riconoscere il forte stridio della nuova qualità delle contraddizioni e finisce con l’assumere posizioni “mediane” ormai fuori dal tempo e frutto soltanto di una concezione arcaica dell’autonomia del politico. Siamo di fronte a fatti che stanno mutando il quadro complessivo: al di là dell’Atlantico la difficoltà nell’insediamento di Biden sarà da verificare nei suoi effetti al riguardo della politica che potrà essere concretamente sviluppata dal nuovo Presidente che dovrà agire in un paese spaccato (Bremner oggi aggiunge anche “sotto ricatto di nuove insurrezioni”), e al di qua dell’Oceano ci sarà da analizzare l’esito della Brexit nel quadro di un tentativo di ritorno all’atlantismo. Il tutto nel contesto dell’incertezza globale derivante dall’emergenza sanitaria. La vigilia sembra proprio essere quella di uno “spostamento d’asse”.

martedì 5 gennaio 2021

«A Tel Aviv ho dato tutto, ora voglio servire Israele». Parla Ron Huldai | Reset

«A Tel Aviv ho dato tutto, ora voglio servire Israele». Parla Ron Huldai | Reset

Le sirene della Teoria monetaria moderna - Lavoce.info

Le sirene della Teoria monetaria moderna - Lavoce.info: L'illusione che il deficit possa aumentare senza altri vincoli se non la crescita dell'inflazione è tanto affascinante quanto irrealistica. Nella pratica la Teoria monetaria moderna è incompatibile con i principi di base della macroeconomia.

Milano città 'verde'? Non scherziamo - Il Fatto Quotidiano

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Germany bows to Keynes, again – Thorvaldur Gylfason

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Turkey’s Slow-Motion Economic Crisis by Selva Demiralp & Şebnem Kalemli-Özcan - Project Syndicate

Turkey’s Slow-Motion Economic Crisis by Selva Demiralp & Şebnem Kalemli-Özcan - Project Syndicate

lunedì 4 gennaio 2021

Marzia Maccaferri: Starmer prova a far dimenticare la Brexit e cancellare Corbyn

Starmer prova a far dimenticare la Brexit e cancellare Corbyn Domani Marzia Maccaferri 4 gennaio Lo stile del nuovo capo inglese del Labour è diametralmente opposto da quello del suo predecessore: toni pacati e non paternalisti, sempre ultra-preparato nel presentare dati e argomenti a sostegno dei suoi interventi. Non alza mai la voce, elegantissimo e non si spettina nemmeno quando va in bicicletta. Decisamente l’opposto •Eletto il 4 aprile alla guida del Labour dopo una lunga e noiosa campagna elettorale mutilata dall’arrivo del Covid-19, Starmer ha ereditato un partito al suo minimo storico in termini elettorali ma con un numero di iscritti imponente invidiato da chiunque in Europa. •Da un lato sottolinea l’appetito per una normalità, presunta o non, non importa, che l’elettorato laburista covava da tempo; dall’altro ci deve mettere in allerta. •Un contegno che funziona molto bene anche nei confronti in parlamento con Boris Johnson il cui stile clownesco e fintamente ironico risulta ancor più dilettantesco e urticante. A chiusura di questo anno da dimenticare, se c’è una persona in Regno Unito che più di tutti vorrebbe guardare avanti e archiviare la Brexit ora che è definitivamente incorniciata nell’accordo con l’Unione europea è certamente lui, il leader del partito laburista Keir Starmer. Eletto il 4 aprile alla guida del Labour dopo una lunga e noiosa campagna elettorale mutilata dall’arrivo del Covid-19, Starmer ha ereditato un partito al suo minimo storico in termini elettorali ma con un numero di iscritti imponente invidiato da chiunque in Europa; un partito ferocemente diviso al suo interno al cui sonnambulismo dovuto alla Brexit mai affrontata, si sono aggiunte le denunce, e la strumentalizzazione che ne è seguita, di antisemitismo. Insomma, non esattamente una posizione facile. Condividi Condividi Tweet Tweet Spargi la voce Spargi la voce I PRIMI OTTO MESI I primi otto mesi di Starmer, conclusisi idealmente mercoledì con il voto a sostegno dell’accordo con l’Ue non sono andati tutto sommato male. Accolto con grande favore dall’opinione pubblica lo scorso aprile, quando a settembre è salito sul palco virtuale del congresso laburista Starmer già aveva notevolmente migliorato la posizione del partito in termini di sondaggi e di fiducia nella leadership, riaccendendo la concreta speranza di riuscire a recuperare quella base tradizionale laburista nel nord – il red wall – che sembrava irrimediabilmente persa nella débâcle corbynista alle elezioni dell’anno scorso. Un po’ giocare facile questo, vero, visto che Corbyn era riuscito a toccare il livello più basso di fiducia mai registrato da quando Ipsos Mori, nel 1977, ha iniziato a produrre questo tipo di statistiche. Ma la velocità con cui Starmer nonostante il congelamento del dibattito politico dovuto alla pandemia è riuscito a colmare il gap non deve essere sottovalutata. Da un lato sottolinea l’appetito per una normalità, presunta o non, non importa, che l’elettorato laburista covava da tempo; dall’altro ci deve mettere in allerta, nel caso ce ne fosse ancora bisogno in questo anno che ha visto evaporare i vari populismi virtuali à la Salvini, nel non dare troppo affidamento alle nostre “bolle” mediatiche. La politica democratica è scontro, opinioni, passioni e percezioni, ma soprattutto si sviluppa in istituzioni, si alimenta di rappresentatività, ha bisogno di riflessione e di prassi democratiche. Il mondo con cui Starmer si confronta oggi è molto diverso da quello che ha polverizzato il progetto (un po’ naïve) corbynista; e lo stesso populismo di Johnson e del più becero brexitismo di cui da un certo punto di vista il corbynismo ne ha rappresentato l’altra faccia, opposta ma uguale in termini di concezione della democrazia come appello diretto, sono ormai una fase chiusa. Certo le conseguenze si vedranno nei prossimi anni; ma in termini politici quella è un’altra epoca. Starmer ha puntato tutto su questa ipotesi. Se sia adatto a traghettare la sinistra inglese verso questa presunta nuova era e riuscire a diventare l’unico altro leader laburista ad essere eletto anche primo ministro da cinquant’anni a questa parte, forse lo si può capire andando a ripercorrere i suoi primi otto mesi. L’unico altro che è riuscito nell’impresa è stato Tony Blair. Quanto ciò sia di buon auspicio è un altro discorso. DIMENTICARE CORBYN Non c’è dubbio che il suo primo obiettivo è stato quello di far “dimenticare Corbyn”. Già dal breve primo discorso da leader Starmer si è presentato come l’anti-Corbyn in termini di stile e linguaggio: toni pacati e non paternalisti, sempre ultra-preparato nel presentare dati e argomenti a sostegno dei suoi interventi ai Comuni; una sorta di tecnocrate, ma in positivo che affronta i banchi dell’opposizione con lo stesso approccio di quando andava in tribunale a difendere il sindacato contro Murdoch. Non alza mai la voce, elegantissimo e non si spettina nemmeno quando va in bicicletta. Decisamente l’opposto. L’obiettivo è stato completamente centrato in termini di percezione pubblica. Un contegno che funziona molto bene anche nei confronti in parlamento con Boris Johnson il cui stile clownesco e fintamente ironico risulta ancor più dilettantesco e urticante. Ma “dimenticare Corbyn” significa soprattutto recuperare la fiducia dell’elettorato e dell’opinione pubblica nei confronti del Labour, significa riportare il partito ad essere considerato anche di “governo” e non solo di “lotta”. Una contraddizione endemica del Labour fin dai tempi di Ramsay MacDonald e che Clement Attllee conosceva bene; una tensione che Tony Benn e con lui il suo giovane collaboratore Corbyn non sono riusciti a risolvere. Che poi, va ricordato, la lotta che le varie frange più o meno vicine al progetto corbynista concepivano è stata soprattutto una protesta da tastiera e da iPad. Ma tant’è. Condividi Condividi Tweet Tweet Spargi la voce Spargi la voce Anche in questo caso Starmer sembra aver centrato l’obiettivo in termini di sondaggi e di retorica e narrazione pubblica – il suo discorso al congresso di settembre, ad esempio – ma soprattutto per quanto riguarda il riallineamento interno al partito. Dopo l’elezione di tre candidati “corbyn-scettici” alle suppletive di aprile, Starmer ha rinnovato il Nec, l’organo di governo del partito, a suo favore. Normale prassi per ogni cambio di leadership, ovvio. In aggiunta, però, si è buttato in una lotta senza quartiere contro qualsiasi cenno di antisemitismo facendo pure vittime eccellenti: Rebecca Long-Baily, stretta collaboratrice di Corbyn, e l’ex leader stesso sono stati destituita dal governo ombra la prima, e sospeso dal partito per un breve momento il secondo. Certamente questo è stato il punto più basso della guerra civile interna e avrà strascichi di lungo periodo; e certamente la questione dell’antisemitismo nel partito e in generale nella cultura della sinistra inglese non è stata risolta qui, come purtroppo mostra l’ingenuità al limite della complicità con cui Corbyn ha replicato. Ma a rileggere a distanza i toni apocalittici usati in quei giorni non si può che confermare l’ipotesi che quell’epoca politica – non l’antisemitismo ahimè – è chiusa e archiviata. Come si riorganizzerà la sinistra radicale è ancora troppo presto per dirlo; Corbyn ha presentato il suo progetto personale e forse i primi segnali si sono visti nel nuovo fronte di deputati laburisti che contraddicendo la linea del partito hanno votato contro l’accordo con l’Ue. Fra questi, in un incredibile cortocircuito anche Corbyn e Diane Abbott hanno votato in linea coi liberdemocratici – una sorta di bestemmia a ripensarla con un paio di occhiali diversi – rischiando di essere considerati quasi europeisti. DIVERSAMENTE SOCIALISTA Diversa l’analisi in termini di proposte politiche. Qui Sir Keir non sembra voler “dimenticare”. Contrariamente a quanto vanno urlavano i suoi più accaniti oppositori che con Starmer il partito è tornato alle posizioni del blairismo più smagliante – una lettura accolta paradossalmente con favore da alcuni in Italia, ma questo è un altro discorso – per il momento invece il leader laburista non ha ribaltato il programma, mantenendo sostanzialmente i principi neo-keynesiani e anti-austerity del manifesto 2019. Anzi, da un certo punto di vista ne ha rafforzato anche l’approccio con la proposta di una tassa sulla ricchezza e ha sistemato il piano economico ancorando le proposte a un dato di realtà, non solo limitandosi a congelare la "lista della spesa” per le nuove nazionalizzazioni ma fornendo una dettagliata piattaforma economico-finanziaria. Starmer è stato eletto in parlamento per la prima volta nel 2015 e di fatto tutta la sua carriera parlamentare si è svolta nel Labour di Corbyn. Considerarlo quindi un revisionista è semplicemente miope. Come ha detto lui stesso in tempi non sospetti: «Non credo che la gente mi consideri un corbynista, ma sono di certo un socialista». È curioso, infatti, come la battaglia con l’opposizione interna si stia tutta svolgendo nel quadro della percezione e dei proclami sui social media e non sul progetto di società che si intende presentare agli elettori. Uno stile quello degli ex corbynisti, insomma, molto simile al populismo conservatore da club del cricket e che ci dice di quanto debba ancora sgobbare Starmer per tenere insieme il partito. «UN POLIZIOTTO IN UN COMPLETO COSTOSO» Se dunque non ha avuto problemi a sbarazzarsi velocemente dell’opposizione alla prima occasione che gli si è presentata – legittimamente sia chiaro – non può certo avere lo stesso tipo di atteggiamento con militanti ed elettori, soprattutto giovani, che hanno guardato con speranza alla svolta progressista che il progetto Corbyn ha rappresentato. Nel caso di questa sfida Starmer ha qualche problema. La strategia che ha finora perseguito per costruire una coalizione politica e culturale capace di tenere insieme proposte progressiste "radicali” – redistribuzione della ricchezza, protezione dei diritti e dell’ambiente – con il tradizionale prisma laburista della tutela dei lavoratori, così come il suo stile di leadership sono stati “virtualmente” vincenti e sicuramente avranno effetto anche nel lungo periodo. Ha persino smesso di accusare la stampa per le sconfitte elettorali, che era il tratto veramente patetico della leadership precedente. Ma per trasformare questo in una vera alternativa di governo, oltre alla presenza proattiva in parlamento, che è stata finora la piattaforma privilegiata, e alla riorganizzazione nel partito, Starmer avrà bisogno anche di “movimento”, della partecipazione e della presenza nelle comunità e nella società civile. Quello che una volta si chiamava il popolo della sinistra insomma. Starmer avrà bisogno di sinistra. In tutte le sue dimensioni. Non solo di opposizione in parlamento. Da questa prospettiva la performance, come si è detto, lascia ancora a desiderare. Se il suo record personale e professionale non può certo essere messo in discussione, tuttavia la cautela mostrata nei confronti del movimento Black Lives Matter, per fare un solo esempio, che ha spinto Blm-England a descriverlo come «un poliziotto in un completo costoso» deve indurre a qualche riflessione. Si potrà ritenere che la strana situazione di fare politica al tempo del Covid in cui si è ritrovato sia una possibile spiegazione a questo bizzarro distanziamento sociale; va anche aggiunto che la tradizione laburista della partecipazione movimentista non è storicamente delle più feconde. Ma ha ragione Paul Mason sul New Statesmen quando ci ricorda che senza la capacità di intercettare e dare voce alle variazioni nella società il Labour di Starmer non andrà oltre allo spettacolo, seppur piacevole, di “grigliare” il primo ministro in parlamento ogni mercoledì, restando tuttavia sempre dal lato dell’opposizione. Senza dubbio lo sta facendo meglio del suo predecessore; ma la situazione non cambia. In questo fascicolo va aggiunta anche la questione Brexit. Benché risulti chiaro da un punto di vista strategico e anche di principio il motivo per cui Starmer ha imposto al partito di votare a favore dell’accordo – il non votarlo avrebbe significato essere ipoteticamente pronti a portare il paese fuori dell’Ue senza accordo, evidenziando così l’ipocrisia di una posizione di principio possibile soltanto perché i numeri della maggioranza conservatrice la permettono – tuttavia, storicamente rimarrà agli archivi il fatto che anche in questa occasione come per tutte le precedenti riguardanti l’Europa il Labour ha votato mettendosi dal lato sbagliato della storia. La Brexit e la questione europea non si chiudono qui, né per Starmer e il suo partito, tantomeno per il Regno Unito. UN MODELLO PER LA SINISTRA EUROPEA? Per un paese esterofilo come l’Italia che guarda sempre oltreconfine alla ricerca di modelli a cui ispirarsi ci si potrebbe chiedere se Starmer sarà quello nuovo. L’ultimo europeo in ordine di tempo è stato Pedro Sánchez, ma ora la scena è occupata da Biden. Varrebbe forse la pena domandarsi perché la sinistra italiana eccelle in questa pratica collettiva, ma non è questa la sede. Guardando ai suoi primi otto mesi sembra difficile però immaginare Starmer in quel ruolo: il paese si è ritirato su se stesso, già prima dell’ufficializzazione della Brexit e il Labour a partire dalla recessione del 2008 non è stato molto diverso. Starmer non ha scelta: deve rincorrere un governo raffazzonato che però con la gestione della pandemia ha rubato al Labour l’immagine del partito difensore del welfare, non importa se si tratta solo di percezione. Non ha lo stile del tribuno e sembra piuttosto il classico esempio di understatement inglese. Insomma, non va per caciara italiana. Magari varrebbe la pena guardare alle sue proposte politiche, ma questa è una pratica che la sinistra italiana ha smesso di fare da tempo.