venerdì 15 ottobre 2021

The Inflation Class War

The Inflation Class War

Piano Meidner, cosa resta mezzo secolo dopo – Lavoce.info

Piano Meidner, cosa resta mezzo secolo dopo – Lavoce.info: Cinquant'anni fa i sindacati svedesi avviarono un'ampia riflessione su politiche salariali e partecipazione dei dipendenti ai risultati d'impresa. Il risultato fu un piano che, seppur disatteso, costituisce tuttora un prezioso punto di partenza.

World Economic Outlook, October 2021

World Economic Outlook, October 2021

L’eterno ritorno delle classi sociali - Menabò di Etica ed Economia

L’eterno ritorno delle classi sociali - Menabò di Etica ed Economia

L'illusione liberista - Menabò di Etica ed Economia

L'illusione liberista - Menabò di Etica ed Economia

giovedì 14 ottobre 2021

A new global economic consensus – Mariana Mazzucato

A new global economic consensus – Mariana Mazzucato

Il Nobel all’economista che ha scoperto che il salario minimo non crea disoccupazione | Keynes blog

Il Nobel all’economista che ha scoperto che il salario minimo non crea disoccupazione | Keynes blog

Alleanza Giellista: I fatti di Roma

Il Presidente della Alleanza Giellista ha dichiarato: Alleanza Giellista condanna con fermezza l’attacco squadristico di cui è stata vittima la Confederazione Generale Italiana del Lavoro cui esprime la piena solidarietà. Da troppo tempo il fascismo organizzato ha rialzato la testa e la Repubblica nata dalla Resistenza e sancita dalla Costituzione deve rispondere con fermezza e senza esitazione. La salvaguardia della libertà repubblicana costituisce un motivo fondante della nostra democrazia resa più fragile dalla mancanza di partiti politici veramente tali, i quali della democrazia costituiscono gli strumenti imprescindibili. Occorre che tutti i democratici italiani di qualunque segno e tendenza essi siano si uniscano non solo per rispondere seriamente alle provocazioni organizzate dal nuovo fascismo maturando la convinzione di come occorre una profonda riflessione sui motivi della crisi italiana e sui processi necessari al rafforzamento degli organi dello Stato democratico. Tale impegno deve riguardare tutti basandosi sui valori dell’antifascismo sui quali è nata la nostra libertà e la nostra democrazia. L’Alleanza Giellista parteciperà sabato 16 ottobre alla manifestazione di Roma sia per solidarietà con la CGIL sia per contribuire alla testimonianza di lotta di un popolo che vuole vivere e progredire nel rispetto delle varie posizioni politiche e culturali nella coesione sociale e nella riaffermazione di quanto il mondo del lavoro rappresenti per un paese moderno europeo e civile quale noi concepiamo l’Italia.

mercoledì 13 ottobre 2021

Socialism Isn’t Just About State Ownership — It’s About Redistributing Power

Socialism Isn’t Just About State Ownership — It’s About Redistributing Power

Franco Astengo: Democrazia nel post-moderno

DEMOCRAZIA NEL POST – MODERNO di Franco Astengo Dalla “Democrazia del Pubblico” (Manin) alla “Democrazia Recitativa” (Crouch) fino alla “Democrazia delle Emozioni” teorizzata da Pierre Rosanvallon: mutano in tempi rapidi gli assi di riferimento dell’agire politico. Il quadro generale è quello della crisi della democrazia liberale , di esasperata volatilità elettorale, di formulazione di tesi intorno all’idea del distacco tra governo e rappresentanza, di latitanza della mediazione. Negli ultimi anni i grandi movimenti di piazza, dai gilet gialli ai no green-pass hanno sconvolto il tessuto sociale. Il prevalere dell’individualismo competitivo sull’idea novecentesca dell’aggregazione collettiva ha portato, secondo il sociologo francese, alla determinazione delle nostre azioni politiche da parte delle emozioni. I populisti hanno saputo sfruttarle, mentre i “politici della ragione” le hanno negate. Rosanvallon si esercita su di una sorte di “terza via” fondata sulle “prove”, ovvero sulle difficoltà vissute individualmente dai cittadini e non vi è dubbio che questo risulti un tema decisivo, soprattutto nella complessità della fase di emergenza imposta dall’epidemia. Ognuno è richiamato a riconoscere la propria sorte e diventa sempre più difficile muoversi sul terreno dell’orizzonte comune e della trasformazione democratica. Non possiamo però fermarci su questo limite perché da quel punto del ripiegamento dalla democrazia costituzionale potrebbero aprirsi varchi per infiltrazioni pericolose. E’ possibile allora approfondire l’analisi e convenire su di una definizione del pericolo più evidente che il ripensamento individualista comporta : quello di sostanziale omologazione al sistema che avviene attraverso l’esercizio del primato dell’io all’interno della nostra coscienza. Un nichilismo alla cui affermazione potrebbe bastare il dominio dell’ “io” sugli altri. Gli spazi interiori sarebbero sottratti alla potenza ordinativa del Leviatano e la strategia decisionistica uscirebbe dallo schema del paradigma della modernità, quello che aveva dato origine alla democrazia nel suo significato più originario: fosse questa democrazia “liberale” o “democrazia “socialista”. A quel punto si segnalerebbe l’inesistenza della mediazione politica. Si sovrapporrebbero, nella forma di esercizio del comando l’assenza di riconoscimento della condizione comune e l’idea dell’impossibilità di apertura di una forma di libertà politica capace di limitare, attraverso l’esercizio della rappresentanza, la reciproca licenza tra benessere del singolo e interesse collettivo. L’idea di libertà che si esprime nelle manifestazioni no- pass (beninteso poste al di fuori nella loro espressione di obiettivi dalla concretezza necessaria a risolvere un problema reale di forte contraddizione) ci fa tornare alle origini, allo Stirner di “L’unico e la sua proprietà” (1844): “ogni concetto ideale astratto che si contrapponga alla concretezza irriducibile del singolo va destituito secondo una prospettiva individualistica”. L’individualismo come punto di fondo del riconoscimento dell’azione politica. L’individualismo come fonte di un nichilismo basato sul “bel gesto” dell’ egoismo nella ricerca del dominio sulle masse. Il nichilismo inteso come svilimento complessivo al riguardo del quale tutti saremo chiamati a pagare un prezzo prima di tutto sul piano della possibilità di esercizio della politica considerata fattore essenziale dello sviluppo umano. Quanto tempo dovremo aspettare perché emerga un qualche segnale di consapevolezza e di messa in opera di una riflessione e di un’azione assolutamente controtendenza a questo quadro di vera e propria distruzione della democrazia repubblicana?

A New Global Economic Consensus by Mariana Mazzucato - Project Syndicate

A New Global Economic Consensus by Mariana Mazzucato - Project Syndicate

La rivista il Mulino: Neofascismo:
la fine delle illusioni

La rivista il Mulino: Neofascismo:<br>la fine delle illusioni: Le tensioni che ci eravamo illusi di aver definitivamente consegnato al passato riemergono con forza. In un contesto in cui la nuova-vecchia destra, che non ha mai sciolto del tutto il suo ambiguo legame col fascismo, trova un ambiente fertile e prospera

NON è LA MARCIA SU ROMA, MA LA CAPITOL HILL DE NOANTRI - GLI STATI GENERALI

NON è LA MARCIA SU ROMA, MA LA CAPITOL HILL DE NOANTRI - GLI STATI GENERALI

SALVATORE VECA E MILANO |

SALVATORE VECA E MILANO |

MARAN, MAO TSE TUNG E L’ASTENSIONE |

MARAN, MAO TSE TUNG E L’ASTENSIONE |

MILANO DOPO IL PLEBISCITO |

MILANO DOPO IL PLEBISCITO |

CITTA’ METROPOLITANA:CI METTIAMO UNA PIETRA SOPRA? |

CITTA’ METROPOLITANA:CI METTIAMO UNA PIETRA SOPRA? |

COSA DICONO LE URNE |

COSA DICONO LE URNE |

ELEZIONI MILANESI: DOPO IL TRIONFO, I NODI RESTANO |

ELEZIONI MILANESI: DOPO IL TRIONFO, I NODI RESTANO |

IL MILANESE IMPIGRITO |

IL MILANESE IMPIGRITO |

martedì 12 ottobre 2021

Tutte le questioni non solo sindacali che sono irrisolte in Ita - Avanti

Tutte le questioni non solo sindacali che sono irrisolte in Ita - Avanti

Still Demoralized by Syriza, Greece’s Left Is Struggling to Rebuild

Still Demoralized by Syriza, Greece’s Left Is Struggling to Rebuild

Salario minimo: cos’è, le proposte, come funziona nel resto d’Europa - Internazionale

Salario minimo: cos’è, le proposte, come funziona nel resto d’Europa - Internazionale

Il Nobel per l’economia allo statunitense David Card - Avanti

Il Nobel per l’economia allo statunitense David Card - Avanti

Public Spending Isn’t Socialism

Public Spending Isn’t Socialism

A Left for a Time of Crisis

A Left for a Time of Crisis

La rabbia, le piazze, il fascismo - Articolo21

La rabbia, le piazze, il fascismo - Articolo21

LA SINISTRA ALLA PROVA DELLE ELEZIONI ROMANE - GLI STATI GENERALI

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Jean-Luc Mélenchon: It’s Time to End the Dictatorship of Short-Termism

Jean-Luc Mélenchon: It’s Time to End the Dictatorship of Short-Termism

Opinion | Our constitutional crisis is already here - The Washington Post

Opinion | Our constitutional crisis is already here - The Washington Post: Trump’s charges of fraud in 2020 are not about looking back, as many Republicans insist. They are about establishing the predicate to challenge future election results more effectively.

Judicial Rebellion. How Poland Walked Half Way Out of the EU | Reset DOC

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Germany: Will a Green-Liberal Kleine Koalition Crown Olaf Scholz? | Reset DOC

Germany: Will a Green-Liberal Kleine Koalition Crown Olaf Scholz? | Reset DOC

lunedì 11 ottobre 2021

​A che punto è il Piano nazionale di ripresa e resilienza - Internazionale

​A che punto è il Piano nazionale di ripresa e resilienza - Internazionale: Obiettivi raggiunti, ritardi e prossime scadenze: ecco cos’ha fatto e cosa deve ancora fare il governo per rispettare gli impegni presi con l’Unione europea che ha stanziato 235,1 miliardi di euro da spendere entro il 2026. Leggi

Alfonso Gianni. Una Nadef a passi di gambero | Jobsnews.it

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La rivista il Mulino: L’incertezza come segno della democrazia

La rivista il Mulino: L’incertezza come segno della democrazia

Fisco, Ruffini (Entrate): "Con 800 leggi il sistema è giungla in cui l'evasore si nasconde. Utile l'intervento del governo sulla privacy" - Il Fatto Quotidiano

Fisco, Ruffini (Entrate): "Con 800 leggi il sistema è giungla in cui l'evasore si nasconde. Utile l'intervento del governo sulla privacy" - Il Fatto Quotidiano

Alberto Benzoni: Il significato del voto tedesco - Avanti

Il significato del voto tedesco - Avanti: I politici e gli opinionisti italiani, vittime e complici della cultura della seconda repubblica, si sono progressivamente auto convinti, finoRead More

Marocco, nasce il governo Akhannouch: il 'Berlusconi marocchino' con un patrimonio da 2 miliardi chiamato a risollevare l'economia - Il Fatto Quotidiano

Marocco, nasce il governo Akhannouch: il 'Berlusconi marocchino' con un patrimonio da 2 miliardi chiamato a risollevare l'economia - Il Fatto Quotidiano: Sovranità, capitale sociale e umano e coesione: il re Mohammed VI indica la strada attraverso un nuovo modello di sviluppo e chiede al primo ministro, il ‘chiacchierato’ tycoon Aziz Akhannouch, da lui nominato, di prendere per mano il Marocco e portarlo lontano, oltre le sabbie mobili post-pandemia. Giovedì pomeriggio il nipote del grande sovrano Mohammed …

Populism punished: The 2021 Czech parliamentary election | EUROPP

Populism punished: The 2021 Czech parliamentary election | EUROPP

The improbable victory: lessons of the SPD’s election win – Robert Misik

The improbable victory: lessons of the SPD’s election win – Robert Misik

Utopians against capitalism – Colin Crouch

Utopians against capitalism – Colin Crouch: In these crisis times there is a premium on utopian thinking—but also practical proposals and the power resources to make change real.

RICCIARDI: «SINISTRA AFONA COME I GIOVANI FILOSOFI, I GRANDI CRUCCI DI VECA» - GLI STATI GENERALI

RICCIARDI: «SINISTRA AFONA COME I GIOVANI FILOSOFI, I GRANDI CRUCCI DI VECA» - GLI STATI GENERALI: È un pomeriggio di sole, di quelli che invitano al caffè e alla conversazione. Una compagnia suadente, cui manca solo - nel bar ai piedi della “sua” Fondazione Feltrinelli, di cui era presidente onorario - la voce di Salvatore Veca. Lo ricordiamo con Mario Ricciardi, ordinario di Filosofia del dirit

In Germania è davvero finita l’era Merkel? Discontinuità e permanenze dopo le elezioni federali. Intervista a Nicola Carella | Global Project

In Germania è davvero finita l’era Merkel? Discontinuità e permanenze dopo le elezioni federali. Intervista a Nicola Carella | Global Project

Scene di ordinario capitalismo, oggi come ieri - terzogiornale

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Presidenziali francesi: la sinistra sempre più sfasata e anche l'estrema destra si divide - terzogiornale

Presidenziali francesi: la sinistra sempre più sfasata e anche l'estrema destra si divide - terzogiornale

domenica 10 ottobre 2021

Die Linke’s Defeat Is a Dire Warning for the Left

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Keir Starmer Cares More About Driving Out Socialists Than Winning Power

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Salvatore Salzano: LA SCUOLA, BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA - GLI STATI GENERALI

LA SCUOLA, BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA - GLI STATI GENERALI

"Il Pil misura le cose sbagliate Per salvare il clima misuriamo la sostenibilità" - Strisciarossa

"Il Pil misura le cose sbagliate Per salvare il clima misuriamo la sostenibilità" - Strisciarossa

Ocse. «Raggiunto l’accordo sulla minimum tax», ma solo al 15% • Diritti Globali

Ocse. «Raggiunto l’accordo sulla minimum tax», ma solo al 15% • Diritti Globali

The Left and the Margins

The Left and the Margins

Landini: «Un atto di squadrismo fascista» - Collettiva

Landini: «Un atto di squadrismo fascista» - Collettiva

Franco Astengo: Tensione

Il tentativo di assalto alla sede della CGIL da parte di esponenti dell'estrema destra nel quadro delle proteste anti-green pass pone due questioni di grande urgenza: 1) quella della legittimazione dei rigurgiti fascisti che nell'indifferenza dei più e nella complicità evidenti dei partiti di quella che si sarebbe definita "destra parlamentare" stanno prendendo sempre più spazio sia sul piano dell'immaginario collettivo sia nel concreto della strumentalizzazione delle tensioni sociali in atto; 2) quella dell'assenza di una capacità "democratica" di interpretazione di questa difficilissima fase sociale e di mancanza di capacità di rappresentanza politica da parte della sinistra. Franco Astengo

venerdì 8 ottobre 2021

La Nadef libera risorse: come utilizzarle bene – Lavoce.info

La Nadef libera risorse: come utilizzarle bene – Lavoce.info

Alfonso Gianni. La riforma fiscale mira all’efficienza economica più che alla giustizia sociale | Jobsnews.it

Alfonso Gianni. La riforma fiscale mira all’efficienza economica più che alla giustizia sociale | Jobsnews.it

Carlo Formenti: Il capitalismo sta crollando, ma c'è poco da stare allegri

Carlo Formenti: Il capitalismo sta crollando, ma c'è poco da stare allegri

How Starmer Exposed the Myth of Labour Party Unity

How Starmer Exposed the Myth of Labour Party Unity

The Bretton Woods Credibility Crisis by Anne O. Krueger - Project Syndicate

The Bretton Woods Credibility Crisis by Anne O. Krueger - Project Syndicate

giovedì 7 ottobre 2021

Felice Besostri: Brevi cenni di analisi del voto

Dall'AdL BREVI CENNI DI ANALISI DEL VOTO partendo daLLE AREE maggiori Le elezioni nelle tre città metropolitane maggiori – Roma, Milano e Napoli – ci offrono un campo di osservazione importante, poiché la loro popolosità (2.783.809 abitanti a Roma, 1.397.715 a Milano e 940.940 a Napoli) supera i cinque milioni di abitanti raggiunge l’8,64% della popolazione italiana. Si tratta di un campione rappresentativo anche geograficamente, essendo Roma, Milano e Napoli collocate al Centro, al Nord e al Sud del nostro Paese. di Felice Besostri *) I risultati definitivi non confermano i primi commenti circa una vittoria del centro-sinistra allargato a guida PD. È vero che al primo turno è stato riconfermato il sindaco uscente di Milano e conquistato quello di Napoli, e a Roma ha il candidato al ballottaggio. Non solo: il PD guadagna sì in percentuale a Napoli dal 11,64% al 12,20% e a Milano cresce in modo spettacolare passando dal 28,97% del 2016 al 33,86% con un incremento di 6.267 voti. E però qui va segnalato il grande “ma” di queste elezioni. Che sono state caratterizzate da un calo di partecipazione generalizzato. Giustamente si era affermato che sarebbero state decise dagli incerti. I quali hanno sciolto i loro dubbi… non recandosi a votare. E questo fenomeno è stato particolarmente rilevante proprio nelle grandi città metropolitane, dove la partecipazione al voto si è collocata ovunque al di sotto del 50%: a Napoli s’è registrato il 47,17%, a Milano il 47,72% e Roma il 48,83%. Ma ecco i numeri: per il PD i 6.267 voti in più di Milano, non compensano i 3.886 persi a Napoli e soprattutto i 38.507 in meno di Roma. Che è la città dove il PD subisce un calo anche percentuale, passando dal 17,19% del 2016 al 16,38%. Insomma, l’attuale vittoria del PD somiglia molto a quella del PD di Renzi alle europee del 2014 con 11.203.231voti e il 40,81% che era stata realizzata, però, nel contesto declinante di una affluenza del 57,22%. Allora si registrò una diminuzione del 7,83 rispetto al 65,05% del 2009 e addirittura del 17,98% a confronto con il 75,20% delle elezioni parlamentari del 2013. Lo stato di salute di un partito, la sua capacità di espansione e il grado della sua rappresentatività vanno misurati con il numero dei votanti in raffronto con il turno precedente. Un semplice paragone con i voti validamente espressi per le liste in competizione non basta qui alla bisogna, specialmente dopo l’introduzione della soglia d’accesso. Alle europee del 2009 questo meccanismo negò rappresentanza a 4.037.313 voti validi, espressi a favore delle liste sotto soglia; alle politiche del 2008 esso escluse di fatto dalla rappresentanza parlamentare l’intera sinistra socialista e comunista. I partiti in crescita riducono l’area del non voto, nelle sue varie forme, dall’astensione alle schede bianche o nulle. Applicando questo criterio si comprende meglio la percentuale del PD a Roma si attesta al 12,32%, a Napoli è del 9,35%, mentre a Milano, unica città in cui ha aumentato i voti in assoluto, esso traguarda il 27,66%. Letta ha qualificato il risultato come dimostrativo della competitività del centro-sinistra allargato “in grado di battere la destra”. A Milano per la lista di Sinistra Unita, alleata del PD, il risultato non è stato entusiasmante non avendo eletto rappresentanti in Consiglio comunale. A Roma la lista SINISTRA CIVICA ECOLOGISTA ha eletto due consiglieri, ma dell’area dell’europarlamentare Smeriglio, quella più contigua al PD, pur senza la piaggeria di mettere il nome del candidato Sindaco nel simbolo. Da parte del PD non si ha alcuna intenzione di cambiare la legge elettorale vigente, malgrado suoi profili di illegittimità costituzionale, che saranno accentuati dall’entità demenziale della diminuzione del numero dei parlamentari. La promessa di compensare il “taglio” con una legge elettorale proporzionale conferma il detto attribuito a Clemenceau secondo il quale “in politica le promesse impegnano soltanto chi le ascolta”. Un giudizio politico definitivo dipenderà dall’esito dei ballottaggi di Roma e Torino. Sarebbe un errore darli già per vinti dal centro-sinistra. Tra i capoluoghi di provincia sarà interessante il ballottaggio di Savona dove alla destra si contrappone un centro-sinistra largo e non a guida PD. Ma in Italia la sinistra-sinistra, intendendo in ciò incluse anche frange minoritarie del PD, si trova in una situazione peggiore tra tutte quelle dei grandi paesi UE. Anche dopo il momento più basso della loro storia (le elezioni presidenziali e legislative francesi del 2017) i socialisti del PSF hanno nel 2021 conquistato la Presidenza di cinque delle tredici regioni metropolitane e nel 2020 hanno riconfermato Anne Hidalgo alla Municipalità di Parigi, che sarà candidata alle ormai prossime presidenziali del 2022. In Germania la SPD, che alle Europee del 2019 era diventata il terzo partito con il 15,80%, rimaneva comunque alla testa di ben sette Laender su sedici, mentre è entrata in crisi la Linke. In questo contesto, lo stesso PD ha cinque presidenze di regione su venti. E, allo stato attuale, l’asse PD con il M5S di Conte non appare sufficiente per battere la coalizione di centro-destra. Le elezioni romane accrediterebbero forse Calenda come un partner di centro-sinistra più consistente, ma la sua presenza si dichiara, allo stato attuale, alternativa a quella del M5S e di altre liste, forse bisognerebbe dire “listine”, di sinistra. Insomma, come si dice nella lingua friulana, viodin di viodi… Che alla lettera significa “vediamo di vedere”: diamoci una mossa.

Fisco, Ue, clima. I nodi da sciogliere sulla via del governo Spd-Verdi-liberali | Reset

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LISTA I RIFORMISTI LAVORIAMO PER MILANO per GIUSEPPE SALA |

LISTA I RIFORMISTI LAVORIAMO PER MILANO per GIUSEPPE SALA |

LISTA CIVICA AMBIENTALISTA e MILANO IN COMUNE per GABRIELE MARIANI |

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LISTA SOCIALI DI MILANO e MILANO LIBERALE per GIORGIO GOGGI |

LISTA SOCIALI DI MILANO e MILANO LIBERALE per GIORGIO GOGGI |

MILANO SENZA OPPOSIZIONE? |

MILANO SENZA OPPOSIZIONE? |

ELEZIONI COMUNALI A MILANO |

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IL CENTROSINISTRA DILAGA LA CENTRO MA L’ASTENSIONE DEVE FAR PENSARE |

IL CENTROSINISTRA DILAGA LA CENTRO MA L’ASTENSIONE DEVE FAR PENSARE |

Walter Marossi: ASTENERSI PERDIGIORNO |

ASTENERSI PERDIGIORNO |

Pierluigi Corbani: ASSENTEISMO, INDIFFERENZA, DELUSIONE E DISTACCO |

ASSENTEISMO, INDIFFERENZA, DELUSIONE E DISTACCO |

mercoledì 6 ottobre 2021

Alberto Benzoni: Riflessioni sul voto

Riflessioni sul voto. di A. Benzoni « caseperlasinistraunita

L’astensionismo e il voto delle amministrative 2021. Intervista a Gianfranco Pasquino @RadioRadicale @LanfrancoPalazz « gianfrancopasquino

L’astensionismo e il voto delle amministrative 2021. Intervista a Gianfranco Pasquino @RadioRadicale @LanfrancoPalazz « gianfrancopasquino

Pablo Iglesias: The Left Needs to Break the Reactionary Stranglehold Over the Spanish State

Pablo Iglesias: The Left Needs to Break the Reactionary Stranglehold Over the Spanish State

La rivista il Mulino: Dopo le amministrative

La rivista il Mulino: Dopo le amministrative: Le elezioni comunali che si sono appena tenute aprono nuovi scenari, ancora in larga parte però ignoti. Un buon risultato per il Pd e per Enrico Letta, certo. Ma è presto per parlare di una nuova stagione politica

Centrosinistra, siamo solo all'inizio sarebbe meglio non sedersi sugli allori - Strisciarossa

Centrosinistra, siamo solo all'inizio sarebbe meglio non sedersi sugli allori - Strisciarossa

Basta giudici ragionieri, il diritto non è un calcolo aritmetico - Il Riformista

Basta giudici ragionieri, il diritto non è un calcolo aritmetico - Il Riformista

L'astensionismo - nuovAtlantide.org

L'astensionismo - nuovAtlantide.org: L'astensionismo Le ragioni sono molteplici, al netto di più generali digressioni sulla democrazia vieppiù tiepida del 'mondo libero'. Direi che il leit

Paolo Pombeni: Un test importante, ma da analizzare bene

Un test importante, ma da analizzare bene

martedì 5 ottobre 2021

Franco Astengo: Astensione e declino del populismo

ASTENSIONE E DECLINO DEL POPULISMO di Franco Astengo Questa volta ha colpito verso l’astensionismo quell’alto tasso di volatilità che ormai caratterizza almeno da un decennio l’esito delle diverse tornate elettorali che si sono svolte in Italia . Uno "scambio" nel voto di tale portata al punto da rendere difficoltosa una qualche accurata analisi del voto. Si preoccupano gli analisti : tra il complesso dei voti validi espressi alle Europee 2019 e il totale dei voti validi espressi nelle comunali 2021 in17 capoluoghi di provincia si rileva un calo di quasi il 4% (dal 51,63% al 47,90%) e ci si colloca al di sotto della soglia psicologica del 50%. Minore preoccupazione era emersa quando milioni di voti trasmigravano tranquillamente da un’elezione e l’altra dal populismo renziano a quello del M5S e poi alla Lega soltanto in ragione di proclami urlati più forte da magici interpreti della democrazia “recitativa”. Intendiamoci bene: non è possibile effettuare comparazioni organiche fra diversi livelli di elezione, passando tra politiche, europee e amministrative. Purtuttavia quando il flusso assume dimensioni così all’ingrosso una qualche ragione comune nell’esprimersi del fenomeno ci deve pur essere ed è il caso di indagare, anche se con i mezzi di disposizione lo si può fare soltanto superficialmente. Succede, tanto per fare qualche esempio, che la Lega nel suo sbarco al Sud perda evidenti colpi a Napoli scendendo (tra il 2019 e il 2021) da 36.657 voti a 9.175 e, sempre sotto il Vesuvio, il M5S fletta tra le europee (dove già aveva accusato un secco calo rispetto alle politiche 2018) e le comunali (dove si è presentato in alleanza con il PD) da 118.221 voti a 31.805. A Roma situazione analoga anche se la “tenuta” del M5S appare maggiore che altrove: da 194.545 voti (2019) a 111.624 (2021). Più evidente la frana della Lega calata da 285.318 a 60.143 voti. A Bologna il M5S perde tra un’elezione e l’altra più di 15.000 voti (da 20.008 a 4938) e la Lega scende da 40.282 a 11.346. Rimini: Lega da 23.058 a 8293; M5S da 10.219 a 1.509. A Milano dove si registra una caduta complessiva di più di 90.000 voti validi il M5S scende da 48.958 voti a 12.517 e la Lega (nella sua culla, dove Formentini vinse nel 1993) da 157.227 suffragi a 48.283. Varese: la Lega perde 10.000 voti e il M5S 3.000. Infine Torino: il M5S dimezza (con il Sindaco uscente) da 52.803 a 24.058 e la Lega perde più o meno 70.000 voti (da 106.657 a 29.593). Spiace per chi coltiva l’idea dell’alleanza strutturale tra PD e Cinque Stelle quale embrione del “Nuovo Ulivo” o qualcosa del genere: ma la caduta del Movimento appare strutturale e figlia dell’esito di una stagione. Ci sarebbe da pensare a formare un connubio organico con un soggetto in così evidente declino, rispetto ad un passato che può proprio essere definito di pretto stampo populistico. Un fenomeno quello della caduta del M5S che può essere accomunato a quello che riguarda la caduta della Lega che, difatti, ha al suo interno chi pensa a un ritorno alla cura degli interessi della “Fortezza Nord”. Questa prima tornata delle Comunali 2021 ci dice allora, prima ancora del successo di alcuni candidati del centro – sinistra, che la volatilità elettorale che ha caratterizzato il decennio ‘10 del XXI secolo (2014, 2018, 2019) sembra arrestarsi sulla soglia della crisi del populismo riprendendo la strada dall’astensione mentre si affacciano da qualche parte i NO-VAX e sembrano spariti i soggetti dell’ultradestra. In sostanza esiste una questione urgente di ristrutturazione dell’offerta politica a fronte del permanere di una “inquietudine della domanda”. Di fronte a problemi sociali enormi le elezioni, massima liturgia della democrazia liberale, non hanno incrociato le grandi mobilitazioni sociali in atto, da quelle sull’emergenza ambientale a quelle per la difesa del lavoro dal ritorno della tracotanza padronale. Ha vinto l’astensione e una sinistra “riflessiva” dovrebbe cominciare a farsi sentire (e ascoltare).

Nadef senza politica economica - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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La rivista il Mulino: Labour contro labour

La rivista il Mulino: Labour contro labour: Finita l’era socialista del vecchio Corbyn, il Labour nelle mani di Keir Starmer appare profondamente diviso. Tanto da non impensierire affatto il primato dei conservatori, nonostante il pessimo momento che il Paese sta attraversando

NADEF: occasione persa – Gustavo Piga

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LA VITTORIA FREDDA DEL “MODELLO MILANO”, VISTA DA VICINO - GLI STATI GENERALI

LA VITTORIA FREDDA DEL “MODELLO MILANO”, VISTA DA VICINO - GLI STATI GENERALI: Chi l'avrebbe mai detto, appena una dozzina di anni fa? Chi avrebbe potuto immaginare, quando solo i più attenti udivano i primi scricchiolii del berlusconismo, che la vittoria di un sindaco candidato del Centrosinistra al primo turno, a Milano, potesse assumere addirittura i contorni del trionfo? I

NO, IL PD NON HA IN MANO L'ITALIA - GLI STATI GENERALI

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domenica 3 ottobre 2021

Intervista a Luciano Canfora: “Il fascismo è ancora qui, a sinistra ci vuole un Willy Brandt” - Il Riformista

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Ue, Udo Bullmann: "Salario minimo europeo e più contributi dai Paesi ad alto reddito". Ecco il piano della Spd dopo la vittoria in Germania - Il Fatto Quotidiano

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Elezioni Germania, cambiano gli equilibri Ue: Ppe fuori dai principali governi europei. Socialisti puntano all'incasso alle elezioni di midterm - Il Fatto Quotidiano

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CITTà A SINISTRA, ITALIA A DESTRA - GLI STATI GENERALI

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Morti sul lavoro: andare alla radice - terzogiornale

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The Labour Party Is Britain’s Lost Opposition | The New Yorker

The Labour Party Is Britain’s Lost Opposition | The New Yorker

venerdì 1 ottobre 2021

Islanda, la complessa partita per il governo - Avanti

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LA RIPRESA è RAPIDA, L'EXPORT DEI DISTRETTI INDUSTRIALI CRESCE DEL 27,6 PERCENTO - GLI STATI GENERALI

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Germany's New Beginning by Joschka Fischer - Project Syndicate

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La rivista il Mulino: Lisbona: voto, politiche urbane e gentrification

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"La nuova Germania somiglia tanto alla vecchia": parla Mörschel (Fes)

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Non è giustizia

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Con la ripresa meno occupazione, ma più infortuni e morti sul lavoro • Diritti Globali

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Ma guarda, con più deficit il debito cala - SOLDI E POTERE - Blog - Repubblica.it

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I working poor tra salari bassi e lavori intermittenti - Menabò di Etica ed Economia

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Disuguaglianze crescenti e persistenti: la dinamica dei redditi in Italia nel lungo periodo - Menabò di Etica ed Economia

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Un pensiero nuovo per cambiare l'industria - Collettiva

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giovedì 30 settembre 2021

Aumenti del gas. Tra futures e speculazioni

Dall'ADL Aumenti del gas Tra futures e speculazione In Italia, non solo tra le forze politiche, si discute dell’aumento delle bollette del gas e dell’elettricità, rispettivamente del 31% e del 40%. È un trend inflattivo in atto in tutta Europa e nel resto del mondo, ma… di Mario Lettieri, già Sottosegretario all’economia (governo Prodi) e Paolo Raimondi, Economista Sulle cause dell’aumento del gas manca la chiarezza. Non basta riferirsi alla ripresa economica globale e dei consumi dopo i lockdown pandemici, alla domanda di energia pulita e al cambiamento climatico. Tutti aspetti veri, ma il classico rapporto tra domanda e offerta, a nostro avviso, non spiega il fenomeno dei prezzi così “inflazionati”. Però, diventano delle giustificazioni per operazioni di carattere finanziario, come i futures sul gas. Com’è noto, il prezzo del gas naturale e quello dei futures sul gas sono definiti nello stato della Louisiana dal cosiddetto Henry Hub. Dall’inizio dell’anno il prezzo dei futures sul gas contrattati negli Usa è cresciuto di oltre 94%. Cinque volte quelli di due anni fa. Si aggiunga che sul mercato ci sono anche i cosiddetti CFD (contract for difference), strumenti finanziari derivati il cui utilizzo non comporta lo scambio fisico, in questo caso il gas. Bensì si prevede il pagamento in contanti della variazione di valore della materia prima alla scadenza del contratto. I mercati principali dei futures sui prodotti energetici sono il Chicago Mercantile Exchange e il NYMEX di New York. Come per gli altri futures e, in genere, per i derivati finanziari, i trader possono usare il cosiddetto leverage, la leva, per cui un deposito limitato messo in garanzia permette di sottoscrivere contratti per un valore multiplo. Pertanto, la sola spiegazione oggettiva dell’aumento del prezzo del gas, causato dalla crescita della domanda e dei consumi, non regge. Lo conferma anche lo studio, “The future of liquified natural gas: Opportunities for growth”, pubblicato nel settembre 2020 da McKinsey & Company, la maggiore società internazionale di consulenza strategica. McKinsey ha una sua credibilità. Per esempio, in passato ha elaborato lo studio più accurato sulle infrastrutture a livello globale. McKinsey sosteneva che l’industria del gas naturale liquefatto (GNL) stava praticando prezzi bassi e un’offerta eccessiva e che, per la pandemia, la domanda di gas nel 2020 sarebbe potuta diminuire dal 4 al 7%. Tanto che gli esportatori di GNL avevano cancellato alcune spedizioni di gas (più di 100 cargo statunitensi sono stati cancellati nel mese di giugno e di luglio 2020), poiché il prezzo spot nei mercati asiatici ed europei non copriva più il costo della fornitura. In ogni caso, McKinsey spiegava che in futuro lo GNL avrebbe avuto una grande potenzialità in rapporto a cinque aree di intervento: efficienza del capitale, ottimizzazione della catena di approvvigionamento, sviluppo del mercato, de carbonizzazione e digitalizzazione avanzata dei processi. In seguito, McKinsey ha valutato una crescita della domanda globale di gas intorno al 3,4% annuo fino al 2035. Perciò, l’aumento della domanda c’è, ma in dimensioni che non giustificano la sproporzionata crescita del prezzo del gas. Invece, l’aumento dei prezzi dei futures può deformare l’andamento del mercato. Ovviamente i liberisti facinorosi sostengono che i futures non influenzano l’andamento dei prezzi, poiché si tratta di contratti tra privati, dove se uno perde, l’altro vince. Somma zero. In realtà, i futures e in generale le operazioni speculative in derivati, grazie al leverage, raggiungono numeri altissimi e riescono a influenzare i mercati e determinare i prezzi di una materia prima. Si ricordi il balzo del petrolio fino a oltre 150 dollari al barile nel 2008, alla vigilia della Grande Crisi, per poi crollare. Allora si parlò dei famosi “barili di carta”, perché per ogni barile reale di petrolio, almeno cento barili erano trattati con strumenti speculativi. Resta ineludibile, quindi, l’approvazione di nuove regole sulle attività finanziarie e speculative. Il G20 non può sottrarsi a questa specifica responsabilità. Se ne faccia carico anche il governo italiano.

Felice Besostri: Dopo le elezioni in Germania

Dall'ADL DOPO LE Elezioni IN GERMANIA Cosa sarà l’Europa? Come riemergeremo nei prossimi anni di post pandemia? Quale ruolo giocheremo come europei nel mondo multipolare? Quale sarà la nostra capacità di affrontare le sfide planetarie, dal surriscaldamento globale ai flussi migratori, dagli scenari di guerra alla digitalizzazione? Ciò non dipenderà, purtroppo, dalle elezioni del Parlamento europeo del 2024, ma da questi tre fattori... di Felice Besostri *) Le elezioni federali tedesche, appena svoltesi in questo 2021, rappresentano una determinante rispetto al futuro dell’UE. A ciò si aggiungono le presidenziali e legislative francesi in calendario per il 2022. E poi ci sono le elezioni politiche italiane del 2023, sempreché non vengano anticipate al 2022, come spera la destra per sfruttare a proprio vantaggio l’ennesima legge elettorale incostituzionale, i cui effetti distorsivi sono aggravati da un’eccessiva riduzione del numero di parlamentari sancita con la legge costituzionale n. 1/2020. Dopo la Brexit i grandi paesi UE sono ridotti a tre – Germania, Francia e Italia – che non sono nelle loro migliori condizioni, ma nemmeno stanno meglio i paesi medio grandi a cominciare dalla Spagna, per finire con Romania e Polonia. PAESI SENZA “PORCELLUM” - Per combinazione fortuita il prossimo anno è decisivo per i tre capi di Stato dei grandi Paesi UE. Si dovranno eleggere i tredicesimi presidenti di Italia e Germania, da parte di assemblee speciali composte da parlamentari e rappresentanti delle articolazioni territoriali costitutive delle rispettive repubbliche. Il nono Presidente della Quinta Repubblica francese sarà eletto, invece, direttamente dal popolo, mentre il nono Cancelliere federale sarà quello scelto dall’alleanza di governo, che succederà alla Grosse Koalition di Angela Merkel, tuttora dotata di una maggioranza assoluta pari a 406 seggi, al 54,93% dei seggi e al 49,8% dei voti validi. Ma le maggioranze numeriche teoriche sono almeno quattro. Quanto al Bundestag, esso ha una “base” di 598 membri, dei quali 299 vengono eletti in collegi uninominali maggioritari (“Primo voto”) e altri 299 su liste bloccate proporzionali nei Laender (“Secondo voto”). E però la composizione finale del Bundestag deve rispettare la proporzione delle liste. Perciò, se un partito ottiene un numero di seggi superiore alla sua percentuale, si devono aggiungere seggi in Parlamento, i cosiddetti “mandati aggiuntivi” che servono appunto a rispecchiare esattamente la proporzione di consenso risultante dal “Secondo voto”. Nel 2013, con Afd e FDP fuori dal Bundestag i seggi parlamentari erano 631. Nel 2017 con sei partiti rappresentati i seggi totali salirono a 709. Quest’anno si è giunti al record di 735 seggi. Morale: per rispettare la volontà degli elettori in Germania si aumentano i seggi, in Italia sono stati drasticamente ridotti allo scopo di premiare i tre/quattro partiti “maggiori”. I cittadini tedeschi la sera delle elezioni non sanno chi sarà il futuro Cancelliere, che corrisponde al nostro Presidente del Consiglio dei ministri. Noi – che invece (dal Porcellum in poi) dovremmo saperlo subito, chi vince e chi governa – non stiamo per nulla meglio di loro. Dal 2006 abbiamo avuto otto premier in quattro legislature. Loro, grazie a una legge sostanzialmente proporzionale con soglia di accesso e ridottissimo premio di maggioranza, nello stesso periodo hanno avuto una sola Cancelliera, la “Mutti” Merkel. E nessuno scioglimento anticipato. ottica europea e internazionale – Una valutazione più generale deve farci riflettere. Viviamo in una fase storica paragonabile alla seconda metà del XIX secolo, quello caratterizzato da un prepotente sviluppo industriale e dell’espansione degli imperi coloniali. Allora la sinistra europea non diede soltanto una risposta in termini di analisi politica ed economica, ma si impegnò anche in un forte slancio organizzativo con la creazione, nei singoli paesi, di grandi partiti socialisti che avviarono il loro coordinamento nella Prima Internazionale. Oggi all’orizzonte non si vede nulla di simile. Appare come un fenomeno di facciata il nostro odierno europeismo, surrogato di un internazionalismo che si era rovinato nella Prima Guerra Mondiale e che poi, dopo la Seconda, s’è assiderato con il fallimento dell’Internazionale Comunista. Ma non esiste alcuna possibilità di dare risposte nazionali ai problemi planetari. Come regolare la finanza internazionale o ridurre il consumo di energia d’origine fossile? Per ridurre efficacemente il consumo bisognerebbe ridurre anche la produzione. Ma allora occorrerebbe indennizzare i paesi produttori, e lo stesso valga se intendiamo salvare le grandi foreste. Quindi, sarebbe necessario tassare le imprese multinazionali e i profitti finanziari… Quindi, il ruolo dell’Europa non può essere a rimorchio di una leadership come quella americana, che decide in solitario; e basta leggere la cronaca della fuga dall’Afghanistan oppure quella del contrasto al pericolo cinese con i sottomarini nucleari per rendersene conto. DESTRA E SINISTRA TEDESCHE OGGI - La Germania giocherà un ruolo importante, se contribuirà a cambiare le politiche europee. Ma com’è andata, realmente, nelle elezioni federali tedesche, appena svoltesi? La SPD ha vinto chiaramente, seppure di stretta misura, ma la sinistra nel suo complesso ha perso. E ciò vale specialmente nella ex DDR, con l’eccezione del Meclemburgo Pomerania Anteriore, dove i socialdemocratici hanno guadagnato un 1% rispetto al 2017. Tuttavia, i voti del 2013, il 29,44%, ora non ci sono più. Né esiste una maggioranza numerica teorica di sinistra SPD+LINKE+VERDI. Nel 2021 la SPD (206 seggi) + LINKE (39 seggi) + VERDI (118 seggi) arrivano a 363 seggi su 735: si attestano cioè 5 seggi sotto la maggioranza assoluta, e questo perché la Linke ha perso 30 seggi. Di contro, malgrado la perdita secca dell’UNION e soprattutto della CDU, ma anche dell’AfD, la destra ha vinto a livello federale grazie al successo del FDP. Per la seconda volta, come nel 2017, sarebbe teoricamente possibile un governo UNION+FDP+AfD con 371 seggi (196+92+83). Nel 2017 questa virtuale maggioranza di destra aveva traguardato i 374 seggi su 709 con il 52,7%. Oggi, nel 2021 essa si è ridotta, ma non solo e non in primis per questa ragione resta alquanto improbabile. L’assoluto antieuropeismo della AfD sarebbe intollerabile per la UNION che a Bruxelles esprime Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Nella Repubblica Federale Tedesca non esiste il fenomeno della migrazione da un gruppo parlamentare all’altro, non nel Bundestag (a livello regionale è diverso). Pertanto, resta valida la risposta di Konrad Adenauer quando gli chiesero come avrebbe potuto governare in solitaria con appena due voti di maggioranza: «Ma ce ne è uno in sovrappiù!», esclamò. Nella congiuntura attuale la SPD non può che tentare la costruzione di un governo “Semaforo”, cioè rosso SPD, giallo FDP e verde Grünen. Si tratterebbe di una formula a guida socialdemocratica, come nella Renania Palatinato. Essa scongiurerebbe una coalizione “Jamaica”, cioè gialla FDP, verde GRÜNEN a nera UNION, come nello Schleswig-Holstein. Questo Land, per inciso, ha mandato al Bundestag un deputato rappresentativo della minoranza danese. È la prima volta dal 1949. Insomma, l’incertezza domina sul futuro cancellierato, perché loro la sera del voto non sanno chi li governerà… Ma a Berlino è abbastanza certo che ci sarà un governo prima di Natale e che durerà quattro anni. CENNI DI Analisi del voto TEDESCO - Entrando un po’ più nel merito si può dire che a destra il riporto dei voti tra CDU e FDP avviene in modo pieno, come fossero vasi comunicanti e anche le particolarità del sistema appaiono sfruttate in pieno con il primo voto “di testa” al maggioritario e il secondo voto “di cuore” al proporzionale. A sinistra, invece, ciò non è stato possibile perché con la Linke al 4,9%, i voti “di testa” nei collegi maggioritari risultavano essenziali alla sopravvivenza di quel partito. L’elettorato generico di sinistra ha fatto uso del voto disgiunto, come dimostra il caso di Gregor Gysi nel collegio uninominale di Berlin-Treptow-Köpenick, dove nel 2017 si verificò la più grande differenza tra Primo voto maggioritario e Secondo voto proporzionale. Tant’è che Gysi fu eletto con il 39,9%, mentre nello stesso collegio la Linke ottenne il 25,2%. Nei collegi corrispondenti al territorio della ex DDR la debolezza della sinistra è stata ancor più evidente. Nel 2013 la LINKE con il 22,7% era il secondo partito e la SPD con il 17,9% il terzo. Nel 2017 la Linke con il 17,8% terzo partito e la SPD con 13,4% il quarto. Nel giro di appena 4 anni la sinistra è passata dal 40,6% al 31,2%. Nello stesso periodo alle elezioni federali la destra è passata dal 44,1%, composto da UNION 38,5% e AfD 5,6% al 49,5% con l’Unione al 27,6%, primo partito e l’AfD al 21,9% al secondo posto. In queste elezioni la AfD è scesa dal 11,46% al 10,3%, ma è diventato il primo partito in Sassonia e in Turingia. In controtendenza, la SPD ha conquistato nel Meclemburgo Pomerania Anteriore 34 seggi: qui i socialdemocratici con il 39,6% (+9%) hanno conseguito una percentuale mai raggiunta prima in questo Land. Inoltre, per la prima volta, Berlino avrà una sindaca: è Franziska Giffey della SPD. Ex ministra della Famiglia del governo Merkel, si dimise a maggio dopo lo scandalo legato ad accuse di plagio per la sua tesi di dottorato. Giffey, 43 anni, subentra a Michael Müller che aveva scelto di non ricandidarsi: «Berlino è una delle città più attraenti e importanti del mondo», – ha commentato la neo sindaca: «Abbiamo tutte le potenzialità affinché questi anni Venti portino Berlino a essere città di riferimento per il business, la tecnologia, la cultura e la creatività in Europa. E possiamo fare tutto questo socialmente e democraticamente». A Berlino la SPD ha totalizzato il 21,4%, i GRÜNE mietono il 18,9% e la Linke porta a casa il 14%. Il municipio della capitale tedesca sembra destinato a continuare l’attuale coalizione Rosso-Rosso-Verde, pur con qualche acciacco per la SPD (-0,2%) e la Linke (-1,6%). Forse è questo il laboratorio di una nuova sinistra in terra tedesca.

Intervista a Massimo Salvadori: “In Europa è tornata la socialdemocrazia, ma il Pd la snobba” - Il Riformista

Intervista a Massimo Salvadori: “In Europa è tornata la socialdemocrazia, ma il Pd la snobba” - Il Riformista: Il voto tedesco: un messaggio alla sinistra europea. E a quella italiana. Il Riformista ne discute con uno dei più […]

Milano al voto, nella città degli affitti alle stelle i partiti inseguono gli inquilini delle 70mila case popolari. Tra gli scivoloni del Pd e gli slogan della Lega - Il Fatto Quotidiano

Milano al voto, nella città degli affitti alle stelle i partiti inseguono gli inquilini delle 70mila case popolari. Tra gli scivoloni del Pd e gli slogan della Lega - Il Fatto Quotidiano: Case popolari, che passione. La sorniona campagna elettorale per le comunali di Milano del 3-4 ottobre si accende a pochi giorni dal voto. Su un solo tema, nella città con gli affitti alle stelle: le case popolari. Anche se nel Recovery Plan non ne è prevista nemmeno una e le politiche di sostegno all’affitto in …

Blairism Reheated

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La sinistra non può presentarsi così frammentata alle prossime politiche | Left

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Stiglitz: “Ecco perché il Pil ha fallito” - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Il Giappone ha scelto il suo nuovo premier

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“We can win the next election” – Keir Starmer’s Labour conference speech – LabourList

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How Olaf Scholz won Germany – Dalia Marin

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The verdict on Keir Starmer’s Labour conference speech | Steve Richards, Polly Toynbee, Zoe Williams, Moya Lothian-McLean | The Guardian

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After SPD win in Germany, is Europe’s centre left on the rise? | Europe | The Guardian

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mercoledì 29 settembre 2021

Lezioni tedesche #elezioni #Germania « gianfrancopasquino

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La Colombia che protesta - Internazionale

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A BERLINO PASSA IL REFERENDUM PER L'ESPROPRIO DI 240.000 APPARTAMENTI - GLI STATI GENERALI

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La sinistra esiste ancora ma deve ritrovare una ragion d'essere   - Articolo21

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TRASPORTO E SERVIZI PUBBLICI |

TRASPORTO E SERVIZI PUBBLICI |

LA RESPONSABILITÀ DI RAPPRESENTARE UN’ALTERNATIVA |

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martedì 28 settembre 2021

How Olaf Scholz Won Germany by Dalia Marin - Project Syndicate

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Ecco la svolta a sinistra in Germania. Ma per il conformismo dei media non esiste - Strisciarossa

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Norvegia. Borioni: Jonas Gahr Store e la sfida laburista - Avanti

Norvegia. Borioni: Jonas Gahr Store e la sfida laburista - Avanti

The Good and Bad in Germany's Election by Jan-Werner Mueller - Project Syndicate

The Good and Bad in Germany's Election by Jan-Werner Mueller - Project Syndicate: While the composition of Germany’s next government remains unknown, there are already some lessons that can be drawn from the outcome of the federal election. The most important is that mainstream parties can succeed without pandering to populists and attempting to co-opt far-right movements.

A New Working-Class Party Is on the Rise in Norway

A New Working-Class Party Is on the Rise in Norway

Franco Astengo: Socialdemocrazia

SOCIALDEMOCRAZIA di Franco Astengo L’esito delle elezioni norvegesi e – soprattutto – di quelle tedesche ha fatto azzardare a qualche commentatore un’idea di rivolgimento di rotta fino ad affermare “Saranno i progressisti a gestire la ripresa”. In realtà esiste un ampio varco tra questi (positivi) risultati elettorali e la prospettiva di una affermazione di egemonia, almeno a livello europeo, di forze tradizionalmente legate ai canoni classici della socialdemocrazia ma poste in condizione di definire un nuovo equilibrio posto sul piano delle emergenti esigenze di innovazione. Per capirci meglio. Le due più importanti transizioni, a) quella ecologica, vira verso la conservazione dei rapporti sociali b) quella digitale, è in mano al macro capitalismo. All’interno di una complessità di quadro politico che accomuna buona parte dei Paesi europei la ricollocazione della sinistra non può essere orientata semplicemente verso l’area ecologista ma deve ripensare al nuovo intreccio tra le contraddizioni sociali e il mutamento di relazione tra struttura e sovrastruttura dirigendosi verso una “socialdemocrazia della modernità” ( nell’esempio di un: “socialismo della finitudine”). Si tratta infatti di definire un quadro di alternativa fondata su di una visione di progetto di mutamento sistemico raccolta attorno alle cinque transizioni in atto: a) quadro geopolitico globale b) sanitaria c) ecologica d) digitale e della comunicazione e) le forme della partecipazione e dell'iniziativa politica Quest’ultima appare assolutamente decisiva poiché si sta smarrendo il collegamento tra conflitto sociale/organizzazione politica/ rappresentanza istituzionale. La socialdemocrazia più o meno tradizionale può servire per ricercare un nuovo grande compromesso come fu nei trenta gloriosi (dove però c’era l’Unione Sovietica e l’equilibrio geopolitico era fondato sulla logica dei blocchi). Rimane intatto, per un lavoro di lunga lena, il tema (e lo spazio) del “mutamento dello stato delle cose presenti”.

lunedì 27 settembre 2021

Sorprese e incognite del voto tedesco - Michael Braun - Internazionale

Sorprese e incognite del voto tedesco - Michael Braun - Internazionale

Chi è Olaf Scholz, leader moderato della Spd e possibile erede della Merkel in Germania - Il Riformista

Chi è Olaf Scholz, leader moderato della Spd e possibile erede della Merkel in Germania - Il Riformista

Franco Astengo: Germania

PRIME CONSIDERAZIONI INTORNO AI NUMERI DELLE ELEZIONI TEDESCHE 2021 di Franco Astengo Di seguito alcune provvisorie considerazioni sul voto in Germania del 26 settembre 2021: 1) Lievissima flessione nell'espressione dei voti validi. Nella parte maggioritaria nel 2017 si ebbero 46.389.615 espressioni di suffragio valide scese a 46.339.602 nel 2021 ( meno 50.013). Nella parte proporzionale nel 2017 46.515.492 voti validi scesi a 46.419.448 nel 2021 ( meno 96.044) 2) Flessione CDU - CSU. Parte maggioritaria 2017: CDU 14.030. 751; 2021 10.445.571 (meno 3.585.180) Parte Proporzionale 2017: CDU 12.447.656; 2021 8.770.980 ( meno 3.676.676). Parte maggioritaria 2017 CSU 3.255. 487; 2021 2.787.904 (Meno 467.583); parte proporzionale CSU 2017: 2.869.688, 2021 2.402.826 (meno 466.862). Complessivamente CDU-CSU flettono nella parte maggioritaria di 4.052.763 voti; nella parte proporzionale di 4.153.538 voti. Una perdita dovuta principalmente alla CDU (-7,7 nella parter maggioritaria e - 7,9% nella parte proporzionale) mentre la CSU sostanzialmente tiene (-1,0 sia nella parte maggioritaria, sia in quella proporzionale). 3) Crescita SPD. Parte maggioritaria 2017 11.429.231, 2021 12.228.363 voti ( più 799.132) Parte proporzionale 2017 9.539.381 2021 11.949.756 (più 2.410.375). Fermo restando che la vittoria dell'SPD deriva in misura maggiore dalla sconfitta della CDU-CSU, l'incremento ottenuto nella parte proporzionale può far pensare all'avvio di un vero e proprio spostamento nell'asse politico del Paese, probabilmente non prevedibile dopo dieci anni di Grosse Koalition 4) Sotto le previsioni l'incremento dei Grunen. Non c'è stata la "valanga verde" tale da portare il partito vicino alla cancelleria, anche se l'incremento di voti è stato rilevante. 2017 Parte maggioritaria 3.717. 922, 2021 6.465.502 (più 2.474.580) Parte proporzionale 2017 4.158.400, 2021 6.848.215 ( più 2.689.815) In ogni caso, come vedremo meglio analizzando il voto della FDP, è verso i verdi che maggiormente dovrebbe indirizzarsi la diaspora che ha colpito CDU-CSU: sembra il frutto di una dinamica politica maggiormente centrista e di stampo conservatore rispetto a una dinamica "di sinistra". Insomma si potrebbe usare la definizione di "transizione ecologica conservativa". 5) Debole la crescita della FDP. 2017 Parte Maggioritaria 3.249.238, 2021 4.040.783 ( più 791.545) 2017 Parte proporzionale 4.999.449 2021 5.316.698 (più 317.249) 6) Flessione dell'AfD. 2017 Parte maggioritaria 5.317.499, 2021 4.694.017 (meno 623.482). 2017 Parte proporzionale 5.878.115, 2021 4.802.097 (meno 1.076. 018). I risultati di Sassonia e Turingia fanno pensare a una sorta di limite alla dimensione territoriale dell'AfD nei lander dell'ex DDR. 7) Crisi della Linke. 2017. Parte Maggioritaria 3.966.637 2021 2.306.755 (meno 1.659.882). Parte proporzionale 2017 4.297.270; 2021 2.269.993 (meno 2.027.277). Una perdita di metà dell'elettorato dovuta, probabilmente, come sostiene la dirigenza del partito all'assunzione - a sinistra - di un ritorno alla competitività con la CDU da parte dell'SPD nella prospettiva dell'assunzione della cancelleria. Un altro segnale della necessità di ridiscutere ruolo e presenza della sinistra sul piano europeo. 8) Da segnalare infine la crescita del movimento dei Liberi Elettori che pure non ha superato la soglia di sbarramento del 5%. Liberi Elettori (Freie Wähler, FW o FWG) è un concetto tedesco in cui un'associazione di persone partecipa in un'elezione senza avere lo status di partito politico registrato. Solitamente è un gruppo degli elettori organizzato localmente sotto forma di un'associazione registrata (eV). Nella maggior parte dei casi, i Liberi Elettori sono attivi solo al livello di governo locale, concorrendo per consigli cittadini e come sindaco. I Liberi Elettori tendono ad essere di maggior successo nelle zone rurali della Germania meridionale, facendo appello più agli elettori conservatori che preferiscono le decisioni locali alla politica di partito. I gruppi dei Liberi Elettori sono attivi in tutti gli Stati tedeschi. 2017 Parte maggioritaria 589.056 , 2021 1.334.093 (più 745.037); Parte Proporzionale 2017 463.292; 2021 1.127.171 ( più 663.779). Voti che probabilmente sono mancati alla crescita di Verdi e FPD. In sostanza gli elementi da sottolineare sono (al momento) : a) il calo della CDU (la CSU mantiene sostanzialmente le posizioni) si misura in direzione dei Verdi e secondariamente della FDP; b) la crescita dell'SPD si misura con la caduta della Linke. Un andamento che assume un duplice significato: da un lato una richiesta di "radicalizzazione" nella offerta di governo dei socialdemocratici; dall'altro (se si guarda anche al risultato norvegese) una richiesta complessiva di riposizionamento a sinistra; c) la flessione dell'Afd coincide con un arroccamento territoriale verso Est. Un fatto che assume un significato geo politico profondo rispetto alle dinamiche europee in termini di sicurezza e immigrazione.

Elezioni Germania, il Bundestag si gonfia ancora: 735 deputati, mai così tanti. La Spd ha 206 seggi, la Linke si salva - I numeri - Il Fatto Quotidiano

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La rivista il Mulino: Le elezioni in Russia

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Reddito di cittadinanza e salario minimo: descrizione di una battaglia - terzogiornale

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Le elezioni tedesche aprono una nuova epoca  - Pierre Haski - Internazionale

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SOCIALDEMOCRATICI SUL PALCO - Avanti

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The myth of green capitalism – Katharina Pistor

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Ecosocialism: more than another Third Way – Christophe Sente and Timothée Duverger

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Germania, che succede ora? La strada delle coalizioni "Semaforo" e "Giamaica". E l'equilibrio (necessario ma difficile) tra Liberali e Verdi - Il Fatto Quotidiano

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Il voto in Germania e l'economia: le insidie del modello tedesco • Diritti Globali

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venerdì 24 settembre 2021

Left MPs urge Keir Starmer to adopt 10 key policies as Labour conference begins – LabourList

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Sinistra e socialdemocrazia in Svezia. Intervista ad Ali Esbati

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There’s No Substitute for Mass Working-Class Parties

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Gkn, una nuova stagione del conflitto operaio - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Lo stato di salute del Servizio sanitario nazionale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Il presidente tunisino elimina ogni forma di garanzia democratica - Pierre Haski - Internazionale

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Europe's Latest Humiliation by Yanis Varoufakis - Project Syndicate

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The road to Starmerism: neither Blairite nor Corbynite, but unifying for Labour – LabourList

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Milano non ama il populismo straccione Sala bis al primo turno? - Strisciarossa

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«Altro che svolta, con Biden e Bennett il dossier palestinese resta insabbiato» | Reset

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Tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni in Germania - YouTrend

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Alfio Mastropaolo: Il governo Draghi, la democrazia, il compromesso

La rivista il Mulino: Il governo Draghi, la democrazia, il compromesso

In Germania i partiti tradizionali tengono e si preparano a negoziare

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Franco Astengo: L'uomo della necessità

L’UOMO DELLA NECESSITA’ di Franco Astengo Non è facile in questo momento inquadrare la fase politica ma l'affermazione padronale circa "L’uomo della necessità " assomiglia troppo all’ "Uomo della provvidenza" per permetterci il lusso di analizzare riduttivamente la realtà. Sta andando a compimento un disegno che “viene da lontano” nell'idea di svuotamento della centralità parlamentare nella democrazia repubblicana e di anestetizzazione del confronto sociale. Al di fuori dello schema che prevedeva il colpo di teatro della trasformazione presidenzialista ( già presente nel testo della Bicamerale D’Alema) sta mutando la forma di governo , il senso della competizione elettorale politica , si mette a regime la perdita di ruolo del Parlamento (già gravemente compromessa da tempo e resa evidente dalla facilità con la quale si è arrivati alla riduzione nel numero dei parlamentari) , si ingloba l'intermediazione sociale in un "Patto" i cui termini di gestione del potere sono definiti in partenza e non contestabili. Non basta allora un’opposizione da sinistra centrata sulla “riduzione dei diritti”: serve qualcosa di più ampio fondato su di un'analisi politica maggiormente approfondita al riguardo della complessità di contraddizioni in atto, in particolare di quella sanitaria che sta tagliando a fette trasversali l'opinione pubblica, in una dimensione ben diversa dai canoni usuali di lettura delle motivazioni di conflittualità Conflitto sociale e confronto politico risultano essenziali nella dinamica democratica e non possono essere sostituiti da un "Patto" stipulato unilateralmente sulla base delle esigenze di una"parte", quella prevalente in un quadro di sostanziale "coalizione dominante". Sta definitamente saltando per aria il (prezioso) raccordo tra Prima e Seconda Parte della nostra Carta fondamentale. L’ovazione salita dall’assemblea di Confindustria segna con chiarezza l'idea di un nuovo confine. E’ necessario allora pensare urgentemente a un’opposizione di “Sinistra Costituzionale” da organizzare anche in forma specificatamente soggettiva.

"LAURA PENNACCHI, DEMOCRAZIA ECONOMICA. DALLA PANDEMIA A UN

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"I DUE PILONI" di Paolo Bagnoli

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mercoledì 22 settembre 2021

German Elections: The End of an Era | ISPI

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Canada Just Voted for More of the Same

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Norway’s Radical Left Is Gaining Power

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La rivista il Mulino: Le elezioni tedesche del 26 settembre

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Milano, l'Anpi si appella agli elettori: "Non date il voto a liste e candidati fascisti". Bernardo un mese fa costretto alla giravolta - Il Fatto Quotidiano

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UN PROMEMORIA SULLA POLITICA DELLA MOBILITÀ A MILANO |

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L’AMMINISTRAZIONE SALA E LA MOBILITÀ |

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TRA VOTO E NON VOTO |

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APATIE MILANESI |

APATIE MILANESI |

MILANO AL VOTO: CARO BEPPE TI VOTIAMO, MA COSI’ NON VA |

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COMUNALI. O MANGIARE QUESTA MINESTRA O … |

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martedì 21 settembre 2021

The Socialist Movement’s Strength Is Growing in America’s Most Diverse County

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Il reddito di cittadinanza secondo l’Ocse – Lavoce.info

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Franco Astengo: Un tempo

UN TEMPO di Franco Astengo E' vero: qualche volta c'è un giudice magari a Firenze e non a Berlino ma non si può dimenticare: 1) come regolarmente avviene da molto tempo in Italia la magistratura ha supplito la politica; 2) la vicenda fiorentina non è isolata anzi, e nasce come tutte le altre da una dismissione dei diritti collettivi che deriva direttamente dalla costante negazione dei termini concreti della lotta sociale. Almeno dalle nostre parti non si avverte da tempo una costante presenza di impegno sociale capace di organizzarsi sul contrasto alla crescita delle disuguaglianze posta sul piano del potere e della condizioni materiali di vita e di lavoro ("un tempo" la si sarebbe definita "lotta di classe", quella che qualcuno ha scritto sia stata ormai vinta dai "padroni"); 3) appare assente una rappresentanza soggettivamente rivolta verso quella che "un tempo" definivamo "contraddizione principale" . Una rappresentanza politica ("un tempo" lo avremmo chiamato partito) capace di legarne l'analisi della realtà a quella delle grandi transizioni in atto nella nostra epoca elaborando una strategia di mutamento politico e sociale ("un tempo" l'avremmo definito di alternativa, magari lavorando anche per individuarne i meccanismi di aggregazione e i passaggi politici) 4) In 11 righe ho scritto quattro volte "un tempo". Forse è bene fermarsi qui.

lunedì 20 settembre 2021

Alfiero Grandi. I Draghi sono due? | Jobsnews.it

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L’Europa resta in silenzio sulla crisi dei sottomarini australiani - Pierre Haski - Internazionale

L’Europa resta in silenzio sulla crisi dei sottomarini australiani - Pierre Haski - Internazionale

#TWT21: Socialists and the Labour Party | Red Pepper

#TWT21: Socialists and the Labour Party | Red Pepper: Tom Williams makes the case for organising strategically within the Labour Party

La rivista il Mulino: Le elezioni tedesche del 26 settembre

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Capitale Globale, Sovranità economica e gli insegnamenti di Keynes - Economia e Politica

Capitale Globale, Sovranità economica e gli insegnamenti di Keynes - Economia e Politica

Forza militare? Ciò che l’Europa potrebbe essere ma non è - terzogiornale

Forza militare? Ciò che l’Europa potrebbe essere ma non è - terzogiornale

Elezioni, il centrosinistra è favorito per inerzia - terzogiornale

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Ecco i veri numeri della disoccupazione - Collettiva

Ecco i veri numeri della disoccupazione - Collettiva: Nel 2020 la "disoccupazione sostanziale" ha raggiunto il 14,5 per cento della forza lavoro, 3,9 milioni di persone, un milione e seicentomila in più rispetto al dato ufficiale. È quanto emerge dal rapporto elaborato dalla Fondazio

Landini al governo: non scaricate sui lavoratori il prezzo della pandemia - Collettiva

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sabato 18 settembre 2021

LA RIFORMA DEL FISCAL COMPACT È POSSIBILE E A CHI GIOVERÀ? - Laboratorio

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Argentina. Governo alla corde, Kirchner attacca Fernández • Diritti Globali

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Spagna, accordo raggiunto per il salario minimo a 965 euro • Diritti Globali

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Per la Spd il problema vero non è vincere le elezioni, ma scegliere gli alleati di governo - Linkiesta.it

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Elezioni in Russia: nessuna opposizione a Putin | ISPI

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Usa-Cina: patti rivali | ISPI

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Assessing Morocco’s Renewed Political Landscape | ISPI

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Norwegian Voters Want Both Climate Action and a Strong Welfare State

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Milano 2021: la città verso le Amministrative - YouTrend

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Giovanni Scirocco: Il socialismo tra passato e futuro

Dall' Aavanti! IL SOCIALISMO TRA PASSATO E FUTURO La storia del socialismo è stata, per certi versi, più la storia degli aggettivi che hanno tentato di definirlo (riformista, rivoluzionario, massimalista, reale, democratico, liberale, ecc.) che del sostantivo. Quella che appare come una debolezza del concetto, lo è anche, nella difficoltà di definirlo, della sua pratica (come testimoniato dai dibattiti degli anni ‘70 sulla mancanza di una concezione marxista dello Stato). In fondo, già Bernstein, il padre del revisionismo marxista, aveva individuato la questione alla fine dell’800, con il suo celebre motto: “Il fine è nulla, il movimento è tutto”. Nel corso del ‘900, quasi tutte queste endiadi sono venute meno, alcune per fallimento (il “socialismo reale”), altre per una accettazione talmente universale da diventare scontata e quasi stucchevole, come quella dedicata al riformismo come pratica politica e di governo, tanto da non capire neppure più a cosa ci si riferisca con esattezza, come nella notte hegeliana (e spesso senza neppure il volo ispiratore della nottola di Minerva…). Il nostro Paese ha, tra le sue molte particolarità, quella di essere quasi sempre late comer per ciò che concerne i fenomeni politici e sociali (e quando questa particolarità è stata smentita, ciò è accaduto per eventi non degni di particolare merito, come nel caso del fascismo). Anche nel caso della storia del socialismo, l’approdo pieno al socialismo riformista e democratico si verificò solo tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 quando, per chi li voleva vedere, erano già evidenti, prima ancora del crollo del Muro e della fine del comunismo, i segnali della crisi della socialdemocrazia a livello internazionale, per motivi strutturali, primo tra tutti la fine della classe operaia come classe “generale” (per citare un saggio del 1966 di Luciano Cafagna), la rivoluzione digitale e soprattutto la crisi fiscale dello Stato, che rimetteva in discussione la sostenibilità lo stesso welfare, uno dei pilastri del compromesso socialdemocratico. Ciò che restava sin da allora “spendibile”, se ci pensiamo bene, sul terreno del dibattito storico e della lotta politica era ed è solo il socialismo liberale (come avevano intuito nel 1978 Craxi e Luciano Pellicani con il Vangelo socialista) che però anch’esso ha avuto una ben strana fortuna. È stato infatti conosciuto (e riconosciuto…) tardi in Italia (la prima edizione di Socialismo liberale di Carlo Rosselli apparve, per Einaudi, solo nel 1973), criticato non solo in ambito comunista (da leggere la risposta che Rosselli diede a Giorgio Amendola nei “Quaderni di GL”, gennaio 1932), ma nello stesso partito socialista e vittima, più recentemente, di un equivoco che però affonda nel tempo le proprie radici. Gaetano Arfè amava raccontare che nella notte successiva alla conclusione del congresso socialista di Venezia del 1957 (che vide, dopo il XX congresso e l’invasione sovietica dell’Ungheria, la vittoria della svolta autonomistica promossa da Nenni, in minoranza però negli organi dirigenti del partito), Nenni, amareggiato e stanco, si lasciò andare all’onda dei ricordi parlandogli a lungo di Rosselli ed esprimendo il rincrescimento, senza sottacere le proprie responsabilità, che i socialisti avessero lasciato cadere l’eredità rosselliana. Osservava inoltre, continuava Arfè, che tra le cause minori ma non trascurabili di questo fatto c’era anche quella che Rosselli, intitolando al socialismo liberale la sua opera più nota, aveva fatto una scelta poco felice, perché per molti socialisti che non avevano letto il libro, ma ne conoscevano il titolo, quella espressione stava a significare un socialismo ibrido, accomodante, annacquato, il “socialismo che si contenta”, come Salvemini definiva il socialismo di Ivanoe Bonomi. In realtà, quello di Rosselli è tutt’altro che un socialismo accomodante o annacquato. È certamente un socialismo che non è calato dall’alto, ma che punta sull’individuo e sulla autoeducazione, fortemente volontaristico e non deterministico, ma sempre socialismo è, in cui la “libertà di” (fare, intraprendere, agire) è fondamentale, nella coscienza però di quanto sia utopistico «l’andar cianciando di morale, di autonomia spirituale, di doveri, di adesione e rispetto al metodo democratico, a chi versa nella miseria e riesce a malapena, con un lavoro logorante e abbruttente, a soddisfare i bisogni primari della vita»: la libertà dal bisogno è quindi premessa altrettanto fondamentale, una libertà che può essere conquistata anche attraverso esperimenti cooperativi e di autogestione, nell’ottica di un socialismo moderno, cosciente della crisi in cui versa la socialdemocrazia in Europa. Come lo stesso Rosselli chiariva a Claudio Treves sulla “Libertà” dell 22 gennaio 1931, la tesi centrale di Socialismo liberale «consiste nella piena conciliazione tra socialismo e libertà e nella confutazione delle pseudoposizioni liberali borghesi: pseudo appunto perché esterne allo sforzo di emancipazione della classe lavoratrice». Il problema che si poneva a Rosselli (e che si pone tuttora a chiunque abbia a cuore le sorti del socialismo) è dunque quella individuato da Norberto Bobbio nella sua prefazione all’edizione einaudiana di Socialismo liberale: come riaffermare le irrinunciabili esigenze dei principi fondamentali del liberalismo e della democrazia senza rinnegare il socialismo come fine? Bobbio così rispondeva, con la sua tradizionale chiarezza: «Il dibattito di questi anni ha confermato la sostanziale differenza tra l'interpretazione rosselliana del socialismo liberale e quella più corrente nel dibattito teorico-politico. Rosselli non si propone di trovare una conciliazione tra due opposte dottrine o due prassi politiche: per lui il socialismo, una volta liberato dall'involucro dottrinale, il marxismo, che sinora lo aveva irrigidito in un sistema filosofico imposto e accettato dogmaticamente, è la continuazione, il perfezionamento, l'ultima fase, del processo di emancipazione dell'uomo, di cui il primo momento è rappresentato dal pensiero liberale e dalla sua attuazione storica nel riconoscimento pubblico dei diritti della persona avvenuto attraverso le rivoluzioni americane e francesi: il liberalismo, per Rosselli, è quindi un metodo, il socialismo un fine». Il 29 marzo 1932 moriva a Parigi Filippo Turati. Rosselli ne scrisse un Profilo che resta tuttora, a 80 anni di distanza, uno degli scritti più lucidi sul leader del riformismo italiano, da discepolo fedele che ne riconosceva i meriti storici e però ne coglieva anche le incertezze e i limiti dell’opera, prima tra tutti la sconfitta subìta dal fascismo anche per l’incapacità di parlare alle nuove generazioni, con credibilità e parole vive. Il suo Profilo è quindi anche una lezione di metodo, nel mostrare come si possa fare i conti con una tradizione politica, senza però rinnegarla. Temo che sia quello che è mancato in questi 30 anni (dopo la fine del comunismo, Maastricht e la scomparsa dei partiti storici della Prima repubblica) a tutta la sinistra italiana, socialista e comunista. Come Rosselli scriveva in Socialismo liberale, nella parte dedicata a “I miei conti col marxismo”: xii. Che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro. Giovanni Scirocco

venerdì 17 settembre 2021

Renato Fioretti: Dal “Libro bianco” al “Sostegni bis”: una sconfitta annunciata

Dal “Libro bianco” al “Sostegni bis”: una sconfitta annunciata: Dal 2001 al 2021 la classe dominante del nostro Paese ha realizzato una vera e propria controrivoluzione per ridurre le conquiste sociali dei lavoratori. Ripercorriamo qui le tappe principali di un’offensiva pericolosamente avviata a perdurare nel tempo.

Alberto Benzoni: Il ritorno del socialismoe il professor Mieli - Avanti

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Economia circolare, siamo leader ma troppe ombre frenano la transizione ecologica - Strisciarossa

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The Norwegian left's new-found optimism – Future of social democracy | IPS Journal

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giovedì 16 settembre 2021

Lo stato dell’Unione, Ursula von der Leyen nasconde i conflitti sotto al tappeto • Diritti Globali

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Sapore di miele. La sinistra in Europa - Articolo21

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Patrimoniale e riforme sociali, dalla SPD un programma per portare la Germania a sinistra - Strisciarossa

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Europa: Von Der Leyen e lo Stato dell’Unione

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Why Germany Must Go Red-Red-Green

Why Germany Must Go Red-Red-Green: Next week’s German election looks set to offer the SPD a path into government – but if there is to be real change, they must align with the Left.

Smart working, il futuro è nella contrattazione collettiva - Collettiva

Smart working, il futuro è nella contrattazione collettiva - Collettiva

Gianluca Mercuri: Cosa possono insegnare alla sinistra italiana i paradossi di quella francese

Corriere della sera Cosa possono insegnare alla sinistra italiana i paradossi di quella francese editorialista di Gianluca Mercuri Ogni anno Le Monde commissiona un sondaggio sulle «Fractures françaises» e i risultati del 2021 sono molto interessanti, soprattutto se visti dal lato sinistro del panorama politico. Quasi un francese su due, per esempio, pensa che «per rafforzare la crescita, deve essere rafforzato il ruolo dello Stato in alcuni settori dell’economia». In più, per il 42% degli intervistati «non c’è abbastanza solidarietà nei confronti delle persone in difficoltà». E in tanti chiedono «più protezione per i lavoratori dipendenti». Insomma, valori tradizionalmente associati alla sinistra — in Francia ma ovunque, a cominciare dall’Italia — come Stato, solidarietà e sicurezza sociale, sembrano in buona forma. Le Monde nota però che a questo stato di salute dei suoi ideali non ne corrisponde uno altrettanto incoraggiante dei suoi partiti e delle sue personalità. In attesa di pesare l’entrata in campo della sindaca di Parigi Anne Hidalgo, annunciata tre giorni fa, i candidati della gauche alle Presidenziali del 2022 non hanno finora accumulato più del 30% delle intenzioni di voto. Eppure, dopo lo choc iniziale dell «svuotamento» della sinistra riuscito a Emmanuel Macron, il successivo spostamento a destra del presidente avrebbe dovuto restituirle spazio elettorale. A maggior ragione con il revival dei suoi valori di base prodotto dalla pandemia. Perché non è successo? Una possibile spiegazione, scrive il giornale parigino che dal dopoguerra è il principale punto di riferimento del progressismo moderato — quello radicale si riconosce di più in Libération — «è legata al peso che, accanto alle questioni sociali ritenute prioritarie, hanno assunto altri temi nell’elettorato di sinistra: l’atteggiamento verso gli stranieri, la percezione dell’Islam e il ruolo delle donne». E qui vengono le note fondamentali: «Essere di sinistra oggi significa anche pensare che “non ci sono troppi stranieri in Francia”, che l’Islam sia “compatibile con i valori della società francese” e che la Francia sia “una società patriarcale”». Sembrano fondamentali, queste note, per il loro valore universale. Per come, cioè, siano clamorosamente riferibili allo spettro mondiale della sinistra, e in particolare a quella italiana. Che anche nei momenti di maggiore difficoltà, in seguito ai grandi flussi migratori del biennio 2015-16, ha mantenuto tra i suoi elementi identitari la lotta alla xenofobia e alla sua variante islamofoba, laddove il tema della «compatibilità» dell’Islam con le società occidentali, e l’opportunità di accordare una preferenza ai migranti di culture più affini — ergo: di discriminare in partenza i musulmani in base alla loro appartenenza religiosa — è stato evocato non solo dalla destra politica ma anche da commentatori autorevoli. Che la sinistra abbia tenuto il punto su tali questioni — e che la sinistra francese ci sia riuscita nonostante l’ondata terroristica che ha colpito quel Paese negli anni scorsi — può essere giudicato nei modi più diversi, a seconda delle angolazioni. Quella scelta da Le Monde, un giornale non sospettabile di derive «securitarie, è interessante proprio per la sua provenienza, ma è importante anche nel merito: «La riluttanza dei partiti di sinistra a occuparsi di questioni come la sicurezza, la giustizia, la difesa e persino la scuola, e la loro difficoltà a rispondere alle preoccupazioni sul presunto declino della Francia o sulla messa in discussione della sua identità, possono far luce sul loro indebolimento, o addirittura sul passaggio al Rassemblement National (ex Front, il partito di estrema destra di Marine Le Pen) di una parte del loro elettorato popolare. L’impressionante livello di fiducia in istituzioni come l’esercito (81%), la polizia (75%) e le scuole (73%), anche nelle file della sinistra, dovrebbe far riflettere». Insomma, le difficoltà elettorali della gauche sono attribuite dal più prestigioso giornale di Francia a questa scarsa sensibilità rispetto ai timori più istintivi di un elettorato che pure ne sposa volentieri i valori di base sul piano sociale. Per questo, a otto mesi dalle Presidenziali, appare valido il consiglio di «rinnovare le proprie analisi e il proprio discorso per rispondere alle richieste dei cittadini destabilizzati». Anche questo suggerimento, come i dati emersi dal sondaggio di Le Monde, parrebbe a prima vista replicabile tout court in Italia, vista l’acclarata difficoltà della sinistra nostrana a riconnettersi agli strati popolari, alle periferie urbane e alle comunità rurali. Eppure, la recente evoluzione del Partito democratico sembra smentire in parte questa tendenza. La scelta di fondo di Enrico Letta — reduce guarda caso da una lunga esperienza professionale parigina — è stata sorprendentemente gauchiste; è stata quella, come ha scritto Paolo Mieli nel suo ultimo editoriale, «di impegnarsi in battaglie identitarie di testimonianza che non mettessero in difficoltà il governo» ma che hanno fortemente ribadito che il Pd è una forza di centrosinistra che non smette di guardare a sinistra. E quindi i migranti (ius soli), la sessualità e il genere (legge Zan), l’equità sociale (tasse di successione) sono state mosse per niente estemporanee. E se inizialmente hanno suscitato perplessità, alla fine hanno consentito al leader di non scendere sotto il 20%, di mantenere l’asse con i post-grillini da una posizione culturalmente e politicamente egemone (di guida, non succube) e di apparire «nel momento della verità, più di tutti gli altri in sintonia con il governo guidato da Mario Draghi». Mieli ne conclude che «si può ipotizzare che il segretario del Pd sia stato fin qui un po’ sottovalutato». Proprio la recente scelta francese di Letta — l’aver espresso un chiaro endorsement ad Anne Hidalgo con un bon courage su Twitter che pare abbia deluso Macron — ha ribadito la volontà di stare nel campo del socialismo europeo, lui che è espressione dell’ala postdemocristiana del Pd. Ma è prevedibile che passata la contingenza elettorale — in cui è impegnato anche personalmente nel collegio di Siena: il suo primo bagno di voti — il leader del Pd non trascuri i suggerimenti di Le Monde e affronti la grande sfida di ogni sinistra occidentale: senza cedere al populismo, tornare ad essere autenticamente popolare. Sfida complicata, perché soffiare sul fuoco delle paure è molto più facile che provare a capirle, e a spegnerle.