lunedì 26 luglio 2021

Correnti, partiti, alleanze e l’incognita della legge elettorale – L'Argine

Correnti, partiti, alleanze e l’incognita della legge elettorale – L'Argine: Il Governo Draghi e la sua complessa, e forse troppo ampia maggioranza, saranno in grado di portare il Paese alla scadenza della Legislatura, magari facendolo nel frattempo uscire dalla lunga e dramma

sabato 24 luglio 2021

Franco Astengo: Sinistra e democrazia costituzionale

DEMOCRAZIA E SINISTRA COSTITUZIONALE di Franco Astengo Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accompagnato la promulgazione dell'ultimo "decreto sostegni" con una lettera al Parlamento che ci richiama ad un messaggio di natura costituzionale di cui può valere la pena di riprendere la sostanza: “Il monito è forte e chiaro. E arriva dal presidente della Repubblica,Sergio Mattarella, che dopo aver firmato la legge sui “sostegni bis”, ha accompagnato la promulgazione con una lettera al Parlamento e al governo in cui, in sostanza, contesta l’eccessivo uso di emendamenti con norme fuori tema, facendo anche un elenco di esempi relativi alla legge. Nella missiva inviata ai presidenti di Senato e Camera,Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e al premier Mario Draghi, il Capo dello Stato individua le forme costituzionalmente corrette della legiferazione d’urgenza. Tra i punti critici segnalati da Mattarella, c’è il ricorso ormai abituale alla prassi del maxiemendamento su cui il governo pone la questione di fiducia.” Le parole del Capo dello Stato arrivano in un momento nel quale: 1) appare davvero esagerato il quadro complessivo di prolungamento della della facoltà d’emergenza concessa al governo per via della straordinaria situazione sanitaria 2) di quasi totale assenza di riflessione sui devastanti effetti che hanno avuto le diverse leggi elettorali fondate sulle liste bloccate; 3) DI mutamento di natura funzioni, ruolo, dei partiti; la prospettiva di riduzione nel numero dei parlamentari e quindi di ulteriore difficoltà nell'accesso alle istituzioni di una pluralità di sensibilità politico - culturali renderà ancor più permeabile il sistema al micidiale cocktail formato da lobbismo, corporativismo, localismo che ha mandato in crisi l'intero assetto delle nostre istituzioni rappresentative, al centro come in periferia. Sarebbe il caso di ricordare ancora le funzioni fondamentali assegnate al Parlamento dalla Costituzione e che via via sono andate perdute: Riassumendo possiamo così reinterpretare le cinque funzioni fondamentali del Parlamento: 1) La funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione – dai diversi punti di vista – del programma di governo; 2) La funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di potestà normativa; 3) La funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria; 4) La funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese; 5) La funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi. E' il caso di andare a fondo sul tema della fragilità del sistema proponendo un'analisi autonomamente elaborata da sinistra e non riferita alla stretta quotidianità del gioco politico. La responsabilità maggiore di questa fragilità spetta alla leggerezza con la quale il sostanziale sfrangiamento delle forze politiche sorte dopo la crisi dei partiti di massa ha fatto sì che si raccogliessero di volta in volta messe di consensi ottenuti sulla base di opzioni meramente demagogiche e attraverso logiche del tipo di "scambio politico", in luogo dell'appartenenza o dell'opinione (è toccato al PD(R), poi al M5S, ancora alla Lega, adesso sembra il turno di FdI in un quadro di esagerata volatilità elettorale). Gli esiti dell'effimero sfondamento attuato dal M5S con le elezioni del 2018 stanno pesando enormemente sullo spostamento d'asse in corso: la debolezza della struttura sistemica che ne è derivata ha aperto la strada ad una strisciante modifica costituzionale, riferita alla forma di governo. L'esecutivo in carica sta svolgendo il compito di promuovere un'ulteriore torsione del sistema in senso presidenzialistico e di garantire alle grandi concentrazioni della finanza capitalistica l'egemonia sui due grandi obiettivi di transizione (ambientale e digitale), nel quadro di un recupero della strategia atlantica. Nel sistema politico italiano, intanto, siamo di fronte all'acutizzarsi del fenomeno della demagogia trasformistica . Una demagogia trasformistica che si è accompagnata alla crescita delle diseguaglianze e alla sparizione della middle-class: un quadro di impoverimento generale che ha causato il formarsi di una sorta di alleanza tra il “ventre molle” della borghesia e l’individualismo competitivo. Un pasticcio che alla fine, ha assunto la veste di una domanda di tipo corporativo (ben emersa fin dalla fase più acuta dell'emergenza sanitaria) con la perdita di ruolo nell’insieme dei corpi intermedi di mediazione e la perdita di senso del concetto di rappresentatività politica. La destra sta interpretando questa fase come contraddistinta da una complessità sociale dalla quale origina un ulteriore "eccesso di domanda". Un fenomeno da fronteggiare attraverso forme di "democrazia protetta" , sul modello di alcuni paesi dell'Est e realizzata attraverso un taglio netto del rapporto tra politica e società. L'acutezza delle contraddizioni in campo rende inefficaci le zone intermedie e le vocazioni maggioritarie a base centrista :il solo contrasto possibile a questo stato di cose potrà arrivare soltanto da una ripresa di ruolo della Sinistra. Una ripresa di ruolo della Sinistra da realizzarsi in forme nuove ma solidamente ancorate alle parti più alte della sua tradizione. Andrebbe così rinnovata una proposta politica che potrebbe essere avanzata da una "Sinistra Costituzionale" . La costruzione di un soggetto di "Sinistra Costituzionale" potrebbe servire a rispondere sia pure parzialmente alla domanda di soggettività avanzata da quella parte dell'elettorato coerente e responsabile che si è pronunciato per il "NO" nel referendum del settembre 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari. Da quel "no" sarebbe stato necessario ripartire per porre il tema della rappresentatività attraverso una identità di democrazia costituzionale. Una sinistra fondata sulla democrazia costituzionale deve tornare centrale nel sistema come ipotesi politica complessiva ponendosi in alternativa all'idea della "democrazia protetta", della governabilità intesa quale fine esaustivo dell'azione politica, della formula elettorale maggioritaria.

venerdì 23 luglio 2021

Fabrizio Tonello: Il socialismo negli Usa

Micromega Luglio 23, 2021 120 anni di socialismo negli Stati Uniti FABRIZIO TONELLO Il 29 luglio 1901 ad Indianapolis nasceva il Socialist Party of America. Centoventi anni dopo al Congresso c’è una pattuglia di deputati eletti che si autodefiniscono democratici-socialisti e il 50% dei giovani americani tra i 18 e i 29 anni ha un’impressione positiva del socialismo. Nelle elezioni del 2020 Donald Trump ha abilmente sfruttato la paura del “socialismo” per ottenere enormi consensi in posti come la Florida o l’Oklahoma: nel distretto congressuale di Markway Mullin, un deputato repubblicano dell’Oklahoma, ha vinto con il 76% dei voti contro il 22% a Joe Biden. Nella contea di Campbell, in Wyoming, Trump ha ottenuto l’87%. I suoi spot elettorali contro i democratici, accusati di essere socialisti simili a Hugo Chavez, evocavano lo spettro di un’America ridotta come Cuba o il Venezuela se Biden fosse stato eletto. Non ha funzionato, Joe Biden è presidente e nel cimitero di Terre-Haute (Indiana) c’è la tomba di un signore che, se esiste un paradiso dei lavoratori (in cui lui certamente non credeva) è sicuramente lì che se la ride in compagnia di Marx ed Engels: Eugene Debs. Sì perché Debs, morto nel 1926, è stato l’unico politico americano a presentarsi per ben cinque volte alle elezioni presidenziali, l’unico a presentarsi sotto la bandiera del Socialist Party of America e l’unico ad aver fatto campagna elettorale dalla cella di una prigione federale, ricevendo quasi un milione di voti, nel 1920. Debs si era presentato anche nel 1900, nel 1904, nel 1908 e nel 1912, quando aveva ottenuto il 6% dei voti. Di questi tempi lo spirito di Debs, arrestato e condannato per essersi opposto all’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale, nel 1917, dev’essere allegro perché quest’anno ricorre il 120° anniversario della fondazione del partito e c’è una pattuglia di deputati eletti al Congresso, che si autodefiniscono democratici-socialisti. Provengono da luoghi come il Bronx e il Queens (Alexandria Ocasio-Cortez), la periferia nord di New York (Jamaal Bowman), Detroit (Rashida Tlaib) e St Louis (Cori Bush). Chicago vanta un caucus socialista nel suo consiglio comunale, ma nessun’altra città può dire lo stesso, a meno che India Walton, che ha vinto le primarie democratiche a Buffalo (New York) non diventi sindaco della città in novembre. Già nel 2016, il Guardian scriveva che c’erano milioni di socialisti negli Stati Uniti: i sostenitori di Bernie Sanders. Oggi, dopo due entusiasmanti campagne elettorali del vecchio Bernie, il 50% dei giovani americani tra i 18 e i 29 anni ha un’impressione positiva del socialismo e questa percentuale sale al 64% tra i giovani che votano democratico. Peraltro, fra gli elettori di Joe Biden si trovano percentuali elevatissime di sostenitori del “socialismo” anche nelle classi d’età più avanzate: addirittura il 69% tra chi ha più di 65 anni. Ovviamente questi americani pensano più alla Svezia che a Cuba o all’ex Unione Sovietica quando parlano di “socialismo” ma resta il fatto che la parola non è più tabù, malgrado oltre un secolo di propaganda anticomunista e l’isteria che il termine continua a suscitare fra i politici repubblicani e i loro elettori. A differenza di quanto accadeva 120 anni fa, quando le maggiori roccaforti del movimento si trovavano nelle aree rurali degli Stati Uniti, oggi i democratici-socialisti sono concentrati nelle aree urbane mentre, fino al 1918 la forza elettorale del movimento si trovava a ovest del Mississippi, negli stati minerari, forestali e agricoli. Stati come Oklahoma, Nevada, Montana, Washington, California, Idaho, Florida, Arizona e Wisconsin. Tutte zone che per decenni hanno votato compattamente per i candidati repubblicani, con l’eccezione della California e, l’anno scorso, di Arizona e Wisconsin. Butte, nel Montana, elesse un sindaco socialista, Lewis Duncan, nel 1911, ancora oggi ha una Socialist Hall ma l’anno scorso Trump ha ottenuto il 57% dei voti nello stato. Secondo Jacobin, la rivista della nuova sinistra americana, i socialisti delle grandi città oggi “hanno ancora molto lavoro da fare nei quartieri e nei luoghi di lavoro. Ma se vogliono diventare un movimento veramente popolare, devono trovare il modo di crescere oltre le basi metropolitane. Occorre riscoprire l’eredità del PSA nella costruzione del potere nell’America rurale e delle piccole città”. Quando il Partito Socialista si formò nella Masonic Hall di Indianapolis, il 29 luglio 1901, non fu semplicemente una reincarnazione del populismo di dieci anni prima, che aveva raggiunto il suo zenith alle elezioni del 1896 con William Jennings Bryan per poi dissolversi. C’erano fittavoli e operai che venivano dalle piantagioni di cotone e dalle miniere di carbone. C’erano sindacalisti come il vecchio militante dei Knights of Labor Martin Irons, uno scozzese che aveva guidato un massiccio sciopero ferroviario nel 1886 contro il miliardario Jay Gould. I radicali e i socialisti del West traevano molto del loro sostegno tra gli immigrati che erano fuggiti dall’Europa in cerca di terra. Al posto della romantica frontiera poi creata dai film di Hollywood scoprirono che nel West le terre migliori erano state accaparrate dalle ferrovie, dagli speculatori e dagli allevatori di bestiame, mentre il costo di creare una fattoria era spesso proibitivo. Molti agricoltori nominalmente indipendenti divennero rapidamente schiavi dei creditori. A fine secolo, la maggior parte degli agricoltori della regione erano affittuari e mezzadri, piuttosto che contadini liberi e autosufficienti. Oltre che tra i fittavoli, gli organizzatori socialisti furono ben accolti tra i minatori, i lavoratori del legname e gli operai delle ferrovie dell’Oklahoma, del Texas, dell’Arkansas, del Kansas. Ebbero particolare successo nel reclutare minatori militanti, che crearono sedi della United Mine Workers e della Western Federation of Mineworkers in tutta la regione. Le organizzazioni ufficiali del partito non sorsero da un giorno all’altro. Nei primi anni del XX secolo, il Sud-ovest era coperto da una vasta rete di attività giornalistiche e di propaganda che attirava masse di persone nel movimento socialista – spesso prima che il fragile PSA potesse raggiungerle. Come racconta James Green in Grass-Roots Socialism, giornalisti, intellettuali e militanti riuscirono a raggiungere “un livello insolito di autoorganizzazione e autoeducazione tra i lavoratori poveri che si univano al movimento”. Ne parla ampiamente anche Bruno Cartosio nel suo recente Verso Ovest. Eugene Debs era ovviamente l’oratore più popolare nei grandi meeting del Sudovest. Debs trasmetteva nei suoi discorsi un’intensità sia profetica che intellettuale e una fede incrollabile nella capacità delle persone più povere e disprezzate di cambiare il mondo. Riflettendo sul successo dei meeting, Debs raccontava di come i contadini e le loro famiglie tornassero a casa “con la sensazione di essersi rinfrescati a una fonte di entusiasmo”, pronti e capaci di portare “la lieta novella del sol dell’avvenire” ai loro amici e vicini di casa. A suo credito il PSA, a differenza di molti partiti della Seconda Internazionale, prese una posizione forte contro la partecipazione degli Stati Uniti alla prima guerra mondiale. La ricompensa fu una repressione spietata da parte dell’amministrazione Wilson. Lo strumento più efficace fu la decisione del Postmaster General di vietare ai giornali di partito l’uso della posta, colpendo in questo modo tutti i periodici socialisti importanti del paese. Nelle zone rurali per il partito (che contava molto sulla posta per organizzare, educare e mobilitare) questo fu particolarmente devastante. L’Oklahoma fu la sede delle attività più militanti contro la guerra, compresa una fallita rivolta armata nel 1917 chiamata la Green Corn Rebellion. Il PS era ufficialmente contro queste tattiche ma i democratici al potere nello stato attaccarono ugualmente i socialisti con una furiosa repressione in nome del patriottismo. In pochi mesi il Partito Socialista dell’Oklahoma, una volta potente, fu schiacciato: l’organizzazione si sciolse, molti dei suoi leader e militanti fuggirono dallo stato. Tra il 1918 e il 1921 la cosiddetta Red Scare, alimentata dall’isteria per la rivoluzione in Russia e per l’attività di sindacalisti e anarchici, sostanzialmente spazzò via non soltanto il partito ma anche le organizzazioni militanti dei lavoratori. Per la sinistra americana cominciava un inverno secolare, che avrebbe avuto qualche timido raggio di sole soltanto fra il 1933 e il 1941, quando Franklin Delano Roosevelt migliorò, in misura modesta, la condizione degli operai bianchi. Poi subentrarono la Seconda guerra mondiale e la guerra fredda, con il loro contorno di maccartismo, caccia alle streghe e ossessione per lo spionaggio. I sindacati reclutarono decine di migliaia di membri alla fine degli anni Trenta, ma alla fine non riuscirono a sopravvivere alle pressioni combinate dell’assistenza agricola del New Deal, della violenta repressione dei proprietari terrieri e della meccanizzazione dell’agricoltura. Migliaia di fattorie familiari furono definitivamente spazzate via, portando con sé le comunità rurali. Il conflitto si spostò per qualche tempo nelle grandi fabbriche, a loro volta colpite, a partire dalla presidenza Reagan, dalla deindustrializzazione e dall’attacco ai sindacati. A partire dagli anni Ottanta, come ha scritto Marc Edelman “le casse mutue e le cooperative, le imprese a conduzione familiare, le industrie e i giornali locali, le strutture sanitarie e di assistenza agli anziani, le scuole e le biblioteche sono tutte cadute vittime di implacabili politiche di austerità o di razziatori privati”. La disintegrazione delle comunità rurali ha aperto la porta a demagoghi reazionari come Donald Trump. Oggi la sinistra ha la possibilità di ricostruire la sua base nell’America delle piccole città, dove la gente sta soffrendo per 40 anni di politiche neoliberiste: i socialisti dovrebbero fare tutto il possibile per alleviare quella sofferenza riscoprendo la tradizione radicale del vecchio movimento socialista e lanciando, tra l’altro, un programma di riforma agraria che sfidi la concentrazione della proprietà terriera e l’agricoltura ecologicamente distruttiva delle multinazionali. La fine del tabù del “socialismo” fra i giovani è un’occasione per la sinistra americana.

Quanto pesano dieci anni di mancati investimenti* – Lavoce.info

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Così il centrodestra ha distrutto la sanità pubblica in Lombardia - Strisciarossa

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giovedì 22 luglio 2021

Has the Pandemic Shifted Britain Left? | Novara Media

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Perù: sorpasso a sinistra | ISPI

Perù: sorpasso a sinistra | ISPI: Una vita ai margini È servito un mese e mezzo, ma alla fine Pedro Castillo sarà il nuovo presidente del Perù. Con un margine di vittoria dello 0,26% (44.000 voti su quasi 18 milioni) si conferma la “favola”: il maestro di campagna ha battuto Keiko Fujimori, rappresentante di una longeva dinastia politica di destra.

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Enrico Grazzini: La BCE non cambia strategia. Così il debito rischia di soffocare l’eurozona

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mercoledì 21 luglio 2021

Le ferite ancora aperte a dieci anni dalla strage di Utøya - Internazionale

Le ferite ancora aperte a dieci anni dalla strage di Utøya - Internazionale: Il 22 luglio 2011 Anders Breivik uccise decine di persone in due attentati in Norvegia. I sopravvissuti denunciano l’ideologia di estrema destra all’origine dell’attacco. Leggi

giovedì 15 luglio 2021

RAPPORTO DEL CENTRO EINAUDI SULL’ECONOMIA GLOBALE E L’ITALIA - GLI STATI GENERALI

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Tutti i posti di lavoro persi dopo lo sblocco dei licenziamenti - Angelo Mastrandrea - Internazionale

Tutti i posti di lavoro persi dopo lo sblocco dei licenziamenti - Angelo Mastrandrea - Internazionale: Dalla Gkn Driveline di Campi Bisenzio alla Whirlpool di Napoli, i lavoratori mandati a casa sono già molti. Alla fine dell’estate potrebbero essere tra i 30mila e i 70mila. E intanto le aziende delocalizzano le loro strutture. Leggi

L’autunno caldo dell’America Latina | ISPI

L’autunno caldo dell’America Latina | ISPI: Proteste a Cuba, barricate e tafferugli che continuano a Bogotà, le speranze e i timori del Cile che deve votare e scrivere la nuova Costituzione, la spaccatura sociale mai così forte in Argentina. L’autunno caldo dell’America Latina è appena iniziato, con conflitti e tensioni che attraversano diversi paesi, facendo prevedere una stagione di instabilità quando non è ancora

Perché un’ampia e aperta discussione del PNRR è necessaria per il suo successo - Menabò di Etica ed Economia

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Un piano Marshall per l’UE? - Menabò di Etica ed Economia

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venerdì 9 luglio 2021

Andrea Fumagalli: La presunta svolta della politica economica europea ai tempi del Covid 19

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Peru’s Pedro Castillo Can Break With Neoliberalism for Good

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Franco Astengo: Sinistra

SINISTRA di Franco Astengo Acclarata l'insufficienza dimostrata dai soggetti politici esistenti al riguardo della presenza politica della sinistra all'interno del sistema politico italiano è necessario altresì segnalare la difficoltà a raggiungere almeno un risultato di "proposta". Una difficoltà dimostrata dai diversi tentativi svolti in questi mesi di affrontare la questione, soprattutto dal punto di vista culturale. Molte proposizioni sono state avanzate all'insegna del "nulla sarà come prima" inteso quale esito dell'emergenza sanitaria: da più parti si erano avanzate ipotesi di "mutamento di paradigma" e ipotesi di nuove visioni della società misurate sull'emergere di inedite contraddizioni sociali che reclamavano una riclassificazione delle priorità e una visione diversa dell'agire sociale e politico. In realtà sul piano più strettamente definito delle dinamiche politiche correnti nell'ambito - ristretto - del sistema politico italiano abbiamo sì verificato il presentarsi di un "salto"al livello delle dinamiche politiche Un "salto" rivolto però verso l'assunzione diretta della responsabilità di governo da parte della tecnocrazia, con la politica ridotta ad una funzione ancillare, ancor di più di quanto non accaduto nella fase immediatamente precedente che era stata segnata dall'egemonia dell'antipolitica e del trasformismo. Sul piano più generale del quadro planetario è proseguita intanto la fase di assestamento nel passaggio tra il modificarsi del modello di globalizzazione che aveva generato le crisi degli anni 2007 - 2008 e poi 2011 - 2012 e la ricostruzione dei principi di una geo politica che sta rigenerando la logica dei blocchi e i rischi di conflitto globale (al riguardo di questa situazione il governo italiano non ha trovato di meglio che recuperare la vecchia coppia atlantismo/europeismo intesa come inscindibile come negli anni'50 all'epoca dell'ERP). Così vanno rimescolandosi le carte con il nostro sistema politico in ritardo. Un sistema inadeguato rispetto alle esigenze che si stanno imponendo, prima di tutto, ad una “Italia fuori d’Italia” rispetto all’Europa e al nuovo livello di scontro che sarà determinato dal riprofilarsi delle grandi potenze (Cina/USA; nuovo ciclo atlantico; penetrazione russa, turca, cinese nel cuore del Mediterraneo soltanto per fare degli esempi) in lotta essenzialmente per il primato nelle fonti materiali di accesso alla trasformazione tecnologica. Si è già ricordata la radicalità dei cambiamenti in atto: una radicalità che reclama, recupera, promuove identità nel confronto tra destra e sinistra. La contesa sull’egemonia al riguardo dell’indirizzo che sarà assunto dall’evoluzione tecnologica costituirà il vero punto di rottura del futuro. Cosa proporrà la destra? Ciò che sta accadendo: l’isolamento progressivo, il termitaio globale, l’incattivimento degli hater, il condizionamento mentale delle masse. Non potrà però bastare la contrapposizione proposta da “Laudato sì”: anche in quel caso è insita l’idea della riduzione nella portata delle “fratture” in atto e ci si appoggia sul "naturalismo" della sostenibilità. Come sostiene Massimo Cacciari dalle colonne dell'Espresso il capitalismo delle multinazionali della comunicazione, dell'informatica, della logistica, i padroni dei big data e poi via via di tutti i settori chiave del nostro sistema sociale di produzione hanno finito con il sussumere proprio il concetto di sostenibilità e finito con l'imporre un liberismo che trasforma la sostenibilità in fattore fondamentale e intrinseco del salto tecnologico e di cui l'umanità deve risultare subalterna. Un salto tecnologico identificabile nella crescita d'applicazione dell'intelligenza artificiale che sarà adattato alla definita limitatezza di risorse , riproponendo all'interno di quel quadro di nuovo dominio l'antico darwinismo sociale (esattamente la filosofia che è stata adottata in Italia al momento dell'istituzione del ministero alla transizione ecologica). Nella piena consapevolezza della totale insufficienza e genericità di questo tentativo di riflessione mi permetto allora di richiamare due questioni: 1) quello dell’esigenza di una presenza politica della sinistra capace di recuperare in profondità i due concetti base di uguaglianza e solidarietà non limitandosi alla semplice “protezione sociale”; 2) Una sinistra capace di ampliare il proprio bagaglio di riferimento fino a comprendere la gran parte dello spazio aperto dall'inasprirsi e dall'allargarsi delle contraddizioni sociali. Si era discusso, tempo addietro, sulla possibilità di elaborazione di un progetto di “società sobria” come “terza via”. Se vogliamo contrastare l’affermarsi definitivo dell’egemonia della forza basata sull’esclusività del dominio della tecnologia che intende governare una sostenibilità fondata sulle disuguaglianze con la conseguenza, come sta accadendo in Italia, di una ri-concentrazione di potere, bisognerà essere capaci di disegnare ancora una volta una ipotesi di profonda modificazione dei rapporti sociali, culturali, di potere. Per far questo non sarà sufficiente rivolgersi ad un rapporto quasi meccanico con l'ecologismo politico. Si deve pensare di “cercare ancora” per trovare vie di nuovo equilibrio nello sviluppo e di contrasto radicale verso le grandi storture della modernità. Adesso siamo davanti alla necessità di un ripensamento generale ad un livello che non avremmo mai immaginato e che potrebbe essere indicato come “di civiltà”. Dobbiamo provare a muoverci pensando a quella dimensione propria di un orizzonte del “limitato” che richieda l’affermazione di una ricerca sull’uguaglianza non solo economica e sociale ma in un quadro più profondo di revisione delle stesse relazioni politiche sul piano delle forme dell'esercizio del potere. Si tratta di rifletterci e di trovare la strada per adeguare la nostra pratica politica,anche se abbiamo disperato bisogno di ritrovare tutto il pragmatismo necessario che serve per affrontare le lotte del giorno per giorno che, beninteso, continuano.

mercoledì 30 giugno 2021

Franco Astengo: Democrazia e sinistra

DEMOCRAZIA E (ANCORA UNA VOLTA) SINISTRA di Franco Astengo La perdita di credibilità della struttura costituzionale della democrazia rappresentativa agita attraverso il sistema dei partiti rappresenta la causa preminente della crisi del sistema politico italiano e anche del definitivo “salto del tappo” all’interno del M5S. Quel M5S che, attraverso meccanismi molto complessi di aggregazione del consenso, aveva illuso molti circa la possibilità di costruzione di un’alternativa. L'esito possibile di questa fase così convulsa potrebbe essere quello di un'ulteriore dispersione di forze verso l'ennesimo incremento di riflusso sociale e non soltanto di astensionismo elettorale. E’ evidente che la democrazia diretta esercitata attraverso il web non può rappresentare un’alternativa di sistema nei riguardi di quelle forme di democrazia rappresentativa e delegata, oggi in crisi. La causa vera di questo complicato stato di cose in atto è dovuta prima di tutto a un mutamento di fondo nella concezione stessa dell’agire politico allorquando si è cominciato a considerare la “governabilità” quale fine esaustivo, abdicando alla capacità di rappresentanza dei diversi settori sociali verso i quali i grandi partiti di massa avevano saputo esercitare forme di pedagogia collettiva indicando la via della formazione di un “blocco storico” all’interno del quale trovare sicurezza di “appartenenza”. La crisi del sistema politico indotta dalle tre cause concomitanti (o concatenate fra loro?) della caduta del muro di Berlino, di Tangentopoli e della cessione di sovranità dello Stato – Nazione implicata dalla stipula del Trattato di Maastricht, fu affrontata semplicisticamente attraverso il taglio di nodi gordiani: via i partiti di massa, via il proporzionale e affermazione di un maggioritario (misto) per creare un bipolarismo “temperato” (pur nella demonizzazione mediatica dell’avversario, e con l’apporto “sostituivo” della magistratura) inteso come panacea di tutti i mali nella logica della dismissione dell'intervento pubblico in economia, dell'abbattimento dello stato sociale e dell'allineamento alla trionfante Europa liberista. La formula elettorale però è soltanto “parte” dell’incardinamento di un sistema politico. Il maggioritario fu inteso, invece, come panacea di tutti i mali perché considerato di capace di produrre la tanto agognata “governabilità” in un mondo con un solo gendarme e nell’Europa a trazione tedesca . Nessuno in quel momento, primi anni ‘90, previde l’instabilità successiva, la crisi del subprime e tutto il resto: mentre a sinistra ci si limitava ad una esternazione movimentista contro la globalizzazione e tutti, proprio tutti, pensavano che all’Est si sarebbero aperte le praterie del mercato libero inteso come nuova frontiera della “fine della storia”. Bipolarismo e maggioritario (con relative tensioni presidenzialiste: si ricordi l’esito della Bicamerale del 1997 presieduta da Massimo D’Alema) da accompagnare, sul piano delle relazioni sociali, con il riformismo blairian-tachteriano e lasciando, in Italia, libero sfogo al “partito – azienda” (sublimazione del passaggio dal “catch all party” al partito – personale) e al conflitto d’interessi con relativo corollario. Risultato di tanta insipienza (qui ridotta in un raccontino all’osso) la ferocia dell’austerità con relativa reazione populista, prima interpretata appunto dall’idea della democrazia diretta, dall’avvento del web, dallo “scambio” assistenzialista mutato nella “fine della povertà”: poi grazie anche all’incredibilità di un trasformismo acrobatico (causa di ulteriore crisi di credibilità complessiva) il passaggio “hard” al populismo sovranista, alimentato dalla situazione internazionale e dall’evidente mistificazione portata avanti dai media sul tema dei migranti (anche perché agitare uno spauracchio ha sempre rappresentato il “classico” della voglia di disporre di un capo che parli direttamente alle masse). Populismo sovranista non contenuto, alla fine, dalla formazione di una governabilità con parvenza di unità nazionale. Una parvenza di unità nazionale basata sulla volontà di spartizione “ineguale” dei fondi europei considerati l’occasione di un “piatto ricco mi ci ficco” come conclusione della più drammatica fase della storia mondiale recente. Ricordando infine che, oggi come oggi, in testa alla fallacia dei sondaggi ci sono i fascisti (saliti dal 4 al 20%) che presto entreranno nel gioco di governo non resta da chiedersi perché a sinistra ci si stracci le vesti per il fallimento del tentativo neo-democristiano di riconversione del M5S. Non si riflette a sufficienza sul fatto che a sinistra ci si stia adagiando nell’europeismo/atlantismo e nel “populismo gentile” del PD , una linea di riferimento che proprio nel PD segna una continuità di linea di riferimento nonostante le scissioni e l'alternarsi nella guida di "carissimi nemici". Il “populismo gentile” del PD (partito che soffre, anche al suo interno, il vuoto lasciato dall'assenza di una autonoma presenza di sinistra) appare contrassegnato da chiari accenti anti parlamentari e dalla voglia di cambiamento della forma di governo. A dimostrazione di questo stato di cose si può indicare prima il voto favorevole nel referendum riguardante la riduzione nel numero dei componenti di Camera e Senato (il cui esito concreto ha cancellato di fatto il bicameralismo) e adesso, nell’ultima idea del segretario PD l’attacco (in perfetto stile Grillo) all’articolo 67. Una sinistra adagiata su queste coordinate apparentemente incapace di mettere in moto un meccanismo di ricostruzione di soggettività per la cui ipotesi stanno invece riaprendosi spazi (molto semplicemente basti pensare alla questione del blocco dei licenziamenti). Una ricostruzione di soggettività a sinistra (fatta salva la necessità di utilizzo razionale degli strumenti di innovazione tecnologica) per la quale, senza voler sprecare eccessi di ottimismo, esistono comunque evidenti condizioni sociali rispetto ai nostri sempre presenti soggetti di tradizionale riferimento : lotta per la pace (atlantismo rampante, neo-bipolarismo, voglia di guerra) tutela del lavoro dipendente nel quadro generale di intensificazione dello sfruttamento e di allargamento complessivo delle disuguaglianze in un quadro di nuova lettura delle fratture sociali e delle prospettive di integrazione (comprese le fratture riguardanti le urgenze ambientali) e ricerca di eguaglianza in una politica di welfare universalistico. Socialdemocrazia keynesiana? Addirittura ritorno di una sorta di “socialismo d’antan” con accenti mutualistici da società fabiana? Può darsi, intanto nella sostanza si tratterebbe di cercar di capire come ci si sia venuti a trovare di fronte alla necessità di recuperare questo vero e proprio smarrimento di senso che ci ha profondamente colpiti.

giovedì 24 giugno 2021

Felice Besostri: La democrazia fondata sullo stato nazionale non ha futuro

La democrazia fondata sullo Stato nazionale non ha futuro di Felice Besostri *) Avanti popolo / Non più frontiere / Stanno ai confini / Rosse bandiere: questa la terza strofa, dimenticata, di “Bandiera Rossa”. A essa mi ispirerò in questa relazione. Il mio impegno in un’organizzazione politica la Federazione Giovanile Socialista Italiana è del 1961, avevo 16 anni e fui motivato dai Fatti di Genova e Reggio Emilia, ma anche dalla lotta di liberazione algerina. In quell’epoca nel linguaggio corrente c’erano ancora i “socialcomunisti”, avrei potuto iscrivermi alla F.G.C.I. se non ci fosse stata l’Ungheria del 1956, con la conoscenza diretta di miei coetanei, che vi avevano partecipato e erano stati costretti all’esilio. A sinistra, solo l’Avanti! di Milano ne aveva compreso la vera natura di alleanza di operai e studenti per un diverso socialismo. Budapest era seguita ai moti di Berlino del 1953 e aveva preceduto quelli di Praga del 1968. La Primavera cecoslovacca terminò quell’anno in agosto, con un inverno anticipato. In quei tempi la dimensione internazionale era parte essenziale dell’esperienza politica e non solo per gli scenari lontani, del Vietnam o delle colonie portoghesi. Avevamo ancora regimi fascisti in Europa, in Spagna e in Portogallo, con radici in un passato che era anche il nostro. Ma c’era anche la Grecia dei colonnelli: un colpo di stato fascista in un paese alleato, membro della NATO, insediatosi il 21 aprile 1967 e proseguito, sotto varie forme, fino al 24 luglio 1974. Il processo di integrazione europea giocò un ruolo essenziale per l’evoluzione di quei regimi. Si raggiunse la democrazia nel 1981 in Grecia, nel 1986 in Spagna e Portogallo. La sinistra avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione alla dimensione democratica per valorizzarla rispetto a quella mercantile o di mera “libertà di movimento” (dei capitali prima ancora che delle persone). E veniamo all’UE. Con un Parlamento europeo che aveva cambiato natura con il Trattato di Lisbona (artt. 10 e 14 TUE) diventando rappresentante diretto “dei cittadini europei” (e non più dei popoli degli Stati membri, art. 190 TCE) non avremmo potuto tollerare che sopravvivessero, anzi in Italia si introducessero con la legge n. 10/2009, soglie di accesso nazionali, variabili e facoltative, che sono la negazione del principio di uguaglianza dei cittadini nell’esercizio dei loro diritti costituzionali fondamentali. Tra questi c’è il diritto di voto come sancito il 1° dicembre 2009, in coincidenza della contestuale entrata in vigore della Carta dei Diritti Fondamentali della UE (che ha lo stesso valore giuridico dei Trattati (art. 6 TUE), e quindi va incorporata nella nostra Costituzione, grazie all’art. 117 c. 1 Cost., come modificato dall’art. 3 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). In Italia se ne fece, lasciatemelo ricordare, una legge incostituzionale, come accertato dalla storica sentenza n. 1/2014: intervenuta troppo tardi rispetto agli ammonimenti inascoltati della Corte Costituzionale con le sentenze n.15 e n.16 del 2008. Ciò accadde, tra l’altro, per ragioni di convergenza tra FI e PD, cui appartenevano i due relatori, senatori Malan e Ceccanti, che puntarono a “evitare che rientrassero in gioco le forze politiche escluse dal Parlamento nazionale nel 2008”, grazie alla soglia del 4% della legge n. 2709/2005. In un seminario organizzato da ARS e CRS dovremmo parlare dei problemi della democrazia, con un’ottica particolare, di sinistra, per non dimenticare troppo rapidamente l’insegnamento di Gianni Ferrara e le sue critiche alla democrazia incompiuta nella costruzione europea (cfr. Gianni Ferrara, In difesa della sentenza del Bundesverfassungsgericht del 30 giugno 2009 sul Trattato di Lisbona, Astrid vai al link). Proprio nella costruzione europea si sono perdute occasioni e si sono creati precedenti pericolosi nella XVIII legislatura, come quella di aver recepito una decisione del Consiglio (UE, Euratom) 2018, 994 del 13 luglio 2018, in materia elettorale ignorando l’art. 72 c. 4 Cost. con due risoluzioni, peraltro nemmeno identiche delle Camere, invece che con legge, come sempre fatto in ossequio all’art. 223 par. 2 TFUE, già art. 190 par. 4 e 5 TCE. La stessa legislatura, che ha portato all’estremo un precedente della XVII di approvare con voto di fiducia a richiesta del Governo una legge elettorale, la n. 52/2015, cioè licenziare la legge n. 165/2017 con 8 voti di fiducia (3 Camera e 5 Senato), purtroppo sanandolo con un passo dell’ordinanza di inammissibilità n. 176 del 2020, per cui la votazione con la fiducia è ammissibile se fatta articolo per articolo, cioè rispettando formalmente l’art. 72 c. 1 Cost.. Prendiamone nota a futura memoria, quando si vorrà applicare il precedente ad una revisione costituzionale. L’attuazione della Costituzione dovrebbe essere il collante di una costruzione di una sinistra che si ponga l’obiettivo di essere forza egemone, perché espressione di un consenso maggioritario effettivo e non artificioso (premio di maggioranza) del corpo elettorale. Già nel 1944 nell’Avvenire dei Lavoratori, che dirigeva Silone, che pure aveva drammaticamente rotto, pagando un grosso prezzo personale, con il movimento comunista internazionale, aveva colto l’inattualità della divisione tra comunisti e socialisti. Scriveva che quattro erano le questioni fondamentali sulle quali era avvenuta la scissione: “a) difesa nazionale o disfattismo; b) partecipazione ministeriale o opposizione sistematica; c) legalità o insurrezione; d) dittatura o democrazia. Ora, nessuno di questi quattro motivi sono ancora oggi attivi nel dialogo politico tra socialisti e comunisti. Se una differenziazione organizzativa persiste ancora tra socialisti e comunisti non è certo per divergenze attuali su qualcuno di questi quattro punti fondamentali”. La divisione dell’Europa in due campi Est e Ovest smentì Silone, cioè il contesto internazionale fu un fattore di divisione, che si produsse in ogni paese, con l’eccezione dell’Italia, dove la collaborazione tra un partito socialista, il PSI e un partito comunista, il PCI, ha caratterizzato i governi locali, comuni e province, e successivamente con la loro istituzione il governo di regioni a partire dalle elezioni del 1970. Lo stato nazionale è dove si è storicamente sviluppata la democrazia e le leggi sociali, ma ora è in crisi perché non è in grado di affrontare, nemmeno risolvere, i problemi planetari e contrastare le decisioni di soggetti, specialmente economici e finanziari non soggetti ad un controllo di un singolo stato, o meglio detto di uno stato che ha rinunciato ad esercitare un controllo. Le organizzazioni internazionali quando hanno poteri rappresentano gli Stati tramite i loro governi e la dimensione parlamentare non è prevista o è ancillare, come nel Consiglio d’Europa, anche la NATO , come l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (O.S.C.E.) hanno una dimensione parlamentare, ma senza poteri, i Parlamenti perdono influenza a favore degli esecutivi, e sorgono organizzazioni internazionali, pensiamo all’Organizzazione Mondiale per il Commercio senza alcun passaggio parlamentate d ratifica di un trattato internazionale. I Parlamenti nazionali non hanno voce nelle decisioni del Fondo Monetario Internazionale, e quando agiscono come la Troika nel caso greco, non è solo il Parlamento nazionale ad essere accantonato, ma lo stesso Parlamento Europeo. Una decisione di entità private come le agenzie per il rating del debito pubblico dei singoli stati, determinano le politiche pubbliche prescindendo da decisioni parlamentari. Ma la democrazia storica non è sfidata soltanto dall’internazionalizzazione, ma anche dal basso perché lo stato nazionale si fonda sulla cittadinanza, ma la comunità è, ormai andata oltre, perché è costituita dalla persona umana e dei suoi diritti che possiede in quanto tale e non perché convessi dallo Stato. Anche in questo la nostra Costituzione è stata anticipatrice (art. 2 Cost.), ma non la legislazione ordinaria, come la non integrale attuazione della convenzione quadro del Consiglio d’Europa sulla protezione delle minoranze nazionali pur ratificata con la legge n. 302 del 28 agosto 1997, (Gazzetta Ufficiale n. 215 S.O. del 15 settembre 1997 che consentirebbe di dare il voto nelle collettività locali gli stranieri con 5 anni di residenza, per non parlare della partecipazione degli stranieri residenti negli affari cantonali concessa da cantoni svizzeri, cioè in materia statale, quando sono esclusi in Italia in materia regionale i cittadini dell’UE. La riflessione a sinistra è all’altezza dei problemi? Non credo. Eppure l’Europa è staia la culla del socialismo in tutte le sue versioni storiche, che hanno dimenticato l’aspirazione internazionalista a vantaggio della politica di potenza e nazionale Nel nostro bagaglio storico abbiamo due casi quello cileno e quello cecoslovacco con le loro potenzialità di consenso democratico e popolare per politiche di trasformazione sociale, quale lezione ne abbiamo tratto? La lezione cilena ha prodotto il compromesso storico e che non basta neppure essere maggioranza e quella cecoslovacca dell’impossibilità di una transizione pacifica. In tutti e due i casi i limiti sono stati posti dall’esterno, dagli Stati Uniti nel primo caso, dall’Unione Sovietica nel secondo. Soltanto un progetto come quello federalista europeo potrebbe combinare democrazia e dimensione internazionale adeguata. *) Intervento tenuto al seminario ARS-CRS il 16 giugno scorso.

Alberto Benzoni: USA e il punto di vista del cattivo - Avanti

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Peru’s Socialist President-Elect, Pedro Castillo, in His Own Words

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The Spanish Left vs. the rise of authoritarianism – Future of social democracy | IPS Journal

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La rivista il Mulino: Il lavoro che non vale

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Lettera di 65 economisti contro le nomine di Draghi - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Sweden’s Social Democrats Got No-Confidenced Because They Tried to Remove Rent Controls

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sabato 19 giugno 2021

Stato, mercato del controllo societario e capitalismo italiano - Pandora Rivista

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La giungla della logistica e i buchi neri del capitalismo • Diritti Globali

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Anna Falcone: «Non sono l’apostrofo rosa di chicchessia» - nuovAtlantide.org

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Turkey Is Waging a Brutal Campaign in Iraqi Kurdistan

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The Last Thing Labour Needs Is a “Progressive Alliance”

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martedì 15 giugno 2021

Dov’è la razionalità di grandi opere di dubbia utilità – Lavoce.info

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Servizi pubblici: migliorarli è sempre un vantaggio* – Lavoce.info

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Le imprese cooperative e la dinamica della produttività in Italia - Menabò di Etica ed Economia

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Tremate multinazionali! O forse no. - Menabò di Etica ed Economia

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Nuove regole per il fisco societario: l’accordo del G7 Finanze nel più ampio contesto del negoziato G20/OCSE - Menabò di Etica ed Economia

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Il blocco dei licenziamenti: il vero problema è la "distruzione non creativa" - Menabò di Etica ed Economia

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Israele: l’ora di Bennett

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mercoledì 9 giugno 2021

Perù, in un paese polarizzato la spunta il maestro Castillo | Global Project

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martedì 1 giugno 2021

Netanyahu's Bitter Legacy - The Progressive Post

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Croazia: la svolta progressista di Zagabria

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La rivista il Mulino: Le complessità di Israele: politica e società

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Il ritorno dello Stato che turba i sonni liberisti - Strisciarossa

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Today’s Blairites Aren’t Modernisers, They’re Dinosaurs

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Tassa di successione: Le giustificazioni dei neo liberisti sul “No”, ovvero quando “el tacon xe peso del buso” - nuovAtlantide.org

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Emiliano Brancaccio: «Il blocco dei licenziamenti ha bloccato ben poco» • Diritti Globali

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Sfruttamento del lavoro e caporalato: spunti per una discussione a partire dagli ultimi episodi di cronaca - Menabò di Etica ed Economia

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Il welfare nel PNRR. Riconoscere quanto c’è, ma non trascurare i rischi - Menabò di Etica ed Economia

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giovedì 27 maggio 2021

Cosa fare con il troppo debito pubblico - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Between the West and the Middle East: Turkey's Quest for Friends

Between the West and the Middle East: Turkey's Quest for Friends: Over the years, diversification and activism have been major features of Ankara’s foreign policy, wherein the United States and the European Union no longer take center stage. Despite common geostrategic, security, and economic interests, ties with Ankara’s traditional Western partners have experienced setbacks and tensions. Meanwhile, Turkey’s assertiveness in the Middle East

martedì 25 maggio 2021

Paolo Zinna: Forme di tassazione: perché dobbiamo intervenire sulle eredità – ControPiede

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Paolo Zinna: Letta e Draghi: gli ingenui benintenzionati ed i veri conservatori – ControPiede

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Netanyahu ovvero; beati i popoli che non hanno capi - Avanti

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I giovani possono rivitalizzare la sinistra polacca - Aleks Szczerbiak - Internazionale

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"Hamas non è Arafat, ma anche Netanyahu mette Israele in pericolo", parla Lia Quartapelle - Il Riformista

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lunedì 24 maggio 2021

La rivista il Mulino: Letta e l’imposta di successione

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La rivista il Mulino: Pro o contro le tasse di successione: di che cosa stiamo parlando?

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Letta alla destra di Einaudi, Draghi alla destra di Letta

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Tassare i ricchi per dare ai giovani, Letta ha ragione sulla lotta alle disuguaglianze - Strisciarossa

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Il decreto semplificazioni semplifica le cose sbagliate - Strisciarossa

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Landini: "A un anno dalla pandemia torniamo al lavoro precario e alle liberalizzazioni. È una presa per il culo" - Il Fatto Quotidiano

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Want to “Be Your Own Boss”? Democratic Socialism Is for You.

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giovedì 20 maggio 2021

Non verrà il sereno dopo la tempesta di Gaza | ISPI

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Tony Blair Wants to Drag the Left Into His Own Political Grave

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Israele-Hamas, l’attrazione fatale degli opposti e il fallimento delle leadership | Reset

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Senza i britannici, una svolta federale?

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Il Cile non torna alla normalità - Jacobin Italia

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La battaglia della logistica e i dilemmi del sindacato - Jacobin Italia

La battaglia della logistica e i dilemmi del sindacato - Jacobin Italia: A dieci anni dall'inizio del ciclo di lotte nella logistica, Amazon e FedEx ristrutturano il settore mettendo in discussione le importanti conquiste ottenute. Per rispondere occorre una ricomposizione generale

Aria di restaurazione a Madrid - Jacobin Italia

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lunedì 17 maggio 2021

Podcast: Why European social democracy is in crisis

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PNRR: Spagna-Italia 2-0 - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

PNRR: Spagna-Italia 2-0 - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro: L’Italia esce sconfitta nel confronto con la Spagna sui rispettivi Piani di Ripresa e Resilienza: mentre a Madrid, pur con alcuni limiti, si possono intravedere le premesse per un nuovo modello di sviluppo, il nostro PNRR assomiglia a una grande e affastellata manovra finanziaria, a cui mancano respiro e visione strategica.

Elezioni in Cile: vincono sinistra, indipendenti e femministe. In arrivo la spallata alla Costituzione di Pinochet - Il Fatto Quotidiano

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In Cile vince il cambiamento | Global Project

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Who will save the French Left? – Future of social democracy | IPS Journal

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PNRR/Recovery Fund: la specializzazione produttiva e l’Italia di domani - Menabò di Etica ed Economia

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Perché la sanità deve essere pubblica - Luiss University Press

Perché la sanità deve essere pubblica - Luiss University Press: Alberto Heimler spiega perché la sanità debba essere pubblica nella postfazione di Il segno più, in libreria dal 13 maggio 2021.

venerdì 14 maggio 2021

Contro il mito della “indipendenza” delle banche centrali

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Podcast: does Labour really need Tony Blair's "total change"?

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Gerusalemme: all’origine della tensione | ISPI

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RAPPRESENTANZA E AGIRE POLITICO IN TEMPI DI DISUGUAGLIANZE di Franco Astengo

RAPPRESENTANZA E AGIRE POLITICO IN TEMPI DI DISUGUAGLIANZE di Franco Astengo "Il Manifesto" del 14 maggio ha dedicato un ampio inserto ai dieci anni trascorsi da quando, in una Spagna piegata dalla crisi e dell'austerità si sviluppò la mobilitazione più importante nel periodo della "transizione democratica". Il movimento degli "Indignados" capace di generare il fenomeno politico di "Podemos" arrivato fino al governo del Paese e oggi entrato in crisi con l'abbandono della politica da parte di Pablo Iglesias, il suo fondatore più rappresentativo. Quel tempo, nel 2011, era il tempo delle Primavere Arabe e di "Occupy Wall street" mentre montava la protesta contro gli effetti sociali della crisi economica del 2008. E' il caso di ricordare come, in quell'estate si inaugurasse anche in Italia la stagione dell'austerità, dalla lettera Trichet-Draghi, alla caduta del governo Berlusconi e all'ascesa del governo Monti. In Italia come in Spagna quel frangente fu attraversato dall'idea di una rivolta che rifiutasse vecchi simboli e liturgie rompendo gli schemi di una democrazia ingessata: nel caso italiano però quel moto prese l'aspetto del Movimento 5 stelle fondato - a differenza di Podemos - sul motto "né di destra, né di sinistra", sulla democrazia diretta del "web", sul ruolo dei "portavoce dei cittadini". Anche la parabola del Movimento 5 stelle appare in fase conclusiva, lasciando pesanti strascichi sul sistema politico italiano e sulla sua credibilità complessiva. Ci ritroviamo così, in una situazione di eccezionale emergenza, con un Paese prostrato, incapace di esprimere una qualche "rimostranza collettiva" verso la crescita esponenziale delle disuguaglianze verificatasi in questo periodo, con il governo praticamente commissariato in una dimensione dove appare stridente il contrasto tra l'agire politico e la tecnocrazia dominante. Una tecnocrazia dominante che però adesso usa come strumento di governo l'espansione della spesa. Può allora valere il parallelo Spagna /Italia così come questo era stato interpretato dieci anni fa, se riusciamo a sviluppare una attenta riflessione sulla esigenza di strutturazione che può essere assunta in questo momento dall'intreccio tra dissenso (latente e privo di dimostrazioni evidenti) e la richiesta di alternativa. Il tema è quello delle trasformazioni avvenute nel corso degli anni nel rapporto tra organizzazione e struttura sociale. Il M5S ha interpretato, da questo punto di vista, una doppia funzione: quella dell’antipolitica (in questo caso intesa in una dimensione abbastanza “classica” tra Giannini e Poujade) e quella della “democrazia del pubblico” ridotta all’uno vale uno e alla cosiddetta “democrazia diretta”. Ne è sortito un quadro di accentuata semplificazione nel rapporto istituzioni / società realizzato all’insegna del modificarsi, prima di tutto, dell’agire sociale avvenuto sulla base della spinta dei nuovi strumenti comunicativi. In questo modo è stato definito un impianto politico fondato su quello che è stato definito “individualismo competitivo”. Anche il PD per la verità e non soltanto il M5S ha cercato di muoversi all’interno di quest’orizzonte, mentre altri soggetti hanno seguito percorsi più vicini all'idea del partito personale. Tutto questo mentre si accelerava il processo di trasformazione della “forma – partito”, da partito a integrazione di massa, al modello del “catch-all-party” e via via, partito azienda, appunto partito personale, modello delle “primarie” fino alla virtualità del web assunta come futuribile agorà dell’immediatezza nella scelta. Il M5S ha fatto dell’occupazione delle istituzioni e dei ruoli di sottogoverno il proprio punto specifico d’identità nel nome del “rinnovamento” (ponendosi in collo anche tutte le inevitabili contraddizioni che comporta questo modo di intendere l’azione politica). Tutto questo ha significato prima di tutto che è completamente mancata una volontà e capacità di riflessione su di un punto fondamentale: quello della rappresentanza politica. Non si è contemplata, infatti, la possibilità di costituire per determinati soggetti sociali un punto di riferimento posto proprio sul piano della rappresentanza (del resto Podemos ha interpretato questo passaggio esclusivamente in chiave populista, rovesciandosi poi sul terreno del governo senza alcuna mediazione preventiva). E non si è compreso e si ha difficoltà di comprendere che soltanto dalla rappresentanza può discendere la funzione di governo come punto di attuazione di un progetto che riguardi interessi materiali, concreti presenti nella società: interessi tradotti in progettualità e programmazione attraverso una visione del mondo e del futuro, con tutte le implicazioni che muoversi in questo modo deve comportare sul terreno organizzativo una strutturazione di "rappresentanza dell'universalità" e non fondata sul riconoscimento di una sorta di segmentazione sociale fondata sul corporativismo lobbistico. Invece è stata seguita la via della disintermediazione e di una sorta di spontaneismo finalizzato a incrementare una visione esasperata dell’autonomia del politico, spinta ben oltre il tipo di personalizzazione che già aveva attraversato, dalla caduta dei grandi partiti di massa, la lunga transizione italiana avviatasi fin dagli anni ’90. Sotto quest’aspetto, certamente non tanto e non solo da parte del M5S, sono stati causati danni gravissimi alla credibilità complessiva del sistema causandone una fragilità congenita con l’esposizione a rischi di involuzione su di un terreno non propriamente identificabile come di allargamento del quadro democratico. Rimane da rimarcare l’assenza, sempre facendo riferimento al sistema politico italiano, di elementi di controtendenza posti anche sul piano organizzativo. E' evidente come questo stato di cose abbia aperto un varco a destra di rilevanti dimensioni. Varco che abbiamo definito "populismo" adesso provvisoriamente coperto dal governo Draghi . Un'operazione di provvisoria copertura che non potrà sventare i pericoli insiti nella stessa natura della destra italiana. In sostanza cosa sta avvenendo: 1) affermazione dell' autonomia dell'imprenditorialità politica in funzione lobbistica nell'esercizio del potere (questo punto vale soprattutto verso la forma e i contenuti da esprimere rispetto alle grandi "transizioni" in atto, sia quella ecologica, sia quella digitale); 2) sviluppo della forma di "recitazione della democrazia". Un possibile futuro di un ritorno ad una democrazia avanzata risiederà allora nella nostra capacità di riaffermare l'esigenza di autonomia della soggettività posta direttamente in rapporto con una rappresentanza ben individuata nella mediazione sociale.

giovedì 13 maggio 2021

Can Italy’s centre-right coalition recover from far-right influence? – Valerio Alfonso Bruno and Vittorio Emanuele Parsi

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The Welfare State Isn’t About Charity

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Alessandro Pollio Salimbeni: Cambiare il modo di pensare perché il mondo è già cambiato. – ControPiede

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Milano, una agenda comune per la sinistra democratica metropolitana – ControPiede

Milano, una agenda comune per la sinistra democratica metropolitana – ControPiede: Noi Dems e Laburisti nel PD presenteremo il prossimo 21 maggio un lavoro collettivo su dieci grandi temi che investono la nostra area metropolitana, proponendo un confronto su analisi e proposte qu…

MILANO E CITTA’ METROPOLITANA: QUALI PERIFERIE? |

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GLI INVISIBILI DELLE CASE POPOLARI |

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PNRR: Manca una visione forte e mobilitante per un futuro migliore del paese. Necessario adesso assicurare alla cittadinanza l’accesso a un monitoraggio aperto e di qualità - Forum Disuguaglianze Diversità

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lunedì 10 maggio 2021

Why Welsh Labour Won

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Germania, la Spd candida Olaf Scholz a Cancelliere - Avanti

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Se Biden sembra bolscevico - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Londra, Sadiq Khan resiste al Super Thursday di Boris Johnson e si conferma sindaco - Il Riformista

Londra, Sadiq Khan resiste al Super Thursday di Boris Johnson e si conferma sindaco - Il Riformista: Sadiq Khan si conferma sindaco di Londra, dopo la prima elezione avvenuta nel 2016, e si rivela una delle poche […]

How Labour’s 2017 Opportunity Was Wasted

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Hard Labour – Paul Mason

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domenica 9 maggio 2021

IL TRAMONTO DEI PARTITI DEL WEB - GLI STATI GENERALI

IL TRAMONTO DEI PARTITI DEL WEB - GLI STATI GENERALI: Qualche anno fa, più o meno agli albori dello scorso decennio, pareva una corrente sotterranea che in poco tempo avrebbe spazzato via, o quanto meno fatto precipitare in una crisi profonda, il tradizionale modo di far politica e, di conseguenza, i partiti tradizionali: il movimento o, se volete, il

Decentralising and democratising while reforming European economic governance – Vivien Schmidt

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La gauche allemande après Merkel | Fondation Jean-Jaurès

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La gauche française et l'Europe. Une synthèse possible pour 2022 ? | Fondation Jean-Jaurès

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Opinion | Elizabeth Warren on What We Get Wrong About Inequality - The New York Times

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sabato 8 maggio 2021

Madrid non è la Spagna ma questo voto è un segnale di cui le sinistre devono tenere conto – Articolo21

Madrid non è la Spagna ma questo voto è un segnale di cui le sinistre devono tenere conto – Articolo21

Keir Starmer must face the truth: he needs the left to win

Keir Starmer must face the truth: he needs the left to win

Keir Starmer: “We have changed, but we need to go further” – LabourList

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The Roots of India’s COVID Crisis | Dissent Magazine

The Roots of India’s COVID Crisis | Dissent Magazine

Under Keir Starmer’s Leadership, Labour Is on the Road to Nowhere

Under Keir Starmer’s Leadership, Labour Is on the Road to Nowhere

venerdì 7 maggio 2021

Scrive Alberto Benzoni:L'intergruppo Avanti! Cos'è e che cosa vuole? - Avanti

Scrive Alberto Benzoni:L'intergruppo Avanti! Cos'è e che cosa vuole? - Avanti: Quanti hanno commentato, nell’area socialista, la nascita di IA, si dividono grosso modo in tre gruppi: quelli che sono favorevoli,Read More

Labour’s Election Disaster Is Keir Starmer’s to Own

Labour’s Election Disaster Is Keir Starmer’s to Own

Colombia: le ragioni della protesta

Colombia: le ragioni della protesta

La rivista il Mulino: Le elezioni della Comunità autonoma di Madrid

La rivista il Mulino: Le elezioni della Comunità autonoma di Madrid

La rivista il Mulino: Discutere
il futuro dell’Europa
si può (e si deve)

La rivista il Mulino: Discutere<br>il futuro dell’Europa<br>si può (e si deve)

giovedì 6 maggio 2021

Il Piano senza qualità | Left

Il Piano senza qualità | Left: «Devo confessare il mio sconforto a leggere il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) proposto dal governo Draghi e recentemente approvato dal Parlamento. Fin dal linguaggio che vi viene usato. Siamo alle solite. Sembra davvero che la pandemia non ci abbia insegnato nulla». Non usa mezzi termini il fisico Guido Tonelli sul Corriere della […]

Fedez, il re nudo e la sinistra che non c’è

Fedez, il re nudo e la sinistra che non c’è

mercoledì 5 maggio 2021

So Long, Pablo Iglesias

So Long, Pablo Iglesias

Tutti riformisti #parole @Mondoperaio #Aprile2021 « gianfrancopasquino

Tutti riformisti #parole @Mondoperaio #Aprile2021 « gianfrancopasquino: Le riforme fanno il riformismo e il riformismo fa le riforme. Nessuno più contrappone il riformismo alla rivoluzione. Semmai, oggi, il contrasto sta fra coloro che ritengono che il termine riformis…

A Madrid vince il Partito popolare, il rischio del patto con l'ultradestra • Diritti Globali

A Madrid vince il Partito popolare, il rischio del patto con l'ultradestra • Diritti Globali

Madrid's regional election: How we got here, what happened, and why it matters | EUROPP

Madrid's regional election: How we got here, what happened, and why it matters | EUROPP

Il Pd non può schiacciarsi sull'agenda Draghi Serve il coraggio delle grandi sfide - Strisciarossa

Il Pd non può schiacciarsi sull'agenda Draghi Serve il coraggio delle grandi sfide - Strisciarossa

venerdì 30 aprile 2021

1° maggio 2021: la solitudine dei lavoratori

1° maggio 2021: la solitudine dei lavoratori

Saraceno: “Rompere l’identità tra euro e liberismo per riconquistare l’Europa”

Saraceno: “Rompere l’identità tra euro e liberismo per riconquistare l’Europa”

Come se la passa la sinistra francese - Il Post

Come se la passa la sinistra francese - Il Post: Non benissimo, e forse nemmeno una complicata coalizione tra i diversi partiti eviterebbe un ballottaggio Macron-Le Pen alle presidenziali del 2022

Istat: "A marzo lieve crescita dell'occupazione, ma da febbraio 2020 persi 900mila posti". Donne colpite il doppio degli uomini - Il Fatto Quotidiano

Istat: "A marzo lieve crescita dell'occupazione, ma da febbraio 2020 persi 900mila posti". Donne colpite il doppio degli uomini - Il Fatto Quotidiano: Istat: "Da febbraio 2020 persi 900mila posti". Donne colpite il doppio degli uomini

What Europe Must Do by Sigmar Gabriel - Project Syndicate

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"LA SCIENZA TRISTE"

"LA SCIENZA TRISTE"

Andrea Becherucci: "SOVRANITA' E SOVRANISMO"

"SOVRANITA' E SOVRANISMO"

Mirco Bianchi: "25 APRILE"

"25 APRILE"

"IL NOSTRO POSTO" di Paolo Bagnoli

"IL NOSTRO POSTO" di Paolo Bagnoli

Nasce Alleanza Giellista

*: NasceALLEANZA GIELLISTAAssociazione di cultura e iniziativa politicaPREMESSALa politica italiana è in pieno subbuglio. La Destra, sempre più avventurista e irresponsabile, e la Sinistra, corrosa dall’ansia governista, sono alla ricerca di nuove identità, in un rimescolamento di posizioni dagli esiti imprevedibili. La pandemia ha accelerato a dismisura una crisi che si trascina da decenni. La lunga fase di transizione imposta dalla caduta del muro di Berlino e da Tangentopoli sta giungendo al suo apice. Quel che non è stato risolto prima, in termini di credibilità, rappresentanza, progettualità, esige ora una risposta improcrastinabile. Sono a rischio la tenuta sociale del Paese e la stessa democrazia.I partiti hanno cambiato e continuano a cambiare nomi e dirigenti in un irresponsabile processo di scomposizione e ricomposizione, con scissioni pretestuose e capriole personali, senza un’indispensabile bussola programmatica. La ricerca di un immediato consenso elettorale ottunde e confonde i veri obiettivi. Il trasformismo ha preso il posto delle ideologie. Eppure proprio i partiti sono le colonne portanti della nostra repubblica e il loro indebolimento fa tremare le Istituzioni. Potr