Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
domenica 18 gennaio 2026
sabato 17 gennaio 2026
Franco Astengo: Referendum
REFERENDUM: UN "NO" RIFORMISTA NON CONSERVATORE di Franco Astengo
La prossima scadenza referendaria prevista per il 22-23 marzo 2026 non riguarderà semplicemente il titolo dei provvedimenti di carattere costituzionale riguardanti l'ordinamento della Giustizia assunti dal governo e al riguardo dei quali elettrici ed elettori dovranno esprimere consenso o dissenso.
Il tema politico di fondo riguarderà infatti il principio dello Stato diritto.
Sarà necessario analizzare le declinazioni ed evoluzioni di questo principio: di conseguenza il sistema politico, quello giudiziario, quello della libertà dei media e altre questioni istituzionali relative al bilanciamento dei poteri dovranno trovarsi al centro del confronto elettorale.
Al di là delle considerazioni più strettamente tecniche sarà necessario far comprendere fino in fondo come i temi dell'efficienza, della qualità, dell'indipendenza dei sistemi giudiziari risultino fattori fondamentali nella convivenza democratica.
Una seria analisi della situazione dello Stato di diritto in Italia ci fa notare i principali punti critici riguardanti il ruolo dell'informazione affrontato, della magistratura (compresa quella contabile) , la condizione di libertà associativa e politica (decreto sicurezza), il quadro anticorruzione (con specifico riferimento al reato di abuso d'ufficio), il bilanciamento dei poteri. Questo insieme di valutazioni ci indicano, sostanzialmente, un arretramento dello Stato di diritto disegnato dalla nostra Costituzione. Sarà questo il punto nevralgico da affrontare con il referendum. Un referendum da non ridurre semplicemente a fatto tecnico e neppure da trasferire interamente sul piano politico immediato con una idea plebiscitaria sia da parte del governo, sia da parte dell'opposizione.
Per questi motivi il nostro "NO" dovrà essere un "NO" riformista e non certo conservatore:
Si tratterà dunque di porre per intero il tema dell'affermazione costituzionale, portando avanti anche un progetto rivolto in questa direzione.
Ad esempio: 1) completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure; adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi 2) intensificare l'impegno per adottare norme complessive sul lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa; 3) intensificare l'impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico perle informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne; 4) portare avanti l'attività legislativa in corso affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato all’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l'indipendenza; 5) portare avanti il processo legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti; 6) intensificare le iniziative per costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.
Il tema più delicato che sarà necessario affrontare riguarda il bilanciamento dei poteri e lo spostamento verso il concetto di governabilità degli assi di riferimento complessivo del sistema politico.
Il tema della governabilità ha attraversato il dibattito politico, in particolare in Italia, per quasi trent’anni partendo dall’invocazione al “decisionismo” e l’avanzarsi, all’epoca, di una proposta di “Grande Riforma” incentrata, sul piano istituzionale, sulla preminenza della figura del Presidente del Consiglio (si è parlato a lungo di “cancellierato”).
Progressivamente è cresciuta la decretazione d'urgenza e lo svilimento del ruolo del Parlamento: processo che ha trovato il suo punto di riferimento nella riduzione del numero dei parlamentari, fattore di riduzione secca nella rappresentatività politica e territoriale.
Un dibattito scivolato poi, pericolosamente, considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della politica, sul nodo del "premierato" cavallo di battaglia della destra di governo.
L'occasione referendaria allora può tornare utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei poteri e sulla governabilità.
Sorge così anche un discorso riguardante la ricerca di nuove forme – autoritative – di governo ed emerge anche una necessità di distinzione non semplicemente lessicale tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governament” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da confronti giudicati inopportuni.
Non ci sono risposte in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale.
Si sono così smarrite le coordinate di fondo dell’appartenenza sociale e del legame diretto tra questa e l’appartenenza politica, si è perso il ruolo di sede di confronto dialettico da parte del Parlamento e l’idea di “governo” come esecutivo è via, via evaporata fino a ricomparire il fantasma della stabilità: una sorta di “Pax romana” della politica coltivando l'obiettivo di trasformare le contese elettorali in semplici plebisciti di accumulazione del consenso.
venerdì 16 gennaio 2026
giovedì 15 gennaio 2026
martedì 13 gennaio 2026
sabato 10 gennaio 2026
venerdì 9 gennaio 2026
giovedì 8 gennaio 2026
mercoledì 7 gennaio 2026
Franco Astengo: Fragilità del sistema politico
ANCORA SULLA FRAGILITA' DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO di Franco Astengo
Una brillante analisi firmata da Lorenzo Castellani ("Domani" 6 gennaio) sulle dinamiche in atto nel sistema politico italiano si concludeva richiamandone le "fragilità strutturali": avevamo già affrontato il tema in un intervento (scusando l'autocitazione) "La grande bonaccia delle Antille" prendendo spunto da una ricerca curata dall'IPSOS sullo stesso argomento che indicava, nella sostanza, una situazione di stallo e di continua perdita di contatto tra sistema politico e società civile.
Una perdita di contatto non testimoniata appieno dal costante calo nella partecipazione elettorale che pure rappresenta un indicatore specifico di rilievo.
L'analisi di Castellani vi accenna ed è il caso di ritornare su alcuni punti:
1) Il sistema è logorato da un gioco "a sottrazione" fra le diverse forze politiche. Una dinamica "in discesa" che si sta esercitando su di un campo sociale sempre più ristretto in una dimensione chiaramente di conservazione autoreferenziale;
2) Abbiamo davanti scadenze fondamentali a partire dal referendum sulla magistratura che dovrà essere innalzato a livello di referendum sulla costituzione. Il referendum si svolgerà presumibilmente all'interno di un quadro internazionale di grande difficoltà al riguardo del quale la sinistra europea fin qui è apparsa del tutto subalterna alle incertezze che guidano l'operato dei governi e della Commissione. Intanto si accentuano le tendenze ad un riarmo guidato dalle priorità imposte dalla Germania su proprie linee di sviluppo dell'industria bellica. Sul piano interno il referendum rappresenterà il punto di snodo obbligato per le elezioni 2027 e così dovrà essere considerato pur ponendo in campo tutta l'attenzione necessaria sui contenuti che dovranno essere espressi nella ricerca di proposta di chiarezza per la scelta del corpo elettorale in occasione del referendum stesso;
3) l'analisi citata in apertura accenna ad un logoramento del centro-destra che potrebbe verificarsi nella riduzione di margine "tra promessa e gestione ordinaria"da parte del governo: una erosione di credibilità lenta ma che potrebbe rappresentare il punto di partenza per un avvio di riequilibrio politico;
4) Per avviare questo non impossibile punto di riequilibrio è necessario (e su questo mi permetto di insistere anche rischiando di annoiare) modificare profondamente il tipo di intermediazione arrivando alla formazione di una soggettività adeguata a ricostruire l'offerta politica: perché (ed è questo un punto di analisi sul quale riflettere) è il deficit di offerta politica che provoca quella che è stata definita come "perdita di contatto";
5) Non si tratta semplicemente di andare avanti con "l'ostinazione unitaria" così come definisce la sua linea la segretaria del PD. La modificazione dell'offerta deve essere molto più profonda: da questo punto di vista non mi dilungo (si potrebbe esporre una vera e propria letteratura di merito) ma mi limito a presentare in forma assolutamente semplificata un solo aspetto d'analisi. La questione di fondo è quella di comprendere appieno la radicalità delle contraddizioni in atto sia al riguardo del quadro internazionale che reclama scelte nette , sia sul piano economico - sociale più ravvicinato oltre al delicato campo istituzionale laddove alla difesa della Costituzione Repubblicana va collegata un'azione molto più decisa rispetto alla modifica della formula elettorale evitando ogni accentuazione (perdente) di una schema bipartitico personalizzato.
6) Rimarrebbe da discutere la forma politica da proporre in campo non riducendoci a una semplice coalizione di "diversi" anche contrastanti ma pensando alla costruzione di un soggetto davvero "pivotale" rivolto all'intero sistema e non soltanto a una parte: forse servirebbe un seminario comune sul tema con una partecipazione allargata a sinistra e comprendente anche soggetti non direttamente partitici ma operativi sul piano della ricerca politica con un coinvolgimento diretto.
martedì 6 gennaio 2026
lunedì 5 gennaio 2026
domenica 4 gennaio 2026
sabato 3 gennaio 2026
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