Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
sabato 17 ottobre 2026
venerdì 16 ottobre 2026
Franco Astengo: I nodi irrisolti dell'industria italiana
PRODUZIONE, INNOVAZIONE, GRANDI TRANSIZIONI, COMPETITIVITÀ’ : I NODI IRRISOLTI DELL’INDUSTRIA ITALIANA di Franco Astengo
Il deficit della sinistra nella capacità di progettare una visione alternativa di società e di modello di sviluppo sta misurandosi con una realtà molto difficile che l'attualità ci pone di fronte ogni giorno.
La condizione generale di conflitto e di conseguente crisi energetica in relazione al modello di sviluppo capitalistico impostosi negli ultimi anni sta portando a un disegno di mutazioni già in atto .Il primo punto da affrontare dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il meccanismo di accumulazione dominante secondo i principi della programmazione democratica e una visione di "società sobria" di forte tensione verso l'uguaglianza e fondata sull'intervento pubblico in economia verso settori decisivi dell'industria, dell'ambiente, dei trasporti, della scuola(la cui priorità di intervento dovrebbe essere quello di affrontare il deficit cognitivo che assilla diversi settori sociali) della sanità. Oggi il ritorno della guerra come prospettiva globale, il riferimento a innovazioni tecnologiche in grado di mutare il quadro di riferimento sociale, l'emergere di tensioni "dittatoriali" sconvolgono l’assetto consolidato in un momento in cui si sta attraversando una forte difficoltà per quell’accelerazione nei meccanismi di scambio che abbiamo definito come “globalizzazione” e di evidente ripresa del nazionalismo .
Di seguito uno schematico richiamo ai punti “critici” della produzione e dello sviluppo industriale nel nostro Paese al riguardo dei quali non solo il governo sta operando perché siano affrontati come uniche idee attraverso la ripresa del settore militare e di quello nucleare, magari aggiungendo qualche cosiddetta “grande opera” anche se la vicenda del ponte sullo Stretto sembra davvero in ritirata.
L’opposizione appare incerta e priva di una linea adeguata: di questi temi e del mondo del lavoro in generale non pare proprio che si stia discutendo con i capi-partito per dirla con Giusti “in tutt’altre faccende affaccendati”.
Si può aggiungere il tema dell’Europa al riguardo della possibilità di affrontare in comune questioni come quelle della ricerca applicata alla produzione, dell’energia, del superamento di barriere economiche.
Nella sinistra ci sono difficoltà a considerare quello europeo come spazio politico.
Esaminiamo schematicamente cinque punti decisivi analizzati anche in base ai dati pubblicati più recentemente:
“Economia non osservata”. (l’antica economia sommersa)
Gli ultimi dati Istat, relativi al 2024, sul valore della cosiddetta “economia non osservata”, ovvero l'insieme del sommerso e delle attività illegali, è pari a 218,2 miliardi.
Le unità di lavoro irregolari sono circa 3.270.000, con un incremento di 145.000 unità rispetto al 2023. Il lavoro non regolare cresce sia nella componente dipendente (+5,4%,+121,8mila unità), sia in quella indipendente (+2,7%, +23,4mila unità).
Il valore aggiunto generato dall'impiego di lavoro irregolare presenta un peso particolarmente elevato negli altri servizi alle persone, dove rappresenta il 19,4% del valore aggiunto del settore, anche per l'inclusione del lavoro domestico e in agricoltura dove il valore aggiunto sommerso, connesso esclusivamente alla componente di lavoro irregolare, è pari al 15,2% del totale del comparto. Al contrario, il fenomeno risulta più limitato nei comparti industriali (con una incidenza compresa tra lo 0,9% e il 2,8%) e negli Altri servizi alle imprese (1,5%). Non fatichiamo a prevedere che per il 2025 e il 2026 questi dati risulteranno numericamente accresciuti.
“Produzione industriale”
Riportiamo il commento ISTAT ai dati del primo semestre: Anche in termini tendenziali la produzione, al netto degli effetti di calendario, è in flessione. Il calo è marcato nei beni di consumo, mentre l’energia e i beni strumentali registrano una crescita moderata. Nel primo semestre dell’anno, la produzione totale al netto degli effetti di calendario registra una crescita tendenziale modesta (+0,5%), con un incremento particolarmente sostenuto nella fabbricazione di mezzi di trasporto, mentre ritorna qui il nodo del militare.
“Innovazione Tecnologica”
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il sistema italiano dell’innovazione continua a scontare alcune debolezze strutturali che ne limitano l’efficacia complessiva. La prima riguarda il persistente divario tra ricerca e impresa. A fronte di una produzione scientifica di alto livello, gli investimenti privati in ricerca e sviluppo restano inferiori rispetto a quelli dei principali partner europei, con un ritardo particolarmente evidente nel tessuto delle piccole e medie imprese. Il rapporto Istat sulla ricerca e sviluppo in Italia indica infatti un sistema imprenditoriale sempre più polarizzato. Mentre le grandi imprese, con almeno 250 addetti, continuano ad aumentare la propria spesa in R&S, le imprese di minori dimensioni mostrano segnali di arretramento. Nella fascia sotto i 50 addetti si registra una riduzione del 2,3%, mentre la spesa cresce del 7,3% nelle grandi imprese e del 2,8% in quelle di media dimensione. Si tratta di un dato particolarmente rilevante, perché sono proprio le PMI a costituire l’ossatura del sistema produttivo italiano. Questo squilibrio si traduce quindi in una minore capacità di trasformare i risultati della ricerca in applicazioni industriali, innovazione diffusa e nuovi prodotti. Minore capacità che causa il deficit tecnologico che frena in particolare la produzione industriale.
Transizione ecologica e industria italiana
Il sistema industriale e le rappresentanze politiche nazionali stanno sollevando forti critiche verso l'attuale struttura dei mercati dei permessi di emissione europei. Il rischio evidenziato dal mondo produttivo è il cosiddetto paradosso industriale: imporre normative rigide senza tutele tariffarie globali rischia di penalizzare le imprese italiane che investono in sostenibilità, spingendo alla delocalizzazione della produzione verso Paesi con standard ambientali inferiori (carbon leakage), senza un reale beneficio per il pianeta. In quest'ottica, l'Italia ha proposto a livello europeo la revisione e la sospensione temporanea del meccanismo ETS (Emission Trading System) per frenare le speculazioni finanziarie sui costi della CO2.
“Difficoltà energetica e ritorno al nucleare”
L'approvazione della legge delega del 2026 non si traduce nell'immediata apertura di cantieri. L'effettivo ritorno all'energia atomica dipenderà dalla stesura dei decreti legislativi, dalla costituzione di una nuova Autorità per la sicurezza nucleare, dall'attrazione di capitali privati e dal superamento dei vincoli legati al consenso dei territori coinvolti. Rimangono aperti i nodi storici sulla localizzazione degli impianti, sul rifiuto sociale delle comunità locali e sulla mancata individuazione di un Deposito Nazionale definitivo per i rifiuti radioattivi già esistenti. Inoltre I costi iniziali di investimento sono altissimi. Gli SMR commerciali non dispongono ancora di filiere industriali mature o prototipi standardizzati su larga scala, rendendo incerti i reali costi operativi. La costruzione e la messa in funzione delle centrali richiede tempi lunghi (almeno 10-15 anni). Inoltre, l'approvvigionamento di uranio espone a dinamiche geopolitiche simili a quelle dei combustibili fossili.
“Competitività complessiva”
I principali freni competitivi, si concentrano su 3 dinamiche:
1) Nanismo Aziendale: Le micro e piccole imprese costituiscono ancora il tessuto portante del Paese, mentre le imprese medie (tra 100 e 400 addetti) pesano solo per il 10% del totale (contro il 17,5% della Germania). La carenza di grandi aziende frena lo sviluppo economico: l'80% della ricerca industriale in Italia viene effettuato da aziende con più di 500 dipendenti
2) Costo dell'Energia: Rappresenta un ostacolo critico per ben il 92% delle associazioni industriali
nazionali, penalizzando i margini e rendendo la produzione meno competitiva rispetto ai concorrenti extra-UE
3)Investimenti Immateriali: L'Italia sconta un ritardo cronico negli investimenti in digitalizzazione, brevetti e competenze (R&S), che rimangono stabilmente inferiori rispetto alla media delle principali economie europee
mercoledì 14 ottobre 2026
martedì 13 ottobre 2026
sabato 10 ottobre 2026
venerdì 9 ottobre 2026
Franco Astengo: Legge elettorale e ricorsi politici
LEGGE ELETTORALE: RICORSI E INIZIATIVA POLITICA di Franco Astengo
Dopo l’approvazione della nuova legge elettorale l’errore più grave che l’opposizione di centro-sinistra potrebbe commettere sarebbe quello di – tutto sommato – acconciarsi alla nuova situazione nutrendo il retro-pensiero che “alla fine, forse, il premio potrebbe toccare a noi”: di conseguenza lasciando pressoché isolati estensori e presentatori dei ricorsi che si muoveranno nelle varie sedi di Tribunale.
Questo primo punto deve essere chiaro: ci troviamo in una situazione che va ben oltre i punti specifici sui quali presumibilmente l’Alta Corte sarà chiamata a pronunciarsi (abnormità del premio di maggioranza, listone dei 70 bloccato, mancata alternanza di genere dei capolista nei collegi: soltanto per fare degli esempi).
Deve essere chiaro che con l’inserimento dell’obbligatorietà di indicazione del candidato/a alla Presidenza del Consiglio l’obiettivo vero delle elezioni legislative generali del 2027 diventerà la Presidenza della Repubblica e la sua trasformazione in soggetto di riferimento del dialogo diretto capo/folla attraverso il plebiscito popolare: un intento molto differente, sia ben chiaro, da quello insito nei diversi sistemi presidenziali in uso in molte democrazie.
Il modello di presidenzialismo che ha in mente il centro-destra italiano (la cui parte prevalente è diretta discendente del MSI e di conseguenza del populismo autoritario che segnò la dinamica politica della Repubblica di Salò) è,infatti, mutuato sul modello di Putin e sulle aspirazioni che coltiva Trump. Nel frattempo appare evidente la tendenza a trasformare Fratelli d’Italia in “Partito della Nazione” poggiando sul piedistallo di una mai vista – nelle dimensioni e nelle forme – occupazione dei gangli del potere: occupazione ovviamente ampliata dalla presenza del solito accostamento “italico” al carro del vincitore (vedi RAI, CONI e altri soggetti).
Sarà questo della forma di governo parlamentare lo scalpo che l’estrema destra italiana vorrà esibire in esito delle elezioni legislative generali del 2027.
Il livello di risposta a questo stato di cose potrà avvenire attraverso i ricorsi soltanto se questi saranno appoggiati da una forte iniziativa politica della cui dimensione e intensità abbiamo già un esempio recente: quello del referendum sulla magistratura del marzo di quest’anno. In quell’occasione, alla fine, furono accantonate le specifiche motivazioni giuridiche e (principalmente per iniziativa della CGIL) ci si concentrò sul vero “focus”: quello Costituzionale che si dimostrò il magnete più attraente fino a determinare un successo di dimensioni ragguardevoli. Dimensioni che i partiti del campo largo dimostrarono di non apprezzare sciupando nel giro di poche ore (a urne ancora aperte) un patrimonio di aggregazione , impantanandosi subito in questa assurda vicenda delle cosiddette “primarie”.
Sarebbe necessaria una rapida riflessione a tutti i livelli, magari promossa dai soggetti associativi posti al di fuori dei partiti come CGIL, ARCI, ANPI che, nelle ultime occasioni referendarie (quella citata sulla magistratura, ma anche quella senza quorum sui temi del lavoro nel giugno 2025) si sono dimostrati in grado di orientare e mobilitare ben oltre la loro stessa base associativa.
Potrebbero essere due le iniziative di partenza: una manifestazione nazionale a Roma e un momento di dibattito ad alto livello, dal quale far uscire un orientamento complessivo, svolto però al di fuori dalla pura cerchia dei costituzionalisti coinvolgendo la politica, i settori democratici dell’Università, l’intellettualità più vasta nel campo della scienza e dell’arte. Insomma un pronunciamento chiaro della parte migliore della nostra “intelligenza collettiva”.
Concludo ricordando, per inciso, che contro la legge truffa del 1953 la CGIL proclamò lo sciopero generale: un momento di lotta che risultò alla fine determinante per ottenere un risultato positivo che rappresentò una vera svolta nella vicenda politica italiana del dopoguerra.
Sarebbe necessario, infine, che una posizione di “priorità costituzionale”, rifiuto del personalismo, prevalenza del concetto di rappresentanza su quello di governabilità (come indica la Costituzione) fosse presente in una qualche forma all’interno della prossima campagna elettorale: anche questo è un punto sul quale si dovrebbe appuntare un attimo di attenzione.
giovedì 8 ottobre 2026
mercoledì 7 ottobre 2026
Franco Astengo: Spagna
SPAGNA E SINISTRA EUROPEA: UNA INIZIATIVA INTERNAZIONALISTA di Franco Astengo
Le elezioni anticipate del prossimo 29 novembre non saranno cruciali soltanto per l’avvenire del grande paese iberico.
Si troveranno in gioco due elementi fondamentali che riguardano il complesso dell’equilibrio politico dell’Europa e le sorti della democrazia rappresentativa:
a) si va alle elezioni su di una “frattura” chiara: il tema della casa appare il più emblematico al riguardo della crescita esponenziale del divario di disuguaglianze e della vivibilità nella metropoli. Una “frattura” che va ben oltre il “caso spagnolo”;
b) il risultato della destra. Il fatto che se ne potrebbe fermare l’ascesa potrebbe risultare un fattore decisivo in vista delle successive tornate elettorali previste per il 2027 in Francia e in Italia.
Sorprende allora che appaiano scarse le prese di posizione delle diverse forze di sinistra presenti in Europa.
Si dovrebbe ricercare subito una dimensione di intervento internazionalista dedicata a questa fondamentale scadenza elettorale .
Anche in questo caso una iniziativa internazionalista fondata su due elementi prioritari:
1) Il sostegno chiaro e incondizionato al governo uscente (questo nonostante l’esistenza di contraddizioni innegabili);
2) Il richiamo alla più larga unità possibile intesa anche come apripista per uno slancio unitario che dovrà attraversare anche le già ricordate elezioni previste in Francia e in Italia.
Accanto alla necessaria mobilitazione sociale da portare avanti in tutti i paesi un punto di partenza per esprimere questa tensione positiva verso le elezioni spagnole potrebbe essere considerato dai diversi gruppi presenti nel Parlamento Europeo. Siamo tutti d’accordo sulla debolezza di questa istituzione e sul ritardo, anche a sinistra, nel considerare l’Europa quale spazio politico di riferimento. Un’espressione comune a livello di Parlamento e un impegno diretto dei parlamentari europei dentro la competizione spagnola potrebbe rappresentare un momento di grande importanza all’interno di questo difficile scontro politico.
L’occasione potrebbe essere utile per affrontare, almeno sul piano del dibattito, questo che va considerato come vero e proprio punto di deficit politico da colmare allargando lo sguardo alle tante difficili questioni in gioco, a partire da quella drammaticamente sospesa tra pace e guerra.
martedì 6 ottobre 2026
lunedì 5 ottobre 2026
Franco Astengo: Contraddizioni e spazio politico
CONTRADDIZIONI E SPAZIO POLITICO di Franco Astengo
A cavallo del tormentato periodo dell’emergenza sanitaria (2020-2021) molte analisi avevano individuato l’avvio di un processo di acutizzazione delle contraddizioni sociali, almeno sul piano europeo: processo che avrebbe estremizzato il confronto sociale e politico attorno a diverse (e apparentemente contrastanti) “issues”.
Oggi il contrasto evidente tra il peggioramento nelle condizioni di vita in particolare nelle grandi aree metropolitane, la crisi verticale del modello industriale fin qui dominante e basato sul consumo individuale, il tema delle migrazioni e il relativo discorso sull’integrazione possibile, la crescita a dismisura delle disuguaglianze, la guerra hanno portato all’esasperazione del confronto sociale e al riproporsi di “fratture” che forse frettolosamente avevamo pensato accantonate: attorno all’eterno persistere della contraddizione principale i temi post-materialisti delle transizioni digitale, ecologica, di genere si trovano aggrediti, ad esempio, dall’ acuirsi del confronto centro-periferia e città-campagna.
Una situazione inedita per gli epigoni della democrazia liberale compresi i socialisti tutti adagiati sull’idea della fine della storia post-Muro e invece precipitati nel baratro della semplificazione nel rapporto politica-società voluto dalla destra e dall’emergere di grandi masse che le forze politiche tradizionali non riescono a intercettare e tanto meno a orientare.
In realtà la sinistra non riesce a elaborare un progetto di alternativa sistemica (come sarebbe necessario) perché in essa sono assenti due elementi fondativi: l’ipotesi politica e l’individuazione dello spazio.
In soldoni: l’ipotesi politica può essere soltanto sovranazionale e derivante da una seria analisi delle contraddizioni sociali che individui le priorità e lo spazio politico di questa dimensione sovranazionale potrà essere soltanto quello europeo, in una dimensione forse diversa da quella attuale a 27).
Ripiegare su di un populismo nazionalista come affiora in certe posizioni (penso a France Insoumise per essere chiari o al M5S in Italia) non significa rendersi utili alla causa del cambiamento: poi che quel che resta dei socialdemocratici o della sinistra post – comunista debba riflettere sulla propria reale capacità di intercettazione sociale è un altro paio di maniche.
Quel che è certo che la ricetta della destra estrema di semplificazione nel rapporto di potere non funzionerà comunque trovandosi – alla fine – prigioniera appunto dell’acutezza delle contraddizioni in atto che richiederà inevitabilmente un discorso sulla transizione e l’elaborazione di un progetto (insisto su scala sovranazionale e a dimensione europea).
venerdì 2 ottobre 2026
giovedì 1 ottobre 2026
mercoledì 30 settembre 2026
martedì 29 settembre 2026
Franco Astengo: Percentuali suppletive Calabria
RIDICOLE PERCENTUALI di Franco Astengo
Non sarebbe valsa la pena profondersi a commentare l’esito delle elezioni suppletive di Reggio Calabria data la totale inconsistenza statistica del test . A farci cambiare idea stimolando un intervento è stata la smodata esultanza del centro-destra apparentemente vittorioso e per via del bizzarro commento di Paolo Mieli apparso questa mattina sulle colonne del “Corriere della Sera” là dove il “prezzemolo” dei canali TV e delle presentazioni di libri vari è arrivato a sostenere che la scarsa partecipazione al voto ha consentito di capire il reale punto di partenza dei diversi schieramenti.
Allora, di fronte a questo tipo di valutazioni, è necessario chiarire alcuni punti.
Premesso che sempre le elezioni suppletive hanno espresso scarsa attrattività verso elettrici ed elettori (come del resto i ballottaggi: sul cui meccanismo in un Paese dalle tenaci appartenenze e dal permanere di un sottile filo di antipolitica ci sarebbe da riflettere) il risultato del collegio di Reggio Calabria avuto in esito alle elezioni del 27-28 settembre 2026 richiede una valutazione preliminare.
Il tasso di astensione ha raggiunto un livello abnorme e si tratta di un segnale, questo sì, da non sottovalutare per l’intero sistema politico: non si vorrebbe che dopo tanto can-can mediatico al momento del voto per le elezioni politiche previste comunque per il 2027 il totale dei voti validi indicasse una ulteriore crescita di disaffezione al punto da rendere ancor di più fragile l’intero sistema. Tanto più che le forze di governo si presenteranno all’appuntamento con un bilancio complessivo di arretramento su tutti i fronti, dal ruolo internazionale dell’Italia e delle condizioni materiali di vita delle cittadine e dei cittadini e l’opposizione di centro-sinistra non sembra proprio riuscire a rendersi conto della gravità della situazione e a produrre una qualità minimamente convincente di proposta arrabattandosi in una davvero deprimente e confusa ricerca di leadership. Così emergerebbero tutte le condizioni per presentarsi sulla scena di un qualche pifferaio di Hamelin capace di cacciarci tutti quanto in un baratro (pifferaio che non sarà sicuramente il tronfio ex-generale che si sta occupando esclusivamente di questioni marginali che pensa possano rendergli elettoralmente rispetto a un target preciso: quello del maschio, bianco, atletico,magari super-tatuato pronto per qualche avventura magari balneare da dolce vita). Insomma un elettorato nemmeno da caserma (come si sarebbe detto un tempo) piuttosto da bulli di paese.
Scritto questo allora verifichiamo qualche cifra.
Collegio Calabria UO-5 (Reggio Calabria)
Iscritti nelle liste: 345.486
Voti Validi: 75.181 pari al 21,76%
Astenuti, bianche e nulle: 270.305 pari al 78,24%
Roscioli (centro-destra) 38.359 voti pari all’11.10% degli aventi diritto
Benedetto (campo largo al gran completo) 27.511 voti pari al 7,96% degli aventi diritto
Giannetta (Futuro Nazionale) 8.226 voti pari al 2,40% degli aventi diritto
Toscano (DSP) 1.085 voti pari al 0,31% degli aventi diritto.
Sembrano cifre eloquenti, purtuttavia proviamo a sviluppare una impropria (impropria perché l’elezione del 2022 era legata al contesto nazionale) comparazione con il risultato delle elezioni politiche del 2022.
Iscritti nelle liste 295.188 (era previsto il voto all’estero)
Voti Validi 138.354 pari al 46,86%
Astenuti bianche nulle 156.834 pari al 53,14%
Cannizzaro (centro-destra) 65.916 pari al 22,33% degli aventi diritto
Battaglia (centro.sinistra) 29.041 pari al 9,83% degli aventi diritto
Foti (M5S) 28.154 pari al 9,53% degli aventi diritto
Latella (Riformisti) 6.091 pari al 2,06% del totale degli aventi diritto
seguono altre liste: per la comparazione si può prendere a paragone la lista di Italia Sovrana e Popolare omologa a quella di Democrazia Sovrana e Popolare. Candidato Massara 2.002 voti pari al 0,67% sul totale degli aventi diritto.
In sostanza tra le politiche 2022 e le suppletive 2026 (pur con tutte le remore del caso circa l’espressione di un giudizio complessivamente valido) si sono persi 63.173 voti validi.
Il centro destra ha perso 27.557 suffragi pari all’11,23% sul totale degli aventi diritto.
La somma del “campo larghissimo” (con l’inesattezza nel computo del voto di Azione che era presente nella lista riformista del 2022) ha perso 35.775 voti pari al 13,63% sul totale degli aventi diritto.
Questi sono i dati sui quali i partiti dovrebbero riflettere in un’ottica sistemica e non di appoggio per una ricerca forzata della governabilità che sembra essere l’assillo su cui ci si sta muovendo circa la ricerca della nuova formula elettorale che sta per essere discussa in seconda lettura ( e quindi definitiva) al Senato.
Rispetto al tema generale della credibilità di una eletta/o in una condizione come quella dimostratasi nelle suppletive di Reggio Calabria basterà pensare che al tempo delle elezioni dei notabili all’unità d’Italia (quando aveva diritto di voto il 2% della popolazione) perché il voto nel collegio fosse valido era necessario che si recassero alle urne almeno 1/3 degli elettori e che su questo terzo il candidato ottenesse più del 50% dei voti. Si trattava comunque, al ribasso del 15% sul totale degli iscritti superiore all’11% del candidato eletto dal centrodestra domenica scorsa. Insomma una partita che sembra proprio escludente per la grande maggioranza delle popolazione che vive (e/o sopravvive) tutti i giorni.
lunedì 28 settembre 2026
sabato 26 settembre 2026
venerdì 25 settembre 2026
giovedì 24 settembre 2026
mercoledì 23 settembre 2026
martedì 22 settembre 2026
Franco Astengo: Sostituzione della democrazia e stridore delle contraddizioni
SOSTITUZIONE DELLA DEMOCRAZIA E STRIDORE DELLE CONTRADDIZIONI DI Franco Astengo (pubblicato da Rinascita il 22 settembre 2026)
Mentre si parla apertamente di sostituzione della democrazia con il potere tecnocratico di chi detiene le chiavi delle nuove tecnologie (c’è anche chi chiede alla sinistra di cominciare a riflettere sulla possibilità di adeguarsi) lo stridore delle contraddizioni si è visto emergere con chiarezza dal contrasto nell’esito delle più recenti elezioni regionali tedesche.
Davvero i risultati di Meclemburgo e Berlino sembrano richiamare una rivisitazione della “teoria delle fratture” a partire proprio da quella intesa marxianamente come “Principale”.
Cosa ci dicono questi due contrastanti esiti delle urne?
Prima di tutto confermano che c’è poco spazio per le antiche posizioni “mediane”, in secondo luogo dimostrano che le vecchie identità non tengono più non tanto sul piano elettorale ma piuttosto su quello più complesso della coesione sociale, il terzo punto individuato è quello che assistiamo paradossalmente alla rivalutazione di quelli che potevamo considerare ormai “cleavages” antichi come quello “ città-campagna”.
Quali “basi sociali” contrapposte possono essere individuate, infatti, in questi risultati apparentemente opposti e verificatisi per di più in un’area geografica addirittura circonvicina?
Il risultato del Meclemburgo si basa sulla frattura che interessa tutte le Vandee d’Europa: i migranti.
Il risultato di Berlino sortisce dalla nuova frontiera della modernità: quella del vivibilità urbana, come è già stato nel caso di New York. Il tema della vivibilità urbana che sembra ormai racchiudere all’interno delle mura delle metropoli l’insieme delle contraddizioni post-materialiste e l’intreccio con la già definita marxiana contraddizioni principale.
Verificheremo nelle prossime tornate elettorali che riguarderanno i principali paesi europei, Italia inclusa, lo sviluppo di questo fenomeno di un inedito contrasto tra conservazione e progresso.
Forse la frontiera da perseguire è quella della sovranazionalità e dello spazio politico europeo da affrontare nella valorizzazione della territorialità recuperando il livello della decisionalità democratica.
Un progetto tutto da valutare nel dettaglio ma l’obiettivo che rimane indispensabile conseguire rimane quello di un’ autonomia di un modello sociale europeo che misuri concretamente questo contrasto città-campagna e/o centro-periferia inteso come “contraddizione stridente” da considerare come “ non laterale” nella valutazione del nuovo conflitto sociale (e geopolitico) in corso.
sabato 19 settembre 2026
venerdì 18 settembre 2026
giovedì 17 settembre 2026
mercoledì 16 settembre 2026
Roberto Biscardini: Una legge truffa
UNA LEGGE PIÙ TRUFFA DI COSI’ NON SI POTEVA FARE, LA DEMOCRAZIA È FINITA NEL CESTINO, I CITTADINI NON SONO TUTTI UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE
Dichiarazione di ROBERTO BISCARDINI coordinatore nazionale di Socialisti in Movimento: “Una legge più truffa di così non si poteva fare. Dopo la legge truffa del ’53 che riconosceva un modesto premio di maggioranza alla coalizione che prendeva almeno il 50% di voti, dopo quasi 70 anni è arrivato il Rosatellum che è la peggiore legge che il parlamento poteva votare. Oggi in vigore. Ma se il Rosatellum ha tolto agli lettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti, il Melonellum, fa la stessa cosa la cubo. Un falso proporzionale con preferenza fasulle. È in invito agli elettori di non andare a votare. E infatti i cittadini non andranno a votare per una legge fatta apposta perché tutto sia deciso ancora dalle segreterie dei partiti. Ancora una volta una legge elettorale incostituzionale, che siamo costretti a subire, perché approvata così a ridosso del voto che non c’è tempo per la sua abrogazione. Anche se i ricorsi partiranno subito. Ma il vulnus peggiore è la questione delle firme per la presentazione delle liste. Con questa norma abbiamo raggiunto un primato europeo antidemocratico, alla faccia della costituzione più bella del mondo e del diritto al pluralismo politico, e degli articoli 3 e 49 della nostra Carta. Nella prima repubblica i grandi partiti come Dc, PCI, PSI non impedivano a nessuno nè ai piccoli partiti di presentarsi alle elezioni. Qui invece si sta togliendo il diritto di partecipare, e cosi i cittadini che dovrebbero essere uguali davanti alla legge non lo sono più. Ci sono quelli della casta e poi i paria ai quali viene tolto il diritto di presentarsi a una competizione elettorale. Ma perché i partiti già presenti in parlamento dovrebbero essere esonerati dalla raccolta delle firme e per quali meriti? E perché chi è fuori dovrebbe invece raccoglierne un numero esorbitante di firme? Quali colpe ha? In Europa ci sono molti paesi in cui questa regola tutta italiana non esiste. O è solo formale o addirittura sostituita dal pagamento di una cauzione. E ci sono paesi in cui si sta studiando un sistema addirittura inverso, come per altro in una riunione aveva prospettato proprio il nostro compagno costituzionalista Felice Besostri: chi è già in parlamento, contando i tanti privilegi (anche economici) che ha accumulato nel corso della legislatura dovrebbero raccogliere le firme, sottoponendosi cosi al giudizio dell’elettorato, mentre chi è fuori ne dovrebbe raccogliere di meno. Insomma con il Melonellum per ora la democrazia è definitivamente accantonata.
martedì 15 settembre 2026
lunedì 14 settembre 2026
giovedì 10 settembre 2026
mercoledì 9 settembre 2026
sabato 5 settembre 2026
Sassonia-Anhalt, Afd verso il trionfo perché "pensa ai miei interessi". Quadrelli e il ragionamento dei tedeschi: "Altri partiti mandano soldi all’Ucraina, sostengono Israele, si occupano di Lgbt"
venerdì 4 settembre 2026
mercoledì 2 settembre 2026
martedì 1 settembre 2026
sabato 29 agosto 2026
venerdì 28 agosto 2026
giovedì 27 agosto 2026
domenica 23 agosto 2026
Franco Astengo: La fragilità del sistema politico italiano
LA FRAGILITÀ’ DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO di Franco Astengo
A destra si è lanciato l’allarme: sarà difficile raggiungere il quorum valido per il premio di maggioranza (42%).
A sinistra si sta cercando rendere ancora più laceranti le già distruttive primarie impancandosi in un dibattito fortemente divisivo anchee soprattutto tra i diversi riferimenti sociali tra cultura woke/ riformismo/lotta di classe.
Ferma restando l’indicazione dell’assoluta necessità di fermare questa destra sarà bene osservare come nessuno pare meditare sulla debolezza congenita di questo poco apprezzato sistema politico i cui protagonisti nel corso di questa legislatura non sono riusciti a realizzare l’obiettivo di costruire un “bipolarismo temperato” su cui fondare una possibilità di alternanza collegata ad una adeguata formula elettorale.
Premesso che la data delle elezioni non è stata ancora fissata e che le condizioni attuali del sistema non rendono conveniente a nessuno un eventuale anticipo è il caso di formulare un pronostico: se davvero i fautori della riforma della formula si sono accorti del possibile danno che la modifica proposta arrecherebbe alla loro parte politica potrebbe apparire possibile che alla scadenza della legislatura (autunno 2027) si ritorni al voto con la formula attuale mista tra collegi uninominali e voto di lista in un quadro dove l’improvvida riduzione del numero dei parlamentari può sì garantire la governabilità ma non certo la necessaria capacità di rappresentanza politica e geografica delle Camere.
Questo fatto rappresenterebbe un segnale di vero e proprio fallimento dell’operazione “mutamento nella forma di governo” che ha rappresentato il vero obiettivo di legislatura di Fdi; sarebbe fallito proprio l’obiettivo di una qualche forma (nel caso della proposta di legge in discussione del tutto surrettizia) di elezione diretta del presidente del Consiglio da contrapporre al Presidente della Repubblica eletto dal parlamento, quindi in secondo grado ponendone in discussione prerogative e ruolo aprendo così la strada – appunto – ad una modifica radicale della Costituzione.
Così il sistema si dimostra fragile non essendo sufficiente quella soltanto apparente stabilità di governo che non risulta rappresentare elemento di sufficiente crescita di consenso e di riequilibrio del sistema.
Un sistema bipolare non bipartitico:l’idea bipartitica rappresentò il primo decisivo fallimento del PD nel 2008 e provocò la crisi del PdL due fatti che rappresentarono un punto di importanza strategica nello spostamento a destra del sistema; spostamento a destra regolarmente avvenuto dopo il fallimento dell’ipotesi di riarticolazione del sistema rappresentato dal M5S, fatto sui cui ritorneremo in conclusione.
Una diminuzione di consenso generale e di credibilità avviata a partire dalla modifica della formula elettorale attuata nel 2005 e poi smantellata dalla Corte Costituzionale.
La formula elettorale elaborata nel 2005 ha provocato la rottura dell’equilibrio che pure a fatica era stata garantita dalla formula mista maggioritario/proporzionale varata a seguito dell’esito del referendum del 18 aprile 1993.
Nel 2005 si varò una formula (poi utilizzata nelle elezioni del 2006, 2008, 2013) concettualmente escogitata soltanto per limitare in quel preciso momento le dimensioni di una secca sconfitta per il governo uscente (fatto che poi nelle urne non si verificò comunque).
A partire dal 2013 poi è stato spezzato quell’abbozzo di bipolarismo che pure si era tentato di rimettere in piedi: fallita l’ipotesi centrista scaturita dal governo tecnico il sistema si è suddiviso in tre spicchi, uno dei quali, quello emergente fondato su di un populismo antipolitico che una volta svanito ha dato origine ad un fenomeno di astensione così consistente da porre il quadro ad un vero e proprio livello di guardia.
Un forte contributo alla perdita di credibilità lo aveva fornito il tentativo di riforma costituzionale (imperniato anch’esso sul prevalere della governabilità sulla rappresentanza) bocciato clamorosamente nelle urne nel dicembre 2016.
Non basta misurare la produttività di un sistema politico sulla base di una presunta stabilità di governo (si aprirebbe qui una discussione storica al riguardo della continuità di governo garantita dalla DC attraverso diverse combinazioni che le garantivano comunque la necessaria centralità in una situazione favorita, ad onor del vero, dalla “conventio ad excludendum” poi attenuata dall’ingresso in scena delle Regioni) oppure da una difficilmente misurabile capacità legislativa delle Camere.
Il vero metro di misura rimane quello del grado di consenso complessivo del sistema comparabile attraverso due parametri: la partecipazione al voto e la quota di consenso raccolto dal partito di maggioranza relativa (dati relativi al territorio nazionale)
Elezioni 2006: iscritti 46.997.601 voti validi 38.153.343 maggioranza relativa: Ulivo 11.930.383
Elezioni 2008: iscritti 47.041.814 voti validi 36.457.254 maggioranza relativa: PdL 13.629. 464
Elezioni 2013: iscritti 46.905.154 voti validi 34.005.755 maggioranza relativa: M5S 8.691.406
Elezioni 2018 iscritti 46.505.350 voti validi 32.841.025 maggioranza relativa : M5S 10.732.066
Elezioni 2022 iscritti 46-021.956 voti validi 28.098.156 maggioranza relativa : FdI 7.301.303
Numeri che parlano da soli senza commento: in 16 anni si sono persi (con una sostanziale stabilità nel numero degli aventi diritto) più di 10.000.000 di voti validi, mentre il partito di maggioranza relativa è dimagrito di oltre 4.000.000 di suffragi. Si segnala ancora come il M5S per due volte partito di maggioranza relativa sul territorio nazionale non sia stato in grado di realizzare un “sistema” raccolto attorno alla propria centralità (in realtà ancora adesso il M5S pare insistere in una tattica divisoria pur facendo parte almeno a parole del cosiddetto “Campo Largo”). La stessa incapacità è stata dimostrata da FdI (pur con numeri ridotti) che sta arrivando al traguardo con una coalizione di governo divisa e dovendo fronteggiare una scissione che mira a spostare l’asse politico dell’intero sistema.
In sostanza un sistema fragile i cui attori insistono nell’accentuarne la debolezza nella convinzione che in questo modo la spartizione delle reciproche fette di potere sia praticabile più agevolmente e il potere derivantene più facilmente conservabile.
Si aprirebbe qui una discussione (doverosa) sul mutamento nelle forme della politica e sul peso dei mezzi di comunicazione di massa e nell’uso della nuove tecnologie: andremmo troppo lontano almeno per questa occasione.
Basterà ricordare come il tema centrale rimane quello della difficoltà di credibilità dell’intero sistema, della corporativizzazione delle opinioni politiche, di una società fondata sull’individualismo competitivo, dalla presenza di movimenti partecipati ma non in grado di incidere sulla decisionalità generale in assenza di adeguati soggetti politici.
sabato 22 agosto 2026
venerdì 21 agosto 2026
lunedì 17 agosto 2026
sabato 15 agosto 2026
mercoledì 12 agosto 2026
martedì 11 agosto 2026
Franco Astengo: Visione del mondo e ottimismo della ragione
VISIONE DEL MONDO E OTTIMISMO DELLA RAGIONE di Franco Astengo
Mentre la media moralità presente nel sistema politico italiano si rispecchia nel “caso Lavitola” Massimo Cacciari (“Il Corriere della Sera” 10 agosto 2026) scrive ( o meglio dichiara in una intervista) a proposito del cosiddetto “Campo Largo”: “Un’alleanza priva di una idea del mondo..Un’unità politico-strategica non può nascere soltanto dal primum vivere. Mancano analisi serie che si costruiscono sulla base di analisi, di dibattiti, attraverso mozioni congressuali che stabiliscano modalità, termini e limiti dell’azione politica”.
Oswald Spengler nel suo “Tramonto dell’Occidente” (1918) traccia un quadro che può essere così riassunto “L’idea che il nostro mondo, o meglio la nostra civiltà, stia per finire è nell’aria. E non solo a causa del cambiamento climatico, Chi concorda con questa deplorazione, ancestrale, tende a incolpare la ragione universalista, che separa l’uomo dal resto dei viventi e sostituisce l’inscrizione nel concreto di una terra e di un gruppo con una democrazia astratta. Nozioni che per alcuni non sono più appannaggio dell’estrema destra”.
In questo modo con la separazione dell'uomo dal resto dei viventi si compirebbe la parabola della teoria della “fine della storia” che coinciderebbe con l’idea della “fine del nostro mondo” : è la filosofia di Musk e dei grandi padroni delle “big-tech” ben oltre quella “Maga” e già proiettati verso il dominio dello spazio.
Si dovrebbe riflettere sulla diversità di intrecci che si stanno determinando rispetto alla visione tradizionale della "teoria delle fratture" ( struttura e sovrastruttura) superando il pessimismo del: non rimane altro che “sospirare il passato”, arrendendoci all’esistente e ai dettati imperativi della comunicazione mainstream nell’ammissione che “il nostro mondo è perduto” e magari davvero “si stava meglio quando si stava peggio”.
Così un presunto progressismo si allinea alla destra all’interno di una sorta di teoria della catastrofe.
Poco si discute intorno alla possibilità di elaborare un progetto di “società sobria” intesa proprio come soggetto di prosecuzione della storia.
Non possiamo e non dobbiamo permettere che la "fine del nostro mondo" coincida appunto con la "fine della storia" confluendo in nuovo ordine del tipo di quello descritto da Kurzweil quando prevede (per la fine di questo secolo) un "futuro in cui le macchine intelligenti saranno umane, anche se non biologiche e avranno corpi virtuali all'interno di realtà virtuali".
A quel punto, secondo l'autore, gli esseri umani vivranno individualisticamente all'interno di realtà virtuali e il destino del genere umano sarà quello della "Singolarità".
Se vogliamo contrastare l’affermarsi definitivo dell’egemonia della forza basata sull’esclusività del dominio della tecnologia e della conseguente concentrazione di potere basato sul dominio dell'immateriale sul singolo bisognerà dunque prometterci di "cercare ancora".
L'interrogativo più pressante appare allora quello dello stabilire se saremo in grado di disegnare una nuova collettività, un ruolo della "Cosa pubblica" (inteso come "stare assieme") : quella che abbiamo definito "Stato" e/o "Sovranazionalità" proponendo un'alternativa, un “socialismo della finitudine” (per André Tosel "comunismo della finitudine") e che adesso, senza richiamare necessariamente le "magnifiche sorti e progressive" potremmo provare a intitolare al "socialismo dell'orizzonte" utilizzando per definirne il pensiero d'origine l'inedita categoria dell' "ottimismo della ragione".
Non servono voci figlie della catastrofe.
Si può pensare di poter “cercare ancora” per trovare vie di nuovo sviluppo per modificare le grandi storture della modernità.
Nel momento ci troviamo davanti alla necessità di un ripensamento generale.
Una riflessione rivolta al globale posta ad un livello che non avremmo mai immaginato e che potrebbe essere indicato come “di civiltà”.
Sarà soltanto in questa dimensione, di vera e propria ridefinizione del concetto di civiltà che si potrà rispondere a quegli "infingimenti scenici" che nascondano il solito egoismo vorace dei più forti.
Si tratta di trovare assieme la sede di una riflessione e di ricerca di una strada utile anche per adeguare la nostra pratica perché abbiamo disperato bisogno di ritrovare tutto il pragmatismo necessario per affrontare le lotte del giorno per giorno che, beninteso, continuano a pressarci in una quotidiana “edizione straordinaria”.
lunedì 10 agosto 2026
venerdì 7 agosto 2026
martedì 4 agosto 2026
lunedì 3 agosto 2026
sabato 1 agosto 2026
venerdì 31 luglio 2026
giovedì 30 luglio 2026
mercoledì 29 luglio 2026
martedì 28 luglio 2026
lunedì 27 luglio 2026
domenica 26 luglio 2026
sabato 25 luglio 2026
mercoledì 22 luglio 2026
sabato 18 luglio 2026
giovedì 16 luglio 2026
I conti della remigrazione. Demografia, occupazione e reddito pro capite in Italia, Alessandro Bellocchi, Giuseppe Travaglini | Menabò di Etica ed Economia
mercoledì 15 luglio 2026
Franco Astengo: Non trascurare la formula elettorale
NON TRASCURARE LA FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo
La comparsa dei franchi tiratori alla Camera su di un tema molto delicato come quello della formula elettorale impone evidentemente un’ampia riflessione politica , ben oltre lo specifico della questione contingente.
Purtuttavia mi permetto comunque di rilevare come risulterebbe di grande importanza disporre, nella materia, di un progetto organico condiviso sul quale sviluppare anche un confronto di merito.
Premesso che sicuramente qualsiasi formula presenta limiti e difetti e non può garantire nessuno al 100% mi azzardo a presentare una proposta che mi permetto di ritenere sufficientemente organica.
1) Il territorio nazionale è suddiviso in 400 collegi uninominali per la Camera e 200 per il Senato eliminando il voto all’estero
2) I collegi dovrebbero comprendere mediamente poco più di 300.000 cittadini per la Camera e di 600.000 per il Senato (sicuramente una distorsione in eccesso frutto della stordita riduzione nel numero dei seggi)
3) I candidati per ogni collegio non potranno presentarsi né in altri collegi, né in doppia candidatura tra Camera e Senato (in sostanza per coprire tutto il territorio nazionale ogni lista deve poter disporre di 600 candidati con il 50% di genere). Così si potrebbe evitare anche il discorso delle firme di presentazione avendo ogni lista dimostrato già sufficiente presenza nel Paese e si limiterebbe radicalmente il discorso della personalizzazione
4) Le circoscrizioni per comprendere i collegi dovrebbero essere segnate dai confini regionali (la Val d'Aosta mantiene il collegio uninominale con l'elezione di tipo plurality)
5) I candidati si presentano nei collegi collegati a livello regionale dallo stesso simbolo. In questo modo si può realizzare il massimo possibile di vicinanza con il territorio (certo c'è la controindicazione dei paracadutati ma questo è affare dei partiti, perché in questo modo non ci sono collegi "assolutamente" sicuri);
6) Eseguito il collegamento a livello regionale i voti ottenuti con lo stesso simbolo a livello regionale vengono suddivisi con il metodo d'Hondt assegnando così il numero dei seggi per ogni lista: gli eletti sono scelti attraverso le percentuali più alte ottenute nei collegi (il metodo seguito in quelle che furono le ultime elezioni dirette per le Province)
7) Non servono premi di maggioranza e soglie di sbarramento perché il metodo d'Hondt favorisce comunque le forze maggioritarie ma permette anche l'espressione delle minoranze
8) Controindicazioni: è possibile che un collegio rimanga senza rappresentanti e un altro collegio ne abbia più d'uno, ma il limite regionale garantisce comunque una rappresentanza territoriale e sarà sufficiente disegnare un numero di collegi inferiore a quello dei seggi; è evidente che in certe situazioni saranno favorite anche liste locali (vedi sistema spagnolo ma in quel caso sono molto forti le rappresentanze delle minoranza etniche) : questo fatto dovrebbe spingere le forze politiche nazionali a radicarsi maggiormente sul territorio.
9) Così la formazione del governo dovrebbe obbedire al confronto parlamentare restituendo ai consessi elettivi la centralità prevista dalla Costituzione.
martedì 14 luglio 2026
lunedì 13 luglio 2026
sabato 11 luglio 2026
giovedì 9 luglio 2026
mercoledì 8 luglio 2026
lunedì 6 luglio 2026
sabato 4 luglio 2026
venerdì 3 luglio 2026
giovedì 2 luglio 2026
mercoledì 1 luglio 2026
Franco Astengo: Costituzione e formula elettorale
COSTITUZIONE, FORMULA ELETTORALE. DALLA LEGGE ACERBO, AL PLEBISCITO FINO A LUGLIO ‘60 di Franco Astengo
Il contrasto a questo progetto non può essere limitato alle aule parlamentari: l’esempio che ci sentiamo di sostenere è quello della mobilitazione antifascista del Luglio ‘60 di cui in questi giorni ricorrono i 66 anni (naturalmente non augurandoci i risvolti tragici che segnarono quel frangente)
Sta ampliandosi il dibattito sulla proposta di modifica della formula elettorale attualmente in discussione in Parlamento e potrà essere utile provvedere nel merito ad alcuni punti di precisazione :
1) Occorre sfatare il mito che l’insieme delle leggi che regolano l’accesso alle istituzioni, parlamentari e locali, siano questione di competenza di pochi specialisti. E’ sbagliato affermare che è necessario occuparsi d’altro e che questo tema non interessa l’insieme dell’opinione pubblica e di conseguenza dell’elettorato. Le formule elettorali, invece, rappresentano l’architrave di un sistema democratico e la loro importanza va sottolineata con forza evitando semplificazioni e forzature;
2) Nella fattispecie in atto il tema sembra essere quello del rapporto tra la formula elettorale escogitata dalla destra e la Costituzione. Difatti si può ben sostenere che tutto l’impianto è fuori dalla Costituzione Repubblicana dal “come” la ministra Casellati ne ha presentato l’impianto complessivo al Parlamento. In quell’occasione, infatti, si è sostenuto che il “fil rouge” che reggeva tutta la baracca era rappresentato dalla ricerca della stabilità di governo. E’ l’antica questione tra rappresentanza e governabilità che ha assillato il mondo politico italiano fin dalla sciagurata stagione referendaria di inizio anni ‘90 dopo che la bocciatura del tentativo maggioritario portato avanti dalla DC nel 1953 era stato respinto dal voto popolare e di conseguenza la formula proporzionale si era naturalmente affermata almeno fino a quando il combinato disposto di Tangentopoli, caduta del Muro di Berlino, trattato di Maastricht avevano determinato la rovina del sistema imperniato sui partiti di massa.
3) Il punto della proposta attualmente in discussione però, come molti hanno già segnalato, non risiede tanto nella questione della governabilità quanto nel mutamento (per via ingannevolmente surrettizia) della forma di governo parlamentare. L’indicazione del candidato/a alla presidenza del Consiglio preventivamente richiesta alle coalizioni e alle eventuali liste autonome in occasione delle elezioni legislative generali assumerebbe alcuni significati precisi: 1) il contrasto oggettivo con la Presidenza della Repubblica perderebbe la sua prerogativa essenziale di scelta del Presidente del Consiglio con il rischio di una frattura istituzionale difficilmente sanabile 2) In secondo luogo il collegamento diretto ( e innegabile) tra il candidato presidente del consiglio e il listino di maggioranza (eletto in blocco dalla maggioranza) renderebbe gli eletti con questa formula (non sindacabili perché su lista bloccata) parte (decisiva) del Parlamento direttamente subordinata alla Presidenza del Consiglio (simil stabunt simil cadent).
4) Il tipo di situazione appena descritta renderebbe il ruolo del Presidente della Repubblica del tutto superfluo sulla scelta politica più importante spingendo così l’insieme del sistema verso il presidenzialismo di un “eletto del popolo” non intermediato da un voto di fiducia espresso dalle Camere , reso anch’esso superfluo dall’elezione diretta in blocco del listone di maggioranza. Inutile ricordare gli accenti contenuti in questo tipo di impostazione e risalenti alla legge Acerbo del 1924 e al plebiscito del 1929.
Non si può però non segnalare i progressivi cedimenti avvenuti nel centro-sinistra a partire dalla stagione referendaria anni 90 già ricordata, poi alla sciagurata modifica del titolo V della Costituzione nel 2001 fino all’inspiegabile allineamento alla riduzione del numero dei parlamentari del 2020.
Il cedimento del centro – sinistra si è verificato verso la logica della personalizzazione,la trasformazione del partiti in comitati elettorali a tutti i livelli centrale e periferico,la concessione allo schema della “democrazia recitativa” ormai imperante in una società dominata dall’individualismo competitivo e dal frastagliamento imposto dalle corporazioni;
5) Questo quadro rende un’eventuale strategia emendataria di opposizione del tutto debole e inadeguata rispetto alla posta in palio che è quella, per intero, della democrazia repubblicana.
Servirebbe una soggettività politica fondata interamente sulla questione della qualità della democrazia e del ruolo delle istituzioni. Lo scivolamento verso un regime autocratico potrebbe rivelarsi più agevole del previsto e per questo deve essere lanciato un serio segnale d’allarme. Il contrasto a questo progetto non può essere limitato alle aule parlamentari: l’esempio che ci sentiamo di sostenere è quello della mobilitazione antifascista del Luglio ‘60 di cui in questi giorni ricorrono i 66 anni (naturalmente non augurandoci i risvolti tragici che segnarono quel frangente)
martedì 30 giugno 2026
lunedì 29 giugno 2026
domenica 28 giugno 2026
sabato 27 giugno 2026
venerdì 26 giugno 2026
giovedì 25 giugno 2026
mercoledì 24 giugno 2026
martedì 23 giugno 2026
lunedì 22 giugno 2026
domenica 21 giugno 2026
sabato 20 giugno 2026
venerdì 19 giugno 2026
La notizia della morte del settore pubblico è esagerata. Possiamo (e dobbiamo) pensarlo - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro
giovedì 18 giugno 2026
mercoledì 17 giugno 2026
martedì 16 giugno 2026
Franco Astengo: Luisa Muraro, destra, rivoluzione passiva
LUISA MURARO, DESTRA. RIVOLUZIONE PASSIVA di Franco Astengo
Proprio nel giorno della dolorosa scomparsa di Luisa Muraro arriva dalla destra un pesante attacco sul punto dove potrebbe sembrare più facile una ulteriore penetrazione del processo di "rivoluzione passiva" che da molti anni si sta sviluppando nella società italiana in un quadro di incattivamento, di non riconoscimento della diversità, di pulsioni distruttive della coesione sociale.
Il punto d'attacco riguarda proprio quel "sapere femminile" su cui Luisa Muraro e le sue compagne avevano lavorato per tanti anni contribuendo a un profondo processo di avanzamento complessivo: non è tanto, infatti, questione di un aspetto piuttosto che di un altro anche se come è stato trattato il tema del femminicidio deve suscitare particolare indignazione ed orrore.
Il punto risiede, infatti, nel sapere e nella coscienza collettiva: si sta cercando di costruire un immaginario diverso, una narrazione utile e funzionale ai concetti autocratici che la destra italiana sta cercando di concretizzare nell'idea di una vera e propria concentrazione del potere.
L'obiettivo di fondo è quello di far arretrare la società italiana sulla frontiera della paura, dell'intolleranza, del predominio della forza (nel caso ovviamente quella maschile): ogni concessione tattica verso queste posizioni in nome di una futuribile disarticolazione del quadro politico appare profondamente sbagliata.
Il frutto di questo attacco scomposto sarà quello di un pericoloso arroccamento da parte della peggiore parte della società e di un acuirsi di contraddizioni molto negative con uno spostamento oltranzista di carattere generale (sta qui la realtà della "rivoluzione passiva").
Per questo il lascito di Luisa Muraro, la storia e il presente del femminismo italiano ed europeo restano fondamentali per un'identità progressista capace di fronteggiare questo processo e aprire una diversa stagione di critica cosciente alla modernità ( o presunta tale: non scambiando come sta avvenendo la storia pur importante dell'avanzamento tecnologico con la Storia).
sabato 13 giugno 2026
venerdì 12 giugno 2026
giovedì 11 giugno 2026
martedì 9 giugno 2026
Franco Astengo: Conferma dai piccoli numeri di un minitest
CONFERME DAI PICCOLI NUMERI DI UN MINI-TEST di Franco Astengo
L'ombra incombente delle elezioni politiche che saranno probabilmente accompagnate dalla sperimentazione dell'ennesima formula elettorale rende ogni piccolo test anche amministrativo un momento di analisi utile per comprendere cosa sta avvenendo nel sistema politico italiano.
I dati che seguiranno in questo testo sono riferiti esclusivamente ai capoluoghi di provincia che sono andati al turno di ballottaggio domenica e lunedì scorsi ancora una volta si constata, quale primo elemento di indagine, come il turno di ballottaggio soffra più di qualsiasi altro momento di competizione elettorale della crescita dalla diserzione dalle urne.
Il primo turno di quindici giorni fa riferendoci ai 18 capoluoghi impegnati, nei quali 12 era stato eletto il Sindaco direttamente, ci aveva fornito almeno due indicazioni precise:
1) la partecipazione al voto si era mantenuta al livello del referendum del 23 marzo ed era tornata alla dimensione di 5-6 anni fa dopo il turbinio della volatilità e dell'ascesa dell'astensionismo che aveva contraddistinto il periodo post-Covid fino alle elezioni del 2022 dove la volatilità aveva pressoché coinciso con l'astensione e aveva ripreso forma il profilo bipolare del sistema (il M5S principale attore della disarticolazione del bipolarismo perse in quell'occasione all'incirca 6.000.000 di voti mentre il calo dei voti validi fu di quasi 5.000.000)
2)il sicuro rafforzamento del profilo bipolare si era notata anche dalla forte presentazione dei simboli di partito nelle città, a dimostrazione di presenza territoriale e anche di volontà di proporre il proprio simbolo con un grande equilibrio tra i due poli (tanto che questa nuova formula elettorale in itinere dovrebbe avere il suo "core businnes" nell'evitare il "pareggio" e il ritorno ai governi tecnici e/o di "larghe intese".
Il mini-test rappresentato dal turno di ballottaggio nei 6 comuni capoluogo ci conferma sostanzialmente queste indicazioni dedotte dai risultati del primo turno.
Esaminiamo il dettaglio:
Iscritti nelle liste 298.050
I voti validi al primo turno erano stati 176.562 (59,23%) scesi a 154.677 (51,89%) con una diminuzione di 21.885 unità.
Di conseguenza si può confermare un trend consueto di crescita della disaffezione tra il primo e il secondo turno. Questo elemento dovrebbe porre finalmente in discussione la formula elettorale dell'elezione diretta dei Sindaci che se garantisce un dato di stabilità elevato ha costruito nel tempo un accrescimento della personalizzazione della politica e un elemento di distacco per i diversi soggetti dall'elettorato di riferimento.
Le candidature di centro destra (riferimento sempre ai 6 comuni capoluogo andati al ballottaggio) avevano avuto al primo turno 69.730 voti (39,49% sul totale dei voti validi e 23,39% sul totale degli iscritti) salendo a 74.221 nel secondo turno (più 4491 voti) in percentuale 47,98% sul totale dei voti validi e 24,90% sul totale degli aventi diritto.
Le candidature di centro-sinistra avevano ottenuto al primo turno 69.946 voti (39,61% sul totale dei voti validi e 23,46% sul totale degli iscritti) voti saliti a 77.796 al secondo turno (50,29% sul totale dei voti validi e 26,10% sul totale degli iscritti).
Lo scostamento a favore delle candidature di centro-sinistra è dovuto essenzialmente al risultato di Agrigento e al calo secco fatto registrare in quel Comune dalla candidatura di centro-destra (scesa da 10.308 voti a 5.710) perdita comunque non interamente compensata dalla pur vittoriosa condidatura del centro-sinistra (cresciuta da 11.596 voti a 14.908).
Prendendo tutti i dati con le molle, verificate le diversità tra situazione e situazione, fatta la tara di tutte le specificità da considerare al riguardo di un giudizio complessivo su questo turno amministrativo si può affermare:
1) l'astensione rimane uno dei temi dominanti e il suo contrarsi o allargarsi rimane uno dei fattori dirimenti per l'esito delle elezioni di ogni ordine e grado. Da qui la necessità di recuperare tutti i voti anche attraverso presenze identitarie interne alla coalizione ( per il centro-sinistra i 15 milioni di voti espressi per il No nel referendum del 22/23 marzo risulterebbero più che sufficienti per una affermazione elettorale nelle prossime politiche. Riuscire nell'impresa però appare arduo soprattutto per il disinteresse dei vertici dei partiti (in particolare PD e M5S) impegnati piuttosto in una contesa interna per la leadership della coliazione stessa;
2) il definirsi del profilo bipolare ha portato a un sostanziale equilibrio tra i due poli con variazioni, da turno a turno, molto ridotte. Un dato che dovrebbe orientare le forze politiche a prestare attenzione alla dinamica descritta poc'anzi.
Ci sembrano questi i punti di partenza da valutare verso la grande volate delle elezioni legislative generali (prestando grande attenzione alla formula che sarà adottata tra soglia e entità del premio di maggioranza, indicazione del candidato/a, liste bloccate).
domenica 7 giugno 2026
sabato 6 giugno 2026
mercoledì 3 giugno 2026
martedì 2 giugno 2026
lunedì 1 giugno 2026
sabato 30 maggio 2026
Franco Astengo: Edgar Morin, la mia sinistra e il socialismo della finitudine
EDGAR MORIN: LA MIA SINISTRA E IL "SOCIALISMO DELLA FINITUDINE" di Franco Astengo
E' morto Edgar Morin: a 104 anni uno degli ultimi maîtres à penser della cultura contemporanea. Sociologo, filosofo, antropologo e epistemologo: un “intellettuale onnivoro”.
Mi permetto di ricordarlo (in maniera del tutto indegna considerato un evidente deficit culutrale da parte mia) per via di un passaggio di pensiero che mi ha fatto ritornare ad un testo di Felice Besostri, la cui mancanza proprio in questi giorni non è mai stata così forte nella sinistra italiana.
Nel luglio 2014 sul blog "Perchè la sinistra" compariva infatti un intervento di Felice che prendeva spunto proprio dal libro di Morin "Ma gauche" (Erickson, Trento 2011) :
"La sua sinistra è anche la mia, quella che ricomponga i suoi filoni ideali storici : socialista, comunista e libertaria con l’aggiunta dell’Ambientalismo e dei diritti umani e civili. Si parla dei filoni ideali, perché le loro realizzazioni storiche hanno deluso, mentre gli ideali non tradiscono mai. La situazione attuale della sinistra è peggiore che 100 anni fa. Ora come allora la sinistra è divisa, ma almeno allora si divideva tra socialdemocratici e comunisti su come arrivare ad una società socialista, non per avervi rinunciato. Allora si pensava che il Partito dovesse prefigurare la futura società. Se ne fossimo ancora convinti ci sarebbe da averne paura. Sappiamo tutti come è la vita interna ai partiti. Cosa manca alla sinistra per aspirare a governare il paese con suoi uomini e donne e suoi programmi? Si pensa che non ha un leader carismatico. Sbagliato! È la mancanza di sintonia con la maggioranza dei cittadini, quelli che hanno pagato e pagheranno la crisi. Più che di un leader abbiamo bisogno di tante persone assolutamente normali che vivano insieme ad altri come loro, ne ascoltino le domande anche se non hanno subito l3 risposte, ma si impegnano cercarle. C’è una crisi della rappresentanza e perciò della democrazia, anche perché ci si è fatti abbagliare a sinistra dai miti della governabilità, ma anche perché abbiamo separato la rappresentanza dalla sua organizzazione. Denunciamo che i poveri assoluti sono passati da 2 milioni e 400 mila a 4 milioni e 800 mila. E’ un dramma che non si traduce in un aumento dei consensi per chi ritiene che sia intollerabile. Ci sono anche 2 milioni e mezzo di depressi, che non si aggiungono ai poveri assoluti, è molto probabile che i poveri assoluti siano anche depressi. Perché questo fatto, la mancanza di consenso tra chi è emarginato, non è al centro delle nostre riflessioni? Che è poi l’unico modo per rendere credibile il legame indissolubile tra libertà democrazia e socialismo. Quello cui credo perché lo ripeto sono qua da socialista, e i socialisti devono ritrovare piena cittadinanza nella sinistra"
Fin qui Felice Besostri nell'occasione citata.
Su quella base elaborammo , lui socialista e chi scrive proveniente da un comunismo almeno anomalo dal punto di vista delle appartenenze immediate, l'idea del "socialismo della finitudine" le cui basi politiche ancora nel 2020 eravamo così capaci di riassumere: Siamo nel pieno di un processo di cambiamento che richiede uno sforzo di rielaborazione cui nessuna generazione è mai stata chiamata, a partire dalla prima rivoluzione industriale e dal sorgere del capitalismo e dall’organizzarsi della classe operaia nei sindacati e nei partiti di massa.
E’ questo , della presa d’atto dell’avvenuto mutamento di paradigma, il senso di una proposta d’analisi che ci siamo permessi di definire come del “socialismo della finitudine”.
“Socialismo della finitudine” per ripartire dall’idea dell’impossibilità, rispetto a quello che abbiamo pensato per un lungo periodo di tempo,di procedere sulla linea dello sviluppo infinito inteso quale motore della storia inesorabilmente lanciato verso “le magnifiche sorti e progressive”.
Il primo punto di programma di una aggregazione politica così teoricamente impostata dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il meccanismo di accumulazione dominante (forse qui servirebbe un punto d'aggiornamento attorno al tema dell'egemonia dell'AI e dei sui produttori e del loro strapotere tecnocratico anche sul piano ideale).Una progettazione e una programmazione che non potrà essere che governata dal “pubblico” e non potrà essere lasciata all'arbitrio di chi crede come dogma assoluto lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo".
Naturalmente tutto l'impianto di questa proposta ruotava (e ruota) attorno all'intreccio tra l'antica, insopprimibile "contraddizione principale" e le nuove fratture affermatesi nella fase "post-materialista" (almeno così rozzamente definibile).
Un intreccio la cui definizione e trasformazione in progetto politico appare più che mai oggi in fatale ritardo nell'assenza di un disegno di società alternativa e di sintesi politica.
Felice Besostri ci ha lasciato nei primi giorni del 2024, Edgar Morin adesso: senza presunzione possiamo considerare l'idea del "socialismo della finitudine" come un lascito di entrambi cui tenere fede mantenendo l'impegno quotidiano nella ricerca e nella militanza.
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