venerdì 24 giugno 2022

Andrea Becherucci: "QUALI PROGRESSI DOPO TRE MESI DI GUERRA?"

"QUALI PROGRESSI DOPO TRE MESI DI GUERRA?"

"1942 – 2022: GLI OTTANT’ANNI DEL PARTITO d’AZIONE" di Paolo Bagnoli

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Humiliation in Andalusia: The beginning of the end for the left coalition in Spain? | EUROPP

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Con le elezioni in Francia è nata una nuova sinistra, ma in Italia nessuno se ne accorge - Il Riformista

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Alfonso Gianni. Il vertice dei Brics e i processi mondiali in corso | Jobsnews.it

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Globalizzazione addio? - Collettiva

Globalizzazione addio? - Collettiva

Valdo Spini: L'intervista | Il Metaversalista

L'intervista | Il Metaversalista

Thomas Piketty : « Le retour à un affrontement centré sur la question sociale est une nécessité »

Thomas Piketty : « Le retour à un affrontement centré sur la question sociale est une nécessité »: CHRONIQUE. L’économiste explique, dans sa chronique au « Monde », pourquoi la partition de l’espace politique en trois blocs – social-écologique, libéral et nationaliste – est un danger pour la démocratie.

Israele: ritorno al voto

Israele: ritorno al voto

martedì 21 giugno 2022

Fuga da Palazzo Marino - Il Migliorista

Fuga da Palazzo Marino - Il Migliorista

Guerra. L'Ucraina ha il diritto di difendersi. Ma come? • Diritti Globali

Guerra. L'Ucraina ha il diritto di difendersi. Ma come? • Diritti Globali

The upcoming EU-Western Balkan Summit could revamp the integration process in the region – European integration | IPS Journal

The upcoming EU-Western Balkan Summit could revamp the integration process in the region – European integration | IPS Journal

Lo storico trionfo di Petro, candidato della sinistra in Colombia - Strisciarossa

Lo storico trionfo di Petro, candidato della sinistra in Colombia - Strisciarossa

Colombia’s First Leftist President

Colombia’s First Leftist President

How France’s Left Took Macron’s Majority

How France’s Left Took Macron’s Majority

Paolo Zinna: Ucraina verso un'estate senza pace

Dopo quattro mesi di guerra, alcune verità spiacevoli sono diventate evidenti. È il momento di prenderne atto: farci guidare dall’emotività contro la ragione ha portato gli “Occidentali” in un vicolo cieco e ci rende difficile guardare ai fatti e ricercare una via d’uscita e di efficace difesa dei diritti degli aggrediti. Gli assunti Baso il mio ragionamento su alcune premesse e ne traggo conseguenze. Chi non concorda, dovrebbe dire esattamente quale punto non lo convince ma, soprattutto, quale soluzione diversa ci indica. Mi pare: 1. Che Putin non sia malato (di mente né davvero gravemente di corpo). Che non sia isolato. Che non stia fronteggiando vasto malcontento, né nel popolo né nelle élites russe. Stiamo contrastando Mosca, non “Putin”. 2. Che le sanzioni avranno forse effetto in prospettiva di anni, non di settimane. Per ora danneggiano più l’Europa occidentale che la Russia. Che i clamori di riprovazione mediatica in Occidente causino irritazione a Mosca – ma nessun danno reale. 3. Che il mondo ragioni diversamente da Washington. Recente dichiarazione di Xi Jing Ping (fonte: Open): le «azioni della Russia per la difesa dei suoi interessi nazionali di fronte alle sfide esterne sono legittime» e si rafforzerà, di comune accordo, «la cooperazione nei settori energetico, finanziario e industriale alla luce delle illegali sanzioni occidentali». Del resto, non è la prima dichiarazione cinese in tal senso. A Teheran, Khamenei attribuisce il conflitto in Ucraina alla volontà del West di espandere la NATO. 4. Che, sul terreno, sia pure a costo di perdite pesanti e lentezze poco comprensibili, le forze russe continuino ad avanzare. La guerra sembra simile più alla prima che alla seconda guerra mondiale, con effetti che sarebbero insopportabili per le nostre opinioni occidentali di oggi. Ma ricordiamoci che Lugi Cadorna faceva la guerra così e ci volle Caporetto per farlo silurare. Del resto, i russi resistettero tre anni in Leningrado assediata e, prima di vincere la “grande guerra patriottica”, sopportarono ben 25 milioni di morti senza rivoltarsi. Che gli anglosassoni (e tanto più gli europei, per quel che contano) non intendano proprio intervenire in prima persona, né usare l’arma atomica (per fortuna del mondo!). Così, non sembra facile rovesciare il corso della guerra. In conclusione, mi chiedo come potremmo contrastare questa “evoluzione per inerzia” dei fatti e, con sgomento, non so darmi risposta. Uno sguardo analitico Siamo in una situazione di negoziazione verso la Russia. È “negoziazione” qualunque “processo di interazione in cui due o più parti cercano di accordarsi su un risultato reciprocamente accettabile, in una situazione di conflitto tra interessi” D. Druckman, Negotiations: social-psychological perspectives. 1977. Il processo si svolge comunque, esplicito o implicito e, ovviamente, prescinde dall’accettabilità etica degli interessi in conflitto. Il negoziato formale ne è solo la fase esplicita. Oggi non ne stiamo venendo a capo. La controparte pian piano raggiunge una parte dei suoi obbiettivi e noi non sappiamo che fare [ si veda sul terreno https://liveuamap.com/ ] Non si tratta soltanto di un gioco a somma zero, come potrebbe superficialmente apparire. Per noi europei (e anche per la controparte russa) sono in campo anche interessi convergenti: il controllo di porzione dei territori contesi (gioco a somma zero) la fine del conflitto armato: morti, distruzioni, costi spaventosi la ripresa economica e degli scambi il quadro geopolitico risultante: multipolarità o due blocchi contrapposti, nel mondo? cioè Nordamerica contro Cina e amici, Russia compresa? b. c. e d. sono interessi complementari, ci sarebbe perciò un potenziale “spazio di accordo” ma non si sono visti, né si vedono, progressi in quella direzione. Cristallizzare il non–accordo, com’è ovvio, favorisce chi si sta avvantaggiando. Vedo due fattori di debolezza e confusione, dal “nostro” lato del tavolo, che è quello che ci interessa (gli errori e le debolezze della controparte russa sono anzi benvenuti): pluralità e disaccordo fra i “negoziatori” potenziali. Gli “Occidentali” non esistono, esistono almeno tre blocchi con interessi e priorità differenti: gli anglosassoni, Kiev (con alcuni stati d’Europa Orientale), gli europei d’Occidente. La Russia è una sola. l’approccio emotivo e non razionale al tema. La ferma condanna dell’aggressore è giustificatissima (“c’è un aggredito e un aggressore”, verissimo!) ma è con l’aggressore che dobbiamo trattare, non possiamo sceglierci la controparte. Se poniamo fra i nostri obbiettivi quello di “insegnare al malvagio a non comportarsi più così” o addirittura quello di “ridimensionare la Russia”, abbiamo già annullato ogni possibile lo spazio di accordo I diversi “occidente” Kiev ha priorità logiche e comprensibilissime: la conservazione e/o rioccupazione dello spazio dell’Ucraina 1991 viene al primo posto. Non è chiaro a cosa sarebbero disposti a rinunciare per por fine alla guerra. [Se la “giustizia politica” avesse ancora qualche importanza oggi, direi che sarebbe “giusto” permettere ai cittadini di ogni regione di scegliere con chi vogliono stare, per mezzo di referendum controllati dai neutrali e senza tener conto dei desideri di Mosca, di Kiev o di Washington]. Il consenso popolare al governo di Kiev sembra per ora molto forte, anche se ne sappiamo veramente poco (la messa al bando di formazioni politiche e i processi per tradimento lasciano intuire qualche crepa). Il vero problema sono gli anglosassoni: per Londra e Washington (lontanissime dalla linea del fronte, anche economico) “ridimensionare la Russia” è il vero obbiettivo. Sembra che, anzi, per gli anglosassoni, il mancato raggiungimento degli obiettivi economici (c.) o geopolitici (d.) sia un valore positivo, al quale, con bella indifferenza, non esitano a sacrificare la possibile pace. Anzi, fanno dire all’inqualificabile Stoltenberg: “la guerra potrebbe durare per anni”. Gli europei del nucleo storico? Stanno pagando prezzi molto alti, avvitandosi in una crisi economica grave, con stagflazione quale non si vedeva da decenni. I loro governi, tradizionalmente deboli e incerti in politica estera, non sembrano capaci di parlare con assertività nell’interesse delle loro nazioni (con la parziale eccezione di Macron). Occorre anche uscire da un equivoco: l’Unione Europea, i suoi vertici veramente “piccoli” e il parlamento di Strasburgo non rappresentano l’Europa Occidentale, rappresentano piuttosto la faticosa mediazione, entro i 27, fra stati dell’Est (polacchi, baltici) e dell’Ovest – spesso, anzi, sembrano sensibili più ai primi (più rumorosi e vocianti) che ai secondi. Nell’opinione pubblica degli stati fondatori (e iberici), in base ai sondaggi, la guerra non sembra affatto popolare, nonostante l’appoggio massiccio dei media, ma non nascono movimenti attivi di contrasto, come sarebbe accaduto in passato. Probabilmente ce lo spiegano la stanchezza post pandemia, il distacco da una politica non rappresentativa, la sfiducia in qualunque prospettiva di cambiamento. Alcune frazioni delle classi dirigenti sembrano invece aver introiettato la propria stessa propaganda: a forza di propalare bufale, hanno finito per crederci. La condotta delle negoziazioni Conoscere i veri interessi della controparte – concentrarsi sugli interessi profondi e non sulle posizioni espresse – non rimanere prigionieri delle proprie dichiarazioni – non trasformare il conflitto tra interessi in conflitto tra persone – allargare la negoziazione a tutti i possibili campi di interesse comune: sono le regole fondamentali del negoziare (ad es. E Biliotti Teoria e tecnica della Negoziazione, ma anche Ury, Raiffa ed altri molti…). Purtroppo, finora noi abbiamo fatto esattamente il contrario. Non abbiamo costretto Mosca a dichiarare con precisione i suoi “scopi di guerra”, preferendo dar credito a interpretazioni mitologiche (“difendere la libertà dei polacchi, dei baltici,” persino “di svedesi e finlandesi” …). Abbiamo finto di credere all’obbiettivo di “denazificare Kiev” (i.e. insediare un governo fantoccio) e non abbiamo preso sul serio la richiesta di garanzie di sicurezza di Mosca. Acuti commentatori italiani hanno scritto che Mosca non doveva temere nulla, visto che confinava solo con cinque paesi NATO su 14 confinanti. “Nessuna soluzione diplomatica può prescindere dalla volontà di Kiev” dichiara Draghi anche due giorni fa. Letteralmente intesa, questa frase equivale a dire che Kiev negozia anche per noi e noi ci adegueremo. È una sciocchezza che non crede neppure Draghi, in realtà vuol dire che non si può fare un accordo contro la volontà di Kiev (affermazione ragionevole), che se ne deve tenere conto. Ma domani sarà usata contro di lui, quando occorrerà spiegare a Kiev che non può avere tutto quel che vorrebbe. “Putin è criminale di guerra, genocida, sarà trascinato al Tribunale dell’Aia …. “ Non importa che l’affermazione sia giustificata, lo sarà anche. Gridarlo oggi però significa soltanto allontanare l’accordo: qualche centinaio di morti in più. E tutti coloro che hanno attentamente tagliato ogni rapporto con il mondo culturale, politico e scientifico russo? Hanno scientificamente ridotto il numero dei campi sui quali negoziare accordi, cercare compensazioni, ecc. (Meglio non approfondire i moventi di questi “eroi da salotto”). Trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha In Italia, finora, troppi commentatori, anche politicamente e intellettualmente stimabili, non sembrano essersi posti le questioni che ho cercato oggi di mettere sul tavolo. Pare che si pensi che il confronto attuale sia a tal punto decisivo da esaurire tutti i nodi della politica internazionale, sia attuali che di prospettiva futura, e che, tecnicamente, l’appoggio incondizionato alle giustificate posizioni di Kiev sia la condotta migliore. Ma siamo consapevoli che, se l’evoluzione militare continua sulla linea attuale, le trattative future sanno più difficili e dolorose? Che, proprio perché dall’altra parte non ci sono dei gentiluomini, ci troveremo presto a dover difendere territori oggi impensabili? Cosa si propone per uscire dal vicolo cieco? Avrei scritto qui alcune cose da fare, ma le trovo espresse in larga parte in una bella intervista del gen .Bertolini https://www.ilriformista.it/bene-andare-da-zelensky-ma-ora-andate-a-mosca-il-consiglio-del-generale-bertolini-a-draghi-e-macron-306067/?refresh_ce Mi piacerebbe che se ne potesse discutere razionalmente.

lunedì 20 giugno 2022

Regionali Andalusia, trionfa il Partito popolare: con 58 seggi ottiene la maggioranza assoluta. Ciudadanos fuori dal Parlamento - Il Fatto Quotidiano

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Elezioni in Colombia, storico successo di Gustavo Petro: l’ex guerrigliero è il primo presidente di sinistra - Il Riformista

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Macron sconfitto e costretto a trattare Successo per la sinistra di Mélenchon che ora deve consolidare la sua unità - Strisciarossa

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A social-democratic decade ahead? – Robert Misik

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Cambia la storia della Colombia che sceglie Petro e Marquez | Global Project

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Voto storico in Colombia, con Gustavo Petro presidente • Diritti Globali

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Giulio Di Donato: Facciamo come in Francia?

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We Would Never Tolerate Julian Assange’s Persecution If Any Other Country Carried It Out

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Franco Astengo: Francia, proporzionalizzazione e volatilità

FRANCIA: PROPORZIONALIZZAZIONE E VOLATILITA' di Franco Astengo Non è la formula elettorale che costruisce la governabilità ma la forza dei soggetti politici che reggono il sistema: questa antica lezione ha dettato ancora una volta la sua legge nell'occasione del secondo turno delle elezioni legislative francesi del 19 giugno. E' caduta anche l'illusione , da molti coltivata in Italia, di un effetto salvifico del doppio turno. L'esito francese, propiziato da una crescita della volatilità elettorale dovuta alla caduta del voto di appartenenza posta in relazione con una complessità sociale ormai al limite dello sfaldamento, sembra stabilire una tendenza alla proporzionalizzazione, come del resto sta accadendo in Italia al momento dell'esaurimento della fase contraddistinta dall'antipolitica fatta governo che ha prodotto l'esito di una estesa passivizzazione sociale oltre a una crescita esponenziale della povertà. All'interno di un quadro complessivo di crescita nell'espressione di voti validi nel secondo turno dai 20.164.615 del 2017 ai 20.747.470 del 2022 i numeri fondamentali da analizzare sembrano essere questi: Nel 2022 l'ENS al secondo turno ha raccolto 8.002.419 voti per 244 seggi pagando ogni seggio 32.796 voti; nel 2017 En Marche aveva ottenuto 7.826.245 voti per 308 seggi pagando 25.409 voti per ogni seggio. Nel 2022 il Rassemblement National ha raccolto 3.589.465 voti per 89 seggi pagati 40.331 voti ciascuno; nel 2017 il Front Nationale con un 1.580.569 aveva conquistato 8 seggi ( 197.571 cadauno). Nel 2022 NUPES ha avuto 6.556.198 voti per 127 seggi (51.623 media): nel 2017 France Insoumise 883.573 voti per 17 seggi; Partito Socialista 1.685.677 voti per 30 seggi; Ecologisti 23.197 voti 1 seggio (gli Ecologisti al primo turno nel 2017 avevano raccolto 973.527 voti); Partito Comunista 217.833 voti per 10 seggi (al primo turno il PCF con 615.487 voti). Nell'insieme delle forze che nel 2022 si sono riunite in NUPES nel 2017 si erano raccolti al secondo turno 2.810.280 voti per 58 seggi ( 48.453 voti a seggio). Tra le 4 formazioni del 2017 e NUPES nel 2022, al secondo turno sono stati guadagnati 3.745. 918 voti per un utile in seggi di 69 unità. Da considerare a parte i 22 seggi conquistati nel 2022 da candidati di "diversa sinistra" dissidenti PS e PCF. Gli ex-gollisti nel 2022 hanno avuto 1.447. 838 voti per 61 seggi pagati 23.735 voti ciascuno. Nel 2017 Les Republicains erano arrivati a 4.040.203 voti al secondo turno conquistando 112 collegi ( 36.073 ciascuno). E' evidente che nel meccanismo elettorale francese a doppio turno conta molto la "spalmatura" territoriale delle qualificazioni al secondo turno. Nella sostanza le 4 maggiori forze politiche nel 2022 hanno raccolto complessivamente 19.595.920 voti pari al 94,44% dei voti validi espressi rispetto ai 16.257.297 voti ottenuti nel 2017 (comprensivi dei voti di PS,PCF, Eco confluiti in NUPES) pari all'80,62% dei voti validi: la concentrazione nelle prime 4 formazioni politiche è dunque salita del 13,82% (effetto anche della riunificazione a sinistra) ma è la diversità nella distribuzione dei seggi che dimostra l'inefficacia della formula elettorale pur costruita a suo tempo per garantire la governabilità. Nel 1981 al momento dell'elezione di Mitterand il Partito Socialista ottenne la maggioranza assoluta con 283 seggi dei quali 48 al primo turno, mentre i gollisti ne ebbero 83 dei quali 50 conquistati al primo turno; i centristi dell'UDF ebbero 66 seggi, 48 al primo turno; il PCF 44 seggi, 7 al primo turno: la maggioranza assoluta in seggi corrispose per il PS a sfiorare la maggioranza assoluta in voti al secondo turno con il 49,28% non lontano dal 57.99% dei seggi conquistati. Torniamo allora al secondo turno del 2022: il discorso della tendenza alla proporzionalizzazione risalta se esaminiamo il passaggio dei seggi da un partito all'altro tra il 2017 e il 2022. Nel 2017 En Marche ha totalizzato 308 seggi (2 al primo turno); nel 2022 ENS 245 (1 al primo turno) con un calo di 63 seggi. In percentuale sul totale dei voti ottenuti i 308 seggi del 2017 rappresentavano il 53,37% mentre i 245 seggi acquisiti nel 2022 significano il 42,46% del plenum dell'Assemblea con un calo del 10,91%. Nel 2017 il Front National aveva 8 seggi pari all'1,38% (con una percentuale di voti del 13,20% al primo turno e dell'8,70% al secondo); nel 2022 Rassemblement National è salito a 86 seggi pari al 14,90% (con percentuale di voti del 18,68% al primo turno e del 17,30 al secondo turno: facendo segnare così un'importante correzione all'indice di distorsione). Nel 2017 le forze di sinistra che hanno dato vita nel 2022 a NUPES avevano raccolto complessivamente 58 seggi pari al 10,05% dell'Assemblea; nel 2022 i seggi sono stati 131 ( 4 al primo turno) con una percentuale del 22,70% (con il 31,60% dei voti) Gli ex-gollisti nel 2017 avevano avuto 112 seggi pari al 19,41% del plenum assembleare; nel 2022 sono scesi a 61 seggi con il 10,57% (percentuale di voti 6,98%). In conclusione le 4 maggiori forze politiche hanno avuto, nel secondo turno il 94,44% dei voti espressi sommando il 91,16% dei seggi e riducendo fortemente l'indice di distorsione proporzionale del voto: ENS 42,46% dei seggi per il 38,57% dei voti al secondo turno (2017: 53,37% dei seggi per il 43,06% dei voti a En Marche); Rassemblement National 14,90% dei seggi per 17,30% dei voti al secondo turno ( 2017: Front National 1,38% dei seggi e 8,70% dei voti al secondo turno); NUPES 22,70% dei seggi con il 31,60% dei voti (2017 a forze divise: 10,05% dei seggi con l'11,87% dei voti); ex-gollisti 10,57% dei seggi con il 6,98% dei voti (2017: 19,41% dei seggi 22,23% dei voti). L'ENS ha avuto un indice di distorsione favorevole del 3,90% ; il Rassemblement National indice negativo dell'1.16% ; NUPES indice negativo dell'8,90% ; gli ex.gollisti favorevole al 3,59%. Nel 2017 questo dato si configurava nella seguente dimensione: En Marche favorevole al 10,31%; Front National negativo al 7,32%; le forze che poi hanno dato vita a NUPES negativo per l'1,82%; ex-gollisti negativo al 2,82%. Questi i movimenti dei seggi per le altre forze politiche: nel 2017 Modem (Bayerou) 42 seggi ; UDI 17 seggi; Diversi di destra 6 seggi; Diversi di sinistra 11 seggi: Regionalisti 5; 2022: Diversi di sinistra 22, Regionalisti 10, Diversi di Centro 4, UDI 3, Diversi di Destra 10, altri 2 2022: 51 seggi "diversi" pari all'8,83% dell'Assemblea con percentuale di voto al 5,52% e un indice di distorsione favorevole pari al 3,31%. Nel 2022 l'indice di distorsione complessivo risulta del 20,86 % nel 2017 era stato del 25,58 %, nel lontano 1981 era stato del 27,25% : differenze che segnalano appunto la tendenza del sistema a proporzionalizzarsi riducendosi la distorsione nel rapporto voti/seggi e quindi riducendo la torsione maggioritaria. Adottando una formula elettorale proporzionale con sbarramento al 4% il risultato del 2022 al primo turno avrebbe prodotto questa traduzione in seggi : NUPES 175, ENS 176, ex-gollisti 70, Reconquite 28, Rassemblement National 128. NUPES più 44, ENS meno 69, ex-gollisti più 9. Reconquite più 28 (ci sono 10 seggi per diversa destra, 1 seggio per estrema destra, 1 seggio sovranista), Rassemblement National più 39. 51 seggi sono andati a forze che non avrebbero superato la soglia di sbarramento.

Perché al “campo largo” potrebbe servire la proporzionale - terzogiornale

Perché al “campo largo” potrebbe servire la proporzionale - terzogiornale

domenica 19 giugno 2022

Franco Astengo: Difficoltà della rappresentanza e disarticolazione del dissenso

DIFFICOLTA' DELLA RAPPRESENTANZA E DISARTICOLAZIONE DEL DISSENSO di Franco Astengo La parabola seguita dal Movimento 5 stelle merita una riflessione particolare. Una riflessione da sviluppare con specifica attenzione mentre si profila la possibile chiusura di questa esperienza almeno così come l'abbiamo conosciuta in questi tormentati 10 anni di presenza parlamentare, tra alti e bassi, rotture e ricomposizioni, trasformismi di diverso tipo. E' evidente che i soggetti che verranno fuori dalle convulsioni di queste ore non potranno essere definiti attraverso un diretto richiamo alla storia del movimento proprio perchè lo scopo dichiarato in partenza appare fallito e inesistente all'interno del complesso panorama del sistema politico italiano. Quello del M5S ha rappresentato fin dall'inizio un enorme equivoco di massa che ha funzionato elettoralmente pur nell'evidenza della sua inconsistenza teorica e politica (inconsistenza non denunciata dalla maggioranza degli analisti politici buona parte dei quali ormai ridotti a corifei di qualsiasi tipo di ricerca del consenso a basso prezzo). Un equivoco di massa quello rappresentato dal M5S frainteso al punto che il PD ha creduto di costruirvi sopra l'asse portante di una alleanza che invece così configurata si colloca al di fuori di un minimo di analisi della realtà politica. Semplifico al massimo: il M5S al di là della demagogia di facciata esercitata dal suo fondatore attraverso richiami plebiscitari rivolti alla folla, era nato immaginando uno sviluppo dell'azione politica attraverso il web (che non si è realizzata almeno nelle dimensioni sperate) coltivando l'obiettivo di riarticolare attraverso l'esercizio della democrazia diretta la complessità di espressione del consenso/dissenso tipica di una società in piena fase di scomposizione individualistica. Ha prevalso invece un esercizio anche piuttosto rozzo ma favorito dalle circostanze storiche dell’autonomia del politico estesa fino al punto di non contemplare più la considerazione del meccanismo di adesione o di rifiuto da parte del pubblico. In realtà attorno a questa vicenda abbiamo fin qui visto l’emergere di due fenomeni: 1) Per un certo periodo il M5S ha saputo interpretato al meglio il meccanismo della “democrazia recitativa” da quando questa forma di agire politico si è imposta sulla scena per il tramite dei fenomeni emersi nel corso degli ultimi 30 anni: dalla fine cioè di quella che Scoppola aveva definito “Repubblica dei Partiti”; 2) L'impatto complessivo di questa capacità di tenere la scena ( apparentemente più adatta alla post - modernità di quella utilizzata da chi aveva puntato sul "partito - azienda" e sul "partito personale" soggetti pur pienamente compartecipi dei danni inferti alla credibilità del sistema) sul sistema politico italiano (tra disaffezione, volatilità, scomparsa del concetto di appartenenza, mutamento strutturale dell'organizzazione politica) è stato quello dell'emergere di una vera e propria disarticolazione nelle espressioni sia di consenso, sia di dissenso portate avanti da minoranze in un quadro di complessiva passivizzazione sociale. La passivizzazione sociale, il presentarsi di un’enorme “zona grigia” pare rappresentare il fenomeno saliente di questa fase: masse indistinte che attendono la promessa di provvedimenti calati dall’alto, indifferenti al prender parte alla formazione di maggioranze e minoranze. Per converso gli elementi di attivizzazione sociale hanno assunto la caratteristica di una reciproca disarticolazione tra il consenso e il dissenso, senza assumere più la dimensione di una iniziativa politica e tirandosi fuori da qualsiasi riferimento di rappresentanza. Nella prospettiva sarà proprio il nodo di fondo resterà proprio quello della capacità di rappresentanza dell'intero sistema. Sistema la cui fragilità rischia di condurci verso soluzioni di sostanziale "inutilità" delle diverse espressioni di aggregazione anche parziale, con l'esito di una crescita della passivizzazione e di sostanziale inutilità per la costruzione e organizzazione dell'opinione politica. Governo Berlusconi 1994, 2001-2006, 2008-2011; centro sinistra 1996-2001, 2006 - 2008 con 3 presidenti del consiglio; solidarietà nazionale parziale 2013 - 2018 con 3 presidenti del consiglio del PD e scissione di Forza Italia;tecnici 1995-1996, 2011 - 2013, 2021 in avanti; governo 5 -stelle Lega 2018-2019; governo 5 stelle - centro sinistra 2019-2021, l'esito del trentennio può allora essere così riassunto: 1) verticale perdita di capacità di rappresentanza; 2) impoverimento generale con crescita esponenziale delle disuguaglianze sociali non analizzabili semplicemente attraverso le differenze di reddito ma determinate da una articolazione di fattori richiamabili ben oltre la cassica "teoria delle fratture".

sabato 18 giugno 2022

Roberto Biscardini: Si può cambiare il corso stanco degli eventi

SI PUÒ CAMBIARE IL CORSO STANCO DEGLI EVENTI di Roberto Biscardini Dopo trent’anni di seconda repubblica, il nostro paese potrebbe essere presto consegnato alla destra peggiore. Non a quella di Berlusconi, membro e alleato del Partito Popolare europeo, ma al partito della Meloni, quello che nel suo simbolo ha ancora la fiamma tricolore del vecchio partito fascista. Un partito che in Europa è percepito alla destra della stessa Le Pen. Certo una donna capace e astuta, atlantista quanto basta, sulle posizioni della destra americana, che ha fatto della sua collocazione all’opposizione, anche di questo ultimo governo, una delle sue migliori carte vincenti. Tutto è successo per il progressivo decadimento dei partiti. Non ce n’è più uno che faccia da tempo un congresso degno di questo nome. Tutti personalizzati come trent’anni fa, ma con leader sempre meno credibili. Senza un partito che possa vantare un’identità nel solco delle tradizionali culture politiche europee, che nel resto d’Europa non sono assolutamente morte. Ma soprattutto in assenza di una sinistra che possa presentarsi, in nome delle proprie politiche, come alternativa alla destra. Alternativa sulle cose, non sulla ormai trita logica degli schieramenti, alla ricerca dei campi più o meno larghi. Che poi alla fine nascondono sempre lo stesso problema: come allargarsi al centro, anziché costruire una proposta credibile a sinistra. Il quadro è sconfortante, senza alcuna reazione, dovremmo tenerci un centrosinistra a trazione Pd, che nessuno ormai avrebbe il coraggio di collocare a sinistra e che non lo è per sua stessa ammissione. Dovremmo vivere in un paese in cui la sinistra è morta. E non c’è più, in uno dei più delicati momenti della vita democratica del paese. Il voto del 12 giugno lo ha dimostrato con assoluta chiarezza. La distanza tra cittadini e sistema politico, ma anche la grande distanza tra il valore democratico del voto e le istituzioni sembra avere toccato il fondo. Che serve votare per un referendum se la storia ci insegna che i risultati non vengono rispettati? Che serve votare per dei partiti che in parlamento non contano nulla? Che serve votare per un partito o uno schieramento, se poi ci troviamo governi come quello attuale e con primi ministri tecnici scelti fuori dal sistema politico nostrano? Espressione di poteri esterni. Da Monti a Draghi passando per Conte, un’anomalia tutta italiana. E l’astensione ai referendum non può essere attribuita allo strumento in sé. Perché se così fosse, perché il parlamento non ha varato per tempo l’antica riforma per abbassare il quorum e alzare il numero di firme necessarie per indirli? Perché alla politica e al parlamento è più utile avere dei referendum che non vanno a buon fine, che avere dei risultati con cui fare i conti. E nella trappola sono cadute tutte le istituzioni, anche le più grandi. Anche Draghi e Matterella, che si sono ben guardati di dare il minimo segnale (come almeno la retorica vorrebbe) per invitare i cittadini ad andare a votare, e per sottolineare l’importanza politica del voto. Insomma anche loro se ne sono “sbattuti”. La conseguenza è semplice. Se votare è inutile perché non si può cambiare nulla e non si può disturbare i governanti, tanto vale non votare. Perché votare se non si può infastidire la magistratura? Non si può eccepire sul ruolo italiano nella guerra russo-ucraina. Non si possono valutare gli errori del passato. Non si può eccepire sul ruolo della Nato dal 1991 a oggi. Non si può mettere in discussione il bipolarismo ancorché moribondo. Non si può nemmeno proporre una riforma elettorale in senso proporzionale con sbarramento, tipo quella tedesca, che là funziona benissimo e qui salverebbe la repubblica. Non si può chiedere al governo di cambiare politica economica, perche Draghi è uno che la sa lunga e viene da lontano. Non si può parlare male della politica dei bonus che tacita il malumore dei cittadini ma scarica il debito sulle future generazioni. Non si può chiedere una riforma per abbassare drasticamente l’età pensionabile. O una riforma del fisco che faccia pagare le tasse in modo veramente proporzionale alla ricchezza. Non si può chiedere al governo di fare qualcosa per alzare i salari e ridurre le diseguaglianze. Siamo l’unico paese europeo che negli ultimi trent’anni ha conosciuto la riduzione dei salari medi, ma non si può protestare. Non si può prendersela con nessuno. O meglio puoi protestare in privato. Puoi organizzare comitati, promuovere momenti di partecipazione tra i tuoi simili, ma fuori dalla politica e fuori della istituzioni. Anzi devi assistere alla decapitazione della democrazia rappresentativa e della democrazia diretta, ma devi stare zitto. Di fronte a questa voragine si può coprire il vuoto. Lo spazio c’è ed è enorme. Ma seguendo la via maestra. Occorre ricostruire una forza autenticamente di sinistra e quindi autenticamente socialista. Con chi ci sta. Una forza in grado di intercettare e rispondere alla domanda di nuovo socialismo, assolutamente presente nella società. Una società che ha bisogno di un socialismo “materialista”, concreto, lontano dalle retoriche dei princìpi e dal “quanto eravamo bravi noi”. Saldando le aspettative di quell’elettorato popolare classico (socialista e cattolico) oggi abbandonato, con il nuovo elettorato giovanile. Quello che esprime bisogni e speranze diverse. Un percorso da avviare subito, magari non breve, con una nuova generazione di socialisti, coraggiosi e con le idee chiare. Coscienti del fatto che il corso stanco degli eventi può essere cambiato e che “il sole dell’avvenire” è ancora la leva su cui fare perno.

venerdì 17 giugno 2022

How the US Could Lose the New Cold War by Joseph E. Stiglitz - Project Syndicate

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"Il Pd vada a lezione da Mèlenchon, la destra meloniana non ha rappresentanza istituzionale", intervista alla politologa Nadia Urbinati - Il Riformista

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The Role of the Left in Elaborating a New European Détente

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Il risparmio degli italiani e lo sviluppo smarrito - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il risparmio degli italiani e lo sviluppo smarrito - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro: Il risparmio degli italiani è superiore del 22% al debito pubblico, potrebbe servire al paese con la finanza d'impatto: se ne parla il 22 a Money 4 Nothing.

Michele Prospero: L’abbaglio della guerra etico-democratica

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La rivista il Mulino: Ciò che l'Europa non ha imparato dalle guerre

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Lo dice anche ISTAT: italiani sempre più poveri, senza giustizia né diritti • Diritti Globali

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Perché serve un'Agenzia europea del debito - Lavoce.info

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La povertà rimane stabile, ma è una media di Trilussa - Lavoce.info

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Can Chile’s Young President Reimagine the Latin American Left? | The New Yorker

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Landini: «Valore generale al contratto nazionale» - Collettiva

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mercoledì 15 giugno 2022

L’estrema destra nell’Europa centro-orientale

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Stoltenberg: "Legittimi i timori dei turchi" e parte la trattativa sulla pelle dei curdi - Strisciarossa

Stoltenberg: "Legittimi i timori dei turchi" e parte la trattativa sulla pelle dei curdi - Strisciarossa: “I timori della Turchia per il terrorismo sono legittimi e dobbiamo prenderli sul serio”. Così parlò Jens Stoltenberg qualche ora […]

“Oltre il PIL”: indicatori di benessere e processo politico - Menabò di Etica ed Economia

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Federica, l’invisibile, scrive a Chiara, la presidente. A proposito di divani e Reddito di Cittadinanza - Menabò di Etica ed Economia

Federica, l’invisibile, scrive a Chiara, la presidente. A proposito di divani e Reddito di Cittadinanza - Menabò di Etica ed Economia: Chiara Saraceno dopo aver partecipato a un dibattito televisivo sul Reddito di Cittadinanza, in cui veniva riproposta la tesi che i percettori del RdC si rifiutano di lavorare, ha ricevuto una lettera. Era di Federica, 43 anni, percettrice del RdC, che, stanca di sentirsi dare della ladra e della parassita, ha voluto raccontarle la sua storia anche per smettere di sentirsi invisibile. Saraceno ricostruisce la vicenda, pubblica la lettera di Federica e fornisce elementi per esprimersi in modo informato sulla questione dei percettori del RdC che si rifiuterebbero di lavorare.

ytali. - Il lungo sonno dell’inflazione, l’incubo della stagflazione

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ytali. - Israele, bilancio di un anno di governo

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martedì 14 giugno 2022

Turchia, nuova retata di giornalisti: 23 finiscono in carcere a Diyarbakir. Cihan: non puniscono le persone che commettono crimini, ma coloro che li rivelano - Articolo21

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Summary of Party Positions on EU Foreign, Security and Defence Policy | IAI Istituto Affari Internazionali

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Franco Astengo: Amministrative 2022

AMMINISTRATIVE 2022: APPROSSIMATIVI SPUNTI DI ANALISI di Franco Astengo Premessa: E' molto complesso pensare di poter realizzare un'analisi compiuta di comparazione dei dati emersi dall'esito della consultazione elettorale amministrativa svoltasi il 12 giugno. Molti fattori indicano una necessaria cautela a formulare ipotesi di spostamento nei voti, di riferimento sociale del voto stesso, di attribuzione di peso nelle scelte sia a temi di carattere locale (che avrebbero dovuto risultare prevalenti nell'esame da parte dell'opinione pubblica) sia circa i temi di carattere generale, al momento di grandissima portata come quelli relativi alla guerra e all'emergenza sanitaria che sicuramente hanno inciso sull'orientamento elettorale suddiviso come sempre tra voto di appartenenza, voto d'opinione e voto di scambio. Al momento è' ragionevole quindi limitarsi ad alcuni spunti sui quali "progettare" ipotesi analitiche più compiute: 1) Partecipazione al voto. Il tema del calo partecipazione al voto può ben essere valutato sulla base dell'arco di tempo intercorso tra le elezioni politiche del 2018 e le attuali amministrative. I dati qui riferiti riguardano i 26 comuni capoluogo, geograficamente disposti in tutte le zone del Paese. Nell'occasione delle elezioni politiche 2018 risultavano aventi diritto in questi 26 capoluoghi 2.893.512 elettrici ed elettori; i voti validi furono 1.962.475 pari al 67.82%; il 12 giugno gli iscritte e gli iscritti nelle liste sono stati 3.026.154 (la differenza è dovuto alla diversa modalità di voto per i residenti all'estero) e i voti validi 1.391.435 pari al 45,98% con una flessione, nei quattro anni del 21,84%. Di conseguenza si può rispondere all'obiezione circa la diversità degli obiettivi del voto e quindi della maggiore o minore attenzione a seconda dei casi con una affermazione molto precisa: il calo della partecipazione elettorale sta aumentando di intensità sia a livello territoriale, sia a livello di condizione sociale, sia per fasce d'età. Si tratta di un costante calo verticale che le residue forze politiche sembrano non avvertire. 2) Presenza delle liste. L'estrema varietà nella partecipazione delle liste alla competizione elettorale ci ha costretto a svolgere una operazione di sfoltimento e raggruppamento nella raccolta dei dati. Sono state prese in considerazione: il PD, il Movimento 5 stelle pur presente con il proprio simbolo in 18 capoluoghi su 26, Europa Verde (11 liste su 26 con il proprio simbolo), sono state raggruppate le liste di sinistra sia nel caso di presentazione dell'ambito del centro - sinistra sia nel caso di presentazione autonoma comprese le varie liste "coraggiose" ecosocialiste o giù di lì, le liste civiche di centro - sinistra legate direttamente ai candidati - sindaci escludendone altre di non facile collocazione ancorché presenti nell'alleanza, le liste di Centro collegate a Italia Viva e Azione (18 presenze su 26), Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega (comprese le liste denominate Prima l'Italia), l'UDC ( 12 presenze su 26), le liste civiche di centro - destra collegate direttamente ai candidati - sindaci, l'area dell'Italexit e no vax (15 presenze su 26). In sostanza sono stati tenuti in conto 986.672 voti validi e esclusi da questa disamina statistica 404.763 voti espressi validamente per liste di difficile collocazione politica. 3) Raggruppamento per aree politiche. Da questo punto di vista il centro-destra mantiene la maggioranza assommando 487.775 voti tra Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, UDC, civiche di centro destra; il centro - sinistra si ferma a 427.880 voti comprendendo PD, M5S, Verdi, sinistra (in questo caso sono stati sommati anche i voti delle liste di sinistra appoggiate a candidati - sindaci fuori dalle coalizioni come a Genova), civiche di centro sinistra. La frana del M5S non avrebbe consentito di superare il centro - destra anche nel caso delle liste di centro con riferimento ad Azione e Italia Viva (che del resto, in alcuni casi, hanno appoggiato il candidato di centro destra: quest'area infatti ha assommato nei 26 capoluoghi 56.373 voti. Di conseguenza l'eventuale "campo largo" di Letta si sarebbe fermato a 484.254 rendendo ancora 3.251 voti al centro destra. Soltanto a titolo indicativo rammentiamo le cifre assolute ottenute dagli schieramenti nelle politiche 2018 ( naturalmente in una situazione politica completamente diversa): PD - M5S- Sinistra 1.081.447, centro - destra 770.983, centro (si considera centro più Europa) 84.711, sinistra (poi posta fuori dal "perimetro" Draghi 22.359. 4) Infine a, a puro titolo indicativo le cifre totali per ogni singolo soggetto (tra parentesi sempre il dato - non comparabile - del 2018). Riferimento, va ancora ricordato, i 26 capoluoghi nei quali si è votato per i candidati sindaci il 12 giugno: PD 198.615 (358.797); M5S 33.653 (598.216) Sinistra 64.994 (Leu 124.414, Pap-PRC 22.359), Verdi 10.268, Liste di Centro 56.373 (più Europa 84.711) Fratelli d'Italia 135.233 (80.342), Forza Italia 74.830 (277.087) Lega 67.855 (390.488). UDC 36.884 (23.066). Si ricordano ancora i voti raccoti dalle liste civiche legate ai candidati sindaci: sul centro - sinistra 120.350, sul centro - destra 172.883.

Poveri salari - Collettiva

Poveri salari - Collettiva

Ora vedremo se è ancora l’Europa della Troika

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lunedì 13 giugno 2022

L'Italexit degli stipendi - Collettiva

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Franco Astengo: Numeri dalla Francia

NUMERI DALLA FRANCIA di Franco Astengo E' evidente che una valutazione compiuta sull'esito delle elezioni legislative francesi svoltesi il 12 giugno potrà essere compiuta soltanto in base dell'esito del secondo turno di ballottaggio che si svolgerà in quasi tutti i collegi. Per intanto potrà essere utile al fine di sviluppare un minimo di riflessione analitica l'esposizione di alcuni dati generali rilevati nel momento in cui sono definitivi i risultati per il 99% delle sezioni elettorali. Prima di tutto deve essere rilevata la grande differenza nella partecipazione al voto che intercorre tra le elezioni presidenziali e quelle legislative. Al primo turno delle recenti elezioni presidenziali che, alla fine, hanno riconfermato Emanuel Macron i voti validi sono stati 35.132.947 scesi al secondo turno a 32.077.401: le elezioni legislative hanno fatto fin qui registrare, a scrutinio pressoché ultimato, un totale di voti validi di 23.172.728 (circa dieci milioni di voti in meno rispetto alle presidenziali): un dato in leggero calo anche rispetto alle legislative (primo turno) del 2017 , 5 anni fa, quando si espressero 22.654.164 voti validi. In questo quadro il risultato di NUPES può sicuramente essere considerato di grande rilievo: con 5.812.947 voti il rassemblement de la gauche recupera quasi per intero tutti i voti raccolti nel 2017 da France Insoumise, Partito Socialista, Ecologisti e PCF (in totale 5.872.313 nel 2017) mentre va ricordato che nelle presidenziali del 2022 i candidati del PS e del PCF sono arrivati a circa un modesto 1.500.000 di voti. Netta flessione per il partito del Presidente Macron : superata En Marche che nel 2017 aveva ottenuto 6.391.269 voti il nuovo "Ensemble" Majoritè presidential è sceso a 5.823.057 unità con una perdita di circa 500.000 voti. In crescita il Rassemblement National di Marine Le Pen: 2017 (Fronte National) 2.990.554 cresciuti nel 2022 fino a 4.243.853. Nettamente sconfitti gli eredi del gollismo: Le Republicans perdono circa 1.200.000 voti ( da 3.573.427 a 2.363.837). Modesto il risultato di Reconqueste di Zemmour fermo a 958.995 voti (alle presidenziali lo stesso Zemmour aveva raccolto 2.485.226 voti). Ora tutta l'attenzione si sposta sul turno di ballottaggio: l'Esemble avrà in lizza 200 candidati, NUPES 195, RN 110, la Gauche fuori dall'alleanza 9, Regionalisti 7,Centristi 2, ex-gollisti 42, 8 candidati di destra e 2 di estrema destra. Il gioco dei collegi favorirà probabilmente l'Ensamble ma il risultato francese andrà analizzato con grande attenzione soprattutto a sinistra.

martedì 7 giugno 2022

Cosa comporterà l'accordo europeo sul salario minimo - Lavoce.info

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Salario minimo europeo, accordo raggiunto sulla direttiva: “Due anni agli Stati per recepirla" - Il Riformista

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La guerra mostra la frattura profonda che segna la sinistra. E la perdita del sogno europeo - Strisciarossa

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Getting deglobalisation right – Joseph Stiglitz

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Book Review: Half-Earth Socialism: A Plan to Save the Future from Extinction, Climate Change and Pandemics by Drew Pendergrass and Troy Vettese | LSE Review of Books

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lunedì 6 giugno 2022

La rivista il Mulino: La Francia verso le legislative

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Franco Astengo: Partiti

PARTITI di Franco Astengo In un articolo di Nadia Urbinati ("Domani" 5 giugno) è stata ripresa la teoria del "Partito Pigliatutto" descritta molti anni fa da Otto Kirchhmeier ( poi declinata da Gianfranco Pasquino in "Pigliatutti"). L'obiettivo dell'autrice era quello, nell'occasione, di ammonire il PD a non costruire in vista delle prossime amministrative diversi sistemi di alleanza nelle varie città non coerenti tra loro al fine di costruire una qualsiasi e comunque "ipotesi di governo". Non bisogna vincere, sostiene la politologa della Columbia, ma ottenere un successo nell'interesse dalla città generatore di effetti durevoli. E aggiunge "Ammesso che sia realistico voler vincere occorrerebbe pensare a vincere con il consenso largo di tutti gli elettori del proprio bacino ideale invece di pescare ovunque, anche a destra". L'articolo è interessante perché finalmente si torna a discutere della natura del fine della costruzione partitica dopo che per molti anni ci si è limitati a constatarne il declino sia dal punto di vista della capacità istituzionale e amministrativa sia sotto l'aspetto del radicamento e della rappresentanza sociale. A questo proposito sono state via via coniate diverse definizioni: dal "partito azienda" al "partito professionale - elettorale" fino al "partito liquido". Definizioni cresciute assieme ai concetti di personalizzazione della politica, di "democrazia del popolo", di "democrazia recitativa". Proviamo allora a ritornare su alcuni punti di analisi che possono consentirci di riprendere il discorso sui partiti: un discorso tanto più importante che adesso da più parti si sta cercando di riattualizzare il sistema elettorale proporzionale. A suo tempo, nello specifico del "caso italiano" il passaggio dal sistema elettorale proporzionale utilizzato tra il 1958 e il 1992 (modificato soltanto con l'introduzione della preferenza unica) al "Misto, maggioritario/proporzionale con scorporo" (il cosiddetto "Mattarellum utilizzato tra il 1993 e il 2006) avvenne attraverso una ordalia referendaria giudicata salvifica e non fu certo pensato in funzione di una modifica della struttura dei soggetti politici. Successivamente abbiamo vissuto la stagione dei sistemi elettorali dichiarati incostituzionali dalla Corte . Si è anche verificato il paradosso di una bocciatura in corso d'opera, senza che la formula fosse ancora stata sperimentata sul campo (il cosiddetto "Italikum") mentre il sistema attuale presenta, sotto il profilo della legittimità, diversi punti molto discutibili che potrebbero essere presto oggetto di esame presso la già citata Corte Costituzionale. In questa sede non è il caso di ricostruire tutti i passaggi (molteplici e complessi) attraverso i quali si è arrivati alla determinazione dell'assetto attuale dell'offerta politico - elettorale ; scomposizione e ricomposizione delle coalizioni, scissioni e riaggregazioni; mutamenti nella strategia delle alleanze. Sommovimenti in gran parte individualistici o di piccolo gruppo che nel corso della XVIII legislatura che sta per concludersi ,come ha ben dimostrato la triste parabola del Movimento 5 stelle, hanno raggiunto tratti di "trasformismo" a livelli mai raggiunti nella pur ricca storia, da questo punto di vista, della democrazia italiana. L'aspetto più importante di trasformazione del sistema che si è però realizzato, nel corso di questi anni, intorno al tema della struttura dei partiti politici è stato quello del superamento del modello basato sulla "identità - appartenenza" che poteva essere descritto così sommariamente: un partito attento alla rappresentanza di una quota frazionale ma ben delimitata della società. Nel frattempo sono falliti i tentativi di modifica costituzionale e si sta pericolosamente affermando un'idea di una forma di governo addirittura indipendente dall'esito elettorale. Quale unica soluzione possibile rispetto alla debolezza strutturale del sistema risulterebbe quasi automatico , infatti, il prosieguo delle maggioranze di "larga intesa" riferite al cosiddetto "uomo forte" Da altre parti si spinge verso il modello presidenziale inteso quale vero e proprio punto di saldatura nel processo di riduzione del rapporto tra complessità sociale e rappresentanza democratica quasi momento di sublimazione del grande equivoco generato dalla proposta di "democrazia diretta" che sfocerebbe, alla fine, in una riduzione della rappresentanza politica (già sottoposta a vincolo dalla riduzione del numero dei parlamentari) e di una minore agibilità del confronto politico - sociale. Pur in un quadro di complessità sociale e crescita sul piano elettorale di fenomeni come quelli dell'astensione e della (esagerata) volatilità un soggetto di sinistra che intenda riproporre i temi di fondo di una vocazione di "democrazia repubblicana"avrebbe l'obbligo di allontanarsi dallo schema del "partito - elettorale" recuperando invece un rapporto stretto con la propria area sociale di riferimento (nel caso quella parte di Paese che difende l'identità costituzionale fondata sulla centralità del Parlamento e quei settori particolarmente colpiti dall'inflazione e dalla precarietà del lavoro, comprendendo bene anche l'arretramento della cosiddetta "transizione ecologica") ed elevando così il proprio tasso di identificazione "sociale" pur tenendo conto della configurazione "pasticciata" dell'insieme del sistema. Sarebbe utile allora, fin dalla prossima tornata elettorale che si potesse ricercare la rappresentatività istituzionale per una capacità di articolazione di una progettualità all'altezza delle contraddizioni emergenti con al centro una proposta di organizzazione dell'agire politico posta sul terreno della promozione di un riequilibrio tra concetto di governabilità e concetto di rappresentanza.

Chi ha paura del reddito di cittadinanza? - Collettiva

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venerdì 3 giugno 2022

Can the 'Nupes' revive the French left's fortunes? | EUROPP

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La gauche en Israël. Conversation entre générations - Fondation Jean-Jaurès

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Comrade Thomas Piketty, Welcome to the Socialist Movement

Comrade Thomas Piketty, Welcome to the Socialist Movement: For years, Thomas Piketty has articulated a cogent critique of 21st-century capitalism. He now appears to be moving beyond just critique to call for a 21st-century socialism.

Landini: Alzare i salari, eliminare la precarietà - Collettiva

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Milano a due velocità - Collettiva

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Milano dove la disuguaglianza la fa da padrone - Collettiva

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mercoledì 1 giugno 2022

Quale cambiamento per la Colombia? - Jacobin Italia

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Vincenzo Vita. Una brutta pagina scritta a Milano su Julian Assange | Jobsnews.it

Vincenzo Vita. Una brutta pagina scritta a Milano su Julian Assange | Jobsnews.it

Where are Labour’s big ideas? - New Statesman

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La rivista il Mulino: Rosatellum o nuova legge elettorale?

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Paolo Borioni: Causa delle stragi Usa il modello di finanziamento della politica - Strisciarossa

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Italia, la lunga crescita è finita? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Italia, la lunga crescita è finita? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

La crisi del pacifismo e la guerra in Ucraina - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

La crisi del pacifismo e la guerra in Ucraina - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

REGALBUTO, LOMBARDI E IL VOTO DEL 12 GIUGNO di Roberto Biscardini

REGALBUTO, LOMBARDI E IL VOTO DEL 12 GIUGNO di Roberto Biscardini Il 12 giugno si vota in molti comuni, in una fase politica di grande incertezza, con una coalizione di governo più che anomala, con un guerra in corso tra Russia e Ucraina, che influisce pesantemente sulle nostre coscienze e sulle nostre già fragili condizioni economiche. Si vota per il rinnovo dei consigli comunali, insieme ai referendum sulla giustizia, nel generale disinteresse dei media, su questioni delicate della nostra vita. Cinque referendum, per i quali personalmente voterò Sì, come segnale preciso contro le degenerazioni ormai chiarissime maturate all’interno della magistratura italiana. Si vota anche a Regalbuto, importante comune della provincia di Enna. E quando penso a Regalbuto due cose vengono alla mente. La straordinaria bellezza della Sicilia e Riccardo Lombardi al quale Regalbuto ha dato i natali. E penso al busto che lo ricorda nella piazza principale del comune. Lo dico da milanese, che ama il sud, e che ha avuto la fortuna di conoscere Riccardo Lombardi negli ultimi anni della sua vita. Da socialista che ha condiviso le sue idee, la sua cultura, la grande dimensione politica e morale del socialismo. Lo dico perché il modo migliore per ricordare in questa circostanza Lombardi é coniugare il suo essere siciliano e milanese insieme. Siciliano di nascita, milanese negli studi al Politecnico e poi primo Prefetto di Milano nel 1945. Lo dico augurandomi che chiunque vinca le lezioni del 12 giugno possa, insieme a tutti coloro che si riconoscono ancora negli ideali di giustizia del socialismo, fare di Regalbuto un centro di studi lombardiani rivolto ai giovani siciliani e di tutta Italia. Un modo per ritornare ad essere al centro delle grandi correnti di pensiero e di azioni del paese. Certo a Regalbuto, come in molti altri comuni, sulla scheda elettorale non ci sarà un simbolo socialista. Ma ci sono candidati e candidate che alla migliore tradizione del socialismo in qualche modo si richiamano. Ben sapendo, come ebbe a dire Lombardi, che lo scopo del socialismo, non sono i socialisti e nemmeno i propri simboli, ma il socialismo stesso. Il socialismo come necessità, per risolvere i problemi concreti di tutti e in particolare di chi ha più bisogno. Concretamente, usando tutte le leve a disposizioni, i comuni in primo luogo. Governando i comuni, che in quanto istituzioni più vicine al cittadini, non sono istituzioni di serie B. Spesso si ha la sensazione che contino poco, sotto il peso ingombrante dei diversi centralismi, regionali e nazionali, ma sono invece l’essenza della libertà. E possono fare molto. Non solo perché, spesso suppliscono all’assenza dello Stato centrale e alla carenza di mezzi finanziari, ma anche perché spesso con creatività e coraggio fanno grandi cose, con senso di responsabilità e saggezza, non solo nell’erogazione dei servizi essenziali, ma cercando di dare il propri contributo alla migliore politica regionale e nazionale. Sono essi stessi Stato e sanno di esserlo. Oggi la politica sembra ridotta a poco, agli occhi dei cittadini “tutti” sembrano uguali. Ci sono gli avversari nelle campagne elettorali, ma poi il giorno dopo tutto si appiattisce, tutto diventa uguale. A questo proposito impariamo da Lombardi, “se si sceglie che tutti siano avversari, nello stesso tempo nessuno lo sarà veramente”. Quando si governa, si governa negli interessi di tutti, con imparzialità, ma non bisogna mai dimentica chi sono i nostri riferimenti principali, chi è il popolo a cui fare maggiore riferimento, qual è la nostra base sociale, stando dalla parte dei più deboli. Avendo in mente un progetto, in una società che ha bisogno, non di utopie o di discorsi generici, ma di proposte credibili e concrete. Governando nella partecipazione con il consenso della popolazione. Guardando ai bisogni antichi, ai fabbisogni arretrati e ai bisogni nuovi. Delle vecchie come delle nuove generazioni. Cercando di includere chi è escluso. Questo è socialismo. Perché il socialismo, magari scomparso nei simboli e sulle schede elettorali, non è scomparso dalle prospettive delle persone comuni. Magari non sanno che ciò a cui aspirano si chiama socialismo, ma quello è. Alcuni pensano che sia un’idea invecchiata, altri non sanno più definirlo in modo chiaro, ma il bisogno di uguaglianza e di giustizia è chiarissimo nella coscienza delle persone. E quello è socialismo. L’alternativa è la barbarie a livello centrale come a livello locale. Per questo noi pensiamo che sia possibile anche nei comuni garantire i servizi essenziali a tutti e per tutti, governare secondo regole democratiche ed elementari, vogliamo valorizzare il ruolo dei consigli comunali, che poi sono l’espressione diretta della rappresentanza popolare e dei cittadini elettori. Vogliamo che i nostri comuni siano la casa di tutti, affinché la politica torni ad essere un impegno di alto valore civile. Socialisti, per concorrere, proprio in questo particolare momento, insieme a tutti coloro che ci stanno, insieme al mondo cattolico e del solidarismo laico, alle associazioni di volontariato e al mondo del lavoro, a fare tutto ciò che è necessario fare per i propri cittadini. Ciò di cui non siamo interessati sono gli interessi solo privati e solo speculativi

IL DIBATTITO PUBBLICO SULLO STADIO (O SUGLI STADI) DI MILANO |

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Chi paga la flessibilità dei contratti* - Lavoce.info

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Colombia, Petro in testa tra mille difficoltà - terzogiornale

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