giovedì 13 giugno 2024

Labour’s manifesto is quietly radical - New Statesman

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Bankitalia, due riflessioni sulle Considerazioni finali del Governatore: l'Europa ci sorveglia - Il Fatto Quotidiano

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🇳🇱 The Dutch Green-Labour alliance wins the European elections - Foundation for European Progressive Studies

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🇵🇱 The Polish Left: a story of a fall. And a rise? - Foundation for European Progressive Studies

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🇫🇮 Finland: a red-green tide has washed away the far right - Foundation for European Progressive Studies

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Leggere e comprendere il voto in Germania

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mercoledì 12 giugno 2024

In Finland, the Left Alliance Just Trounced the Far Right

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How Europe’s hard right went mainstream - New Statesman

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Francia, i repubblicani rompono l’argine democratico e tendono una mano ai lepenisti - Strisciarossa

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MILANO: UNA CITTà CHE, PER ORA, VOTA SEMPRE ALLO STESSO MODO - GLI STATI GENERALI

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Israel’s Wartime Government Just Collapsed. Does It Matter? - The Atlantic

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How the European left can take on the hard right - New Statesman

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Europe goes right, Denmark turns left - Foundation for European Progressive Studies

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Dopo le elezioni europee - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Spagna. Yolanda Díaz si dimette da Sumar, che si dissolve • Diritti Globali

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Francia: l’azzardo di Macron

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Quelle differenze territoriali che azzoppano l'Italia - Lavoce.info

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Per la Commissione il rebus maggioranza - Lavoce.info

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La Destra e l’Europa che verrà  | David Bidussa

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L'Europa a destra

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Franco Astengo: Numeri dall'Italia

NUMERI DALL'ITALIA di Franco Astengo Una parziale ricostruzione statistica del voto europeo dedicata all'Italia, in un quadro complessivo di forte movimentazione del voto in ispecie in Francia e in Germania con un rilevante spostamento a destra dovuto soprattutto al tema della guerra europea. In Italia invece il voto ha sicuramente assunto una dimensione periferica arrestando il trend della forte volatilità elettorale che aveva visto alternarsi, tra elezioni politiche ed europee, tra il 2014 il PD, la Lega, il M5S e FdI nel ruolo di partito di maggioranza relativa diminuendo progressivamente la quota di suffragi raggiunti con spostamenti di milioni di voti tra i contendenti e in uscita verso l'astensione. Se la volatilità elettorale sembra aver assestato in una qualche misura il suo trend tra le elezioni politiche del 2022 e quelle europee del 2024 confermando Fratelli d'Italia e PD ai primi due posti della graduatoria non sembra invece essersi arrestato il flusso di voti in uscita verso l'astensione che, anzi, nel turno dell'8/9 giugno 2024 ha ricevuto un forte incremento. Nella lettura dei dati che saranno riportati ci sarà da tener conto di alcuni avvertimenti: prima di tutte le percentuali non saranno riferite al totale dei voti validi ma a quello dell'intero corpo elettorale (in tempi di astensione al 50% questo accorgimento è necessario per evitare pericolose illusioni ottiche come quella riguardante il PD renziano nel 2014 che vantò un fantomatico 40% che invece consisteva più modestamente nel 22% sul totale degli aventi diritto), in secondo luogo va considerata la differenza nella determinazione del corpo elettorale in quanto nell'occasione delle elezioni politiche le liste sono depurate dai votanti all'estero (questo rende ancora più giusta la percentualizzazione sul totale degli aventi diritto), infine i dati sono riferiti al solo territorio nazionale. RISULTATI COMPLESSIVI ( percentuali sul totale degli aventi diritto, riferimento al solo territorio nazionale). Schematici punti di lettura di questo lavoro: 1) Ancora una volta le elezioni europee sono state considerate test di midterm a livello nazionale e questo spirito che ha accomunato le forze politiche è stato rispettato in questa sede; 2) Si è arrestato il fenomeno della volatilità elettorale tra le forze politiche che tra il 2014 e il 2022 ha fornito l'occasione per un vorticoso mulinarsi nel cambio del partito di maggioranza relativa con lo scambio di milioni di voti nelle diverse occasioni elettorali succedutesi nel tempo; 3) Il fenomeno della volatilità elettorale è rimasto vivo soltanto in "uscita" per la crescita costante dell'astensionismo. Rispettando rigidamente il criterio di comparazione tra elezioni omologhe (anche per via del numero aventi diritto) tra il 2019 e il 2024 i voti validi sono diminuiti da 26.662.962 a 23.274.504 ( meno 3.388.458) dal 54,48% sul totale degli aventi diritto al 46,96%; 4) Così l'aumento percentuale di Fratelli d'Italia sul totale dei voti validi è da ritenere del tutto illusorio. Fratelli d'Italia è passato da 7.301.303 voti (15,86% sul totale degli aventi diritto) a 6.704.423 voti (13,52% degli aventi diritto). Una sottrazione di 596.880 suffragi ( meno 2,34%) 5) IL PD dopo il secco calo fatto registrare tra il 2019 e il 2022 è apparso in leggera risalita guadagnando 255.670 voti (calando però in percentuale sul totale degli aventi diritto da 11,62 a 11,30%). 6) Il calo di M5S e Lega che si troverà analizzato circoscrizione per circoscrizione ha rafforzato un bipartitismo "debole". Infatti sul totale di 23.274.504 voti validi Fdi e PD (che hanno impostato una campagna elettorale reciprocamente sul confronto tra le due leader dei partiti) hanno assommato 12.308.769 voti pari al 52,88% del totale dei voti validi. Il punto di debolezza del sistema è ravvisabile proprio nella scarsa rappresentatività dei due partiti maggiori che sul totale degli aventi diritto assommano al 24,82% con le espressioni di non voto al 53,04%; 7) L'unica lista che è riuscita a crescere rispetto al 2022 sia in cifra assoluta sia in percentuale sul totale dei voti validi è stata quella dell'Alleanza Verdi Sinistra che ha impostato la campagna elettorale sul tema dei diritti candidando Ilaria Salis. La crescita numerica è stata di oltre 500.000 voti, quella in percentuale dal 2, 22 al 6,37% (più 4,15%) 8) Ancora una volta si è dimostrata la debolezza dell'ipotesi centrista, sia pure in questo caso legata all'idea del rafforzamento della visione europea: così sia la lista Stati Uniti d'Europa (più Europa e Italia Viva) sia Azione sono rimaste al di sotto della soglia del 4%. Sul terreno della capacità rappresentativa rispetto all'intero corpo elettorale le due formazioni sono relegate a percentuali del tutto marginali rispettivamente 1,76% e 1,57%. 9) Proviamo allora a definire la consistenza delle coalizioni seguendo lo schema di presentazione alle politiche del 2022 e utilizzando le percentuali relative al totale degli aventi diritto: Centro destra 2022 25,97% 2024 22,25 (meno 3,72); centro sinistra (compresa più Europa con IV nel 2024) 2022 15,56, 2024 19,43 ( più 3,87); centro (2024 solo Azione) 2022 4,75 2024 1,57 (meno 3,18%) M5S 2022 9,42 2024 4,69% (meno 4,73) sinistra 2022 0,87 2024 1,03 (più 0,16%) Passiamo all'analisi delle 5 circoscrizioni comprendente anche i dati delle formazioni non citate in precedenza: NORD OVEST Il totale dei voti validi è stato di 6.742.392 pari al 52,34% del totale aventi diritto, in calo del 10,07% rispetto alle europee 2019 e del 13,25% rispetto alle politiche 2022. Fratelli d'Italia dopo aver guadagnato il 14,15% tra le europee 2019 e le politiche 2022 (da 443.136 voti a 2.136.299) ha fatto registrare un calo nelle europee 2024 ottenendo 2.083.380 voti (52.919 voti in meno) corrispondente in percentuale a un meno 1,45 %. In percentuale sul totale degli aventi diritto le altre forze del centro-destra hanno fatto registrare : Forza Italia e moderati un meno 0.89, Lega meno 1,99%. In sostanza la coalizione di governo ha registrato, tra le politiche 2022 e le europee 2024 un calo complessivo del 4,33%. Da ricordare la parabola complessiva della Lega, esempio plastico della fase di intensa volatilità elettorale cui si faceva cenno: da 3.190.306 voti (25,00%) nelle europee 2019 a 995.732 (8,21%) nelle politiche 2022 fino agli odierni 802.029 suffragi (6,22%) riducendosi a un quarto dei voti ottenuti 5 anni prima. Sulla sponda dell'opposizione il PD tra le politiche 2022 e le europee 2024 appare sostanzialmente stabile dopo essere calato dello 0,60% tra europee 2019 e politiche 2022 ( politiche 2022 1.552.555 voti; europee 2024 1.553.821 voti) calando in percentuale per via della crescita dell'astensione (da 12,80% a 12,06%, flessione dello 0,74%). Indiscusso notevole successo per la lista Verdi-Sinistra che presentava Ilaria Salis per una battaglia di libertà e diritti: le due liste presentatesi separate alle Europee 2019 raccogliendo complessivamente il 2,39 nelle politiche 2022 con lista unica erano salite a 315.384 voti pari al 2,60 sull'intero corpo elettorale: quota ancora in progresso nelle europee 2024 fino a toccare i 479.274 suffragi (più 163 890) e 3,72%. Fallimentare anche al Nord Ovest il connubio tra più Europa e Italia Viva: la lista patrocinata da Emma Bonino aveva raccolto da sola 305.512 voti (2,08%) nelle politiche 2022 scendendo a 254.069 nelle europee 2024 in alleanza con il partito di Matteo Renzi con una percentuale dell'1,97% (calo dello 0,11%). La percentuale dell'1,97% è stata raggiunta con 254.579 voti anche da Azione. Da ricordare che Azione e Italia Viva presentatesi assieme nelle politiche 2022 avevano raccolto 348.748 voti pari al 6,17% del totale degli aventi diritto. Tra le europee 2019 e quelle 2024, con il passaggio delle politiche 2022 si è registrato un brutto calo del M5S: 2019 871.370 voti pari al 4,82%, 2022 681.674 voti pari al 5,62% fino al 4,91% pari a 632.693 voti nelle europee 2024. Insufficiente per arrivare al seggio l'incremento fatto registrare dalla lista Pace, Terra, Dignità rispetto a quella di Unità Popolare presentata nel 2022: UP ebbe nel Nord Ovest 95.328 voti pari allo 0,79% mentre PTD ha avuto, nel 2024, 139.973 voti con l'1,08% (un incremento dello 0,30%). NORD EST Tra il 2019 e il 2024 analogo turno di europee che si è registrato, proprio in questa Circoscrizione, il calo più vistoso da parte della Lega che 5 anni fa aveva raccolto 2.337.933 voti pari al 25,05% degli aventi diritto. La flessione era già apparsa vistosissima con le politiche 2022 con il consenso per la Lega disceso a 652.642 suffragi (7,41%) per assestarsi nel 2024 (europee) a 502.123 (oltre 1.800.000 voti perduti in cinque anni) con il 2,95% (quasi il 25% scomparso). In questa circoscrizione appare più evidente che altrove l'interscambio diretto tra Lega e Fratelli d'Italia: nel 2019 (europee) gli eredi del MSI avevano ottenuto 332.848 voti (3,56%) salendo a 1.680.521 (19,08%) nel 2022 per poi assestarsi (in calo) sui 1.573,500 voti (16,48%) nel 2024, turno delle Europee. In ogni caso il centro-destra nel Nord Est arretra tra il 2019 e il 2024 dal 33,16% al 24, 68% complessivamente. Il PD dopo essere calato tra il 2019 e il 2022 da 1,379.551 voti (14, 78%) a 1.240.684 (14,09) è risalito nel 2024 di circa 30.000 voti passando a 1.270.863, percentuale del 13,31% , un più 0,78% Chiaro incremento per Alleanza Verdi Sinistra: politiche 2022 243.196 voti pari al 2,76%, europee 2024 332.358 pari al 3,48%. Anche a Nord Est secco calo del M5S più che dimezzato tra il 2019 e il 2024: da 597.144 voti a 281.765 mentre più Europa, nonostante l'alleanza con Italia Viva è calata da 192.179 voti (2022) a 150.450 (2024), flessione non recuperata da Azione ferma a 187.038 (1,95%). Buon incremento di Pace, Terra, Dignità su Unità Popolare (2022) da 67.064 voti (0,36%) a 110.740 (1,16% nel 2024). Complessivamente a nord est i voti validi hanno raggiunto la percentuale del 51,06% sul totale del corpo elettorale con una flessione di 11 punti rispetto al 2019 e di 16 punti rispetto al 2022. CENTRO Anche al Centro è stato netto il calo nella partecipazione sotto l'aspetto della quantità dei voti validi: nel 2019 furono il 57,59% degli aventi diritto, nel 2022 risalita fino al 65,07% e nel 2024 caduta al 49,76%, quindi al di sotto della soglia del 50%. Rispetto al 2022 Fratelli d'Italia ha perso sia in cifra assoluta sia in percentuale: meno 207.861 voti tra il 2022 e il 2024, in percentuale 3,39%. Il PD nel 2019 aveva raggiunto il 1.479.470 voti per 15,44% poi calato al 1.228.298 (13,60) nel 2022, risalita a 1.272.440 nel 2024 ma la crescita dell'astensione ha penalizzato la percentuale (sempre riferita al totale degli aventi diritto) ridotta al 13,23%. Anche al Centro sicura l'ascesa di Verdi Sinistra: dai 234.566 voti (2,60%) del 2022 ai 358.772 voti (3,73%) del 2024. Rispetto al 2019 dimezzato invece il M5S: aveva ottenuto 880.168 voti (9,18%) ridotti a 773.269 (8,60%) nel 2022, quota precipitata a 453.103 suffragi nel 2024 (4,71%) Ancora più precipitosa la discesa della Lega: Nel 2019 1.845.135 voti (19,26%) ridotti a 381.265 (4,24%) nel 2022 ulteriormente contratti a 321.350 nel 2024 con il 3,34%. In percentuale sul totale dei voti validi la Lega, tra il 2019 e il 2024, ha lasciato sul terreno quasi 16 punti percentuali (in questo caso la crescita di Fdi tra il 2019 e 2024 è stata di quasi 14 punti a ulteriore testimonianza dell'interscambio avvenuto tra le due formazioni). Nel periodo in esame in calo Forza Italia e assoluto fallimento dell'alleanza più Europa-Italia Viva: nel 2022 la formazione diretta da Emma Bonino aveva raccolto 173. 793 voti (1,93) nel 2022; voti saliti a 190.515 nel 2024 (incremento dell'alleanza con Renzi nel 2024 : 16.722 voti per lo 0,05%). In crescita, rispetto a Unione Popolare, la lista Pace, Terra, Dignità: da 94.837 voti a 128.117 (da 1,04% a 1,33%). SUD La perdita di voti validi al Sud è stata dell'2,14% tra il 2022 e il 2024 e del 5,07% tra il 2019 e il 2024. Un dato di forte discesa ha caratterizzato l'esito del voto in questa circoscrizione: il M5S è calato dal 1.709.466 voti nel 2022 (in recupero rispetto al 2109) a 814.218 nel 2024: a livello di percentuale dal 15,62% al 5,73%, all'incirca del 10%; la Lega, invece, dopo aver ceduto quasi completamente un patrimonio di 1.285.329 voti acquisito con le Europee del 2019, riducendosi a 300.379 voti nelle politiche del 2022(quasi un milione di voti in meno) è lievamente risalita a 331.108 voti pari al 2,77%. Anche in questo caso il bottino leghista del 2019 è stato acquisito in larga parte da FDI partito da 414.133 voti (3,45%) nel 2019 e risalito a 1.223.493 voti nel 2022 (11,18%) con una leggera flessione nel 2024 (1.139.933 voti pari all'8,02%). Calo netto anche per Forza Italia che tra il 2019 e il 2022 era risalita dal 5,61% al 7,08% per poi scendere nel 2024 al 4,36% (520.049 voti). Più netta che altrove la risalita del PD al Sud: 2019 977.974 voti (8,15%), 2022 calo fino a 832.855 voti (7,61%) e infine sfondato il muro del milione di voti nel 2024 con 1.175.191 pari al 9,86% . Anche al Sud l'Alleanza Verdi sinistra ha fatto registrare un risultato positivo tra il 2022 e il 2024: dall'1,35% al 2,29%. Debole per contro il risultato di Pace, Terra, Dignità: Santoro (2024) ha perso il confronto con De Magistris (2022) con 93.404 voti alla lista che fu guidata dall'ex sindaco di Napoli e89.818 voti conseguiti nel 2024 dalla lista del giornalista televisivo. ISOLE Nelle Isole si registra, rispetto alle politiche 2022, un calo particolarmente vistoso nell'espressione di voti validi: dal 51,75% sul totale degli aventi diritto al 35,43%. Questo dati influisce ovviamente sull'esito del voto e tutti i partiti, tranne l'Alleanza Verdi Sinistra , Forza Italia e Pace, Terra, Dignità, fanno registrare un calo di consensi in cifra assoluta. Verdi Sinistra invece salgono da 70.371 voti (politiche 2022) a 121.498 (europee 2024) con un riscontro percentuale da 1,33 a 2,17%. Flessione particolarmente evidente per Fratelli d'Italia che risalita, tra il 2019 e il 2022, da 147.812 voti a 529.085 ha perso con le europee 2024 più di 100.000 voti fermandosi a 420.537 voti (10,05% a 7,53%). Nel raffronto 2022 - 2024 il PD scende da 377.739 voti (7,17%) a 330.439 (5,92%); il M5S da 705.465 a 321.415 (13,40% a 5,75%). Ancora la Lega, partita nel 2019 con 454.935 voti (8,06%) e transitata nel 2022 a 150.498 (2,85) e atterrata nel 2024 a 138.384 (4,43%). In conclusione: Media Nazionale dei voti validi 46,96 Media Nazionale delle liste rispetto al totale dei voti validi PD 11,30%; Verdi Sinistra 6,37%; Stati Uniti d' Europa 1,76%, M5S 4,69%, Fratelli d'Italia 13,52%, Lega 4,22%, Forza Italia e Moderati4,51%, Azione 1,57%, Pace, terra, Dignità 1,03%, SVP 0,24%, Libertà 0,57% Suddivisione nelle circoscrizioni: Voti validi: Nord Ovest 52,34%, Nord Est 51,06%, Centro 49,76%, Sud 40,64%, Isole 35,43% PD: Nord Ovest 12,06%, Nord Est 13,31%, Centro 13,23%, Sud 9,86%, Isole 5,92% Verdi Sinistra. Nord Ovest 3,72%, Nord Est 3,48%, Centro 3,73%, Sud 2,29%, Isole 2,17% Stati Uniti d'Europa: Nord Ovest 1,97%, Nord Est 1,57%, Centro 1,98%, Sud 1,99%, Isole 1,37% M5S: Nord Ovest 2,73%, Nord Est2,95, Centro 4,71%, Sud 5,93%, Isole 5,75% Fratelli d'Italia: Nord Ovest 16,17%, Nord Est 16,48%, Centro 15,45%, Sud 8,02% Lega: Nord Ovest 6,22%, Nord Est 5,25%, Centro 3,34%, Isole 4,43% Forza Italia e Moderati: Nord Ovest 4,91%, Nord Est 2,95% Centro 3,49%, Sud 4,36%, Isole 7,20% Azione: Nord Ovest 1,97, Nord Est 1,95,Centro 1,53%, Sud 1,34%, Isole 0,52% Pace Terra Dignità: Nord Ovest 1,08, Nord Est 1,16, Centro 1,33%, Sud 0,75%, Isole 0,79% SVP; Nord Est 2,43% Libertà Isole 2,11%

venerdì 7 giugno 2024

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giovedì 6 giugno 2024

Europe Needs a Green Deal 2.0 by Frans Timmermans - Project Syndicate

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Franco Astengo: Democrazie a campagne elettorali

CAMPAGNA ELETTORALE: TRA PALAZZO CHIGI E LEGA, DEMOCRAZIA RECITATIVA E DEMOCRAZIA DEL PUBBLICO di Franco Astengo In questa campagna elettorale in vista delle Europee 2024 è apparso interessante il confronto tra Palazzo Chigi e la Lega. I due soggetti in gara fra loro sono stati costretti a dismettere il punto in comune su cui avevano sviluppato la loro alleanza negli anni scorsi e che aveva costituito la base solida del centro destra: beninteso attraversando fasi diverse tra il 2019 e il 2022 con una partenza di assoluta egemonia elettorale da parte della Lega poi rovesciata da Fratelli d'Italia. Fratelli d'Italia ha utilizzato la volatilità elettorale inserita nell'agone dall' ascesa e declino del M5S e la conseguente crescita dell'astensione. Così il sorpasso di Fratelli d'Italia è avvenuta "in discesa": alle Europee 2019 il partito di maggioranza relativa (Lega) si era assestato attorno ai 9 milioni di voti; nelle politiche 2022 la quota della maggioranza relativa, questa volta toccata a FdI, si è fermata a soli 7 milioni di suffragi. Torniamo all'elemento comune tra i due soggetti in competizione con freccia a destra.. Il tema in questione è quello della cosiddetta “democrazia del pubblico: elemento utilizzato dalla Lega indipendentemente dallo stare o meno al governo. Nel caso si ricorda che la Lega stessa si collocò all'opposizione del governo Monti ma non a quello Draghi che ebbe, invece, l'opposizione di FdI. Intanto va detto che da tempo si è proceduto ad una forma di comunicazione politica che affonda le sue radici nella strategia del marketing, attraverso rappresentazioni iconiche, slogan immediatamente assimilabili, che per la loro banalità non richiedono sforzi ermeneutici per essere decodificati e impressi nella memoria, dando vita ad una “politica indiziale” che anticipa i nostri desideri con un'arte manipolatoria che suscita transfert di realtà. In questo solco si colloca anche l'utilizzo dell'intreccio tra media e sondaggi, considerato “principio di legittimazione politica e istituzionale sempre più importante, perché agisce in tempo reale, trasformando la democrazia in semplice momento di raccolta del consenso”. Bernard Manin, filosofo politico francese, dedica alla democrazia del pubblico molto spazio all'interno del suo testo dedicato ai “Principi del governo rappresentativo”. La formula della democrazia del pubblico descrive, per Manin, un'epoca in cui i partiti cedono spazio alle persone, intese come moltitudine, l'organizzazione alla comunicazione, mentre le identità collettive si indeboliscono, svuotandosi e facendosi attrarre dalla fiducia personale diretta: lo spazio della rappresentanza coincide con lo scambio tra leader e “opinione pubblica”, attraverso i media, nei termini sopra indicati, e ovviamente a senso unico, cioè asimmetricamente In Italia -nella rincorsa della democrazia del pubblico- viene persino scippato il concetto di opinione pubblica intesa come corpo di garanzia e dibattito sulle pubbliche scelte. Entrambi i soggetti in questione Lega e FdI avevano utilizzato sia pure con alterne questo schema nelle precedenti campagne elettorali (tra l'altro provenendo entrambi da tradizioni di formazioni politiche fortemente strutturate come MSI e Lega Nord). In questa campagna elettorale la Lega ha continuato a usare lo schema della "democrazia del pubblico" per esercitare la funzione "dentro/fuori" nella dinamica istituzionale di governo dentro la quale avrebbe dovuto essere costretta: esempio, in finale di campagna, la critica sostanziale al sostegno all'Ucraina e la polemica sulla sovranità europea con il Presidente della Repubblica (in entrambi i casi lo scopo quello di attirare le cosiddette "estreme del rifiuto"). Ovviamente FdI assurta a Palazzo Chigi ha dovuto cambiare modulo e, in questi giorni, la signora Presidente del Consiglio accortasi dell'inefficacia di un semplice "aplomb" istituzionale di copertura è ricorsa allo schema della "democrazia recitativa". Schema di "democrazia recitativa" utilizzato sicuramente nel caso del tema delle liste d'attesa in sanità e del trasferimento di migranti in Albania (soluzione che ha trovato grande interesse in altri Paesi Europei). Rimane in comune tra "Democrazia del Pubblico" e "Democrazia Recitativa" il fenomeno della personalizzazione della politica di cui dobbiamo ricordare le origini del pieno sdoganamento all'epoca della discesa in campo di Silvio Berlusconi (anche se il "fattore personalizzazione" circolava già da tempo nel sistema politico italiano). Nel caso della Democrazia Recitativa il fenomeno si colloca a livello di governo dove gli attori principali diventano il capo e la folla che lo ha eletto, l’uno sempre più dotato di libertà di movimento e di potere, l’altra ridotta a semplice “moltitudine votante”, plaudente ed acclamante, ma completamente priva di influenza sul potere. La Democrazia Recitativa è simile a quelle forme di governo democratico che già gli antichi greci conoscevano e criticavano, stiamo parlando di raffinate forme di demagogia, che inducono, tramite a far apparire il rapporto tra il leader e la folla dei votanti un esempio di funzionamento democratico della Società. Il meccanismo è tanto semplice quanto subdolo ed inarrestabile: io ti prometto, tu mi voti, io non mantengo. La campagna elettorale viene convertita nell’allegoria di una lotta in cui si decide sempre e comunque il futuro del popolo e il destino della nazione attraverso il plebiscito sul "si" o il "no" riguardante una persona, che rimane l'obiettivo della Presidente del Consiglio sicuramente appassionata, per i suoi riferimenti ideologici e storici, all'arma del plebiscito. In sostanza possiamo affermare che l'utilizzo della "Democrazia del Pubblico" appare ideale dall'opposizione (nel caso, attraverso un acrobatico esercizio di "doppiezza", la direzione della Lega ignora la propria presenza al governo sia in sede nazionale che locale; anzi facendo proprio di questo schema della "democrazia del pubblico" un'arma di lotta politica interna) perché utilizzabile meglio da un apparente deficit di potere mentre la "Democrazia Recitativa" funziona meglio se diffusa dai canali di Palazzo Chigi proprio quale espressione di un esercizio della potestà di governo conferita direttamente dal "popolo". Domenica sera vedremo quale schema avrà funzionato meglio con l'augurio che entrambe le interpretazioni del populismo abbiano fallito.

La sfida di Jeremy Corbyn - Jacobin Italia

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Twenty-four points for social democracy

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The Perils of Wider War in Eastern Europe | The Nation

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martedì 4 giugno 2024

Jobs Act 10 anni dopo, tempo di bilanci - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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The tragedy of the ANC's collapse - New Statesman

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Claudia Sheinbaum’s Victory Is a Triumph for Mexico

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«Serve un nuovo Sanders» - Jacobin Italia

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La rivista il Mulino: La politica francese alla vigilia delle europee

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Il futuro dell'Unione, fra fiducia e dubbi dei cittadini - Lavoce.info

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L’occupazione cresce? Ma è sempre più povera e precaria

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La “liberazione fiscale” passa dalla progressività

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Chi ha paura del Welfare State ora?, Anton Hemerijck, Manos Matsaganis | Menabò di Etica ed Economia

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Non è ancora finita: l’applicazione della direttiva sui salari minimi*, Thorsten Schulten, Torsten Müller | Menabò di Etica ed Economia

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Come l’inflazione impatta sulla disuguaglianza? Nessi teorici e prime evidenze, Massimo Aprea, Michele Raitano | Menabò di Etica ed Economia

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Rinnovare il Green Deal per rilanciare l'economia europea, Paolo Guerrieri | Menabò di Etica ed Economia

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Il “part-time involontario”: cosa fare?, Susanna Camusso | Menabò di Etica ed Economia

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venerdì 31 maggio 2024

NO AL PREMIERATO di Paolo Bagnoli

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Il redditometro? Uno strumento utile contro l'evasione - Lavoce.info

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Catalogna. L’amnistia è legge, gli indipendentisti esultano • Diritti Globali

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Keir Starmer’s factionalism is bad for Labour and the country - New Statesman

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Labour’s Messy Leftwing Purge Isn’t As Smart As It Seems | Novara Media

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Keir Starmer’s remodelling of Labour is complete - New Statesman

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What Does Left Internationalism Mean in the 21st Century?

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giovedì 30 maggio 2024

Le ricette «austere» che la sinistra non rinnegaEmiliano Brancaccio:

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Il chissenefrega della premier e gli orfani del premierato @DomaniGiornale « gianfrancopasquino

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Stragi sul lavoro: sette morti in 48 ore • Diritti Globali

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L’Ue di fronte alla policrisi: che fare? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Counting the Dead in Gaza | Aryeh Neier | The New York Review of Books

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Franco Astengo: Un 2 giugno di lotta

UN 2 GIUGNO DI LOTTA di Franco Astengo La celebrazione del 2 giugno 2024, festa della Repubblica, assumerà tratti inediti nella storia d'Italia:definitivamente dissolto l'antico "arco costituzionale" sotto il cui ombrello ci poteva comunque ritrovare mai è stato così violento l'assalto alle fondamenta del dettato della nostra Carta Fondamentale. Ormai è svelata la posta in gioco di questa fase (che potremmo considerare più storica che politica): riscrivere la Costituzione e mandare in archivio il suo punto di vera scaturigine, la Resistenza. E' stato giustamente scritto che il progetto del centro-destra di oggi è molto più invasivo di quello elaborato nel 2016 dal PD(R) e che fu respinto dalla maggioranza dell'elettorato, e da altri tentativi precedenti ( riforma del centro destra anch'essa respinta dal voto popolare nel 2006; progetto della commissione bicamerale del 1997), senza contare le riforme già attuate in maniera negativa (titolo V, pareggio di bilancio, riduzione del numero dei parlamentari). Adesso però siamo a un vero e proprio salto di qualità :un progetto eversivo che poggia su 3 gambe: premierato, autonomia differenziata, riforma (punitiva) della magistratura. In realtà, nel caso della magistratura, siamo ben oltre l'attacco alla Costituzione Repubblicana perchè si sta toccando la messa in discussione della stessa divisione dei poteri sancita dalla rivoluzione del 1789. Un attacco alla democrazia che si sviluppa in un quadro generale davvero inquietante. Una situazione dominata dalla suprema incertezza tra la pace e la guerra: dilemma che la nostra Costituzione intende sciogliere con un articolo 11 già fin troppe volte violato nella sua sostanza. Abbiamo visto come sia in corso un attacco diretto a categorie come quella della Magistratura (ipotizzandone, come già avvenuto in passato, una sostanziale riduzione di autonomia dall'esecutivo) e dell'informazione (con un evidente arretramento nella liberà d'espressione come testimoniato anche dalle classificazioni internazionali in materia); Si sta esercitando direttamente una forma di repressione poliziesca verso i soggetti più facilmente attaccabili come gli studenti. Questi elementi evidenziano uno stato di cose che non può che essere contrastato se non prendendo atto fino in fondo della sua gravità e pericolosità, esprimendo così un pieno convincimento alternativo fuori da qualsivoglia tentativo di compromissione, in ispecie sul piano costituzionale e delle stesse forme istituzionali che derivano direttamente dall'applicazione della nostra Carta Fondamentale, prima fra tutte la forma di governo parlamentare. Il tutto racchiuso dentro un cerchio ideale rappresentato dal riemergere della "questione morale" che si esprime in varie forme ben oltre la forma classica della corruzione politica come sembrerebbe indicare la vicenda ligure. La celebrazione del 2 giugno dovrà essere allora impostata come momento di richiamo alla necessità, prima di tutto, di espressione di un sentimento: come è stato scritto "di qualcosa di cui non si può non parlare, di cui non si può tacere" partendo dalla risposta alla tragedia fascista da cui nacque la nostra identità repubblicana.

Biden, Rafah e linee rosse

Biden, Rafah e linee rosse

sabato 25 maggio 2024

Jeremy Corbyn can win in Islington North - New Statesman

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DOVE FINISCE MILANO - LA ROCCAFORTE DEL CENTROSINISTRA ALLA PROVA DELLE EUROPEE - GLI STATI GENERALI

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Keir Starmer, un cambiamento improbabile - Jacobin Italia

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Corbyn and Webbe run as independents as Starmer grilled on Abbott suspension - LabourList

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La rivoluzione gentile di Starmer riporta il Labour nel terreno riformista - Linkiesta.it

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Is Europe Too Big for Further Enlargement? by Ana Palacio - Project Syndicate

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Giorgia Meloni's Europe - Dissent Magazine

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Che cosa potrebbe essere una sinistra messicana? - Terzogiornale

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venerdì 24 maggio 2024

Italie : Meloni au pouvoir depuis vingt mois - Fondation Jean-Jaurès

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Nuovo redditometro: vita breve di un'arma spuntata - Lavoce.info

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Privatizzazioni, un “saldo nel vuoto”

Privatizzazioni, un “saldo nel vuoto”

LA FIGURA DI CESARE STEVAN |

LA FIGURA DI CESARE STEVAN |

MEZZI DI SUPERFICIE | La crisi milanese

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Why we support ICC prosecutions for crimes in Israel and Gaza

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mercoledì 15 maggio 2024

Dati Istat, lavoratori sempre più poveri: aumenta il divario tra Nord e Sud - Lettera43

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La rivista il Mulino: Dopo il voto catalano, aspettando le europee

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Appello a firmare i referendum "sul Jobs act" - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Appello a firmare i referendum "sul Jobs act" - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Contrattazione decentrata? Molto promettente, ma ancora per pochi., Giuseppe Croce | Menabò di Etica ed Economia

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Il mercato del lavoro italiano 30 anni dopo: più occupati, più precari, più poveri, Alessandro Bellocchi, Giuseppe Travaglini | Menabò di Etica ed Economia

Il mercato del lavoro italiano 30 anni dopo: più occupati, più precari, più poveri, Alessandro Bellocchi, Giuseppe Travaglini | Menabò di Etica ed Economia

Il testo integrale dell'intervento della senatrice Segre sul premierato

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Quale Europa?, Elena Granaglia | Menabò di Etica ed Economia

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mercoledì 8 maggio 2024

La rivista il Mulino: Analizzare le cause del disastro ucraino

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Antisemitismo e critica di Israele: di cosa parliamo?

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"Per mano fascista". Le piccole viltà dietro lo scandalo della targa a casa Matteotti - Strisciarossa

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CITTÀ FORGIATA DAL SOCIALWASHING-GREENWASHING A PROFITTO DELLA SPECULAZIONE FINAZIARIA-IMMOBILIARE  |

CITTÀ FORGIATA DAL SOCIALWASHING-GREENWASHING A PROFITTO DELLA SPECULAZIONE FINAZIARIA-IMMOBILIARE  |

Franco Astengo: Liguria e questione morale

LIGURIA E QUESTIONE MORALE di Franco Astengo Premessa la debita considerazione di garantismo e di colpevolezza da dichiarare soltanto al momento di sentenze passate in giudicato il terremoto giudiziario che sta devastando la Liguria politica e imprenditoriale non può rimanere sotto silenzio. Ancora una volta la magistratura si è mossa in un'ottica di supplenza della politica e l'analisi dei diversi intrecci rilevabili dai provvedimenti giudiziari fin qui assunto consentono alcune precise affermazioni proprio sul piano politico: 1) dagli atti fin qui portati avanti dall'autorità giudiziaria appare rilevarsi il profilo di un vero e proprio "sistema di potere" collocato ben al di fuori da un contesto di esercizio della responsabilità democratica. Le scelte fin qui compiute dal Presidente della Regione Liguria nel corso del suo mandato hanno avuto l'evidente destinazione proprio del consolidamento di questo sistema di potere attraverso scelte di carattere corporativo sia sul piano economico sia sul piano delle destinazioni territoriali (ultima in ordine di tempo ma non ultima per importanza quella della destinazione della nave -rigassificatore a Vado Ligure); 2) Questo sistema di potere (da confermare giudizialmente ma ben presente sul piano politico) può sfruttare ( e fin qui ha sfruttato) il mutamento di natura dell'Ente Regione che proprio in Liguria ha assunto caratteristiche particolarmente spiccate. Attraverso l'elezione diretta del Presidente della Giunta (che poi mezzi di comunicazione di massa e giornali hanno facilonescamente definito "Governatore") ha definito la fisionomia dell'Ente in soggetto di nomina e di spesa (anziché di coordinamento legislativo come stava nelle intenzioni di chi aveva proceduto a normare l'indicazione costituzionale); 3) In questo intreccio tra potere di nomina e potere di "elargizione di spesa" può diventare facile l'introduzione di un sistema di potere capace di connettere politica e affari in vari campi ( per quel che riguarda la Liguria oltre al sistema infrastrutturale realizzato in particolare attorno al porto di Genova non può essere dimenticato il tema del rapporto pubblico/privato in sanità: tanto per fare soltanto degli esempi). Questi sono alcuni dei temi politici suggeriti dall'avanzare dell'inchiesta che ha messo a soqquadro vertici istituzionali, economici e imprenditoriali in Liguria. Il pensiero non può che correre all'affare Teardo di oltre quarant'anni fa: anche in quel caso emerse un ritardo della politica nell'individuare responsabilità e natura dei fatti (così la magistratura già svolse un ruolo di supplenza) in una fase in cui l'approccio alla modernità mutava la natura dell'antica questione morale di marca democristiana: in allora ci si fermò presto e non si riuscì a vedere oltre il fatto locale (pur molto rilevante). Eppure dietro l'angolo ci stava Tangentopoli

mercoledì 1 maggio 2024

Massimo Cacciari: Primo maggio, senza la ricostruzione del potere sindacale rimane solo la retorica - nuovAtlantide.org

Massimo Cacciari: Primo maggio, senza la ricostruzione del potere sindacale rimane solo la retorica - nuovAtlantide.org

What is Starmerism? - New Statesman

What is Starmerism? - New Statesman

Franco Astengo: Il lavoro e il Primo Maggio

IL LAVORO E IL PRIMO MAGGIO di Franco Astengo Il 1° maggio 1971 il Manifesto pubblicò un editoriale non firmato dal titolo "Contro il lavoro" che fece molto scalpore. Oggi può essere utilmente preso in esame un punto di quel testo: “Nessuno più di Marx ha fatto del lavoro il centro della storia. L’uomo stesso è il prodotto del suo lavoro” e più avanti “Da un lato il lavoro diventa, come lavoro salariato, fino in fondo e per tutti una realtà esterna, senza senso e senza contenuti, un’alienazione insopportabile..”. Ecco questo è il punto su cui soffermarci, quello del lavoro come alienazione. La domanda allora diventa: qual’è il punto di alienazione raggiunto oggi? Si pone ancora la prospettiva che dalla presa di coscienza dell’alienazione si possa arrivare alla presa di coscienza della necessità del superamento del lavoro salariato? Si tratta di prendere in considerazione un dato di fondo : l’uomo non è più il prodotto del suo lavoro, come si pensava cinquant'anni fa, e neppure la dimensione umana si trova ancora al centro della subalternità al comando del profitto. Oggi l’uomo (nel senso di genere umano) non è null'altro che l’espressione del suo consumo, della sua capacità di corrispondere in ogni momento della sua vita e non soltanto in fabbrica all’egemonia del comando del profitto. Dentro lo stridore sociale dominante è il comando del profitto che ormai si è esteso sull’insieme di contraddizioni che la modernità presenta, assumendo il comando di tutte le innovazioni che via via si stanno presentando sulla scena. Ogni nostro atto, ogni nostra possibilità di visione, è compiuto in funzione dell’apparire quasi sempre pubblicitario del combinato disposto tra reale e virtuale sul quale la logica del profitto si espande e si afferma. L’intreccio tra reale e virtuale che si accompagna ormai in tutti gli aspetti della nostra vita non produce altro che la virtuosità del profitto in tutti i campi. L'incombenza imposta a tutti è quella di mantenere integro il ciclo del consumo. Così si è arrivati più ancora che alla negazione al considerare superfluo il conflitto, sia nel sociale sia nel politico. Il conflitto è considerato ormai marginale, momento di turbamento dell’ordine costituito. Così sembrano del tutto remote le potenzialità di considerare “lotta” e non “festa” una giornata del lavoro nel significato profondo, originario, del Primo Maggio. L'articolo di quel lontano 1° maggio di oltre cinquant’anni fa può essere considerato lontano nel tempo, reperto di vera antichità nella storia delle relazioni umane, sociali, politiche. L’orizzonte è rimasto ristretto alla sola possibilità della migliore remunerazione del lavoro umano per far sì che ci sia consentito di continuare ad esercitare questa funzione di mera riproduzione del consumo come fattore di consenso e di nuova dimensione dell’umanità. Un esercizio condotto a prezzo dello smisurato allargamento delle disuguaglianze su tutte le basi: individuali, collettive, planetarie con la guerra tornata sovrana a regolare la storia. Ricordarsi le condizioni di intreccio tra sfruttamento e alienazione ponendo assieme il tema di rivedere la visione del lavoro potrebbe rappresentare la possibilità di compiere dopo tanto tempo un nuovo passo in avanti almeno dal punto di vista della nostra capacità di riflessione. Quale occasione migliore del Primo Maggio per ricordare questa possibilità ?

martedì 30 aprile 2024

Il Patto che non c'è* - Lavoce.info

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Il triennio peggiore per i salari italiani - Lavoce.info

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Verso le elezioni regionali in Emilia-Romagna: una nota di discussione , Alberto Rinaldi, Giovanni Solinas | Menabò di Etica ed Economia

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Lo “spettro” del XXI secolo: l’imposta patrimoniale (seconda parte) , Ruggero Paladini | Menabò di Etica ed Economia

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Autonomia differenziata, lo spacca Italia

Autonomia differenziata, lo spacca Italia

lunedì 29 aprile 2024

Franco Astengo: Analisi elettorale

ANALISI ELETTORALI di Franco Astengo Ai nastri di partenza del Gran Premio d'Europa il sistema politico italiano appare percorso da una venatura di follia trasversale che si potrebbe definire come di "personalismo populistico": addirittura si pretenderebbe che il "clou" della contesa fosse rappresentato da una sorta di plebiscito imperniato sul nome di battesimo della signora presidente pro-tempore del Consiglio dei Ministri. Sarà bene allora attrezzarci con qualche accorgimento alla lettura dei dati che ci verranno rovesciati addosso nella notte tra il 9 e il 10 giugno prossimo. Una lettura corretta dovrà partire da due elementi: 1) non tenere in conto le percentuali elaborate sui soli voti validi (il 40% di Renzi, il 34% di Salvini: tutte percentuali fasulle e non soltanto per l'eccessiva volatilità elettorale); 2) il tema centrale della prossima tornata europea ( i cui punti di fondo saranno assolutamente dimenticati nei giorni della campagna elettorale per via dell'impegno spasmodico di affermazione personale da parte dei contendenti) sarà quello della partecipazione al voto. Da quando, nel 1979, si svolte le elezioni per il Parlamento Europeo queste, nel nostro Paese, si sono sempre dimostrate scarsamente attrattive e il numero di elettrici/ elettori presenti alle urne costantemente al di sotto del numero delle elettrici/elettori partecipanti alle elezioni politiche. Deve essere chiaro che le sole percentuali che potranno essere prese in considerazione saranno quelle riferite al totale degli aventi diritto: in quel modo si avrà preciso il dato dello scostamento in positivo o in negativo per ogni singola lista. Inoltre tutti i raffronti dovranno rigorosamente essere eseguiti tra cifre assolute: in questo senso va ricordato come il tetto della maggioranza relativa si sia sempre più abbassato tra elezioni politiche ed elezioni europee partendo dal 2008 (dati riferiti al solo territorio nazionale): Elezioni politiche 2008, maggioranza relativa PDL 13.629.464 seguito dal PD 12.095.036. Elezioni europee 2009 maggioranza relativa PDL 10.767.965 seguito da PD 7.980.455 Elezioni politiche 2013 maggioranza relativa M5S 8.691.406 seguito da PD 8.646.034 Elezioni europee 2014 maggioranza relativa PD 11.172.861 seguito da M5S 5.792.865 Elezioni politiche 2018 maggioranza relativa M5S 10.732.066 seguito da PD 6.161.896 Elezioni europee 2019 maggioranza relativa Lega 9.153.168 seguito da PD 6.050.361 Elezioni politiche 2022 maggioranza relativa FdI 7.301.303 seguito da PD 5.348.6876 Queste le relative percentuali calcolate sul totale degli aventi diritto: Elezioni politiche 2008 PDL 28,97% PD 25,71% Elezioni europee 2009 PDL 21,91% PD 16,24% Elezioni politiche 2013 M5S 18,52% PD 18,43% Elezioni europee 2014 PD 22,68% M5S 11,76% Elezioni politiche 2018 M5S 23,07% PD 13,24% Elezioni europee 2019 Lega 18,56% PD 12,27% Elezioni politiche 2022 FdI 15,86% PD 11,62% Qualche oscillazione può essere notata anche a causa della differente composizione delle liste degli aventi diritto (inclusive o meno di elettrici/elettori residenti all'estero) ma non è comunque difficile notare come il livello di rappresentatività reale del partito pro-tempore di maggioranza relativa si trovi ormai da qualche tempo in caduta libera, dal 28,97% del PDL alle politiche 2008 fino al 15,86% conseguito da FdI nel 2022: una caduta di saggio che ci fa pensare ad una crescente fragilità del sistema cui si intende dare risposta attraverso il superamento della forma di governo indicata dalla Costituzione per avviarsi verso la strada indicata con il neologismo delle "democrature". La considerazione conclusiva riguarda lo spazio che lascia una percentuale di rappresentativa così ridotta della forza di maggioranza relativa: ma questo è un problema dei contendenti che dovrebbero porsi l'obiettivo di recuperare almeno una parte proiettata fuori dalla partecipazione politica a seguito del crollo dell'immaginario disegnato nella seconda metà degli anni '10 dall'antipolitica eretta a sistema.

venerdì 26 aprile 2024

Paolo Bagnoli: Senza alcun pudore

ENZA ALCUN PUDORE 24-04-2024 - CRONACHE SOCIALISTE Gli anni che hanno seguito il crollo del sistema politico fondato sui partiti sono quelli che registrano i termini liberali e liberalismo più di quanto ciò sia successo da quando l’Italia è divenuta repubblicana e democratica. In un Paese in cui il liberalismo, parliamo di quello vero e lo diciamo un po’ alla grossa poiché la questione meriterebbe una riflessione assai ampia, è sempre stato merce rara, dopo la caduta della prima repubblica non c’era chi non si dichiarava liberale, lo erano tutti; l’Italia, prima della pandemia del corona virus ha avuto quella del morbo liberale che ritroviamo albergante sia a destra sia a sinistra. Trattandosi di un Paese che, da quando esiste, ha sempre cercato di saltare la propria ombra, non c’è certo da stupirsi. Ma poiché l’Italia è un Paese singolare in quasi tutto va osservato che questa ventata di liberalismo e di liberali non era, leopardianamente, “vaga e indefinita”; nessuno faceva riferimento al parterre de roi del liberalismo ufficiale: Camillo Cavour, Benedetto Croce, Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi, Marcello Soleri e potremmo continuare, ma a colui che, per alcuni non illustri studiosi del nostro pensiero politico, non considerano nemmeno un liberale: ossia, a Piero Gobetti. La rivoluzione liberale – formula nella quale si condensa la visione storica, politico e dottrinaria di Gobetti – viene usata come il fine dell’azione politica di Massimo D’Alema e pure di Silvio Berlusconi; ciò la dice già tutta che non c’è bisogno di spendere altre parole. Pensavamo che, raggiunto il colmo, non si sarebbe andati avanti e, invece, ci eravamo sbagliati. Del nostro errore ci siamo accorti quando Mario Sechi, direttore del quotidiano “Libero” (14 marzo 2024) accosta Giorgia Meloni a Piero Gobetti poiché le parole della presidente del consiglio sulle tasse avrebbero evocato il fondatore de “La Rivoluzione Liberale”. Quanto detto dalla Meloni sulle tasse è, per Sechi, «una dichiarazione di liberalismo», aggiungendo che, di fatto, solo lui ha colto questo grande fatto che i più non avranno certamente afferrato. Insomma la Meloni, sempre secondo Sechi, non è «l’anima dello statalismo» – a vedere le vicende del PNRR sembrerebbe che invece è proprio così – ma tutt’altro, liberale fino al midollo in quanto, «Cambiare il Fisco per Meloni significa prima di tutto rispettare la Costituzione». E anche di questo non c’eravamo proprio accorti; meno male che Sechi ci ha messo sulla giusta strada. Ora è vero che Gobetti nel 1922 critica il sistema fiscale italiano, ma il discorso di Gobetti con le parole e l’azione della Meloni e del governo che presiede non c’entrano per contesto, visione storica e ideologia politica. Proprio niente. Non sappiamo quanto Sechi e la Meloni conoscano Gobetti, forse quest’ultima lo ha sentito almeno rammentare visto che morì nella lotta contro la dittatura a causa delle bastonate dei fascisti: parola, quest’ultima, che Giorgia Meloni nemmeno cita. Comunque, se proprio Fratelli d’Italia l’avesse voluta citare Gobetti avrebbe dovuto tentare di proporlo orizzontalmente e non verticalmente, se non altro per non lasciare il passato ridicolo tentativo alla memoria di D’Alema e di Berlusconi. Ma, come sappiamo, non c’è due senza tre: basta aspettare. Non è questa la sede per andare almeno un po’ a fondo di cosa parli Gobetti quando tratta di liberalismo limitandoci a ricordare che, per lui, non è dal sostantivo che viene l’aggettivo bensì da libertà; la medesima cosa è per Carlo Rosselli e il suo Socialismo liberale, ma speriamo che dopo Gobetti Sechi non vada avanti: al già molto si aggiungerebbe il troppo. Nel marzo 1922 Gobetti scrive: «Il liberalismo non è mai stato conservatore. Il liberalismo soddisfa l’esigenza conservatrice creando un governo, ma per arricchire la spiritualità della vita sociale non può agire che come forza rivoluzionaria, come opposizione ai falsi realismi, alle idolatrie dei fatti compiuti. La funzione del liberalismo è mancata il giorno in cui ha dovuto assumere una responsabilità di governo, senza e contro il popolo. […] Il liberalismo può estrinsecare la sua capacità creativa di uno Stato soltanto attraverso un autonomo processo di disciplina libertaria». Le conclusioni vengono da sole e un po’ di pudore intellettuale non guasterebbe.

Italy: the 2024 European Parliament elections – all change? | EUROPP

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25 aprile a Milano: un corteo grande, ma i vari spezzoni sono stati incapaci di parlarsi - Articolo21

25 aprile a Milano: un corteo grande, ma i vari spezzoni sono stati incapaci di parlarsi - Articolo21

lunedì 22 aprile 2024

ALLE PORTE NON C'è IL FASCISMO MA BUROCRATI SERVILI E UN'EUROPA MENO DEMOCRATICA - GLI STATI GENERALI

ALLE PORTE NON C'è IL FASCISMO MA BUROCRATI SERVILI E UN'EUROPA MENO DEMOCRATICA - GLI STATI GENERALI

Franco Astengo: Forma-politica e forma-partito

FORMA POLITICA E FORMA PARTITO di Franco Astengo Nel rivolgermi a un numero limitato di interlocutori cercherò di affrontare, pur disponendo di limitate capacità intellettuali, il tema della "forma - partito". "Forma partito" come "Forma politica" visto almeno sul versante delle forze costituzionali di opposizione: una questione che pare tornata di grande attualità con le scelte compiute in occasione della formazione delle liste delle candidate/i per le elezioni europee condotte con metodi più riconducibile ad un casting per una serie televisive piuttosto che per definire presenze di rappresentanza politico - istituzionale della complessità sociale. Liste che non sono più formate attraverso la crescita di una classe dirigente. In questo quadro si è anche aggiunta la proposta per ora accantonata di definitiva personalizzazione del PD (quasi un tentativo di allineamento al modello di partito - personale). Andando per ordine:nel corso dell'infinita "transizione italiana" e nel modificarsi proprio della natura delle organizzazioni politiche (analizzate nel corso del tempo: dal partito ad integrazione di massa a "catch all party" fino a partito azienda, partito personale, partito a "democrazia del pubblico", partito della "democrazia recitativa") dalla classe dirigente della parte costituzionale di opposizione alla destra non sono stati affrontati almeno due punti: 1) Il tema del progetto. A questo proposito non compare un’ipotesi di superamento dell’impostazione di semplice gestione dell’esistente ( cui sono affidate anche le grandi transizioni da quella ecologica a quella digitale) e di andare oltre all’avvenuto sacrificio di identità sull’altare del governo come è avvenuto in diverse fasi contrassegnate da governi "tecnici" o di "solidarietà". In particolare Il PD, principale soggetto presente nell'opposizione che si vorrebbe democratico - costituzionale, soffre di un’ assenza di riferimenti complessivi sul piano culturale che proviene da lontano, almeno dall'espressione di quella "vocazione maggioritaria" basata su di una mera visione elettoralistica dello scopo stesso di esistenza della formazione politica:. L'assenza di progetto del resto accomuna il PD ad altri soggetti sia a sinistra, sia a vocazione "centrista". Manca complessivamente una visione di collegamento culturale, non viene esercitata alcuna funzione pedagogica, non è stata aperta una seria riflessione sulla completa assunzione dell’ideologia neoliberista verificatasi a suo tempo nella fase dell’Ulivo; 2) Il tema della forma politica. “Forma politica” e non tanto“Forma partito”: la seconda definizione quella appunto di “Forma partito”,infatti, risulterebbe quanto meno semplicistica proprio rispetto alla realtà dei tempi che stiamo vivendo. La “politica” ha subito, anche sulla spinta dell’innovazione tecnologica in campo mediatico e della comunicazione, una modificazione profonda passando (come ci è già capitato più volte di sottolineare) da fatto prevalentemente fondato sul pensiero come espressione di una identità culturale a questione di immagine e di richiesta di scelta elettorale basata sulla competizione individualistica dell’apparire. In questo senso è risultato micidiale il meccanismo dell’elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti delle Giunte Regionali (questi ultimi ormai impropriamente definiti come “Governatori” dai mezzi di comunicazione di massa). Elezione diretta che sicuramente ha garantito la stabilità degli esecutivi al prezzo di una vera e propria mortificazione dei consessi elettivi e di conseguenza della rappresentanza e della partecipazione. Da questa analisi si deduce oggettivamente la necessità di formare un vero e proprio sbarramento all'ipotesi di premierato che la destra sta ponendo all'ordine del giorno. Su questi due punti, dell’identità progettuale e della forma dell’agire politico, non appare nel sistema politico italiano una qualche tendenza a rinnovarsi e anzi, sul piano dell’ indeterminatezza identitaria, sembra esercitare una sorta di coazione a ripetere rispetto al passato . In realtà si tratta di una carenza di visione culturale che ha attraversato il sistema fin dal processo di liquidazione del PCI. A sinistra non si sono realizzate scelte: né quella della socialdemocratizzazione,né quella riferita al modello americano (cui pare tendere Schlein di cui non deve essere dimenticata la forma di elezione al di fuori dalle istanze di partito). A complicare il quadro va inoltre ricordato come a PD e AVS soggetti già provenienti tra loro da differenti culture tocca misurarsi con l'antipolitica che permane come marchio identitario del M5S. Non si può dimenticare come ,oggettivamente, il sistema lasci ampi spazi vuoti che non saranno sicuramente colmati da un tentativo di definitivo allineamento proprio al modello del partito elettorale fondato sulla "democrazia recitativa"; partito nel quale la sintesi della feudalizzazione avverrebbe attraverso il dialogo diretto tra Capo e potenziale elettorato, in sostanza tra il Capo e le masse.

venerdì 19 aprile 2024

Parce qu'il ne suffit pas de se dire démocrates. Écosocialisme et justice sociale - Fondation Jean-Jaurès

Parce qu'il ne suffit pas de se dire démocrates. Écosocialisme et justice sociale - Fondation Jean-Jaurès

Come si cambia: il Pnrr dopo la revisione* - Lavoce.info

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DOVE FINISCE MILANO - CARISSIMA CASA: LE LUNGHE RAGIONI DI UN FENOMENO - GLI STATI GENERALI

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Lezioni americane: la posta in palio delle prossime elezioni

Lezioni americane: la posta in palio delle prossime elezioni

The Paradox of the American Labor Movement - The Atlantic

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Ukraine is losing and the west faces a stark choice

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mercoledì 10 aprile 2024

Segnali preoccupanti dal Def 2024 - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Segnali preoccupanti dal Def 2024 - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Meditazioni sulle riforme – laCostituzione.info

Meditazioni sulle riforme – laCostituzione.info

Why Is Europe Losing the Productivity Race? by Barry Eichengreen - Project Syndicate

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LOMBARDIA: SANITÀ MALATA DI UNA DEMOCRAZIA MALATA |

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CITTÀ DEI BALOCCHI (PER ALCUNI) E CITTÀ DEI POVERI (DI TANTI, DI TROPPI!) |

CITTÀ DEI BALOCCHI (PER ALCUNI) E CITTÀ DEI POVERI (DI TANTI, DI TROPPI!) |

MILANO PREDONA |

MILANO PREDONA |

venerdì 5 aprile 2024

The French Left’s Delicate Unity - Dissent Magazine

The French Left’s Delicate Unity - Dissent Magazine

Franco Astengo: Trasformismo

TRASFORMISMO, PERSONALIZZAZIONE, DEMOCRAZIA RECITATIVA di Franco Astengo I fatti di Bari, legati alla "questione morale", colpiscono al cuore l'ipotesi di una nuova alleanza democratica capace di opporsi alla pericolosa ventata di destra in atto nel nostro Paese e sul piano europeo che nella nostra fattispecie punta a demolire la Costituzione e la forma di governo repubblicana. Ancora una volta è necessaria una riflessione di fondo che investa l'analisi delle cause profonde di questi fenomeni purtroppo emergenti. Proviamo ad elencare alcune possibili elementi di dibattito: 1) la trasformazione della “forma – partito” da quella “ad integrazione di massa” via via verso il “catch all party”, il “partito azienda” fino al “partito personale” in un quadro di mutamento del concetto stesso di democrazia passata da “rappresentativa” a “del pubblico” contrabbandando una formula deviata di “democrazia diretta” che avrebbe dovuto essere esercitata quasi esclusivamente attraverso il web (su questo punto però stiamo registrando rilevanti passi all’indietro). In questa situazione il PD appare incapace di porre un filtro e sicuramente non appare sufficiente il radical-movimentismo della segreteria Schlein eccessivamente votata - è il caso di dirlo - all'esercizio della "democrazia recitativa"; 2)è stata del tutto sottovalutata la costante diminuzione nella partecipazione elettorale frutto diretto di una profonda crisi nel rapporto tra vita civile e vita politica. Questo elemento è quello che consente facili infiltrazioni di gruppi organizzati che fanno della proiezione istituzionale dell'agire politico il luogo del tornaconto di clan dediti ad affari e all'esclusiva detenzione del potere. Una crisi causata da fattori molto complessi primo fra tutti quello di aver introiettato a suo tempo il concetto di “fine della storia” con relativa adozione del “pensiero Unico” proclamando la "fine delle ideologie" a vantaggio della ventata qualunquista; 3) i costanti tentativi di spostare l’asse di riferimento iscritto nella Costituzione della “centralità del Parlamento” e delle altre assemblee elettive verso una “governabilità” ottenuta attraverso vere e proprie forzature di restringimento dell’agibilità della rappresentanza politica. La riflessione in questo senso deve comprendere, oltre ai diversi meccanismi della formula elettorale, anche quelli dell'elezione diretta (in particolare dei presidenti di Regione) posta in rapporto al fattore di personalizzazione della politica e del già citato esercizio della "democrazia recitativa" (elementi che allentano di molto i filtri invitando oggettivamente i candidati a imbarcare nelle loro fila quanti si pongano " a disposizione" senza provvedere a valutazioni di merito ma soltanto perché disponibili a offrire pacchetti di voti). 4) Sicuramente non hanno aiutato a considerare come valore la moralità della vita pubblica operazioni trasformistiche di rilevanti dimensioni quali il mutamento di finalità e di denominazione della Lega passata dalla posizione separatista a quella nazionalista con vocazione sovranista e la mutazione (che in altri tempi sarebbe stata definita “genetica”) del M5S passato tranquillamente dall’antipolitica al ministerialismo al pretendere l'egemonia di un ipotetico polo progressista. Ancora una volta debbono essere considerati, almeno dal nostro punto di vista, anche gli effetti concreti di una "vocazione maggioritaria" esercitata, in particolare nelle situazioni locali, esclusivamente dal punto di vista della detenzione del potere magari fortemente venata di dimensioni populiste. 5)Naturalmente non si può dimenticare che il trasformismo è stata componente vitale del sistema politico italiano ancora in precedenza all'Unità d'Italia se prendiamo come riferimento il connubio Cavour - Rattazzi nel parlamento subalpino. Le ragioni che si sono tentate di esporre in questo testo risalgono ai fattori emersi nel post "Repubblica dei Partiti" ( da Pietro Scoppola) che hanno reso del tutto inedita la situazione attuale. Uno stato di cose in atto ben meritevole di grande attenzione proprio nel momento in cui in fondo al tunnel della scarsa partecipazione e della proposta di sottolineatura istituzionale del personalismo potrebbe esserci l'ipotesi di una "democratura" autoritaria (una sorta di salazarismo di ritorno con il mantenimento di una sorta pluralismo di facciata, appunto esercitato nel solco di quella "democrazia recitativa" di cui appaiono maestri nell'esercizio diversi presidenti di Regione camuffati da "governatori").

The world’s moral failure in Gaza

The world’s moral failure in Gaza

venerdì 29 marzo 2024

Solidarietà alle Madri di Plaza de Mayo contro l'assurdo negazionismo di Javier Milei - Articolo21

Solidarietà alle Madri di Plaza de Mayo contro l'assurdo negazionismo di Javier Milei - Articolo21

Labour Will End Neoliberalism. Just Not in a Good Way | Novara Media

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De Macron ou Mélenchon à Glucksmann : vers un renouveau de la social-démocratie ? - Fondation Jean-Jaurès

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The geography of discontent and the rise of far-right politics in Portugal | EUROPP

The geography of discontent and the rise of far-right politics in Portugal | EUROPP

Superbonus: la nuova stretta colpisce i più deboli - Lavoce.info

Superbonus: la nuova stretta colpisce i più deboli - Lavoce.info

Gaza: status of UN Security Council ceasefire demand

Gaza: status of UN Security Council ceasefire demand

domenica 24 marzo 2024

Franco Astengo: Destra e campo democratico

DESTRA E CAMPO DEMOCRATICO di Franco Astengo Sono passati 18 mesi dal risultato elettorale del 25 settembre 2022 e la vicenda legata al Comune di Bari ha disvelato, se mai ce ne fosse stato bisogno, la vera natura dello spostamento a destra verificatosi in Italia attraverso quel voto frutto della disillusione generale provocata dalla ventata di antipolitica emersa nel corso della crisi degli anni'10. Una realtà molto complessa alla quale si era cercato di dare risposta attraverso l'espressione materiale di una tecnocrazia che, alla fine, ha provocato (in una fase di inedita emergenza) ulteriore distacco e ridimensionamento delle forze democratiche. Inutile elencare tutti gli elementi di sottovalutazione di questo stato di cose a partire dall'accettazione di una formula elettorale voluta a suo tempo da presuntuosi corifei della "governabilità" (convinti che sarebbe toccata loro in eterno per diritto divino e attraverso qualsivoglia combinazione). Da sottolineare invece l'incertezza espressa dalle principali forze di opposizione nel definire l'identità del nuovo quadro maggioritario presente in questa legislatura: si è fatto fatica a capire l'intendimento della destra di stravolgimento dell'assetto costituzionale nell'idea di superare la Repubblica Parlamentare nata dal dettato della Carta Fondamentale emanata nel '48. Del resto in passato questi elementi di leggerezza nell'affrontare il tema delicatissimo dell'identità repubblicana erano già emersi e per fortuna respinti (per due volte dal voto popolare). Oggi i campi appaiono però nettamente divisi: da un lato appare evidente l'eversione costituzionale e dall'altra un campo democratico che stenta a trovare i termini concreti di una politica unitaria da portare avanti soprattutto sul terreno istituzionale. E' questo il tema che propone proprio questo ultimo assalto che si sta verificando in queste ore (senza dimenticare però gli elementi di debolezza che pure, nel frangente, si sono dimostrati dalla nostra stessa parte). Il tema non è quello del cosiddetto "campo largo" ma quello del "campo democratico - costituzionale" da costruire immediatamente cercando l'adesione di chi non ha incertezze nel definire la situazione analizzandola invece con la necessaria chiarezza che richiede la radicalità delle contraddizioni in atto. Le elezioni europee potranno essere affrontate con il senso di appartenenza che richiede il sistema proporzionale ma egualmente presentando assieme tra le diverse forze una "griglia interpretativa" comune relativa alla forma concreta della Democrazia Repubblicana impostata dalla nostra Costituzione quale elemento indispensabile di coesione in vista di futuri difficili appuntamenti che richiederanno il massimo possibile di una salda visione unitaria.--

Javier Milei dichiara guerra pure alla memoria sulla dittatura militare: cancellati programmi tv, svuotati i luoghi simbolo delle torture - Il Fatto Quotidiano

Javier Milei dichiara guerra pure alla memoria sulla dittatura militare: cancellati programmi tv, svuotati i luoghi simbolo delle torture - Il Fatto Quotidiano

Ezio Mauro: "Dopo gli attentati di Mosca, la democrazia globale è ancora più a rischio" - Articolo21

Ezio Mauro: "Dopo gli attentati di Mosca, la democrazia globale è ancora più a rischio" - Articolo21

venerdì 15 marzo 2024

Thomas Piketty: "The Labour Party is too conservative" - New Statesman

Thomas Piketty: "The Labour Party is too conservative" - New Statesman

Out but not over: Socialists' electoral tie in Portugal - Foundation for European Progressive Studies

Out but not over: Socialists' electoral tie in Portugal - Foundation for European Progressive Studies

Bernie Sanders Is Calling for a 32-Hour Workweek

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How Russia's invasion of Ukraine rewrote Nordic defence policies | EUROPP

How Russia's invasion of Ukraine rewrote Nordic defence policies | EUROPP

How authoritarian legacies and nostalgia underpin support for Chega in Portugal | EUROPP

How authoritarian legacies and nostalgia underpin support for Chega in Portugal | EUROPP

Europa insicura: l’importanza di garantire un lavoro*, Daniel Witzani-Haim, Dennis Tamesberger, Simon Theurl | Menabò di Etica ed Economia

Europa insicura: l’importanza di garantire un lavoro*, Daniel Witzani-Haim, Dennis Tamesberger, Simon Theurl | Menabò di Etica ed Economia

Noi contro voi: mentalità populista e idee di giustizia sociale, Eugenio Levi, Fabrizio Patriarca | Menabò di Etica ed Economia

Noi contro voi: mentalità populista e idee di giustizia sociale, Eugenio Levi, Fabrizio Patriarca | Menabò di Etica ed Economia

giovedì 14 marzo 2024

Maggiore avvedutezza sarebbe gradita in Comune - Il Migliorista

Maggiore avvedutezza sarebbe gradita in Comune - Il Migliorista

feps-europe.eu/out-but-not-over-socialists-electoral-tie-in-portugal/

feps-europe.eu/out-but-not-over-socialists-electoral-tie-in-portugal/

Portugal: a Socialist loss - Foundation for European Progressive Studies

Portugal: a Socialist loss - Foundation for European Progressive Studies

Franco Astengo: Il declino della democrazia italiana

IL DECLINO DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA di Franco Astengo In un quadro generale di fortissima difficoltà del sistema di relazioni internazionali che si trova ormai sull'orlo del conflitto globale e di vera e propria crisi delle democrazie liberali insidiate da "democrature" e autocrazie di vario tipo la democrazia italiana sembra proprio aver imboccato la strada del declino in uno scenario nel quale potrebbero presentarsi variabili imprevedibili. Così con un declino apripista di possibili avventure potrebbe concludersi la lunga transizione avviata fin dagli anni '90 del secolo scorso con la fine della "Repubblica dei Partiti": transizione affrontata dell'establishment politico, economico e culturale semplicisticamente attraverso lo spostamento dell'asse di riferimento dalla rappresentanza politica alla governabilità intesa come potere modificando così - a seconda delle reciproche convenienze - il sistema elettorale in modo da rendere l'esito del voto pressoché impermeabile al giudizio di elettrici ed elettori (con conseguenza di larghe intese, governi tecnici, passaggi immediati da giallo verde a giallo rosso ecc.). Ci si sta interrogando sulle cause profonde di questa difficoltà: potrebbe essere allora possibile individuare due elementi fondativi: 1) Il distacco dalla Costituzione Repubblicana vero fondamento della "democrazia antifascista", trasformata in "democrazia afascista". Gabriele Pedullà e Nadia Urbinati (Democrazia afascista - Feltrinelli) la descrivono come preparatoria di un mondo gerarchico e statico; una società della cieca deferenza, dove c'è chi è in alto e c'è chi è in basso e dove chi è in basso, persuaso che le sconfitte sono solo eventi personali, deve piegare il capo rinnegando un secolo di conquiste democratiche. Il grande nemico della democrazia afascista è infatti l'uguaglianza sociale e politica. Crescono così invidia, risentimento, frustrazione e ci si rivolge al populismo rifiutando l'idea della politica come "motore sociale". In questo modo si anestetizza lo stesso schema bipolare che si sta consolidando come espressione del sistema politico perchè entrambi gli schieramenti finiscono prigionieri di quelle che sono state definite "concezioni avaloriali", ipermaggioritarie, notabiliari e aconflittuali limitandosi a gareggiare - appunto - per la gestione del potere; 2) L'altro elemento di declino è stato rappresentato dalla presenza (anche dirompente) delle cosiddette "proposte terziste", nè di sinistra, nè di destra, che hanno portato ad un analogo effetto anestetizzante omologo a quello provocato dal distacco dalla Costituzione antifascista. Nel suo "Categorie della Politica, dopo destra e sinistra" Vincenzo Costa individua nella crisi di legittimazione della democrazia liberale l'incapacità di intercettare i cambiamenti e le istanze di quello che viene definito, riprendendo Habermas : "il mondo della vita". Così il nè di destra e il né di sinistra si traduce in un ritrovarsi nel manifestare diffidenza verso i ceti popolari cui è attribuita lo stigma di "sconfitti della globalizzazione". Se la destra è sempre stata intrisa di uno spirito suprematista e "iper classista" la sinistra sembra adeguarsi in un atteggiamento escludente nei confronti di che dispone di minore capitale economico e culturale. Il punto di contrasto di questo stato di cose risiederebbe allora nel reingresso delle masse popolari nella gestione della politica: elemento questo progressivamente assente con la fine dei grandi partiti a integrazione di massa sostituiti proprio dal polverone populista del "nè di destra, né di sinistra" (che non è stato soltanto appannaggio del M5S). Servirebbe un recupero di identità che potrebbe realizzarsi soltanto convincendo che la politica rimane lo strumento più efficace a cambiare la condizione sociale. La riaffermazione della Costituzione Antifascista, della visione che contiene il suo testo dei rapporti sociali, delle forme di strutturazione istituzionale, di disegno per il futuro rappresenterebbe la chiave di volta per delineare la costruzione di una nuova identità democratica: nel frattempo però ci aspettano prove molte ardue e non pare che ci si stia attrezzando a sufficienza per affrontarle adeguatamente.

lunedì 11 marzo 2024

NELLE PERIFERIE SPIRA FORTE IL VENTO DI DESTRA - GLI STATI GENERALI

NELLE PERIFERIE SPIRA FORTE IL VENTO DI DESTRA - GLI STATI GENERALI: Pareva ormai tutto in discesa, per la coalizione di opposizione, dopo la (peraltro risicata) vittoria in Sardegna. Pareva che il vento fosse cambiato, in poche settimane. O almeno così si auguravano i protagonisti del cosiddetto campo largo, o larghissimo, che comprendeva tutte le forze politiche co

La democrazia afascista. O il declino dell'uguaglianza sociale e politica - Strisciarossa

La democrazia afascista. O il declino dell'uguaglianza sociale e politica - Strisciarossa

Franco Astengo: Numeri dall'Abruzzo

NUMERI DALL'ABRUZZO di Franco Astengo In precedenza dell'esposizione dei dati ecco alcuni punti riassuntivi: a) Prosegue, anche se a scartamento ridotto, l'assestamento verso il basso della partecipazione al voto. b) Connettendo il trend dalle elezioni sarde a quelle abruzzesi si può segnalare la ridefinizione di un profilo bipolare dai confini ristretti dove Fratelli d'Italia e PD stanno assumendo un deciso ruolo- guida nelle rispettive coalizioni; c) il quadro complessiva ci indica che se la strada sembra essere quella di una sorta di "bipartitismo imperfetto" avremo di conseguenza una accentuazione della personalizzazione; d) valutando anche la prospettiva europea nell'ipotesi di formazione di maggioranze al Parlamento di Strasburgo le elezioni italiane avranno un peso anche sotto l'aspetto della dimensione della maggioranza relativa e del numero dei deputati eletti. Sinteticamente alcune indicazioni che ci provengono dai risultati delle Regionali in Abruzzo: 1) La competizione regionale è stata chiaramente appannaggio del centro destra ma se consideriamo l'esito elettorale dell'Abruzzo parte della marcia di avvicinamento alle Europee del 9 giugno allora è il caso di approfondire alcuni aspetti; 2) Prosegue, anche se a scartamento ridotto, l'assestamento verso il basso della partecipazione al voto. In esito alle elezioni regionali abruzzesi nel 2019 i candidati presidenti (4) ottennero complessivamente 624.482 voti validi (su di un corpo elettorale di 1.211.204) pari al 51,55%. Nelle elezioni politiche 2022 nel collegio Abruzzo con un corpo elettorale di 1.026.974 unità i candidati nei collegi uninominali ottennero complessivamente 625.731 voti pari al 60,92%. Nelle elezioni regionali 2024 i candidati presidenti (2) hanno avuto complessivamente 612.408 voti (su di un corpo elettorale di 1.208.207) pari al 50,68% (meno 0,87 % tra il 2019 e il 2024). Si fa presente che tutte le percentuali elaborate in questa sede si riferiscono al totale degli aventi diritto al voto e non ai soli voti espressi validamente. Per quel che riguarda i voti delle liste nelle regionali 2019 si ebbero 599.356 voti validi (49,48% sul totale degli iscritti nelle liste). Nell'analoga competizione del 2024 ( i dati si riferiscono a 1632 sezioni su 1634) le liste hanno ottenuto 578.153 voti ( 47,85% con una diminuzione dell'1,63%). In sostanza nessuno sembra in gradi intercettare l'astensionismo consolidato. 3) Tra il 2019 e il 2024 i candidati alla presidenza della Regione Abruzzo si sono ridotti da 4 a 2: in questo senso è oggettivo il rinsaldamento del riscontro bipolare che comunque era stato segnalato anche dall'esito delle recenti elezioni sarde. Gli elementi di volatilità elettorale si possono quindi riscontrare all'interno degli schieramenti e nella valutazione riguardante l'accorpamento del Movimento 5 stelle e di liste centriste nell'alleanza con il PD. 4) Nel centro destra (a formazione sostanzialmente invariata tra il 2019 e il 2024) si registrano questi passaggi: Il candidato presidente Marsilio passa da 299.949 voti (24,76% sul totale degli aventi diritto) a 327.660 voti ( 27,11 sul totale degli aventi diritto con un incremento effettivo del 2,24%). Per quel che riguarda le liste: a) Lega: nel 2019, 165.008 voti ( 13,62% sul totale degli aventi diritto), politiche 2022 51.764 voti (5,04 sul totale degli aventi diritto), regionali 2024 43.780 voti (3,62% sul totale degli aventi diritto). Tra il 2019 e il 2023 una flessione del 10% sul totale degli aventi diritto) b) Fratelli d'Italia: nel 2019 38.894 voti (3,21 sul totale degli aventi diritto), le liste d'appoggio al candidato presidente 19.446 voti (1,60% sul totale degli aventi diritto); politiche 2022 173.153 voti (16,86% sul totale degli aventi diritto); regionali 2024 139.376 voti (11,53% sul totale degli aventi diritto), lista d'appoggio al candidato presidente 33.078 voti (2,26% sul totale degli aventi diritto. Calcolando rigorosamente le percentuali sul totale degli aventi diritto la somma FdI e lista del presidente ha raccolto nel 2019 il 4,81%; nelle politiche 2022 la lista FdI ha ottenuto il 16,86%; nelle regionali 2024 la lista FdI e quella d'appoggio del candidato presidente hanno sommato il 13,79%). Senza bisogno di una sofisticata analisi dei flussi risalta un passaggio diretto di voti dalla Lega verso Fratelli d'Italia; c) Forza Italia; nelle regionali 2019 54.223 voti ( 3,69% sul totale degli aventi diritto) politiche 2022 69.512 voti ( 6,76% sul totale degli aventi diritto) regionali 2024 77.455 voti (5,30% sul totale degli aventi diritto) Complessivamente le liste di centro destra avevano ottenuto nelle regionali 2019 294.879 (24,34% sul totale degli aventi diritto) politiche 2022 298,620 voti ( 29,07% sul totale degli aventi diritto) regionali 2024 315,987 (26,15% sul totale degli aventi diritto). In questo contesto Fratelli d'Italia rappresenta il 44,10% dell'intera coalizione (cui va aggiunto il 5,72% della liste d'appoggio al candidato presidente 5) Nel centro-sinistra invece variazioni molto importanti nella composizione sia rispetto alle regionali 2019, sia al riguardo delle politiche 2021. Nel 2019 la candidatura Legnini (centro-sinistra) raccolse 195.394 voti (16,13% sul totale degli aventi diritto) e quella Marcozzi (M5S) 126.675 ( 10,45 sul totale degli aventi diritto). Nel 2024 la candidatura D'Amico (centro sinistra e M5S) 284.748 ( 23,56% sul totale degli aventi diritto con una diminuzione del 3,02% sulla somma delle 2 candidature del 2019) Lo schieramento di centro - sinistra nelle regionali 2019 aveva avuto 183630 voti (15, 16% sul totale degli aventi diritto), il Movimento 5 stelle 118.287 voti (10,45 degli aventi diritto) nelle politiche 2022 l'alleanza attorno al PD 137.336 (13,37% sul totale degli aventi diritto) il M5S 115.336 voti (11,23% sul totale degli aventi diritto) i centristi 39.295 voti (3,82% sul totale degli aventi diritto); Regionali 262.166 voti (21,69% sul totale degli aventi diritto). IL PD rappresenta il 44,73% della coalizione. Al riguardo delle singole liste del centro - sinistra: a) il PD passa dai 66.769 voti ( 5,51% del totale degli aventi diritto nelle regionali 2019 ( con le liste di appoggio al presidente ebbero rispettivamente 33.277 voti, 23.168 e 16.055) a 103.956 voti nelle politiche 2022 ( 9,85% sul totale degli aventi diritto) e 117.281 voti nelle regionali 2024 (9,70% sul totale degli aventi diritto con un incremento effettivo tra il 2019 e il 2024 del 4,19%). La lista di appoggio al candidato presidente ha avuto 44.318 voti ( 3,07%) b) M5S: La lista del M5S aveva ottenuto nelle regionali del 2019 la somma di 118.287 voti ( 8,05% sul totale degli aventi diritto), nelle politiche 2022 115.336 ( 11,23% sul totale degli aventi diritto: si ricorda che nell'occasione delle elezioni politiche le liste degli aventi diritto sono depurate da elettrici ed elettori votanti nelle circoscrizioni estero). Nelle regionali 2024 la lista del M5S ha avuto 40.544 voti (3,35% sul totale degli aventi diritto. Tra il 2019 e il 2024 flessione del 4,70% effettivo). Il M5S prosegue nel suo declino: con la dinamica dei flussi si identificherà meglio la direzione delle perdite di voti del MoVimento ma già si possono indicare nel PD e nella ridotta crescita dell'astensione le direzioni più plausibili. c) A Sinistra nel 2019 era presente LeU con 16.614 voti ( 1,37% sul totale degli aventi diritto), nelle politiche 2022 la lista di AVS ha avuto 16.799 voti (1,63% sul totale degli aventi diritto) e quella di Unione Popolare 10.761 voti ( 1,04% sul totale degli aventi diritto); nelle elezioni regionali del 2024 presente la lista di AVS con 20.628 voti (1,70% sul totale degli aventi diritto, incremento effettivo rispetto a Leu 2019 dello 0,33% sul totale degli aventi diritto) d) Capitolo centristi. Nelle elezioni regionali 2019 era presente una lista Centristi per l'Europa con 7.938 voti ( 0,65% sul totale degli aventi diritto), nelle elezioni politiche 2022 erano presenti più Europa nell'alleanza con il PD con 12.363 voti ( 1,20% sul totale degli aventi diritto) e Azione-Italia Viva in forma autonoma ottenendo 39.295 voti ( 3,82% sul totale degli aventi diritto), nelle elezioni regionali 2024 presente la lista Azione - Riformatori con 23.145 voti (1,58% sul totale degli aventi diritto).