lunedì 5 ottobre 2026

Franco Astengo: Contraddizioni e spazio politico

CONTRADDIZIONI E SPAZIO POLITICO di Franco Astengo A cavallo del tormentato periodo dell’emergenza sanitaria (2020-2021) molte analisi avevano individuato l’avvio di un processo di acutizzazione delle contraddizioni sociali, almeno sul piano europeo: processo che avrebbe estremizzato il confronto sociale e politico attorno a diverse (e apparentemente contrastanti) “issues”. Oggi il contrasto evidente tra il peggioramento nelle condizioni di vita in particolare nelle grandi aree metropolitane, la crisi verticale del modello industriale fin qui dominante e basato sul consumo individuale, il tema delle migrazioni e il relativo discorso sull’integrazione possibile, la crescita a dismisura delle disuguaglianze, la guerra hanno portato all’esasperazione del confronto sociale e al riproporsi di “fratture” che forse frettolosamente avevamo pensato accantonate: attorno all’eterno persistere della contraddizione principale i temi post-materialisti delle transizioni digitale, ecologica, di genere si trovano aggrediti, ad esempio, dall’ acuirsi del confronto centro-periferia e città-campagna. Una situazione inedita per gli epigoni della democrazia liberale compresi i socialisti tutti adagiati sull’idea della fine della storia post-Muro e invece precipitati nel baratro della semplificazione nel rapporto politica-società voluto dalla destra e dall’emergere di grandi masse che le forze politiche tradizionali non riescono a intercettare e tanto meno a orientare. In realtà la sinistra non riesce a elaborare un progetto di alternativa sistemica (come sarebbe necessario) perché in essa sono assenti due elementi fondativi: l’ipotesi politica e l’individuazione dello spazio. In soldoni: l’ipotesi politica può essere soltanto sovranazionale e derivante da una seria analisi delle contraddizioni sociali che individui le priorità e lo spazio politico di questa dimensione sovranazionale potrà essere soltanto quello europeo, in una dimensione forse diversa da quella attuale a 27). Ripiegare su di un populismo nazionalista come affiora in certe posizioni (penso a France Insoumise per essere chiari o al M5S in Italia) non significa rendersi utili alla causa del cambiamento: poi che quel che resta dei socialdemocratici o della sinistra post – comunista debba riflettere sulla propria reale capacità di intercettazione sociale è un altro paio di maniche. Quel che è certo che la ricetta della destra estrema di semplificazione nel rapporto di potere non funzionerà comunque trovandosi – alla fine – prigioniera appunto dell’acutezza delle contraddizioni in atto che richiederà inevitabilmente un discorso sulla transizione e l’elaborazione di un progetto (insisto su scala sovranazionale e a dimensione europea).

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