sabato 22 novembre 2008

tremolada: breve nota

Breve nota sui temi politici ed organizzativi per un nuovo Partito Socialista

Di Sergio Tremolada

(18 Novembre 2008)


Una crisi capitalistica epocale

Deve essere l’occasione per ridefinire nuove strategie politiche ed economiche per uscire da questa crisi con radicali “riforme” del sistema che devono andare di pari passo con nuove ed altrettanto radicali cambiamenti del nostro pensiero economico.

Vi sono pensatori giudicati finora controcorrente, quali il premio nobel dell’Economia Paul Krugman, che possono darci la bussola per nuovi orizzonti e nuovi scenari.


La sfida dell’innovazione

L’Europa ed ancor più l’Italia (ma l’intero l’occidente come sta?) rischiano di perdere la sfida sia dell’innovazione di processo che di prodotto; la risposta prevalente alla globalizzazione dei mercati è stata la delocalizzazione delle imprese che non modifica e qualifica la struttura economico-produttiva del Paese ma l’impoverisce sul piano della occupazione di qualità; se non si sostituiscono le vecchie produzioni e non si fanno crescere nuove imprese a dimensioni ragguardevoli (capaci di padroneggiare le tecnologie del futuro e di commercializzarle all’estero) la sfida sarà persa; il presupposto di tale modello è basato su lavoratori di altissima professionalità (e scolarità, altro che precarietà a vita!) in grado di conseguire risultati d’eccellenza in ogni campo specie se manifatturiero.

Fin dagli anni 80 si è parlato di qualità, di nuovi modi del produrre, dello sviluppo sostenibile ma relativamente poche sono ancora le imprese che hanno realizzato tali trasformazioni; anche in Lombardia, milioni di ore di cassa integrazione e miliardi di lire della mano pubblica non sono state sufficienti a cambiare radicalmente il sistema produttivo, anzi è venuto allo scoperto il limite gravissimo del “piccolo è bello perché flessibile”. Anche se vi sono modelli innovativi e d’eccellenza (si pensi all’industria del mobile in Brianza o nel Nordest i “dipartimenti”), la scarsa presenza di grandi imprese nazionali (meglio se multinazionali) ha ridotto le nostre capacità di essere presenti sui mercati internazionali ed anche le spese per la ricerca e l’innovazione sono diminuiti di numerosi punti percentuali (anche gli ultimi dati Istat rimarcano tale costante riduzione).

Dopo tanto parlare di ambiente, di qualità dello sviluppo e di ambiente come risorsa, il nostro Paese ha ripreso le vecchie abitudini, i vecchi modelli e sta perdendo il treno delle tecnologie alternative in molti ambiti produttivi. Le imprese, salvo lodevoli eccezioni, un esempio è la ST Microelectronics), vedono come il fumo negli occhi le normative ambientali ed i vincoli legati alla qualità dello sviluppo, eppure si tratta di businnes proiettati nel futuro e già oggi di assoluto rilievo.


Anche le Istituzioni non si sono innovate a sufficienza

Siamo nel nuovo millennio ed ancora non vede la luce la “Grande riforma” ma neppure una piccola; le modifiche apportate alla Costituzione ed al sistema elettorale - parlamentare non stanno ancora dando i frutti sperati per le divisioni profonde della politica, del Paese e per una pretesa autosufficienza della maggioranza.

Anche questa partita è decisiva per il futuro dell’Italia così come una profonda riforma dell’Amministrazione pubblica ai suoi vari livelli.

Le “riforme” che si sono succedute sono state più delle relative razionalizzazioni della spesa (cospicua) per la sua gestione che non modifiche organiche e di spessore sul modo di essere e di operare a favore dei cittadini, in definitiva del Paese.

Le “riforme” della Scuola e della Università, poi, sono parte di una storia infinita, ad ogni cambio di Maggioranza si sono tentati nuovi e diversi percorsi senza un preciso disegno condiviso e rispettoso dei dettati costituzionali; il Centrosinistra non è stato capace di coinvolgere e mobilitare i lavoratori del sistema scolastico da molto tempo scarsamente retribuito e motivato (gratificato) sul piano della qualità del lavoro e dal ruolo nella nostra società. Dal canto loro Insegnanti e Professori hanno temuto il giudizio qualitativo sul loro operato né hanno saputo indicare, loro, un sistema di classificazione di merito; hanno, sbagliando, preferito criteri di valutazione collettivi che hanno finito col penalizzare i migliori fra loro e far generalizzare i giudizi della collettività (oggi particolarmente ingenerosi) sulla categoria.


La Politica, la parte che tocca al Partito Socialista

La Politica (nel senso più nobile del termine: la res publica) deve assumere di nuovo un ruolo determinante nelle scelte d’indirizzo del Paese.

Il pensiero socialista può avere nuova linfa se sarà capace di scrollarsi di dosso la sua parte di subalternità culturale (in particolare sulle questioni economiche e non c’è bisogno di ripescare Marx) e se sarà capace di immaginare il futuro e disegnare coraggiosamente le risposte “universali” ai bisogni collettivi ed individuali, alle sfide produttive, al bisogno assoluto di nuovi saperi non per una elite ma per la stragrande parte dei cittadini. Si dovranno individuare, nei nuovi aspetti della vita contemporanea, nuovi sbocchi occupazionali superando quel che resta del pensiero produttivo (troppo filo industriale) classico della vecchia Sinistra.

Poi nelle proposte un po’ di coraggio, un pizzico d’utopia: provate a pensare nell’ottocento a quei Socialisti che predicavano il suffragio universale o le 8 ore di lavoro in un mondo in cui se ne lavoravano 12, 14; sembravano visionari profeti del nulla, eppure quale progresso ha avuto l’umanità grazie a loro!

Ecco perché è necessario uscire dagli schemi noti e approfondire, per esempio, le tematiche della Cultura generale del nostro Paese; occorre certo una scuola pubblica di qualità ma va detto come, con quali contenuti, risorse, energie. La Scienza e la Conoscenza come “materia prima” base del nostro nuovo sviluppo, uno sviluppo da paese trasformatore e scarso di materie prime ed energetiche ma ricco di storia e di culture. Occorre valorizzare una cultura ambientale e di tutela dei beni paesaggistici e culturali che connotano il nostro Paese come unico al mondo.

Occorre reinventare un nuovo welfare “universale”, per tutti i cittadini dunque, un esempio: siamo in Europa il fanalino di coda per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali per i disoccupati (in Germania l’80% dei lavoratori sono coperti, in Francia il 67%, in Italia il 24%), meglio non parlare del sostegno alle famiglie e delle retribuzioni! Eppure i precari, i “flessibili” saranno gli ultimi della terra, nuovi poveri che si aggiungeranno a quel 12% della popolazione che lo sono già o che sfiorano il livello della povertà.

È necessario anche pensare ad una redistribuzione degli oneri ma anche dei profitti di quanto prodotto, ed in che modo si dovrà recuperare risorse per sostenere il sistema delle imprese le famiglie ed il sistema economico nel suo complesso; a questo scopo, sarà necessaria una vera battaglia culturale per rovesciare la tendenza negativa, tutta italiana, relativa al pagamento delle tasse ed al loro significato politico e sociale.

Anche la questione del debito pubblico e del suo contenimento rischia di essere un mito per la sinistra e una variabile indipendente per la destra; è un mito da sfatare fino a che il debito prevalente sarà fra i cittadini italiani e lo Stato italiano.

Del resto (finalmente) anche la BCE si è dichiarata favorevole ad un modello economico più flessibile; le politiche neokeinesiane potranno ancora essere adottate e probabilmente lo saranno; il merito non andrà necessariamente alla sinistra che in buona parte, per subalternità culturalmente, le aveva “ripudiate” per scarsa convinzione politica.

Per troppo tempo profeti del liberismo, pensiero unico dominante, vero e proprio ideologismo in una fase storica che aveva visto cadere le altre ideologie, hanno potuto operare, in modo a volte aggressivo, senza una vera opposizione al loro modo di pensare, eppure i segnali profondi della crisi sono stati anticipati da autorevoli studiosi ma non si sono voluti ascoltare neanche a sinistra che è diventata così subalterna alla cultura dominante. Oggi non è più possibile nascondere il fallimento del liberismo teorico quale supremo regolatore del mercato e dell’economia, possiamo riprendere il pensiero socialista sia pure depurato dalle sue parti meno attuali.


II Parte: le decisioni ed il metodo democratico

I Soggetti: Governi – La Politica – Le Istituzioni - Cittadini

La democrazia ha le sue regole, i suoi tempi per le decisioni ed i suoi riti, il mondo va avanti in un contesto non sempre rispettoso ed attento alle aspettative democratiche; i tempi delle risposte alle questioni che sorgono si fanno più stretti e non sempre sono rispettate le procedure.

Non si possono accettare la diminuzione delle garanzie democratiche per tutti quei temi che sono indisponibili quali la vita, la libertà, le garanzie politiche e sociali, le decisioni che riguardano le grandi questioni d’indirizzo politico.

Innegabilmente i Governi devono poter decidere il più rapidamente possibile in un mondo che cambia rapidamente, tutto ciò è comprensibile e può essere favorito a patto che le decisioni siano condivise e le soluzioni partecipate sin dalla fase della loro definizione; la democrazia non può essere la dittatura della maggioranza oppure una variabile dipendente dal mercato.

L’organizzazione della Politica, poi, deve ancora fare un enorme salto di qualità. Sia nella fase “organizzativa” (nascita o rinascita dei partiti, dei soggetti della politica) così come nella democrazia interna a tali soggetti, nei processi decisionali che riguardino i programmi e la costruzione dei Gruppi dirigenti o le regole elettorali o istituzionali.

Vanno introdotti meccanismi di “controllo” interni ma che risultino chiari e trasparenti anche all’esterno dei soggetti della politica.

Un tasto dolente nel rapporto col Paese è la questione dei costi della Politica: la democrazia ha sempre avuto attacchi dai suoi nemici sul piano dei costi diretti ed indiretti mentre la vera questione è il rapporto fra costi e risultati fermo restando che i compensi dei Politici non possono essere avulsi dal contesto del Paese, in particolare ora che è chiamato a dare un forte e “costoso” contributo alla soluzione della crisi sistemica.

Il rapporto fra costi e risultati vale anche per le Amministrazioni pubbliche, a volte non c’è motivo per alti costi a fronte di scarsi e poco trasparenti risultati. Anche in questo caso vi è la necessità di più efficienza, maggiore trasparenza e di rendere tali importanti organismi più vicini alle esigenze dei cittadini.


III Parte. Lo scenario e le risposte che il PS (pur con le sue limitate forze) può dare

Dare continuità alla fase costituente, il mondo evolve

Questa è una fase di riorganizzazione della Politica, specie a Sinistra; non sta scritto da nessuna parte che il risultato di tale lavoro debba dare per forza risultati positivi ma neppure che le vicende politiche non si possano influenzare nel senso di una migliore funzionalità e una maggior democrazia. Anche il PS può dare un contributo originale.

· Va dato il via ad una riorganizzazione più democratica che coinvolga anche intelligenze al di fuori del Partito pena l’isterilirsi della sua iniziativa.
· Vanno costituiti, quindi, “ambiti” di discussione fra dirigenti, simpatizzanti e vicini o contigui al pensiero socialista (neosocialismo?) Tali “ambiti” (Associazioni, Fondazioni?) non sostituiscono gli organi interni di direzione ma li affiancano e ne diventano “consulenti”.
· Vanno pensati nuovi metodi di rapporto (con quali strumenti e mezzi economici?) con Iscritti ed Elettori coinvolgendoli in modo (relativamente) sistematico. (Referendum, primarie, questionari telematici, blog, assemblee aperte?)

Il nostro lavoro deve poter essere finalizzato ad un impegno che va oltre noi stessi: in una prospettiva che prefiguri “modelli” politici e sociali più avanzati per una vita migliore per noi e per le generazioni future.

Conclusioni.

Il risultato da perseguire, il metodo di lavoro, devono dare la dimostrazione che si vuol davvero voltare pagina, dando vita ad un soggetto politico che rifiuti i vecchi difetti legati a vecchi metodi e che vuole sperimentare nuovi schemi politico-organizzativi meno “morandiani” (che ci volete fare è un vezzo dell’età) e più “libertari” (non sono un sessantottino sempre per l’età).

Ho volutamente tralasciato la questione dei rapporti con le altre Forze politiche, non tocca al semplice militante proporre la soluzione, solo una considerazione: siamo in parecchi ad essere costretti a ripensare il nostro futuro, ottima cosa riflettere, non trarrei ancora giudizi definitivi sul travaglio nostro e di altri; la cosa importante è che il PS non si arrocchi proprio adesso che il pensiero neosocialista sta riempiendo lo spazio della politica come mai da quindici anni a questa parte.

Stiamo attenti a prendere il treno che passa purché sia sul binario giusto, forse potrebbe essere l’ultimo per il Socialismo in Italia, quindi scegliamo bene i nostri alleati e riformiamo in profondità il nostro modo d’essere e di pensare; operiamo, poi, di conseguenza.

Una cosa ci rende orgogliosi: la sfida a sinistra e poi con la destra ha un vincitore, è un po’ ammaccato, ferito, per le molte battaglie, per i propri errori ma è il vincitore: il Socialismo democratico, antidogmatico eppur consapevole della propria storia.

Nessun commento: