venerdì 17 gennaio 2020

Socialists Will Determine Labour’s Future

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Andrea Pisauro: Le ragioni della sconfitta di Corbyn Sbandamenti della strategia sulla Brexit - Strisciarossa

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Libia-Eni. L’Italia, la geopolitica e il petrolio - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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The Long Shot of Democratic Socialism Is Our Only Shot

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Manifesto socialista per il XXI secolo di Bhaskar Sunkara* – Dalla parte del torto

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Spain’s “Progressive Government” Is Already Under Siege

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What a Bernie Sanders Presidency Would Look Like

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La rivista il Mulino: Gli effetti del Jobs Act tra racconto e realtà

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Cos'è diventato in concreto il reddito di cittadinanza | C. Gori

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Le tante Italie della diseguaglianza | M. Baldini e F. Patriarca

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venerdì 10 gennaio 2020

Il ritorno della Russia nello scacchiere mediorientale - Pandora Rivista

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Sanders è più forte di quel che dicono i media - Jacobin Italia

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Anna Falcone: "se la ricomposizione a sinistra fosse solo una operazione di ceto politico, sarebbe una misera pratica di autoconservazione" - nuovAtlantide.org

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Europe: A normal president for Croatia? | IPS Journal

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Parlamento. Si naviga a vista sul referendum per la legge taglia eletti e sulla legge elettorale. Nessuno si fida di nessuno | Jobsnews.it

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India’s Left University Under Attack

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giovedì 9 gennaio 2020

Franco Astengo: Leggi elettorali

LEGGE ELETTORALE di Franco Astengo “Arriva il Germanicum, la proposta di legge elettorale su cui lavorerà la commissione affari costituzionali della Camera. Prevede 391 seggi assegnati con metodo proporzionale, una soglia di sbarramento del 5 per cento, con un meccanismo che permette il diritto di tribuna. La proposta cancella i collegi uninominali del Rosatellum e di quella legge utilizza i 63 collegi proporzionali e le 28 circoscrizioni. La proposta è stata depositata dal presidente della Commissione affari costituzionali, Giuseppe Brescia, dei 5Stelle. In base a questo testo, il partito che non supera il 5% nazionale, ma ottiene il quoziente in 3 circoscrizioni in 2 Regioni, ottiene seggi (il cosiddetto diritto di tribuna). Il tutto in 3 articoli per 10 pagine.” Dei 400 seggi della futura Camera, 8 spetteranno ai deputati eletti all’Estero (nelle circoscrizioni Estere con metodo proporzionale), un seggio va all’eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale. I 63 collegi plurinominali del Rosatellum servivano per eleggere 386 deputati, quindi funzionano anche per la nuova Camera formato “mignon”. Stesso metodo per assegnare i 200 seggi del nuovo Senato: quattro vanno ai senatori eletti all’estero, uno alla Val d’Aosta e i restanti 195 sono distribuiti ai partiti che nel resto d’Italia superano il 5%. Ancora da decidere se l’elezione avverrà su liste bloccate oppure se ci sarà il ripristino del voto di preferenza. Un “Germanicum” adattato soprattutto dal punto di vista dell’assegnazione di un diritto di tribuna (in Germania c’è il doppio voto proporzionale, maggioritario e il diritto di tribuna vale per chi conquista almeno 3 collegi) e al quale non corrisponde comunque un Senato delle Regioni e il meccanismo della “sfiducia costruttiva“ come nel modello tedesco. Alcuni dati per poter meglio valutare la scelta di questo tipo di proporzionale con sbarramento. Prima di tutto deve essere ricordato come il sistema parlamentare sia stato articolato, al tempo dei partiti strutturati, su 8 formazioni politiche poi salite di numero quando sono entrate in scena le contraddizioni post – materialiste con conseguente esigenza di nuovi livelli di rappresentanza come nel caso del ritorno al cleavage “centro – periferia” interpretato a suo tempo dalla Lega Lombarda e della frattura ambientalista (con la formazione delle Liste Verdi: elezioni 1987; i federalisti, salvo le presenze dell’SVP e – saltuariamente – del PSd’Az trovarono già presenza istituzionale nel 1983 con la Liga Veneta di Tramarin). Il numero delle forze in parlamento è poi lievitato con il “Mattarellum” per via delle ragioni di necessità di estensione delle coalizioni, le liste civetta, lo scorporo e quant’altro per poi tornare più o meno al numero consueto anche se in presenza di molti sottogruppi nel “misto”. Deve essere ricordato come la possibilità di formare gruppo alla Camera al di sotto della soglia prevista dei 10 parlamentari fu consentita per la prima volta dalla Presidenza Ingrao nel corso della VII legislatura in favore dei radicali (4 deputati) e del gruppo DP – PdUP (6 deputati). All’esito delle elezioni del 2018 si ebbero 32.841.705 voti validi, il quorum al 5% si sarebbe collocato alla cifra di 1.642.085 voti: soglia superata dalla Lega, Forza Italia, Movimento 5 stelle, PD con un complesso di 27.189.605 voti utili a eleggere rappresentanza. Sarebbero rimasti esclusi 5.652.100 voti validi resi inutili per l’assegnazione di seggi: il 17,21% sul totale. Per quel che riguarda il diritto di tribuna a esso avrebbe avuto accesso soltanto Fratelli d’Italia (del resto non lontano dalla soglia con1.429.550 suffragi) superando il 5% in tre circoscrizioni (Friuli 5,31%, Lazio 8,90%, Lazio 2 6,63%) mentre LeU ha superato il 5% soltanto in Basilicata con il 6,44%. Per tentare un paragone con il passato confrontiamoci allora con i risultati del 1976 (sempre riferiti alla Camera dei Deputati): ci trovavamo allora al massimo della forza del sistema dei partiti e in particolare dei 2 grandi partiti di massa divisi dalla “conventio ad excludendum” (il “Bipartitismo imperfetto” di Giorgio Galli) e della “prima volta” al voto per le elezioni politiche dei diciottenni (che avevano già votato alle elezioni amministrative del 15 giugno 1975). Il 20 giugno 1976 si ebbero 36.705.878 voti validi su 40.426.658 di iscritte e iscritti nelle liste ( 90,79%). Il quorum al 5% si sarebbe quindi collocato a 1.835.293 (circa 200.000 voti in più rispetto al 2018.) Adottando lo sbarramento al 5% sarebbero entrati alla Camera soltanto 4 partiti, esattamente come sarebbe avvenuto nel 2018 a conferma di una certa continuità nelle dinamiche del sistema politico: DC 14.209.519; PCI 12.614.550; PSI 3.540.309 e MSI 2.238. 339 per un totale di 32.602.717 ( 5 milioni di voti in più rispetto al 2018, a dimostrazione di un secco calo nella partecipazione intervenuto gradualmente nel frattempo): esclusi quindi 4.103.161 suffragi, circa 1.500.000 suffragi in meno rispetto al 2018. In quel ormai lontano 1976 nessuna formazione al di sotto del 5% avrebbe ottenuto il diritto di tribuna: il PSDI, infatti, aveva superato la soglia del 5% soltanto in due circoscrizioni (Cuneo - Alessandria – Asti e Udine – Gorizia – Belluno) e il PRI in una soltanto (Bologna – Ferrara – Ravenna – Forlì). Insomma lo sbarramento al 5% tende a dimezzare la rappresentanza parlamentare tradizionalmente presente in Italia in corrispondenza delle principali sensibilità politico – culturali presenti nel Paese (la presenza istituzionale delle più importanti sensibilità politico – culturali aveva ispirato la scelta del proporzionale adottata dall’Assemblea Costituente e stesso criterio era stato seguito nel ripristinare quella formula dopo il fallimento della legge con premio di maggioranza nelle elezioni del 7 giugno 1953). Da ricordare ancora che la formula oggi in discussione si applicherebbe in vigenza della riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori. Il tutto salterebbe naturalmente in presenza di scioglimento delle camera e di indizione dei comizi. Si può affermare che lo sbarramento al 5% produrrebbe una secca riduzione dei margini di presenza democratica senza peraltro garantire la governabilità: del resto non è neppure certa la semplificazione dell’aula, si assisterà probabilmente al fenomeno di alleanze interne alle liste più grandi per poi assistere al determinarsi di mini – scissioni all’inizio o nel corso della legislatura con la ripresa di autonomia dei soggetti confluiti per forza maggiore. Tutto ciò avviene in un momento di grande fibrillazione dal punto di vista del quadro istituzionale: modifica della formula elettorale, incertezza sulla possibilità di svolgimento del referendum confermativo proprio attorno alla legge costituzionale che fissa il numero dei parlamentari (pare ci siano defezioni nei firmatari) e attesa per la pronuncia della Cassazione sull’ammissibilità del referendum presentato dalla Lega per introdurre surrettiziamente il maggioritario secco. Ci sarà da stare attenti e da mobilitarsi ancora una volta per la riaffermazione dell’impianto di democrazia repubblicana previsto dalla Costituzione.

Istat. Disoccupazione: a novembre stabile al 9,7%, ma sale al 28,6% la disoccupazione giovanile. Critica la Cisl: rispetto al 2008 mancano 500 milioni di ore lavorate | Jobsnews.it

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martedì 7 gennaio 2020

Usa-Iran e il teorema di Cipolla. Il disastro della Casa Bianca

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In Spagna per Pedro Sánchez il difficile comincia adesso - Gabriele Crescente - Internazionale

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Croazia, Zoran Milanovic è il nuovo presidente - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Why We Need a Socialist

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Economia bloccata, precariato: trionfa solo l'Italia del sommerso e dei furbetti - Strisciarossa

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Renato Fioretti: Paghe al Sud e bufale da economisti | Eguaglianza & Libertà

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Il Fondo della discordia | Eguaglianza & Libertà

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Le strategie economiche al tempo dei dazi | Eguaglianza & Libertà

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domenica 5 gennaio 2020

Il gran discorso di Tony Blair su cosa deve essere la sinistra - Linkiesta.it

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The Battle to Frame the Defeat | Dissent Magazine

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Lavoro. L’Italia delle crisi aziendali | Jobsnews.it

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Tripoli bel suol d’amore: Turchia e Russia in Libia

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Rojava. Intervista al co-presidente del PYD Sahoz Hesen - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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What Does Suleimani’s Death Change? by Shlomo Ben-Ami - Project Syndicate

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Spagna - Un inizio possibile? | Global Project

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Che cosa significa la sconfitta elettorale del Corbynismo per i movimenti? | Global Project

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sabato 4 gennaio 2020

Alberto Benzoni-Roberto Biscardini Ripartire da Hammamet?

RIPARTIRE DA HAMMAMET ? L’intervento di Bettino Craxi di Alberto Benzoni e Roberto Biscardini “Sono felice di vedervi in tanti intorno a me nel ventesimo anniversario della mia morte. Per me, il vostro affetto è necessario come l’aria che respiro. Anche se, in vita, sono stato troppo timido per chiedervelo apertamente; così da acquisire la fama di orso e per giunta arrogante. Non vorrei però che la vostra visita fosse vista come una specie di pellegrinaggio politico di fedelissimi; finalizzato a rendere omaggio alla mia persona e non alle mie idee e/o al mio progetto politico. E ancor meno alla mia visione del socialismo. Personalmente è questo che vi chiedo. Non ho bisogno di “riabilitazioni”. Anzi le considererei offensive, se concesse da coloro che mi hanno massacrato. Ma non ho neanche bisogno di vendette. Anzi trovo del tutto disdicevole che abbiate affidato il ruolo di “equilibratori e vendicatori” non a voi stessi ma ad altri: occasionalmente interessati a usare il mio nome; ma in modo sfacciatamente strumentale. E, infine, non ho bisogno di “commemorazioni”; perché si commemorano le persone scomparse e io non mi sento tale; e soprattutto perché vivo come una ferita aperta quella organizzata subito dopo la mia morte. Tanti compagni; ma pervasi di odio e diffidenza reciproche che avvelenavano l’atmosfera. Da allora in poi, il socialismo, la parola come la cosa, si è frantumato in diecine di sigle; e il simbolo è comparso sulle schede elettorati solo se accompagnato- o annullato- da altri. Tutto questo male, e anche tutto questo dolore, non solo personale ma collettivo, non potrà mai essere né cancellato né riparato. Così come do per scontate le reazioni automatiche quanto ipocrite che inevitabilmente susciterà la riproposizione delle mie vicende nel film che sta per uscire. Do certo per scontata la vostra indignazione; al punto di esonerarvi dall’obbligo di esprimerla. Obbiettivo del nostro incontro, che si svolga ad Hammamet, non è di rimestare sul passato o di rendere omaggio ad una vittima. Qui non è in discussione il passato ma il futuro. Non la sorte subita dal sottoscritto ma la vostra. E precisamente e semplicemente il futuro dell’idea socialista e di quelli che la difendono nel nostro paese; come anche di quella prima repubblica che ho difesa sino all’ultimo, sino a diventare capro espiatorio di tutte le sue manchevolezze, agli occhi di coloro che volevano eliminare, con l’acqua sporca, anche il bambino. Personalmente, vedete, ascrivo a mio merito quella che è stata anche causa non ultima della mia rovina: la capacità dolorosa di dire la verità e percepire il falso - che fosse nella cultura politica dominante, nelle prese di posizione politiche o nei dettami dei media- e di denunciarlo per nome, cognome e indirizzo. Così avevo fatto ai tempi della prima repubblica; così mi comportai negli anni della “falsa rivoluzione” di Mani pulite. Denunciandone, da solo, la reale natura di destra: e quindi contro il “ruolo” della politica, dei partiti e dello stato. E annunciando, contestualmente, che questa falsa rivoluzione sarebbe stata foriera di disastri negli anni a venire. Fino al punto di distruggere, per almeno una generazione non solo i socialisti; ma la cultura e le istituzioni del socialismo. Avrei dovuto, soprattutto dopo il mio discorso del luglio 1993, battermi contro questa deriva. Ma non mi è stato consentito. E non l’avete fatto neanche voi, a partire dalla scelta di adeguarvi alla seconda repubblica, alle sue idee e alle sue regole: ciò che vi ha reso progressivamente dipendenti da coloro che vi garantivano l’esistenza in vita ma non più di questo. E’, da allora, passata una generazione. Quanto basta per verificare l’interminabile disastro della seconda repubblica. Ma quanto basta a far nascere, in Italia, e non solo in Italia, una nuova generazione che, del tutto libera dal condizionamento di un passato fatto di sconfitte, di umiliazioni e di impotenti rancori, sta riscoprendo, in contrasto con l’ordine esistente, i valori essenziali del socialismo: libertà, pace, tolleranza, ruolo dello stato e del pubblico e delle nuove solidarietà collettive, internazionalismo, eguaglianza. E non perché qualcuno glieli abbia insegnanti; ma perché hanno a che fare con il loro e anche nostro futuro. Un mondo che non ha ancora trovato una rappresentanza politica. A voi il compito di aiutarli a trovarla, non nel nome di un passato che non ritorna, ma perché il socialismo possa ancora avere un ruolo. Solo un grande partito socialista può rappresentare la sinistra.”

Destabilizzazione permanente. Il “caos creativo” USA colpisce ancora - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Lo sviluppo industriale nel lungo periodo e il caso italiano - Pandora Rivista

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La quarta rivoluzione industriale. Intervista a Luca Beltrametti - Pandora Rivista

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Why the Left Loses Elections

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Interesse nazionale: un concetto pesante e sfuggente nel medesimo tempo - Pandora Rivista

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Le proteste in Cile: fine della Costituzione di Pinochet o inizio di una nuova ricetta anti neoliberismo?

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venerdì 3 gennaio 2020

The killing of Qasem Soleimani shows America has not learned from the Iraq war

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Austria, al via il governo Kurz II grazie all'accordo destra-Verdi - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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“Un’anima. Cosa serve alla sinistra per non perdersi” di Gianni Cuperlo (Donzelli “Editore, 2019) – Articolo21

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L’Italia e l’Euro: solo "Super Mario" può trovare la quadra - micromega-online - micromega

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Only the Left Can Defeat Antisemitism

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giovedì 2 gennaio 2020

Israel’s Democracy Fatigue by Dominique Moisi - Project Syndicate

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The right macroeconomic policies for a Europe saving too much – Gergo Motyovszki

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WATCH: Jeremy Corbyn's New Year message – "We are the resistance" - LabourList

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Spagna. Accordo tra Sánchez e Iglesias, in arrivo un programma di sinistra - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Il 2019 nero del Brasile: Diritti umani violati, territori devastati - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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The Labour Left Isn’t Going Anywhere

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La partita globale: due idee dello sviluppo - Pandora Rivista

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Dall’oro all’argilla: i partiti in crisi. Intervista a Piero Ignazi - Pandora Rivista

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L’innovazione digitale e il mondo del lavoro. – Associazione Paolo Sylos Labini

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La lunga stagnazione dell’economia italiana - nuovAtlantide.org

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Le disuguaglianze economiche non sono un’illusione - Forum Disuguaglianze Diversità

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What Is Neoliberalism?

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Pensare l’Italia. Intervista a Lucio Caracciolo - Pandora Rivista

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L’Italia fra tramonto e ricerca delle culture politiche - Pandora Rivista

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Imagining a World Without Capitalism by Yanis Varoufakis - Project Syndicate

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Make Europe Relevant Again by Sigmar Gabriel & Christoph Bornschein - Project Syndicate

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Le conseguenze dell'odio. Pratiche antifasciste negli Usa - Jacobin Italia

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Franco Astengo: L'anno del trasformismo

L’ANNO DEL TRASFORMISMO di Franco Astengo L’anno del trasformismo e non l’anno delle “Sardine”: questa la scelta (probabilmente controcorrente) per definire questo 2019 che se ne sta andando. O meglio la “miseria del trasformismo” se ci riferiamo alle tante piccinerie che agitano oltre misura il sistema politico italiano: trasformismo inteso come conservazione di grandi e piccole porzioni di potere. I riferimenti riguardanti l’esercizio del trasformismo in questo 2019 risultano chiari ed evidenti: 1) Resta un esempio classico il passaggio di governo avvenuto nei giorni tumultuosi (almeno a giudizio dei media) del Ferragosto. Ancora una volta il trasformismo è rimasto lo strumento “classico” a rappresentare quasi un punto identitario nel sistema politico italiano. Beninteso, a partire dal connubio Cavour – Rattazzi realizzato nel Parlamento Subalpino fino all’ultima operazione giallo – rosa del Conte 2 le finalità del trasformismo di volta in volta d’occasione, possono anche risultare nobili e utili a sventare pericoli maggiori. Resta però il dato costante della manovra di palazzo che finisce oggettivamente a indebolire la credibilità del sistema soprattutto nel livello di giudizio generale circa la coerenza del ceto politico alimentando sempre e comunque il qualunquismo, altro male storico della società italiana a partire dalle sue classi dirigenti (il gramsciano “sovversivismo delle classi dirigenti”); 2) Ancor più gravi, dal punto di vista dell’indebolimento del sistema, le molteplicità di scissioni che hanno caratterizzato questo 2019 sotto l’aspetto della vita parlamentare: scissioni che, in alcuni casi, si sono nuovamente avventurate sul terreno dell’impropria esaltazione di concetti personalistici seguendo modelli, tra l’altro, abbastanza tramontati nella visione dell’opinione pubblica; 3) Si può sicuramente giudicare come un’operazione trasformistica di rilevanti dimensioni il mutamento di finalità e di denominazione della Lega passata dalla posizione separatista a quella nazionalista con vocazione sovranista. Data la necessità di ridurre la vecchia Lega Nord a una sorta di “bad company” attraverso la quale far finta di saldare i debiti accumulati con una precedente sciagurata gestione (del resto anche reiterata nel passato più recente) il passaggio al nazionalismo appare quanto mai strumentale e opportunistico al punto tale da consentirci di definire – appunto – l’intera operazione come trasformismo di basso profilo. Tutti ricordano le tante scissioni del passato, a sinistra come a destra, ma non può non essere segnalato l’abbassamento radicale nei diversi “oggetti del contendere”. Le scissioni si verificano a livello parlamentare, senza alcuna verifica nel territorio, sfruttando seggi parlamentari ottenuti soltanto attraverso l’automatismo della posizione in lista. Ci troviamo ormai, in buona parte delle occasioni di questo tipo, nel pieno della soddisfazione dell’ipertrofia dell’ego. Un sistema quello italiano all’interno del quale si notano profili bassi, ripicche sterili, incapacità di visione. Tutto questo tramestio, fin qui descritto molto schematicamente, è oggettivamente fattore di conservazione allontanando dalla possibilità di definire obiettivi di cambiamento. Servirebbe definire un traguardo di livello “sistemico” (come quello che fu fissato nell’Assemblea Costituente) andando oltre le differenze progettuali, programmatiche e anche di visione personale: essere all’altezza del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Limitandoci al piccolo del sistema politico italiano (senza dimenticare il quadro europeo e quello più ampio a dimensione planetaria) l’occasione da cogliere dovrebbe essere quella di entrare davvero nella logica del cambiamento d’epoca rivedendo schemi e modelli e soprattutto valutando come l’esercizio della politica oggi sia ormai ridotto a mero esercizio comunicativo. Il ritorno dell’esercizio politico a fatto di cultura e pensiero potrebbe rappresentare un traguardo di natura costituente attraverso cui ridefinire la natura di una visione “accettata” della democrazia. Dal punto di vista di questo intervento la preoccupazione maggiore riguarda stato e condizione della sinistra principiando, sotto quest’aspetto, dalla necessità di coltivare e mantenere una “memoria storica”. Il compito che spetta alla sinistra oggi deve essere quello di tradurre la memoria in una nuova identità per quanto possibile unificante rispetto alle divisioni del passato. Un’identità da definire attraverso un’effettiva capacità di afferrare e affrontare la complessità di contraddizioni che la modernità ci sta presentando. Il nostro compito primario rimane quello di un’offerta di alternativa concreta al dominio della miseria della logica di scambio che adesso è contrabbandata come esercizio dell’agire politico. L’alternativa allo stato di cose presenti dovrebbe rappresentare il livello di elaborazione e di proposta da raggiungere: un livello per il quale potrebbe ancora valere la pena di impegnarci per recuperare visione di senso e dimensione di partecipazione e di presenza. Al di sotto non si può andare e non è proprio il caso di arrenderci al mercantilismo dell’oggi per l’oggi e all’idea dell’eterno presente. Appare assente infine una seria valutazione di quanto il trasformismo abbia pesato e stia incidendo sulla credibilità e sulla solidità del sistema. Un sistema democratico la cui fragilità nel rapporto sociale dovrebbe rappresentare la prima preoccupazione per tutti i soggetti politici.

Andrea Becherucci: "L’EUROPA DOPO LA BREXIT"

"L’EUROPA DOPO LA BREXIT"