venerdì 25 settembre 2020

Regionali in Toscana: i numeri della vittoria di Giani - YouTrend

Regionali in Toscana: i numeri della vittoria di Giani - YouTrend

Andrea Becherucci: "L’ITALIA DI FRONTE ALLE SUE RESPONSABILITA'"

"L’ITALIA DI FRONTE ALLE SUE RESPONSABILITA'"

"LA REPUBBLICA ALL’ASCIUTTO" di Paolo Bagnoli

"LA REPUBBLICA ALL’ASCIUTTO" di Paolo Bagnoli

Riforma di Dublino: il rischio dell’ennesimo annuncio - Lavoce.info

Riforma di Dublino: il rischio dell’ennesimo annuncio - Lavoce.info

Domenico Cerabona: Una analisi della sconfitta del Labour

Una analisi della sconfitta del Labour

Israele: la crisi della sinistra

Israele: la crisi della sinistra

mercoledì 23 settembre 2020

Angelo Turco: Appunti per leggere il voto referendario a Milano – ControPiede

Appunti per leggere il voto referendario a Milano – ControPiede

Paolo Zinna: Perché anche stavolta abbiamo perso in Liguria – ControPiede

Perché anche stavolta abbiamo perso in Liguria – ControPiede

LA NUOVA SFIDA POLITICA DEL GOVERNO CONTE: IL RECOVERY PLAN - GLI STATI GENERALI

LA NUOVA SFIDA POLITICA DEL GOVERNO CONTE: IL RECOVERY PLAN - GLI STATI GENERALI

Riccardo Bellofiore e Laura Pennacchi: Crisi capitalistica, socializzazione degli investimenti e lotta all’impoverimento

Riccardo Bellofiore e Laura Pennacchi: Crisi capitalistica, socializzazione degli investimenti e lotta all’impoverimento

Rosa Fioravante: "amara analisi del voto" - nuovAtlantide.org

Rosa Fioravante: "amara analisi del voto" - nuovAtlantide.org

Chi ha vinto? - micromega-online - micromega

Chi ha vinto? - micromega-online - micromega

Stirati: “L’Europa non è cambiata: il ritorno dell’austerità renderà inutile il recovery fund” - micromega-online - micromega

Stirati: “L’Europa non è cambiata: il ritorno dell’austerità renderà inutile il recovery fund” - micromega-online - micromega

martedì 22 settembre 2020

Spagna, resisterà il governo Sánchez-Iglesias alla tormenta del Covid? - micromega-online - micromega

Spagna, resisterà il governo Sánchez-Iglesias alla tormenta del Covid? - micromega-online - micromega

Italy’s Quick Fix

Italy’s Quick Fix

Franco Astengo: Referendum, numeri assoluti

REFERENDUM: NUMERI ASSOLUTI di Franco Astengo Un "NO" nordico, metropolitano, da regioni "rosse" e d 'opinione: questa la sintesi dell'analisi che è stata possibile sviluppare attorno al voto referendario del 20-21 settembre. Un voto sul quale ha inciso, come vedremo, il traino delle elezioni regionali. Se mi può essere consentito ribadirlo ancora una volta: in questo "NO" ci sono milioni di voti d'opinione (e qualcuno anche di appartenenza) espressi da elettrici ed elettori che sicuramente anelano a ritrovare una rappresentanza politica: la sinistra che si è battuta per questo "NO" avrebbe il dovere di rifletterci sopra ma in termini completamente inediti rispetto al passato, anche se ben sappiamo come non siano inediti gli intrecci tra le complesse contraddizioni che, in questa modernità, ci troviamo a dover affrontare. Andando per ordine, ricordo due cose: 1) Non credo proprio possano essere eseguite improprie comparazioni con altre consultazioni, politiche e/o referendarie. Il voto in questi casi è sempre trasversale e gli schieramenti mobili, tanto più in tempo di forte volatilità elettorale; 2) Le percentuali che troverete di seguito sono sempre riferite al totale delle elettrici e degli elettori iscritti nelle liste aventi diritto. Un'ultima annotazione: considerato il livello di astensione al Sud, l'elevata quota per il SI, l'insediamento realizzato dal M5S in quella parte del Paese è il caso di interrogarsi su quale tipo di apparato media il radicamento di questo soggetto e quanto stia perdurando, sul piano dell'aggregazione del consenso, l'effetto del "voto di scambio" dovuto all'elargizione del reddito di cittadinanza. Dunque: Sul piano nazionale abbiamo avuto Iscritti 46.418.642 unità. Voti validi 24.653.435 pari al 53,11% Il SI ha ottenuto 17.168.494 voti pari al 36,98% dell'intero corpo elettorale. Quindi la riduzione del numero dei parlamentari è stata approvata da poco più di un terzo degli aventi diritto. Sia consentita anche una comparazione impropria: in Parlamento l'approvazione ottenne l'88,7% dei voti. In conseguenza applicata questa percentuale al totale dei voti validi espressi nel referendum il SI avrebbe dovuto ottenere 21.867.597 voti: un calo di 4.699.103 suffragi, assommati alla crescita dell'astensione (comprensiva del voto nulla e bianco) salita a 21.765.20t unità. Un segnale ulteriore di fragilità del sistema. Ricordo la cifra assoluta del "NO": 7.484.941 voti pari al 16,12% dell'intero corpo elettorale. QUESTI I DATI REGIONE PER REGIONE PIEMONTE Iscritti 3.352.137 Voti Validi 1.713.521 51,11% SI 1.172.234 34,96% NO 541.287 16,14% (più 0,2 sulla media nazionale) VALLE D'AOSTA(si votava anche per le regionali) Iscritti 99.010 Voti Validi 70.873 71,58% SI 48.165 48,64% NO 22.708 22,93% (più 6,81 sulla media nazionale) LIGURIA (si votava anche per le regionali) Iscritti 1.211.053 Voti Validi 706.158 58,30% SI 450.354 37,18% NO 255.804 21,12% (più 5% sulla media nazionale) LOMBARDIA Iscritti 7.509.264 Voti validi 3.830.754 51,01% SI 2.609.444 34,74% NO 1.221.310 16,26 (più 0,14 sulla media nazionale) VENETO (si votava anche per le regionali) Iscritti 3.734.565 Voti Validi 2.487.531 66,60% SI 1.553.218 41,59% NO 934.313 25,01 (più 8,89% sulla media nazionale) TRENTINO ALTO ADIGE Iscritti 806.051 Voti Validi 550.878 68,34% SI 390.490 48,44% NO 160.388 19,89% (più 3,77 sulla media nazionale) FRIULI VENEZIA GIULIA Iscritti 946.487 Voti Validi 471.785 49,84% SI 281.042 29,69% NO 190.743 20,15% ( più 4,03 sulla media nazionale) EMILIA ROMAGNA Iscritti 3.328.708 Voti Validi 1.831.301 55,01% SI 1.273.585 38,26% NO 557.716 16,75 (più 0,63% sulla media nazionale) TOSCANA (si votava anche per le regionali) Iscritti 2.838.553 Voti Validi 1.844.901 64,99% SI 1.216.953 42,87% NO 627.948 22,12% (più 6% sulla media nazionale) MARCHE (si votava anche per le regionali) Iscritti 1.179.263 Voti Validi 771.048 65,38% SI 533.479 45,23% NO 237.569 20.14% ( più 4,02% sulla media nazionale) UMBRIA Iscritti 667.254 Viti Validi 323.051 48,41% SI 221.989 33,26% NO 101.062 15,14 (meno 0,98% sulla media nazionale) LAZIO Iscritti 4.375.924 Voti Validi 1.984.997 45,36% SI 1.307.304 29,87% NO 677.693 15,48 (meno 0,64% sulla media nazionale) ABRUZZO Iscritti 1.039.305 Voti Validi 521.370 50,16% SI 384.565 37,00% NO 136.805 13,16(meno 2,96 sulla media nazionale) MOLISE Iscritti 248.617 Voti Validi 116.634 46,91% SI 93.178 37,47% NO 23.456 9,43% (meno 3,18 sulla media nazionale) CAMPANIA (si votava anche per le regionali) Iscritti 4.544.826 Voti Validi 2.696.601 59,32% SI 2.087.311 45,92% NO 609.290 13,40% (meno 2,72% sulla media nazionale) BASILICATA Iscritti 455.019 Voti Validi 222.880 48,98% SI 169.024 37,14% NO 53.856 11,84% (meno 4,28% rispetto alla media nazionale) PUGLIA Iscritti 3.247.854 Voti Validi: 1.963778 ( 60,46%) SI 1.477.164 45,48 NO 486.614 14,98% (meno 1,14% sulla media nazionale) CALABRIA Iscritti 1.518.789 Voti Validi 672.582 44,28% SI 521.444 34,33% NO 151.138 9,95% (meno 6,17 sulla media nazionale) SICILIA Iscritti 3.957.819 Voti Validi 1.390.748 35,13% SI 1.055.351 26,66% NO 335.397 8,47% (meno 7,74% sulla media nazionale) SARDEGNA Iscritti 1.357.144 Voti Validi 482.043 (35,51%) SI 322.200 23,74% NO 11,77% (meno 4,35% sulla media nazionale) RIEPILOGO: REGIONI NELLE QUALI LA PERCENTUALE DEI VOTI VALIDI E' STATA SUPERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE (53,11) Valle d'Aosta, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Marche,Campania, Puglia (ci sono tutte le regioni dove si votava anche per le regionali) REGIONI NELLA QUALI LA PERCENTUALE DEI VOTI VALIDI E' STATA INFERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE Piemonte (-2,00%), Lombardia (-2,10%), Umbria (-4,70%) , Lazio (-7,75%), Abruzzo(-2,95), Molise( -6,20), Basilicata (-4,13%), Calabria (-8,83%), Sicilia (-17,98), Sardegna ( -17,60%). REGIONI NELLA QUALI LA PERCENTUALE DEL NO E' STATA SUPERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE (16,12% ricordando che il calcolo è sul totale degli aventi diritto) Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche REGIONI NELLE QUALI LA PERCENTUALE DEL NO E' STATA INFERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE (16,12%) Lazio (salvo Roma al 17,57%), Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. In conclusione: 1) Nonostante le difficoltà della campagna elettorale il NO ha sicuramente incrementato le posizioni di partenza dimostrando, ancora una volta, come esista un voto d'opinione fondato su di una capacità collettiva di riflessione politica (una posizione minoritaria che dispone però di una sua presenza sul territorio e che merita di essere considerata sul piano della prospettiva politica) 2) Il Paese , su questo punto, è apparso assolutamente spaccato in due tra Nord e Sud: non si tratta di una spaccatura di secondaria importanza. In questa spaccatura emerge un'altra differenziazione territoriale, quella riguardante le Città metropolitane del Centro - Nord nelle quali il "NO" ha superato largamente la media nazioonale:Torino 18,92%, Milano 19,55%,Genova22,03%, Venezia22,98, Bologna 23,07%, Firenze 30,42 . 3) L'election day ha sicuramente giocato a favore del SI trainando significativamente la partecipazione nelle regioni dove si votava con due schede.

domenica 20 settembre 2020

Biden e la sinistra americana | Insight

Biden e la sinistra americana | Insight

Il Covid non sgonfia la “bolla” di Milano. Tra finanza immobiliare e canone concordato al palo, ecco perché gli affitti non scendono - Il Fatto Quotidiano

Il Covid non sgonfia la “bolla” di Milano. Tra finanza immobiliare e canone concordato al palo, ecco perché gli affitti non scendono - Il Fatto Quotidiano: Una stanza in affitto per uno studente? 565 euro, in media. Come nel 2019, prima della pandemia. Anche se nel frattempo le disponibilità sono aumentate del 290%, 12mila residenti se ne sono andati, 17mila famiglie hanno chiesto aiuto al Comune perché non riescono a pagare. Tanti a Milano avevano pensato che il Covid avrebbe almeno …

sabato 19 settembre 2020

Anna Falcone: «Altro che colpire “la Casta”! La riforma ha un chiaro fine “conservatore” e “antiparlamentarista”» - nuovAtlantide.org

Anna Falcone: «Altro che colpire “la Casta”! La riforma ha un chiaro fine “conservatore” e “antiparlamentarista”» - nuovAtlantide.org

Liliana Segre: "Al referendum voterò No, il Parlamento non si riduce solo a costi e poltrone" - nuovAtlantide.org

Liliana Segre: "Al referendum voterò No, il Parlamento non si riduce solo a costi e poltrone" - nuovAtlantide.org: La senatrice ha inoltre dichiarato che non continuerà più con la sua testimonianza di sopravvissuta dell'Olocausto: "Continuerò a parlare in pubblico, se

Il taglio dei parlamentari aggrava la crisi della rappresentanza e della politica - micromega-online - micromega

Il taglio dei parlamentari aggrava la crisi della rappresentanza e della politica - micromega-online - micromega

Meno sussidi, più strategia - Forum Disuguaglianze Diversità

Meno sussidi, più strategia - Forum Disuguaglianze Diversità: Il Forum Disuguaglianze Diversità intende disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona. Grazie all’alleanza fra cittadini organizzati e ricerca, ragioni e sentimenti presenti in una moltitudine di pratiche possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell’avanzamento verso una società più giusta.

giovedì 17 settembre 2020

Luciano Belli Paci: Giù le mani dalla democrazia | Left

Giù le mani dalla democrazia | Left: Trenta anni fa le forze egemoniche neoliberiste capirono che non avrebbero mai ottenuto consensi maggioritari proponendo un esplicito smantellamento dello Stato sociale. Si avviò quindi una lenta consunzione della democrazia e il taglio dei parlamentari non è che uno degli step di questo processo

“Fare chiarezza sul MES”. Lettera aperta di 35 economisti al ministro Gualtieri - micromega-online - micromega

“Fare chiarezza sul MES”. Lettera aperta di 35 economisti al ministro Gualtieri - micromega-online - micromega

mercoledì 16 settembre 2020

What Canada’s Social Democrats Must Do

What Canada’s Social Democrats Must Do

Un’economia vulnerabile: i risultati economici della prima presidenza Trump - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Un’economia vulnerabile: i risultati economici della prima presidenza Trump - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il socialismo secondo Nancy Fraser - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il socialismo secondo Nancy Fraser - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Anna Falcone: "la Costituzione sopravviverà a ogni governo" - Tre avvocatesse spiegano i motivi per schierarsi per il No al Referendum - nuovAtlantide.org

Anna Falcone: "la Costituzione sopravviverà a ogni governo" - Tre avvocatesse spiegano i motivi per schierarsi per il No al Referendum - nuovAtlantide.org

MILANO E L’AREA METROPOLITANA |

MILANO E L’AREA METROPOLITANA |

IL SETTEMBRE PERPLESSO DI BEPPE SALA |

IL SETTEMBRE PERPLESSO DI BEPPE SALA |

MILANO. “RINASCIMENTO” O “RIFONDAZIONE” |

MILANO. “RINASCIMENTO” O “RIFONDAZIONE” |

martedì 15 settembre 2020

Le molteplici dimensioni delle disuguaglianze sociali: l’evidenza italiana - Menabò di Etica ed Economia

Le molteplici dimensioni delle disuguaglianze sociali: l’evidenza italiana - Menabò di Etica ed Economia: Giovanna Scarchilli esamina un aspetto trascurato negli studi sulle disuguaglianze sociali: l’interdipendenza fra le varie dimensioni di benessere. Riferendosi alla nota e quanto mai attuale relazione fra redditi bassi e altre forme di deprivazione, Scarchilli chiarisce il fondamento statistico di tale relazione, calcolando la correlazione fra i ranghi occupati lungo quattro dimensioni di deprivazione dagli individui residenti in Italia fra il 2007 e il 2018. Il principale risultato è che una quota non irrilevante e crescente di popolazione risulta deprivata lungo tutte le dimensioni.

Recovery: cioè? - Menabò di Etica ed Economia

Recovery: cioè? - Menabò di Etica ed Economia

L’Unione divisiva alla prova del Recovery Fund - Menabò di Etica ed Economia

L’Unione divisiva alla prova del Recovery Fund - Menabò di Etica ed Economia

Covid e crisi economica: è come nel dopoguerra? Una riflessione a partire dall’ultimo Piketty - Menabò di Etica ed Economia

Covid e crisi economica: è come nel dopoguerra? Una riflessione a partire dall’ultimo Piketty - Menabò di Etica ed Economia

lunedì 14 settembre 2020

No More Excuses. It’s Time to Fight for a Left Program in Canada.

No More Excuses. It’s Time to Fight for a Left Program in Canada.

Franco Astengo: Industria

INDUSTRIA di Franco Astengo Un articolo dell’ex-segretario della FIM-CISL Marco Bentivogli (Repubblica 14 settembre) pone finalmente in rilievo un tema praticamente abbandonato nelle more della crisi e nella confusione che regna sovrana a livello di governo. Nel frangente Bentivogli solleva la questione dell’ILVA, denunciandone la sparizione del tema dal dibattito pubblico e allarga il tiro sollevando alcuni punti di grande interesse: 1) Questo paese sta accettando come "normale" 5 anni di cassa integrazione e il totale silenzio sulla vicenda non solo della siderurgia ma dell'intero comparto industriale per non disturbare le elezioni regionali; 2) In queste condizioni importare acciaio e tenere i lavoratori in cassa integrazione è una vergogna; 3) L’Italia ha il 52% dell’export dal settore metalmeccanico, di cui il pezzo più grosso è fatto di meccanica strumentale, e subordina le politiche industriali alle elezioni regionali. In questo modo non si comprende bene come il tema dello sviluppo industriale sia obliato nel quadro dei presunti progetti di rilancio dedicati al programma europeo relativo all’emergenza sanitaria 4) Va bene mettere assieme tutti i progetti su green e digitale ma non si può mettere in secondo piano l’idea del rilancio sostenibile della siderurgia, così come l’elaborazione di un piano complessivo di rilancio industriale 5) I progetti riguardanti le infrastrutture, proprio in relazione al già citato discorso europeo, debbono essere legati prioritariamente alla prospettiva di sviluppo industriale e non far parte di progetti gonfiati semplicemente da propositi di gigantismo propagandistico. C’è un virus che non abbandona il corpo cronicamente debilitato dell’economia italiana: l’Italia è un paese senza progetto. Vale allora la pena ritornare su questi (decisivi) argomenti con alcune osservazioni. La situazione italiana può essere, ancora una volta schematizzata in relazione alla nostra storia industriale dal dopoguerra in avanti. Si tratta di argomentazioni già sostenute in varie sedi ma mai come in questo caso “repetita juvant”. Il punto di partenza non può che essere quello degli anni’70:la fase di avvio dello “scambio politico”, attraverso l’operazione “privatizzazioni” realizzate in funzione clientelare rispetto alla politica. Negli anni’80 le compensazioni delle perdite avvennero a spese dei contribuenti (ricordate i BOT a 3 mesi?) con la relativa esplosione del debito pubblico e all’inizio degli anni’90, finiti i soldi dello Stato, dichiarati incostituzionali i prestiti,l’IRI trasformata in s.p.a. L’esito più grave della fase dello “scambio politico” infatti, si realizzò in una condizione di totale dismissione del sistema delle partecipazioni statali (IRI messa in liquidazione il 27 giugno 2000), mentre stavano verificandosi almeno quattro fenomeni concomitanti: 1) L’imporsi di uno squilibrio nel rapporto tra finanza ed economia verificatosi al di fuori di qualsiasi regola e sfuggendo a qualsiasi ipotesi di programmazione; 2) La perdita da parte dell’Italia dei settori nevralgici dal punto di vista della produzione industriale: siderurgia, chimica, elettromeccanica, elettronica. Quei settori dei quali a Genova si diceva con orgoglio “ produciamo cose che l’indomani non si trovano al supermercato”; 3) A fianco della crescita esponenziale del debito pubblico si collocava nel tempo il mancato aggancio dell’industria italiana ai processi più avanzati d’innovazione tecnologica. Anzi si sono persi settori nevralgici in quella dimensione dove pure, si pensi all’elettronica, ci si era collocati all’avanguardia. Determinante sotto quest’aspetto la defaillance progressiva dell’Università con la conseguente “fuga dei cervelli” a livello strategico. Un fattore questo della progressiva incapacità dell’Università italiana di fornire un contributo all’evoluzione tecnologica del Paese assolutamente decisivo per leggere correttamente la crisi; 4) Si segnalano infine due elementi tra loro intrecciati: la progressiva obsolescenza delle principali infrastrutture, ferrovie autostrade e porti e un utilizzo del suolo avvenuto soltanto in funzione speculativa, in molti casi scambiando la deindustrializzazione con la speculazione edilizia e incidendo moltissimo sulla fragilità strutturale del territorio. Sono questi riassunti in una dimensione molto schematica i punti che dovrebbero essere affrontati all’interno di quell’idea di riprogrammazione e intervento pubblico in economia completamente abbandonata dai tempi della “Milano da Bere” fino ad oggi. Concetti di programmazione e intervento pubblico affrontati in maniera assolutamente confusa da questo governo in un’ottica che lo stesso articolo di Bentivogli definisce felicemente come “keynesisimo a fumetti”.. Nel quadro di una resa ai meccanismi perversi di quella che è stata definita “globalizzazione” e dei processi dirompenti di finanziarizzazione dell’economia, “scambio politico” e assenza di una visione industriale hanno pesato ed evidentemente continuano a pesare in maniera esiziale sulle prospettive dell’economia italiana.

domenica 13 settembre 2020

L’Italia, l’Europa e il debito pubblico - Economia e Politica

L’Italia, l’Europa e il debito pubblico - Economia e Politica

Why Liberals Should Unite With Socialists, Not the Right

Why Liberals Should Unite With Socialists, Not the Right: Conservatives are sounding the alarm bell about a Marxist takeover, with at least one philosopher urging liberals to join forces with the Right to destroy the socialist bogeyman. But the values of liberalism have much more in common with socialism than the Right — and liberals sincerely committed to advancing freedom and equality should unite with leftists.

mercoledì 9 settembre 2020

Aldo Giannuli: Le conseguenze politiche del referendum

Le conseguenze politiche del referendum

Crisi sociale, Recovery fund e il macigno del debito: che autunno ci aspetta - micromega-online - micromega

Crisi sociale, Recovery fund e il macigno del debito: che autunno ci aspetta - micromega-online - micromega

Santificare Draghi? - micromega-online - micromega

Santificare Draghi? - micromega-online - micromega

Un Green New Deal per l'Europa, online l’EuroMemo 2020

Un Green New Deal per l'Europa, online l’EuroMemo 2020: Sbilanciamoci! pubblica l'annuale traduzione e sintesi del Rapporto EuroMemorandum 2020: Un Green New Deal per l'Europa. Sfide e opportunità.

Paolo Pombeni: Il problema della seconda Camera

Il problema della seconda Camera

martedì 8 settembre 2020

Paolo Zinna: Perché io voto NO, perché va bene che il PD ufficiale si esprima per il SI’. – ControPiede

Perché io voto NO, perché va bene che il PD ufficiale si esprima per il SI’. – ControPiede

Biscardini, Navigli: i cittadini hanno diritto ad essere informati

BISCARDINI, NAVIGLI: I CITTADINI HANNO DIRITTO AD ASSERE INFORMATI Dichiarazione di Roberto Biscardini Presidente dell’Associazione Riaprire i Navigli: “Non c’è partecipazione che tenga, se non è garantito al cittadino il diritto ad essere informato. E’ questo il caso eclatante della storia della riapertura dei navigli a Milano. Un progetto approvato dal Consiglio Comunale nel Pgt del 2012, sostenuto a spada tratta durante la campagna elettorale di Giuseppe Sala nel 2016 e sparito oggi dall’orizzonte dei progetti strategici dell’Amministrazione comunale. Così come è sparito il pur modesto progetto della riapertura della sola Conca di Viarenna. Non si conoscono le ragioni e non si dice come mai, nonostante le sollecitazioni, il progetto di riapertura dei Navigli non sembra più attuale. Dopo un sostegno convinto, le motivazioni di Giuseppe Sala per un suo accantonamento hanno riguardato la presunta carenza di risorse pubbliche, ma nulla si è fatto per coinvolgere il sistema privato. Oggi la situazione è più anacronistica perché le risorse ci sarebbero ma bisogna andarle a cercare. Abbiamo sollecitato di verificare la possibilità di inserire questo progetto tra quelli finanziabili con il Recovery Fund. Ma anche qui il silenzio. A fronte di oltre 600 progetti presentati al Governo da parte di tutte le Amministrazioni locali italiane, nulla si conosce delle intenzioni del Comune di Milano. Ma se il tema strategico non è quello dell’ambiente, della sicurezza idrica e dell’itinerario verde e blu dei navigli, cosa intende fare il Comune?”

Franco Astengo: Bipolarismo e confusione

BIPOLARISMO E CONFUSIONE di Franco Astengo Schematicamente proviamo a fare un po’ d’ordine alla vigilia del voto referendario e per le regionali: 1) In Parlamento si è formato uno schieramento di maggioranza sostanzialmente ricalcante le vecchie traccie del bipolarismo, al quale molti nel PD hanno cominciato a pensare proponendo un’alleanza strutturale con il M5S. Bipolarismo che non corrisponde però, come vedremo meglio, alla situazione reale del Paese. Il partito di maggioranza relativa ha dimostrato, nel corso di questa legislatura, di non riuscire a svolgere una funzione “pivotale” sbilanciandosi in due opposte dimensioni di governo causando così problemi di squilibrio e deficit di legittimazione del sistema; 2) In previsione del referendum sul taglio della democrazia sarà bene svolgere qualche valutazione di carattere tecnico, sul piano delle possibili analisi elettorali. La legge che riduce il numero dei deputati e dei senatori è stata votata alla Camera dall’88,7% dei presenti. Come giustamente scrive Stefano Folli su “Repubblica” in questa occasione i voti andranno pesati oltre che contati. In questo senso il “SI” pronunciato dalla Direzione del PD appare un’operazione molto rischiosa perché miope, misurata esclusivamente sugli attuali equilibri di governo; 3) Andando per punti: ai fini di una corretta valutazione dell’esito del voto del 20-21 settembre, risulterà decisivo considerare la differenza nella partecipazione al voto tra le Regioni impegnate nel rinnovo del Presidente e del Consiglio e le Regioni dove, oltre al voto referendario, si avrà soltanto un limitato numero di rinnovo dei Sindaci e dei Consigli Comunali oppure là dove l’elettorato sarà chiamato ad esprimersi soltanto sul quesito referendario; 4) Con riferimento alla già sviluppata annotazione circa l’essersi formato un nuovo bipolarismo nel gioco maggioranza – minoranza in Parlamento c’è da rilevare, prima di tutto, che nelle elezioni svolte nel 2010 al riguardo delle 6 regioni nelle quali si voterà in questa occasione il peso del bipolarismo risultava a quell’epoca assolutamente preponderante. In quel momento gli aventi diritto al voto nelle 6 regioni in questione erano 18.145.688. I voti validi furono 11.061.841 pari al 60,96%. Il centro sinistra ottenne 4.923.806 voti pari al 44,51%. Il centro destra 5.318.349 pari al 48,07%. In totale centro sinistra e centro destra monopolizzavano il 92,58% dei voti validi, lasciando alle altre formazioni (5 stelle compresi) il 7,42%. 5) Scenario molto modificato nel 2015. Praticamente invariato il numero totale degli aventi diritto: 18.193.220. Secco ridimensionamento del totale dei voti validi: 8.915.034 (2.146.807 in meno) pari al 49,00% (-20,05%). Soprattutto modificato radicalmente il quadro bipolare e non soltanto per l’aumento di suffragi fatto registrare dal M5S. Nel 2015, sempre con riferimento alle 6 regioni in questione, il centrosinistra scende a 3.376.148 (una perdita di 1.547.658 voti) 37,87% ( - 6,64%); il centrodestra cala a 2.954.447 ( - 2.363.902) 33,14% (-14,93%). Il bipolarismo è stato così rotto non soltanto dalla crescita dei 5 stelle che hanno ottenuto 1.496.415 voti pari al 16,78% ma anche dalle altre liste (nelle quali si segnalano liste di Forza Italia fuori dal centrodestra e liste di Sinistra fuori dall’alleanza con il PD) che ottengono 1.088. 024 pari al 12,21%. Da notare che tutti i presidenti, nel 2015, sono stati eletti perdendo voti rispetto a quelli ottenuti dai loro precedessori (o da loro stessi) nell’occasione precedente. 6) La rottura del bipolarismo (sul cui schema si configura l’attuale assetto parlamentare) uscirà accentuata dalla votazione del 20-21 settembre. In nessuna regione, infatti, è prevedibile una forte egemonia di quelli che dovrebbero essere considerati i principali schieramenti in relazione alla maggioranza e alla minoranza parlamentare. Una discrasia molto forte che dovrebbe indurre a riflettere sulla fragilità del sistema politico prima di tutto nel rapporto centro – periferia (fragilità ben evidenziatasi del resto nella fase dell’emergenza sanitaria) ma anche e soprattutto all’interno delle forze politiche incapaci evidentemente di trovare un punto di riferimento e di equilibrio, un loro vero e proprio baricentro; 7) La crescita della non partecipazione al voto avvenuta in queste regioni tra il 2010 e il 2015 dovrebbe far riflettere prima di tutto alla scarsa attrazione esercitata dall’Ente Regione rispetto all’elettorato (nelle stesse regioni alle politiche del 2018 i voti validi, in crescita, hanno raggiunto il 71% rispetto al totale degli aventi diritto). Su questa base, considerato lo scarto prevedibile tra partecipazione alle politiche e partecipazione alle regionali, appare molto difficile il raggiungimento nel referendum del 50% dei voti validi su tutto il territorio nazionale. Naturalmente quella quota non è richiesta dalla legge ma rimane un tetto simbolico importante. Nel 2016, nel referendum costituzionale del 4 dicembre i votanti erano stati oltre il 59% degli aventi diritto. Nel 2006 oltre il 52%. Per confermare la quasi unanime votazione parlamentare, considerati nel complesso circa 23 milioni di voti validi (quindi sotto al 50%) il SI dovrebbe toccare almeno i 20 milioni di voti . Sulla valutazione del rapporto,nel voto per il SI, tra maggioranza e minoranza parlamentare saranno preziosi i raffronti dei voti ottenuti dalla liste nelle elezioni regionali. Beninteso, tutti i dati fin qui esposti e/o ipotizzati hanno valore come indicatori di linee di tendenza; 8) Nella sostanza si possono trarre queste indicazioni conclusive: a) il bipolarismo parlamentare messo su da PD e M5S non corrisponderà al voto espresso nelle 6 regioni in questione, palesando così un ulteriore evidente punto di frattura nel sistema. Si tratterà di un segnale non tanto di debolezza del governo ma di crisi nella legittimazione del sistema stesso , in particolare se si accompagnerà con un calo di voti in cifra assoluta per il centro destra che pure si presenta in una dimensione più compatta; b) nel referendum è in gioco l’assetto costituzionale. Per difenderlo, nonostante il grave vulnus che la vittoria del SI potrebbe arrecargli, è necessario che il NO ottenga comunque un risultato molto rilevante superiore alla quota di partenza stabilita sulla base della votazione parlamentare (nell’ipotesi di 23 milioni di voti all’incirca 3 milioni). c) E’ necessario non confondere: va tenuta ben distinta la questione del governo e quella costituzionale. La base di voti che otterrà il NO dovrà rappresentare il punto di partenza per un’azione politica non soltanto di difesa della Costituzione ma di sua affermazione soprattutto nella capacità di pieno ripristino della forma di governo parlamentare, oggi messa fortemente in discussione nell’insieme degli schieramenti parlamentari e, in particolare, da destra. E’ necessario far capire al meglio che il NO non deve tradursi direttamente in un voto contro il Governo ma deve essere inteso come l’espressione libera di un voto per la Costituzione. Un voto che necessariamente deve collocarsi ben oltre l’esito immediato del confronto fra forze politiche. Forze politiche che tutte assieme, considerata quella che sarà la percentuale dei voti validi e l’ulteriore squilibrio tra formule parlamentari e dislocazione nelle espressioni di consenso popolare, si trovano in forte difficoltà di legittimazione. Soltanto una forte affermazione costituzionale rappresentata dal “NO” potrà rappresentare un punto di riferimento di recupero di legittimazione, credibilità, autorevolezza per il sistema parlamentare: il No servirà soprattutto a questo se all’indomani del voto saremo capaci di fornire una seria prospettiva politica all’indicazione data da elettrici ed elettori come non avvenne, invece, all'indomani dell'affermazione nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Perché la Fed ha cambiato strada | F. Lenzi

Perché la Fed ha cambiato strada | F. Lenzi

Politiche attive del lavoro, il problema dell’Italia | R. Rizza e G. Scarano

Politiche attive del lavoro, il problema dell’Italia | R. Rizza e G. Scarano

Il taglio delle poltrone e il trilemma dei costituzionalisti. Il commento di Pasquino @formichenews « gianfrancopasquino

Il taglio delle poltrone e il trilemma dei costituzionalisti. Il commento di Pasquino @formichenews « gianfrancopasquino: Per il prof. Gianfranco Pasquino il bicameralismo italiano deve essere riformato non perché “perfetto”, ma perché ha non pochi inconvenienti dovuti, più che ai numeri, ai compiti che i parlamentari…

"Irregolarità nella classifica sulla facilità di fare impresa". La Banca Mondiale stoppa il report accusato di penalizzare governi socialisti e Paesi con sistemi di protezione sociale più forti - Il Fatto Quotidiano

"Irregolarità nella classifica sulla facilità di fare impresa". La Banca Mondiale stoppa il report accusato di penalizzare governi socialisti e Paesi con sistemi di protezione sociale più forti - Il Fatto Quotidiano

Italy's 'election day': A preview | EUROPP

Italy's 'election day': A preview | EUROPP

sabato 5 settembre 2020

Weekly Focus USA2020: L'America divisa | ISPI

Weekly Focus USA2020: L'America divisa | ISPI

What digital future for what Social Democracy? - The Progressive Post

What digital future for what Social Democracy? - The Progressive Post: Nothing reveals the existential crisis of the Social Democratic model quite like its inability to get a grip on today’s digital society. To reinvigorate itself and society, Social Democracy must embrace a new ambitious project that would not only reveal the true costs and vulnerabilities of neoliberal empowerment (where global digital capitalism is perceived as … What digital future for what Social Democracy? Read More »

Da Sraffa al coronavirus (attraverso il Jobs Act): da Antonella Stirati un vademecum per la rifondazione della sinistra - micromega-online - micromega

Da Sraffa al coronavirus (attraverso il Jobs Act): da Antonella Stirati un vademecum per la rifondazione della sinistra - micromega-online - micromega

Yes, “Socialism or Extinction” Is Exactly the Choice We Face

Yes, “Socialism or Extinction” Is Exactly the Choice We Face

Cile, la battaglia del referendum per archiviare Pinochet - Strisciarossa

Cile, la battaglia del referendum per archiviare Pinochet - Strisciarossa

Joseph Halevi: La crisi tra Recovery Fund e MES

Joseph Halevi: La crisi tra Recovery Fund e MES

Estate di ripresa: lenta in Europa, più veloce in Usa e Cina - Lavoce.info

Estate di ripresa: lenta in Europa, più veloce in Usa e Cina - Lavoce.info

giovedì 3 settembre 2020

Spagna, riforma fiscale progressiva per il governo Sanchez - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Spagna, riforma fiscale progressiva per il governo Sanchez - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro: Il governo spagnolo presenterà una legge di bilancio per il 2021 “progressista”, con misure di stimolo dell’economia e dell’occupazione che dovranno servire a porre le basi per una Spagna “più produttiva, digitale, femminista ed ecologica” riducendo i divari sociali. Lo ha affermato il ministro delle Finanze spagnolo, Maria Jesus Montero. Da OkDiario.

La rivista il Mulino: Al di là del “sì” e del “no”

La rivista il Mulino: Al di là del “sì” e del “no”

Workers’ rights: negotiating and co-governing digital systems at work – Christina Colclough

Workers’ rights: negotiating and co-governing digital systems at work – Christina Colclough

Ed Markey’s Victory Over Joe Kennedy III Was Far From Inevitable

Ed Markey’s Victory Over Joe Kennedy III Was Far From Inevitable

mercoledì 2 settembre 2020

Scholz: "E' ora della tassa sulle transazioni finanziarie per dare all'UE maggiori risorse proprie" - Eunews

Scholz: "E' ora della tassa sulle transazioni finanziarie per dare all'UE maggiori risorse proprie" - Eunews

Ascanio Bernardeschi: Come va l’economia? Ne parliamo con Domenico Moro

Ascanio Bernardeschi: Come va l’economia? Ne parliamo con Domenico Moro

SI RICANDIDA O NO? LETTERA A SALA DA UN CITTADINO MILANESE UN PO' SPAESATO - GLI STATI GENERALI

SI RICANDIDA O NO? LETTERA A SALA DA UN CITTADINO MILANESE UN PO' SPAESATO - GLI STATI GENERALI

Gli avvocati turchi in prigione, tra la vita e la morte - Anne Andlauer - Internazionale

Gli avvocati turchi in prigione, tra la vita e la morte - Anne Andlauer - Internazionale: Giovedì 27 agosto, in Turchia, è morta un’avvocata. Di fame. Il suo nome era Ebru Timtik, da 238 giorni rifiutava di nutrirsi. Leggi

#RDVGauchedApres - Discours du Premier secrétaire

#RDVGauchedApres - Discours du Premier secrétaire

martedì 1 settembre 2020

La rivista il Mulino: Il blocco dei licenziamenti non penalizza i giovani

La rivista il Mulino: Il blocco dei licenziamenti non penalizza i giovani

Building an electoral coalition: social-democratic parties in western Europe – Chris Gaasendam

Building an electoral coalition: social-democratic parties in western Europe – Chris Gaasendam

Winners and Losers of the Pandemic Economy by Michael Spence - Project Syndicate

Winners and Losers of the Pandemic Economy by Michael Spence - Project Syndicate

Japan: The End of the Road for Shinzo Abe

Japan: The End of the Road for Shinzo Abe

Meno ore di lavoro a parità di stipendio, l'idea (ri)spunta in chiave ripresa post Covid. Le richieste dei sindacati e i piani del governo - Il Fatto Quotidiano

Meno ore di lavoro a parità di stipendio, l'idea (ri)spunta in chiave ripresa post Covid. Le richieste dei sindacati e i piani del governo - Il Fatto Quotidiano

"Per Confindustria non aumentare i salari è una rivoluzione? A me sembra restaurazione". Landini contro Bonomi sui contratti - Il Fatto Quotidiano

"Per Confindustria non aumentare i salari è una rivoluzione? A me sembra restaurazione". Landini contro Bonomi sui contratti - Il Fatto Quotidiano

Why ‘Responsible’ Capitalism Is Not Enough

Why ‘Responsible’ Capitalism Is Not Enough

sabato 29 agosto 2020

Franco Astengo: Sondaggi, referendum, sinistra costituzionale

SONDAGGI , REFERENDUM, SINISTRA COSTITUZIONALE di Franco Astengo Non sembra poter lasciare spazio a particolari commenti il sondaggio di Demos sul referendum, pubblicato oggi da Repubblica: 82 a 18 secco, le stesse identiche proporzioni che uscirono dalle urne il 18 aprile 1993 a favore del referendum Segni pro-maggioritario. Una vittoria schiacciante quella di allora, per una delle più grandi mistificazioni mai viste nella storia della Repubblica. Una mistificazione il cui esito abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni con l’evidenza del disastro di un progressivo impoverimento politico – culturale in un Paese dove si sono accentuati i connotati storici da “autobiografia della nazione” come Gobetti appellò l’avvento del fascismo . Oggi l’autobiografia della nazione comprende una buona quota di razzismo più o meno latente, dentro a un quadro complessivo di individualismo, corporazioni e lobbie, richieste di assistenza: il Paese dei bonus sorge così a chiedere il taglio di una “casta” della quale fa oggettivamente parte. Forza della propaganda facile. Qualcuno obietterà: così tu dividi tra una minoranza “parte sana” e una maggioranza della “centralità della movida” e ti arroghi la solita rivendicazione della “diversità” altera e minoritaria. Mi piacerebbe rifugiarmi nella “diversità” orientandomi anche su qualche citazione storicamente ardita, ma invece evito questo terreno scosceso per cercare di sviluppare una breve analisi con qualche pretesa più propriamente “politica”. Innanzi tutto la possibile veridicità del sondaggio sarà sottoposta al vaglio della partecipazione al voto : partecipazione al voto sicuramente condizionata, in questa occasione, da alcune specifiche modalità Una seria valutazione sull’esito del referendum potrà essere compiuta, infatti, soltanto scorporando i dati tra i tre livelli di competizione elettorale che, in alcune parti del Paese, si svolgeranno il 20 e 21 settembre prossimi: a) dove l’elettrice e l’elettore avranno a disposizione una sola scheda, quella referendaria, appunto; dove l’elettrice e l’elettore avranno a disposizione due schede, quella referendaria e quella regionale (oppure quella referendaria e quella comunale); dove l’elettrice e l’elettore avranno a disposizione tre schede( quella referendaria, quella regionale e quella comunale). Dall’intreccio tra i numeri della partecipazione al voto complessivi e quelli scomposti tra le varie situazioni si determinerà l’incidenza dello squilibrio provocato dall’ “election day” sull’esito del voto. E’ possibile che così emerga materia sulla quale potrà esercitarsi Felice Besostri chiamando in causa i tribunali. Il combinato disposto tra le dichiarazioni di voto fin qui raccolte tra alcuni dei principali protagonisti della vita politica e culturale e le indicazioni dei sondaggi permette comunque di sviluppare alcune osservazioni di merito sulle quali sarebbe forse il caso di riflettere: 1) Se l’82% di Sì può essere considerato plausibile come dato indicatorio ,la prima osservazione da sviluppare sarebbe quella che questo referendum è proprio una questione di “casta” (come avevano individuato Rizzo e Stella nel loro fortunatissimo “pamphlet”). Quella dimensione di “casta” portata avanti dai 5 stelle prima maniera, in precedenza al trasformarsi essi stessi in un “establishment” forte, stabile e assolutamente concentrato (sul potere). Si sono espressi chiaramente per il “NO” una parte consistente degli esponenti politici, oltre ad autorevolissimi intellettuali e opinionisti, tutti influentissimi nei primi decenni del secolo dimostrando così tutto il loro distacco dal populismo imperante. Ciò può significare il continuum di un esercizio dell’autonomia del politico che nelle forme in cui è progressivamente degenerato nell’immaginario collettivo. Ha rappresentato una delle cause dell’attuale situazione. E’ stato attraverso l’autonomia del politico ben esercitata nei governi di centrosinistra (1996 – 2001; 2006 – 2008) che si è steso un un tappeto rosso alla resistibile ascesa di una sciagura come quella rappresentata dal nuovo “ceto politico” a marca 5 stelle . “Ceto politico” di nuovo conio cui una parte del PD vorrebbe offrire addirittura il destro per una “alleanza strutturale” stipulata però alle condizioni dell’antipolitica, come dimostra proprio la vicenda di cui ci stiamo occupando. 2) Una fase politica come quella avviata negli anni’90 sulla base dello sconquasso provocato da Tangentopoli, con l’azione politica dei grandi partiti di massa sciolta come neve al sole e sostituita prima dalla supplenza della Magistratura e successivamente dall’occupazione degli spazi del “ventre molle” da parte di Berlusconi. Una fase nel corso della quale ci si trova di fronte gli accidenti dell’euro e dei migranti (dagli albanesi in avanti) senza che mai le forze di sinistra tentassero di ricostruire un minimo di fronte di pedagogia politica. Anzi, le forze di sinistra hanno fatto di tutto per adattarsi alle spire dell’avversario (vedi inseguimento alla Lega su devolution e quant’altro). In questo modo non si poteva far altro che cedere al passo, oltre ai già citati 5 stelle, ad una emersione para – fascista capace di recuperare nazionalismo e razzismo, male piante mai estirpate del tutto. 3) Soprattutto è mancata a sinistra la possibilità di portare il tema costituzionale a rappresentare base per una soggettività politica. Anche su questo punto è necessaria il massimo della chiarezza possibile: la Costituzione come sfondo del sistema poteva andar bene fino a quando erano presenti i grandi partiti della Costituente e il PCI poteva bilanciare la “conventio ad excludendum” con “l’arco costituzionale”. A partire dal referendum Renzi (anzi già da quello precedente sulle trivelle) in un momento di totale disfacimento a sinistra si è sicuramente espressa, in mezzo a un incrocio di motivazioni strumentali, una sinistra diffusa le cui espressioni politiche erano fondate sul riconoscimento costituzionale e sulla richiesta di una forma di democrazia rappresentativa che si riorganizzasse per contrastare il populismo, le piattaforme, l’uno vale uno. Invece di compiere un’operazione coraggiosa di apertura in questa direzione i gruppi dirigenti delle residue forze che fanno riferimento alla storia della sinistra si sono trincerate chi nel governo, chi in una opposizione di movimento. Non è stato compreso che era necessario cercare di mettere in atto un progetto politico di ricostruzione (abbiamo tentato di invertire la rotta con il “Dialogo Gramsci – Matteotti” ma finora gli esiti sono stati parziali e incompleti) nel quale il tema costituzionale poteva rappresentare punto determinante di identità e di aggregazione. Domani comunque vada, nel “NO” che uscirà dalle urne il 20 settembre ci sarà sicuramente una quota di elettrici ed elettori che avrà votato per muoversi nella direzione che ho cercato di indicare. L’occasione fu perduta dopo l’esito vittorioso del 4 dicembre 2016; sarebbe mortale perderla anche nell’occasione della possibile sconfitta del 20 settembre 2020. Nel porci al di fuori da inutili scoramenti preventivi sarebbe il caso di attrezzarci adeguatamente. La storia più recente al riguardo della complessità di contraddizioni che attraversano l’intera società ci dice che è assente una forma politica di sinistra non semplicemente unitaria ma in grado di offrire una diretta dimensione costituzionale di fronteggiamento della difficile situazione in atto: semplicemente una sinistra costituzionale.

Riformare la giustizia fiscale ai tempi della pandemia - micromega-online - micromega

Riformare la giustizia fiscale ai tempi della pandemia - micromega-online - micromega

venerdì 21 agosto 2020

Franco Astengo: Trasformismo e politica corsara

TRASFORMISMO E POLITICA CORSARA di Franco Astengo “Il Corriere della Sera” del 20 agosto ha ospitato assieme due interventi che sono apparsi scritti quasi in complementarietà da Ernesto Galli della Loggia e Stefano Passigli. Galli della Loggia ha analizzato il tentativo di alleanza “strutturale” tra PD e M5S assegnandolo alla categoria del “trasformismo” . Un “trasformismo” collegato ad uno smarrimento d’identità per entrambe le formazioni. Uno smarrimento d’identità (Cassese, in un editoriale pubblicato il 21 agosto) ha scritto di “politica corsara”) che nel caso del PD, abbandonata la “vocazione maggioritaria”, appare ormai come elemento costituivo dell’essere stesso del partito. Un partito il PD sempre meno propenso all’elaborazione di una piattaforma propria e sempre più disponibile ad assorbire i punti programmatici altrui. Passigli, dal canto suo, ha spezzato una lancia in favore della formula elettorale proporzionale partendo dalla considerazione che il maggioritario si adatta principalmente a Paesi che conoscono una profonda unità interna. Inoltre lo stesso Passigli ha ricordato come il proporzionale sia storicamente collegato con la forma di governo parlamentare, così come prevede la nostra Carta Costituzionale. Dove sta quindi la complementarietà (involontaria, credo) tra i due articoli scritti, tra l’altro, in un momento nel quale sembrano salire le quotazioni del “NO” nel referendum del 20 settembre ? I due autori, ciascheduno per proprio conto, sembrano infatti rivolgere alle forze politiche una richiesta di rinnovo di espressione d’identità. Nell’evidente crisi della struttura del sistema politico italiano ha pesato fortemente l’impatto del “né di destra”, “ né di sinistra”. Ci troviamo al tramonto di quella stagione. Siamo di fronte, infatti, all’emergere a livello sistemico di un nuovo livello di “dialettica principale”. I nuovi termini della dialettica di sistema nel “caso italiano” si rilevano, infatti, nel modificarsi dell’area di interesse nella relazione tra complessità sociale e autonomia dell’agire politico. Si sta imponendo, infatti, l’evidenza di una necessità di confronto tra il possibile permanere di un’etica politica che definiremmo legata a una ricerca di identità e l’avanzare di una ricerca di potere esclusivamente misurata sul valore dell’estetica. Valore dell'estetica collocata dentro a quella categoria del "trasformismo" che Galli della Loggia eleva a concetto politico e che Cassese ha - appunto - definito come "politica corsara". Il ritardo della sinistra risiede nella difficoltà di opporre l'etica dell'identità all'estetica del trasformismo. Una sinistra immersa nell'incapacità di far sintesi in un dibattito ancora fermo all'individuazione della complessità delle contraddizioni sociali operanti ed emergenti nella modernità. Sicuramente la destra si trova di più a proprio agio esternando rozzi slogan semplificatori tali da "grattare la pancia" all'individualismo competitivo attraverso l'esposizione del classico "legge e ordine". Dobbiamo quindi porci un interrogativo: si è forse concluso il ciclo aperto negli anni ‘90 con l’assunzione definitiva del concetto di governabilità come ragione ultima ed esaustiva dell’agire politico legittimando così la semplificazione del trasformismo e della politica corsara. Potrà essere possibile, in assenza di una adeguata soggettività politica, misurarsi su di un inedito livello di dialettica tra etica dell'identità ed estetica del trasformismo? Nel caso di definitivo successo dell’estetica del trasformismo verrebbe a mancare, almeno a mio modesto giudizio, l’involucro politico per l’espressione delle contraddizioni sociali e la politica si ridurrebbe a sede di una semplice tecnocrazia decisionista . La logica conseguenza di tutto ciò diventerebbe quella della costruzione di un regime fondato su di un capo plebiscitato dalla folla : si raggiungerebbe così lo scopo perseguito dai propugnatori dell’antipolitica, almeno dal 1994 in avanti ( o forse fin dall’appena precedente stagione referendaria). L’esito del referendum del 20 settembre non risulterà indifferente a tutto questo.

The fairy tale of the illiberal left – Democracy | IPS Journal

The fairy tale of the illiberal left – Democracy | IPS Journal

When Socialists Gain Power in States Like New York, Expect Bogus “Antisemitism” Charges to Follow

When Socialists Gain Power in States Like New York, Expect Bogus “Antisemitism” Charges to Follow

Who is Olaf Scholz – and can Labour look to the SPD candidate as an ally? – LabourList

Who is Olaf Scholz – and can Labour look to the SPD candidate as an ally? – LabourList: Germany’s socialist party, the Social Democratic Party (SPD), last week chose its candidate to replace Angela Merkel as Chancellor. Olaf Scholz has his admirers within…

L'ECONOMIA SOCIALE AL TAVOLO DELLO STATO IMPRENDITORE - GLI STATI GENERALI

L'ECONOMIA SOCIALE AL TAVOLO DELLO STATO IMPRENDITORE - GLI STATI GENERALI

I malumori dei giovani democratici statunitensi - Elaine Godfrey - Internazionale

I malumori dei giovani democratici statunitensi - Elaine Godfrey - Internazionale

The Bernie Sanders Doctrine on Foreign Policy

The Bernie Sanders Doctrine on Foreign Policy

venerdì 14 agosto 2020

L'ECONOMIA SOCIALE AL TAVOLO DELLO STATO IMPRENDITORE - GLI STATI GENERALI

L'ECONOMIA SOCIALE AL TAVOLO DELLO STATO IMPRENDITORE - GLI STATI GENERALI

Il mondo post covid: quattro diritti per le città dell’uguaglianza - micromega-online - micromega

Il mondo post covid: quattro diritti per le città dell’uguaglianza - micromega-online - micromega

Andrea Pisauro: Che UE sarà? - Transform! Italia

Che UE sarà? - Transform! Italia

Franco Astengo: A sinistra

A SINISTRA di Franco Astengo (Grazie per la vostra attenzione) Domani ricorre il 128° anniversario della fondazione, avvenuta a Genova, del Partito dei Lavoratori Italiani (poi diventato Partito Socialista e scissosi nel ‘21 a Livorno dal Partito Comunista). I risultati delle regionali del 20 settembre prossimo ci forniranno una prima impronta circa l’andamento possibile dell’evoluzione del M5S verso una strategia delle alleanze . Così come, a quel punto, disporremo di alcuni elementi concreti per valutare il vagheggiamento del PD verso la formazione di una “entente” con il MoVimento destinata a diventare strategica, per dirigersi verso l’elezione del Presidente della Repubblica e successivamente verso le elezioni legislative generali previste per il 2023. Nel frattempo però si apre spazio a sinistra per avviare un ragionamento di più ampio respiro. Il muoversi del M5S in direzione di un processo di cosiddetta “evoluzione” corrisponde infatti,almeno in parte, a una necessità del sistema di veder riempito un vuoto che il “né di destra, né di sinistra” aveva lasciato. Oltre la destra e oltre la sinistra, infatti, c’è soltanto il centro che molti stanno cercando di occupare: da Renzi a Calenda a settori “moderati” (chissà su cosa si ritengono “moderati”?) della stessa Forza Italia. Si tratta di tentativi autodefiniti “trasversali” che in alcuni casi sfiorano la cosiddetta “antipolitica”. Questi tentativi “trasversali” non hanno però alcuna possibilità di riuscita perché sprovvisti della necessaria “massa critica”. Per occupare il vuoto lasciato al centro serve, infatti, una consistenza numerica e una presenza territoriale sufficientemente omogenee nel Paese: caratteristiche che, pur nel contrarsi delle abnormi dimensioni raggiunte con le elezioni del 2018, sono ancora in possesso del M5S anche se nel frattempo questo ha accentuato caratteristiche da partito del Sud obbligato allo “scambio politico” e alla soddisfazione immediata dell’ emergenza. Un’emergenza dettata da quegli elementi di individualismo assistenzialista e di corporativismo, ben presenti nella società italiana soprattutto dalla parte di imprenditori privati che nel pianto delle “Partite IVA” e di una peculiare precarietà innestata nel mondo del lavoro e pur nella necessaria articolazione che pure va tenuta in conto nei riferimenti economici e sociologici, appaiono ben provvisti sul terreno dell’evasione fiscale e del riciclaggio. Sicuramente non siamo più nei tempi di “Ceti Medi e Emilia Rossa” di togliattiana memoria (anche rispetto al movimento cooperativo). Così come individualismo assistenzialista e corporativismo trovano, nel campo del lavoro autonomo, il loro corrispondente nella caduta di ruolo delle grandi associazioni datoriali investite dalla sindrome di distruzione dei corpi intermedi che si è accompagnata a quella del populismo “antipolitico” da destra (berlusconismo “docet”) e da presunta sinistra. Torniamo per alla stretta attualità riflettendo sullo schema di “occupazione degli spazi” equivalante a quello di “occupazione del potere” che mosse in origine il MoVImento. Operazione di occupazione del potere riuscita, da parte del Movimento 5 stelle, sulla base di una capacità di spargere a piene mani quel qualunquismo che rimane anch’esso parte integrante del tessuto sociale e politico della nazione. Non approfondisco oltre: mi fermo qui per affermare che l’occupazione del centro come punto di possibile saldatura dell’alleanza PD – M5S potrebbe avvenire (a prescindere dalle indicazioni che saranno offerte dal sismografo elettorale) sulla base di un intreccio tra individualismo competitivo, corporativismo, qualunquismo “storico”. Beninteso il PD sfugge a ogni tipo di valutazione organica per via delle sue caratteristiche non solo interclassiste ma di mero “partito – taxi” del tutto autoreferenziale nelle presenze istituzionali e privo, fin già dallo scioglimento del PCI e dall’ingresso della sinistra democristiana, di una qualche definizione plausibile di confini politici. Il PD si direbbe un partito non solo “post – ideologico” ma “post – politico” che ha costruito la sua precaria identità nella strumentalizzazione del frazionamento del potere. Ciò nonostante con questo quadro è necessario convivere anche per via della necessità di fronteggiamento di una aggressiva espansione della destra estrema. Per noi che ci ostiniamo a non voler considerare la sinistra una pura categoria dello spirito si pongono comunque enormi problemi. Infatti nel frattempo sono rimasti politicamente abbandonati amplissimi livelli di potenziale rappresentanza: 1) primo fra tutti il lavoro dipendente appare abbandonato dalla rappresentanza politica. Lavoro dipendente, che pure si trova in difficoltà anche rispetto alla propria rappresentanza sociale. La rappresentanza sociale del lavoro dipendente, il sindacato, non riesce ad oltrepassare quell’assenza di capacità progettuale che lo ha caratterizzato al ribasso nel corso degli ultimi decenni, almeno dall’accettazione della manovra del ‘92 e della “concertazione”, con una risposta soltanto episodica al tentativo (riuscito) di disintermediazione attuata con l’abolizione dell’articolo 18. Il lavoro dipendente si trova in una dimensione di allargamento nelle condizioni di sfruttamento non ancora individuata sul piano di una definizione di progettualità strategica ma messa ben in luce,ad esempio,dalla questione dei migranti posti nella condizione di funzionare da mero “esercito di riserva”(situazione sulla quale si sta ragionando molto poco); 2) in secondo luogo non è possibile pensare a una rappresentanza politica separata per l’emergere delle contraddizioni un tempo definite post – materialiste per le quali si sviluppavano come prioritari i classici esempi dell’ambiente e del genere, ma l’approfondimento del discorso potrebbe portarci ad un ben più articolata e meno schematica individuazione dei cleavages della modernità; 3) Serve una organicità di progetto politico di risposta alla necessità di uscire dalla subalternità al pensiero unico sul terreno cognitivo (compreso l’approccio alle nuove tecnologie di comunicazione); 4) altra questione è rappresentata dalla fievolezza (termine usato per carità di patria) dell’approccio internazionalista, come dimostrato dalla pochezza di capacità d’intervento sui temi europei; 5) infine, come si diceva un tempo “ma non ultimo” il terreno costituzionale, della centralità parlamentare e delle altre assemblee elettive, del rifiuto della forma di governo presidenzialista, del valore dell’organizzazione politica. La strategia PD – M5S lascia liberi questi spazi non tanto e non solo di riflessione ma più propriamente politici. Spazi che vanno occupati da una proposta autonoma, unitaria, provvista di una fortissima dimensione progettuale e nello stesso tempo impegnata nella difesa costituzionale a partire dal “NO” nel referendum e proseguendo nel rifiuto del revisionismo e nell’affermazione del valore dell’antifascismo. Domani ricorre il 128° anniversario della fondazione, avvenuta a Genova, del Partito dei Lavoratori Italiani (poi diventato Partito Socialista e scissosi nel ‘21 a Livorno dal Partito Comunista). L’occasione potrebbe essere buona per avviare una riflessione di fondo su di un progetto di ricostruzione come stiamo reclamando da tempo attraverso l’attività del “Dialogo Gramsci – Matteotti”. Oso rivolgermi ai dirigenti di Sinistra Italiana, di Rifondazione Comunista, di Potere al Popolo e degli altri soggetti operanti a sinistra, al quotidiano “Il Manifesto”, ai tanti dirigenti politici e intellettuali privi da tempo di una definita collocazione. E’ necessaria una ricostruzione “politica”, non meramente movimentista e neppure rinserrata nella ricerca comunque della dimensione istituzionale (che pure rimane necessaria, a tutti i livelli). A qualcuno di questi potenziali interlocutori verso i quali chiedo scusa per la reiterata insistenza mi permetto di chiedere di estendere la conoscenza di questo appello: ho tirato giù questo testo che comprendo possa essere giudicato come estremamente schematico e me ne dispiace. La schematicità è stata però voluta proprio per ricevere forti critiche utili per avviare finalmente una discussione di merito sul tema della ricostruzione.

giovedì 13 agosto 2020

Sinistra, non basta guardare indietro: tempi nuovi richiedono idee nuove - Strisciarossa

Sinistra, non basta guardare indietro: tempi nuovi richiedono idee nuove - Strisciarossa

Franco Astengo: Referendum, democrazia

Referendum, Democrazia di Franco Astengo E’ proprio il caso di cercare di approfondire i temi della profonda crisi del sistema politico italiano proprio nel momento in cui la banalità del quotidiano sembra dare ancora fiato al qualunquismo di ritorno. Il referendum rappresenterà una prova ardua per la tenuta della democrazia italiana. Non possiamo limitarci a replicare alle labili argomentazioni dei sostenitori della riduzione del numero dei parlamentari. Va colta l’occasione per una discussione nel merito della crisi della democrazia liberale e del sistema politico italiano. La democrazia liberale appare messa in forte discussione prima di tutto dalla crescita, a livello internazionale, di situazioni nelle quali paiono prevalere sistemi assolutamente contrari ai suoi principi fondamentali. Approfondiamo allora alcuni dei termini della questione partendo da un’analisi dello stato delle cose in atto nel sistema politico italiano. Sono evidenti i punti di fallimento fatti registrare dall’intera classe politica negli ultimi 30 anni, dal momento cioè della liquefazione della “repubblica dei partiti” dovuta al combinato disposto fra trattato di Maastricht, Tangentopoli, caduta del muro di Berlino. Proviamo a redigere un elenco sommario: sono falliti i tentativi d’imposizione del modello di “democrazia dissociativa” (bipolarismo se non bipartitismo, sistema elettorale maggioritario, partito personale), sta mostrando la corda il sistema dell’Unione Europea; si è rivelato assolutamente negativo il tentativo di risolvere attraverso il regionalismo il nodo della cessione di sovranità dello “Stato – Nazione”. Proprio Il nodo dell’unità nazionale rimane del resto assai complesso nella fase di accelerazione del processo di cessione di sovranità da parte dello “Stato – Nazione”. Nel corso del tempo in occasione della modifica del titolo V della Costituzione si è verificato un cedimento alle sirene della “devolution” (2001, quando si affermava che la Lega era una “costola della sinistra”) e adesso non si è ancora presa coscienza della mancata democratizzazione di una Unione Europea priva di Costituzione e di Parlamento legislativo e divisa sulla base di schemi di diversa appartenenza, un’evidente questione di rapporto nord – su, addirittura con la presenza all’interno di regimi para-illiberali. Attraverso la modifica del titolo V della Costituzione si sono evidenziati punti estrema negatività sia dal punto di vista della promozione di una voracissima e del tutto impreparata classe politica e dell’estensione senza limiti del deficit pubblico. In più, attraverso l’elezione diretta di Sindaci e Presidenti di Provincia e di Regione (legge 81/93 e legge costituzionale 1/2000) si è verificato il fenomeno di una esaltazione incongrua dal basso della personalizzazione della politica. Una personalizzazione della politica mortificante il ruolo dei consessi elettivi periferici che hanno così perduto ruolo e qualità d’intervento, causando un pauroso abbassamento nell’insieme dei rapporti sociali delle istituzioni. Per economia del discorso, in questa occasione, rimangono fuori dall’analisi i guasti gravissimi provocati dal sistema dei “media”, in particolare dal settore televisivo, utilizzato da tutte le leve del potere in forma del tutto strumentale. Inoltre la diffusione di massa delle nuove tecnologie informatiche con l’avvento dei social network non è servita a produrre nuova pedagogia bensì ha contribuito soltanto a costruire un gigantesco veicolo di mistificazione del messaggio . In questo caso la responsabilità diretta è di questa classe politica sorta proprio a seguito della dissoluzione del sistema dei partiti . Sistema dei partiti del quale, al di fuori dell’evidenziarsi di contraddizioni “storiche”, deve essere rimarcato il possesso di due elementi fondativi trasversalmente espressi a suo tempo, nel periodo della ricostruzione del dopoguerra : quello della funzione pedagogica di massa e quello della capacità di selezione dei quadri. L’attuale classe politica ,in buona parte, ha cercato soltanto di coartare e mistificare la propria comunicazione come sta ben dimostrando la “fiera delle vanità” messa in mostra dal presidente del consiglio nelle sue solitarie dirette facebook nel corso delle quali si è evidenziato un vero e proprio “spreco” nell’utilizzo del termine “storico”. Nell’espressione di cultura politica del paese sembrano inoltre venuti a mancare i termini concreti di un’analisi seria del sistema democratico. Diventa allora il caso di riprendere la riflessione sul complesso della qualità della nostra democrazia. Proviamo così a ripassare alcuni passaggi principiando dall’analisi dei diversi tipi di democrazia, individuandone i due modelli principali: 1) modello maggioritario dissociativo (o modello Westminster): Il governo detiene una solida maggioranza; sistema bipartitico; governo centralizzato e unitario; costituzione flessibile; bicameralismo asimmetrico. 2) modello consensuale: governo di coalizione, equilibrio tra potere legislativo ed esecutivo, sistema multi partitico, assetto istituzionale decentrato, Costituzione scritta, bicameralismo simmetrico. Ricordati questi punti, è il caso allora di analizzare nel dettaglio le caratteristiche necessarie al funzionamento di un sistema politico in generale e di quelle peculiari al sistema politico italiano. Caratteristiche peculiari del sistema politico italiano confermatesi evidentemente irriducibili, anche verso un presunto itinerario di “occidentalizzazione” così come alcuni politologi lo avevano individuato negli anni’90 (con relativa stagione referendaria) attraverso l’adozione della formula maggioritaria. Adozione della formula maggioritaria (ci si assestò poi su di un “misto” al 75%) accompagnata dal calo della partecipazione elettorale, dovuto alla frantumazione del sistema dei partiti di massa ma considerato beneficamente fisiologico. Il sistema alla fine si è trovato con una partecipazione ridotta anche nell’espressione di voto e con milioni e milioni di elettrici ed elettori privi di rappresentanza politica. Ed è questo della riduzione complessiva della partecipazione politica che, volenti o nolenti, deve essere considerato il vero punto di crisi sistemica. Una crisi sistematica affermatasi in una fase di vero e proprio “ sfrangiamento sociale”. Un punto di crisi sistemica in cui si sono aperti i varchi per quelle pericolose forme politiche qualunquistiche ben presenti e rappresentate che avevano al centro del loro progetto proprio quel tipo di riduzione della democrazia rappresentativa che sarà sottoposto alla prova referendaria: 1) E’ mancata nel corso di questi anni un progetto di organizzazione e di rappresentanza delle contraddizioni sociali. L’idea di ridurre tutto al melting – pot tra un centrodestra e un centrosinistra omologati e privi di una identità che non fosse quella del partito personale (sulla base del quale “chiamare alle armi” il proprio elettorato ogni volta su elezioni intese come referendum riguardante una persona) è stato un fatto micidiale, che qualcuno vorrebbe addirittura riproporre all’insegna del disgraziato slogan “un minuto dopo la chiusura delle urne si saprà che governa”; 2) L’ assenza di credibili soggetti di riferimento ha determinato una incapacità di realizzare livelli di governo, al centro come in periferia, formati attraverso un articolato sistema di alleanze politico – sociali. In periferia sono così sorte confuse aggregazioni all’insegna di un indistinto “civismo” fornendo così spazio all’avvento di soggetti espressione di un adattamento verso il basso del livello culturale e di preparazione specifica rispetto all’iniziativa politico - amministrativa. 3) Al centro del sistema, inoltre, è mancata completamente la possibilità di scelta da parte delle elettrici e degli elettori. Le liste bloccate, sia pure più volte stigmatizzate dalla Corte Costituzionale ma ostinatamente perseguite da soggetti politici ormai formati soltanto da “cordate” e “gigli magici”, hanno rappresentato il vero punto di saldatura su cui si è realizzato un vero e proprio “fallimento sistemico”. Si è così creato un vuoto che potrebbe essere riempito attraverso la soddisfazione di pulsioni autoritarie sempre presenti nella cultura di un paese che ha storicamente trovato difficoltà a ritrovare un proprio baricentro di riconoscibilità. Appare allora indispensabile riprendere il discorso sulla “democrazia consensuale” costruita in una forma centripeta sulla base di una chiara distinzione e confronto tra le forze politiche. Un recupero di identità da parte delle diverse forze appare come il fattore fondamentale utile per fronteggiare il quadro di difficoltà fin qui sommariamente descritto. Non fu per caso come l’Assemblea Costituente avesse indicato la centralità dei consessi elettivi all’interno della complicata costruzione della democrazia in Italia. La centralità dei consessi elettivi che, come nel caso dei due rami del Parlamento, deve significare ancora soprattutto centralità della loro capacità di incarnare la “significanza politica” (un tema del tutto dimenticato in funzione della decretazione e addirittura dei famigerati dpcm). Sorge a questo punto il tema della formula elettorale. E’ evidente che, l’unica via percorribile in materia di formula elettorale è quella proporzionale. Una formula elettorale proporzionale da intendersi come strumento d’appoggio per recuperare un grado sufficiente di credibilità e di visione consensuale in un sistema democratico fondato su di una seria articolazione delle soggettività politiche. Soggettività politiche richiamate, come si diceva all’inizio, a rappresentare le contraddizioni sociali e non le ambizioni particolari di singoli o di gruppi di cordate formatesi attraverso il localismo e il familismo. Le attuali forze politiche agiscono, infatti, in prevalenza in una pericolosa commistione di ambizioni personali, tentazioni plebiscitarie, imposizioni verticistiche destinate inevitabilmente a cozzare contro una società ormai organizzata orizzontalmente. L’organizzazione sociale ormai si realizza attraverso da una parte l’espressione di lobbie e neo – corporazioni e dall’altra da ampie frange indistinte sul piano della coscienza politica e sociale eternamente in attesa di accedere a uno “scambio politico” di tipo assistenzialista. Per stare dentro a questo tipo di scontro che ha ormai assunto aspetti quasi completamente “impolitici” la sola prospettiva adatta per gli imprenditori del consenso sembra essere diventata quella della teatralità della scena. Si è valorizzato l’agire dell’immediatezza comunicativa in luogo della determinazione strategica . L’esprimersi effimero di una comunicazione esclusivamente propagandistica rappresenta così il solo vero, possibile, punto di contatto con la dimensione “orizzontale” della società, nell’omissione totale di un rapporto tra cultura e informazione. Anche la più stridente contraddizione sociale viene demandata alla “sovrastruttura” e il pubblico considerato oggetto soltanto di un processo di una gigantesca “rivoluzione passiva”. Una “rivoluzione passiva” che avanza nel quadro dell’esercizio di una presunta “democrazia del pubblico” . Una “democrazia del pubblico” (da qualcuno mistificata come democrazia diretta) che viene esercitata in gran parte in agorà virtuali nelle quali si sta proprio imponendo una “egemonia della sovrastruttura” definendo di conseguenza il prevalere dell’estetica e l’estinzione della legge morale. E’ stato anche detto:un’estetica utilizzata da una politica il cui obiettivo è soltanto quello dell’ anestetizzazione del “dolore sociale”(vedi reddito di cittadinanza, bonus, incentivi). Lenire e sopire il “dolore sociale” è così diventato l’imperativo categorico dell’agire politico così da rendere le masse docili e lontane. Il dolore sociale avrebbe invece necessità di essere rielaborato partendo da quella che storicamente abbiamo definito come “contraddizione principale”. La “contraddizione principale” va di nuovo individuata e portata alla ribalta del conflitto intrecciandola con altri due elementi:quello del limite che incontra il dominio umano sulla natura e quello del nuovo tipo di esercizio dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, comprensivo anche dell’ulteriore livello dello sfruttamento di genere. In questa fase lo sfruttamento è comunque esercitato socialmente in una dimensione ben più vasta di quello agita a suo tempo poggiando sul “lavoro vivo”. La domanda finale è questa: quello dell’egemonia della sovrastruttura appare ormai il solo orizzonte possibile? Quindi siamo alla fine della capacità di disporre di una “legge morale” che ci consente di distinguere i diversi piani dello sfruttamento in modo da poter proporre la riunificazione di una proposta di alternativa? Ormai la forma esclusiva dell’azione politica si colloca all’interno di una logica dominata dalla ricerca di un definitivo “potere sull’estetica”? Sarebbe necessario essere capaci di esprimere con semplicità un secco “NO” ma la replica appare invece quanto mai difficile e complicata. Per esempio: sembra incontrovertibile il dominio della “tecnica della casualità” intesa come esclusivo strumento di accesso al nodo vitale dell’informazione. Invece, avremmo bisogno di recuperare antiche categorie e inventarne di nuove. Nel frattempo risulterebbe fortemente negativo abdicare da una difesa di ruolo delle istituzioni rappresentative a partire dalla loro capacità di espressione politica e territoriale. Il prossimo 20 settembre non sarà sufficiente l’espressione di un “NO” nel referendum. Bisognerà accompagnare la proposta del “NO” con quella di una riaggregazione politica capace di porre un’alternativa sul piano costituzionale recuperando insieme l’idea di una espressione di legge morale attraverso i cui canoni tornare a essere capaci di distinguere. Vale la pena in conclusione di ricordare Gramsci e lo “spirito di scissione”: Cosa si può contrapporre, da parte di una classe innovatrice al complesso formidabile di trincee e fortificazioni della classe dominante? Lo spirito di scissione, cioè il progressivo acquisto della coscienza della propria personalità storica.

giovedì 6 agosto 2020

Il programma economico della Costituzione e il «nuovo modello di sviluppo» alla luce del pensiero di Federico Caffè - micromega-online - micromega

Il programma economico della Costituzione e il «nuovo modello di sviluppo» alla luce del pensiero di Federico Caffè - micromega-online - micromega

Why the left must condemn China’s brutal authoritarianism

Why the left must condemn China’s brutal authoritarianism

Franco Astengo: Ristrutturazione

RISTRUTTURAZIONE di Franco Astengo In questa fase la situazione economico – produttiva in atto in Italia può apparire assimilabile a quella di un periodo d’immediato dopoguerra. Il monitoraggio del dati, infatti, ci indica come l’indice manifatturiero risulti migliore del previsto, il settore delle vendite auto ha arrestato la caduta e varrebbe la pena distinguere tra diversi piani: l’andamento della produzione, l’evoluzione della domanda, e la riorganizzazione dell’offerta. La produzione industriale ha viaggiato, a luglio, sul più 7,5 rispetto a giugno (che a sua volta presentava un più 2,3%) mentre gli ordini han fatto segnare più 6,6 a luglio e più 5,4 a giugno, mese su mese. Esattamente come accadde settant’anni fa, tra il 1945 e il 1960: tempi più lunghi degli attuali perché la guerra aveva portato a distruzioni materiali che l’emergenza sanitaria non ha contemplato ed allora era necessario un radicale mutamento nel modello di sviluppo con la promozione della crescita dell’industria sull’agricoltura. Crescita favorita proprio dall’edilizia e dalla costruzione delle infrastrutture: piano INA – Casa e Autostrada del Sole come emblema (761,3 Km, mica i millesessantasette metri del Ponte sul Polcevera celebrati molto impropriamente come il segno della rinascita). Un radicale cambiamento, quello del dopoguerra, fatto pagare ai contadini e alla classe operaia: un cambiamento dal quale uscì l’Italia della fragilità del consumismo individuale. In un interessante articolo apparso sul “Corriere”, Dario Di Vico, dopo aver ironizzato sul “Ministero dei Bonus” , ha presentato due punti ai quali prestare estrema attenzione: è già in atto una pesante ristrutturazione del ciclo nei settori strategici; si rimarca ancora di più il divario esistente sul piano geografico e tra i diversi settori. Un divario che rischia di crescere anche per via delle ataviche carenze infrastrutturali e per il peso eccessivo di settori eccessivamente “fragili” sull’insieme dell’economia italiana (il bonus per i ristoranti e i negozi di scarpe indicativi di questa eccessiva debolezza legata – appunto – al consumo individuale). Il risultato di questo insieme di questioni, nell’assenza di una programmazione e di un intervento pubblico, sarà quello di un rafforzamento di determinate concentrazioni industriali con possibili perdite su terreni strategici (la siderurgia), una stretta sul piano occupazionale, un allargamento delle disuguaglianze tra Nord e Sud, un ulteriore impoverimento in altri comparti, dalla logistica al turismo. Il tutto in un contesto di deficit tecnologico, un ritardo nell’informatizzazione, un proseguire della “fuga dei cervelli” un’assenza di visione strategica nella produzione energetica e nella riconversione del territorio. In questo quadro la pur sacrosanta richiesta di allontanare ancora nel tempo lo spettro dei licenziamenti (come reclama Landini in alcune interviste) rischia di rimanere una classica “battaglia di retroguardia”. I nodi sono due: una ripresa di forza e capacità propositiva da parte del Sindacato in una visione nella quale la dimensione progettuale deve accompagnarsi con la consapevolezza della crescita e dell’estensione dei meccanismi di sfruttamento; una capacità di presenza politica e istituzionale della sinistra che non risulti subalterna alla concezione della “governabilità” del PD ormai acconciato alla “democrazia recitativa” del presidente del Consiglio e al pressapochismo assistenzialista e neo – corporativo del M5S, movimento rivelatosi molto permeabile alle lobbie anche perché elettoralmente gonfiato in maniera indebita da un voto dettato in buona parte da “logiche di scambio”. Sinistra (da costruire) e Sindacato non possono rimanere ingabbiati in questa dimensione strategicamente inesistente , tutta rivolta all’autoconservazione del politico, schiacciata dall’emergenza dell’immediato. Serve un colpo d’ala nella progettualità e nell’intervento del pubblico sui nodi strategici, serve affermare la forza del movimento dei lavoratori da proiettare in avanti, non basta evocare un indefinito “green” e un imperscrutabile “digitale” in un Paese al centro della contesa europea e che accusa da tempo limiti enormi dal punto di vista della strategia industriale. Quando (e se ) arriveranno i miliardi europei sarà indispensabile essersi già mossi in una dimensione alternativa: nel frattempo sarà necessario non farci schiacciare dall’emergenza che molti stanno creando ad arte da un lato per continuare il loro gioco di un’antipolitica fondata sulla mera elargizione, e dall’alto per portare avanti quella che si preannuncia come un dura ristrutturazione industriale di cui far pagare interamente il prezzo ai lavoratori, con disoccupazione, precariato, sfruttamento. Disoccupazione e precariato che piacciono tanto ai produttori di “bonus” e di allungamento dei sussidi.

giovedì 30 luglio 2020

Mes, recovery fund ed Europa: dialogo con Lucrezia Reichlin - micromega-online - micromega

Mes, recovery fund ed Europa: dialogo con Lucrezia Reichlin - micromega-online - micromega

Il Recovery Fund: dettagli e prospettive per la UE e gli Stati membri - Menabò di Etica ed Economia

Il Recovery Fund: dettagli e prospettive per la UE e gli Stati membri - Menabò di Etica ed Economia

Cambiare l’insegnamento dell’economia per riconnetterla con la realtà - Menabò di Etica ed Economia

Cambiare l’insegnamento dell’economia per riconnetterla con la realtà - Menabò di Etica ed Economia

Contrastare le disuguaglianze. Consigli di letture estive - Menabò di Etica ed Economia

Contrastare le disuguaglianze. Consigli di letture estive - Menabò di Etica ed Economia

La Recovery e i suoi molti problemi - Menabò di Etica ed Economia

La Recovery e i suoi molti problemi - Menabò di Etica ed Economia

mercoledì 29 luglio 2020

martedì 28 luglio 2020

The Demise of Radical Keynesianism

The Demise of Radical Keynesianism

Roberto Biscardini: Lombardia, tutto secondo copione

https://www.jobsnews.it/2020/07/roberto-biscardini-lombardia-tutto-secondo-copione-ma-la-questione-e-cambiare-il-sistema-elettorale/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=roberto-biscardini-lombardia-tutto-secondo-copione-ma-la-questione-e-cambiare-il-sistema-elettorale

Recovery Fund, risparmiateci la commissione Brunetta - Strisciarossa

Recovery Fund, risparmiateci la commissione Brunetta - Strisciarossa

Locking Out the Left: The Emergence of National Factions in Australian Labor

Locking Out the Left: The Emergence of National Factions in Australian Labor

Politiche economiche, gli errori di un decennio - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Politiche economiche, gli errori di un decennio - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

The Labour left and ‘the long march through the institutions’ | Red Pepper

The Labour left and ‘the long march through the institutions’ | Red Pepper

domenica 26 luglio 2020

Per un nuovo internazionalismo - Thomas Piketty - Internazionale

Per un nuovo internazionalismo - Thomas Piketty - Internazionale

L’accordo europeo per il Recovery Fund | Paesi “frugali”, vantaggi per l’Italia e fake news - di Andrea Fumagalli - Effimera

L’accordo europeo per il Recovery Fund | Paesi “frugali”, vantaggi per l’Italia e fake news - di Andrea Fumagalli - Effimera

AOC’s Anti-Sexism Speech Yesterday Was a Triumph

AOC’s Anti-Sexism Speech Yesterday Was a Triumph

Antonino Morreale: Marx revival

Antonino Morreale: Marx revival

Recovery Fund, per l’Italia i conti non tornano - micromega-online - micromega

Recovery Fund, per l’Italia i conti non tornano - micromega-online - micromega

Svezia, “frugalità” a sinistra

Svezia, “frugalità” a sinistra

Lo strano socialismo di Beppe Sala - Jacobin Italia

Lo strano socialismo di Beppe Sala - Jacobin Italia

Opinion | Why Can’t Trump’s America Be Like Italy? - The New York Times

Opinion | Why Can’t Trump’s America Be Like Italy? - The New York Times: On the coronavirus, the “sick man of Europe” puts us to shame.

Pezzo a pezzo la Consulta smonta i decreti sicurezza - Lavoce.info

Pezzo a pezzo la Consulta smonta i decreti sicurezza - Lavoce.info

Recovery Fund, non è tutto oro quello che luccica | M. Bordignon

Recovery Fund, non è tutto oro quello che luccica | M. Bordignon

mercoledì 22 luglio 2020

L’Italia rischia di diventare un paese senza ricerca universitaria - Christian Raimo - Internazionale

L’Italia rischia di diventare un paese senza ricerca universitaria - Christian Raimo - Internazionale: La pandemia ha reso più critica una situazione già precaria. Tanti non continueranno il loro percorso, perché pagato poco e male. E tanti altri da mesi fanno i conti con biblioteche chiuse o a ingressi ridotti. Leggi

L’accordo sul Recovery Fund c’è, ma l’Europa non è fatta

L’accordo sul Recovery Fund c’è, ma l’Europa non è fatta

L’Europa scopre la politica fiscale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

L’Europa scopre la politica fiscale - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Recovery Fund, dalla presentazione del piano riforme all'approvazione del Bilancio Ue: tutte le tappe prima di ricevere gli stanziamenti - Il Fatto Quotidiano

Recovery Fund, dalla presentazione del piano riforme all'approvazione del Bilancio Ue: tutte le tappe prima di ricevere gli stanziamenti - Il Fatto Quotidiano

Europa-Italia: un buon primo tempo

Europa-Italia: un buon primo tempo

lunedì 20 luglio 2020

Franco Astengo: Il ratto d'Europa e il deficit democratico

IL RATTO D’EUROPA E IL DEFICIT DEMOCRATICO di Franco Astengo Comunque andrà a finire il negoziato brussellese ,oggi ancora in corso sul presunto piano europeo di “Recovery Fund”, si sono dimostrate due cose: 1) lo sfilacciamento dell’idea stessa di Unione Europea; 2) Uno sfilacciamento dovuto non solo e non tanto dal tipo di impostazione che all’UE è stata data (giustamente criticata da più parti anche in senso internazionalista e non certo sovranista) ma all’assenza di un sistema politico europeo: PPE e PSE risultano loro stessi frantumati come entità politiche nei rivoli più diversi. Per riflettere al meglio su questi punti sarà bene ricordare egualmente due altre questioni: 1) L’idea dell’Europa così come questa fu concretizzata, a partire dalla CECA (1951) e con i passaggi successivi fino al trattato di Roma (1957) non era quella “socialista” nata a Ventotene dalle menti illuminate di Spinelli, Rossi, Colorni e Ursula Hirschmann, ma quella , fuori dalla mitologia del Piano Marshall, difensiva, anti – sovietica, parallela alla NATO, integratrice anche militarmente della Germania nella sua parte occidentale (ricordiamo il fallimento della CED) : questa mia interpretazione sarà giudicata come schematica e richiamante la logica della “guerra fredda”( difatti all’epoca si espresse la forte ostilità dei Partiti Comunisti italiano e francese), ma ritengo si tratti di un dato di cui tener conto sul piano storico per i suoi riflessi che, a lungo, sul terreno dell’impostazione culturale e politica sono stati mantenuti nel prosieguo della costruzione dell’impalcatura europea anche nel momento in cui avvennero passaggi a governi “diversi” nei principali paesi fondatori ( Germania, Francia); 2) Il secondo passaggio è quello riguardante la caduta del Muro e la sindrome da “estensione” di un solo modello: quello della “fine della storia”. In quel momento l’idea dell’allargamento dell’Unione ad Est (avvenuta nel 2004) era vista come la definitiva e agognata apertura al modello del consumismo occidentale di nuovi, grandi mercati. Si sottovalutarono tutte le difficoltà in essere e in itinere come poi si sarebbero ben palesate in una evidente situazione di colossale abbaglio (fu in questo quadro che tra l’altro nacque l’euro, la cui entrata in vigore è costata un duro prezzo di impoverimento generale per le classi medie e lavoratrici italiane, in particolare quelle a reddito fisso). Nel frattempo falliva l’ipotesi di Costituzione Europea (per la contrarietà di Francia e Olanda). L’approvazione di una Costituzione Europea avrebbe rappresentato il solo fattore possibile per varare comuni politiche pubbliche e fornire al Parlamento Europeo poteri costituenti in un’ottica federalista che, diciamoci la verità, non è mai stata presa in considerazione. Il sovranismo dunque arriva da lontano. Al di là dell’evaporazione del disegno europeista, comunque si concluda la spartizione dei miliardi del Recovery Fund, e oltrepassando anche la fase del progressivo inasprimento dell’emergenza sanitaria e dei suoi relativi strascichi economici e sociali, il quadro globale sta registrando una crisi del “ciclo atlantico” (che pure, in Italia, forze molto consistenti desidererebbero riattivare nel suo pieno splendore di rapporto privilegiato con gli USA), un rafforzamento a dimensione egemonica della presenza commerciale della Cina (anche in Italia si sta guardando alla “via della seta”) di fortissimo rafforzamento militare della Russia (rafforzamento che fa crescere la vocazione “imperiale”), della presenza di pericolosissimi teatri di guerra nei quali l’Unione non riesce ad esprimere una propria incisiva presenza (si pensi alla spartizione della Libia tra Turchia e Russia). L’incapacità di affrontare il tema della guerra inoltre sta alla base della questione, del tutto dirimente, dei migranti, e inoltre è dovuta alla guerra e al progressivo deperimento di ruolo delle organizzazioni internazionali la crescita di aree di sottosviluppo che causa l’assenza in grandi zone del mondo delle condizioni minime di vivibilità: zone del mondo soggette a meccanismi di spartizione del proprio minimo spazio vitale a causa di fondamentali presenze minerarie e di approvvigionamento energetico contese tra le grandi potenze in una evidente visione neo-coloniale. Il tema rimane quello della possibilità di visione di un diverso modello di sviluppo da quello enormemente vorace di risorse e di territorio che ha caratterizzato il ‘900: secolo dal quale non siamo ancora usciti, nonostante l’illusione di progresso fornitoci dall’esplosione tecnologica. Ho esposto confusamente ma sta in questo quadro una possibilità di rivisitazione di una identità politica di sinistra progressista e internazionalista sulla quale sarebbe pure necessario cominciare a riflettere. Nelle conclusioni del suo fondamentale “Capitale e Ideologia” Thomas Piketty propone di affrontare la crisi che la sinistra sta attraversando di fronte all’aumento delle disuguaglianze attraverso un’originale elaborazione. La proposta dell’economista francese è di partire da un progetto che presenti elementi di visione per un socialismo partecipativo e internazionalista. Un progetto che prefigura una democrazia transnazionale su scala più ampia di quella europea. Democrazia transnazionale oggi fondata su alcuni punti distintivi: 1) norme sulla tassazione dei profitti 2) regole per introdurre la libera circolazione delle persone 3) mutualizzazione dei finanziamenti nei servizi pubblici (con introduzione di elementi di fiscalità comune) Lo scenario complessivo sarebbe quello di carattere cooperativo, in un nuovo quadro giuridico. Secondo “Capitale e ideologia” andrebbe riformulato il passo del Manifesto del 1848 là dove si recita: “ La storia di ogni società è stata fino a oggi solo la storia della lotta di classe”. Piketty nel suo testo corregge: “ La storia di ogni società è stata fino ad oggi solo la storia delle ideologie e della ricerca di giustizia”. Obiettivo dichiarato di “Capitale e ideologia” sul piano politico: “Un movimento per un socialismo democratico di lotta alla disuguaglianza e di profonda trasformazione del sistema legale, sociale, fiscale”. Appare fin troppo evidente come, pur nell’espressione di queste brevissime note, la ricostruzione di una sinistra (compresa quella socialdemocratica di Bernstein e della seconda internazionale) può essere portata avanti soltanto comprendendo appieno come le contraddizioni emergenti risultino allargate a un insieme di “fratture” (il cui catalogo andrebbe aggiornato rapidamente) a partire dall’ apparentemente insuperabile doppia condizione di sfruttamento nella diversità di genere e l’evidente conflitto tra condizione del territorio e sviluppo tecnico, scientifico, della produzione di merci. Insieme di “fratture” non riconducibili esaustivamente alla sola “questione ecologica”. Sotto quest’aspetto va ricordato il tema del rapporto tra politica e tecnica al riguardo del quale correnti filosofiche considerano ormai come avvenuta la riunificazione tra scienze, tecnica e politica all’interno dell’acquisita egemonia della tecnica e relativa delega all’algoritmo. La sinistra è così chiamata al compito di ritrovare i termini della ribellione collettiva verso l’idea della “fine della storia”, della semplificazione delle contraddizioni sociali, della tecnica come espressione diretta dell’azione politica e, nella sostanza, del predominio dell’io come soggetto esaustivo dell’essere. Io che si esprime ormai esclusivamente attraverso il web nella convinzione di esercitare il proprio diritto di parola nel quadro dell’idea dell’ “uno vale uno” esercitante la democrazia diretta. Soltanto attraverso un recupero del rifiuto dell’idea di “fine della storia” che si potrà ricominciare a ragionare anche su temi come forma di governo, rappresentanza istituzionale, struttura dello Stato , sostanza della funzione extra – istituzionale della rappresentanza politica. Temi sui quali si è accumulato un grande ritardo nella convinzione di una insuperabilità del modello liberaldemocratico. Una presunzione di insuperabilità elaborata quando invece il sistema stava via via assumendo forme diverse di accentramento, separatezza, recupero di meccanismi di concentrazione del potere per via gerarchica, stabilendo così il formarsi/affermarsi di nuove oligarchie. Si è trattato di fenomeni di “accentramento del potere” che vanno combattuti apertamente. E’ necessario quindi ripensare al tema europeo in termini di “deficit democratico”. Riflettere intorno alle questioni di carattere generale in una dimensione di questo tipo dovrebbe essere il compito di quegli intellettuali che non intendono ridurre il loro ruolo a quello di “maitre a penser” del potere e il tema dell’evidente fallimento europeo dovrebbe rappresentare un punto prioritario di questo lavoro, per il quale occorrerebbe una sede di dimensione collettiva caratterizzata da una precisa dimensione politica.