Presentazione dell'intervista di Andrea Ricciardi a Fausto Bertinotti (Il Ponte, marzo-aprile 2009)
Ore 18, Libreria Bibli, via dei Fienaroli 19, Roma
Intervengono: Fausto Bertinotti, Andrea Ricciardi, Rina Gagliardi, Rino Formica, Piero Fassino, Giovanni Scirocco
domenica 5 luglio 2009
sabato 4 luglio 2009
In memoriam: Piero Boni
Piero Boni
Partigiano, liberò Parma
Chiunque l’abbia incontrato non dimentichera’ facilmente Piero Boni, una delle figure di spicco del mondo del lavoro e del sindacato per moltidecenni. Ma soprattutto, come amava ricordare, era un partigiano. Col nome di battaglia ”Piero Coletti” liberò Parma. Boni, nato a Reggio Emilia 89 anni fa, e’ stato un eroe della Resistenza, capo partigiano e Medaglia d’argento al Valor militare: partecipo’ alla liberazione di Parma (rpt Parma) dopo aver passato dieci mesi nelle Brigate Matteotti. E a Parma, il 25 aprile del 2003, è tornato per parlare della sua Resistenza come ospite d’onore. Membro dell’Ufficio sindacale del PSI, nel primo dopoguerra entra a far parte dell’Ufficio Segreteria della Cgil. Nel 1957 diventa segretario nazionale della Fiom. Nominato membro del Cnel come rappresentante Cgil nel 1958, verra’ confermato in quel ruolo fino al 1995. Nella primavera del 1960 viene eletto Segretario generale aggiunto della Fiom, a fianco di Luciano Lama, e membro dell’esecutivo della CGIL; carica che gli verra’ confermata nel 1962 e nel 1964, a fianco di Bruno Trentin.Nel 1973 viene eletto segretario generale aggiunto del sindacato, anizzazione, carica che manterra’ fino al 1977, anno in cui si dimettera’ dalla segreteria. Nello stesso anno assume la Presidenza della Fondazione Giacomo Brodolini, un incarico mantenuto per moltissimi anni. Piero Boni e’ stato anche Presidente della Commissione Lavoro del Cnel tra il 1977 e il 1988 e, per alcuni anni, membro del Comitato Economico della Ue.
Partigiano, liberò Parma
Chiunque l’abbia incontrato non dimentichera’ facilmente Piero Boni, una delle figure di spicco del mondo del lavoro e del sindacato per moltidecenni. Ma soprattutto, come amava ricordare, era un partigiano. Col nome di battaglia ”Piero Coletti” liberò Parma. Boni, nato a Reggio Emilia 89 anni fa, e’ stato un eroe della Resistenza, capo partigiano e Medaglia d’argento al Valor militare: partecipo’ alla liberazione di Parma (rpt Parma) dopo aver passato dieci mesi nelle Brigate Matteotti. E a Parma, il 25 aprile del 2003, è tornato per parlare della sua Resistenza come ospite d’onore. Membro dell’Ufficio sindacale del PSI, nel primo dopoguerra entra a far parte dell’Ufficio Segreteria della Cgil. Nel 1957 diventa segretario nazionale della Fiom. Nominato membro del Cnel come rappresentante Cgil nel 1958, verra’ confermato in quel ruolo fino al 1995. Nella primavera del 1960 viene eletto Segretario generale aggiunto della Fiom, a fianco di Luciano Lama, e membro dell’esecutivo della CGIL; carica che gli verra’ confermata nel 1962 e nel 1964, a fianco di Bruno Trentin.Nel 1973 viene eletto segretario generale aggiunto del sindacato, anizzazione, carica che manterra’ fino al 1977, anno in cui si dimettera’ dalla segreteria. Nello stesso anno assume la Presidenza della Fondazione Giacomo Brodolini, un incarico mantenuto per moltissimi anni. Piero Boni e’ stato anche Presidente della Commissione Lavoro del Cnel tra il 1977 e il 1988 e, per alcuni anni, membro del Comitato Economico della Ue.
In memoriam: Leo Solari
Carissimi,
Giovedì notte l'Europeismo italiano ha perso uno dei suoi protagonisti Leo Solari, il più stretto collaboratore nonché biografo ufficiale di Eugenio Colorni, nonchè efficace saggista e militante europeista.
Per chi volesse salutarlo per l'ultima volta, i funerali si terranno lunedì alle 10:30 alla Chiesa Don Orione a via della Camilluccia a Roma.
Cordialmente
Cristiano Zagari
.
Note Biografiche su Leo Solari:
Leo Solari, nato nel 1916 a Milano, fu tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria, poi confluito nel Psi, e segretario generale della federazione dei giovani socialisti. Partigiano, fu animatore delle forze socialiste della Resistenza. Fondò e diresse il giornale Rivoluzione Socialista. Gli anni Cinquanta lo videro protagonista del primo embrione del Partito Socialista Europeo, la Gauche Europeenne insieme a François Mitterand, Mario Zagari, Paul Henri Spaak, Henri Gironella e Guy Mollet
Fu amico e uno dei più stretti collaboratori durante la resistenza di Eugenio Colorni. Fu in primo piano nella corrente di Iniziativa Socialista, che nel congresso del Psiup fu determinante per la scissione di Palazzo Barberini. Impegnato nelle battaglie per la laicità, i diritti civili e la libertà di ricerca a fianco del partito radicale, ha rilanciato la rivista Sinistra Europea, tornata nelle edicole nel 1998. L’ultimo intervento fu compiuto un mese fa davanti al Presidente della Repubblica, in occasione delle commemorazioni del centenario della nascita di Eugenio Colorni.
Giovedì notte l'Europeismo italiano ha perso uno dei suoi protagonisti Leo Solari, il più stretto collaboratore nonché biografo ufficiale di Eugenio Colorni, nonchè efficace saggista e militante europeista.
Per chi volesse salutarlo per l'ultima volta, i funerali si terranno lunedì alle 10:30 alla Chiesa Don Orione a via della Camilluccia a Roma.
Cordialmente
Cristiano Zagari
.
Note Biografiche su Leo Solari:
Leo Solari, nato nel 1916 a Milano, fu tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria, poi confluito nel Psi, e segretario generale della federazione dei giovani socialisti. Partigiano, fu animatore delle forze socialiste della Resistenza. Fondò e diresse il giornale Rivoluzione Socialista. Gli anni Cinquanta lo videro protagonista del primo embrione del Partito Socialista Europeo, la Gauche Europeenne insieme a François Mitterand, Mario Zagari, Paul Henri Spaak, Henri Gironella e Guy Mollet
Fu amico e uno dei più stretti collaboratori durante la resistenza di Eugenio Colorni. Fu in primo piano nella corrente di Iniziativa Socialista, che nel congresso del Psiup fu determinante per la scissione di Palazzo Barberini. Impegnato nelle battaglie per la laicità, i diritti civili e la libertà di ricerca a fianco del partito radicale, ha rilanciato la rivista Sinistra Europea, tornata nelle edicole nel 1998. L’ultimo intervento fu compiuto un mese fa davanti al Presidente della Repubblica, in occasione delle commemorazioni del centenario della nascita di Eugenio Colorni.
Fulvia Bandoli: Sicurezza sociale
Sicurezza sociale: la realtà e la rappresentazione
di Fulvia Bandoli
dal sito di sinistra democratica
Gio, 02/07/2009 - 06:46
La sicurezza dei cittadini è una parola chiave per le destre, determinante per la vittoria nelle elezioni. Ancora ieri al Senato un lungo dibattito sulla sicurezza e poi la fiducia al Disegno di Legge del Governo sull’immigrazione …si, perché in Italia le destre e la lega hanno ridotto il tema della sicurezza solo a questo, e nessuna Sinistra, nessun Pd o Idv hanno finora cercato di contrastare quell’interpretazione a senso unico e di trarre fuori realtà da questa rappresentazione falsa e xenofoba. La paura viene indirizzata dove si vuole che vada ( verso gli immigrati) e le soluzioni per la nostra sicurezza paiono essere l’esercito nelle città, le ronde, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, la negazione dell’assistenza sanitaria ai cittadini extracomunitari. Nessun aiuto concreto ai paesi poveri ( che invece si riduce all’0,1 del pil quando dovremmo da venti anni dare lo 0,7), nessuna politica demografica e nessun controllo delle nascite a tutela di donne e bambini, pochi accordi tra governi per controllare i flussi, nessuna regola nuova per il commercio e per prezzi equi per le materie prime che rapiniamo ai paesi poveri, non microcredito ma le politiche strangolanti della Banca mondiale e del fondo monetario internazionale. Sarebbero temi per il G8 che si riunisce all’Aquila, in gran parte uguali a quelli posti a Seattle, ma sono certa che il nostro Governo non ne mettere sul tavolo neppure mezzo. E quando mai ci è stato detto di temere le banche, i grandi speculatori finanziari e immobiliari, le grandi multinazionali e i mercati senza regole che sono la causa principale dell’attuale crisi economica? Anzi se chiedete in giro molti risparmiatori vi diranno che i loro risparmi sono al sicuro perché sono in banca!
L’informazione manipolata e la rappresentazione falsificata delle cose può far perdere di vista la realtà e infatti nel nostro paese non si teme ciò che ci danneggia e ci toglie la vita e i diritti in modo pervicace e continuo. Il numero di vittime causate dall’ insicurezza di case, scuole e ospedali nelle aree sismiche o dissestate da eventi alluvionali e franosi, dall’obsolescenza e dalla mancata manutenzione dei mezzi di trasporto pubblici di passeggeri e di merci, dalla insicurezza nei luoghi di lavoro è altissimo. E nell’ultimo anno, a causa del terremoto abruzzese, del tragico incidente di Viareggio e dell’aumento di morti sul lavoro il numero è inquietante. Eppure undici milioni di persone entrano, da decenni, in ospedali o mandano i figli in scuole che non hanno l’agibilità statica, salgono su treni ai quali non viene fatta la dovuta manutenzione, si recano al lavoro in luoghi che sempre meno tutelano il diritto ad un lavoro sicuro. Così come non ci sentiamo minacciati quotidianamente dalle emissioni inquinanti, che pure invece fanno aumentare le nostre patologie respiratorie e lievitare la spesa sanitaria.
Al nord tanti cittadini si mobilitano contro gli immigrati ma tengono badanti e operai in nero nelle loro case e nelle loro imprese. E con l’approvazione del decreto “sicurezza” ieri al Senato sono diventate clandestine le nostre badanti ( lavoratrici a tempo pieno) ma anche noi che siamo i loro datori di lavoro, gli operai in nero del nord est ma anche gli imprenditori che li fanno lavorare, diversi milioni di italiani, da ieri,favoreggiano l’immigrazione clandestina e dunque sono perseguibili. Solo una classe dirigente ipocrita può concepire una legge di tal fatta. E io credo sia venuto il tempo di mettere i piedi nei territori della Lega per raccontare e discutere con i cittadini queste e altre palesi contraddizioni.
La sicurezza sociale è costituita dunque da molte voci ed è compito nostro non abbassare il livello di attenzione su nessuna di esse. Ma soprattutto impedire che passi l’idea che l’unico pericolo sono i cittadini immigrati , perché non è vero e perché in questo modo l’opinione dei più non si fermerà neppure un minuto su tutte le altre insicurezze che attraversano la nostra vita quotidiana. Credo che la sinistra dovrebbe concentrarsi stabilmente su ciò nei fatti ci colpisce di più , portando la realtà dentro politica , fuori da ogni fatalismo e da grossolane semplificazione.
Mettere in sicurezza 5000 scuole e 500 ospedali in zone sismiche è difficile, costoso ma se si prendono i soldi destinati al Ponte sullo Stretto e all’acquisto di nuovi aerei da guerra si può fare e si può ricostruire in tempi certi e con risorse vere anche l’Abruzzo e le sue città, così come si possono e si debbono controllare di più e meglio i treni merci e passeggeri e cambiare il materiale quando è obsoleto o sanzionare pesantemente i datori di lavoro per gli incidenti sul lavoro dovuti alla mancanza di condizioni accettabili di sicurezza.
di Fulvia Bandoli
dal sito di sinistra democratica
Gio, 02/07/2009 - 06:46
La sicurezza dei cittadini è una parola chiave per le destre, determinante per la vittoria nelle elezioni. Ancora ieri al Senato un lungo dibattito sulla sicurezza e poi la fiducia al Disegno di Legge del Governo sull’immigrazione …si, perché in Italia le destre e la lega hanno ridotto il tema della sicurezza solo a questo, e nessuna Sinistra, nessun Pd o Idv hanno finora cercato di contrastare quell’interpretazione a senso unico e di trarre fuori realtà da questa rappresentazione falsa e xenofoba. La paura viene indirizzata dove si vuole che vada ( verso gli immigrati) e le soluzioni per la nostra sicurezza paiono essere l’esercito nelle città, le ronde, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, la negazione dell’assistenza sanitaria ai cittadini extracomunitari. Nessun aiuto concreto ai paesi poveri ( che invece si riduce all’0,1 del pil quando dovremmo da venti anni dare lo 0,7), nessuna politica demografica e nessun controllo delle nascite a tutela di donne e bambini, pochi accordi tra governi per controllare i flussi, nessuna regola nuova per il commercio e per prezzi equi per le materie prime che rapiniamo ai paesi poveri, non microcredito ma le politiche strangolanti della Banca mondiale e del fondo monetario internazionale. Sarebbero temi per il G8 che si riunisce all’Aquila, in gran parte uguali a quelli posti a Seattle, ma sono certa che il nostro Governo non ne mettere sul tavolo neppure mezzo. E quando mai ci è stato detto di temere le banche, i grandi speculatori finanziari e immobiliari, le grandi multinazionali e i mercati senza regole che sono la causa principale dell’attuale crisi economica? Anzi se chiedete in giro molti risparmiatori vi diranno che i loro risparmi sono al sicuro perché sono in banca!
L’informazione manipolata e la rappresentazione falsificata delle cose può far perdere di vista la realtà e infatti nel nostro paese non si teme ciò che ci danneggia e ci toglie la vita e i diritti in modo pervicace e continuo. Il numero di vittime causate dall’ insicurezza di case, scuole e ospedali nelle aree sismiche o dissestate da eventi alluvionali e franosi, dall’obsolescenza e dalla mancata manutenzione dei mezzi di trasporto pubblici di passeggeri e di merci, dalla insicurezza nei luoghi di lavoro è altissimo. E nell’ultimo anno, a causa del terremoto abruzzese, del tragico incidente di Viareggio e dell’aumento di morti sul lavoro il numero è inquietante. Eppure undici milioni di persone entrano, da decenni, in ospedali o mandano i figli in scuole che non hanno l’agibilità statica, salgono su treni ai quali non viene fatta la dovuta manutenzione, si recano al lavoro in luoghi che sempre meno tutelano il diritto ad un lavoro sicuro. Così come non ci sentiamo minacciati quotidianamente dalle emissioni inquinanti, che pure invece fanno aumentare le nostre patologie respiratorie e lievitare la spesa sanitaria.
Al nord tanti cittadini si mobilitano contro gli immigrati ma tengono badanti e operai in nero nelle loro case e nelle loro imprese. E con l’approvazione del decreto “sicurezza” ieri al Senato sono diventate clandestine le nostre badanti ( lavoratrici a tempo pieno) ma anche noi che siamo i loro datori di lavoro, gli operai in nero del nord est ma anche gli imprenditori che li fanno lavorare, diversi milioni di italiani, da ieri,favoreggiano l’immigrazione clandestina e dunque sono perseguibili. Solo una classe dirigente ipocrita può concepire una legge di tal fatta. E io credo sia venuto il tempo di mettere i piedi nei territori della Lega per raccontare e discutere con i cittadini queste e altre palesi contraddizioni.
La sicurezza sociale è costituita dunque da molte voci ed è compito nostro non abbassare il livello di attenzione su nessuna di esse. Ma soprattutto impedire che passi l’idea che l’unico pericolo sono i cittadini immigrati , perché non è vero e perché in questo modo l’opinione dei più non si fermerà neppure un minuto su tutte le altre insicurezze che attraversano la nostra vita quotidiana. Credo che la sinistra dovrebbe concentrarsi stabilmente su ciò nei fatti ci colpisce di più , portando la realtà dentro politica , fuori da ogni fatalismo e da grossolane semplificazione.
Mettere in sicurezza 5000 scuole e 500 ospedali in zone sismiche è difficile, costoso ma se si prendono i soldi destinati al Ponte sullo Stretto e all’acquisto di nuovi aerei da guerra si può fare e si può ricostruire in tempi certi e con risorse vere anche l’Abruzzo e le sue città, così come si possono e si debbono controllare di più e meglio i treni merci e passeggeri e cambiare il materiale quando è obsoleto o sanzionare pesantemente i datori di lavoro per gli incidenti sul lavoro dovuti alla mancanza di condizioni accettabili di sicurezza.
Segnalazione: 14 luglio, Una voce poco fa
Martedì 14 luglio alle ore 18 alla Camera dei Deputati,
sala della Mercede, via della Mercede 55, Roma
Simona Colarizi, Stefania Craxi, Enrico Mentana, Walter Veltroni
presentano il libro di Stefano Rolando
Una voce poco fa
Politica, comunicazione e media nella vicenda del Partito Socialista italiano dal 1976 al 1994
Marsilio, giugno 2009.
Per conoscenza e per invito.
Cari saluti
S.R.
sala della Mercede, via della Mercede 55, Roma
Simona Colarizi, Stefania Craxi, Enrico Mentana, Walter Veltroni
presentano il libro di Stefano Rolando
Una voce poco fa
Politica, comunicazione e media nella vicenda del Partito Socialista italiano dal 1976 al 1994
Marsilio, giugno 2009.
Per conoscenza e per invito.
Cari saluti
S.R.
Francesco Indovina: Congresso del PD
Congresso del PD, Questioni di metodo che interessano anche Sinistra e Libertà
di Francesco Indovina dal sito di Sinistra democratica
Mer, 01/07/2009 - 07:13
Premesso che l’implosione o esplosione del PD sono eventi che immaginiamo molto ma molto negativi, si deve guardare con molta preoccupazione alle modalità con le quali quel partito sta andando al congresso.
Non si riesce a credere che sia una questione di personalità, o di appartenenza, o ancora di generazione, c’è una questione di “contenuti”, di strategie, di ipotesi politica per questa paese. Gli attuali due candidati sono portatori di ipotesi diverse? Si presume di si, ma come si convive in un partito quando poco meno della metà (non importa quale) non condivide strategia, contenuti e ipotesi politica? Quando questa minoranza (si fa per dire) è convinta che la strategia prevalsa sia fallimentare, inutile al paese e dannosa per il partito? Neanche il “centralismo democratico” potrebbe gestore questa situazione (ed esso, danni ne ha fatti).
Un partito non può non avere una strategia comune, un’ipotesi politica unica, un’ispirazione e un progetto condiviso. Che poi questi aspetti possano trovare diverse sottolineature, diversi toni , diversi accenti a seconda chi si candida a gestirli è nelle cose. Sta qui la competizione, sta qui il confronto. La costruzione della strategia e del progetto presuppone un lavoro comune per giungere a una posizione condivisa, è a partire da qui che si può aprire la competizione. Ma è questo il caso del PD, non si può credere e la cosa preoccupa moltissimo.
Ma guardare al congresso del PD ci suggerisce come non sbagliare a Sinistra e Libertà. Comunque sia, con cautela ma con determinazione è iniziato il percorso per la costruzione di una nuova forza politica, quindi della definizione della prospettiva, dei principi e valore di riferimento, di una strategia politica. Ma come lavorare? A me pare che abbiamo il problema di ridefinire a “chi” parlare, con “quale lingua” parlare, cosa “dire” e con quale “strumento”; per questa elaborazione, ripeto quanto detto in altre occasioni, ciascuno deve portare il massimo della propria radicalità, il massimo della propria esperienza politica, sociale e individuale, tutto materiale da “mettere in comune” per l’elaborazione dei contenuti di una sinistra adeguata al nostro tempo. Quello che ciascuno porta è un contributo, un materiale prezioso e di grande utilità, ma mai deve essere un fattore di divisione dirompete (o così, o niente).
Parliamo, lavoriamo, confrontiamoci, elaboriamo dei primi punti da sottoporre a verifica, da rielaborare. Non si tratta di impegnarci per trovare una mediazioni tra diverse posizioni (questo sarebbe un errore fatale), ma piuttosto un impegno serio, complesso e non facile di usare tutti i materiali e le esperienze per costruire una posizione condivisa.
Per fare bene questo lavoro e riuscire ad ottenere i risultati che la situazione ci richiede, sono necessarie due condizioni non facili.
La prima di questa è la rottura delle appartenenze. Quello che vogliamo fare è un lavoro non di confronto tra le organizzazioni (piccole o grandi che siano) ma tra singoli. A questo percorso di formazione di un nuovo soggetto politico ci si iscrive singolarmente (anche con un tesseramento temporaneo) ed è solo questa adesione che da diritto e dovere di partecipare. C’è in giro una forte domanda di “unità” (vedi la riunione di questa settimana a Bologna) con la correlata domanda ai partiti di “fare un passo in dietro”. Formulazione che ha del misterioso, un passo in dietro a favore di chi? A me pare che la formulazione prima indicata, l’adesione personale, sia lo strumento adatto per soddisfare questa esigenza di “unità”, che ha voglia si misuri concretamente nella costruzione, non di una lista, ma di una “forza politica”.
La seconda condizione riguarda il metodo con il quale sia possibile raggiungere questo risultato. Scartato, ovviamente, l’esistenza di “qualcuno” che fornisca la piattaforma condivisa, a questa bisognerà arrivare con un percorso di lavoro serio e continuativo (non basta qualche grande assemblea nazionale), per gruppi e a livello locale (che è anche una importante modalità per costruire e radicare la nuova forza politica), ma anche una discussione organizzata e in grado di raccogliere i risultati di questo lavoro. A questo proposito sono necessarie due garanzie, una che riguarda che il processo di coinvolgimento sia reale ed esteso, per far questo le quattro forze organizzate che fanno parte ad oggi di Sinistra e Libertà devono essere garanti che a questo processo non si frappongano ostacoli, vischiosità e pregiudizi. Mentre il “tavolo” costituente dovrebbe assumersi (complessivamente o per gruppi) il compito di avviare (sottolineo avviare) il lavoro sui contenuti. In una lavoro continuamente interattivo, che partendo da documenti aperti e comunque sempre revisionabili, assuma le risultanze dei lavori dei gruppi che si possono formare e delle riunioni locali, e ne rende conto, ne spieghi le modalità di assunzione o di rifiuto, e rimetta tutto alla conoscenza collettiva. I potenti strumenti della informatica permettono di svolgere questo lavoro in modo semplice e rapido.
Il meccanismo proposto, certo modificabile, migliorabile o da rigettare (forse ne sono stati pensati altri magari migliori, ben vengano), è più complesso da essere esposto che non ad essere realizzato. Sembra un modo per coinvolgere molte forze, intellettuali e sociali, che sentono la necessità di un “nuovo corso” ma non riescono ad incidere. Sinistra e Libertà può essere questa occasione ed ha senso in quanto si ponga in questa prospettiva, che è unitaria sfuggendo ai meccanismi di “fusione”, che è coinvolgente perché “chiede” impegno e partecipazione indipendente, può fornire un importante contributo alle esigenze pressanti che l’involuzione culturale e politica dell’ultimo ventennio e la grave crisi di questi anni impone.
di Francesco Indovina dal sito di Sinistra democratica
Mer, 01/07/2009 - 07:13
Premesso che l’implosione o esplosione del PD sono eventi che immaginiamo molto ma molto negativi, si deve guardare con molta preoccupazione alle modalità con le quali quel partito sta andando al congresso.
Non si riesce a credere che sia una questione di personalità, o di appartenenza, o ancora di generazione, c’è una questione di “contenuti”, di strategie, di ipotesi politica per questa paese. Gli attuali due candidati sono portatori di ipotesi diverse? Si presume di si, ma come si convive in un partito quando poco meno della metà (non importa quale) non condivide strategia, contenuti e ipotesi politica? Quando questa minoranza (si fa per dire) è convinta che la strategia prevalsa sia fallimentare, inutile al paese e dannosa per il partito? Neanche il “centralismo democratico” potrebbe gestore questa situazione (ed esso, danni ne ha fatti).
Un partito non può non avere una strategia comune, un’ipotesi politica unica, un’ispirazione e un progetto condiviso. Che poi questi aspetti possano trovare diverse sottolineature, diversi toni , diversi accenti a seconda chi si candida a gestirli è nelle cose. Sta qui la competizione, sta qui il confronto. La costruzione della strategia e del progetto presuppone un lavoro comune per giungere a una posizione condivisa, è a partire da qui che si può aprire la competizione. Ma è questo il caso del PD, non si può credere e la cosa preoccupa moltissimo.
Ma guardare al congresso del PD ci suggerisce come non sbagliare a Sinistra e Libertà. Comunque sia, con cautela ma con determinazione è iniziato il percorso per la costruzione di una nuova forza politica, quindi della definizione della prospettiva, dei principi e valore di riferimento, di una strategia politica. Ma come lavorare? A me pare che abbiamo il problema di ridefinire a “chi” parlare, con “quale lingua” parlare, cosa “dire” e con quale “strumento”; per questa elaborazione, ripeto quanto detto in altre occasioni, ciascuno deve portare il massimo della propria radicalità, il massimo della propria esperienza politica, sociale e individuale, tutto materiale da “mettere in comune” per l’elaborazione dei contenuti di una sinistra adeguata al nostro tempo. Quello che ciascuno porta è un contributo, un materiale prezioso e di grande utilità, ma mai deve essere un fattore di divisione dirompete (o così, o niente).
Parliamo, lavoriamo, confrontiamoci, elaboriamo dei primi punti da sottoporre a verifica, da rielaborare. Non si tratta di impegnarci per trovare una mediazioni tra diverse posizioni (questo sarebbe un errore fatale), ma piuttosto un impegno serio, complesso e non facile di usare tutti i materiali e le esperienze per costruire una posizione condivisa.
Per fare bene questo lavoro e riuscire ad ottenere i risultati che la situazione ci richiede, sono necessarie due condizioni non facili.
La prima di questa è la rottura delle appartenenze. Quello che vogliamo fare è un lavoro non di confronto tra le organizzazioni (piccole o grandi che siano) ma tra singoli. A questo percorso di formazione di un nuovo soggetto politico ci si iscrive singolarmente (anche con un tesseramento temporaneo) ed è solo questa adesione che da diritto e dovere di partecipare. C’è in giro una forte domanda di “unità” (vedi la riunione di questa settimana a Bologna) con la correlata domanda ai partiti di “fare un passo in dietro”. Formulazione che ha del misterioso, un passo in dietro a favore di chi? A me pare che la formulazione prima indicata, l’adesione personale, sia lo strumento adatto per soddisfare questa esigenza di “unità”, che ha voglia si misuri concretamente nella costruzione, non di una lista, ma di una “forza politica”.
La seconda condizione riguarda il metodo con il quale sia possibile raggiungere questo risultato. Scartato, ovviamente, l’esistenza di “qualcuno” che fornisca la piattaforma condivisa, a questa bisognerà arrivare con un percorso di lavoro serio e continuativo (non basta qualche grande assemblea nazionale), per gruppi e a livello locale (che è anche una importante modalità per costruire e radicare la nuova forza politica), ma anche una discussione organizzata e in grado di raccogliere i risultati di questo lavoro. A questo proposito sono necessarie due garanzie, una che riguarda che il processo di coinvolgimento sia reale ed esteso, per far questo le quattro forze organizzate che fanno parte ad oggi di Sinistra e Libertà devono essere garanti che a questo processo non si frappongano ostacoli, vischiosità e pregiudizi. Mentre il “tavolo” costituente dovrebbe assumersi (complessivamente o per gruppi) il compito di avviare (sottolineo avviare) il lavoro sui contenuti. In una lavoro continuamente interattivo, che partendo da documenti aperti e comunque sempre revisionabili, assuma le risultanze dei lavori dei gruppi che si possono formare e delle riunioni locali, e ne rende conto, ne spieghi le modalità di assunzione o di rifiuto, e rimetta tutto alla conoscenza collettiva. I potenti strumenti della informatica permettono di svolgere questo lavoro in modo semplice e rapido.
Il meccanismo proposto, certo modificabile, migliorabile o da rigettare (forse ne sono stati pensati altri magari migliori, ben vengano), è più complesso da essere esposto che non ad essere realizzato. Sembra un modo per coinvolgere molte forze, intellettuali e sociali, che sentono la necessità di un “nuovo corso” ma non riescono ad incidere. Sinistra e Libertà può essere questa occasione ed ha senso in quanto si ponga in questa prospettiva, che è unitaria sfuggendo ai meccanismi di “fusione”, che è coinvolgente perché “chiede” impegno e partecipazione indipendente, può fornire un importante contributo alle esigenze pressanti che l’involuzione culturale e politica dell’ultimo ventennio e la grave crisi di questi anni impone.
Stefano Salmi: Come si sconfigge l'astensionismo di sinistra
Da Aprile
Come si sconfigge l'astensionismo di sinistra
Stefano Salmi, da Lisbona, 30 giugno 2009, 14:10
Mondo Intervista a Miguel Portas, riconfermato al Parlamento europeo dopo la vittoria elettorale del Bloco de Esquerda (dal 6 all'11 %), un partito giovane, che ha compiuto dieci anni nel marzo scorso, alla "ricerca della sinsitra popolare con l'ambizione maggioritaria"
Nella sede del BE nella rua de Sao Bento, la strada dove visse Amalia Rodrigues e dove ha sede la Fundacao Mario Soares, mi incontro per una intervista promessami subito dopo le vittoriose elezioni europee, con il rieletto eurodeputato Miguel Portas. Anticamente questa sede era dell'UDP, il partito marxista-leninista portoghese, ora è di tutto il BE, esistono altri sedi di questo tipo, del BE, sparse per Lisbona, sono eredità del passato che ciascun partito fondatore del BE ha portato con sé. Mostrano il mosaico variegato, direi anche fisico ed urbano, di questo giovane partito politico, che ha compiuto dieci anni nel marzo scorso. Risulta quindi ancora più avvincente chiedere ad uno dei suoi leader storici, Miguel Portas, il perché di questo grande successo recente alle europee.
La prima domanda è d'obbligo: questa grande avanzata del BE a cosa si deve?
Effettivamente è stato il migliore risultato di sempre ottenuto dal BE,che ha aumentato considerevolmente i suoi voti ed è passato dal 6% a circa 11% . La crescita avviene capillarmente, su tutto il territorio nazionale, sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Questo significa che hanno votato per noi varie fasce sociali e anche di età: sia gli anziani che i giovani. Addirittura, l'analisi del voto, ci permette di affermare che i giovani ci hanno eletto come primo partito del paese. Una soddisfazione enorme, perché una delle priorità della nostra politica, da dieci anni a questa parte, è stata sempre quella di catturare il voto giovanile ed esserci riusciti in questo modo ci rende orgogliosi del lavoro fatto. Un'altra grande soddisfazione è quello di vedere che gran parte del mondo del lavoro ci ha votato, o meglio ha votato la nostra maniera di fare politica: sempre al fianco dei lavoratori e dei disoccupati. Incidendo in sede parlamentare, nei sindacati partendo dalla base e nella società, con i nostri interventi politici critici e costruttivi, sia che si trattasse di contrastare le politiche governative liberiste nel mondo della scuola, dell'educazione e della ricerca, che in quelle economiche e produttive. Abbiamo catturato buona parte dell'elettorato di sinistra del PS, soprattutto l'area vicina allo storico deputato Manuel Alegre, che con noi ha condiviso battaglie per la tutela dei lavoratori e dei valori di sinistra, ci ha sicuramente votato. Un'area quella a sinistra del PS che vorremmo rappresentare anche a Bruxelles rispetto al PSE.
Come valuta il voto in Europa e, più nel merito, dopo questo successo elettorale, dove si collocheranno politicamente i tre eurodeputati del BE eletti a Strasburgo?
In termini europei, i risultati elettorali sono molto diseguali ma in generale sono abbastanza negativi per la sinistra. Nell'est Europa la sinistra è quasi assente dappertutto, tranne che in Estonia, dove la minoranza russa vota il partito comunista. Die Linke in Germania, aumenta il numero dei deputati, ma ottiene un risultato inferiore alle aspettative, con un punto in percentuale in meno a quello ottenuto nelle elezioni legislative, ovvero non è riuscita a combattere l'astensionismo a sinistra. In Francia la situazione è abbastanza simile a quella italiana, infatti esiste una grande frattura all'interno della sinistra radicale, che elegge un eurodeputato a scapito del PCF. Tranne Cipro che è un'isola in tutti i sensi e quindi marginale, nel resto d'Europa si assiste ad un grande insuccesso della sinistra, con il caso italiano in primo piano, che non riesce ad eleggere nessun eurodeputato. In Grecia il partito stalinista perde un deputato ma ottiene un risultato migliore che la Syryza che rimane allo stesso livello delle elezioni precedenti e francamente è un risultato deludente. In Spagna la situazione è rimasta immutata con Izquerda Unida sempre ridotta a i minimi termini. Vi è solo uno Stato dove la sinistra europea che si colloca alla sinistra del PSE, se mi passi il gioco di parole, avanza significativamente ed è la Danimarca. Quindi solo Portogallo e Danimarca possono essere soddisfatti a sinistra. Chiaro che noi ci collocheremo alla sinistra del PSE e cercheremo di dialogare con quell'area abbastanza significativa di eurodeputati che sta in parlamento alla sinistra del PSE e che comprende una parte dei verdi, dei socialisti di sinistra del PSE e dei comunisti. Il nuovo parlamento europeo è decisamente ancora più di centro destra rispetto a prima e quindi cercheremo di fare una opposizione critica e costruttiva con tutte queste forze sopracitate.
A cosa si deve questa sconfitta elettorale europea, è una crisi di identità di tutta la sinistra?
La sinistra fa dell'identità una memoria, invece di fare dell'identità uno strumento per il futuro. Noi del BE non incentriamo tutto il nostro discorso sulla propaganda, ma bensì facciamo politica giorno per giorno. I fantasmi di sempre alla fine contribuiscono a distruggere il presente ed è quello che secondo me sta succedendo in Italia, che al di là di tutto, rimane sempre un laboratorio da studiare. Infatti, non è un caso che il BE si chiama Bloco e non Rifondazione, noi andiamo alla ricerca di una sinistra popolare con l'ambizione maggioritaria. Il BE ha una leadership collettiva e in tutti questi dieci anni di vita, ci saremmo riuniti a livello di commissione politica, circa dieci volte. Ovvero tutto il resto, è ottenuto con compromessi e dalla sensibilità dei dirigenti che anche se vedono che hanno una posizione minoritaria, non fanno polemiche. Io per esempio non concordo con tutte le decisioni del BE, ma cerco di trovare una soluzione discutendo democraticamente e prendendo delle decisioni velocemente con i compagni con cui abbiamo da sempre, un grande rapporto di fiducia reciproca. Tutto questo è il frutto di una decisione presa dai leader delle formazioni politiche che hanno costituito il BE insieme a semplici militanti e simpatizzanti. Da noi non esiste il centralismo democratico, ciascuno può dire ciò che vuole rispetto alla linea politica anche pubblicamente, ma non è mai capitato di fare polemiche velenose e suicide. Il segreto, secondo me, sta nel fatto che i dirigenti politici delle formazioni trozkiste, maoiste e comuniste, che hanno costituito il BE, tengono al loro interno le diatribe settarie e partitarie e non coinvolgono il resto del partito. Anche rispetto alla comunicazione abbiamo scelto di non avere un giornale di partito, ma di avere un sito internet molto visitato, al cui interno si svolge democraticamente e alla luce del sole tutto il dibattito politico. Tutti vi possono partecipare e dire la loro sulla linea politica da intraprendere. Le riviste delle rispettive formazioni politiche continuano ad esistere, ma non si intromettono mai nelle decisioni politiche del BE.
Come si sconfigge l'astensionismo di sinistra
Stefano Salmi, da Lisbona, 30 giugno 2009, 14:10
Mondo Intervista a Miguel Portas, riconfermato al Parlamento europeo dopo la vittoria elettorale del Bloco de Esquerda (dal 6 all'11 %), un partito giovane, che ha compiuto dieci anni nel marzo scorso, alla "ricerca della sinsitra popolare con l'ambizione maggioritaria"
Nella sede del BE nella rua de Sao Bento, la strada dove visse Amalia Rodrigues e dove ha sede la Fundacao Mario Soares, mi incontro per una intervista promessami subito dopo le vittoriose elezioni europee, con il rieletto eurodeputato Miguel Portas. Anticamente questa sede era dell'UDP, il partito marxista-leninista portoghese, ora è di tutto il BE, esistono altri sedi di questo tipo, del BE, sparse per Lisbona, sono eredità del passato che ciascun partito fondatore del BE ha portato con sé. Mostrano il mosaico variegato, direi anche fisico ed urbano, di questo giovane partito politico, che ha compiuto dieci anni nel marzo scorso. Risulta quindi ancora più avvincente chiedere ad uno dei suoi leader storici, Miguel Portas, il perché di questo grande successo recente alle europee.
La prima domanda è d'obbligo: questa grande avanzata del BE a cosa si deve?
Effettivamente è stato il migliore risultato di sempre ottenuto dal BE,che ha aumentato considerevolmente i suoi voti ed è passato dal 6% a circa 11% . La crescita avviene capillarmente, su tutto il territorio nazionale, sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Questo significa che hanno votato per noi varie fasce sociali e anche di età: sia gli anziani che i giovani. Addirittura, l'analisi del voto, ci permette di affermare che i giovani ci hanno eletto come primo partito del paese. Una soddisfazione enorme, perché una delle priorità della nostra politica, da dieci anni a questa parte, è stata sempre quella di catturare il voto giovanile ed esserci riusciti in questo modo ci rende orgogliosi del lavoro fatto. Un'altra grande soddisfazione è quello di vedere che gran parte del mondo del lavoro ci ha votato, o meglio ha votato la nostra maniera di fare politica: sempre al fianco dei lavoratori e dei disoccupati. Incidendo in sede parlamentare, nei sindacati partendo dalla base e nella società, con i nostri interventi politici critici e costruttivi, sia che si trattasse di contrastare le politiche governative liberiste nel mondo della scuola, dell'educazione e della ricerca, che in quelle economiche e produttive. Abbiamo catturato buona parte dell'elettorato di sinistra del PS, soprattutto l'area vicina allo storico deputato Manuel Alegre, che con noi ha condiviso battaglie per la tutela dei lavoratori e dei valori di sinistra, ci ha sicuramente votato. Un'area quella a sinistra del PS che vorremmo rappresentare anche a Bruxelles rispetto al PSE.
Come valuta il voto in Europa e, più nel merito, dopo questo successo elettorale, dove si collocheranno politicamente i tre eurodeputati del BE eletti a Strasburgo?
In termini europei, i risultati elettorali sono molto diseguali ma in generale sono abbastanza negativi per la sinistra. Nell'est Europa la sinistra è quasi assente dappertutto, tranne che in Estonia, dove la minoranza russa vota il partito comunista. Die Linke in Germania, aumenta il numero dei deputati, ma ottiene un risultato inferiore alle aspettative, con un punto in percentuale in meno a quello ottenuto nelle elezioni legislative, ovvero non è riuscita a combattere l'astensionismo a sinistra. In Francia la situazione è abbastanza simile a quella italiana, infatti esiste una grande frattura all'interno della sinistra radicale, che elegge un eurodeputato a scapito del PCF. Tranne Cipro che è un'isola in tutti i sensi e quindi marginale, nel resto d'Europa si assiste ad un grande insuccesso della sinistra, con il caso italiano in primo piano, che non riesce ad eleggere nessun eurodeputato. In Grecia il partito stalinista perde un deputato ma ottiene un risultato migliore che la Syryza che rimane allo stesso livello delle elezioni precedenti e francamente è un risultato deludente. In Spagna la situazione è rimasta immutata con Izquerda Unida sempre ridotta a i minimi termini. Vi è solo uno Stato dove la sinistra europea che si colloca alla sinistra del PSE, se mi passi il gioco di parole, avanza significativamente ed è la Danimarca. Quindi solo Portogallo e Danimarca possono essere soddisfatti a sinistra. Chiaro che noi ci collocheremo alla sinistra del PSE e cercheremo di dialogare con quell'area abbastanza significativa di eurodeputati che sta in parlamento alla sinistra del PSE e che comprende una parte dei verdi, dei socialisti di sinistra del PSE e dei comunisti. Il nuovo parlamento europeo è decisamente ancora più di centro destra rispetto a prima e quindi cercheremo di fare una opposizione critica e costruttiva con tutte queste forze sopracitate.
A cosa si deve questa sconfitta elettorale europea, è una crisi di identità di tutta la sinistra?
La sinistra fa dell'identità una memoria, invece di fare dell'identità uno strumento per il futuro. Noi del BE non incentriamo tutto il nostro discorso sulla propaganda, ma bensì facciamo politica giorno per giorno. I fantasmi di sempre alla fine contribuiscono a distruggere il presente ed è quello che secondo me sta succedendo in Italia, che al di là di tutto, rimane sempre un laboratorio da studiare. Infatti, non è un caso che il BE si chiama Bloco e non Rifondazione, noi andiamo alla ricerca di una sinistra popolare con l'ambizione maggioritaria. Il BE ha una leadership collettiva e in tutti questi dieci anni di vita, ci saremmo riuniti a livello di commissione politica, circa dieci volte. Ovvero tutto il resto, è ottenuto con compromessi e dalla sensibilità dei dirigenti che anche se vedono che hanno una posizione minoritaria, non fanno polemiche. Io per esempio non concordo con tutte le decisioni del BE, ma cerco di trovare una soluzione discutendo democraticamente e prendendo delle decisioni velocemente con i compagni con cui abbiamo da sempre, un grande rapporto di fiducia reciproca. Tutto questo è il frutto di una decisione presa dai leader delle formazioni politiche che hanno costituito il BE insieme a semplici militanti e simpatizzanti. Da noi non esiste il centralismo democratico, ciascuno può dire ciò che vuole rispetto alla linea politica anche pubblicamente, ma non è mai capitato di fare polemiche velenose e suicide. Il segreto, secondo me, sta nel fatto che i dirigenti politici delle formazioni trozkiste, maoiste e comuniste, che hanno costituito il BE, tengono al loro interno le diatribe settarie e partitarie e non coinvolgono il resto del partito. Anche rispetto alla comunicazione abbiamo scelto di non avere un giornale di partito, ma di avere un sito internet molto visitato, al cui interno si svolge democraticamente e alla luce del sole tutto il dibattito politico. Tutti vi possono partecipare e dire la loro sulla linea politica da intraprendere. Le riviste delle rispettive formazioni politiche continuano ad esistere, ma non si intromettono mai nelle decisioni politiche del BE.
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