venerdì 23 ottobre 2020

Settore pubblico centrale con la pandemia | D. Checchi, A. Fenizia e C. Lucifora

Settore pubblico centrale con la pandemia | D. Checchi, A. Fenizia e C. Lucifora: Dopo decenni di tagli di bilancio e di riduzione dell’occupazione nella pubblica amministrazione, la pandemia ha ridato un ruolo centrale allo stato. Per migliorare la qualità dei servizi pubblici è però cruciale la fase di reclutamento del personale.

La crisi cilena resta ancora senza soluzione dopo un anno di proteste - Aldo Anfossi - Internazionale

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Referendum in Cile: “lo scoppio” di una società che cambia

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Perché una nuova Bretton Woods non basterà a superare la crisi economica post Covid - micromega-online - micromega

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martedì 20 ottobre 2020

Angelo Turco: L’Unione Europea si allarga nei Balcani? – ControPiede

L’Unione Europea si allarga nei Balcani? – ControPiede

Alessandro Pollio Salimbeni: Promossi nelle emergenze, a rischio nella programmazione – ControPiede

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Le eredità degli italiani? Per pochi e sempre più ricche | S. Morelli

Le eredità degli italiani? Per pochi e sempre più ricche | S. Morelli

Coronavirus e crisi economica: la risposta europea | A. Baglioni

Coronavirus e crisi economica: la risposta europea | A. Baglioni

Paolo Borioni: Se il liberismo non è di sinistra il socialismo non è una bestemmia - Strisciarossa

Se il liberismo non è di sinistra il socialismo non è una bestemmia - Strisciarossa

La Bolivia torna a sinistra

La Bolivia torna a sinistra

lunedì 19 ottobre 2020

Stati Uniti oggi: breve ragguaglio sul conflitto di classe - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Stati Uniti oggi: breve ragguaglio sul conflitto di classe - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Franco Astengo: Sinistra, vuoto di rappresentanza e di elettorato

SINISTRA: VUOTO DI RAPPRESENTANZA E DI ELETTORATO di Franco Astengo Repubblica del 19 ottobre: “Il miraggio del Centro: i partiti lo cercano ma i voti sono altrove”. Per le sue “Mappe” Ilvo Diamanti ha svolto un’analisi basata sui dati cumulati da tre sondaggi realizzati da Demos&PI per Repubblica: la ricerca era orientata, appunto, verso “il centro che non c’è” partendo da un punto di riflessione politica riguardante il fatto che da Italia Viva ad Azione a più Europa le formazioni che girano attorno a questo mitico “centro” sono tutte personalizzate o ancora provvisorie mentre a giudizio dell’autore (a mio avviso molto opinabile) Pd e M5S si sono spostati a sinistra, Lega e Fratelli d’Italia si sono allineati a destra e solo Forza Italia punta a stare nel mezzo. In sostanza si rileverebbero, in assenza del cosiddetto “centro”, le condizioni per un nuovo bipolarismo: una situazione molto simile a quella del ‘94 con i progressisti a sinistra, al centro soggetti deboli (in allora Patto Segni e PPI, all’epoca però penalizzati fortemente dalla formula elettorale) e a destra la doppia alleanza Forza Italia/Lega Nord e Forza Italia/ MSI-AN. I dati dell’analisi di Diamanti, basati sull’auto-collocazione politica degli interpellati, consentono spazio per una valutazione diversa, considerato anche che il sistema politico italiano più che di un “centro” sembra avere bisogno di “baricentro”, di una vera e propria ricerca di senso complessivo. Proviamo allora a interpretare i dati forniti per il 2020. Si riconoscono a sinistra il 14% degli interpellati, 16% centro – sinistra, 8% centro, 16% centro destra, 13% destra, esterni agli schieramenti il 34%. A questo punto è necessario distinguere due elementi: quello della rappresentanza politica e quello del potenziale elettorale, considerando che una buona quota del 34% che si dichiara esterno agli schieramenti fa oggettivamente parte del “non voto” e quindi solo una porzione molto relativa ha fatto capo a movimenti “né di destra, né di sinistra” tipo il M5S. Fatta salva la fortissima volatilità elettorale che ha caratterizzato gli ultimi turni elettorali prendiamo in esame per un momento i risultati delle ultime elezioni politiche (2018: le elezioni che hanno determinato la composizione dell’attuale parlamento. Composizione che ha subito in questi due anni moltissimi mutamenti nella formazione dei gruppi). Dati riferiti al solo territorio nazionale: 46.505.350 iscritti, con 32.841.705 voti validi pari al 70,61%, quindi la non partecipazione complessiva al voto (compresa l’espressione di schede bianche e nulle) aveva assommato nell’occasione il 29,39%. Sul totale degli iscritti nelle liste, il centrodestra aveva ottenuto una percentuale del 26,13% (nell’ambito di questo schieramento Forza Italia aveva avuto il 9,88%), il M5S il 23,07% ( il M5S andò a quelle elezioni proclamandosi né di destra, né di sinistra proseguendo poi nel corso della legislatura con la formazione di governi appoggiati su liste presenti negli opposti schieramenti), l’alleanza tra PD e formazioni minori definibili “centriste” il 16,14% (le formazioni minori centriste con il 2,89%), la sinistra (comprensiva delle liste di LeU e di Potere al Popolo) il 3,19%. Ripeto: si tratta di dati assolutamente indicativi, non solo c’è da considerare il dato della fortissima volatilità elettorale (milioni di elettrici ed elettori appaiono ormai incapaci di votare la stessa lista per due elezioni di seguito) ma attorno al PD si sono verificate nel frattempo due scissioni di carattere “centrista” con Italia Viva e Azione. In ogni caso possiamo tentare di individuare alcuni elementi che ci indichino come nel sistema politico italiano possano essere rilevate aree scoperte sia sul terreno della rappresentanza, sia nel senso più specificatamente elettorale. L’interrogativo più rilevante riguarda il M5S: un enorme patrimonio di voti che va disfacendosi come già si è visto nelle elezioni europee del 2019 e in quelle regionali (parziali) del 2020. Una parte del patrimonio elettorale accumulato dal M5S è andato, nelle due occasioni citate, ad alimentare la crescita dell’astensione: ma le elezioni politiche fanno sempre registrare una crescita nella partecipazione al voto rispetto alle europee e alle regionali ritenute meno appetibili da grandi masse di elettrici ed elettori. Si tratterà allora di capire quali effetti si potranno avere se la presentazione di ciò che rimarrà presumibilmente del M5S dovesse risultare schierata in alleanza con il PD alle prossime elezioni politiche. L’analisi di Diamanti assegna un 30% alla somma sinistra/centrosinistra che alle elezioni 2018 arrivò invece al 16,44%. Un’alleanza sinistra/centrosinistra/M5S avrebbe quindi bisogno di almeno il 50% dell’elettorato di provenienza M5S per arrivare alla quota del 30% che l’analisi di Diamanti gli assegna. Un M5S spostato verso il centro – sinistra, dovrebbe quindi mantenere circa 5 milioni di voti: un’ipotesi molto improbabile stando agli atti. In questo quadro c’è da tener conto della fortissima sotto rappresentazione della sinistra in tutte le sue articolazioni: nel 2018 si verificò una presentazione, quella di LeU, su posizioni sostanzialmente misurate sull’ipotesi di centrosinistra e un’altra presentazione, quella di PaP, di stampo movimentista di opposizione. La somma è stata , come abbiamo visto, del 3,19% sull’intero elettorato. Secondo i dati esposti da Diamanti appare evidente come una quota del 15% auto dichiaratosi di sinistra appartenga in parte anche ad entrambe le ipotesi schieratesi in contrapposizione nel 2018 . Altrettanto evidente appare, di conseguenza, l’insufficienza di entrambi gli schieramenti presenti a sinistra, sia sul piano della rappresentanza politica sia di quello elettorale . Da tener conto inoltre degli oltre 7 milioni di voti raccolti dal “NO” nel referendum costituzionale del 20 settembre 2020. Logicamente in quella massa di voti (superiore alle previsioni) si sono intrecciate le opzioni le più diverse: ma la natura della consultazione e il pronunciamento di organismi di massa dichiaratamente collocati a sinistra come ARCI e ANPI oltre alla CGIL (più defilata) fanno pensare che la quota dei voti espressi da elettrici ed elettori collocati “a sinistra” (e che in gran parte considerano il PD soggetto “centrista”) risulti sicuramente superiore al 1.486.978 suffragi accumulati con la somma di LeU e PaP nelle elezioni 2018. Questo richiama la necessità di apertura di una riflessione complessiva al riguardo di quello che appare un vero e proprio “vuoto”. Riflessione che dovrebbe riguardare entrambi i poli, possibilmente aprendo un confronto tra (usando vecchi termini) movimentisti, massimalisti e miglioristi. Le questioni in ballo sono di duplice natura: 1) La definizione di una soggettività politica orientativamente posta a dimensione di massa e capace di utilizzare tutte le possibilità a disposizione anche sul piano tecnologico. Una soggettività politica raccolta attorno ad una idea di vera e propria “costruzione a sinistra”. Costruzione necessaria per raggiungere un duplice obiettivo: quello di un recupero di possibile identità attorno ad un progetto capace di superare divisioni ormai antistoriche pur ancora presenti nell’attualità (è l’idea della sinistra costituzionale venuta avanti attraverso il “Dialogo Gramsci – Matteotti”); quello di una ricollocazione di carattere sistemico, da realizzarsi attorno ad un PD messo in condizione, considerata la possibilità di presenza alla sua sinistra, di sciogliere le ambiguità pregresse collocandosi al Centro, laddove potrà trovare affinità ideali più consone dismettendo finalmente l’armatura della “vocazione maggioritaria”. “Vocazione maggioritaria” che, dopo l’esperienza del 2008 e in assenza di una adeguata soggettività a sinistra ha finito con l’alimentare sia l’astensione, sia l’antipolitica del M5S. Anche l’exploit del PD (R) nelle elezioni europee 2014 era risultato, sul piano dei numeri assoluti, inferiore ai dati fatti registrare dal PD(W) nell’occasione della clamorosa sconfitta subita proprio nella tornata del 2008 appena ricordata (13 milioni di voti con IdV, contro 17 milioni del centro destra: più o meno le proporzioni del 18 aprile); 2) Un’adeguata rappresentazione elettorale richiamando a uno spazio ben individuato a sinistra, in modo da far recuperare a entrambi i filoni della sinistra una necessariamente unitaria dimensione elettorale e una conseguente indispensabile presenza istituzionale. Ciò potrà essere possibile soltanto attraverso una soggettività provvista di identità e di autonomia culturale, capace di portare avanti un progetto comune delle cui linee di indirizzo dovrebbe essere già avviata la discussione. Lo spazio c’è, lo dimostrano anche questi dati ma di tempo a disposizione ne disponiamo ormai in una misura molto ridotta

Bolivia, Luis Arce eletto nuovo presidente: "Grato al popolo per sostegno e fiducia" - Il Riformista

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L’intelligenza politica di Jacinda Ardern convince la Nuova Zelanda - Pierre Haski - Internazionale

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domenica 18 ottobre 2020

Elezioni Nuova Zelanda, trionfa la premier Jacinda Ardern. I successi dalla pandemia alle stretta sulle armi - Il Fatto Quotidiano

Elezioni Nuova Zelanda, trionfa la premier Jacinda Ardern. I successi dalla pandemia alle stretta sulle armi - Il Fatto Quotidiano: Con lei i laburisti, per la prima volta da 50 anni, diventano il primo partito a formare un governo da solo, un’impresa che non era riuscita a realizzare tre anni fa. Ma ora Jacinda Ardern ce l’ha fatta ed è stata riconfermata premier della Nuova Zelanda per il secondo mandato dopo una storica vittoria: il …

Thomas Fazi: La fabbrica del consenso economico

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Le imprese pubbliche italiane: obiettivi di profittabilità o missioni strategiche? - Forum Disuguaglianze Diversità

Le imprese pubbliche italiane: obiettivi di profittabilità o missioni strategiche? - Forum Disuguaglianze Diversità: Il Forum Disuguaglianze Diversità intende disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona. Grazie all’alleanza fra cittadini organizzati e ricerca, ragioni e sentimenti presenti in una moltitudine di pratiche possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell’avanzamento verso una società più giusta.

giovedì 15 ottobre 2020

Italy’s Economy of Hidden Transactions Is About Size of Portugal - Bloomberg

Italy’s Economy of Hidden Transactions Is About Size of Portugal - Bloomberg: Italy has a hidden economy encompassing anything from undeclared transactions to drugs and prostitution that is about the size of Portugal’s, according to the newest estimate of officials.

Social democracy

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“In Lombardia non si poteva fermare la produzione”. In Lombardia si poteva solo crepare - Carmilla on line

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Roberto BiscardiniLe liste socialiste come motore della rinascita - Avanti

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Le politiche anticrisi di UE e Stati Uniti: differenze e probabili impatti futuri - Menabò di Etica ed Economia

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Le critiche al Reddito di Cittadinanza. Proviamo a fare chiarezza - Menabò di Etica ed Economia

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mercoledì 14 ottobre 2020

Roberto Biscardini: Trasporti. La nuova emergenza Covid mette in evidenza i ritardi strategici dell'amministrazione comunale

BISCARDINI, TRASPORTI. LA NUOVA EMERGENZA COVID METTE IN EVIDENZA I RITARDI STRATEGICI DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE Dichiarazione di Roberto Biscardini già Assessore ai Trasporti della Regione Lombardia: “Ci si accorge oggi che una delle fonti principali dei possibili contagi potrebbe dipendere dalla capienza troppo elevata sui mezzi di trasporto pubblico. Peccato che in sette mesi non si è fatto nulla per prevenire questa situazione. Passando dall’idea bizzarra che bastasse invitare i cittadini ad usare le biciclette e i monopattini alla richiesta attuale di rimettere lavoratori e studenti a svolgere la propria attività in remoto, quando l’unico settore che proprio non ha fatto nulla è proprio il settore del trasporto pubblico. Sempre condizionato dalle logiche delle aziende pubbliche monopolistiche. Ma perché dovrebbero stare a casa i lavoratori e gli studenti che già si sono organizzati per ridurre la pressione sul trasporto pubblico e non dovrebbero essere i Comuni ad individuare soluzioni integrative all’offerta di trasporto? Certo, se ci si affida ad Atm non si và da nessuna parte. Perché non è stato messo in servizio nemmeno un mezzo di trasporto in più da marzo ad oggi, quando il problema di fondo è come organizzare i servizi integrativi, soprattutto delle linee metropolitane. Cosa che il Comune di Milano dovrebbe gestire in totale autonomia, mettendo in strada autobus di aziende private, anche con mezzi di tipo turistico, attraverso gare da concludere in pochissimo tempo. Così come non si capisce perché non sia possibile acquistare abbonamenti settimanali che rispondano alle nuove esigenze di pendolari e studenti obbligati ad acquistare un mensile che non si sa se potrà essere utilizzato per intero.”

Il trucco della “sussidiarietà” per privatizzare (e clericalizzare) pezzi dello Stato sociale - micromega-online - micromega

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I pochi contro i molti nell'epoca dei nuovi conflitti - Strisciarossa

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martedì 13 ottobre 2020

L’union de la gauche a-t-elle un avenir ?

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Trent’anni dopo le Germanie sono ancora due | I. Solmone e M. Taddei

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Voto comunale a Vienna: crolla la xenofoba Fpoe, vincono i socialdemocratici - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

Voto comunale a Vienna: crolla la xenofoba Fpoe, vincono i socialdemocratici - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

La questione dei contratti nel Paese con i salari più bassi d'Europa - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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The IMF’s return to austerity? – Democracy | IPS Journal

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Why We Need a Socialist Young Labour

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Elezioni Vienna: si confermano i socialdemocratici - Avanti

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Next Generation UE e sfide green: l’Italia al bivio futuro-passato - micromega-online - micromega

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lunedì 12 ottobre 2020

Water Privatisation Has Been a Disaster – It’s Time to Take it Back into Public Hands

Water Privatisation Has Been a Disaster – It’s Time to Take it Back into Public Hands

Milano, la crisi economica per il Covid aumenta i senza fissa dimora: in 314 hanno perso casa. E in 600 cercano aiuto per affitto e bollette - Il Fatto Quotidiano

Milano, la crisi economica per il Covid aumenta i senza fissa dimora: in 314 hanno perso casa. E in 600 cercano aiuto per affitto e bollette - Il Fatto Quotidiano

Marco Revelli: "Dietro al chiagni e fotti del presidente di Confindustria c'è la totale mancanza di una visione strategica" - Il Fatto Quotidiano

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Verso il referendum, Viera-Gallo: "Se il nuovo Cile nascerà sarà dalla parità di genere" - Strisciarossa

Verso il referendum, Viera-Gallo: "Se il nuovo Cile nascerà sarà dalla parità di genere" - Strisciarossa

mercoledì 7 ottobre 2020

Stefano Rolando: UNA PAGINA DAL TEMPO DELLA RICOSTRUZIONE |

UNA PAGINA DAL TEMPO DELLA RICOSTRUZIONE |: AIM- Associazione per gli interessi metropolitani (presidente Carlo Berizzi) insieme al Collegio degli Ingeneri e degli Architetti di Milano hanno promosso nei giorni scorsi una iniziativa singolare con sguardo al…

L’IMBARAZZANTE NODO CHE SALA NON SCIOGLIE |

L’IMBARAZZANTE NODO CHE SALA NON SCIOGLIE |

lunedì 5 ottobre 2020

domenica 4 ottobre 2020

Spain’s New Memory Law Will Finally Recognize Franco’s Victims

Spain’s New Memory Law Will Finally Recognize Franco’s Victims

Coordinamento per la democrazia costituzionale: Documento sull'esito del referendum

Per un rilancio della nostra iniziativa Malgrado condizioni pesanti contrarie il risultato del referendum costituzionale sul taglio del Parlamento ha visto non solo la vittoria del Si ma anche una importante affermazione del No, che con oltre il 30 % dei consensi ha reso evidente che il contrasto al populismo e alla demagogia è non solo doveroso ma possibile. La campagna del No è stata un importante contributo alla vitalità della nostra democrazia, ha costretto il Si ad impegnarsi nella campagna elettorale, ha impedito che passasse sotto silenzio un appuntamento di grande rilievo costituzionale come il referendum, evitando un plebiscito, e ha mobilitato energie rilevanti in tutto il Paese a sostegno della Costituzione e dei suoi istituti fondamentali, come il parlamento. Non sono bastati una campagna di informazione preventiva che puntava a dare per scontata la vittoria del Si e quindi l'inutilità del referendum, né lo squilibrio dell'informazione radiotelevisiva a sostegno del Si, né l'imposizione di una brevissima campagna elettorale condizionata dalla presenza di altri appuntamenti elettorali negli stessi giorni, né il disimpegno di altri a contrastare populismo e demagogia antiparlamentare. Ha pesato negativamente l'inadeguatezza di questo Parlamento rispetto al ruolo centrale che la Costituzione gli assegna come rappresentante dei cittadini, per i deficit dei partiti spesso ridotti a comitati elettorali, grazie a leggi elettorali che dal “Porcellum” ad oggi hanno sottratto ai cittadini la scelta diretta di chi eleggere consegnando questo potere ai capi partito. Noi abbiamo difeso il ruolo del Parlamento previsto dalla Costituzione, in contrasto con l'uso smodato e improprio dei Decreti legge, dei voti di fiducia, dei maxi emendamenti, a cui il M5Stelle vorrebbe aggiungere il vincolo di mandato oggi escluso dall'articolo 67 della Costituzione, e lo abbiamo fatto malgrado l'evidente inadeguatezza della sua attuale qualità e della scarsa capacità di operare con autonomia, onore e responsabilità. Non ci siamo chiesti se la vittoria del No era certa ma se era giusto impegnarsi per affermarne le ragioni. Il No ha avuto risultati importanti nei grandi centri urbani, in particolare nel nord e nelle aree dove era meno difficile far passare il nostro messaggio controcorrente, tra i giovani che sono stati una risorsa importante per il No - in maggioranza tra gli studenti – e in partiti che pur dichiarandosi per il Si hanno dovuto fare i conti con importanti posizioni interne per il No. Il risultato è che il No è passato dal 10 % dei primi sondaggi ad oltre il 30%. Non nascondiamo che a differenza del 2016 settori sociali fondamentali, colpiti dalla crisi causata dalla pandemia, non si sono impegnati nello stesso modo, come ad esempio parte del mondo del lavoro e i sindacati, mentre altre associazioni, a partire da Anpi e Arci, si sono impegnate per il No. Questo è anche il frutto di anni in cui si è sedimentato un pensiero utilitaristico, teso al risultato immediato e accompagnato da interessate campagne di destrutturazione dei valori civili e costituzionali. Per questo il messaggio del taglio del Parlamento - emblematica la sceneggiata del taglio delle poltrone davanti alla Camera – per quanto inaccettabile era semplice ed immediato, mentre le argomentazioni del No non avevano la stessa immediatezza ed apparivano contraddette da una crisi di credibilità del parlamento attuale. La vittoria del Si non ha affatto stabilizzato la situazione. I ritardi, le contraddizioni e i pericoli per il futuro della nostra democrazia sono tutti di fronte a noi e le contraddizioni nel sistema politico sono evidenti. La crescita del ruolo dei Presidenti delle Regioni che puntano all'autonomia differenziata, a scapito di partiti e parlamento favoriscono una tendenza verso soluzioni accentratrici e presidenzialiste che stravolgerebbero la nostra Costituzione. Anche le iniziative che ora chiedono una legge elettorale, in parte condivisibili, non affrontano il problema di fondo che è come ridare centralità al ruolo del Parlamento, per quanto ora indebolito nella capacità di rappresentare opinioni e territori a causa del taglio. Per di più vengono annunciate iniziative di ulteriori interventi sulla Costituzione che contraddicono le modifiche già in discussione. Il Comitato per il No al taglio del parlamento è stato promosso dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale per il periodo elettorale, prevedendo l'esaurimento del suo compito a referendum concluso. Quindi il nostro compito ora è ridare forza e capacità di iniziativa al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, portando tutte le energie che si sono attivate nella campagna per il No a diventarne parte attiva nelle prossime battaglie e nell'impegno a diffondere la cultura del rispetto dell'architettura costituzionale disegnata dalle Madri e dai Padri costituenti, per contrastare l'attacco alla democrazia rappresentativa. Nella storia del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ci sono già due punti essenziali per le ragioni del nostro impegno: 1. puntare ad una nuova legge elettorale che superi le liste bloccate, consenta ai cittadini di scegliere direttamente i loro rappresentanti, da eleggere su base proporzionale con correzione attraverso un collegio nazionale, del resto il Coordinamento ha promosso già prima del referendum una raccolta di firme in calce ad un documento per una legge elettorale proporzionale e un Progetto di legge, 2. Bloccare l'autonomia regionale differenziata che metterebbe a rischio l'unità nazionale, dando forza all'argomento che debba ritrovarsi in una forma di governo presidenziale. Esattamente questo è il disegno di radicale stravolgimento della Costituzione che la destra vuole realizzare. Contrastare le attuali spinte centrifughe delle Regioni che con le loro divaricazioni stanno già creando disparità nell'esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini italiani, ad esempio quello alla salute - come si è visto nel corso dell'attuale pandemia - confermando le preoccupazioni sulla tenuta dell'unità nazionale. E' necessario avviare una riflessione su come sottrarre le modifiche della Costituzione alle convenienze politiche del momento, ridefinendo il processo di revisione che attualmente consegna le modifiche a una maggioranza che spesso coincide con quella del governo. L'Italia è di fronte ad un passaggio cruciale e deve usare le risorse europee e nazionali sia per intervenire sulle aree di disagio sociale che per ridare slancio ad un'economia reindirizzata alla tutela del territorio e dell'ambiente, alla ricerca e alla crescita scolastica, alla diffusione di tecnologie innovative, con al centro l'occupazione di qualità, in particolare per i giovani. Questa fase non può essere gestita in sedi accentrate ma solo ridando centralità al Parlamento e coinvolgendo le forze sociali fondamentali a partire dai sindacati. E' necessaria un'azione di massa per spingere questo Parlamento, con tutti i suoi limiti, a riscattare un'immagine negativa, che ha non poco contribuito alla vittoria del Si, sfidandolo a recuperare il suo ruolo di rappresentanza delle ansie e delle istanze della società. Questi obiettivi della nostra battaglia e il protagonismo dei Comitati territoriali per il No, che ha messo in moto importanti energie, richiedono una riflessione particolare per far sì che il Coordinamento per la Democrazia costituzionale possa valorizzare, rilanciare e meglio strutturare le forze che in questi anni sono stati con noi in difesa dei valori della Costituzione. Dobbiamo rapidamente verificare con tutti coloro che abbiamo incrociato nei due ultimi referendum se il bisogno di stare in campo che abbiamo riscontrato in questi ultimi mesi e la voglia di resistere e continuare la nostra iniziativa, che sta emergendo nel dibattito dei Comitati dopo l’esito del 20/21 settembre, siano condivisi e supportati. Un esito positivo di questa verifica è la condizione per quel rafforzamento e rilancio del CDC di cui si è avvertita la necessità e per stare efficacemente in campo in questa fase delicata. In questa operazione di rilancio del CDC sarà utile aprire la nostra capacità di interlocuzione con le diverse aree sociali, politiche e culturali, a partire dalle rappresentanze dei giovani, che si sono impegnate insieme al Comitato per il No in questa campagna elettorale. Un ulteriore elemento su cui dovremo decidere riguarda la scelta di promuovere una vera e propria campagna di tesseramento dei militanti del CDC, sia per rafforzarne la rappresentanza che per costruire più solide basi organizzative. Si possono inviare alla Presidenza (organizzazione.com.referendum@gmail.com) le proposte e le osservazioni a questo documento entro una settimana. La Presidenza, raccogliendo le osservazioni, ne farà la base per una Assemblea nazionale dei Comitati. La Presidenza nazionale 4/10/2020

L'economia cinese dopo il Covid-19 - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Capitalism after pandemic - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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When the Left Grew Up

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