sabato 21 settembre 2019

What to expect from Labour conference 2019 - LabourList

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The radical potential of the Corbyn project | Red Pepper

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How a Green New Deal Would Reignite Corbynism | Novara Media

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Argentina Needs Intensive Care by Anne O. Krueger - Project Syndicate

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Can Capitalist Democracy Survive? by William H. Janeway - Project Syndicate

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Manovra Conte Bis 100 Miliardi di Sottoinvestimento|Finanziaria 2020 Occorrono Politiche industriali

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Labour will win with everyday socialism - LabourList

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Se in Israele vince la destra “più gentile” | ISPI

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PERCHé SI RIVOTA IN SPAGNA? - GLI STATI GENERALI

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Corbyn vows to put “people before privilege” at Labour conference - LabourList

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Relazioni industriali. Siglata a Roma l’intesa sulla misurazione e la certificazione della rappresentatività delle organizzazioni dei lavoratori | Jobsnews.it

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Roberto Biscardini. Psi, Nencini nel gruppo parlamentare di Renzi | Jobsnews.it

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Piketty: il capitalismo non è più in grado di giustificare le sue disuguaglianze - micromega-online - micromega

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The Last Days of Netanyahu? by Shlomo Ben-Ami - Project Syndicate

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L'ecosocialismo, un freno d'emergenza per salvare il pianeta - Jacobin Italia

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Everyday socialism | Fabian Society

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'Netanyahu is the real loser' | International Politics and Society - IPS

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Landini a “Otto e Mezzo”: “Il cambiamento è anche aumentare il netto in busta paga” – Fortebraccio

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La Spagna torna alle urne, Sánchez non ha i numeri - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Quarto voto in 4 anni, Spagna alle urne in un clima avvelenato - Strisciarossa

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A Shit Job for One Is a Shit Job for All

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The Return of Fiscal Policy by Jim O'Neill - Project Syndicate

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Il coraggio di una visione di sinistra | Left

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Non è il nuovo che avanza « gianfrancopasquino

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Norway tilts left and green | International Politics and Society - IPS

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venerdì 20 settembre 2019

Franco Astengo: La dinamica del sistema

LE DINAMICHE DEL SISTEMA di Franco Astengo La straordinaria estate 2019 sta per concludersi e gli scenari presenti nel sistema politico italiano (e in quello europeo) appaiono completamente trasformati rispetto a quelli analizzabili soltanto tre mesi fa. Mi rivolgo direttamente a tutti coloro che, dopo l’esito delle elezioni europee (fine maggio), si erano pronunciati – in varie forme e promuovendo diverse iniziative – per l’avvio di un vero e processo di “ricostruzione” della sinistra. Una “ricostruzione” che avrebbe dovuto anche collegarsi con le diverse tradizioni storiche, chiedendo a tutti di superare divisioni ormai anacronistiche e proponendo l’avvio di una riflessione approfondita attorno ai termini di una possibile innovazione di metodo e di merito nell’azione politica. A un certo punto, nei primi giorni d’agosto, era sembrata addirittura necessaria la costruzione di un vero e proprio fronte antifascista per affrontare elezioni convocate all’improvviso e nelle quali la posta in gioco sarebbe stata quella della qualità della democrazia in Italia e della difesa della Costituzione. Poi il quadro almeno all’apparenza all’improvviso è apparso cambiato per via di tre fatti; 1) L’elezione della nuova commissione europea e la formazione in sede di Parlamento Europeo della maggioranza definita “Ursula” 2) La formazione del governo PD – 5 stelle avvenuta, almeno in parte, in continuità con quanto accaduto proprio sul piano europeo; 3) La scissione dal PD dell’ala “renziana”. Renzi, infatti, tanto per riassumere con l’accetta sta tentando di formare un nuovo soggetto a trazione personale collocato in un’area di tipo liberal – democratica di stampo “macroniano” chiamando a raccolta non meglio identificati “moderati”. Così la prospettiva stessa rispetto alla quale molti avevano pensato al discorso della “ricostruzione” ha sicuramente mutato di segno, almeno nell’immediato, costringendo tutti a un discorso di rapido aggiornamento. Un’ulteriore prova questa della necessità di un ulteriore rapido aggiornamento della velocizzazione dei tempi nelle scelte politiche, un fenomeno frutto indubbiamente delle grandi novità introdotte dalle nuove tecnologie nel campo della comunicazione al riguardo delle quali, come è noto, qualcuno pretenderebbe l’esclusiva nell’uso del web per determinare le scelte. Inoltre dopo aver sbandierato l’ineluttabilità del connubio “taglio dei parlamentari/ proporzionale” (collegamento nella realtà del tutto campato in aria dal punto di vista della teoria politica) tornano a spirare venti di “maggioritario” e di revival del bipolarismo. In sostanza per chi pensa a un recupero “da sinistra”, si trova davanti a due strade: 1) Quella di limitarsi all’analisi dell’esistente cercando di valutare al meglio gli effetti della formazione del governo e della scissione renziana sul PD. Va evitata almeno a mio giudizio la tentazione di dare già per fatto un nuovo blocco politico posto in diretta relazione con il quadro di governo. Blocco politico da utilizzare già nelle prossime elezioni regionali. 2) Oppure proporsi lo sviluppo di un’analisi di lungo periodo da svilupparsi nell’idea di ricostruzione di un’autonoma soggettività di sinistra alternativa posta nel segno della riaffermazione della Costituzione repubblicana. Da tener conto che le ragioni dello spostamento progressivo a destra dell’asse politico italiano e la crescita dei soggetti provenienti direttamente dal turbine che era stato definito “antipolitica”rimangono fatti realmente avvenuti e fortemente incidenti sulla realtà in una dimensione sicuramente duratura e non effimera. In questo senso il punto da cui ripartire, almeno a mio giudizio, rimane quello del cambiamento di significato dei più importanti termini gramsciani, quelli sul quale abbiamo fondato storicamente una parte molto significativa dell’identità della sinistra italiana: 1) Sicuramente siamo dentro ad una “guerra di posizione” nel corso della quale però gli elementi di velocizzazione della decisionalità cui già si è accennato hanno determinato necessità inedite. Appare ormai inattuale il ripetersi di lunghe fasi nelle quali il sostentamento della sinistra poteva anche avvenire semplicemente attraverso l’espressione di una capacità rivendicativa posta sulla misura di una domanda di una radicalità di massa; 2) E’ mutato anche il segno del processo in atto di “rivoluzione passiva” che adesso continua a svilupparsi e a produrre i suoi effetti sociali basandosi sull’individualismo competitivo come connotato specifico attraverso la riscoperta dell’egoismo identitario e quindi della separatezza (anche razziale). Fenomeni molto diffusi tra le giovani generazioni. Il tema di fondo rimane però quello della democrazia e della sua crisi. Mi permetto così di insistere su di un punto che mi è capitato di sollevare già diverse volte anche in questi giorni: oggi è in pericolo la capacità del sistema di disporre di un’adeguata capacità di rappresentanza. Per sventare questo pericolo c’è bisogno di adeguate soggettività politiche che, proprio alla presenza di una così evidente riarticolazione della domanda sociale, producano reti fiduciarie più ampie e meno segmentate. Sorgono questioni di apertura verso le istituzioni e (per dirla con Putnam) di produzione di capitale sociale che esigono un’opera di “consolidamento democratico”: a questo punto i due estremi del nostro dibattito tra immediatezza delle scelte e riflessione sul “pensiero lungo” finiscono con l’intrecciarsi strettamente.

Rivedere il Patto di Stabilità, ma come?

Rivedere il Patto di Stabilità, ma come?

martedì 17 settembre 2019

Serve un nuovo vecchio keynesismo | Keynes blog

Serve un nuovo vecchio keynesismo | Keynes blog

Exclusive: Every motion sent to Labour conference 2019 - LabourList

Exclusive: Every motion sent to Labour conference 2019 - LabourList: LabourList has obtained the list of every motion sent by local parties and trade unions to Labour conference 2019.…

Il senso comune economico che non ci fa cambiar strada - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Il senso comune economico che non ci fa cambiar strada - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Quale fisco all'orizzonte? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Quale fisco all'orizzonte? - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

Governo in Spagna: Sánchez ci riprova, rischio nuove elezioni | ISPI

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Regole fiscali europee: una proposta di riforma | M. Bordignon

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Il taglio del cuneo fiscale per l’economia e non per il consenso elettorale

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Bernie Has Been Vetted, and He Can Beat Trump

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Mario Draghi and the Germans – Peter Bofinger

Mario Draghi and the Germans – Peter Bofinger

Renato Fioretti: Immigrati, chi è senza peccato… | Eguaglianza & Libertà

Immigrati, chi è senza peccato… | Eguaglianza & Libertà

Un filo di luce. Non fatelo spegnere | Eguaglianza & Libertà

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La discutibile eredità di Mario Draghi | Eguaglianza & Libertà

La discutibile eredità di Mario Draghi | Eguaglianza & Libertà

domenica 15 settembre 2019

I Am Free — but Turkey Is Not

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Socialism and the Self-Checkout Machine

Socialism and the Self-Checkout Machine

Roberto Biscardini. Incalzare il governo anche sulle questioni istituzionali | Jobsnews.it

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Conti pubblici, la proposta su tavolo della Commissione: "Meno paletti da rispettare e incentivi a investire in progetti strategici" - Il Fatto Quotidiano

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Political Economy: Origins, Meanings, Changes | Economic Sociology and Political Economy

Political Economy: Origins, Meanings, Changes | Economic Sociology and Political Economy

sabato 14 settembre 2019

L’economista Annamaria Simonazzi a Rassegna sindacale: “Dal nuovo governo mi auguro un’inversione di marcia: la politica industriale non può agire solo sull’offerta. | Jobsnews.it

L’economista Annamaria Simonazzi a Rassegna sindacale: “Dal nuovo governo mi auguro un’inversione di marcia: la politica industriale non può agire solo sull’offerta. | Jobsnews.it

Norway’s Socialist Left Is Ascendant

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Senza John Bolton la diplomazia statunitense è meno guerrafondaia - Pierre Haski - Internazionale

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Aprite un poco gli occhi: l’economia del “Conte 2” - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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La repressione del popolo curdo. Una lettera aperta di autori vari

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La politica di coesione e le minacce alla convergenza fra i paesi europei - Pandora Rivista

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Italy’s Precarious Triumph Over Populism

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Green new deal e transizione ecologica: una visione di classe | Global Project

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Rapporto OCSE: poco pil per la scuola italiana e molti ragazzi

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giovedì 12 settembre 2019

Will the IMF Finally Learn From Argentina? by Stephen Grenville - Project Syndicate

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La Polonia verso le elezioni. Parlamento sospeso, protesta l’opposizione - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Trump’s New Troubles by Elizabeth Drew - Project Syndicate

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Rapporto ISPI 2019: “La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale” - Pandora Rivista

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Brexit: cosa rischia l'Irlanda | ISPI

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mercoledì 11 settembre 2019

Il costo dell’attesa. La politica infrastrutturale italiana nello scenario geopolitico internazionale - Pandora Rivista

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Domenico Moro: Immigrati, mercato del lavoro e ricomposizione di classe

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Allende in Chile Today

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Why Labour is still arguing over its Brexit position - LabourList

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Istruzione cenerentola, l’Italia è tra i paesi Ocse che spendono meno - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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The challenge for Corbynomics | International Politics and Society - IPS

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Mauro Gallegati: Crisi e rivoluzioni della teoria e della politica economica

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PER UN DECENTRAMENTO FISCALE VIRTUOSO |

PER UN DECENTRAMENTO FISCALE VIRTUOSO |

I 29 PUNTI DEL PROGRAMMA DI GOVERNO E L’URBANISTICA MILANESE |

I 29 PUNTI DEL PROGRAMMA DI GOVERNO E L’URBANISTICA MILANESE |

Stefano Rolando: CRISI DI GOVERNO, SI RIAPRE LA QUESTIONE NORD-SUD |

CRISI DI GOVERNO, SI RIAPRE LA QUESTIONE NORD-SUD |

L’AUTUNNO DELLA POLITICA MILANESE |

L’AUTUNNO DELLA POLITICA MILANESE |

domenica 8 settembre 2019

Franco Astengo: Parlamento e Costituzione

PARLAMENTO E COSTITUZIONE di Franco Astengo Accantonata ormai l’idea di “aprire il Parlamento come una scatola di tonno” il M5S si acconcia all’idea della governabilità così come concepita dal suo nuovo partner di governo, il PD, nato – a suo tempo – sulla base dell’idea della “vocazione maggioritaria”. Si annunciano così, almeno stando a notizie giornalistiche, ipotesi di modifica della Costituzione che accompagnerebbero la riduzione del numero dei parlamentari, provvedimento il cui iter legislativo non è stato ancora completato e che per il M5S ha assunto nel tempo una funzione di vera e propria “bandiera” almeno sul piano della visione istituzionale. Applicando per la prima volta il secondo comma dell’articolo 15 della legge 152 del 1970 (quella istitutiva del referendum) l’obiettivo del nuovo governo sarebbe quello di arrivare a un “referendum day” su due quesiti: quello – appunto – relativo al numero dei parlamentari e quello riguardante un pacchetto di riforme costituzionali tese ad accompagnare il primo quesito con una serie di provvedimenti tesi a garantire, se non a “blindare”, proprio la continuità governativa. Accanto a tutto ciò sarebbe prevista una nuova legge elettorale a formula proporzionale con una soglia di sbarramento al 4%. Nel merito dei 5 punti di modifica costituzionale previsti è evidente che occorrerà, dato e non concesso che le anticipazioni giornalistiche risultino veritiere, una riflessione di grande profondità con un impegno da parte dei costituzionalisti a definire un quadro teorico di riferimento in base al quale tracciare una possibilità d’intervento complessivo: com’è stato del resto nell’analoga occasione delle riforme del 2016. Sarà indispensabile allora riprendere la trama tessuta dal Comitato per la Democrazia Costituzionale che, nel richiamato frangente del 2016, ebbe un ruolo assolutamente determinante. Al momento sembrano previste l’adozione della sfiducia costruttiva, la riduzione del numero dei delegati regionali nell’elezione del Presidente della Repubblica, la partecipazione dei Presidenti di Regione ai lavori del Senato allorquando si discuteranno leggi d’interesse regionale, l’unificazione delle età utili per aver diritto all’elettorato attivo e a quello passivo (18 anni per votare, 25 per essere eletti), l’espressione del voto di fiducia al Governo in seduta congiunta di Camera e Senato, Mi soffermo soltanto su quest’ultimo punto perché mi pare che su di esso possano immediatamente sollevarsi questioni proprie di ordine costituzionale. Le due Assemblee, infatti, sono elette su base diversa dal punto di vista del riferimento geografico: ritorna, infatti, la questione della “base regionale” per l’elezione del Senato. “Base regionale” il cui riferimento è stato recentemente violato in maniera clamorosa con l’assegnazione di un seggio siciliano a un eletto umbro: una decisione sicuramente anticostituzionale che ha aperto un vero e proprio “vulnus” che andrebbe superato e colmato ripristinando la legalità costituzionale. Nel caso della fiducia espressa in seduta comune , considerato il diverso numero dei componenti le assemblee, si potrebbe infatti verificare un annullamento della possibilità di formazione di maggioranze difformi tra le due Camere che nella votazione separata oggi prevista dalla Costituzione possono di conseguenza esprimersi diversamente tra di loro sulla fiducia. Maggioranze difformi che ,nel caso, risulterebbero però espressione della volontà di elettrici ed elettori nel rispetto dell’articolo 57 della Costituzione. Ci troviamo dunque di fronte ad un ennesimo tentativo di riforma della Costituzione tendente a eliminare presunti ostacoli alla “governabilità” cercando di modificare la funzione costituzionale del Parlamento. Parlamento che rimane formato da due Camere in forma paritaria come confermato proprio dal già citato referendum del dicembre 2016 all’esito del quale dalla parte del “NO” fornirono sicuramente un importante contributo anche le elettrici e gli elettori del M5S. Una riforma attraverso la quale secondo accreditate voci giornalistiche si punterebbe a formare un nuovo “arco costituzionale” in condizioni però di sostanziale limitazione nelle possibilità di espressione della democrazia repubblicana. Quanto alla legge elettorale un cui progetto di modifica dovrebbe accompagnare questo disegno di tipo costituzionale che fin qui è stato descritto, tutti convengono sulla necessità di misurarsi con la doppia questione della rappresentanza: quella politica e quella territoriale. Per affrontare questo tema non basta però pensare soltanto a una formula legata al sistema proporzionale: risulterà fondamentale anche il disegno dei collegi attraverso il quale – appunto – si dovrà garantire il massimo possibile di estensione nella rappresentanza territoriale. Quanto allo sbarramento al 4%, previsto dal progetto inserito nel patto PD- M5S, si segnala soltanto, in attesa di entrare meglio nel merito, che con le elezioni del 4 marzo 2018 una sua applicazione avrebbe lasciato fuori dal Parlamento circa 2.800.000 espressioni di voti validi. In realtà i nodi veri che sono necessari da affrontare rimangono quelli della forma parlamentare di governo e della possibilità di espressione istituzionale per le più importanti sensibilità politiche presenti nella cultura e nella società. Possibilità di espressione da porsi naturalmente in relazione anche ai grandi cambiamenti avvenuti nel campo della tecnologia comunicativa e del relativo mutamento nelle forme di organizzazione politica: dal partito di quadri al partito di massa, al “pigliatutti” al “personale; dalla democrazia “del pubblico” fino a quella definita “recitativa” del cui modello è in atto un’ampia sperimentazione all’interno del sistema politico italiano.

What Bernie Sees in the New Deal

What Bernie Sees in the New Deal

Besostri: alla Corte costituzionale il ricorso per conflitto d’attribuzione presentato dal senatore De Falco per il rispetto della Costituzione e del Senato eletto su base regionale. La maggioranza M5S-PD al Senato non è, però, in pericolo | Jobsnews.it

Besostri: alla Corte costituzionale il ricorso per conflitto d’attribuzione presentato dal senatore De Falco per il rispetto della Costituzione e del Senato eletto su base regionale. La maggioranza M5S-PD al Senato non è, però, in pericolo | Jobsnews.it

giovedì 5 settembre 2019

Il ruolo delle politiche sociali nell’attuazione del disegno europeo

Il ruolo delle politiche sociali nell’attuazione del disegno europeo

How the Left Should Respond to a New Global Slump

How the Left Should Respond to a New Global Slump

Four Points on the Hong Kong Protests

Four Points on the Hong Kong Protests

Franco Astengo: Quadro politico e sinistra

QUADRO POLITICO E SINISTRA D’ALTERNATIVA COSTITUZIONALE di Franco Astengo Con la formazione del governo Conte 2 è evidente come ci si trovi di fronte ad una modificazione del quadro politico, probabilmente non prevedibile fino a qualche settimana fa. A mio personalissimo giudizio l’esito complessivo è quello di un allargamento di spazio per un’ipotesi di ricostruzione di una sinistra che mi permetto di definire di “alternativa costituzionale” fondata su 3 punti che espongo così schematicamente: 1) E’ fin qui mancata la necessaria risposta politica all’esito del referendum del 2016 che rimane punto discriminante di frattura nel sistema italiano. L’affermazione della Costituzione Repubblicana come punto base della formazione di un progetto; 2) E’ necessario un collegamento ideale con le prospettive di fondo espresse dalla sinistra italiana nel corso del ‘900 guardando al futuro superando divisioni ormai del tutto fuori dal tempo (l’idea che avevamo espresso attraverso la proposta del “dialogo Gramsci /Matteotti”); 3) Elaborare una proposta anche organizzativa e d’intervento diretto che si collochi fuori dall’esaustività della logica emergenziale che ha portato a concepire la governabilità quale unica frontiera dell’azione politica. E’ l’ora di riprendere l’ipotesi di un “pensiero lungo” per una sinistra alternativa. Su questi tre punti forse sarebbe il caso di avviare un dibattito di ampio respiro coinvolgendo i più diversi soggetti associativi e i singoli che possono ritrovare il gusto dell’impegno diretto pur in questi tempi così perigliosi. Appare evidente come il piano culturale risulti assolutamente prioritario e fondamentale da affrontare.

mercoledì 4 settembre 2019

Flat tax, disuguaglianze e le tasse dei futuri governi - Forum Disuguaglianze Diversità

Flat tax, disuguaglianze e le tasse dei futuri governi - Forum Disuguaglianze Diversità

Spagna. Il premier socialista Sanchez propone a Unidas Podemos un pacchetto di riforme di sinistra per evitare il voto. Iglesias cautamente favorevole | Jobsnews.it

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Video: “No mandate, no morals and as of today, no majority” – Corbyn floors reeling Johnson | sdbast

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Inequality in Europe—wider than it looks

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Ma chi sa se sarà davvero una svolta …

Ma chi sa se sarà davvero una svolta …

martedì 3 settembre 2019

E Johnson accelera la corsa verso lo schianto della Brexit

E Johnson accelera la corsa verso lo schianto della Brexit

Voto in Germania. La destra intercetta l’astensione. La sinistra no - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

Voto in Germania. La destra intercetta l’astensione. La sinistra no - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

La ricetta di Nannicini: verde, innovazione, terzo settore e far pagare le tasse alle multinazionali - Linkiesta.it

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It’s a Good Sign That the Financial Times Is Worried About Jeremy Corbyn

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Boris Johnson chiude il Parlamento | Doppiozero

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Franco Astengo: Governo

Da più parti mi è stata chiesta ragione della posizione assunta circa la valutazione di impossibilità che il governo PD – M5S possa rappresentare un passo in avanti sul piano della progettualità necessaria per affrontare le contraddizioni oggi emergenti nelle complessità sociale. Da questa mia personale valutazione ne consegue che, preso atto dell’impedimento che questo governo provvisoriamente rappresenta verso un ulteriore scivolamento a destra la sinistra debba continuare a pensare ad un proprio autonomo processo di ricostruzione senza considerare questo passaggio di governo come direttamente coinvolgente. Il tema della ricostruzione a sinistra è tema strategico che le oscillazioni imposte dall’attualità non possono porre in discussione. L’esecutivo che si va formando non può insomma essere senza considerato come un fattore di inversione di tendenza nella dinamica assunta dal sistema politico italiano. Dinamica a suo tempo avviatasi al momento dell’introduzione della formula elettorale maggioritaria con lo spostamento progressivo della centralità parlamentare verso il feticcio della governabilità fino alla sublimazione del personalismo e della disintermediazione (dialogo diretto capo/folla, meglio se attraverso Facebook). Riassumo le ragioni di questo giudizio in alcuni punti schematici: dalla parte del Movimento 5 stelle: 1) Il Movimento 5 stelle rivendica la propria natura di soggetto propugnatore del superamento del concetto destra / sinistra. Concetto destra /sinistra che invece va considerato e rivendicato almeno ancora nei suoi termini classici ; 2) Il Movimento 5 stelle è fautore da una confusa e pericolosa idea di “democrazia diretta”. Secondo i teorici del Movimento si dovrebbe arrivare attraverso l’utilizzo del web a soppiantare l’istituzione parlamentare oppure a ridurla a mero luogo di ratifica di decisioni assunte altrove; 3) Il Movimento concepisce il rapporto lavoro / welfare in chiave meramente assistenzialistica e aderisce goffamente all’ideologia della “decrescita felice”. Elementi teorici molto diversi da quelli legati all’idea della “sostenibilità” dello sviluppo che invece dovrebbero essere patrimonio di una sinistra all’altezza delle questioni di fase; Dalla parte del PD: 1) Aver sposato acriticamente il liberismo e non essere rimasto – almeno – nell’alveo di una visione socialdemocratica di tipo keynesiano; 2) Aver appoggiato, nella grande parte dei suoi esponenti allora di minoranza e oggi in maggioranza nel partito, il referendum costituzionale promosso da Renzi nel 2016. Questa “frattura” creatasi in allora a sinistra tra il SI e il NO non può essere superata perché posta sul piano della concezione della democrazia repubblicana così come questa si trova elaborata nella Carta Costituzionale. Naturalmente questa affermazione vale per le elettrici e gli elettori che avevano votato “NO” non opportunisticamente ma in coerenza con l’idea di affermazione della Costituzione. L’affermazione dei valori costituzionali costituisce infatti la base fondativa del progetto di ricostruzione della sinistra. 3) Aver accettato l’impostazione monetarista imposta dall’UE nel corso degli anni della crisi dal 2007 in avanti e non aver promossa alcuna iniziativa concreta per l’effettiva democratizzazione del processo politico europeo e così agevolando di fatto l’ondata sovranista. Errore commesso in compagnia del partito socialista francese e dell’SPD che – appunto – adesso per questa ragione si trovano ai minimi termini. 4) Aver rinunciato a una battaglia culturale sul piano dei grandi principi di uguaglianza e solidarietà patrimonio della sinistra storica italiana della quale va proclamata continuità con valori e progetti nell’idea di superamento di divisioni ideologiche ormai del tutto fuori del tempo. Egualmente al PD va attribuito l’abbandono dell’idea di partito come fondamento insuperabile dell’assetto democratico e il cedimento al personalismo e ai meccanismi di cooptazione per via

domenica 1 settembre 2019

Vanno riformati i partiti non la Costituzione | Left

Vanno riformati i partiti non la Costituzione | Left

Why We Need a New Way to Measure Economic Performance

Why We Need a New Way to Measure Economic Performance

CHI HA DAVVERO PAURA DELLA SOVRANITA’ POPOLARE

CHI HA DAVVERO PAURA DELLA SOVRANITA’ POPOLARE

ONU: quanto è necessaria una riforma? | ISPI

ONU: quanto è necessaria una riforma? | ISPI

1939-2019: le relazioni transatlantiche | ISPI

1939-2019: le relazioni transatlantiche | ISPI

Alberto Martinelli: Torna davvero lo spettro del nazionalismo? | ISPI

Torna davvero lo spettro del nazionalismo? | ISPI

sabato 31 agosto 2019

Livio Ghersi: Tra Di Maio e Zingaretti

Tra Di Maio e Zingaretti. Cronache di una crisi di governo. La soluzione sembra trovata. Circolano i nomi dei possibili nuovi ministri. Poi il leader politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, esce dall’incontro con il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, e rilascia una lunga dichiarazione pubblica che rimette tutto in discussione. Siamo al pomeriggio di venerdì 30 agosto 2019. Tra qualche giorno, il 2 o il 3 settembre, il Presidente Conte dovrebbe sciogliere la riserva, in un senso, o nell’altro. Da osservatore esterno, rilevo alcune cose poco chiare. Il Partito Democratico ha esordito chiedendo e pretendendo "discontinuità" rispetto all’esperienza del Governo uscente. Ciò significa chiedere al Movimento Cinque Stelle di adottare indirizzi politici molto diversi, nei contenuti, rispetto a quelli seguiti nel periodo dell’alleanza con la Lega. Luigi Di Maio, da parte sua, si è seduto al tavolo della trattativa affermando che non si pentiva di niente. Sembrava di ascoltare la indimenticabile Edith Piaf: «Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien». Il Partito Democratico muove dal presupposto che il Presidente Conte sia il rappresentante politico del Movimento Cinque Stelle. Osservazione di buon senso: ma non spetterebbe al Movimento Cinque Stelle stabilire quali sono i propri equilibri politici interni e chi ha il ruolo di guidare la delegazione dei ministri del Movimento nell’eventuale nuovo Esecutivo? Può un partito come il PD, che ha intenzione di avviare un’alleanza politica, pretendere dall’altro partito che si dia una rappresentanza istituzionale definita in un certo modo, piuttosto che un’altra? Esponenti significativi del Partito Democratico, come il Vicesegretario Andrea Orlando, si sono seduti, con l’aria un po' schifata, al tavolo della trattativa e si sono dichiarati disposti ad ingoiare l’amaro boccone, a condizione di dar vita ad un nuovo Governo, con caratteristiche tali da essere "il più a Sinistra" nella storia dell’Italia repubblicana. Orlando conosce i risultati delle elezioni politiche del 2018 e delle elezioni europee del 2019? Ha contezza degli esiti di tutte le elezioni regionali che si sono tenute nel medesimo lasso di tempo? Di conseguenza, la richiesta di un Governo "più a Sinistra" è tanto lontana dalla realtà, ossia tanto velleitaria, da apparire un’inutile provocazione. Altri esponenti del PD, come Matteo Orfini, in ciò in perfetta sintonia con esponenti politici della Sinistra italiana, quali Nicola Fratoianni, hanno chiesto l’immediata revoca di alcuni fra i più rilevanti provvedimenti adottati dal Governo uscente, con particolare riferimento al contenimento del fenomeno dell’immigrazione (decreti cosiddetti "sicurezza", uno e due). La linea ufficiale del Partito Democratico, espressa dal Segretario Zingaretti, è più morbida: semplice correzione delle normative, accogliendo i rilievi a suo tempo espressi per iscritto dal Presidente della Repubblica. Sarebbe un eufemismo scrivere che, su questo argomento, l’ambiguità si taglia col coltello. Consideriamo, in ultimo, la questione del completamento della riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. Posto che manca soltanto la quarta lettura, spettante alla Camera dei Deputati, basterebbe stabilire una data. O definire un "cronoprogramma", come dicono gli addetti ai lavori. Invece, il Partito Democratico ha cominciato a chiedere "garanzie costituzionali", prima di approvare la riforma. Frase ambigua, che potrebbe anche significare: ricominciamo daccapo, perché la riduzione dei parlamentari è accettabile solo se si modificano, contestualmente, le attribuzioni della Camera e del Senato, arrivando ad un bicameralismo differenziato. Altri dicono: bisogna sospendere l’ultimo voto sulla riforma costituzionale, ed approvare prima una nuova legge elettorale e modificare i Regolamenti parlamentari. Si può comprendere che gli esponenti del Partito Democratico, dall’alto della loro scienza ed esperienza, considerino i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle come dei "Minus habentes"; ma questi proprio fessi, non sono. É ovvio che alla riforma costituzionale debbano conseguire conseguenti modifiche della legge elettorale e dei Regolamenti parlamentari; ma devono "seguire" appunto. Nel senso che prima si definisce il quadro normativo a livello costituzionale; poi gli si dà compiuta e coerente attuazione. C’è poi da chiedersi, poi, perché mai questa ipotetica nuova legge elettorale dovrebbe essere integralmente proporzionale. Il Partito Democratico ha sempre insistito sulla esigenza della "governabilità". Il che significa prevedere leggi elettorali prevalentemente maggioritarie, che trasformino maggioranze relative di voti in maggioranze stabili di seggi parlamentari. La fantasia istituzionale del Partito Democratico, negli ultimi anni, ha prodotto degli autentici "mostri giuridici", nella vana ricerca della legge elettorale maggioritaria più confacente agli interessi del medesimo PD. C’è invece un rimedio antico e ben collaudato: quello dei collegi uninominali. Mutuati dall’esperienza storica inglese. Ogni territorio ha il suo rappresentante istituzionale assicurato e questo ruolo va al candidato più votato nel collegio di riferimento, con esclusione di tutti gli altri. Un sistema pulito, lineare, che si basa su una sana competizione politica (vince chi sa ottenere più consenso), e che agevola il formarsi di coalizioni politiche che si mettono insieme per esprimere candidati comuni nei singoli collegi. La legge elettorale vigente, la legge 3 novembre 2017, n. 165, prevede che circa un terzo dei parlamentari siano eletti in collegi uninominali con metodo maggioritario. Per l’esattezza, sono eletti con metodo maggioritario 232 deputati su un totale di 630; e 116 senatori, su un totale di 315. La delimitazione territoriale dei collegi è stata fatta di recente, in modo coerente con i dati più aggiornati sulla popolazione residente. Perché bisognerebbe buttare questo lavoro e ricominciare daccapo? I fautori di una legge elettorale integralmente proporzionale sostengono che questa sarebbe l’unico rimedio per non far vincere la Lega e le altre formazioni di Destra e di Centro-destra. Per il modo in cui attualmente è configurato il sistema politico italiano (è configurato come peggio non si potrebbe!), le destre, infatti, più facilmente raggiungono un legame di coalizione politica. Coalizione che ha i suoi presupposti nelle esperienze degli anni Novanta del secolo scorso, quando era egemone Silvio Berlusconi, ma che ha avuto tante importanti conferme recenti, soprattutto nelle elezioni regionali e locali. Il campo del Centro-sinistra, invece, è molto più indietro, quanto a possibilità di dar vita ad una alleanza politica fra più soggetti politici solidi, ciascuno dotato di una propria fisionomia ideale e programmatica, e ciascuno con un proprio affidabile radicamento territoriale. Il Movimento Cinque Stelle, poi, finora si è completamente sottratto alla logica della coalizione; ciò lo ha condannato alla puntuale sconfitta in tutte le elezioni regionali e locali. Accettare, senza riserve mentali, il sistema maggioritario in collegi uninominali significherebbe aprirsi ad una reale concorrenza politica: nella quale non si ha paura di confrontarsi con l’avversario, perché si ha fiducia nei propri valori di riferimento e nei propri programmi. Certo, una quota di seggi andrebbe comunque attribuita con metodo proporzionale, per garantire il pluralismo delle Assemblee parlamentari ed assicurare una sorta di diritto di tribuna pure alle liste minori. Come si può concludere la crisi? Bisogna ricordarsi che la proposta di dar vita ad un Governo che, prima di andare al voto, facesse poche cose, come mettere al sicuro i conti pubblici ed evitare l’aumento dell’IVA, e che consentisse nel contempo la conclusione dell’iter della riforma costituzionale, è partita non dal Segretario del PD Nicola Zingaretti, ma da Matteo Renzi. Zingaretti, anzi, non era d’accordo. Ha detto "No" a governicchi (l’ipotesi minimalista di Renzi) ed ha rilanciato, proponendo addirittura un governo di Legislatura. Governo che, nelle condizioni date, non sta né in cielo, né in terra. Non sono soltanto gli esponenti del Movimento Cinque Stelle a dover maturare. Possiamo dire che la classe dirigente "zingarettiana" si sta dimostrando inadeguata, velleitaria, ammalata del peggiore politicismo? Senso della realtà, ci vorrebbe. Accompagnato dalla sincera volontà di servire il Paese, di fare ciò che è meglio per l’Italia. Intanto, i mercati finanziari ci guardano con sospetto e l’avvenire è assai incerto. Palermo, 31 agosto 2019 Livio Ghersi

mercoledì 28 agosto 2019

Franco Astengo: Paradigma

PARADIGMA di Franco Astengo La soluzione della crisi di governo si presenta come un punto di vero e proprio mutamento di paradigma. Crisi di governo che ha impegnato gli attori presenti nel sistema politico italiano nel corso di questo mese di Agosto. Scrivo nel momento in cui alcuni tasselli debbono ancora essere sistemati e quindi l’esito finale formalmente incerto, ma l’aver approcciato all’esito della crisi nella forma a questo punto evidente del reincarico a Conte rappresenta un fatto che consente l’avvio di una riflessione a mio giudizio assai impegnativa. Molti tra gli analisti, i commentatori e i protagonisti politici del passato possono a ragione considerarsi sconcertati e ritenere ormai possibile tutto e il contrario di tutto, almeno secondo i loro consolidati criteri di riferimento nei collegamenti sociali se non addirittura ideologici. In realtà arriva all’approdo quel processo di personalizzazione direttamente collegato alla trasformazione del sistema dei partiti in atto ormai da qualche decennio e strettamente connesso al fenomeno della disintermediazione che aveva già avuto in Forza Italia e nel PD (R) gli epigoni più impegnati nel corso dei primi anni del XXI secolo. Tra il 2006 e il 2016 avevamo anche assistito all’elaborazione di progetti di riforma costituzionale, l’uno imperniato sul presidenzialismo, l’altro su di una sorta di cancellierato, entrambi tendenti a superare la democrazia parlamentare e respinti dal voto popolare. Quei due progetti erano comunque ancora legati a schemi classici, sia pure in evoluzione: oggi siamo al cambio di paradigma. Il sistema potrebbe ritrovare a questo punto un suo riferimento pivotale sul piano delle dinamiche politiche esprimendosi appunto attraverso una personalizzazione di nuovo conio. Emergono, infatti, figure in grado di tenere aperti diversi fronti in politica estera, facendosi appoggiare in forma inedita dal presidente USA operando, in contraccambio dell’adoperarsi per far rientrare la Russia nel G8: segnale evidente della prevalenza del tecnicismo degli affari sulla geopolitica, in un quadro nel quale appare ben evidente la conclusione di quello che era stato definito “ciclo atlantico”. Nello stesso tempo sembra possibile tenere aperti varchi con la Commissione Europea al fine di innalzare il livello del rapporto deficit /PIL: lo scopo dovrebbe essere quello di combattere la povertà attraverso la crescita di livello di assistenzialismo e di rinuncia definitiva alle prospettive di sviluppo così come queste erano state intese nella fase dei “trenta gloriosi”. Qualsiasi ipotesi di risposta di tipo “socialdemocratico” o “popolare” alla crisi sembra inattuale e meno che mai ci potrà essere spazio per una sorta di “riformismo” nel momento in cui si determina una adesione complessiva ai dettami della “decrescita felice”. Del tutto da analizzare, inoltre, la realtà e il peso della completa “mediatizzazione” dell’agire politico e del tipo di rapporto sociale e culturale stabilito tra le azioni compiuta nella sfera politica e quelle portate avanti nella quotidianità. Relazioni ormai consolidatosi nella mediazione totalizzante dell’uso degli strumenti informatici. Per questi motivi, esposti fin qui in maniera del tutto abborracciata in assenza di un’elaborazione ancora tutta da sviluppare, l’esito della crisi di governo non può essere valutata attraverso l’utilizzo di antiche categorie compresa quello dello scampato pericolo di una involuzione a destra. Ciò appare evidente se si aderisce, com’è avvenuto per il PD in questo frangente, al superamento dei concetti di destra e di sinistra, consentendo a un sottosegretario uscente del M5S di scrivere:” per noi Lega o PD è indifferente”. Questa o quella per me pari sono. Ormai l’espressione dei contenuti progettuali e programmatici avviene attraverso una dimensione variabile quella di volta in volta, ritenuta opportunisticamente utili, ai più diversi . variegati(anche ideologicamente)interlocutori politici. Il quadro generale è ormai quello dell’autoreferenzialità delle scelte portate avanti dai singoli al massimo collegati fra di loro in cordate in lotta per il potere. Si tratta appunto del compimento di un processo vero e proprio rovesciamento di paradigma: se si pensa di ricostruire una sinistra legata all’inasprimento nella complessità delle contraddizioni sociali si tratta di elementi d’analisi da tenere in conto in una valutazione del tutto dirimente.

Understanding Economic Populism by Allison Schrager & Elmira Bayrasli - Project Syndicate

Understanding Economic Populism by Allison Schrager & Elmira Bayrasli - Project Syndicate

venerdì 23 agosto 2019

Livio Ghersi: La politica dei peones

La politica dei "peones" Sentite le dichiarazioni del Presidente della Repubblica di giovedì 22 agosto 2019, al termine del primo giro di consultazioni, mi sembra che la prospettiva di andare, rapidamente, ad elezioni anticipate, si faccia più concreta. L’ipotetica nuova maggioranza fra Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico incontra tutte le difficoltà, già messe in conto, ma, soprattutto, dovrebbe vincere resistenze psicologiche che hanno poco a che vedere con la razionalità politica. Per il Movimento Cinque Stelle, il PD è stato sempre una forza portante dell’Establishment in Italia. I militanti del Movimento hanno avuto, tra le proprie parole d’ordine, quella di incarnare una politica diversa da quella tradizionalmente rappresentata dal PD. Ritrovarsi ora alleati proprio con il PD in un’esperienza di governo, sarebbe cosa durissima da far digerire agli elettori dei Cinque Stelle. Anche il Segretario del Partito Democratico ha pochissima voglia di farsi coinvolgere in un’alleanza con il Movimento; ne diffida e non gli si può dare torto. Di conseguenza, gli incontri, per la parte nota al pubblico, hanno avuto e, probabilmente, continueranno ad avere, più un valore tattico che effettiva sostanza. Si tratta di una rappresentazione teatrale, per dimostrare che, fino all’ultimo, si è provato di tutto, pur di evitare la conclusione anticipata della diciottesima Legislatura. Così il leader della Lega, apparentemente messo in minoranza nelle procedure parlamentari di formalizzazione della crisi di governo, si rifarà vincendo a mani basse le prossime elezioni anticipate, insieme ai suoi alleati di Destra e Centro-destra. A destra c’è qualcosa che somiglia ad una coalizione politica e questo è un vantaggio rilevante, nella competizione elettorale. La vigente legge elettorale, la legge 3 novembre 2017, n. 165, prevede che circa un terzo dei parlamentari siano eletti in collegi uninominali con metodo maggioritario. Per l’esattezza, sono eletti con metodo maggioritario 232 deputati su un totale di 630; e 116 senatori, su un totale di 315. Nelle elezioni del marzo 2018, il Movimento Cinque Stelle, interpretando un voto di protesta, straordinariamente consistente e concentrato territorialmente, riuscì a conquistare 76 collegi uninominali degli 80 complessivamente istituiti nelle otto Regioni dell’Italia meridionale e insulare: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Ciò sovvertì ogni previsione, perché il Movimento Cinque Stelle correva da solo, mentre il sistema dell’elezione nei collegi uninominali con metodo maggioritario, potenzialmente premia chi disponga di una capacità di coalizione più larga possibile. Il Partito Democratico ha, in aggiunta ai suoi limiti strutturali, il limite di una ridottissima capacità di coalizione. Non esiste una vera coalizione di Centro-sinistra, perché il PD, in ciò davvero miope, ha sempre fatto di tutto affinché non si consolidassero altre formazioni politiche in quest’area. Più Europa, i Verdi, la Sinistra, la quale non si sa neanche più bene che nome abbia, sono piccole formazioni, sempre a rischio di non ottenere rappresentanza, perché non in grado di superare la soglia di sbarramento. Pure il Movimento Cinque Stelle continuerà a correre da solo, ma non è detto che il grande serbatoio elettorale del Sud continuerà a funzionare come nel 2018. Penso, anzi, che il successo elettorale del 2018 sia destinato a diventare presto il ricordo di un bel tempo che fu e che mai più tornerà. La molto probabile vittoria della coalizione delle destre, a guida leghista, nelle prossime elezioni anticipate, oltre a tutte le conseguenze negative che già abbiamo individuato, nei rapporti con l’Unione Europea e nella tenuta dei conti pubblici, comporterà anche che la maggioranza destrorsa del nuovo Parlamento eleggerà il prossimo Presidente della Repubblica, alla scadenza del mandato del Presidente Mattarella. Cosa volete che siano queste quisquilie agli occhi del Segretario Zingaretti, sempre pronto a declamare che il PD non ha paura del giudizio degli elettori! C’è una voglia di perdere che richiederebbe, anch’essa, una terapia psicanalitica. Tra i temi in discussione fra Movimento Cinque Stelle ed il Partito Democratico c’è il completamento della riforma costituzionale che prevede di ridurre il numero dei parlamentari, portando a 400 il numero dei membri della Camera dei deputati, e a 200 il numero dei membri del Senato. Il Partito Democratico ha già votato contro la riforma nelle prime tre letture, e mantiene la sua contrarietà. Facendo appello alla mia modesta esperienza di ex funzionario dell’Assemblea regionale siciliana, ricordo agli smemorati che, nelle ultime elezioni regionali siciliane del 5 novembre 2017, gli elettori hanno eletto 70 deputati regionali. Nelle precedenti sedici legislature (a partire dal 1947), i deputati regionali erano, invece, 90. Poiché lo Statuto speciale della Regione Siciliana è stato approvato con legge costituzionale, la modifica del numero dei deputati regionali ha richiesto una legge costituzionale. Con doppia lettura da parte delle due Camere, eccetera, secondo la procedura fissata dall’articolo 138 della Costituzione. Viene appunto in considerazione la legge costituzionale 7 febbraio 2013, n. 2, recante "Modifiche all’articolo 3 dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell’Assemblea regionale siciliana". Tale legge costituzionale, promulgata dal Presidente della Repubblica Napolitano, è stata controfirmata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Monti e dal Ministro Guardasigilli Severino. Il Partito Democratico votò sempre a favore della riduzione, in tutte e quattro le letture. Ma c’è di più. La procedura di modifica dello Statuto regionale fu avviata dalla stessa Assemblea regionale siciliana, con una cosiddetta "legge-voto", presentata al Parlamento nazionale. Tale legge-voto fu approvata durante la quindicesima Legislatura dell’ARS, quando, per la cronaca, nessun deputato del Movimento Cinque Stelle sedeva fra i banchi di Sala d’Ercole. Si era partiti da un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Presentato, udite, udite, da un deputato regionale del Partito Democratico. Del quale mi piace ricordare il nome: l’onorevole Giovanni Barbagallo. C’è stata una stagione in cui l’esigenza di ridurre i costi della politica era considerata un argomento serio. Tanto da non poter essere ignorata da alcuna parte politica. Ad esempio, al tempo dell’ultimo Governo presieduto da Silvio Berlusconi, fu approvato il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 che, all’articolo 14, fissava, per le Regioni a Statuto ordinario, il numero massimo dei consiglieri regionali, in proporzione alla popolazione residente. Così, ad esempio, nelle Regioni con popolazione fino a un milione di abitanti, il numero dei consiglieri non può essere superiore a 20. Nelle Regioni con popolazione eccedente gli otto milioni di abitanti, il numero dei consiglieri non può essere superiore a 80. Quella normativa era tutt’altro che risolutiva. Richiedeva provvedimenti attuativi da parte delle singole Regioni e ciò non sempre è avvenuto. In ogni caso, la Regione in assoluto più popolosa, la Lombardia, elegge 80 consiglieri regionali. Oggi si vorrebbe ricondurre il tutto alla deriva "populista" del Movimento Cinque Stelle. É sbagliato, tanto più in tempi di crisi economica. Il risparmio annuale derivante dalla soppressione di 345 parlamentari non è un’entità trascurabile. C’è però in ballo molto altro. Quando si chiedono sacrifici ai cittadini per provvedere, tramite le entrate fiscali, a finanziare i servizi pubblici diretti alla generalità, proprio i rappresentanti della classe politica devono ("dovrebbero") essere i primi a dare il buon esempio. Ciò significa non soltanto rinunciare a benefits che non sono strettamente necessari per lo svolgimento del mandato rappresentativo e che, nella misura in cui non servono a questo scopo, sono meri privilegi. Significa anche quantificare in modo razionale i numeri della rappresentanza, a tutti i livelli: deve trattarsi di numeri equilibrati. Il superfluo, proprio perché viene mantenuto a spese dei cittadini contribuenti, va tagliato. Senza troppi complimenti. Avete presente la coesione sociale? Ecco, una politica non percepita come "vita comoda, a spese dei contribuenti", fa bene alla coesione sociale di un Paese. Il mito della "partecipazione democratica" è quello al quale si fa appello per aumentare i numeri della rappresentanza. Così un più alto numero di mestieranti della politica può avere un avvenire assicurato. Il lavoro politico non è lavoro? Certo. Ma la politica è attività nobile quando è fatta volontariamente, per passione ideale e per amore nei confronti della comunità sociale della quale si fa parte. Io che sono avanti negli anni, mi onoro di aggiungere, per amore della propria Patria. La politica si arricchisce se a farla sono personalità come Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Luigi Einaudi, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Giovanni Malagodi, Ugo La Malfa, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat. Tra gli attuali 630 deputati quanti sono soltanto dei meri "peones", come appunto vengono chiamati? Resta l’ultimo argomento della compressione della "capacità rappresentativa". Se, in ipotesi, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, si mantenessero i 232 attuali collegi uninominali per la Camera, e i 116 attuali collegi uninominali per il Senato, in ciascun collegio uninominale la capacità rappresentativa del parlamentare eletto rimarrebbe invariata. Ogni territorio, a partire dalla Valle d’Aosta, avrebbe il proprio rappresentante istituzionale garantito. Bisognerebbe, invece, ridurre il numero dei collegi plurinominali. Qui resterebbero da eleggere, con metodo proporzionale, 168 deputati, e 84 senatori. Quando sostengo che i collegi plurinominali dovrebbero essere meno possibile nelle elezioni per la Camera (comunque, dovrebbero essere uno per Regione, al Senato), immagino collegi molto ampi. Molto ampi, nel senso che in ciascuno di essi ci sarebbe un relativamente alto numero di rappresentanti da eleggere con metodo proporzionale. Come gli esperti di leggi elettorali sanno, più ampio è il collegio, maggiore sarà il numero delle liste che otterranno rappresentanza. In questo modo si garantirebbe l’effettivo pluralismo del Parlamento e si garantirebbe una sorta di diritto di tribuna anche alle liste minori. Nel contempo, la legge elettorale funzionerebbe meglio di adesso, nel senso che sarebbe più facile formare una maggioranza parlamentare, capace di dare un governo stabile al Paese. Tutte le teorie secondo cui ad una riduzione del numero dei parlamentari debba necessariamente corrispondere una legge elettorale integralmente proporzionale sono del tutto destituite di fondamento. Le migliori leggi elettorali non sono né integralmente proporzionali, né integralmente maggioritarie. Devono tendere ad un contemperamento dei due caratteri. Con la legge proporzionale pura diventa molto più difficile eleggere governi stabili. La polemica contro i proporzionalisti puri, i quali sognano di dare rappresentanza anche a partiti dello zero virgola, è, a ben vedere, la stessa polemica contro i mestieranti della politica, che vogliono gonfiare i numeri della rappresentanza, in nome della "partecipazione democratica". Una democrazia parlamentare funzionante deve essere una costruzione razionale; tutti gli interessi minori, le piccole ambizioni personali, vanno sacrificati a questo fine. Palermo, 23 agosto 2019 Livio Ghersi

Il segno di discontinuità del Pd qualunque sia l'esito della crisi - Strisciarossa

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M5S-PD, accordo possibile o accordo suicida? - micromega-online - micromega

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Bernie’s Green New Deal Is for the Working Class

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mercoledì 21 agosto 2019

Mazzucato: ‘Se non cambiamo il capitalismo ci sarà l’avanzata di un nuovo fascismo cavalcato dai Salvini e dai Trump’ - nuovAtlantide.org

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Salvini Can Be Beaten

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Why I’m a Socialist

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Flat tax, disuguaglianze e le tasse dei futuri governi - Jacobin Italia

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Il tribunale boccia il Jobs Act renziano. Una spina per un nuovo governo M5S-Pd-LeU - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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Socialists Need to Be Part of the Labor Movement

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CHE FARE di Roberto Biscardini del 15 agosto 2019 - Il Socialista

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mercoledì 14 agosto 2019

L'ex premier israeliano Barak ad Huffpost: "La mia ultima missione: abbattere il regime di Netanyahu" | L'HuffPost

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Liberalsocialismo

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The Puzzle of Economic Progress by Diane Coyle - Project Syndicate

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Alberto Benzoni: Compagni, sveglia | Risorgimento Socialista

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Argentina, l'accoppiata Alberto Fernández-Cristina Fernández de Kirchner batte Macrì alle primarie - Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

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martedì 13 agosto 2019

Anna Falcone: "Chi odia non ha idee e nasconde il suo vuoto dietro la rabbia. Noi idee ne abbiamo tante e sappiamo come realizzarle. Facciamolo" - nuovAtlantide.org

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Why the Labor Movement Needs the Left

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Il fascismo (storico) non tornerà ma la democrazia (costituzionale) non può resistere a tutto – laCostituzione.info

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LA FRAGILITA' ITALIANA E LA UE - R.Prodi - crisi di governo, i conti, manuale di difesa - | Sindacalmente

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Daniel Finn, Corbyn, Labour and the Brexit crisis

Daniel Finn, Crosscurrents, NLR 118, July–August 2019

Macaluso: «Una destra pericolosa, nessuno ora indebolisca il centrosinistra»

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lunedì 12 agosto 2019

Franco Astengo: Crisi

LA CRISI di Franco Astengo In queste ore di grande confusione la non ancora ufficializzata crisi di governo sta mostrando la sua vera cifra complessiva: 1) Autoreferenzialità del sistema politico; 2) Unico obiettivo l’incasso o il pagamento di dividendi (veri e/o presunti) da parte di alcuni spericolati imprenditori politici che già conoscevamo come veri e propri avventurieri: Salvini e Renzi “in primis”; 3) Cambiali in scadenza molto salate da pagare: prima fra tutte quella relativa all’aumento dell’IVA; 4) Assoluta mancanza di un’alternativa credibile. Comunque vada, elezioni o non elezioni, il risultato finale sarà quello di un’ulteriore caduta di credibilità del sistema e di scivolamento verso l’affermazione dell’idea dell’antipolitica da trasformarsi in svolta autoritaria. A sinistra dovremmo cercare di occuparci della qualità della democrazia e delle fragilità (ormai arrivata al limite del logoramento) del sistema politico – istituzionale, partendo dalla difesa della Costituzione Repubblicana.

domenica 11 agosto 2019

Livio Ghersi: per un governo di garanzia elettorale

Per un governo di garanzia elettorale Nella politica italiana si naviga a vista. Tutto è incerto; quindi i protagonisti politici si rifugiano nell’ambiguità. Ci sono dichiarazioni ufficiali, ma in questa fase contano più i retropensieri. Il fatto politico oggettivo è la decisione della Lega di sfiduciare il Governo presieduto da Giuseppe Conte. Del tutto discutibile, invece, che a questa scelta politica della Lega debba conseguire, necessariamente, la conclusione della diciottesima Legislatura del Parlamento. Certo, il partito della Lega vuole le elezioni prima possibile, nella previsione di aumentare considerevolmente il numero dei propri deputati e senatori nella legislatura successiva. Non c’è, però, nessuna legge ineluttabile, di natura politica, o giuridico-costituzionale, che lo imponga. La Lega ha ridato potenza alla destra italiana; ma è una "potenza" più apparente che reale. La strategia di continuare a contrapporsi alle Istituzioni dell’Unione Europea è di per sé sbagliata e pericolosa. Immaginare di poter, non soltanto evitare l’aumento dell’Iva, ma, contemporaneamente, di poter spendere altre ingenti risorse per ridurre significativamente le entrate tributarie, il tutto in deficit, significa non soltanto violare le regole europee in materia di tenuta dei conti pubblici, ma, soprattutto, equivale a sfidare i mercati finanziari. Considerate le dimensioni del debito pubblico italiano e tenuto conto che Mario Draghi sta per lasciare la presidenza della Banca centrale europea, assumere atteggiamenti di sfida nei confronti dei mercati finanziari è la cosa peggiore da fare. C’è da stendere un velo pietoso, poi, sull’incultura istituzionale che contraddistingue l’uscente Ministro dell’Interno, in costume da bagno e maglietta. Egli, infatti, chiede i "pieni poteri". Li chieda pure, ma sta proprio a quanti hanno sufficiente esperienza di mondo, memoria storica, attaccamento ai valori della Costituzione repubblicana, rispondergli cortesemente, ma con la massima fermezza, un chiaro "No". Nelle situazioni difficili, si vede quale sia la stoffa di un politico. L’intervista, rilasciata da Matteo Renzi al quotidiano Corriere della Sera di domenica 11 agosto 2019, dimostra come Renzi sia un uomo che non si impicca alla "coerenza". Ciò per un politico puro è un bene, non un male. La coerenza va bene per Martin Lutero che, nell’aprile del 1521, al cospetto della Dieta imperiale di Worms, diceva: «Qui sto io. Non posso fare altrimenti. Dio mi aiuti. Amen». I rappresentanti del popolo in Parlamento, invece, siedono nelle due Camere proprio per trovare, di volta in volta, la soluzione che sembra loro più rispondente agli interessi generali dell’Italia. Nelle situazioni difficili e confuse, devono scegliere l’orientamento che costituisca il meno peggio, per evitare un peggio certo e sicuro. Renzi ha parlato dell’esigenza di dar vita ad un "governo di garanzia elettorale" con tutti quelli che ci stanno; va da sé, infatti, che non si possa consentire all’uscente Ministro dell’Interno di gestire tutta la delicatissima fase elettorale. Tanto più in un momento in cui la tensione fra le forze politiche è alta. Ha poi aggiunto che bisogna far entrare in vigore la riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. L’iter è quasi completato, perché già ci sono state tre letture e manca soltanto l’ultimo e definitivo voto della Camera dei deputati. Per quanto mi riguarda, sono sempre stato d’accordo con la proposta di ridurre il numero dei membri del Parlamento italiano. Ai rappresentanti del popolo si possono applicare i medesimi criteri che spiegano il meccanismo dell’inflazione monetaria in economia: più aumenti il numero complessivo dei rappresentanti, meno vale il singolo parlamentare. Viceversa, se fissi un numero equilibrato, avrai un parlamentare "pesante", realmente rappresentativo di un territorio. Avrai un singolo parlamentare che conta individualmente di più, quindi può essere più incisivo. A me, poi, non piace che un troppo alto numero di persone "vivano" di politica; ossia che facciano del loro ruolo istituzionale la propria fonte di sussistenza economica. La democrazia rappresentativa ha dei costi inevitabili, certo, e ben volentieri occorre sopportarli. Non bisogna, tuttavia, ampliare a dismisura il numero degli eletti, nella falsa logica di aumentare la partecipazione democratica. Chi ha a cuore la cosa pubblica fa politica indipendentemente dalle indennità parlamentari; anzi, investe nella politica tempo e denaro proprî. Ciò di cui certamente non c’è bisogno è di mantenere, a spese dei contribuenti, un ceto politico sovradimensionato; il quale, proprio nella misura in cui è sovradimensionato, è parassitario. Il numero alla fine individuato dalla riforma costituzionale ora in discussione, 400 deputati e 200 senatori, è equilibrato. Un Senato di 200 membri può funzionare perfettamente; mentre, invece, non avrebbe potuto funzionare un Senato di soli 100 membri, come previsto dalla scriteriata riforma costituzionale proposta proprio da Matteo Renzi ed a ragione respinta dal Corpo elettorale nel referendum del 4 dicembre 2016. La riforma costituzionale è "minimalista"? Non realizza un bicameralismo differenziato, diversificando le competenze delle due Camere? Dal mio punto di vista è, comunque, un passo in avanti. Realizza finalmente almeno una parte di progetti riformatori che si trascinano da decenni. Quindi, non soltanto mi farebbe piacere che questa riforma costituzionale venisse approvata; ma la difenderei anche in un eventuale, successivo, Referendum confermativo. La riduzione del numero dei parlamentari rimette in qualche modo in discussione le leggi elettorali di Camera e Senato. É previsto che si possa votare con le leggi elettorali vigenti, però rideterminando le percentuali di quanti vanno eletti nei collegi uninominali con metodo maggioritario e di quanti vanno eletti nei collegi plurinominali con metodo proporzionale. Dipendesse da me, lascerei invariato l’attuale numero dei collegi uninominali; il che presenterebbe il vantaggio di non doverli ridisegnare un’altra volta. Così, alla riduzione del numero dei parlamentari, conseguirebbe un’accentuazione del carattere maggioritario dei sistemi elettorali; nel senso che resterebbe una significativa quota di deputati e senatori eletti con metodo proporzionale, ma il loro numero non sarebbe così preponderante come adesso. In ogni caso, posto che occorrono tempi tecnici, anche se non lunghi, per ricalibrare le leggi elettorali, l’approvazione della riforma costituzionale adesso farebbe il gioco di quanti vogliono rinviare la data della fine anticipata della Legislatura. Anche i nemici della riforma dovrebbero fare buon viso a cattiva sorte. Il Movimento Cinque Stelle, che sembrava annientato dall’iniziativa della Lega, potrebbe rivendicare il merito di avere determinato una effettiva, concreta, riforma della Costituzione, in un senso certamente gradito alla stragrande maggioranza del popolo italiano. Ne uscirebbe così con onore, limitando i danni. Anche se l’esperienza del Governo Conte è sotto gli occhi di tutti e gli elettori avranno ora tanti elementi di giudizio in più per esprimere il proprio voto in proseguo di tempo. Un governo di garanzia elettorale, appoggiato in qualche modo (la fantasia dei politici è illimitata) sia dal Movimento Cinque Stelle, sia dal Partito Democratico, e con l’apporto di tutte le altre forze politiche disponibili, non potrebbe mai rappresentare una bizzarria politica superiore alla bizzarria della quale ha dato prova la cosiddetta maggioranza "giallo-verde". Ci rimettiamo, per il resto, alla saggezza del Presidente della Repubblica. Palermo, 11 agosto 2019 Livio Ghersi

È in gioco la democrazia, la sinistra non si divida come nel 1921 | Left

È in gioco la democrazia, la sinistra non si divida come nel 1921 | Left

Franco Astengo: Sinistra costituzionale

SINISTRA COSTITUZIONALE di Franco Astengo Possiamo considerare la battuta pronunciata da Salvini sui “pieni poteri” una sorta di “voce dal sen fuggita” in occasione di un eccitato comizio d’apertura di quella che si annuncia come una campagna elettorale decisiva per molti degli imprenditori politici attivi nello scenario italiano? Tralasciamo i paragoni con le analoghe richieste mussoliniane all’indomani della Marcia su Roma e concentriamoci su di una realtà innegabile legata al tempo presente: la richiesta di “pieni poteri” arriva in chiusura di una lunga stagione nel corso della quale, in nome della “modernità del decisionismo” abbiamo assistito a una serie di attacchi alla Costituzione Repubblicana e soprattutto alla forma parlamentare della Repubblica, all’introduzione del maggioritario addirittura inteso come “vocazione”, all’esasperazione del concetto di “personalizzazione della politica”. Sulla “personalizzazione della politica” ci sarebbe ancora da ragionare nei termini di corrispondenza del fenomeno al tipo di mutamenti avvenuti in direzione dell’affermarsi dell’individualismo (prima “competitivo” poi “della paura”). L’egemonia culturale dell’individualismo ha così provocato un vero e proprio sfrangiamento sociale al punto tale da far salire la richiesta del ritorno a un “Comando autoritario”. L’esasperazione dei concetti di governabilità e di decisionismo sono degenerati in una richiesta di forme autoritarie di governo considerate come i soli strumenti in grado di affrontare drasticamente le contraddizioni emergenti e in particolare quella riguardante il flusso dei migranti. E’ stato questo l’humus sul quale è fiorita l’idea dei “pieni poteri” e oggi fior di analisti, svegliatisi in colpevole ritardo, si affrettano a ricordare come un tale passaggio non sia previsto in alcuna parte del nostro ordinamento. E’ lecito però aspettarsi che, in base all’esito elettorale prossimo venturo (indipendentemente dalla data di svolgimento dei comizi) assisteremo a un nuovo attacco alla Carta Fondamentale: ed è lecito, in questa situazione, pensare che difenderla sarà molto più problematico di quanto non sia avvenuto in passato. Proprio in previsione di questo passaggio deve essere rilanciata la prospettiva di una “Sinistra Costituzionale”, autonoma sul piano della presenza politica, capace sul terreno elettorale di sviluppare un discorso di alleanze, formata nel segno di una vera e propria “ricostruzione di soggettività” e programmaticamente orientata su di un progetto legato al riconoscere la complessità delle contraddizioni da affrontare nel segno di una capacità di “riconoscimento sociale” all’altezza dei tempi avendo sempre al centro la necessità di combattere l’imperante logica dello sfruttamento, ormai estesa ben oltre i classici “clevages” investendo il rapporto tra struttura e sovrastruttura ormai modificatosi radicalmente rispetto ai canoni classici del ‘900. Infine un’annotazione di stretta attualità riguardante il tema del taglio nel numero dei parlamentari: si prospetta, infatti, una gigantesca truffa all’insegna di un voto semplicemente mediatico e propagandistico, in piena linea con l’attacco nuovamente in corso che prevedibilmente proseguirà intensificato se si arriverà a una nuova legislatura in tempi brevi. Attenzione: sul tema della struttura del Parlamento si gioca il bene inalienabile della rappresentanza politica. In conclusione: il tema della qualità della democrazia, in tempi di attacchi di matrice autoritaria e di crisi del liberalismo classico, deve diventare il tema prioritario per una sinistra che intende essere attivamente presente nei processi politici attuali e di conseguenza anche nell’eventualità di una campagna elettorale che dovrebbe svolgersi in tempi molto ristretti. Una “Sinistra costituzionale” capace anche di valorizzare le diverse matrici storiche che a suo tempo rappresentarono il fulcro di quel pensiero superando divisioni ormai anacronistiche. Si tratta di tenere sulle nostre spalle, come prezioso bagaglio culturale, quel pensiero profondo che tradotto in politica costituì la base per affrontare il consolidamento della democrazia dopo il fascismo, contribuì a ricostruire il Paese dalle macerie della guerra rappresentando i settori sociali che in quel frangente pagarono il prezzo più alto sapendo esprimere compattezza sociale e visione di un concreto e non semplicisticamente utopico futuro di cambiamento.

sabato 10 agosto 2019

Pierluigi Fagan: Dove va la transizione italiana?

Pierluigi Fagan: Dove va la transizione italiana?

Trump’s Deficit Economy by Joseph E. Stiglitz - Project Syndicate

Trump’s Deficit Economy by Joseph E. Stiglitz - Project Syndicate

Scandals Aren’t Enough to Stop Salvini

Scandals Aren’t Enough to Stop Salvini

What a Socialist Society Could Actually Look Like

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The Myth of Welfare Dependency by Rema Hanna - Project Syndicate

The Myth of Welfare Dependency by Rema Hanna - Project Syndicate

Socialism After the United Kingdom

Socialism After the United Kingdom

Quel silenzio sul Donbass, stretto tra il regime ucraino e quello russo | Left

Quel silenzio sul Donbass, stretto tra il regime ucraino e quello russo | Left

martedì 6 agosto 2019

How can we build a 21st-century Labour Party? - LabourList

How can we build a 21st-century Labour Party? - LabourList

Franco Astengo-Felice Besostri: Per la ricostruzione della sinistra italiana

PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA: LINEE DI SUCCESSIONE di Franco Astengo e Felice Besostri Da molto tempo la sinistra italiana ha bisogno di avviare un processo di vera e propria ricostruzione. Alcuni punti fermi di una tale rifondazione sono a nostro avviso ben individuabili e costituiscono i presupposti fondamentali della possibile ripartenza: 1) L’inutilità del mero assemblaggio delle residue forze esistenti e della stanca riproposizione di liste elettorali sempre diverse, ma immancabilmente votate al fallimento; 2) la necessità di richiamarsi ad un patrimonio storico e culturale valido sia sul piano della teoria, sia su quello della dinamica politica, superando in avanti antiche divisioni. Di qui l’impegno ad evitare d’ora in avanti ogni ridicola diatriba sul “aveva ragione questo” o “aveva torto quello”, come ogni pretestuosa richiesta di scuse davanti alla storia (anzi alla Storia) ecc., ecc.; 3) è ora di riavviare, senza anacronistici riferimenti a modelli passati (Bad Godesberg, Epinay, Primavera di Praga: tra l’altro tra loro del tutto diversi) l’elaborazione di un progetto originale che riparta delle contraddizioni e “fratture” fondamentali, incrociandole però con le nuove contraddizioni imposte dal presente. Se da una parte infatti non basta più da sola l’antica “contraddizione principale” fra capitale e lavoro, certo non si può neanche sbilanciare il discorso dall’altra parte, lasciando campo solo a temi pure urgenti come la questione ambientale, peraltro strettamente legata al modo di produzione, o una strategia dei diritti riorganizzata esclusivamente attorno alle questioni di genere. Occorre invece tornare a pensare insieme i due piani: materiale e immateriale, struttura e sovrastruttura, economia e diritto. Le faglie oggi definite “post- materialiste” devono stare dentro una strategia complessiva di trasformazione dell’esistente. Per dirla con Carlo Marx: “Non basta interpretare il mondo, occorre cambiarlo”; 4) Strettamente connesso a quanto appena detto sui mutati rapporti tra economia e politica, finanza e modello sociale, tecnica e vita civile, è anche lo sfrangiarsi individualistico della società, ma soprattutto la crisi evidente della democrazia, palesatasi dopo il 1989. Allora la fine della Guerra Fredda lungi dall’aprire ad un’epoca di “noia democratica”, ad un mondo pacificato all’insegna del liberalismo/liberismo, aprì piuttosto all’epoca della “guerra infinita” ovvero a modelli equivoci detti di “democrazia del pubblico” o “democrazia recitativa”. Si aprì insomma un’epoca di tensioni planetarie potenzialmente antidemocratiche, fondate sulla scissione tra procedimento elettorale e partecipazione dei cittadini, con l’esercizio del potere popolare messo pericolosamente in discussione. Per questo la sua rifondazione è oggi più che mai una priorità per una nuova sinistra che voglia essere all’altezza delle sfide del tempo nuovo; 5) della crisi di sistema appena richiamata sono indizio anche alcune pulsioni che pensavamo ormai accantonate, da quelle nazionalistiche, a quelle imperialiste, al ritorno di fantasmi quali il razzismo e il fascismo. Anche tutto questo ovviamente deve essere inquadrato nel contesto del mutamento delle dinamiche internazionali degli ultimi decenni. La fase presenta infatti elementi di emersione di nuovi livelli di confronto tra le grandi potenze e di profonda modificazione del processo di globalizzazione, così come si era presentato alla fine del XX secolo e, successivamente, nella fase della “grande crisi” del 2007. Sotto quest’aspetto il grande tema rimane quello di un rilancio concreto dell’internazionalismo e della prefigurazione di un modello economico e sociale alternativo a quello neoliberista; 6) in questo quadro un “dialogo Gramsci - Matteotti”, che parta dalla loro analisi dell’avvento del fascismo dopo la fine della Grande Guerra, può essere propedeutico ad un rinnovato discorso culturale e politico di sinistra all’indomani della fine della Guerra Fredda (e in presenza dei ricordati fenomeni di crisi della democrazia e di fascismo di ritorno). Non ci interessa costruire una sorta di Pantheon comune fra compagne e compagni che hanno vissuto passate divisioni e che invece oggi sono unicamente impegnati ad affrontarne sfide nuove ed inedite; molto più interessante semmai una ricerca in mare aperto su quelle che definiamo “linee di successione” rispetto ai grandi del pensiero e dell’azione politica di sinistra del ‘900. Ritornare a Gramsci e Matteotti dunque. E non solo in ragione del grande valore morale e politico rappresentato dalla loro comunanza di martirio, ma soprattutto per alcuni tratti comuni della loro analisi. Che ci paiono tanto proficue a tanta distanza di tempo ed entro tutt’altra temperie politica e sociale. Come preziosa ci appare la coerenza e l’intransigenza, scevra di settarismo, che sempre sottese la loro vita. Sicuramente qualcuno potrà trovare fra i due autori testi o passaggi contradditori tra loro: condanne reciproche, interventi svolti sull’onda del contingente, che in apparenza parrebbero smentire la praticabilità di una ricerca attorno appunto a comuni “linee di successione”, ma si tratterebbe di letture superficiali e strumentali. Non ci si rapporta così ai classici. E Gramsci e Matteotti sono certamente dei classici della nostra modernità politica. Di certo a noi non interessa indulgere in polemiche di corto respiro. Molto più utile fissare alcune “linee” di lavoro: 1) intanto l’impegno a sviluppare una adeguata “profondità di pensiero politico”. Potrebbe essere utile in questo senso riscoprire la categoria di “pensiero lungo”, a indicare uno sforzo di analisi e proposta che abbia respiro e profondità; premessa indispensabile tanto alla ricerca delle origini classiche di una teoria critica dell’esistente, quanto alla immaginazione e realizzazione di scenari futuri all’insegna della qualità e della civiltà; 2) recuperare poi la capacità di riflessione e intervento sul presente che fu innanzitutto propria di Gramsci e Matteotti. Se il primo infatti è stato tanto l’organizzatore degli operai di Torino, quanto l’acuto interprete dei termini essenziali della “questione meridionale” (all’epoca coincidente in larga parte con la “questione contadina”), Matteotti è stato il riferimento dei braccianti di una delle zone più povere e d’intenso sfruttamento, quella del Delta del Po, ma anche chi indagò e denunciò le trame spesso oscure che intrecciavano già allora finanza e sfruttamento delle fonti energetiche; 3) ma decisiva è anche la questione morale. In Gramsci essa costituiva una sorta di stile di pensiero e di vita, strettamente connessa alla fatica del pensiero, al rigore degli studi e delle analisi indispensabili all’azione politica di una classe operaia che doveva essere classe dirigente nazionale. Ebbene era la stessa serietà e intransigenza che animava Matteotti, quella che sempre ne sostenne l’azione politica e parlamentare; si pensi solo alla capacità d’inchiesta, alla fermezza con cui agitò proprio la “questione morale” in faccia al fascismo rampante, quella stessa che costituì la vera ragione della sua condanna a morte; 4) ora fu proprio una radicale e coerente capacità di analisi a consentire sia a Gramsci sia a Matteotti di antivedere le dinamiche sociali e politiche che avrebbero portato al regime fascista. La cosa è tanto più significativa perché le loro intuizioni si sviluppavano in un clima nel quale, anche in ambiente antifascista, inizialmente ci si illuse che il movimento mussoliniano potesse essere solo un fenomeno passeggero, una “parentesi”, magari addirittura utile per riportare all’ordine liberale, dopo i drammi della guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra. Del resto allora addirittura a sinistra vi fu chi non riuscì a cogliere la pericolosità del fenomeno, considerandolo mero elemento degenerativo del capitalismo, cui ovviare attraverso il mero rilancio della dinamica della lotta di classe. Ebbene le analisi ben altrimenti approfondite di Gramsci e Matteotti, un certo stile intellettuale e morale, tornarono utili non solo dopo il 1945 per la ricostruzione dei grandi partiti della sinistra dell’Italia repubblicana, ma mantengono un’intatta utilità ancora oggi, in un paese in cui la sinistra è letteralmente scomparsa e ci troviamo di fronte a problemi immani ed inediti di rifondazione e ricostruzione. Per questo ci sembra indispensabile avviare un processo di “confronto costituente”. Gramsci e Matteotti possono contribuire a trovare la giusta direzione di marcia. Resta per altro per noi chiaro che quella che ci attende non è una operazione di mero valore scientifico, individuare infatti le linee “di frattura” e “di successione” deve servire a meglio preparare il terreno per lo sviluppo del più alto livello possibile di progettualità sistemica. Se ancora a cavallo tra il XIX il XX secolo definire cosa fosse il socialismo era abbastanza semplice e la divisione era su come raggiungere l’obiettivo di una società senza classi e con i mezzi di produzione in proprietà collettiva, oggi non solo in quel che resta della sinistra ci sono profonde differenze programmatiche, ma proprio il punto del socialismo è tutt’altro che condiviso. Si tratta dell’ennesima riprova della profondità di una crisi che è politica, teorica, morale, di classi dirigenti. Di qui l’esigenza, che avvertiamo impellente, di un ripensamento dei fondamenti di una teoria e pratica politica che possano dirsi di sinistra, socialiste, riformiste, radicali, intransigenti. Partire da Gramsci e Matteotti dunque come modo migliore per riprendere il cammino. Per dare sostanza ad un progetto politico ambizioso: che mira a ridare a poveri e sfruttati il loro partito e alla democrazia italiana una soggettività politica indispensabile. Necessaria alla sua qualità, alla sua rappresentatività, alla sua stessa sopravvivenza.

giovedì 1 agosto 2019

Fracassi e Scacchetti (Cgil). In un anno il governo ha portato l’economia in stagnazione. Dati Istat: occupazione non cresce. Crescita zero. Critiche da Renzi, Speranza, Brunetta, Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione | Jobsnews.it

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La sinistra latinoamericana ci riprova - Jacobin Italia

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The Democratic Debate Showed the Left Is Winning

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Red and green values | Fabian Society

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Corbyn on a vote of no confidence, Brexit, antisemitism and diversity - LabourList

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Giovanna Baer: Fra Stato e Mercato. L'ossimoro cinese

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La rivista il Mulino: Madrid, 29/7/2019

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In Night 1 of the Democratic Debate, It Was Elizabeth Warren and Bernie Sanders Versus the Moderates | The New Yorker

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