Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
sabato 4 settembre 2021
Valdo Spini: La dura lezione dell'Afghanistan
La dura lezione dell’Afghanistan
Dall'avvenire dei lavoratori
Prima di tutto grazie a quanti, diplomatici, carabinieri, paracadutisti, piloti, hanno lavorato duramente, correndo gravi rischi per portare fuori da Kabul i cittadini italiani e quasi cinquemila profughi. È stata una luce in una vicenda buia e triste, ben lontana dall’essere terminata in tutta la sua drammaticità.
di Valdo Spini *)
Gli Usa e gli alleati Nato hanno subito una sconfitta, a parte gli aspetti militari, soprattutto politica. Nessun’altra iniziativa militare del futuro potrà prescindere da quello che è avvenuto e sta avvenendo in Afghanistan.
La responsabilità prima è dell’amministrazione Trump. Lo snodo politico è infatti il 29 febbraio 2020, data degli accordi di Doha sul ritiro delle truppe americane (e quindi degli alleati) firmati nella capitale del Qatar tra Mike Pompeo, segretario di Stato dell’amministrazione Trump, il mullah Abdul Ghani Baradar, considerato allora il “numero due” dei Talebani, e l’inviato dell’Onu, Zalmay Mamozy Khalilzad.
Il governo afghano di Ashraf Ghani era stato completamente tagliato fuori. Come si poteva pensare che in tali condizioni quel governo avrebbe potuto resistere tanto da permettere un ordinato rientro dei civili statunitensi ed europei, nonché dei loro collaboratori afghani e di quanti si erano impegnati nello stesso Afghanistan per una società diversa da quella che i talebani vogliono instaurare? E difatti, Biden aveva ottenuto una dilazione del ritiro fino ad agosto, inizialmente fissato per lo scorso maggio. Ma questo non cambiava la qualità delle condizioni politiche e dei problemi da risolvere. Prima si portano via i civili e, alla fine, i militari: questo è quanto andava fatto, pianificando un ordinato ritiro. Del resto, gli Usa sono stati costretti a mandare cinquemila marines all’aeroporto di Kabul, e così noi e gli altri alleati, sia pure in scala più piccola.
È una dura lezione che non va dimenticata per il futuro. Soprattutto da parte dell’Unione Europea, che deve far seguire a quanto costruito sul piano economico con il Next Generation, uno sviluppo della sua dimensione politica, anche nel campo della difesa.
Mentre si tenta, allargando il discorso ai G20 e ai paesi confinanti, un’iniziativa politica per salvare il salvabile, sul piano più generale possiamo iniziare a formulare alcune riflessioni.
L’occupazione militare di un paese da sola non può trasformarne l’assetto politico e la scala dei valori delle comunità interessate. Il disperato esodo degli Afghani che non vogliono vivere sotto i Talebani e in particolare quanto stanno facendo le donne nella difesa dei loro diritti, in primo luogo di quello all’istruzione, dimostrano che esiste anche un’universalità dei diritti civili e politici, nonché l’aspirazione a usufruirne.
Se quindi da un lato democrazia e diritti civili non si esportano con le armi, dall’altro è inaccettabile l’idea che ci siano popoli, culture, comunità che siano ad essi impermeabili. Sarebbe un atteggiamento improntato non al realismo, ma al cinismo.
Il compito che ci aspetta, allora, è di testimoniare e di comunicare, con la cultura da un lato, con la concreta solidarietà dall’altro, proprio quei grandi valori di rispetto della persona umana e dei suoi diritti, universalmente validi.
venerdì 3 settembre 2021
America's Return to Realism by Eric Posner - Project Syndicate
America's Return to Realism by Eric Posner - Project Syndicate: It was already clear that former President Donald Trump repudiated the humanitarian or quasi-humanitarian motives that underpinned US military interventions after the Cold War. But Joe Biden’s forceful renunciation of foreign-policy idealism is somewhat surprising.
giovedì 2 settembre 2021
Franco Astengo: Somma e sottrazione nella costruzione politica
SOMMA E SOTTRAZIONE NELLA COSTRUZIONE POLITICA di Franco Astengo
In questi giorni di preparazione elettorale mi è capitato, sia pure nel limitato ambito di una piccola cittadina di provincia, di osservare da vicino le diverse dinamiche messe in moto per formare una lista unitaria della sinistra comprensiva degli ambientalisti ed inclusa in una coalizione comprendente anche PD, "civici", Italia Viva e Azione (escluso il movimento 5 stelle) nell'appoggio al candidato Sindaco .
Uno schieramento credo assolutamente originale nel panorama che si sta presentando in vista delle elezioni amministrative del 3-4 ottobre ,anche perché questa lista comprende Rifondazione Comunista.
Di questi tempi occuparsi di costruzione politica sia pure appunto semplicemente osservando la formazione di una lista elettorale significa ricevere una lezione intorno ai mutamenti registrati nel tempo dai comportamenti politici, sia all'interno del collettivo dei soggetti organizzati sia nel muoversi dei singoli.
I singoli che, nel quadro della dispersione sociale e culturale in atto, si rendono disponibili ad una aggregazione sia pure parziale e temporanea come nel caso di una scadenza elettorale, appaiono mossi, nella gran parte dei casi, da quel moto di "individualismo competitivo" che rimane l’elemento più importante che si riscontra analizzando il mutamento in atto sul piano delle relazioni sociali, culturali e anche umane.
Nella fattispecie la costruzione nella condizione data di una presenza elettorale (con la pretesa di mettere assieme soggetti diversi in un contesto di provincia, quindi senza nessuna possibilità di efficace richiamo al quadro generale e abbastanza al di fuori dai riflettori accesi dai media) si è potuta realizzare soltanto attraverso l’espressione di due fattori (una novità per chi era abituato a muoversi per linee collettive verticali):
a) per sottrazione: nella difficoltà delle forze politiche nell' esprimere aggregazione, radicamento sociale, capacità organizzativa;
b) per somma: di aspirazioni individuali (anche di richiamo morale o a riferimento a tradizioni passate, riferite però al vissuto del singolo) e di piccolo gruppo. In questo senso appaiono molto presenti logiche da “clan” e l’utilizzo di tecniche di tipo lobbistico ( usate magari casualmente).
Alla fine anche se il risultato politico di facciata potrà essere considerato positivo perché offrirà comunque all'elettorato un immaginario di unità finirà con il prevalere come "anima" del complesso il secondo fattore, quello delle aspirazioni individuali o di clan.
Le motivazioni politiche generali ( prima fra tutte quella del "richiamo unitario") risulteranno senz'altro in secondo piano rispetto a una visione utilitaristica riguardante il singolo o il suo minuscolo ambito di riferimento.
Sarà interessante verificare su andamento ed esito della campagna elettorale quanto inciderà questo doppio registro, quello unitario nella facciata e quello delle più o meno larvate motivazioni personalistiche.
Nello sviluppo dell'analisi rimangono da considerare altri due elementi:
1) La difficoltà di far valere un’idea di egemonia della progettualità. Il livello di confronto possibile sui contenuti appare ormai molto ridotto a temi di piccolo cabotaggio rispecchiando infatti la mediocrità del contesto (e l’assenza, già segnalata, di possibilità di richiamo a livelli più complessivi di riflessione e di iniziativa politica);
2) Il confronto con un avversario che, nello specifico, sta puntando sul tema della personalizzazione non tanto della politica ma del potere in un ritorno a una sorta di concezione feudale.
L’incertezza al momento è quella tra far valere come prevalente l’idea del contrasto diretto con l'avversario oppure tentare la strada di una espressione di egemonia della progettualità misurata anche (e soprattutto) al di fuori dal riferimento agonistico imposto dalla scadenza elettorale.
Alla fine abbiamo di fronte l’antico dilemma gramsciano : “Pessimismo della ragione, Ottimismo della volontà” cercando di riflettere anche sulla “classica” indicazione che ci veniva da Alessandro Natta attorno “all’illuminismo giacobino”.
mercoledì 1 settembre 2021
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