mercoledì 22 luglio 2026

Trump attacca i socialisti, ma li teme - Jacobin Italia

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Per uno sviluppo più umano. L’alternativa in due libri  - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro

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Lorenzo Pacini, il volto della sinistra che spacca il Pd di Milano (e non solo) - Lettera43

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La destra punta a distruggere le fondamenta della Repubblica, un fronte costituzionale per fermarla - Strisciarossa

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I piani di Sala per il Senato e l'ipotesi commissariamento del Comune di Milano - Lettera43

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mercoledì 15 luglio 2026

Cacciari: Campi larghi o stretti ma il popolo resta lontano - nuovAtlantide.org

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Franco Astengo: Non trascurare la formula elettorale

NON TRASCURARE LA FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo La comparsa dei franchi tiratori alla Camera su di un tema molto delicato come quello della formula elettorale impone evidentemente un’ampia riflessione politica , ben oltre lo specifico della questione contingente. Purtuttavia mi permetto comunque di rilevare come risulterebbe di grande importanza disporre, nella materia, di un progetto organico condiviso sul quale sviluppare anche un confronto di merito. Premesso che sicuramente qualsiasi formula presenta limiti e difetti e non può garantire nessuno al 100% mi azzardo a presentare una proposta che mi permetto di ritenere sufficientemente organica. 1) Il territorio nazionale è suddiviso in 400 collegi uninominali per la Camera e 200 per il Senato eliminando il voto all’estero 2) I collegi dovrebbero comprendere mediamente poco più di 300.000 cittadini per la Camera e di 600.000 per il Senato (sicuramente una distorsione in eccesso frutto della stordita riduzione nel numero dei seggi) 3) I candidati per ogni collegio non potranno presentarsi né in altri collegi, né in doppia candidatura tra Camera e Senato (in sostanza per coprire tutto il territorio nazionale ogni lista deve poter disporre di 600 candidati con il 50% di genere). Così si potrebbe evitare anche il discorso delle firme di presentazione avendo ogni lista dimostrato già sufficiente presenza nel Paese e si limiterebbe radicalmente il discorso della personalizzazione 4) Le circoscrizioni per comprendere i collegi dovrebbero essere segnate dai confini regionali (la Val d'Aosta mantiene il collegio uninominale con l'elezione di tipo plurality) 5) I candidati si presentano nei collegi collegati a livello regionale dallo stesso simbolo. In questo modo si può realizzare il massimo possibile di vicinanza con il territorio (certo c'è la controindicazione dei paracadutati ma questo è affare dei partiti, perché in questo modo non ci sono collegi "assolutamente" sicuri); 6) Eseguito il collegamento a livello regionale i voti ottenuti con lo stesso simbolo a livello regionale vengono suddivisi con il metodo d'Hondt assegnando così il numero dei seggi per ogni lista: gli eletti sono scelti attraverso le percentuali più alte ottenute nei collegi (il metodo seguito in quelle che furono le ultime elezioni dirette per le Province) 7) Non servono premi di maggioranza e soglie di sbarramento perché il metodo d'Hondt favorisce comunque le forze maggioritarie ma permette anche l'espressione delle minoranze 8) Controindicazioni: è possibile che un collegio rimanga senza rappresentanti e un altro collegio ne abbia più d'uno, ma il limite regionale garantisce comunque una rappresentanza territoriale e sarà sufficiente disegnare un numero di collegi inferiore a quello dei seggi; è evidente che in certe situazioni saranno favorite anche liste locali (vedi sistema spagnolo ma in quel caso sono molto forti le rappresentanze delle minoranza etniche) : questo fatto dovrebbe spingere le forze politiche nazionali a radicarsi maggiormente sul territorio. 9) Così la formazione del governo dovrebbe obbedire al confronto parlamentare restituendo ai consessi elettivi la centralità prevista dalla Costituzione.

martedì 14 luglio 2026

Luciano Belli Paci:| I difetti di una legge elettorale | Corriere.it

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La rivista il Mulino: I quattro riformismi: uno per tutti, tutti per uno

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Il bilancio europeo cambia vocabolario: meno transizione verde e giusta, più competitività e difesa - Forum Disuguaglianze Diversità

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Schiavi a Milano: oltre 200 mila persone sfruttate

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Industria in affanno: è l’estate del lavoro perduto

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mercoledì 1 luglio 2026

Franco Astengo: Costituzione e formula elettorale

COSTITUZIONE, FORMULA ELETTORALE. DALLA LEGGE ACERBO, AL PLEBISCITO FINO A LUGLIO ‘60 di Franco Astengo Il contrasto a questo progetto non può essere limitato alle aule parlamentari: l’esempio che ci sentiamo di sostenere è quello della mobilitazione antifascista del Luglio ‘60 di cui in questi giorni ricorrono i 66 anni (naturalmente non augurandoci i risvolti tragici che segnarono quel frangente) Sta ampliandosi il dibattito sulla proposta di modifica della formula elettorale attualmente in discussione in Parlamento e potrà essere utile provvedere nel merito ad alcuni punti di precisazione : 1) Occorre sfatare il mito che l’insieme delle leggi che regolano l’accesso alle istituzioni, parlamentari e locali, siano questione di competenza di pochi specialisti. E’ sbagliato affermare che è necessario occuparsi d’altro e che questo tema non interessa l’insieme dell’opinione pubblica e di conseguenza dell’elettorato. Le formule elettorali, invece, rappresentano l’architrave di un sistema democratico e la loro importanza va sottolineata con forza evitando semplificazioni e forzature; 2) Nella fattispecie in atto il tema sembra essere quello del rapporto tra la formula elettorale escogitata dalla destra e la Costituzione. Difatti si può ben sostenere che tutto l’impianto è fuori dalla Costituzione Repubblicana dal “come” la ministra Casellati ne ha presentato l’impianto complessivo al Parlamento. In quell’occasione, infatti, si è sostenuto che il “fil rouge” che reggeva tutta la baracca era rappresentato dalla ricerca della stabilità di governo. E’ l’antica questione tra rappresentanza e governabilità che ha assillato il mondo politico italiano fin dalla sciagurata stagione referendaria di inizio anni ‘90 dopo che la bocciatura del tentativo maggioritario portato avanti dalla DC nel 1953 era stato respinto dal voto popolare e di conseguenza la formula proporzionale si era naturalmente affermata almeno fino a quando il combinato disposto di Tangentopoli, caduta del Muro di Berlino, trattato di Maastricht avevano determinato la rovina del sistema imperniato sui partiti di massa. 3) Il punto della proposta attualmente in discussione però, come molti hanno già segnalato, non risiede tanto nella questione della governabilità quanto nel mutamento (per via ingannevolmente surrettizia) della forma di governo parlamentare. L’indicazione del candidato/a alla presidenza del Consiglio preventivamente richiesta alle coalizioni e alle eventuali liste autonome in occasione delle elezioni legislative generali assumerebbe alcuni significati precisi: 1) il contrasto oggettivo con la Presidenza della Repubblica perderebbe la sua prerogativa essenziale di scelta del Presidente del Consiglio con il rischio di una frattura istituzionale difficilmente sanabile 2) In secondo luogo il collegamento diretto ( e innegabile) tra il candidato presidente del consiglio e il listino di maggioranza (eletto in blocco dalla maggioranza) renderebbe gli eletti con questa formula (non sindacabili perché su lista bloccata) parte (decisiva) del Parlamento direttamente subordinata alla Presidenza del Consiglio (simil stabunt simil cadent). 4) Il tipo di situazione appena descritta renderebbe il ruolo del Presidente della Repubblica del tutto superfluo sulla scelta politica più importante spingendo così l’insieme del sistema verso il presidenzialismo di un “eletto del popolo” non intermediato da un voto di fiducia espresso dalle Camere , reso anch’esso superfluo dall’elezione diretta in blocco del listone di maggioranza. Inutile ricordare gli accenti contenuti in questo tipo di impostazione e risalenti alla legge Acerbo del 1924 e al plebiscito del 1929. Non si può però non segnalare i progressivi cedimenti avvenuti nel centro-sinistra a partire dalla stagione referendaria anni 90 già ricordata, poi alla sciagurata modifica del titolo V della Costituzione nel 2001 fino all’inspiegabile allineamento alla riduzione del numero dei parlamentari del 2020. Il cedimento del centro – sinistra si è verificato verso la logica della personalizzazione,la trasformazione del partiti in comitati elettorali a tutti i livelli centrale e periferico,la concessione allo schema della “democrazia recitativa” ormai imperante in una società dominata dall’individualismo competitivo e dal frastagliamento imposto dalle corporazioni; 5) Questo quadro rende un’eventuale strategia emendataria di opposizione del tutto debole e inadeguata rispetto alla posta in palio che è quella, per intero, della democrazia repubblicana. Servirebbe una soggettività politica fondata interamente sulla questione della qualità della democrazia e del ruolo delle istituzioni. Lo scivolamento verso un regime autocratico potrebbe rivelarsi più agevole del previsto e per questo deve essere lanciato un serio segnale d’allarme. Il contrasto a questo progetto non può essere limitato alle aule parlamentari: l’esempio che ci sentiamo di sostenere è quello della mobilitazione antifascista del Luglio ‘60 di cui in questi giorni ricorrono i 66 anni (naturalmente non augurandoci i risvolti tragici che segnarono quel frangente)

Oltre il “salario giusto”: non archiviare la contrattazione, Pietro Galeone | Menabò di Etica ed Economia

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CONGRESSO PER LA CITTÀ.  HEY MILANO, DOVE ANDIAMO - ArcipelagoMilano

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