Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
mercoledì 21 ottobre 2026
martedì 20 ottobre 2026
lunedì 19 ottobre 2026
Franco Astengo: Sinistra e insorgenze sociali
SINISTRA E INSORGENZE SOCIALI: UN INVITO A UNA RIFLESSIONE COLLETTIVA di Franco Astengo
Questo intervento contiene una abborracciata proposta di possibile ordine del giorno da utilizzare (eventualmente) per avviare una urgente riflessione collettiva sul tema delle insorgenze sociali in atto in Europa con specifiche ricadute in Italia. Non si richiedono sottoscrizioni o adesioni ma ci si limita a un invito a chi lo riceve ad avviare, con tutti i mezzi possibili, un confronto nelle varie e diverse sedi di riferimento. Lo scopo è quello di offrire un (modesto contributo) ai partiti, ai soggetti organizzati, alla sedi culturali perché si arrivi a cercare di colmare il vuoto di posizionamento politico che sta attraversando la sinistra e il centro-sinistra italiani almeno apparentemente ripiegati su dinamiche interne legate a questioni che davvero non paiono coinvolgere i settori intellettualmente più dinamici dell’opinione pubblica, a partire delle giovani generazioni che stanno assumendo un (anche controverso) protagonismo.
Andando per ordine:
1) Da tempo si denuncia un acuirsi delle contraddizioni sociali il cui manifestarsi concreto sta fornendo esiti diversi di qua e di là dell’Atlantico: in Europa si stanno sviluppando forti tensioni che stanno esplodendo anche in moti di piazza con una evidente difficoltà delle forze politiche a valutare e intercettare le ragioni profonde delle proteste. Negli Stati Uniti invece l’ala socialista del Partito Democratico sembra riuscire a cogliere la sfida radicalizzando la propria presenze, allargando la propria capacità di aggregazione sociale e ottenendo anche risultati elettorali attraverso la presentazione di candidature del tutto inedite intese come testimonianza – anche – di multiculturalità e di intervento su di una rilevante complessità di temi (migrazione, lavoro, casa
2) Questo inasprirsi nello stridore delle contraddizioni sociali lasciato nel vuoto dell’iniziativa politica aveva provocato, fino a qualche settimana fa, una facile ascesa delle forze populiste di destra, in Francia, in Germania, in Italia, in Spagna. E’ stata soprattutto la questione dei migranti a sollevare la presenza (non solo elettorale) dell’estrema destra : questione di migranti legata a quella della presunta “sicurezza” che si vorrebbe tramutare in repressione. Adesso questo nodo sembra arrivato al pettine nel momento in cui il peso del fallimento del modello di sviluppo fondato sulla crescita di “bolle” speculative (edilizia, turismo) ha cominciato a mordere la quotidianità non solo dei ceti popolari e la necessaria complessità di una soluzione sta facendo arretrare le facili promesse
3) In realtà questo quadro è dominato da alcuni fattori ai quali appare difficile fornire risposta: “in primis” la guerra che sta causando direttamente difficoltà economiche e di approvvigionamento sia energetico, sia di generi alimentari. Inoltre, e questo deve essere ben chiaro, il livello di disuguaglianze è cresciuto al punto da rendere insostenibile il modello vigente di società dei consumi prima di tutto alle giovani generazioni e in particolare a quella parte di giovanissimi sospinti da subito in una situazione di totale marginalità economica, culturale, sociale. Il livello di disparità economica e sociale rende la vita difficile anche a quelle porzioni di società che si definivano “intermedi” e che fino a qualche anno fa si appellavano come “benestanti”, i cui figli stanno comprendendo che avranno difficoltà ben maggiori rispetto alle generazioni dei loro genitori. Inutile fare l’elenco della spesa di queste ormai insopportabili disparità, in una società rosa dall’individualismo competitivo. Le differenze nel potere d’acquisto colpiscono – essenzialmente – la possibilità di “apparire” e così si spiegano (senza giustificarli ovviamente: ma questa precisazione deve essere considerata del tutto superflua) gli assalti ai negozi della moda -appunto – sportiva e giovanile. Pesano molto i modelli imitativi dell’iperconsumo e dell’iperdivismo. Il “disuguale” ha diversi livelli e diversi origini ma ha in comune la difficoltà del vivere in particolare nei centri urbani. Ma stanno avanzando anche nuove fratture o il recupero di quelle vecchie: da “centro-periferia” e “città-campagna” come dimostrano del resto le insorgenze di determinate categorie sociali in passato anche espressione di recinti corporativi.
4) Sulla difficoltà di affrontare questa complessità sovrasta la crisi verticale dell’agire politico nelle sue forme “classiche” della rappresentanza. Anche in questo caso appare superfluo approfondire: dai partiti di massa al partito -azienda e partito personale fino alla “democrazia del pubblico” e alla “democrazia recitativa” questi i titoli di un procedimento in discesa che non si è tradotto soltanto in una crescita esponenziale della partecipazione elettorale ma soprattutto di un fragilità del sistema rivelatosi (almeno in apparenza) facilmente scalabile da avventurieri e avventuristi che mirano alla facilità di soluzioni autoritarie.
5) In conclusione espongo soltanto un abbozzo di proposta:
Di fronte a questo quadro è necessario però parlare chiaro su due punti:
a) La cornice non può che essere quella di una assoluta inversione di rotta al riguardo del modello di società “affluente” che ha caratterizzato la crisi dell’Occidente nel corso di questi anni. Riduco all’osso: è necessario disegnare un modello di società”sobria” nella produzione e nei consumi con conseguente riequilibrio a livello planetario. Su questo punto va superata l’idea di un ritorno al “keynesismo” e alla “società dei 2/3” , concetto ormai rovesciato ma non riducibile al basso verso l’alto. La necessità di una regolazione pubblica di tipo programmatorio dell’economia (naturalmente a dimensione sovranazionale: su questo la necessità di un recupero del concetto internazionalista tra le forze della sinistra) ha bisogno di riflettere su di un cambio di paradigma sul punto dello sviluppo chiudendo il capitolo delle “magnifiche sorti e progressive” e introducendo il concetto di “limite” anche rispetto al procedere dirompente dell’innovazione tecnologica;
b) Il discorso di una “società sobria” richiede un’ iniziativa politica. Servirebbe sotto questo aspetto una immediato sviluppo di tensione rivolta almeno al livello europeo. Limitiamoci all’Italia: fermo restando il disegno istituzionale presente nella Costituzione e la necessità di mantenere la centralità di un Parlamento plurale: sarà questa la prima posta in gioco nella prossima campagna elettorale e questa priorità dovrà essere fatta vivere con grande forza accompagnandola con una indispensabile radicalità progettuale. Si tratta di respingere seccamente qualsivoglia tentativo di semplificare (personalizzando) la forma di governo e di mantenere l’equilibrio insito nelle mansioni e nei compiti del Presidente della Repubblica e del Parlamento così come scritti nella Costituzione (al di là dei giudizi sulle soggettività; beninteso).
sabato 17 ottobre 2026
venerdì 16 ottobre 2026
Franco Astengo: I nodi irrisolti dell'industria italiana
PRODUZIONE, INNOVAZIONE, GRANDI TRANSIZIONI, COMPETITIVITÀ’ : I NODI IRRISOLTI DELL’INDUSTRIA ITALIANA di Franco Astengo
Il deficit della sinistra nella capacità di progettare una visione alternativa di società e di modello di sviluppo sta misurandosi con una realtà molto difficile che l'attualità ci pone di fronte ogni giorno.
La condizione generale di conflitto e di conseguente crisi energetica in relazione al modello di sviluppo capitalistico impostosi negli ultimi anni sta portando a un disegno di mutazioni già in atto .Il primo punto da affrontare dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il meccanismo di accumulazione dominante secondo i principi della programmazione democratica e una visione di "società sobria" di forte tensione verso l'uguaglianza e fondata sull'intervento pubblico in economia verso settori decisivi dell'industria, dell'ambiente, dei trasporti, della scuola(la cui priorità di intervento dovrebbe essere quello di affrontare il deficit cognitivo che assilla diversi settori sociali) della sanità. Oggi il ritorno della guerra come prospettiva globale, il riferimento a innovazioni tecnologiche in grado di mutare il quadro di riferimento sociale, l'emergere di tensioni "dittatoriali" sconvolgono l’assetto consolidato in un momento in cui si sta attraversando una forte difficoltà per quell’accelerazione nei meccanismi di scambio che abbiamo definito come “globalizzazione” e di evidente ripresa del nazionalismo .
Di seguito uno schematico richiamo ai punti “critici” della produzione e dello sviluppo industriale nel nostro Paese al riguardo dei quali non solo il governo sta operando perché siano affrontati come uniche idee attraverso la ripresa del settore militare e di quello nucleare, magari aggiungendo qualche cosiddetta “grande opera” anche se la vicenda del ponte sullo Stretto sembra davvero in ritirata.
L’opposizione appare incerta e priva di una linea adeguata: di questi temi e del mondo del lavoro in generale non pare proprio che si stia discutendo con i capi-partito per dirla con Giusti “in tutt’altre faccende affaccendati”.
Si può aggiungere il tema dell’Europa al riguardo della possibilità di affrontare in comune questioni come quelle della ricerca applicata alla produzione, dell’energia, del superamento di barriere economiche.
Nella sinistra ci sono difficoltà a considerare quello europeo come spazio politico.
Esaminiamo schematicamente cinque punti decisivi analizzati anche in base ai dati pubblicati più recentemente:
“Economia non osservata”. (l’antica economia sommersa)
Gli ultimi dati Istat, relativi al 2024, sul valore della cosiddetta “economia non osservata”, ovvero l'insieme del sommerso e delle attività illegali, è pari a 218,2 miliardi.
Le unità di lavoro irregolari sono circa 3.270.000, con un incremento di 145.000 unità rispetto al 2023. Il lavoro non regolare cresce sia nella componente dipendente (+5,4%,+121,8mila unità), sia in quella indipendente (+2,7%, +23,4mila unità).
Il valore aggiunto generato dall'impiego di lavoro irregolare presenta un peso particolarmente elevato negli altri servizi alle persone, dove rappresenta il 19,4% del valore aggiunto del settore, anche per l'inclusione del lavoro domestico e in agricoltura dove il valore aggiunto sommerso, connesso esclusivamente alla componente di lavoro irregolare, è pari al 15,2% del totale del comparto. Al contrario, il fenomeno risulta più limitato nei comparti industriali (con una incidenza compresa tra lo 0,9% e il 2,8%) e negli Altri servizi alle imprese (1,5%). Non fatichiamo a prevedere che per il 2025 e il 2026 questi dati risulteranno numericamente accresciuti.
“Produzione industriale”
Riportiamo il commento ISTAT ai dati del primo semestre: Anche in termini tendenziali la produzione, al netto degli effetti di calendario, è in flessione. Il calo è marcato nei beni di consumo, mentre l’energia e i beni strumentali registrano una crescita moderata. Nel primo semestre dell’anno, la produzione totale al netto degli effetti di calendario registra una crescita tendenziale modesta (+0,5%), con un incremento particolarmente sostenuto nella fabbricazione di mezzi di trasporto, mentre ritorna qui il nodo del militare.
“Innovazione Tecnologica”
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il sistema italiano dell’innovazione continua a scontare alcune debolezze strutturali che ne limitano l’efficacia complessiva. La prima riguarda il persistente divario tra ricerca e impresa. A fronte di una produzione scientifica di alto livello, gli investimenti privati in ricerca e sviluppo restano inferiori rispetto a quelli dei principali partner europei, con un ritardo particolarmente evidente nel tessuto delle piccole e medie imprese. Il rapporto Istat sulla ricerca e sviluppo in Italia indica infatti un sistema imprenditoriale sempre più polarizzato. Mentre le grandi imprese, con almeno 250 addetti, continuano ad aumentare la propria spesa in R&S, le imprese di minori dimensioni mostrano segnali di arretramento. Nella fascia sotto i 50 addetti si registra una riduzione del 2,3%, mentre la spesa cresce del 7,3% nelle grandi imprese e del 2,8% in quelle di media dimensione. Si tratta di un dato particolarmente rilevante, perché sono proprio le PMI a costituire l’ossatura del sistema produttivo italiano. Questo squilibrio si traduce quindi in una minore capacità di trasformare i risultati della ricerca in applicazioni industriali, innovazione diffusa e nuovi prodotti. Minore capacità che causa il deficit tecnologico che frena in particolare la produzione industriale.
Transizione ecologica e industria italiana
Il sistema industriale e le rappresentanze politiche nazionali stanno sollevando forti critiche verso l'attuale struttura dei mercati dei permessi di emissione europei. Il rischio evidenziato dal mondo produttivo è il cosiddetto paradosso industriale: imporre normative rigide senza tutele tariffarie globali rischia di penalizzare le imprese italiane che investono in sostenibilità, spingendo alla delocalizzazione della produzione verso Paesi con standard ambientali inferiori (carbon leakage), senza un reale beneficio per il pianeta. In quest'ottica, l'Italia ha proposto a livello europeo la revisione e la sospensione temporanea del meccanismo ETS (Emission Trading System) per frenare le speculazioni finanziarie sui costi della CO2.
“Difficoltà energetica e ritorno al nucleare”
L'approvazione della legge delega del 2026 non si traduce nell'immediata apertura di cantieri. L'effettivo ritorno all'energia atomica dipenderà dalla stesura dei decreti legislativi, dalla costituzione di una nuova Autorità per la sicurezza nucleare, dall'attrazione di capitali privati e dal superamento dei vincoli legati al consenso dei territori coinvolti. Rimangono aperti i nodi storici sulla localizzazione degli impianti, sul rifiuto sociale delle comunità locali e sulla mancata individuazione di un Deposito Nazionale definitivo per i rifiuti radioattivi già esistenti. Inoltre I costi iniziali di investimento sono altissimi. Gli SMR commerciali non dispongono ancora di filiere industriali mature o prototipi standardizzati su larga scala, rendendo incerti i reali costi operativi. La costruzione e la messa in funzione delle centrali richiede tempi lunghi (almeno 10-15 anni). Inoltre, l'approvvigionamento di uranio espone a dinamiche geopolitiche simili a quelle dei combustibili fossili.
“Competitività complessiva”
I principali freni competitivi, si concentrano su 3 dinamiche:
1) Nanismo Aziendale: Le micro e piccole imprese costituiscono ancora il tessuto portante del Paese, mentre le imprese medie (tra 100 e 400 addetti) pesano solo per il 10% del totale (contro il 17,5% della Germania). La carenza di grandi aziende frena lo sviluppo economico: l'80% della ricerca industriale in Italia viene effettuato da aziende con più di 500 dipendenti
2) Costo dell'Energia: Rappresenta un ostacolo critico per ben il 92% delle associazioni industriali
nazionali, penalizzando i margini e rendendo la produzione meno competitiva rispetto ai concorrenti extra-UE
3)Investimenti Immateriali: L'Italia sconta un ritardo cronico negli investimenti in digitalizzazione, brevetti e competenze (R&S), che rimangono stabilmente inferiori rispetto alla media delle principali economie europee
mercoledì 14 ottobre 2026
martedì 13 ottobre 2026
sabato 10 ottobre 2026
venerdì 9 ottobre 2026
Franco Astengo: Legge elettorale e ricorsi politici
LEGGE ELETTORALE: RICORSI E INIZIATIVA POLITICA di Franco Astengo
Dopo l’approvazione della nuova legge elettorale l’errore più grave che l’opposizione di centro-sinistra potrebbe commettere sarebbe quello di – tutto sommato – acconciarsi alla nuova situazione nutrendo il retro-pensiero che “alla fine, forse, il premio potrebbe toccare a noi”: di conseguenza lasciando pressoché isolati estensori e presentatori dei ricorsi che si muoveranno nelle varie sedi di Tribunale.
Questo primo punto deve essere chiaro: ci troviamo in una situazione che va ben oltre i punti specifici sui quali presumibilmente l’Alta Corte sarà chiamata a pronunciarsi (abnormità del premio di maggioranza, listone dei 70 bloccato, mancata alternanza di genere dei capolista nei collegi: soltanto per fare degli esempi).
Deve essere chiaro che con l’inserimento dell’obbligatorietà di indicazione del candidato/a alla Presidenza del Consiglio l’obiettivo vero delle elezioni legislative generali del 2027 diventerà la Presidenza della Repubblica e la sua trasformazione in soggetto di riferimento del dialogo diretto capo/folla attraverso il plebiscito popolare: un intento molto differente, sia ben chiaro, da quello insito nei diversi sistemi presidenziali in uso in molte democrazie.
Il modello di presidenzialismo che ha in mente il centro-destra italiano (la cui parte prevalente è diretta discendente del MSI e di conseguenza del populismo autoritario che segnò la dinamica politica della Repubblica di Salò) è,infatti, mutuato sul modello di Putin e sulle aspirazioni che coltiva Trump. Nel frattempo appare evidente la tendenza a trasformare Fratelli d’Italia in “Partito della Nazione” poggiando sul piedistallo di una mai vista – nelle dimensioni e nelle forme – occupazione dei gangli del potere: occupazione ovviamente ampliata dalla presenza del solito accostamento “italico” al carro del vincitore (vedi RAI, CONI e altri soggetti).
Sarà questo della forma di governo parlamentare lo scalpo che l’estrema destra italiana vorrà esibire in esito delle elezioni legislative generali del 2027.
Il livello di risposta a questo stato di cose potrà avvenire attraverso i ricorsi soltanto se questi saranno appoggiati da una forte iniziativa politica della cui dimensione e intensità abbiamo già un esempio recente: quello del referendum sulla magistratura del marzo di quest’anno. In quell’occasione, alla fine, furono accantonate le specifiche motivazioni giuridiche e (principalmente per iniziativa della CGIL) ci si concentrò sul vero “focus”: quello Costituzionale che si dimostrò il magnete più attraente fino a determinare un successo di dimensioni ragguardevoli. Dimensioni che i partiti del campo largo dimostrarono di non apprezzare sciupando nel giro di poche ore (a urne ancora aperte) un patrimonio di aggregazione , impantanandosi subito in questa assurda vicenda delle cosiddette “primarie”.
Sarebbe necessaria una rapida riflessione a tutti i livelli, magari promossa dai soggetti associativi posti al di fuori dei partiti come CGIL, ARCI, ANPI che, nelle ultime occasioni referendarie (quella citata sulla magistratura, ma anche quella senza quorum sui temi del lavoro nel giugno 2025) si sono dimostrati in grado di orientare e mobilitare ben oltre la loro stessa base associativa.
Potrebbero essere due le iniziative di partenza: una manifestazione nazionale a Roma e un momento di dibattito ad alto livello, dal quale far uscire un orientamento complessivo, svolto però al di fuori dalla pura cerchia dei costituzionalisti coinvolgendo la politica, i settori democratici dell’Università, l’intellettualità più vasta nel campo della scienza e dell’arte. Insomma un pronunciamento chiaro della parte migliore della nostra “intelligenza collettiva”.
Concludo ricordando, per inciso, che contro la legge truffa del 1953 la CGIL proclamò lo sciopero generale: un momento di lotta che risultò alla fine determinante per ottenere un risultato positivo che rappresentò una vera svolta nella vicenda politica italiana del dopoguerra.
Sarebbe necessario, infine, che una posizione di “priorità costituzionale”, rifiuto del personalismo, prevalenza del concetto di rappresentanza su quello di governabilità (come indica la Costituzione) fosse presente in una qualche forma all’interno della prossima campagna elettorale: anche questo è un punto sul quale si dovrebbe appuntare un attimo di attenzione.
giovedì 8 ottobre 2026
mercoledì 7 ottobre 2026
Franco Astengo: Spagna
SPAGNA E SINISTRA EUROPEA: UNA INIZIATIVA INTERNAZIONALISTA di Franco Astengo
Le elezioni anticipate del prossimo 29 novembre non saranno cruciali soltanto per l’avvenire del grande paese iberico.
Si troveranno in gioco due elementi fondamentali che riguardano il complesso dell’equilibrio politico dell’Europa e le sorti della democrazia rappresentativa:
a) si va alle elezioni su di una “frattura” chiara: il tema della casa appare il più emblematico al riguardo della crescita esponenziale del divario di disuguaglianze e della vivibilità nella metropoli. Una “frattura” che va ben oltre il “caso spagnolo”;
b) il risultato della destra. Il fatto che se ne potrebbe fermare l’ascesa potrebbe risultare un fattore decisivo in vista delle successive tornate elettorali previste per il 2027 in Francia e in Italia.
Sorprende allora che appaiano scarse le prese di posizione delle diverse forze di sinistra presenti in Europa.
Si dovrebbe ricercare subito una dimensione di intervento internazionalista dedicata a questa fondamentale scadenza elettorale .
Anche in questo caso una iniziativa internazionalista fondata su due elementi prioritari:
1) Il sostegno chiaro e incondizionato al governo uscente (questo nonostante l’esistenza di contraddizioni innegabili);
2) Il richiamo alla più larga unità possibile intesa anche come apripista per uno slancio unitario che dovrà attraversare anche le già ricordate elezioni previste in Francia e in Italia.
Accanto alla necessaria mobilitazione sociale da portare avanti in tutti i paesi un punto di partenza per esprimere questa tensione positiva verso le elezioni spagnole potrebbe essere considerato dai diversi gruppi presenti nel Parlamento Europeo. Siamo tutti d’accordo sulla debolezza di questa istituzione e sul ritardo, anche a sinistra, nel considerare l’Europa quale spazio politico di riferimento. Un’espressione comune a livello di Parlamento e un impegno diretto dei parlamentari europei dentro la competizione spagnola potrebbe rappresentare un momento di grande importanza all’interno di questo difficile scontro politico.
L’occasione potrebbe essere utile per affrontare, almeno sul piano del dibattito, questo che va considerato come vero e proprio punto di deficit politico da colmare allargando lo sguardo alle tante difficili questioni in gioco, a partire da quella drammaticamente sospesa tra pace e guerra.
martedì 6 ottobre 2026
lunedì 5 ottobre 2026
Franco Astengo: Contraddizioni e spazio politico
CONTRADDIZIONI E SPAZIO POLITICO di Franco Astengo
A cavallo del tormentato periodo dell’emergenza sanitaria (2020-2021) molte analisi avevano individuato l’avvio di un processo di acutizzazione delle contraddizioni sociali, almeno sul piano europeo: processo che avrebbe estremizzato il confronto sociale e politico attorno a diverse (e apparentemente contrastanti) “issues”.
Oggi il contrasto evidente tra il peggioramento nelle condizioni di vita in particolare nelle grandi aree metropolitane, la crisi verticale del modello industriale fin qui dominante e basato sul consumo individuale, il tema delle migrazioni e il relativo discorso sull’integrazione possibile, la crescita a dismisura delle disuguaglianze, la guerra hanno portato all’esasperazione del confronto sociale e al riproporsi di “fratture” che forse frettolosamente avevamo pensato accantonate: attorno all’eterno persistere della contraddizione principale i temi post-materialisti delle transizioni digitale, ecologica, di genere si trovano aggrediti, ad esempio, dall’ acuirsi del confronto centro-periferia e città-campagna.
Una situazione inedita per gli epigoni della democrazia liberale compresi i socialisti tutti adagiati sull’idea della fine della storia post-Muro e invece precipitati nel baratro della semplificazione nel rapporto politica-società voluto dalla destra e dall’emergere di grandi masse che le forze politiche tradizionali non riescono a intercettare e tanto meno a orientare.
In realtà la sinistra non riesce a elaborare un progetto di alternativa sistemica (come sarebbe necessario) perché in essa sono assenti due elementi fondativi: l’ipotesi politica e l’individuazione dello spazio.
In soldoni: l’ipotesi politica può essere soltanto sovranazionale e derivante da una seria analisi delle contraddizioni sociali che individui le priorità e lo spazio politico di questa dimensione sovranazionale potrà essere soltanto quello europeo, in una dimensione forse diversa da quella attuale a 27).
Ripiegare su di un populismo nazionalista come affiora in certe posizioni (penso a France Insoumise per essere chiari o al M5S in Italia) non significa rendersi utili alla causa del cambiamento: poi che quel che resta dei socialdemocratici o della sinistra post – comunista debba riflettere sulla propria reale capacità di intercettazione sociale è un altro paio di maniche.
Quel che è certo che la ricetta della destra estrema di semplificazione nel rapporto di potere non funzionerà comunque trovandosi – alla fine – prigioniera appunto dell’acutezza delle contraddizioni in atto che richiederà inevitabilmente un discorso sulla transizione e l’elaborazione di un progetto (insisto su scala sovranazionale e a dimensione europea).
venerdì 2 ottobre 2026
giovedì 1 ottobre 2026
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