Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
domenica 9 ottobre 2016
Franco Astengo: Banche
BANCHE. ANCORA INTERROGATIVI di Franco Astengo
Il tema delle banche è sicuramente quello più scottante in questa fase così delicata per l’economia a livello europeo e interno.
Notizie giornalistiche di oggi riprendono temi già in discussione da tempo e fanno sorgere interrogativi, credo legittimi soprattutto per chi, in questo campo, non è particolarmente ferrato al riguardo delle tecnicalità più sofisticate.
Titola oggi “La Repubblica” a pagina 27: “Niente tasse a chi investe nelle PMI per rilanciare l’economia reale”.
Fin qui apparentemente tutto bene.
Passiamo all’occhiello: “Il Tesoro prepara gli sgravi fiscali per i sottoscrittori dei Pir, Piani Individuali di risparmio, creati da banche, assicurazioni e sgr per prodotti dedicati alle piccole medie imprese”.
Qui sorge l’inghippo, meglio rivelato leggendo l’articolo.
A un certo punto: “Non si tratterà, infatti, di un investimento diretto – che sarebbe peraltro rischiosissimo – ma con la mediazione di un intermediario autorizzato alla sollecitazione di pubblico risparmio. Quindi banche, assicurazioni, sgr, che dovranno costituire strumenti ad hoc, finalizzati agli investimenti nelle PMI”.
Prescindendo dal fatto che questi “intermediari autorizzati” sono gli stessi che hanno riempito il Paese di derivati, SWAP, titoli tossici combinando i capolavori di MPS, CARIGE, Banca Etruria, Banca Marche e via discorrendo andiamo avanti nella lettura comprendendo che nel pacchetto sono compresi fondi specializzati (e forse chiusi), gestioni di patrimoni individuali, polizze a capitalizzazione e persino conti di deposito collegati a fondi.
Il meccanismo di collegamento sarebbe rappresentato dalla sottoscrizione di azioni e probabilmente anche da minibond.
L’occhio di riguardo, in questo senso, è rivolto ad AIM. Di che cosa si tratta: è il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese italiane che vogliono investire nella loro crescita.
AIM non è certo uno strumento di economia reale, questo pare acclarato.
Quindi un altro strumento di borsa basato sulla speculazione: i sapientoni che hanno guidato l’economia italiana alle perfomance speculative di questi anni restano sempre in sella.
Mancano tutta una serie di dati ancora da definire: il periodo nel quale il risparmiatore dovrà tenere in portafoglio lo strumento finanziario adottato (si parla di 5 anni: quindi esentasse per tutto il periodo?), non è definita la misura di “specializzazione” della PMI che potrà usufruire d’investimenti dedicati e altre sottigliezze.
Alla fine dell’articolo si leggono poi gli interrogativi, legittimi, e sui quali si base anche parte della nostra segnalazione : “Il punto chiave sarà evitare che nascano Piani di Risparmio da cui sia difficile uscire (se non con perdite) a causa della scarsa liquidità degli asset sottostanti (minibond o azioni di società non quotate”.
In questa frase si tocca il vero punto dolente: la debolezza di un’economia non programmata, lasciate alle scorribande più varie, fondata sull’esentasse per gli speculatori, priva di fondamento reale legato a un piano industriale serio, alla creazione di lavoro duraturo.
Senza lavoro non ci può essere economia concreta.
Questa situazione non è minimamente affrontata dalla politica e dalle istituzioni, ma anzi aggravata dal promuovere, come nel caso in questione. questa ricerca della speculazione per la speculazione che si verifica in più nel momento di maggior debolezza del sinistrato sistema bancario italiano condotto per decenni da pericolosi intrecci familistici: ma, forse, è su questo punto e non tanto sulle riforme costituzionali, che si sente il peso di Verdini sulla scena politica, quale rappresentante di queste espressioni meramente speculative, pronte a far tesoro privato dall’aver provocato enormi perdite collettive.
Franco Astengo: No nel referendum e progetto politico
NO NEL REFERENDUM E PROGETTO POLITICO DI SINISTRA di Franco Astengo
Il commissario europeo (socialista francese) Pierre Moscovici è stato, assieme, offensivo e stimolante nella sua inopinata dichiarazione a favore del “SI” nel referendum italiano sulle deformazioni costituzionali.
Offensivo perché quella tra populisti e anti – populisti (o europeisti) è falso e fuorviante: dalla parte del SI’, infatti, stanno quanti hanno contribuito, in questi anni, con una politica antipopolare d’impoverimento generale, di ulteriore precarizzazione del mondo del lavoro, di sottrazione di diritti attuata in nome dell’UE dei banchieri di Francoforte e dei reggitori della coda del capitalismo di Bruxelles, in un quadro di abbruttimento politico in atto in molti paesi della storditamente allargata in Unione. Abbruttimento politico che si realizza sul delicatissimo tema dei migranti e arriva a esiti para – fascisti.
Dalla parte del NO si colloca sicuramente uno schieramento molto ampio e variegato, sia dal punto di vista politico sia nella rappresentatività culturale e sociale e diventa così naturale che ciascuno dei suoi componenti tenda a dimostrare le proprie ragioni evidenziando, quando possibile, un’identità.
In quest’ambito è evidente che soffriamo tutti dell’assenza di soggettività organizzate, di partiti, all’altezza di proporre una campagna elettorale conseguente alle esigenze di visione complessiva e di organizzazione sul territorio come sarebbe necessario.
Mi pare allora che sia il caso di raccogliere la provocazione dell’economista (sic) francese.
E’ necessaria all’interno dello schieramento del NO una presenza chiaramente orientata sul terreno della sinistra di opposizione e di alternativa, sia nell’ambito UE sia in quello interno.
Uno schieramento di sinistra che si raccolga e si confronti quale presupposto per un progetto compiutamente politico.
Riprendo, quindi, ancora una volta una proposta che mi ero permesso di avanzare nelle settimane scorse.
Sono molti i soggetti in campo all’interno di quest’area che definisco per brevità di “opposizione per l’alternativa”: sarebbe utile avviare subito un confronto di merito e fissare un appuntamento nazionale.
Debbono emergere tre punti distintivi dai quali far partire il dibattito:
1) Nel merito del referendum: un “NO” motivato proprio dalla necessità di riaffermare con forza l’essenza parlamentare della Repubblica Italiana così come codificata dall’Assemblea Costituente nel testo della Costituzione con un nesso preciso, sotto quest’aspetto, tra prima e seconda parte con relativa ispirazione della non costituzionalizzata legge elettorale proporzionale;
2) Deve essere nuovamente introdotta, nella storia del complesso percorso della sinistra italiana, una concezione della soggettività politica intesa come collettivo e non come somma degli individualismi, puntando alla ricostruzione del “blocco storico” da realizzarsi proprio attraverso una riunificazione delle categorie d’uso della politica in relazione al complesso delle contraddizioni sociali.
3) L’obiettivo deve essere quello di costruire una soggettività politica capace di esprimersi attraverso la promozione di un processo storico reale inteso quale fondamento per una soluzione non semplicisticamente speculativa del rapporto d’implicazione tra economia, politica, storia e realizzando così un riferimento, anche organizzativo e istituzionale, propositivo di una concreta volontà egemonica.
In tempi rapidi servirebbe allora un momento di confronto fra tutti i soggetti e le individualità politiche interessate a un progetto di questo tipo in modo da realizzare, già nel corso della campagna elettorale a favore del “NO” una presenza chiaramente riconoscibile quale espressione di un progetto politico.
Appare evidente, infine, che non è sufficiente un’ipotesi di ricostituzione di un partito comunista posta esclusivamente in base al perseguimento di una tradizione storica e del modello del partito ad integrazione di massa, che rimane comunque di riferimento importante. L’ ipotesi di ricostruzione di un partito comunista abbisogna di una profonda riflessione spostata sulla ricerca di una maggiore intensità nella radicalità di progetto e di un più ampio spettro di coinvolgimento rivolto sia ai percorsi di soggettività politica, sia di movimento
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