mercoledì 11 giugno 2008

segnalazione: Beresina

Beresina,
o della catastrofe
E' uscito un volumetto del politoclogo Paolo Bagnoli dal titolo "Una Beresina - Discorso sullo stato presente della socialismo italiano".
Tra il 26 e il 29 novembre 1812 presso il fiume Beresina, nel territorio della Bielorussia, ci fu una dura battaglia tra la grande armata di Napoleone e l'esercito dello zar. I russi inflissero ai francesi una pesante sconfitta. E da allora "Beresina" è usato nella lingua francese come sinonimo di "catastrofe". Di qui il titolo del "Discorso sullo stato presente del socialismo italiano" appena pubblicato dal politologo Paolo Bagnoli per i tipi dell'editore toscano Felici (www.felicieditore.it).
Con acutezza e passione, in queste pagine viene tracciata un'analisi attenta; impietosa ed originale della politica italiana dopo il risultato elettorale del 14 aprile 2008 con particolare riferimento alle vicende della sinistra e del socialismo italiano.
La critica dell'autore si concentra effetti prodotti dalla nascita dei Partito Democratico e sulle insufficienze profonde di tutto l'arco di forze che si contrappongono al centro-destra. In tre densi capitoli si va a fondo nelle ragioni della presente crisi democratica e nelle fragilità di una transizione che si va evolvendo verso un sistema di democrazia affidataria e bipersonale. La questione socialista, considerata quale problema centrale della sinistra italiana viene ripensata dall'autore fuori dagli stereotipi cui troppo spesso si è fatto, fino ad oggi, ricorso.
Paolo Bagnoli (Calle Val d'Elsa, 1947) è professore ordinario di Storia delle Dottrine Politiche presso l'Università di Siena; in precedenza ha insegnato presso l'Università Bocconi di Milano ed è stato invitato da numerosi atenei stranieri. All'attività di studio ha sempre affiancato quella di giornalista, scrivendo per quotidiani e rìviste. Già Senatore della Repubblica, è oggi Consigliere del Cent per nomina dei Presidente della Repubblica. Presso Felici Editore ha pubblicato, nel 2007 il volume "La politica opaca. Critica della mancata transizione italiana" con prefazione di Gaetano Arfé e, nel 2006, ha curato con altri, il volume "l toscani alla Costituente".

sabato 7 giugno 2008

Pescati nella rete: teologia del riformismo

DemocraticieSocialisti
Ieri 6 giugno 2008, 17.37.58

Teologia del riformismo - di Mauro Zani
Ieri 6 giugno 2008, 17.37.58 redazione
Quando vago nei siti PD e dintorni mi capita spesso di incontrare post (presumibilmente di giovani) che inneggiano al riformismo. Cosa siamo noi? In mancanza di altro siamo riformisti. Il PD è un partito riformista. Dunque, par di capire: buono, pacifico, non conflittuale, ragionevole, innovatore, aperto, democratico, liberale, propositivo, equo, meritocratico, interclassista,collaborativo e governativo, sia pure in forma umbratile, per il momento. Riformista dunque. Che dire? C’è stato un rovesciamento dell’origine storica del termine indicante un’esperienza politica che lungo tutto il corso del novecento ha preso le distanze da un corpus dottrinario volto ad indicare l’immanenza di un processo rivoluzionario in grado di fuoriuscire (nella versione italiana) dal capitalismo con l’introduzione di “elementi di socialismo”. Riformismo contro ortodossia ideologica. Compromesso sociale contro antagonismo radicale anticapitalista. Da cui l’ implementazione progressiva di sistemi di welfare contro vagheggiate “riforme di struttura”. Riformismo tanto più possibile e concretamente praticabile, in un rapporto sempre teso tra politica ed economia, quanto più confrontato al socialismo reale o realizzato. Con la fine incruenta di quest’ultimo e, in coincidenza con il grande balzo tecnologico degli anni ‘90, la logica predatoria del capitalismo globalizzato ha rapidamente imposto un’altra versione del riformismo secondo cui il progetto politico deve, infine, svaporare del tutto. Si tratta solo di adattarsi alle logiche interne del mercato sempre più globale. Da allora, il riformismo, tallonato dappresso dagli imperativi dell’economia, arretra continuamente fino a divenire un pallido simulacro, una foglia di fico con cui coprire la miseria di un pensiero e di una cultura politica impotenti di fronte all’incalzare dei nuovi tempi. Ci si rifugia allora in una teologia del riformismo. Ciò che era capacità di incidere nei modelli di sviluppo per conseguire un continuo avanzamento sociale entro i margini della crescita economica, diviene presa d’atto del nuovo ruolo assegnato alla politica nell’assecondare e anzi propagandare la superiorità dell’economia sulla società degli umani. In questa inversione radicale tra mezzi e fini, il riformismo può sopravvivere ormai solo proponendosi come dottrina. La sua origine non è più nella storia, nella vita e nella società, ma risale ormai alla sfera del divino. Non è discutibile. Non è in alcun modo verificabile in relazione ai risultati. Non è di sinistra o di destra. Semplicemente e ideologicamente: è. Al netto dei rivoluzionari neocon , adesso in declino, si può essere solo riformisti di tal pasta o reazionari di sinistra, come dicono i guru della liberaldemocrazia. Ed è ben per questo che il PD, a scanso di equivoci, si definisce semplicemente riformista. A questo punto (morto) non so se sia possibile recuperare questa parola, riformismo, entro un nuovo progetto, post-ideologico ma politicamente offensivo e strategicamente fondato su valori e ideali. Lo dirà il tempo. Intanto il Re è nudo. O si trova la via per confrontarsi con lo sviluppo attuale e, in primo luogo con la condizione di generale e diffusa insicurezza ch’esso rovescia sulla società degli umani, o la politica, insieme al riformismo, muore del tutto.

venerdì 6 giugno 2008

Pescati nella Rete: PSF

dal sito www.lemonde.fr

"Eléphants", outsiders et présidentiables : petit guide des méandres du PS
Le congrès de Reims, en novembre, s'annonce comme l'un des plus ouverts et des plus tactiques que le PS ait connus.
Eclairage Les futurs cadres socialistes se forment dans les collectivités territorialesPortfolio PS : quatorze leaders potentiels

segnalazione: petizione

Alle forze riformiste italianeSiamo un gruppo di elettori di sinistra provenienti dalle più diverserealtà della politica e della società civile.Alla luce delle recenti elezioni politiche che hanno visto unsostanziale azzeramento dei soggetti "classici" della sinistraitaliana, riteniamo di poterci aggregare con entusiasmo e convinzionead una forza politica di ispirazione socialista, riformista e direspiro europeo.Cerchiamo una formazione che non ri percorra tematiche e linguaggipropri al passato inconcludente della sinistra italiana.Cerchiamo una formazione che sia in grado di porsi con semplicità dilinguaggio e contenuti chiari verso quei nuovi e vecchi soggettisociali che l'idea socialista è chiamata a rappresentare.Cerchiamo un soggetto politico che non si perda e disperda nelleagende politiche scritte dai media o, ancor peggio, da altri partiti.Cerchiamo politiche riformiste pragmatiche che coniughino il rispettoper l'ambiente senza pregiudicare lo sviluppo e la modernizzazionecosi' necessari per il nostro paese, rigettando a 360 gradil'interpretazione integralista delle diverse prospettive.Cerchiamo una formazione politica socialista e riformista che propongadiritti e non li presidi, che proponga una riforma fiscale chefinalmente realizzi quell'equità fiscale che nel nostro apese resta unprogetto irrealizzato, che faccia della laicità dello stato e delleistituzioni un asset irrinunciabile.Cerchiamo un partito socialista che si schieri senza ambiguità etimori reverenziali con i lavoratori proponendo con fermezza unsistema di diritti e di controllo sulle imprese da affiancare allaflessibilità del lavoro.Cerchiamo una realta' che prelevi quelle proposte e soluzioni"sperimentate" con successo dalle esperienze socialiste esocialdemocratiche europee con la massima disinvoltura e pragmatismo.Cerchiamo una formazione che, senza prescindere in assoluto da quellaparte nobile della storia della sinistra italiana di cui il partitosocialista è stato indiscutibilmente protagonista, si emancipinettamente da figure e dibattiti della storia recente della suaesperienza poiché li riteniamo elementi fuorvianti nel dibattito,nell'immagine e nei contenuti di quella proposta organica allepolitiche del Partito Socialista Europeo che ci auspichiamo possanovenire raccolte.per aderirehttp://www.petitiononline.com/ppse/petition.html

segnalazione: un personale invito a non mancare al gay pride

Care amiche, cari amici, compagne e compagni,

alla vigilia del Gay Pride di Milano, sento la necessità - tutta mia intima - di inviarvi una lettera personale per pregarvi di cuore di essere presenti all'iniziativa, sotto le bandiere di Radicali Italiani.

Accadono fatti gravissimi, che pensavamo appartenessero a un passato triste, lontano e ormai definitivamente superato. Purtroppo non è così. Il pregiudizio e il disprezzo nei confronti degli omosessuali si armano ogni giorno di nuova violenza, non solo verbale. Le nuove tendenze totalitarie e teocratiche della Chiesa cattolica minacciano la democrazia e lo Stato di diritto, minati alla radice dalla costante e sistematica violazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, nonché da un uso spudoratamente manipolatorio dei mezzi di informazione.

In questo contesto, più che mai, i Radicali sono davvero rimasti l'unico baluardo - lo diciamo più con preoccupazione che con orgoglio - a difendere la laicità dello Stato, i princìpi liberali, i diritti dei diversi, il diritto di tutti. Non a caso gli strali del clericalismo si scagliano in queste ore con violenza concentrica contro Emma Bonino, a ragione identificata come l'ultimo nemico da distruggere, con l'accusa inqualificabile di seminare "odio anti-cristiano" (?????).

E' necessario resistere. A cominciare da subito: dal Gay Pride di domani. I Radicali ci devono essere, con le loro bandiere e la loro tenacia. E' importante. Proprio dai diritti degli omosessuali e dal riconoscimento delle unioni civili - insieme alle questioni dell'aborto e della contraccezione -passa infatti la battaglia per i diritti civili in Italia.

Vi rinnovo pertanto l'invito all'appuntamento che trovate indicato qui sotto. Spero proprio di potervi incontrare domani e di riabbracciarvi con forza.

Fraterni saluti, vostro Alessandro Litta Modignani, della Direzione nazionale di Radicali Italiani (338 72 51 621)


SABATO 7 GIUGNO - GAY PRIDE A MILANO, PRESENTI COME SEMPRE, ANCHE I RADICALIPartira' alle 17:00 da via Palestro il Gay Pride 2008 di Milano: il corteo passera' per piazza della Scala, piazza Duomo, e si concludera' al Castello Sforzesco. I Radicali milanesi e lombardi, come ogni anno, saranno presenti a sostenere la comunita' Glbt: appuntamento alle 16:30 davanti al Planetario, all'interno del Giardini di via Palestro, per unirsi al corteo con le bandiere di Radicali Italiani.http://www.pridemilano.org/Pride_Milano_2008/Home.htmlPer preannunciare la propria presenza: Valerio Federico 335 8256736

Pescati nella rete: immigrazione

UN PACCHETTO IN CERCA DI CONSENSO
di Maurizio Ambrosini
argomento Immigrazione
Qual è la realizzabilità e la prevedibile efficacia del pacchetto sicurezza?Il primo problema concerne gli investimenti necessari per strutture, personale, trasporti. E se si vuole lottare effettivamente contro l'immigrazione irregolare, bisogna stroncare la domanda che la alimenta. Ovvero inasprire e rendere effettive le sanzioni contro i datori di lavoro, soprattutto quando si tratta di imprese. Se si tratta invece di abusivismo di necessità, come avviene per molte famiglie, occorre prevedere canali più semplici e rapidi per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.

RITRATTO D'ITALIA CON IMMIGRATO (*)
di Corrado Bonifazi
argomento Immigrazione - Europa
Il Rapporto annuale Istat certifica una forte crescita degli stranieri residenti in Italia nel 2007: sono ormai il 5,8 per cento della popolazione. Una bella fetta dell'incremento si deve all'iscrizione alle anagrafi di circa 300mila rumeni. E certo si sviluppano forme di mobilità circolare, con l'alternarsi di periodi di soggiorno nel paese d'emigrazione e in quello di immigrazione. Ma forse dovremmo chiederci se possiamo continuare ad affrontare i nostri tanti problemi strutturali facendo leva quasi esclusivamente sull'immigrazione.

Pescati nella Rete: l'europa dei duri

dal sito www.aprileonline.info

L'Europa dei duri
Andrea Scarchilli , 05 giugno 2008, 18:49
Passa in Consiglio dei ministri la versione più intransigente della direttiva sull'immigrazione: 18 mesi di detenzione per i clandestini, possibilità di espellere anche i minori. I socialisti si preparano a dare battaglia ma pesano le divisioni sul voto finale. Tensione, nel frattempo, con il Pd: la questione della futura collocazione degli eletti democratici non si è ancora sbloccata
In Europa si affaccia la linea dura. I 27 ministri dell'Interno dell'Unione hanno approvato, all'unanimità, una direttiva che ricalca alcune delle norme contenute nel pacchetto sicurezza varato dal governo Berlusconi. La presidenza di turno slovena punta a farlo passare all'Europarlamento il 18 giugno prossimo, in prima lettura. I giochi, tuttavia, sono aperti. Il gruppo popolare, che detiene a Strasburgo la maggioranza relativa dei seggi, per ora non vacilla. Molto dipenderà dall'eventualità che i gruppi socialista, liberaldemocratico, dei verdi e della sinistra riescano a compattarsi intorno a un'opposizione dura. Ma le posizioni sono sfumate.
La normativa varata dai ministri dell'Interno dell'Unione ha l'obiettivo di armonizzare le diverse legislazioni sul rimpatrio degli irregolari. Prevede, tra le altre cose, la possibilità per gli stati membri di detenere un immigrato clandestino in appositi centri per una durata massima di diciotto mesi. Si potrà farlo, se il provvedimento non subirà modifiche, in tre casi: rischio di fuga, mancata collaborazione e mancata consegna dei documenti. Si avrà l'autorizzazione di detenere ed espellere anche i minori e in certi casi il reingresso potrà essere vietato per cinque anni consecutivi. Il ministro Roberto Maroni si è detto soddisfatto: "Siamo sulla strada giusta". In particolare il primo punto della direttiva, quello dei diciotto mesi di detenzione, si sovrappone alla perfezione alla misura inserita nel decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri riunitosi a fine maggio a Napoli.
Il principale gruppo di opposizione, quello dei socialisti, è concorde nel piano d'attacco: diciotto emendamenti di modifica, tra cui l'accorciamento del tempo massimo di reclusione dei clandestini e maggiori tutele per i minorenni. Il problema, pare, potrebbe venire dopo: se gli italiani, i francesi e i belgi sono determinati a votare contro un provvedimento che non sono riuscissero a modificare, i tedeschi e gli spagnoli potrebbero appoggiarlo, anche nel caso di un'eventuale battaglia persa, così com'è. I britannici nicchiano, gli altri sono presi nel mezzo e dovranno valutare da qui al diciotto giugno. Lo scontro degli emendamenti sarà anche sul piano procedurale. Se quelli del relatore del Consiglio dei ministri saranno presentati prima, si rischia di annullare alcune delle proposte di modifica messe a punto dall'opposizione. In ogni caso, sia per la conta per la votazione degli emendamenti che in quella per l'approvazione finale, conterà ogni singolo, e tutt'altro che scontato, voto. La stessa maggioranza del Ppe potrebbe rivelarsi meno bulgara di quanto si pensi oggi, i liberaldemocratici (gruppo nel quale militano gli eurodeputati della Margherita) sono tutt'altro che compatti.
Proprio i liberaldemocratici sono coinvolti in uno scontro che sta investendo il Partito socialista europeo e il Partito democratico nostrano. Da mesi va avanti una trattativa sulla collocazione degli eletti nel Pd in Europa: il prossimo anno ci saranno le consultazioni comunitarie, e il segretario Walter Veltroni dovrà sciogliere la riserva: riuscirà a dare sistemazione univoca agli europarlamentari del Pd? Nelle ultime ore sia Francesco Rutelli che Pierluigi Castagnetti, esponenti di spicco della fu Margherita, hanno mandato segnali negativi in chiave di adesione al Pse. Il presidente del gruppo socialista europeo, Martin Schulz, non la sta prendendo bene: è atteso a Roma per un incontro proprio con Veltroni. Riteneva che le aperture concesse dal Congresso di Oporto del dicembre 2006 fossero sufficienti ad ottenere l'avallo di tutto il Pd. Fu uno sforzo, da molti ritenuto storico, la dichiarata disponibilità ad accogliere nella famiglia europea del socialismo anche elementi non propriamente "puri". Alla componente della Margherita, a quanto pare, non è bastato. E già si parla di un gruppo a parte del Partito democratico a Strasburgo.