Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
domenica 26 gennaio 2014
Paolo Soldini: Schulz vuole rifare l'Europa
Martin Schulz vuole diventare presidente della Commissione europea. Diciamo che si sapeva, perché la sua candidatura è nota da tempo e verrà formalizzata nei prossimi giorni dalla Spd e il 1° marzo nel congresso del partito dei socialisti e democratici europei che è stato convocato a Roma, nonostante qualche dichiarato mal di pancia degli esponenti meno «socialisti» (per così dire) del Pd. Quel che non si sapeva, e che il presidente del Parlamento europeo ha detto in una lunga intervista alla Süddeutsche Zeitung, è perché. Insomma: qual è il suo programma. L’obiettivo è ambizioso: «L’Unione europea deve cambiare del tutto», dice Schulz. Deve essere rinnovata «da capo a piedi» per adeguarsi ai tempi duri presenti e a quelli ancor più duri che l’aspettano, alle prese non solo con una pesantissima sfida economica mondiale, ma anche sotto pressione per quanto riguarda l’ambiente. Dentro l’Eurozona ci sono «estreme diseguaglianze economiche», un tasso di disoccupazione giovanile micidiale e Paesi nei quali la debolezza della crescita sfiora già la deflazione. Secondo il presidente dell’Europarlamento il progetto per uscire da questa crisi deve articolarsi su tre punti.
Tre sfide
La prima sfida è rappresentata dalla paura diffusa tra i cittadini che la loro identità nazionale venga sostituita dall’Europa. «Noi dobbiamo dire a queste persone che nessuno vuole portar via la loro identità. Anch’io da giovane pensavo che stavamo facendo gli Stati Uniti d’Europa – ammette Schulz – ma dopo vent’anni di Parlamento europeo so che gli stati nazionali restano e che “va bene così”». La seconda sfida è la necessità di definire quel che può essere fatto a livello nazionale, regionale e locale meglio che a Bruxelles. «Il mio primo atto, se sarò presidente – annuncia il futuro candidato – non sarà di chiedere ai commissari se c’è qualcosa di cui ancora non si sono impicciati. Chiederò che cambino proprio il modo di considerare i loro compiti. Oggi come oggi mi pare che nella Commissione Ue ci siano, estremizzando un po’, due scuole di pensiero: quella “che non si dà pace finché non è stato privatizzato l’ultimo cimitero comunale” e quella di chi non smette di agitarsi finché in Europa non si instaura “un ordinamento sepolcrale unitario”». La terza sfida è il corollario della seconda: «agli Stati nazionali vorrei dire: avete fatto l’Europa perché eravate coscienti che ci sono compiti che i singoli stati da soli non possono adempiere. E allora dotate le istituzioni europee della forza e degli strumenti necessari perché possano fare quello per cui sono state create».
Schulz ricorda ai suoi interlocutori che le prossime elezioni europee saranno le prime in cui, dando seguito a una norma del Trattato di Lisbona, verranno indicati dagli elettori i possibili presidenti della Commissione. Si tratta di una novità importantissima. Non è obbligatorio, ma tutte le grandi famiglie politiche europee sembrano orientate a presentare un candidato per la presidenza. Le sinistre lo hanno già fatto, i liberali lo faranno tra qualche settimana, i popolari si sono dati appuntamento all’inizio di marzo e tra i socialisti e democratici pare a questo punto scontato che a correre sarà lui, Martin Schulz. Ma con quali chances? Quanto è conosciuto l’attuale presidente del Parlamento europeo nell’opinione pubblica dell’Unione? «Abbastanza», risponde lui, e non solo in Germania ma anche in altri Paesi. E all’intervistatore che chiede quali risponde «l’Italia, per esempio». Certo una parte di questa notorietà italiana si deve ad una delle peggiori gaffe di Silvio Berlusconi che in piena assemblea a Strasburgo gli diede del kapò, ma, sostiene lui, «sono abbastanza conosciuto anche in Francia e in Spagna». Rispetto ai candidati che potranno mettere in campo le altre famiglie politiche europee è vero che Schulz appare, al momento, quello che ha più chance. I sondaggi dicono che socialisti e popolari combatteranno testa a testa e lui pensa di poter contare «su una maggioranza che mi presenti come candidato alla presidenza della Commissione» e questo, pare di capire, anche nel caso che il partito dei socialisti e democratici non prevalga sui popolari. C’è da ricordare, a questo proposito, che il candidato delle sinistre Alexis Tsipras non ha escluso di appoggiarlo.
Appello dei giuristi contro il porcellum bis
Non ripristinate il Porcellum Italicum
Appello dei giuristi
La proposta di riforma elettorale depositata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto “Porcellum” – e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014.
Questi vizi, afferma la sentenza, erano essenzialmente due. Il primo consisteva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica determinata, in contrasto con gli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione, dall’enorme premio di maggioranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – assegnato, pur in assenza di una soglia minima di suffragi, alla lista che avesse raggiunto la maggioranza relativa. La proposta di riforma introduce una soglia minima, ma stabilendola nella misura del 35% dei votanti e attribuendo alla lista che la raggiunge il premio del 53% dei seggi rende insopportabilmente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del principio di rappresentanza lamentata dalla Corte: il voto del 35% degli elettori, traducendosi nel 53% dei seggi, verrebbe infatti a valere più del doppio del voto del restante 65% degli elettori determinando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” e compromettendo la “funzione rappresentativa dell’Assemblea”. Senza contare che, in presenza di tre schieramenti politici ciascuno dei quali può raggiungere la soglia del 35%, le elezioni si trasformerebbero in una roulette.
Il secondo profilo di illegittimità della vecchia legge consisteva nella mancata previsione delle preferenze, la quale, afferma la sentenza, rendeva il voto “sostanzialmente indiretto” e privava i cittadini del diritto di “incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”. Questo medesimo vizio è presente anche nell’attuale proposta di riforma, nella quale parimenti sono escluse le preferenze, pur prevedendosi liste assai più corte. La designazione dei rappresentanti è perciò nuovamente riconsegnata alle segreterie dei partiti. Viene così ripristinato lo scandalo del “Parlamento di nominati”; e poiché le nomine, ove non avvengano attraverso consultazioni primarie imposte a tutti e tassativamente regolate dalla legge, saranno decise dai vertici dei partiti, le elezioni rischieranno di trasformarsi in una competizione tra capi e infine nell’investitura popolare del capo vincente.
C’è poi un altro fattore che aggrava i due vizi suddetti, compromettendo ulteriormente l’uguaglianza del voto e la rappresentatività del sistema politico, ben più di quanto non faccia la stessa legge appena dichiarata incostituzionale. La proposta di riforma prevede un innalzamento a più del doppio delle soglie di sbarramento: mentre la vecchia legge, per questa parte tuttora in vigore, richiede per l’accesso alla rappresentanza parlamentare almeno il 2% alle liste coalizzate e almeno il 4% a quelle non coalizzate, l’attuale proposta richiede il 5% alle liste coalizzate, l’8% alle liste non coalizzate e il 12% alle coalizioni. Tutto questo comporterà la probabile scomparsa dal Parlamento di tutte le forze minori, di centro, di sinistra e di destra e la rappresentanza delle sole tre forze maggiori affidata a gruppi parlamentari composti interamente da persone fedeli ai loro capi.
Insomma questa proposta di riforma consiste in una riedizione del porcellum, che da essa è sotto taluni aspetti – la fissazione di una quota minima per il premio di maggioranza e le liste corte – migliorato, ma sotto altri – le soglie di sbarramento, enormemente più alte – peggiorato. L’abilità del segretario del Partito democratico è consistita, in breve, nell’essere riuscito a far accettare alla destra più o meno la vecchia legge elettorale da essa stessa varata nel 2005 e oggi dichiarata incostituzionale.
Di fronte all’incredibile pervicacia con cui il sistema politico sta tentando di riprodurre con poche varianti lo stesso sistema elettorale che la Corte ha appena annullato perché in contrasto con tutti i principi della democrazia rappresentativa, i sottoscritti esprimono il loro sconcerto e la loro protesta. Contro la pretesa che l’accordo da cui è nata la proposta non sia emendabile in Parlamento, ricordano il divieto del mandato imperativo stabilito dall’art.67 della Costituzione e la responsabilità politica che, su una questione decisiva per il futuro della nostra democrazia, ciascun parlamentare si assumerà con il voto. E segnalano la concreta possibilità – nella speranza che una simile prospettiva possa ricondurre alla ragione le maggiori forze politiche – che una simile riedizione palesemente illegittima della vecchia legge possa provocare in tempi più o meno lunghi una nuova pronuncia di illegittimità da parte della Corte costituzionale e, ancor prima, un rinvio della legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica onde sollecitare, in base all’art.74 Cost., una nuova deliberazione, con un messaggio motivato dai medesimi vizi contestati al Porcellum dalla sentenza della Corte costituzionale. Con conseguente, ulteriore discredito del nostro già screditato ceto politico.
Roma, 25 gennaio 2014
Gaetano Azzariti, Mauro Barberis, Francesco Bilancia Michelangelo Bovero, Ernesto Bettinelli, Paolo Caretti, Lorenza Carlassare, Giovanni Cocco, Claudio De Fiores, Mario Dogliani, , Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Angela Musumeci, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Luigi Ventura, Massimo Villone, Ermanno Vitale.
Pietro Adami, Felice Besostri, Anna Falcone Antonello Falomi, Domenico Gallo, Giovanni Incorvati, Raniero La Valle, Roberto La Macchia, Fabio Marcelli, Valentina Pazè, Paolo Solimeno, Carlo Smuraglia
Per aderire inviare una mail a: perlademocraziacostituzionale@gmail.com
PERCHE’ LA SINISTRA: IL GIOCO DELLE TRE CARTE di Felice Besostri (del Gruppo di Volpedo, senatore DS nella XIII legislatura è uno degli avvocati che ha sostenuto l’incostituzionalità della legge 270/2005 in Corte di Cassazione e Corte Costituzionale)
sabato 25 gennaio 2014
Iscriviti a:
Post (Atom)