domenica 2 settembre 2012

Le scelte francesi dopo i cento giorni di Hollande | Aspenia online

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A VOLTE RITORNANO

A VOLTE RITORNANO

Lettera al sindaco di Pietra Ligure sulla cancellazione di Piazza Rosselli

Gentile Sindaco e gentile giunta comunale di Pietra Ligure,
il Circolo Giustizia e Libertà Cristoforo Astengo di Savona e il Circolo Carlo Rosselli di Milano chiedono formalmente la ridiscussione in sede deliberativa dell’intitolazione di piazza Rosselli. E’ inaccettabile tale cancellazione.
Non sono sufficienti né intitolazioni riparatorie di centri polifunzionali né di luoghi cittadini dedicati genericamente alla Resistenza e ai suoi martiri. Pietra Ligure aveva una Piazza Rosselli, è giusto la mantenga e non esistono motivazioni valide per le quali sia ragionevole rinunciarci. Vediamo come un atto offensivo la sua rimozione e pertanto ci auspichiamo venga risanata tale ferita.

Circolo GL Cristoforo Astengo di Savona
Circolo Carlo Rosselli di Milano

sabato 1 settembre 2012

Franco Astengo: Ritorna la teoria delle due sinistre

RITORNA LA TEORIA DELLE “DUE SINISTRE”

L’assemblea nazionale di SeL, svoltasi in gran fretta venerdì 31 Agosto, ha in sostanza sancito, attraverso un massiccio voto maggioritario, il ritorno alla non mai abbastanza criticata “teoria delle due sinistre” che i militanti di più lungo percorso politico ricorderanno senz’altro.

L’idea, espressa dal documento sortito dall’Assemblea di venerdì scorso, è, infatti, quella di una “delimitazione” a sinistra, proponendo per la stessa SeL un percorso interno a un’area a “vocazione governativa” per un nuovo centrosinistra collegato a un patto di ferro con il PD (unica eccezione la ricerca di un collegamento, in questa fase molto difficoltoso, con una forza come l’IDV della quale tutto si può dire meno che si tratti di un soggetto appartenente a una possibile area di sinistra).

Si chiude così, anche formalmente, l’ipotesi di un percorso di unità a sinistra, nelle sue diverse componenti, anche nella forma riduttiva di una presentazione elettorale comune, se non di proposta di nuova soggettività: SeL reclama, per intero, l’appartenenza a un altro campo, del resto già ben individuato da tempo nella scelta della forma della soggettività politica, identificata in quel “partito elettorale personale” imperniato sulla figura del leader, con attorno una “rete” di sostegno incondizionato che, poi, riverbera la stessa struttura a livello locale, accettando di fatto il meccanismo del “presidenzialismo – maggioritario”.

D’altro canto la valutazione di questa scelta va posta anche su di un altro piano, non posto in rilievo nel corso dei lavori della già più volte citata Assemblea: quello del diritto di cittadinanza all’interno del sistema politico – istituzionale.

E’ evidente come, in particolare attraverso il dibattito in corso sulla modifica della legge elettorale (dibattito emblematico del punto di caduta al quale è pervenuto l’intero quadro politico oggi presente in Parlamento) e nell’accentuarsi del meccanismo presidenzialista(enfatizzato dalla vicenda “intercettazioni” da qualsiasi lato la si voglia osservare) e dell’affermazione della cosiddetta “democrazia di competenza” in luogo della “democrazia rappresentativa” (un fenomeno sul quale sono intervenuti con puntualità Ilvo Diamanti e Nadia Urbinati) i tre partiti che sostengono il governo dei “tecnici” si stanno muovendo sul terreno del “partito di cartello”, quella formula particolare attraverso la quale si tende, attraverso la formulazione di apposite norme in particolare in materia elettorale, di impedire a nuovi soggetti di entrare a pieno titolo nell’arena politica (o perlomeno, a limitarne l’impatto).

E’ questo il significato insito nelle proposte di premi di maggioranza (al partito, e non alla coalizione: e sarà questo un particolare non indifferente per definire certe strategie), soglie di sbarramento, listini bloccati.

Meccanismi che possono essere aggirati soltanto attraverso un rapporto diretto con uno dei soggetti protagonisti, appunto, del cosiddetto “partito di cartello”, al di là della proclamata autonomia politico-culturale di cui dovrebbero disporre tutti i soggetti organizzati in campo.

L’obiettivo, nello specifico del “caso italiano” di questi tempi è chiaro: quello di fare in modo che, comunque, il governo dei tecnici in una qualche forma (la più possibile vicina all’attuale) resti in sella per proseguire nel suo lavoro di demolizione di ciò che resta, all’interno della crisi, di coesione sociale nel Paese.

Così le due “sinistre”: o perlomeno una presunta sinistra collocata, nel campo, appunto del “partito di cartello” (di cui beninteso fa parte anche la Lega Nord, che a proposito di soglie di sbarramento avrà un trattamento privilegiato).

Ho affrontato soltanto l’aspetto della dinamica politica in atto, senza entrare nel merito delle questioni di qualità della crisi, del livello europeo, della feroce lotta di classe in atto per estirpare definitivamente i diritti dei lavoratori.

Mi è parso decisivo sottolineare al massimo il tema di fondo dell’itinerario tracciato dalle forze maggioritarie in questo momento all’interno del sistema politico, un itinerario al fondo del quale, come ha affermato il ministro Barca, c’è l’idea di una democrazia “inclusiva”, nel senso della delimitazione netta del recinto di governo inteso quale unico riferimento possibile perché si possa disporre di un minimo di agibilità politica.

Per una sinistra che non intenda rassegnarsi a questo meccanismo di assoluta perdita di autonomia culturale e di capacità di iniziativa e intervento non rimane che affermare il principio opposto: quello di proporre il principio dell’affermazione di una democrazia rappresentativa che, a questo punto della crisi economica, sociale, politica e culturale, potrà affermarsi soltanto esponendo un netto segnale d’opposizione a un quadro dominante così pesantemente negativo.

Savona, li 1 settembre 2012 Franco Astengo


Felice Besostri: Breve nota sul documento di Sel e Vendola

QUESTO PASSO DEL DOCUMENTO APPROVATO E' IMPORTANTE: "Il nostro programma lo presenteremo, a partire da quella traccia, dopo un percorso di coinvolgimento e partecipazione che vedrà impegnato il gruppo dirigente, le nostre iscritte ed iscritti, e tutte e tutti coloro che vorranno prendere parte in questo cammino. Abbiamo un'ambizione grande e rivoluzionaria: uscire dal recinto della politica liberista per avviareuna ormai necessaria conversione ecologica dell’economia e della società, unico processo in grado di conciliare giustizia sociale e giustizia ambientale e provare a diventare soggetti della storia degli anni che verranno." VI E' APERTURA ALL'ESTERNO DI SEL. SOTTO QUESTA FORMA POSSONO ESSERE RIPRESI GLI STATI GENERALI DELLA SINISTRA NEL DISCORSO AL TILT CAMP ALL'INIZIO MI AVEVANO preoccupato le citazioni. nell'ordine Che Guevara, il sub-comandante Marcos e Lenin. poi mi ha sollevato il nome di ALEXANDER LANGER. Verso la fine ha voluto fare un preciso riferimento all'invito al Congresso del PSE, cui parteciperà, si è solo sbagliato di luogo e spero proprio che non vada a Bruxelles dal momento che il Congresso è a Bucarest. Grsande apprezzamento per i partiti socialisti di Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna. In effetti una linea Zapatero sui diritti civili dal testamento biologico, ai matrimoni gay e alla libertà di fecondazione assistita. Netto sulla laicità. Per l'economia rapido accenno patrimoniale, reddito minimo garantito e green economy. Forte polemica con populismo e chiusura netta ad alleanze di sinistra che non vogliano governare. Le stesse cautele con l'UDC vanno applicate all'IdV, che non è un partito di sinistra altrimenti non avrebbe candidato i Di Gregorio, gli Scilipoti e i Razzi. Comunque meglio lui della giovane presidente del movimento TILT, che si è prenotata per un posto di parlamentare. Notazione tecnica non capisco la preferenza espressa per il mattarellum, un sistema che non ha dato buona prova di sé e invece nel documento non si sia parlato di art. 49, cioè regplamentazione dei partit





venerdì 31 agosto 2012

«Sinistra vuol dire uguaglianza»,intervista a Francois Hollande, dal libro "Le ragioni della sinistra" - l'Unità del 31.08.2012.





«Sinistra vuol dire uguaglianza»,intervista a Francois Hollande, dal libro "Le ragioni della sinistra" - l'Unità del 31.08.2012.


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«Sinistra vuol dire uguaglianza»

intervista a Francois Hollande, dal libro "Le ragioni della sinistra" (Castelvecchi editore)





Possiamo parlare della sua appartenenza alla sinistra, della sua visione della sinistra e del socialismo che descrive?



«Il socialismo è una bella idea. Il partito che lo rappresenta da più di un secolo si è battuto per l’uguaglianza, ilprogresso, l’emancipazione e ha partecipato alle più grandi conquiste della Repubblica: quelle dei diritti sociali e delle libertà. Oggi continua a farlo. Finché la dignità umana sarà minacciata, rimarrà quella volontà di denunciare l’ordine apparentemente immutabile delle cose e il disordine insopportabile delle ingiustizie, ci saranno sempre delle donne e degli uomini che si ribelleranno...».



Il socialismo però oggi sembra in crisi, almeno in Europa...



«Il socialismo è in affanno e questo è legato anche all’impasse dell’ideale europeista. La socialdemocrazia deve ridefinire il suo modello. Bisogna però essere coscienti che la lotta resta fondamentalmente la stessa. Possiamo riassumere così: fare il possibile va bene, ma estendere il possibile è meglio. È evidente che il socialismo del Ventunesimo secolo non ha più la magniloquenza luminosa di JeanJaurès, l’ombrosa intransigenza di Jules Guesde o le intuizioni generose di Leon Blum! Sarebbe grave se il socialismo confondesse il proprio aspetto, dovuto all’età, con il contenuto della propria lotta e se, alla fine fosse così legato al presente da dimenticare il suo tempo storico. Il socialismo non deve cancellare la propria personalità, ma rimetterla al suo posto: quello di un anello in un percorso evolutivo e di un punto in un insieme. In questo senso, appartiene alla nostra epoca più di quanto una storia già lunga potrebbe far credere».



Che cosa ha da dirci oggi la storia del socialismo?



«Siamo rivolti al futuro,ma sappiamo da dove veniamo. In effetti, facciamo parte di una storia che è cominciata ben prima delle nostre stesse vite. Limitiamoci al Ventesimo secolo. Ci siamo avvicinati al potere per diversi decenni. L’abbiamo occupato furtivamente per qualche mese, per qualche anno, esercitandolo pienamente senza mai restarci per più di una legislatura. Ogni volta abbiamo realizzato delle riforme, cambiato profondamente la ripartizione del potere, costruito dei diritti ormai acquisiti rispetto ai quali la destra per fortuna fatica a tornare indietro, anche se ci mette tutta la sua volontà revanscista. Ma ogni volta abbiamo lasciato il posto perché così è la democrazia equella che deve essere oggi la sfida per i socialisti non è semplicemente di vincere in modo trionfale, ma di governare in modo durevole. In questa lunga storia, ogni generazione è stata portata ad affrontare dei problemi ricorrenti che fanno senza dubbio la singolarità del socialismo francese: l’aspirazione all’unità e la tentazione della diversità; il desiderio del potere e la delizia della protesta. Queste coppie (unità/diversità, potere/protesta),come si direbbe nel linguaggio della fisica parlando dei rapporti tra forze diverse, sono ancora attive oggigiorno. Sta alla nostra capacità collettiva di superare questa tensione, cioé di andare al di là, e da questo dipenderà il futuro del Partitosocialista e l’alternanza in Francia, così come le sue strutture».



Soffermiamoci un po’ su questa nozione di «diversità». Fin dalle origini del Partito socialista, la diversità è inseparabile da quello che è la famiglia socialista, con le sue diverse anime.



«Non si può negare che la «diversità» è inseparabile dai socialisti. Ciò può essere un punto di forza, un segnale di vitalità, mentre tanti altri partiti costituiscono dei blocchi in cui non si discute. Ma bisogna constatare che questa pluralità di sensibilità e di personalità, quando è stata gestita male, anche in periodi recenti, ha sempre prodotto la sconfitta e a volte peggio: ha portato a delle separazioni senza futuro per coloro che si sono allontanati. L’esperienza lo prova: non c’è futuro fuori dal Partito socialista. Saremo fedeli al nostro elettorato solo restando noi stessi. Non è seguendo questo o quel movimento d’opinione, questo o quel credo, questo o quel pronostico,che possiamo raggiungere i nostri obiettivi, ma essenzialmente essendo socialisti, in funzione degli impegni che abbiamo preso e degli orientamenti che ci siamodati. È il modo migliore per unire il maggior numero di elettori fin dal primo turno elettorale. Bisogna dunque farla finita con una mitologia che vede la conquista del potere come una cosa pura, ma non così il suo esercizio. Il compromesso con la realtà non comporta la compromissione dell’ideale».



Ora possiamo procedere con un’altra parola: identità. Se dovesse definire l’identità del Partito socialista, cosa menzionerebbe?



«Il Partito socialista è un partito di go-verno, non solo un partito dell’alternanza. La sinistra non esiste per gestire al meglio gli affari,ma per cambiare nel modo più profondo possibile il cosiddetto ordine delle cose. Il Partito socialista riconosce l’economia di mercato ma in economia è antiliberista, perché fa prevalere i valori della solidarietà, dell’uguaglianza e della reciprocità rispetto ai criteri di redditività, di immediatezza o di recessione. Ilmovimento socialista ha la vocazione di rappresentare una larghissima parte della società: non deve scegliere tra ceti popolari e ceti medi. Porta in sé delle idee federative: educazione, casa, lavoro, ambiente, sanità, che garantiscono appunto la convivenza. Ed esprime delle aspirazioni individuali che vanno al di là degli ordinamenti sociali: libertà, diritto delle donne, lotta contro le discriminazioni, laicità, cultura, ecologia. Allo stesso tempo la sua lotta ha cambiato dimensione, perché è su scala mondiale che bisogna cercare di raggiungere il rispetto dei diritti, la redistribuzione delle ricchezze, lo sviluppo sostenibile».



Questa visione della sinistra è anche una proposta valida della Repubblica di oggi?



«Non bisogna confondere la Repubblica con la sinistra, che le ha comunque portato in dote una visione coraggiosa delle libertà e un forte ancoraggio rispetto alla questione sociale. Ilsocialismo democratico s’intreccia con il realizzarsi dei valori repubblicani. Ciò significa essere capaci di far avanzare l’umanità in una stessa direzione e di garantire a ciascuno l’uguale diritto di realizzarsi nella propria vita e di trasmettere ai propri figli la prospettiva di una vita migliore. A volte dimentichiamo che essere socialista significa credere nella fondamentale uguaglianza tra tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro origine, il loro colore, il loro sesso o il loro stato sociale,significa voler trasformare la società appoggiandosi sullo Stato o, in un senso più largo, sui pubblici poteri, perché vi includo le collettività territoriali e le grandi istituzioni sociali. Per uguaglianza non intendiamo solo l’uguaglianza dei diritti, ma soprattutto l’uguaglianza reale,che concerne la possibilità di aver successo nella società. Significa molto di più dell’uguaglianza delle possibilità, significa avere la possibilità dell’uguaglianza. Torniamo ancora a Jean Jaurès, il quale ha scritto: “Man mano che l’uguaglianza politica diventa un fatto compiuto, è la diseguaglianza sociale a urtare maggiormente gli animi”. I socialisti hanno lavorato per raggiungere quest’obiettivo, perché, come ricordava Léon Blum,“il socialismo è nato dalla coscienza dell’uguaglianza umana”» (...)



I valori di sinistra, ad oggi, sono quindi dei valori di unione?



«Certo, senza esitazioni. Per l’universalità che li caratterizza, per il fatto che sono nati dalla storia della Francia, possono contribuire a una maggiore democratizzazione della Repubblica e contribuire alla convivenza».



Fonte: L'Unità del 31 agosto 2012, pag. 9