Così è fallito l’integralismo neoliberistaJOSEPH E. STIGLITZ
Il mondo non è stato benevolo nei confronti del neoliberalismo, quella miriade di idee basate sul concetto integralista che i mercati si autocorreggono, allocano efficientemente le risorse e servono bene l’interesse pubblico. È stato questo integralismo di mercato il presupposto stesso del thatcherismo, della reagonomics, e del cosiddetto "Washington Consensus" a favore della privatizzazione, della liberalizzazione e della risoluta concentrazione sull’inflazione da parte delle banche centrali indipendenti. Per un quarto di secolo tra i Paesi in via di sviluppo c’è stata un’agguerrita concorrenza ed è chiaro chi sono i perdenti: i Paesi che hanno perseguito politiche neoliberali non soltanto hanno perso la non irrilevante posta in gioco della crescita, ma oltre tutto quando hanno fatto progressi i benefici ottenuti sono andati in buona parte ad accrescere in maniera sproporzionata lo status di chi già stava in condizioni migliori rispetto agli altri.Malgrado i neoliberali non siano disposti ad ammetterlo, la loro ideologia ha fallito un’altra prova. Nessuno può asserire che i mercati finanziari abbiano effettuato un lavoro straordinario nell’allocare le risorse alla fine degli anni Novanta, con il 97 per cento degli investimenti per la tecnologia delle fibre ottiche che ha richiesto anni prima di vedere la luce. Ma quanto meno quell’errore ha comportato un beneficio inatteso: abbassandosi i costi delle comunicazioni, India e Cina si sono integrate maggiormente nell’economia globale. Nondimeno, è difficile vedere benefici nelle ingenti allocazioni sbagliate di risorse al settore della casa. Le abitazioni costruite di recente per famiglie che non potevano permettersele sono ora in situazione critica e confiscate, mentre milioni di famiglie sono sfrattate dalle loro case, e in alcune comunità il governo finalmente è subentrato per confiscare ciò che restava. In altre, invece, i danni si sono allargati a macchia d’olio. Di conseguenza anche coloro che erano stati cittadini modello, avevano sottoscritto prestiti con grande prudenza riuscendo a conservare la propria abitazione, adesso scoprono che i mercati hanno drasticamente abbassato il valore delle loro case portandolo più in basso ancora dei loro incubi peggiori.Certo, alcuni benefici a breve termine derivanti dall’ingente investimento nel settore immobiliare ci sono stati: alcuni americani (anche solo per qualche mese, forse) hanno goduto del piacere derivante dall’essere proprietari di una casa e di vivere in appartamenti più grandi di quelli che avrebbero potuto permettersi altrimenti. Ma a quale prezzo lo hanno fatto, per loro stessi e per l’economia mondiale! Milioni di persone perdendo la casa perderanno i risparmi di tutta una vita. Oltretutto i pignoramenti di tante case hanno provocato una svalutazione globale. C’è un consenso sempre più ampio sulla prognosi della situazione: questa recessione sarà duratura e di ampia portata.Del resto i mercati non ci avevano neppure preparato adeguatamente all’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e dei generi alimentari. Naturalmente, nessun settore è di per sé un esempio dell’economia del libero mercato, ma è proprio questo il problema, in parte: la filosofia del libero mercato è stata usata selettivamente, abbracciata quando serviva interessi speciali, liquidata quando non li serviva.Forse, una delle poche virtù dell’Amministrazione di George W. Bush è che il divario tra retorica e realtà è più piccolo di quanto fosse con Ronald Reagan. Nonostante tutto il suo gran parlare di libero commercio, infatti, Ronald Reagan impose in tutta libertà restrizioni ai commerci, comprese le famigerate limitazioni "volontarie" alle esportazioni nel settore dell’automobile.Le politiche di Bush sono state peggiori, ma nella misura in cui egli ha apertamente servito il comparto militare industriale americano è stato più trasparente. L’unica volta che l’Amministrazione Bush ha avuto un comportamento di maggior rispetto ambientale è stata quando ha messo a punto i sussidi all’etanolo, i cui vantaggi sull’ambiente sono comunque discutibili. Le distorsioni nel mercato energetico continuano (specialmente tramite il sistema fiscale) e se Bush avesse potuto averla vinta, le cose sarebbero state decisamente molto più gravi.Questo miscuglio di retorica del libero mercato e di interventi governativi ha funzionato particolarmente male nei Paesi in via di sviluppo. È stato loro detto di smettere di prendere provvedimenti per l’agricoltura, esponendo così i loro agricoltori alla devastante concorrenza di Stati Uniti ed Europa. I loro agricoltori forse avrebbero anche potuto competere con i loro omologhi europei o americani, ma di sicuro non con i sussidi statunitensi e dell’Unione Europea. Non stupisce di conseguenza che gli investimenti nell’agricoltura dei Paesi in via di sviluppo siano calati e che si sia allargato il divario alimentare.Quanti avevano divulgato questo erroneo consiglio non devono temere adesso di doversi sobbarcare le spese di un’assicurazione per coprire i guai provocati: i costi saranno sostenuti infatti dagli abitanti dei Paesi in via di sviluppo, specialmente i poveri. Quest’anno vivranno un considerevole peggioramento della loro condizione di poveri, specialmente se noi la calcoleremo e quantificheremo correttamente.In poche parole, in un mondo di grandi ricchezze, milioni di persone dei paesi in via di sviluppo tuttora non si possono permettere i requisiti minimi nutrizionali. In molte aree, gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia avranno un effetto particolarmente devastante sui poveri, perché sono queste due le categorie che assorbono la maggior parte delle loro spese.La collera che dilaga nel mondo è tangibile. Gli speculatori – e non c’è da stupirsene più di tanto – sono stati oggetto di parte di questa collera e di questo sdegno. Sostengono tuttavia di non essere la causa principale del problema, ma di essere semplicemente impegnati in una "scoperta dei prezzi" – in altre parole "starebbero scoprendo", un po’ tropo tardi per poter fare qualcosa quest’anno – che c’è penuria.Questa risposta, tuttavia, è insincera. Le aspettative di rialzi e i prezzi in costante oscillazione inducono centinaia di milioni di coltivatori a prendere qualche precauzione. Potrebbero guadagnare di più se oggi mettessero da parte una parte dei loro prodotti per rivenderli poi in seguito, e se non lo faranno, non saranno in grado di permetterselo più, qualora i raccolti dell’anno seguente fossero inferiori alle loro aspettative. Un pugno di cereali tolti dal mercato da centinaia di milioni di coltivatori di tutto il mondo messi insieme formano un’ingente quantità.Chi difende l’integralismo del mercato è pronto a scaricare la responsabilità di tutto ciò dal fallimento del mercato al fallimento del governo. Si dice che una fonte cinese di alto grado abbia detto che il governo degli Stati Uniti avrebbe dovuto fare molto di più per aiutare gli americani con basso reddito a tenersi le loro case. Concordo, ma ciò non cambia in ogni caso i fatti: le banche americane hanno gestito male e su scala enorme i rischi, con ripercussioni globali, mentre chi dirigeva gli istituti finanziari coinvolti si è messo in tasca miliardi di dollari di bonus.Oggi è in atto una discrepanza tra interessi sociali e privati. A meno di allinearli perfettamente, il sistema di mercato non può funzionare bene. Il fondamentalismo del mercato neoliberale è sempre stato una dottrina politica al servizio di determinati interessi. Non è mai stato sostenuto da una teoria economica, né e dovrebbe essere chiaro, ormai è supportato da un’esperienza storica. Apprendere una volta per tutte questa lezione potrà rivelarsi il piccolo raggio di sole in una nube scura che incombe ormai sull’economia globale.Copyright: Project Syndicate, 2008. Traduzione di Anna Bissanti
Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
martedì 15 luglio 2008
lunedì 14 luglio 2008
Ceronetti:Eluana
Da La stampa.it del 14 luglio
14/7/2008
Eluana
GUIDO CERONETTI
Sedici anni di trionfo scientifico: il coma protratto, l’alimentazione forzata, la coscienza sommersa - ma fino a che punto, e se davvero totalmente, chi può saperlo? - e c’è voluto un tribunale misericordioso per liberare quella sventurata ragazza Eluana da una così spietata galera. Ma sarà inevitabile il colpo di grazia clinico per scamparla da una pena ulteriore, piccola martire: la macchina che ci abbandona, come un arto amputato non lascia mai del tutto la presa, e in quel funesto vuoto subentrerebbero sintomi di lunga agonia... Che cosa stanno facendo degli esseri umani? Che cosa stiamo facendo agli esseri umani?E a questo punto, immancabile, si mette in moto l’ammonizione vaticana. Colpe gravi: eutanasia, omicidio, soppressione di una vita... E qui, come sempre, le vie della semplice umanità e quelle della sofistica disumanità paludata di religioso (e perfino di conformità ai decreti divini) conoscono soltanto la Divergenza. Fai bene, padre carnale (non celeste, non Padre Santo) a dar retta alla voce imperiosamente muta di tua figlia, graziata finalmente da giudici compassionevoli, e a rigettare quell’altra, che in nome di una non-vita tecnologica di quel poco di materia assopita che resta di lei, ammonisce, si agita, ricatta moralmente, gelandoci il sangue da luoghi inferi e anticristici.(La stessa voce che aveva negato all’ancor più infelice Welby la gentilezza estrema di un richiesto funerale in chiesa - memorabile infamia). L’eterno contrasto tra la superiore legge della pietà di Antigone e il decreto arrogante e cieco di Creonte. Pace a te, povera bambina addormentata, un fiore alle tue tempie.
14/7/2008
Eluana
GUIDO CERONETTI
Sedici anni di trionfo scientifico: il coma protratto, l’alimentazione forzata, la coscienza sommersa - ma fino a che punto, e se davvero totalmente, chi può saperlo? - e c’è voluto un tribunale misericordioso per liberare quella sventurata ragazza Eluana da una così spietata galera. Ma sarà inevitabile il colpo di grazia clinico per scamparla da una pena ulteriore, piccola martire: la macchina che ci abbandona, come un arto amputato non lascia mai del tutto la presa, e in quel funesto vuoto subentrerebbero sintomi di lunga agonia... Che cosa stanno facendo degli esseri umani? Che cosa stiamo facendo agli esseri umani?E a questo punto, immancabile, si mette in moto l’ammonizione vaticana. Colpe gravi: eutanasia, omicidio, soppressione di una vita... E qui, come sempre, le vie della semplice umanità e quelle della sofistica disumanità paludata di religioso (e perfino di conformità ai decreti divini) conoscono soltanto la Divergenza. Fai bene, padre carnale (non celeste, non Padre Santo) a dar retta alla voce imperiosamente muta di tua figlia, graziata finalmente da giudici compassionevoli, e a rigettare quell’altra, che in nome di una non-vita tecnologica di quel poco di materia assopita che resta di lei, ammonisce, si agita, ricatta moralmente, gelandoci il sangue da luoghi inferi e anticristici.(La stessa voce che aveva negato all’ancor più infelice Welby la gentilezza estrema di un richiesto funerale in chiesa - memorabile infamia). L’eterno contrasto tra la superiore legge della pietà di Antigone e il decreto arrogante e cieco di Creonte. Pace a te, povera bambina addormentata, un fiore alle tue tempie.
24 settembre: Politica light, seminario organizzato dal nostro circolo
Caro amico, cara amica,il Circolo Carlo Rosselli di Milano sta organizzando, in collaborazione conla Libreria Claudiana, un'iniziativa di nuovo tipo (per noi).Si tratta di una serata di taglio seminariale, a numero chiuso, dedicataalla discussione di un libro interessante.L'incontro si terrà Mercoledì 24 settembre p.v., dalle ore 20,30 alle ore23,30, presso la sala della Libreria Claudiana (ingresso dalla libreria), inVia Francesco Sforza 12/A, Milano.Discuteremo del recente libro di Ferruccio Capelli (direttore della Casadella Cultura di Milano)"SINISTRA LIGHT - Populismo mediatico e silenzio delle idee" GueriniEditore.Parteciperà l'Autore.Coordineranno e faciliteranno il dibattito:Nicola Del Corno, vicepresidente del Rosselli e docente di Storia delpensiero politico contemporaneo presso la facoltà di Lettere e Filosofiadell'Università degli Studi di Milano;Nicola Pasini, direttore del CFP Centro di Formazione Politica e docente diScienza politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Universitàdegli Studi di Milano.Ci farebbe piacere se tu volessi partecipare.La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati.Occorre solo iscriversi - al più presto - inviando una mail al sottoscritto(belli.paci@tiscali.it) ed arrivare all'incontro avendo letto possibilmenteil libro ed avendo preparato, se si desidera intervenire, domande e/oosservazioni di durata non superiore a 5-6 minuti.In attesa di riscontro, ti invio i più cordiali saluti.Luciano Belli Paci (coordinatore organizzativo della serata)
domenica 13 luglio 2008
reazione
le reazioni non si presentano con la loro faccia; e quando la prima volta la reazione ci viene a far visita non dice: “Io sono la reazione”. Consultatemi un poco le storie; tutte le reazioni sono venute con questo linguaggio: che è necessaria la vera libertà, che bisognerebbe ricostituire l’ordine morale
Ignazio Silone, Alfredo Rocco inventore della dottrina giuridica del fascismo, in “Information”, giugno 1932
Ignazio Silone, Alfredo Rocco inventore della dottrina giuridica del fascismo, in “Information”, giugno 1932
una domanda semplice
Poiché il lodo Alfano riguarda anche la carica da lui impersonata, possibile che il Presidente della Repubblica non senta l'esigenza, etica e politica, che l'impunità che gli viene garantita venga approvata attraverso procedura costituzionale e non ordinaria?
saluti
Giovanni
saluti
Giovanni
giovedì 10 luglio 2008
vittorio melandri: il catalogo è questo
Caro Giovanni
Non c’è confronto ovviamente fra la mia minuscola, e la sua gigantesca, autorevolezza, ma come Gad Lerner anch’io non sono interessato a scegliere fra Di Pietro e Berlusconi, ma purtroppo per me, a differenza sua, oggi, il giorno dopo Piazza Navona II, non so proprio più da che parte sbattere la testa. Con questa ultima mia smetto di annoiarvi.
Ciao vittorio
Il catalogo è questo
Il “catalogo” che illustra il nostro disgraziato paese è molto più lungo del “bigino” da me qui sotto esposto. Ma gli “articoli” che ne ho spulciato credo proprio ne facciano parte a pieno titolo. Capita però che sia la “volgarità dei Grillo e delle Guzzanti”, l’imperizia antipatica dei Di Pietro, la saccenteria dei Travaglio, l’ingenuità dei Colombo ad essere infilzata sulle picche di chi trova comunque il modo di spassarsela da sempre (da destra dal centro e da sinistra) nella melletta in cui sempre più, tutti si affonda.
Sembra proprio insomma, che l’oscena volgarità della morte causata ogni giorno in mille modi diversi e senza soluzione di continuità sin da quando l’Italia ha cessato di essere una mera espressione geografica, non valga nemmeno la decimillesima parte della pur criticabile volgarità di un “blowjob” (magari solo mestamente virtuale) che si abbia l’ardire di evocare, o di quella presunta volgarità (meno criticabile e meno volgare) ma ancora più terrificante a quanto si legge, delle critiche che si possono rivolgere niente meno che ad un Papa o ad un Presidente della Repubblica.
Mi sento sempre più spaesato, perso, senza più punti di riferimento, senza il più fioco dei lumicini che mi segnali da che parte stia un qualsiasi, anche provvisorio, approdo.
Mi sento magari anche un poco vigliacco per quello che sto per fare, ma intendo farlo, anche se so che nel mio caso non interessa certo alle masse; prendermi una pausa di silenzio, non so quanto lunga, in cui continuare a parlare solo con me stesso.
Vittorio Melandri
2 aprile del 1985
-Pescando notizie in “rete”-
In località PizzoLungo (Trapani) Barbara Rizzo coniugata Asta, stava accompagnando a scuola i suoi due gemelli, Salvatore e Giuseppe di 6 anni, quando un’auto posteggiata, imbottita con 20 kg di tritolo, venne fatta esplodere proprio nell’istante in cui l’auto del giudice Carlo Palermo stava superando entrambe. L’auto di Barbara così fece da scudo a quella del giudice e venne disintegrata. Barbara, Salvatore e Giuseppe furono ridotti in pezzi. Si legge del corpo della madre sventrato e senza un braccio, del piede di un bambino nel cortile di una casa, del lobo di un orecchio sul comodino di una signora che aveva la finestra aperta.
5 dicembre 2007
-Dalla cronaca del direttore de la Repubblica, per l’occasione tornato cronista-
Il primo è Rocco Marzo, il capoturno, che aveva addosso la radio e il telefono interno, bruciati nel primo secondo. Appare all'improvviso, al passaggio tra la linea 4 e la 5. Non avevo mai visto un uomo così. Anzi sì: dal medico, quei tabelloni dov'è disegnato il corpo umano senza pelle, per mostrarti gli organi interni. La stessa cosa. Le fasce muscolari, i nervi, non so, tutto in vista. Occhi e orecchie, non parliamone. Non mi vede, non può vedere, ma sente la mia voce che lo chiama, si gira, barcolla, cerca la voce, mi riconosce. "Avvisa tu mia moglie, Giovanni, digli che mi hai visto, che sto in piedi, non li far preoccupare". Lo tocco, poi mi fermo, non devo. Ha la pelle, ma non è più pelle, come una cosa dura e sciolta. Un operatore di qualità continua a saltarmi attorno, cosa facciamo? Mando via tutti quelli che piangono, che urlano, che sono sotto choc e non servono, non aiutano. Dico di non toccare Rocco, di scortarlo con la voce fuori: gli chiedo se se la sente di seguire i compagni, di seguire la voce. Va via, lo guardo mentre dondola e sembra cadere a ogni passo, mi sembra di impazzire. Mi butto avanti, tutta la campata è piena di fumo nero, bruciano i cavi di gomma, i tubi con l'acido, i manicotti. Vedo Boccuzzi che corre in giro a cercare una pompa, mi vede e mi urla in faccia: "Li ho tirati fuori, li ho tirati fuori. Ma Antonio Schiavone è vivo e sta bruciando lì per terra". In quel momento Schiavone urla nel fuoco. Tre grida. E tutte e tre le volte Toni Boccuzzi cerca di gettarsi tra le fiamme e dobbiamo tenerlo, ma lui ripete come un matto: "Il fuoco lo sta mangiando". Dico di portarlo via, fuori. Mi volto, e mi sento chiamare: "Giovanni, Giovanni". Non ci credo, guardo meglio, non si vede niente. Sono Bruno Santino e Giuseppe Demasi, due fantasmi bruciati, consumati dal fuoco eppure in piedi. Non mi sentono più parlare, non sanno dove andare, in che direzione cercare, sono ciechi. Poi Demasi si muove, barcolla verso la linea 4 tenendosi le mani davanti, come se fosse preoccupato di essere nudo. Mi avvicino e lo chiamo, si volta, chiama Bruno. Guardo la loro pelle scivolata via, non so cosa dire e loro mi cercano: "Giovanni, sei qui vicino? Guardaci, guardaci la faccia: com'è? Cosa ci siamo fatti, Giovanni?" Dicono gli operai che i sette, alla fine, sono morti perché da tempo erano diventati come invisibili.
8 luglio 2008
-Dal servizio dell’inviato Filippo Ceccarelli de la Repubblica (1) dell’inviato Paolo Franchi del Corriere della Sera (2) e del direttore de l’ Unità Antonio Padellaro (3)-
1) A Piazza Navona, all'imbrunire, il testacoda dell’antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti ….. Nulla del genere si era mai visto e ascoltato, a memoria di osservatore. Ci si sorprende a pensare che continuano a spostarsi e a strapparsi i confini della vita pubblica. Dall'indignazione all'incazzatura con divagazioni sessuali e religiose è un passaggio che trascende il linguaggio per un movimento senza nome, senza destino e senza confini.
2) Forse più che verso la cosiddetta sinistra radicale, che ha tanti difetti e tanti guai, ma almeno da quello che impropriamente chiamiamo giustizialismo è in larga misura immune, è nei confronti delle bravissime persone che ieri si sono date numerose convegno a piazza Navona che andrebbe condotta quella che un tempo si chiamava una battaglia politica e ideale. Per sottrarne quante più è possibile all'egemonia di culture, chiamiamole così, e di leader che con il riformismo e la sinistra così come mediamente si intendono sotto ogni cielo non hanno niente da spartire. Non c'è riformista sulla faccia della terra a cui potrebbero passare per la testa le volgarità inaudite di Beppe Grillo sul presidente Napolitano, non c'è donna di sinistra che pronuncerebbe le parole riservate a un'altra donna, ancorché ministro del governo Berlusconi, da Sabina Guzzanti: e suonano un po' ipocrite le parole di dissociazione che, a cose fatte, alcuni illustri partecipanti alla manifestazione si sono sentiti in dovere di dire. Veltroni, prendendo le distanze da Di Pietro, ha detto nei giorni scorsi che delle alleanze si giudicano gli esiti, ma non ci si pente. Anche se pentimento in politica è una parola stupida e un po' equivoca, sbaglia. Quello fu un errore. Un errore serio e grave, destinato in partenza a produrre i guai che ha prodotto e che non riguardano solo quella buona creanza per cui non si dà del magnaccia al presidente del Consiglio. Riconoscerlo e tirarne le conseguenze (che non significa affatto alzare bandiera bianca sulla giustizia) sarà impopolare, ma è necessario. E i leader veri, e convinti delle proprie idee, sanno che ci sono momenti in cui l'impopolarità bisogna sfidarla.
3) Peccato! Se piazza Navona applaude Giorgio Napolitano e Beppe Grillo lo insulta, noi stiamo con la piazza e stiamo con il presidente della Repubblica. Noi stiamo con Furio Colombo che ha dato una scossa a quella folla azzittita da troppe imbarazzanti volgarità ricordando quello che tutti volevamo sentire. Che si era lì in tanti non per attaccare Veltroni o per deridere l’opposizione del Pd ma per protestare contro il governo dell’impunità e delle impronte digitali ai bambini rom. Siamo con Moni Ovadia che ha detto: «noi stiamo qui per esserci», condensando in cinque parole un sentimento comune di non rassegnazione. Stiamo con Rita Borsellino, donna di ferro. Stiamo con Andrea Camilleri e con le sue civilissime poesie incivili. È un vero peccato che Antonio Di Pietro non abbia capito che quella piazza chiedeva concordia e che l’aveva avuta nelle parole (anche sue) e nei toni e negli accenti, fino a quando una voce dall’aldilà non ha fatto piazza pulita di sentimenti e speranze sentenziando con un vaffanculo che era tutto inutile e che l’Italia era perduta per sempre. Se inviti Grillo avrai Grillo. Che non è il diavolo ma che persegue una sua personale profezia di sfascio e dissoluzione dalle cui rovine, figuriamoci, nascerà il nuovo e il giusto. Cosa aveva a che fare questa apocalisse condita di oltraggi al Papa con una manifestazione di protesta contro il governo, resta un mistero. Forse neanche Berlusconi aveva sperato in tanto: un girotondo che servisse alla causa del peggiore, la sua. L ’opposizione non è un pranzo di gala e forse ci voleva una piazza Navona per restituire la parola a una base lasciata troppo sola dopo la batosta elettorale. Ma l’opposizione non si costruisce né con le scorciatoie e né mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, magari per togliere qualche voto al vicino di banco. L’opposizione è soprattutto una scommessa sul futuro. Speriamo, ieri, di non averla perduta
Non c’è confronto ovviamente fra la mia minuscola, e la sua gigantesca, autorevolezza, ma come Gad Lerner anch’io non sono interessato a scegliere fra Di Pietro e Berlusconi, ma purtroppo per me, a differenza sua, oggi, il giorno dopo Piazza Navona II, non so proprio più da che parte sbattere la testa. Con questa ultima mia smetto di annoiarvi.
Ciao vittorio
Il catalogo è questo
Il “catalogo” che illustra il nostro disgraziato paese è molto più lungo del “bigino” da me qui sotto esposto. Ma gli “articoli” che ne ho spulciato credo proprio ne facciano parte a pieno titolo. Capita però che sia la “volgarità dei Grillo e delle Guzzanti”, l’imperizia antipatica dei Di Pietro, la saccenteria dei Travaglio, l’ingenuità dei Colombo ad essere infilzata sulle picche di chi trova comunque il modo di spassarsela da sempre (da destra dal centro e da sinistra) nella melletta in cui sempre più, tutti si affonda.
Sembra proprio insomma, che l’oscena volgarità della morte causata ogni giorno in mille modi diversi e senza soluzione di continuità sin da quando l’Italia ha cessato di essere una mera espressione geografica, non valga nemmeno la decimillesima parte della pur criticabile volgarità di un “blowjob” (magari solo mestamente virtuale) che si abbia l’ardire di evocare, o di quella presunta volgarità (meno criticabile e meno volgare) ma ancora più terrificante a quanto si legge, delle critiche che si possono rivolgere niente meno che ad un Papa o ad un Presidente della Repubblica.
Mi sento sempre più spaesato, perso, senza più punti di riferimento, senza il più fioco dei lumicini che mi segnali da che parte stia un qualsiasi, anche provvisorio, approdo.
Mi sento magari anche un poco vigliacco per quello che sto per fare, ma intendo farlo, anche se so che nel mio caso non interessa certo alle masse; prendermi una pausa di silenzio, non so quanto lunga, in cui continuare a parlare solo con me stesso.
Vittorio Melandri
2 aprile del 1985
-Pescando notizie in “rete”-
In località PizzoLungo (Trapani) Barbara Rizzo coniugata Asta, stava accompagnando a scuola i suoi due gemelli, Salvatore e Giuseppe di 6 anni, quando un’auto posteggiata, imbottita con 20 kg di tritolo, venne fatta esplodere proprio nell’istante in cui l’auto del giudice Carlo Palermo stava superando entrambe. L’auto di Barbara così fece da scudo a quella del giudice e venne disintegrata. Barbara, Salvatore e Giuseppe furono ridotti in pezzi. Si legge del corpo della madre sventrato e senza un braccio, del piede di un bambino nel cortile di una casa, del lobo di un orecchio sul comodino di una signora che aveva la finestra aperta.
5 dicembre 2007
-Dalla cronaca del direttore de la Repubblica, per l’occasione tornato cronista-
Il primo è Rocco Marzo, il capoturno, che aveva addosso la radio e il telefono interno, bruciati nel primo secondo. Appare all'improvviso, al passaggio tra la linea 4 e la 5. Non avevo mai visto un uomo così. Anzi sì: dal medico, quei tabelloni dov'è disegnato il corpo umano senza pelle, per mostrarti gli organi interni. La stessa cosa. Le fasce muscolari, i nervi, non so, tutto in vista. Occhi e orecchie, non parliamone. Non mi vede, non può vedere, ma sente la mia voce che lo chiama, si gira, barcolla, cerca la voce, mi riconosce. "Avvisa tu mia moglie, Giovanni, digli che mi hai visto, che sto in piedi, non li far preoccupare". Lo tocco, poi mi fermo, non devo. Ha la pelle, ma non è più pelle, come una cosa dura e sciolta. Un operatore di qualità continua a saltarmi attorno, cosa facciamo? Mando via tutti quelli che piangono, che urlano, che sono sotto choc e non servono, non aiutano. Dico di non toccare Rocco, di scortarlo con la voce fuori: gli chiedo se se la sente di seguire i compagni, di seguire la voce. Va via, lo guardo mentre dondola e sembra cadere a ogni passo, mi sembra di impazzire. Mi butto avanti, tutta la campata è piena di fumo nero, bruciano i cavi di gomma, i tubi con l'acido, i manicotti. Vedo Boccuzzi che corre in giro a cercare una pompa, mi vede e mi urla in faccia: "Li ho tirati fuori, li ho tirati fuori. Ma Antonio Schiavone è vivo e sta bruciando lì per terra". In quel momento Schiavone urla nel fuoco. Tre grida. E tutte e tre le volte Toni Boccuzzi cerca di gettarsi tra le fiamme e dobbiamo tenerlo, ma lui ripete come un matto: "Il fuoco lo sta mangiando". Dico di portarlo via, fuori. Mi volto, e mi sento chiamare: "Giovanni, Giovanni". Non ci credo, guardo meglio, non si vede niente. Sono Bruno Santino e Giuseppe Demasi, due fantasmi bruciati, consumati dal fuoco eppure in piedi. Non mi sentono più parlare, non sanno dove andare, in che direzione cercare, sono ciechi. Poi Demasi si muove, barcolla verso la linea 4 tenendosi le mani davanti, come se fosse preoccupato di essere nudo. Mi avvicino e lo chiamo, si volta, chiama Bruno. Guardo la loro pelle scivolata via, non so cosa dire e loro mi cercano: "Giovanni, sei qui vicino? Guardaci, guardaci la faccia: com'è? Cosa ci siamo fatti, Giovanni?" Dicono gli operai che i sette, alla fine, sono morti perché da tempo erano diventati come invisibili.
8 luglio 2008
-Dal servizio dell’inviato Filippo Ceccarelli de la Repubblica (1) dell’inviato Paolo Franchi del Corriere della Sera (2) e del direttore de l’ Unità Antonio Padellaro (3)-
1) A Piazza Navona, all'imbrunire, il testacoda dell’antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti ….. Nulla del genere si era mai visto e ascoltato, a memoria di osservatore. Ci si sorprende a pensare che continuano a spostarsi e a strapparsi i confini della vita pubblica. Dall'indignazione all'incazzatura con divagazioni sessuali e religiose è un passaggio che trascende il linguaggio per un movimento senza nome, senza destino e senza confini.
2) Forse più che verso la cosiddetta sinistra radicale, che ha tanti difetti e tanti guai, ma almeno da quello che impropriamente chiamiamo giustizialismo è in larga misura immune, è nei confronti delle bravissime persone che ieri si sono date numerose convegno a piazza Navona che andrebbe condotta quella che un tempo si chiamava una battaglia politica e ideale. Per sottrarne quante più è possibile all'egemonia di culture, chiamiamole così, e di leader che con il riformismo e la sinistra così come mediamente si intendono sotto ogni cielo non hanno niente da spartire. Non c'è riformista sulla faccia della terra a cui potrebbero passare per la testa le volgarità inaudite di Beppe Grillo sul presidente Napolitano, non c'è donna di sinistra che pronuncerebbe le parole riservate a un'altra donna, ancorché ministro del governo Berlusconi, da Sabina Guzzanti: e suonano un po' ipocrite le parole di dissociazione che, a cose fatte, alcuni illustri partecipanti alla manifestazione si sono sentiti in dovere di dire. Veltroni, prendendo le distanze da Di Pietro, ha detto nei giorni scorsi che delle alleanze si giudicano gli esiti, ma non ci si pente. Anche se pentimento in politica è una parola stupida e un po' equivoca, sbaglia. Quello fu un errore. Un errore serio e grave, destinato in partenza a produrre i guai che ha prodotto e che non riguardano solo quella buona creanza per cui non si dà del magnaccia al presidente del Consiglio. Riconoscerlo e tirarne le conseguenze (che non significa affatto alzare bandiera bianca sulla giustizia) sarà impopolare, ma è necessario. E i leader veri, e convinti delle proprie idee, sanno che ci sono momenti in cui l'impopolarità bisogna sfidarla.
3) Peccato! Se piazza Navona applaude Giorgio Napolitano e Beppe Grillo lo insulta, noi stiamo con la piazza e stiamo con il presidente della Repubblica. Noi stiamo con Furio Colombo che ha dato una scossa a quella folla azzittita da troppe imbarazzanti volgarità ricordando quello che tutti volevamo sentire. Che si era lì in tanti non per attaccare Veltroni o per deridere l’opposizione del Pd ma per protestare contro il governo dell’impunità e delle impronte digitali ai bambini rom. Siamo con Moni Ovadia che ha detto: «noi stiamo qui per esserci», condensando in cinque parole un sentimento comune di non rassegnazione. Stiamo con Rita Borsellino, donna di ferro. Stiamo con Andrea Camilleri e con le sue civilissime poesie incivili. È un vero peccato che Antonio Di Pietro non abbia capito che quella piazza chiedeva concordia e che l’aveva avuta nelle parole (anche sue) e nei toni e negli accenti, fino a quando una voce dall’aldilà non ha fatto piazza pulita di sentimenti e speranze sentenziando con un vaffanculo che era tutto inutile e che l’Italia era perduta per sempre. Se inviti Grillo avrai Grillo. Che non è il diavolo ma che persegue una sua personale profezia di sfascio e dissoluzione dalle cui rovine, figuriamoci, nascerà il nuovo e il giusto. Cosa aveva a che fare questa apocalisse condita di oltraggi al Papa con una manifestazione di protesta contro il governo, resta un mistero. Forse neanche Berlusconi aveva sperato in tanto: un girotondo che servisse alla causa del peggiore, la sua. L ’opposizione non è un pranzo di gala e forse ci voleva una piazza Navona per restituire la parola a una base lasciata troppo sola dopo la batosta elettorale. Ma l’opposizione non si costruisce né con le scorciatoie e né mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, magari per togliere qualche voto al vicino di banco. L’opposizione è soprattutto una scommessa sul futuro. Speriamo, ieri, di non averla perduta
mercoledì 9 luglio 2008
Besostri: Berlusconi presidente?
Berlusconi Presidente della Repubblica?
Se il successo di una manifestazione si giudica, oltre che dal numero di partecipanti, dall’impatto mediatico, l’iniziativa dell’IDV di Di Pietro, dei nuovi girotondi e di personalità sparse, ha avuto successo.
Preoccupano certamente le cadute di stile, e l’errore politico di attaccare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma non bisogna dimenticare gli attentati allo Stato di diritto ed all’ordinamento costituzionale delle leggi ad personam.
Nella stessa giornata c’è stata un’altra iniziativa politica, la prima promossa dal Partito Socialista, di silenzioso sostegno al Presidente della Repubblica: l’impatto mediato praticamente nullo.
Il PD è in difficoltà, ma come diceva il padre Dante “chi è causa del suo male pianga sé stesso”.
Il PD ha scelto scientemente di allearsi soltanto con Di Pietro, facendo un calcolo di interesse di bottega, perciò anche politico, ma in senso deteriore.
La degenerazione parlamentarista è evidente in tutto lo spettro politico, anche nel centro-sinistra e nella sinistra antagonista.
Le previsioni (ancorché si rivelassero sbagliate) sul numero di voti o di parlamentari sono ormai la ragione principale, se non esclusiva, delle scelte elettorali.
Veltroni si è alleato con Di Pietro, per captare voti alla coalizione senza danneggiare la potenzialità di voto del PD. Se, invece, avesse accettato l’apparentamento con una lista a sinistra del PD l’effetto sarebbe stato un risultato complessivo più favorevole alla coalizione, ma a danno dei voti PD.
Chi ha votato sotto il ricatto del voto utile, avrebbe votato per la lista di sinistra, per quanto moderata e socialista fosse.
Ora Di Pietro cerca di capitalizzare, in vista delle elezioni europee lo sdegno antiberlusconiano nell’esclusivo interesse del suo partito anche a costo di indebolire il PD.
Senza più il ricatto del voto utile l’aggressività dell’IDV potrebbe essere apprezzata da quella quota dell’elettorato di sinistra, smarrito dalla sconfitta cocente e, aggiungo, irrimediabile della Sinistra Arcobaleno, altro calcolo elettoralistico sbagliato.
Il calcolo elettoralistico fa premio su tutto.
Di Pietro ha preso le distanze dalle volgari intemperanze di Grillo, ma non potrà rompere perché nella sua strategia non può permettersi che a Grillo venga in mente di presentarsi alle europee con una propria lista.
La pericolosità della manovra di delegittimare Giorgio Napolitano consiste nell’eventualità che il Presidente si dimetta anzitempo nel corso di questa legislatura spianando la strada alla elezione di Berlusconi a Capo dello Stato.
In termini tattici ciò aprirebbe un marasma nell’alleanza di governo, ma ne vale la pena?
Centro-sinistra e sinistra hanno bisogno di ridefinirsi, di elaborare programmi alternativi a quelli della maggioranza: non di cadere nella manovra politicista di giocare sulle contraddizioni latenti nel PdL e su quelle più visibili tra PdL e Lega Nord.
I socialisti sono riusciti a chiudere il loro Congresso con una parvenza di unità. Hanno fatto bene a sostenere il Presidente della Repubblica, mentre hanno sbagliato a dare un avallo preventivo alla legge sull’immunità temporanea delle massime cariche dello Stato con legge ordinaria. Senza modifica della Costituzione il “lodo Alfano” è a rischio di incostituzionalità, come ritiene la grande maggioranza dei giuspubblicisti.
Sinistra Democratica è ancora alla ricerca di un ubi consistam tra il socialismo europeo e le sirene dell’unità della sinistra.
Rifondazione Comunista è sull’orlo di una scissione o, nel migliore dei casi, di una crisi di nervi: comunque il revisionismo bertinottiano ha cessato di essere un fattore propulsivo.
Ad ogni piè sospinto ci sono elezioni, mentre una pausa di riflessione politica e teorica sarebbe necessaria senza l’incubo del risultato elettorale.
Il punto è quello della attualità del socialismo nel XXI secolo: le condizioni oggettive ci sono ma quelle soggettive latitano.
Felice Besostri
Se il successo di una manifestazione si giudica, oltre che dal numero di partecipanti, dall’impatto mediatico, l’iniziativa dell’IDV di Di Pietro, dei nuovi girotondi e di personalità sparse, ha avuto successo.
Preoccupano certamente le cadute di stile, e l’errore politico di attaccare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma non bisogna dimenticare gli attentati allo Stato di diritto ed all’ordinamento costituzionale delle leggi ad personam.
Nella stessa giornata c’è stata un’altra iniziativa politica, la prima promossa dal Partito Socialista, di silenzioso sostegno al Presidente della Repubblica: l’impatto mediato praticamente nullo.
Il PD è in difficoltà, ma come diceva il padre Dante “chi è causa del suo male pianga sé stesso”.
Il PD ha scelto scientemente di allearsi soltanto con Di Pietro, facendo un calcolo di interesse di bottega, perciò anche politico, ma in senso deteriore.
La degenerazione parlamentarista è evidente in tutto lo spettro politico, anche nel centro-sinistra e nella sinistra antagonista.
Le previsioni (ancorché si rivelassero sbagliate) sul numero di voti o di parlamentari sono ormai la ragione principale, se non esclusiva, delle scelte elettorali.
Veltroni si è alleato con Di Pietro, per captare voti alla coalizione senza danneggiare la potenzialità di voto del PD. Se, invece, avesse accettato l’apparentamento con una lista a sinistra del PD l’effetto sarebbe stato un risultato complessivo più favorevole alla coalizione, ma a danno dei voti PD.
Chi ha votato sotto il ricatto del voto utile, avrebbe votato per la lista di sinistra, per quanto moderata e socialista fosse.
Ora Di Pietro cerca di capitalizzare, in vista delle elezioni europee lo sdegno antiberlusconiano nell’esclusivo interesse del suo partito anche a costo di indebolire il PD.
Senza più il ricatto del voto utile l’aggressività dell’IDV potrebbe essere apprezzata da quella quota dell’elettorato di sinistra, smarrito dalla sconfitta cocente e, aggiungo, irrimediabile della Sinistra Arcobaleno, altro calcolo elettoralistico sbagliato.
Il calcolo elettoralistico fa premio su tutto.
Di Pietro ha preso le distanze dalle volgari intemperanze di Grillo, ma non potrà rompere perché nella sua strategia non può permettersi che a Grillo venga in mente di presentarsi alle europee con una propria lista.
La pericolosità della manovra di delegittimare Giorgio Napolitano consiste nell’eventualità che il Presidente si dimetta anzitempo nel corso di questa legislatura spianando la strada alla elezione di Berlusconi a Capo dello Stato.
In termini tattici ciò aprirebbe un marasma nell’alleanza di governo, ma ne vale la pena?
Centro-sinistra e sinistra hanno bisogno di ridefinirsi, di elaborare programmi alternativi a quelli della maggioranza: non di cadere nella manovra politicista di giocare sulle contraddizioni latenti nel PdL e su quelle più visibili tra PdL e Lega Nord.
I socialisti sono riusciti a chiudere il loro Congresso con una parvenza di unità. Hanno fatto bene a sostenere il Presidente della Repubblica, mentre hanno sbagliato a dare un avallo preventivo alla legge sull’immunità temporanea delle massime cariche dello Stato con legge ordinaria. Senza modifica della Costituzione il “lodo Alfano” è a rischio di incostituzionalità, come ritiene la grande maggioranza dei giuspubblicisti.
Sinistra Democratica è ancora alla ricerca di un ubi consistam tra il socialismo europeo e le sirene dell’unità della sinistra.
Rifondazione Comunista è sull’orlo di una scissione o, nel migliore dei casi, di una crisi di nervi: comunque il revisionismo bertinottiano ha cessato di essere un fattore propulsivo.
Ad ogni piè sospinto ci sono elezioni, mentre una pausa di riflessione politica e teorica sarebbe necessaria senza l’incubo del risultato elettorale.
Il punto è quello della attualità del socialismo nel XXI secolo: le condizioni oggettive ci sono ma quelle soggettive latitano.
Felice Besostri
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