sabato 30 maggio 2026

Franco Astengo: Edgar Morin, la mia sinistra e il socialismo della finitudine

EDGAR MORIN: LA MIA SINISTRA E IL "SOCIALISMO DELLA FINITUDINE" di Franco Astengo E' morto Edgar Morin: a 104 anni uno degli ultimi maîtres à penser della cultura contemporanea. Sociologo, filosofo, antropologo e epistemologo: un “intellettuale onnivoro”. Mi permetto di ricordarlo (in maniera del tutto indegna considerato un evidente deficit culutrale da parte mia) per via di un passaggio di pensiero che mi ha fatto ritornare ad un testo di Felice Besostri, la cui mancanza proprio in questi giorni non è mai stata così forte nella sinistra italiana. Nel luglio 2014 sul blog "Perchè la sinistra" compariva infatti un intervento di Felice che prendeva spunto proprio dal libro di Morin "Ma gauche" (Erickson, Trento 2011) : "La sua sinistra è anche la mia, quella che ricomponga i suoi filoni ideali storici : socialista, comunista e libertaria con l’aggiunta dell’Ambientalismo e dei diritti umani e civili. Si parla dei filoni ideali, perché le loro realizzazioni storiche hanno deluso, mentre gli ideali non tradiscono mai. La situazione attuale della sinistra è peggiore che 100 anni fa. Ora come allora la sinistra è divisa, ma almeno allora si divideva tra socialdemocratici e comunisti su come arrivare ad una società socialista, non per avervi rinunciato. Allora si pensava che il Partito dovesse prefigurare la futura società. Se ne fossimo ancora convinti ci sarebbe da averne paura. Sappiamo tutti come è la vita interna ai partiti. Cosa manca alla sinistra per aspirare a governare il paese con suoi uomini e donne e suoi programmi? Si pensa che non ha un leader carismatico. Sbagliato! È la mancanza di sintonia con la maggioranza dei cittadini, quelli che hanno pagato e pagheranno la crisi. Più che di un leader abbiamo bisogno di tante persone assolutamente normali che vivano insieme ad altri come loro, ne ascoltino le domande anche se non hanno subito l3 risposte, ma si impegnano cercarle. C’è una crisi della rappresentanza e perciò della democrazia, anche perché ci si è fatti abbagliare a sinistra dai miti della governabilità, ma anche perché abbiamo separato la rappresentanza dalla sua organizzazione. Denunciamo che i poveri assoluti sono passati da 2 milioni e 400 mila a 4 milioni e 800 mila. E’ un dramma che non si traduce in un aumento dei consensi per chi ritiene che sia intollerabile. Ci sono anche 2 milioni e mezzo di depressi, che non si aggiungono ai poveri assoluti, è molto probabile che i poveri assoluti siano anche depressi. Perché questo fatto, la mancanza di consenso tra chi è emarginato, non è al centro delle nostre riflessioni? Che è poi l’unico modo per rendere credibile il legame indissolubile tra libertà democrazia e socialismo. Quello cui credo perché lo ripeto sono qua da socialista, e i socialisti devono ritrovare piena cittadinanza nella sinistra" Fin qui Felice Besostri nell'occasione citata. Su quella base elaborammo , lui socialista e chi scrive proveniente da un comunismo almeno anomalo dal punto di vista delle appartenenze immediate, l'idea del "socialismo della finitudine" le cui basi politiche ancora nel 2020 eravamo così capaci di riassumere: Siamo nel pieno di un processo di cambiamento che richiede uno sforzo di rielaborazione cui nessuna generazione è mai stata chiamata, a partire dalla prima rivoluzione industriale e dal sorgere del capitalismo e dall’organizzarsi della classe operaia nei sindacati e nei partiti di massa. E’ questo , della presa d’atto dell’avvenuto mutamento di paradigma, il senso di una proposta d’analisi che ci siamo permessi di definire come del “socialismo della finitudine”. “Socialismo della finitudine” per ripartire dall’idea dell’impossibilità, rispetto a quello che abbiamo pensato per un lungo periodo di tempo,di procedere sulla linea dello sviluppo infinito inteso quale motore della storia inesorabilmente lanciato verso “le magnifiche sorti e progressive”. Il primo punto di programma di una aggregazione politica così teoricamente impostata dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il meccanismo di accumulazione dominante (forse qui servirebbe un punto d'aggiornamento attorno al tema dell'egemonia dell'AI e dei sui produttori e del loro strapotere tecnocratico anche sul piano ideale).Una progettazione e una programmazione che non potrà essere che governata dal “pubblico” e non potrà essere lasciata all'arbitrio di chi crede come dogma assoluto lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo". Naturalmente tutto l'impianto di questa proposta ruotava (e ruota) attorno all'intreccio tra l'antica, insopprimibile "contraddizione principale" e le nuove fratture affermatesi nella fase "post-materialista" (almeno così rozzamente definibile). Un intreccio la cui definizione e trasformazione in progetto politico appare più che mai oggi in fatale ritardo nell'assenza di un disegno di società alternativa e di sintesi politica. Felice Besostri ci ha lasciato nei primi giorni del 2024, Edgar Morin adesso: senza presunzione possiamo considerare l'idea del "socialismo della finitudine" come un lascito di entrambi cui tenere fede mantenendo l'impegno quotidiano nella ricerca e nella militanza.

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