martedì 10 febbraio 2009

Fulvia Bandoli: la sinistra che vuole durare nel tempo

dal sito di sd

La Sinistra che vuole durare nel tempo
Non è facile dar credito ai vari pezzi di sinistra oggi in Italia: siamo stati parecchi mesi tramortiti dalla sconfitta, abbiamo risposto con una sequela di congressi , fatichiamo a riprendere legami sociali, non riusciamo ad ascoltare con continuità le donne e gli uomini che di sinistra sono e vorrebbero rimanere, e i nostri pensieri faticano a diventare proposte concrete volte ad un altro sviluppo economico e sociale, una critica radicale e coerente al liberismo . Neppure la travolgente crisi economica frutto del più sfrenato libero mercato e del più devastante insieme di speculazioni finanziarie conosciute finora – crisi che ripropone con forza il tema della crescente ingiustizia sociale del capitalismo- ci ha distolti del tutto dalle nostre piccole beghe. Eppure la sinistra c’è, sono principi radicati nella coscienza di milioni di persone, storia di battaglie antiche, recenti e nuove da fare, un insieme di culture politiche. Questo”popolo” oggi non ha riferimenti politici e non trova convincenti le ipotesi che finora gli sono state sottoposte. E infatti non ci ha votato. Così accade che molti elettori di sinistra votino il Pd …ma se chiedi loro di dirti cosa pensano di quel partito l’imbarazzo è visibile. Oppure si astengono. O scelgono l’IDV perché Di Pietro urla più forte. E altri ancora votano la Lega. Una scelta territoriale e difensiva, nell’illusione egoistica e protezionista di potersi salvare da soli quando il resto d’Italia ( il sud in particolare va a fondo) e il mondo intero annaspa nella povertà crescente ( causa delle grandi migrazioni) e nei limiti oramai invalicabili nell’uso di risorse naturali primarie come il petrolio, l’acqua, l’aria, il territorio. Scelgono tra quel che c’è, spesso si turano il naso, è non è cosa buona.
Io non chiedo clemenza , gli errori sono stati enormi. Quel che mi aspetto è qualcosa di diverso: meno gossip e più politica. Me lo aspetto dal Manifesto perché agli altri giornali non avrebbe senso chiederlo. Dopo l’approvazione dello sbarramento al 4 % ( l’unica “riforma” votata insieme da PDL e PD ) siamo di fronte ad un’altra elezione e anche stavolta non siamo pronti. Non è pronto chi vorrebbe saltare un turno o chi sostiene l’ipotesi di un cartello elettorale che incolli insieme pezzi e pezzetti perché così si salva la Sinistra ( ma quale interesse potrebbe avere un elettore a salvare questa sinistra così com’è? Milioni di donne e uomini di sinistra vorrebbero piuttosto una sinistra utile, popolare, che ritrova radici e che metta da parte i suoi vizi, una forza politica che salvi loro e li aiuti in questa crisi devastante..). Non è pronto chi ripropone l’ennesima rifondazione di un soggetto solo comunista ( e non potrebbe esserlo perché la crisi del comunismo internazionale per la sua ampiezza e il suo fragore non ha consentito salvezza per nessuno dei partiti comunisti, neppure per il migliore di tutti, quello italiano). E non siamo pronti noi che abbiamo scelto con altri e altre in tante città italiane di dar vita ad un percorso costituente di un nuovo partito di Sinistra che punti ad unire diverse culture ed esperienze presenti a sinistra e che sia capace di ridar passione e partecipazione alla politica partendo da proposte
concrete sulla qualità dello sviluppo, sul lavoro, sulla giustizia sociale,sulla legalità. In quel “noi” un po’ improprio ci sono quelli usciti dai Ds perché il Pd a loro avviso era una scelta politica sbagliata ( non solo un amalgama mal riuscito), quelli che non si sono più sentiti a casa loro in rifondazione comunista, molti ecologisti che non si rassegnano ad un tipo di sviluppo dissipativo e ingiusto, varie associazioni e movimenti e migliaia di persone provenienti da mondi significativi come quelli del lavoro, della scuola, delle professioni, del pacifismo, delle battaglie ambientali locali. Queste sono le ipotesi in campo ma presentarle in modo caricaturale non serve a nessuno. Nessuno è pronto ma una scelta va fatta. Io non banalizzo la proposta avanzata dal vostro giornale ( saltare un giro) , non mi propongo di convincere i rifondatori del Comunismo a desistere dall’impresa, così come posso comprendere che il rimettersi ancora tutti insieme in un cartello ( pur avendo in mente progetti differenti) possa sembrare ad alcuni ( anche se a me non pare) un’ ipotesi percorribile. Chiederei dunque al vostro giornale di non chiamare “triciclo” il tentativo che altri ( tra cui chi scrive) intendono proporre. Mi aspetto che venga chiamato con il suo nome, quello che usano le varie migliaia di persone che lo animano già in varie città d’Italia. Quanto al rischio di non superare il 4 per cento direi che è insito in tutte le ipotesi considerate…meno quella di saltare un giro naturalmente. Ci muoviamo in un quadro politico terremotato dalla nascita del pd che ha lasciato macerie più di quanto abbia costruito e dalla sconfitta secca della sinistra arcobaleno. Non si può pretendere la luna. Si può partire umilmente con un percorso che ci porti ad avere entro quest’anno un nuovo partito della Sinistra, che cominci a macinare azione politica nei vari territori e nei luoghi di lavoro, rinnovi parole e progetti, sappia tessere relazioni , fare battaglie condivise e competere apertamente con il Pd che non è e non vuole essere un partito di sinistra. Un primo strumento per verificare quanti vogliono questo soggetto -e come lo vogliono costruire- è l’Associazione per la Sinistra nata già in circa cento città italiane e in molti piccoli paesi. Dal momento che questo nuovo partito ancora non esiste, e ci sono le elezioni europee, credo si debbano presentare insieme almeno quelle forze, persone ed esperienze sociali che lo vogliono costruire. Riportando verità nella politica, nominando le cose con il loro nome, prendendosi impegni che poi si mantengono, non sommando ceti politici dicendo di aver fatto un partito, non scambiando una lista per la madre di tutte le battaglie. E chiedendo aiuto, anche finanziario, a tutti coloro che condividono il progetto. Imparando dal Manifesto che nei momenti di bisogno chiede aiuto ai suoi lettori. Se faremo il 4 per cento sarà una sorpresa inattesa e in qualche modo persino immeritata, se non lo faremo il progetto non si fermerà perché non nasce per stare in piedi sei mesi ma per durare nel tempo.
*del Coordinamento Nazionale di Sd

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