Il Circolo Carlo Rosselli è una realtà associativa presente a Milano sin dal 1981. http://www.circolorossellimilano.org/
martedì 4 aprile 2017
Paolo Bagnoli: Mentalità autoritaria e massiccia ignoranza
mentalità autoritaria
e massiccia ignoranza
paolo bagnoli
da critica liberale
L’osservazione è elementare. I 5Stelle il loro obiettivo – dar vita a una democrazia
diretta – lo hanno già raggiunto. Il caso delle comunarie di Genova lo testimonia con
chiarezza: diretta, appunto, da Beppe Grillo. La deriva cui è giunto il sistema della politica
in Italia fa sì che un episodio sul quale si sarebbe dovuto dire molto sia stato ridotto a un
titolo di giornale. La concorrenza, cioè il Pd, per il piombo che ha nelle ali, pur
alimentando un continuo duro battibecco con i rivali, non ha la forza necessaria per
denunciare con la decisione dovuta il senso delle scelte genovesi e i toni, veramente
preoccupanti, con i quali il garante del Movimento ha risposto a chi, all’interno e
all’esterno di questo, ha avanzato delle critiche. Certo che del loro, e nel loro, Movimento i
5Stelle possono fare quello che vogliono. Per una forza, tuttavia, che punta al governo del
Paese la questione della mentalità e dei metodi con i quali essa agisce riguarda tutti poiché
la democrazia sta, o dovrebbe stare, a cuore a tutti. Sottovalutarlo equivale a una fuga
rispetto a una realtà inquietante.
Oramai la politica ci regala un continuo spettacolo di gazzarra che altro non è se non
la rappresentazione della patologia cui siamo giunti. In quello che succede non vi è, infatti,
morale ossia senso dei valori concernenti la politica e le istituzioni. La febbre del potere
unitamente alla bramosia della sua conquista e del suo esercizio, prevalgono su ogni
legittima aspirazione al governo del Paese. Nella lotta i cui runner di testa sono il Pd e i
5Stelle, si tritura tutto e ci sembra che il primo dei due sopracitati soggetti non si renda
conto dell’errore che fa nel rincorrere i grillini sul loro terreno invece di arginarli e
combatterli come dovrebbe. Aveva ragione Pietro Nenni: in politica c’è sempre uno più
puro che ti epura. Oggi possiamo dire che a un rottamatore ne segue un altro che lo è
ancora di più.
063
03 aprile 2017
8
La mentalità autoritativa e dogmatica ha trovato una sua esplicitazione applicativa
in un gesto che definire di protesta è sbagliato mentre si avrebbe dovuto avere il coraggio
di chiamarlo per quello che è stato: un vero e proprio episodio dal sapore squadristico. Ci
riferiamo, naturalmente, al bliz tentato dai 5Stelle nell’ufficio di presidenza della Camera
quale risposta alla bocciatura che esso aveva fatto sui vitalizi. Bene ha fatto la presidente
Laura Boldrini a dichiarare che la Camera “non si farà intimidire”. Ce n’è bisogno e a fronte
di quello che il capogruppo Pd, Ettore Rosato, ha qualificato come “un attacco violento e
barbaro”. Le pressioni intimidatorie, tuttavia, non sono finite poiché i grillini, non paghi
del gesto squadristico, hanno completato l’iniziativa arringando, per bocca del
vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio, la piazza con una filippica miserevole e
retorica che ha rappresentato un altro atto di intimidazione contro il Parlamento. Non
dimentichiamoci che Di Maio è quello delle liste di proscrizione dei giornalisti che avevano
fatto delle inchieste che lo riguardavano. Beppe Grillo, il garante, di par suo, si è indirizzato
alla presidente Boldrini in questi termini: ”Chieda scusa in ginocchio per suo sopruso”. Nei
grillini sembra venire a sublimazione tutto il veleno che in questi anni è montato contro il
Parlamento raffigurato come un luogo di salvaguardia castale, di usurpatori del privilegio e
non c’è da stupirsi di essere arrivati a questo punto quando sotto il manto perbenistico di
critiche su particolari situazioni, quando ciò che interessa è solo fare scandalo e generare
denigrazione. E’ inevitabile che a forza di seminare vento si raccolga tempesta.
Quelli dei grillini sono atti e dichiarazioni di una gravità inaudita. Il Paese appare
sotto schiaffo di un gruppo di crociati ai quali non basta rimproverare la gestione di Roma
che sembra, peraltro, avere ben assorbito e pure fatto assorbire, mentre occorrerebbe un
mobilitante coro di indignazione che suonasse anche a risveglio della responsabilità
democratica.
Il coro, però, non c’è. Comincia, invece, ad apparire qualche analisi seria sui 5Stelle
quale quella che Ernesto Galli della Loggia ha consegnato il 25 marzo scorso al “Corriere
della Sera”. Il succo del ragionamento di Galli della Loggia è che gli esponenti del grillismo
i quali stucchevolmente esternano la sicumera dei primi della classe, presentandosi come
“diversi e migliori”, non hanno nessuno dei fondamentali per divenire una classe dirigente.
Riportiamo un brano dell’articolo che ci ha colpito. Scrive il professore riferendosi,
appunto, alla dirigenza grillina, quella che ha tentato il bliz all’ufficio di presidenza della
Camera e poi aizzato la piazza contro la funzione parlamentare preferendo gesti ai discorsi:
“Con la giovane età che per, lo più li contraddistingue essi appaiono, infatti, anche il frutto
compiuto dello sfasciato sistema d’istruzione del loro (e ahimè nostro) Paese. Nel loro
modo di parlare e di ragionare, nel loro lessico, è facile indovinare, curriculum scolastici
063
03 aprile 2017
9
rabberciati, insegnanti troppo indulgenti, lauree triennali in scienze della comunicazione,
studi svogliati, poche letture, promozioni strappate con i denti. S’indovina cioè un vuoto. Il
multiforme vuoto italiano di questi anni, in cui tutto sembra sgretolarsi e finire. Un vuoto a
cui come elettori, peraltro, si può essere pure tentati di accostarsi con la speranza - sempre
l’ultima a morire – che esso celi qualcosa di buono che a prima vista non è dato scorgere
ma che forse c’è, in fondo chissà potrebbe pure esserci. Salvo restare ogni volta
regolarmente delusi.” D’altronde il solito Di Maio che trasforma, nel corso di una
trasmissione televisiva, il sociologo Luciano Gallino nello “psicologo Gallini”, conferma che
Galli della Loggia dice cose vere. E ha sempre ragione: i 5Stelle rappresentano un salto nel
vuoto; non solo non sono l’alternativa alla crisi del sistema, ma testimoniano della
terminalità cui questo sembra essere giunta.
Rispondendo a Pier Luigi Bersani che aveva tentato un’apertura, molto tattica in
vero, verso i 5 Stelle per costruire una difficoltà al suo ex-partito, il presidente della
Regione Toscana Enrico Rossi, figura di primo piano del neonato movimento “Articolo 1”,
Rossi ha preso le distanze dalle aperture bersaniane definendo i grillini “reazionari e
inquietanti”. In altri termini ha avuto, se non altro, il buon senso di gridare la nudità del re.
Bersani dal canto suo ha cercato di recuperare buttando sul tavolo, questa volta, un’altra
verità: la crescita registrata dai 5Stelle in questi anni è frutto dell’insufficienza del
centrosinistra che non ha fatto, e non fa, il suo mestiere e che, limitandosi a dargli del
populista, finisce per portare acqua al loro mulino.
Ora, poiché il confronto di fondo della politica italiana si gioca, nella partita per il
governo, tra Pd e 5Stelle il quadro complessivo cui siamo di fronte è veramente
preoccupante in una perdita generale di senso comune che, in una democrazia politica
cosciente di cosa essa sia e rappresenti, costituisce un fattore morale concreto tutt’altro che
marginale.
Franco Astengo: Disoccupazione
DISOCCUPAZIONE: DATI CONTRADITTORI E FRAGILITA’ STRUTTURALE (a cura di Franco Astengo)
Questi i dati apparsi oggi in materia di occupazione:
“Il tasso di disoccupazione a febbraio scende all'11,5% (-0,3 punti percentuali). In forte calo soprattutto il tasso di disoccupazione giovanile, che torna ai livelli del 2012, 35,2%. Al calo della disoccupazione tuttavia non corrisponde un aumento degli occupati: infatti il numero è stabile rispetto a gennaio, e in effetti, rileva l'Istat, si mantiene anche sugli stessi livelli dei quattro mesi precedenti. Mentre la stima delle persone in cerca di occupazione registra un forte calo su base mensile (-2,7%, pari a meno 83 mila): il calo interessa uomini e donne ed è più accentuato tra i 15-24enni e gli over 50. E la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni nell’ultimo mese è in crescita (più 0,4%, pari a più 51 mila). L’aumento si concentra tra gli uomini, mentre calano leggermente le donne e coinvolge tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è pari al 34,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali su gennaio.
Per quanto in calo, il tasso di disoccupazione italiano rimane più alto di quello dell'Eurozona, che in febbraio, comunica Eurostat, è pari al 9,5%, in calo dal 9,6% di gennaio e dal 10,3% di febbraio 2016. Si tratta del livello più basso da maggio 2009. Nell'Unione il tasso è all'8%, in calo dall'8,1% di gennaio e dall'8,9% di febbraio 2016, minimo da gennaio 2009.
Da qualche mese l'Istat sta anche confrontando i dati sull'occupazione con quelli demografici. Al netto della componente demografica, dunque (le tendenze di fondo sono la riduzione del numero dei giovani e l'aumento delle fasce più anziane) cresce l'incidenza degli occupati sulla popolazione in tutte le fasce di età. Ma si afferma sempre di più "il ruolo predominante degli ultracinquantenni nello spiegare la crescita occupazionale, anche per effetto dell'aumento dell'età pensionabile".
GLI OCCUPATI. Nonostante il calo della disoccupazione, in quadro non è molto incoraggiante nel confronto mensile, mentre in quello annuale si registra invece ancora un significativo aumento degli occupati, 294.000 unità. Sono quasi tutti lavoratori dipendenti (280.000) ma meno della metà (102.000) sono permanenti). Nel confronto mensile invece non si registra alcuna variazione degli occupati.
DISOCCUPATI E INATTIVI. Robusto invece l'aumento degli inattivi, che però riguarda esclusivamente gli uomini, il cui tassi di inattività sale pertanto al 25,1% mentre quello femminile cala al 44,4%. Per cui è vero che a febbraio ci sono 83.000 disoccupati in meno rispetto a gennaio, ma anche 51.000 inattivi in più.
I GIOVANI. Sulla componente giovanile va fatta una premessa: nella fascia di età 15-24 anni in Italia solo il 10% è in cerca di lavoro. Gli altri non rientrano nelle forze di lavoro, e quindi non vanno considerati nè per il calcolo del tasso di disoccupazione né di quello di occupazione. E quindi, spiega l'Istat, "l'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa età è pari all'8,9% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato). Se si guarda ai numeri assoluti, per i giovani non cambia un granché: infatti a febbraio il numero degli occupati è invariato, quello dei disoccupati si riduce di 41.000 unità ma quello degli inattivi aumenta di 38.000 nel confronto mensile. Nel confronto annuale invece le differenze sono un po' più significative: ci sono 15.000 occupati in più, 78.000 disoccupati in meno e 36.000 inattivi in più.”
ALLARME TRENTENNI. Le fasce d'età che mostrano seri problemi nel mercato del lavoro sono però quelle di mezzo. Infatti per la fascia 25-34 anni c'è sia una riduzione degli occupati che un aumento di disoccupati e inattivi nel confronto mensile e in quello tendenziale. Su base annua i dati sono preoccupanti: 17.000 occupati in meno, 57.000 disoccupati in più e 126.000 inattivi in più. Altrettanto allarmanti i dati della fascia successiva: infatti c'è un calo su base annua di 106.000 occupati, i disoccupati in meno sono solo 7.000 ma gli inattivi in più sono 127.000.”
Un’analisi realistica nel merito ci indica alcuni punti essenziali di ragionamento:
1) Al riguardo dei giovani le ipotesi sono due. La prima quella della crescita dei cosiddetti need, la seconda quella delle aziende che li hanno costretti a rifluire nell’ambito del lavoro nero considerato l’esaurimento delle provvidenze del job act
2) Cresce il precariato proprio come risposta alle vicende già citate legate al job act
3) I dati maggiormente preoccupanti riguardano la presenza degli ultracinquantenni quale frutto dei mancati pensionamenti. Questo fenomeno porta tra l’altro ad un invecchiamento complessivo con riflessi su sicurezza, organizzazione, produzione del lavoro soprattutto nei campi dell’edilizia e di determinati settori della pubblica amministrazione e dei servizi. Ma appare negativa la prospettiva dei trentenni: la generazione che dovrebbe essere sulla soglia di assumere un ruolo primario nel mondo del lavoro rischia di essere quella maggiormente penalizzata e di rimanere pressoché assente nel necessario processo di ricambio. Si profila una pericolosa rottura generazionale.
4) Manca l’analisi della composizione per settori. Quando potremo disporne ci accorgeremo della fragilità del tessuto connettivo della nostra economia con un forte deficit di capacità di know- how e di produzione nei settori strategici dell’industria, come dimostra la condizione della siderurgia.
5) Si continua a lavorare, da parte delle forze politiche e del governo, sulla creazione di condizioni di aumento del consumo individuale anziché elaborare un piano industriale complessivo basato sul recupero di capacità pubblica di intervento in economia. Il tutto, inoltre, appare frenato dalle precarie condizioni della pubblica amministrazione, del sistema bancario (percorso da fenomeni davvero gravi), dal fattore corruttivo e dalla presenza della criminalità organizzata che egemonizza il tessuto economico in varie parti del Paese, ben oltre il Sud e ben oltre i settori tradizionali come l’agricoltura o l’edilizio. Si tralasciano da queste analisi , per ragioni di economia del discorso, due elementi molto importanti: quello riguardante l’UE e quello delle stato dell’arte (contraddittorio e complesso) delle delocalizzazioni. L’Italia soffre inoltre di un deficit infrastrutturale, emergono questioni sul terreno energetico.
6) Non esiste nessun calcolo al momento su quanto è presente di lavoro nero da parte dei migranti. Un fattore che incide spaventosamente sui livelli di sfruttamento e di sostituzione in termini di lavoro legale.
lunedì 3 aprile 2017
sabato 1 aprile 2017
Iscriviti a:
Post (Atom)