ieri sera, ragionando di massimi sistemi, di Fiat e di globalizzazione, con la partecipazione ma purtroppo anche l'incompetenza, dei commenti popolari al calcio, mi veniva da osservare che la maggior parte dei computer che usiamo sono ACER, li fanno in Corea, e, a differenza delle auto ogni anno aumentano di funzioni e diminuiscono di prezzo. Ma anche le auto hanno una centralina elettronica, probabilmente meno complessa del PC su cui sto scrivendo, e che grosso modo è la stessa per tutte.
Chi la fa? quanto costa ?(non a noi tapini quando dobbiamo cambiarla fuori garanzia, ma al fabbricante di auto). perché tolto questo aggeggio , il motore e la trasmissione, il resto non dovrebbe essere tanto complesso. Quindi teniamoci ben stretto il Politecnico di Torino, dove studaino i motori, che qualcosa conteremo ancora nel settore, anche con una vertiginosa diminuzione di operai. Ma quanti sono a Torino gli operai Fiat oltre a quelli coinvolti nell'accordo? che fine faranno?
2 commenti:
Caro Claudio, ti rispondo partendo dall'esempio che più volte ho citato anche con riferimento alla difficoltà che incontriamo in pratica nei rapporti con FIOM qui a brescia. L'azienda che cito si chiama SABAF (www.sabaf.it). Produce con una tecnologia che ha molto in comune con quella dell'automotive, è quotata (e ha da quando è in borsa coinvolto i propri dipendenti sfruttando - prima che arrivassero i furbetti del quartierino - la possibilità di distribuire a tutti azioni - il cui valore, vedi oggi sulla repubblica, è aumentato del 155% nel decennio scorso -) ha investito molto nei rapporti con i propri stakeholder a partire dai dipendenti (il numero di dipendenti che hanno potuto acquistare la prima casa con il 100% di fideiussione a carico dell'impresa da solo fa ragionare, senza parlare di tutto il resto che leggi serenamente nel bilancio integrato), ma anche nei confronti del territorio, dei fornitori e dei clienti. E' un'azienda che investe sempre e da sempre, paga le tasse (e qui non è proprio da considerare una consuetudine), anticipa le norme per quanto riguarda la sicurezza, non decentra per questioni miopi di costo e, soprattutto, innova.
Investe sistematicamente (l'ha fatto tanto anche i questi anni di crisi) nei processi produttivi e nei prodotti, ha gestito la crisi dialogando (non è mai facile e non sempre si fa in modo corretto ma sempre mettendo in chiaro obiettivi e percorsi) con i propri sindacati interni e con le rappresentanze esterne. Gli emolumenti degli amministratori sono assolutamente lontani da quelli a cui siamo abituati parlando di quotate (e con questo non insultanti per loro), la maggioranza dei consiglieri di amministrazione è indipendente, esporta molto ed è un simbolo della qualità produttiva (non servizi e " o sole mio") del nostro paese. Ricerca la produttività e distribuisce il valore anche attraverso investimenti che sono orientati al personale (qualità del lavoro e numero di assunti). Certo deve essere attenta a cosa le succede attorno, alle modalità attraverso le quali si combatte (con le regole o disattendendo le regole) sul fronte della produttività, della fiscalità etc etc. Ma è qui, in italia, se apre all'estero è per i mercati esteri e spesso associando a prodotti per l'estero aumenti di prodotti che nascono e si producono qui, senza scorciatoie e altre amenità tipiche di questo paese. Fino a quando innovazione e investimenti saranno associate a qualità del lavoro (e dei lavoratori), qualità del management e della governance potrà crescere e sarà in grado (a differenza di molti dei competitors europei e italiani in particolare) di salvaguardare lavoro e indotto. Certo non è facile e a volte risulta difficile anche perchè a volte pare che la logica di sviluppo e di consolidamento sfugga ai tuoi interlocutori. Qualche esempio? Perchè invece di CSR e di Bilancio sociale non pagate di più gli operai? Oppure perchè invece del x per cento in più di quanto previsto dal contratto su certe prestazioni non aumentate ulteriormente? Oppure perchè tenere sul valore dell'azione piuttosto che sulla distribuzione degli utili? Oppure "perchè non discutere apertamente delle scelte strategiche di fondo e di mercato?".Come è chiaro gli interlocutori citati sono vari dal sindacato alle banche alle associazioni degli azionisti etc (quindi il tema della cultura di impresa non è necessariamente poco diffuso solo tra i lavoratori e i loro rappresentanti).
A volte si sbaglia come è umano, ma il filo rosso che ha garantito a questa azienda di svilupparsi è sempre stato un filo rosso attento a tutti i portatori di interessi (quello che in altra mail parlando di teoria ho chiamato "contemperamento degli interessi"), come detto tutti sono consapevoli di non avere la scienza in mano e per questo a volte si fa fatica a non riuscire a consolidare il dialogo nella consapevolezza che il dialogo aiuta a comprendere reciprocamente.
Ma è un'azienda di produzione, altri numeri certo nei confronti di fiat, ma di sicuro, come per fiat credo si debba cercare una via per non rinunciare al presidio del lavoro e della produzione in questo Paese, l'innovazione, la produttività, la qualità, l'uso coerente ed efficace della nostra capacità di risparmio rimangono componenti importanti della cultura imprenditoriale di questo paese, senza cedimenti alla Sacconi/Brunetta ma senza utopici suicidi alla "teoria integrale del marxismo".
Una volta ricordo che in Bocconi alcuni di noi (non necessariamente i giovani e utopisti) frequentavano con piacere le strutture formative dei sindacati, l'idea era quella di potere mettere in condizioni il sindacato di discutere di questioni anche tecniche con competenza, il nostro sforzo era quello di dare contenuti forti, ma sempre ricordando due principi di base.
a) ad ognuno il proprio ruolo;
b) un'impresa bella e "sociale" con i conti per troppo tempo in rosso non è un'azienda ma un ex azienda.
Ogni tanto rimpiango quei tempi.
Posta un commento