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venerdì 20 marzo 2026
Luciano Belli Paci: LA COSTITUZIONE MESSA IN SCACCO DALLA FINE DEL PROPORZIONALE E LE RIFORME SENZA POPOLO
LA COSTITUZIONE MESSA IN SCACCO DALLA FINE DEL PROPORZIONALE E LE RIFORME SENZA POPOLO
La nostra Costituzione, disgraziatamente, non prescrive il sistema elettorale proporzionale. Il 23 settembre 1947, l'Assemblea Costituente approvò l'ordine del giorno Giolitti che così recitava: «L'Assemblea Costituente ritiene che l'elezione dei membri della Camera dei deputati debba avvenire secondo il sistema proporzionale». Ma si preferì lasciare la materia alla legge ordinaria per non irrigidire il sistema elettorale.
Il fatto è che, tuttavia, la nostra Costituzione presuppone una legge elettorale proporzionale, o quantomeno presuppone che non vi sia un sistema elettorale con un premio di maggioranza attribuito a una minoranza (la "legge truffa", infatti, lo attribuiva solo a chi avesse superato il 50% dei voti).
Questa "presupposizione" risulta, oltre che dall'art. 48 (uguaglianza del voto), anche da una serie di articoli che prevedono i casi in cui il parlamento può deliberare solo con maggioranze rafforzate: per esempio art. 64 (regolamenti di ciascuna camera), art. 83 (elezione del presidente della Repubblica), art. 90 (messa in stato d'accusa del PdR), art. 138 (revisione della Costituzione).
Tutte queste norme prevedono che per deliberare occorra la "maggioranza assoluta dei membri" di ciascuna camera, o delle camere riunite in seduta comune. E' palese che questa prescrizione, in regime di legge proporzionale, obbligava a raggiungere un'ampia convergenza tra diversi partiti, o comunque assicurava che le scelte del parlamento godessero del sostegno di un'effettiva maggioranza del corpo elettorale.
La cosiddetta stagione del maggioritario, sull'onda dello scandalo di tangentopoli, impose a furor di popolo leggi elettorali maggioritarie che poi sono state frequentemente modificate via via peggiorandole: Mattarellum 1993, Porcellum 2005, Italikum 2015, Rosatellum 2017.
Nella foga di seppellire il proporzionale - e con esso i partiti storici (l'odiata "partitocrazia"), il parlamentarismo (gli esecrati "inciuci") e il principio di rappresentanza (l'unica cosa che conta è "sapere la sera stessa chi governerà") - sembra che i frettolosi legislatori non si siano accorti che, catapultando nell'ordinamento leggi che manomettevano sempre più in profondità, fino a stravolgerlo, il rapporto tra maggioranza popolare e maggioranza parlamentare, a Costituzione invariata, si sarebbe prodotto uno sconquasso nell'equilibrio democratico e istituzionale.
Eppure doveva apparire del tutto ovvio che, con leggi che regalano maggioranze assolute a nette minoranze - si pensi al 43% ottenuto nel 2022 dalla coalizione della Meloni e trasformato dal Rosatellum nel 59% del parlamento, o peggio al 29% ottenuto nel 2013 dal centro-sinistra e trasformato dal Porcellum nel 54% degli eletti alla Camera - le maggioranze qualificate previste dalla Costituzione non avrebbero più potuto svolgere la funzione di garanzia per la quale erano state pensate: la minoranza che vince la lotteria del premio controlla sempre la maggioranza dei parlamentari.
Invece di applicarsi ad adeguare la Costituzione al nuovo sistema, alzando l'asticella delle maggioranze qualificate oltre il livello regalato dai ricchi premi e cotillon, da decenni quasi tutte le maggioranze fittizie che si sono alternate hanno avuto la fissazione di marcare il territorio varando ambiziose riforme costituzionali.
Riforme che facilmente vengono bocciate dal corpo elettorale perché, appunto, le maggioranze di governo non corrispondono alla maggioranza del Paese. Fanno eccezione due casi: a) le riforme "del nemico", come quella del titolo V che venne confermata nel 2001 perché era un tale regalo alle destre che sarebbe stato assurdo rifiutarlo; b) le riforme più spudoratamente populiste, come la riduzione del numero dei parlamentari confermata nel 2020.
Per la riforma dell'ordinamento giudiziario varata dalla coalizione della Meloni prevarrà lo logica di schieramento politico, e dunque verrà bocciata, oppure prevarrà la seduzione delle ragioni garantiste (che sono naturaliter di sinistra) e/o delle spinte populiste anti-magistrati, e dunque verrà confermata ?
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