giovedì 5 marzo 2026

Franco Astengo: Per l'opposizione

PER L'OPPOSIZIONE (analisi per punti) di Franco Astengo 1) Obiettivo di una possibile iniziativa quello del rafforzamento dell'opposizione in Parlamento e nel Paese (nel Paese livello di contrasto basso alla condizione derivante dal pericolo di guerra e dall'evidente restringimento dei margini di agibilità democratica all'interno anche nella prospettiva (pensiamo allo scenario che potrebbe delineare un'eventuale applicazione della formula elettorale contenuta nel ddl presentato dalla destra); 3) Potrebbe sembrare pleonastico segnalare i punti di crisi più evidenti. Eppure due temi vanno comunque sottolineati: a) la questione delle basi militari USA e delle forniture di armi alle petromonarchie del Golfo; b) la situazione economica che sta aggravando le condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie in un quadro di crescita delle disuguaglianze, di lavoro sempre più povero, di ulteriore abbandono dei settori strategici nell'industria, di riduzione ai minimi termini del welfare nei campi decisivi della sanità e della scuola. Occuparsi di questi temi considerandoli prioritari significherebbe tornare a intervenire sulla materialità delle condizioni popolari dopo fasi di assenza oppure (penso al M5S) di mera agitazione populistica. Ruolo fondamentale sotto questo aspetto tocca al Sindacato laddove non può essere sottovalutata la gravità della crisi e l'inasprimento che se ne profila nel breve periodo. Quanto al punto sulle basi e sulle forniture di armi inutile aggiungere che i relativi provvedimenti che dovessero arrivare in Parlamento sarebbero meritevoli di un serio ostruzionismo; 4) Riassumo quella che sbrigativamente riassumo come "questione democratica e costituzionale". Una questione democratica e costituzionale analizzando la quale ci si trova costretti a misurarsi con un tema assolutamente decisivo: quello della "politica come comando". Beninteso non "governo come comando" (in dispregio di una concezione di raccordo tra verticalità e orizzontalità del potere in un discorso di equilibrio). L'equilibrio del potere viene accantonato quasi come un orpello del passato e sostituito da una concezione "comando" che arriva ormai a concepirlo come "dominio". Sta in questo punto tra l'altro la diversità tra gli USA (o almeno tra la presidenza Trump e vedremo l'esito elettorale del midterm) e le declinanti democrazie liberali europee e sta quindi anche la diversità con la Spagna nella quale il PSOE sta affermando, dopo tanto tempo, una "diversità socialista". "Diversità socialista" che ci si dovrebbe augurare trovasse spazio anche nel sistema politico italiano. 5) Proprio sul tema del "comando" sta il nucleo di senso della scadenza più ravvicinata e importante che ci troviamo di fronte, quella relativa al referendum del 22/23 marzo. Chi si illudeva di una "spoliticizzazione" della contesa si trova di fronte l'amara riprova del "totus politicus" dell'esito di questa scadenza. Le ultime settimane di campagna referendaria dovranno vedere il massimo impegno delle forze parlamentari attorno al punto "politico" inteso nel senso più alto e quindi non riferito semplicemente al tema degli equilibri elettorali: il senso più alto lo si ritrova però andando oltre la stessa difesa costituzionale (che pure va portata avanti con forza). Si tratta proprio del senso dell'agire politico e dell'agibilità dell'azione politica (in tempi di articolazione nell'uso dei mezzi di comunicazione di massa, la gran parte ormai in sintonia con la visione individualistica che percorre questa società nella cui realtà appare difficile individuare criteri adeguati per realizzare aggregazioni culturali e politiche di una qualche consistenza. 6) Emergono tanti altri spunti di intervento e di riflessione ma mi fermo a questo punto ritenendo di essermi impegnato sull'essenzialità della fase. L'acutezza delle contraddizioni impedisce la formazione di opinioni "mediane" e, nello specifico della situazione italiana e del tipo di destra attualmente al governo del Paese, non consente altra collocazione che quella di una opposizione di tipo nettamente bipolare . 7) Non ci sono margini per una eventuale "temperanza" di uno scontro che non può essere ridotto nel quadro di una semplice prospettiva di alternanza di governo. Un eventuale esito positivo del referendum ci chiamerà ad aprire un confronto in termini diversi da quello ipotizzabile fino a qualche mese fa in vista delle politiche 2027. L'eventuale "campo largo" dovrà essere costruito sicuramente in funzione difensiva, ma nell'eventualità di un successo elettorale dovrà aprirsi un discorso su "fase di transizione" e "alternativa". Sempre che il precipitare della situazione internazionale non azzeri tutto il discorso e si rendano necessarie azioni finalizzate prioritariamente al pericolo (o alla realtà') di guerra.

Iran, l’Europa divisa e i rischi della guerra

Iran, l’Europa divisa e i rischi della guerra

martedì 3 marzo 2026

Le PS et les élections municipales de 2026 - La Vie des idées

Le PS et les élections municipales de 2026 - La Vie des idées

Un nuovo sistema di voto, l'ultima delle necessità - Lavoce.info

Un nuovo sistema di voto, l'ultima delle necessità - Lavoce.info

Una nuova legge elettorale all’ungherese - Linkiesta.it

Una nuova legge elettorale all’ungherese - Linkiesta.it

The Left Could Learn Something From Trump’s Tariff Gambit

The Left Could Learn Something From Trump’s Tariff Gambit

Trump Has No Plan for the Iranian People - The Atlantic

Trump Has No Plan for the Iranian People - The Atlantic

There Is No Pretext or Plan for the US-Israel War on Iran

There Is No Pretext or Plan for the US-Israel War on Iran

Spain’s Radical Left Is in Trouble but Not Defeated Yet

Spain’s Radical Left Is in Trouble but Not Defeated Yet

sabato 28 febbraio 2026

AndreaPisauro: Manchester, nella roccaforte labour Starmer sconfitto dai verdi - Strisciarossa

Manchester, nella roccaforte labour Starmer sconfitto dai verdi - Strisciarossa

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan - Lettera43

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan - Lettera43

Labour's existential crisis - New Statesman

Labour's existential crisis - New Statesman

Olof Palme, ucciso due volte: dal piombo e dall’oblio neoliberale | Left

Olof Palme, ucciso due volte: dal piombo e dall’oblio neoliberale | Left

Green Party takes Gorton and Denton, pushing Labour to third - New Statesman

Green Party takes Gorton and Denton, pushing Labour to third - New Statesman

Attacco all’Iran: 7 grafici per capire come siamo arrivati fin qui

Attacco all’Iran: 7 grafici per capire come siamo arrivati fin qui

“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria” - Terzogiornale

“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria” - Terzogiornale

Legge elettorale, verso un nuovo “porcellum” - Terzogiornale

Legge elettorale, verso un nuovo “porcellum” - Terzogiornale

venerdì 27 febbraio 2026

Franco Astengo: Formula elettorale

BOUTADE E FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo Questo testo sicuramente lacunoso e insufficiente è dedicato alla memoria del compagno Felice Besostri di cui, mai come in questo momento,sentiamo acutamente la mancanza. PREMESSA Appaiono così evidenti e facili da individuare gli elementi di dubbia costituzionalità presenti nel disegno di legge depositata dalla destra sull'ennesimo cambio della formula elettorale da farci pensare a una semplice "boutade" o a una sorta di arma di "distrazione di massa" per orientare il dibattito in altra direzione decelerando quello - urgente e necessario -riguardante il referendum costituzionale del 22/23 Marzo. Incongruenze e profili di dubbia costituzionalità che ci esimono dal presentare una analisi dettagliata del testo che pure è già stato analizzato da autorevoli commentatori e da politologi di professione (soglia del premio di maggioranza, liste bloccate, ecc.ecc.). Purtuttavia l'occasione potrebbe risultare utile, una volta esaurita la vicenda referendaria, per aprire il fronte su questo tema così delicato: un fronte all'interno del quale mobilitare un vero e proprio movimento capace di riunire diversi settori culturali e politici formato non soltanto da addetti ai lavori magari rinchiusi nella loro cittadella dell'autonomia del politico e quindi orientati a disegnare un modello attagliato ai loro desiderata. LE ORIGINI DELLA FORMULA PROPORZIONALE In Italia dal 1993 in avanti le modifiche della formula elettorale hanno corrisposto soltanto a obiettivi partigiani. Degli obiettivi sistemici, invece, bisogna parlare approfonditamente poiché essi non possono che basarsi su una valutazione del tipo di sistema politico (e di regime democratico) che si è sviluppato fino a quel punto, e come questo sistema democratico possa essere modificato. Prima di individuare gli obiettivi sistemici, cui si dovrebbe cercare di fare riferimento, è decisamente opportuno dare una valutazione complessiva degli apporti che i diversi livelli di rappresentanza, nella versione italiana, hanno fornito al radicamento e al funzionamento della nostra democrazia. E' fuor di dubbio che, almeno nel contesto dell'Italia dopo il 1945, come forse in tutte le democrazie di massa, a partecipazione allargata, la rappresentanza proporzionale consentì il radicamento dei regime democratico (Rokkan 1982). A fronte di una società civile, già debole in partenza e comunque uscita atomizzata dall'esperienza fascista e incapace di darsi un’organizzazione autonoma, e di fronte all'imperativo di creare istituzioni nuove, repubblicane e democratiche, solo i partiti, con le strutture e il seguito che la proporzionale impose loro di creare e di attrarre, potevano garantire quella competizione elettorale di massa caratteristica dei regimi democratici (Pasquino 1985). Ben diversa avrebbe potuto essere la situazione, e imprevedibili avrebbero potuto essere gli effetti, se fosse stato adottato (senza alcun altro accorgimento) un sistema elettorale di tipo anglosassone: circoscrizioni uninominali, con la vittoria assegnata al candidato che ottiene la maggioranza, anche, e spesso, soltanto relativa dei voti. Sicuramente avrebbe tenuto ai margini del sistema politico italiano considerevoli quantità di “cittadini”, producendo una mobilitazione selettiva (sotto questo aspetto si possono, ancora oggi, leggere con interesse i saggi di Caciagli – Scaramozzino del 1983). LA CRISI DI SISTEMA Per restare al “caso italiano” la crisi di sistema dell'inizio degli anni'90, pose in evidenza la necessità di superare la fase del radicamento della democrazia attraverso i partiti, ponendo all'attenzione del mondo politico nuovi obiettivi sistemici, che furono così indicati: a) sbloccare la democrazia e creare condizioni per un'alternanza mai realizzata, non per difetto del sistema, ma per la presenza di una forza giudicata anti – sistema della consistenza del PCI; b) rinnovare i singoli partiti e trasformarne così lo stesso sistema ad essa intitolato; c) ampliare gli spazi della società civile e rendere autonome le istituzioni dai partiti; d) aumentare il potere dei cittadini. E' evidente come questi quattro obiettivi sistemici si “tenessero” tra loro, rafforzandosi ( o indebolendosi) reciprocamente e siano risultati, alla fine, tutti falliti anche attraverso successivi giudizi della Corte Costituzionale che hanno progressivamente messo a nudo le incongruenze della diverse formule che si è tentati di adottare. Ne è derivato, ed è questo lo scopo di questo schematicissimo testo, la necessità di avviare un’accurata opera di chiarificazione del tipo di obiettivi che si intendono perseguire, allo scopo di aprire spazi effettivamente riformatori. Operazione necessaria e che sicuramente non è contemplata dal ddl presentato ieri Sembra perpetuarsi una sorta di filosofia della riforma elettorale, che merita di essere catalogata come “minimalista” perchè misurata soltanto sull'obiettivo di conseguire una parziale "governabilità" che oggi, nella crisi delle democrazie liberali sottoposte alle imposizioni della tecnocrazia, rischia di aderire nella sostanza all'idea di fondo della "politica come comando". GLI OBIETTIVI DI UNA RIFORMA POSSIBILE Poco e probabilmente nulla, in materia di riforma elettorale, è accettabile se non fornisce con una qualche credibilità risposte a obiettivi che ci permettiamo di ricordare: a) la centralità del Parlamento e la rappresentanza in quella sede del complesso di “sensibilità politiche” presenti e attive nella società; b) creazione delle condizioni dell'alternanza e sblocco della democrazia. Senza che necessariamente questo avvenga attraverso una coartazione nella complessità delle scelte effettuate da elettrici ed elettori .Attenzione! In un sistema sano ciò può avvenire anche nel corso del libero gioco parlamentare, senza che necessariamente si debba gridare al “tradimento” o al “ribaltone”. Il centrosinistra italiano del 1963 rappresentò, al di là dei diversi giudizi storici un sicuro avanzamento del nostro processo democratico, e prese l'avvio proprio in Parlamento, tre anni prima, come risposta ai tragici “fatti Tambroni”, in una fase, cioè, in cui pareva proprio che la nostra democrazia tendesse a restringere le proprie basi sociali); c) rinnovamento del sistema politico e delle classi dirigenti, attraverso meccanismi di selezione non necessariamente legati all'esasperata personalizzazione legata a certi tipi di presentazione elettorale, considerati veicolo esaustivo di partecipazione alla politica; d) ampliamento dello spazio della società civile e dell'autonomia delle istituzioni; aumento del potere decisionale dei cittadini (prestando attenzione alla possibilità di intervenire, attraverso i meccanismi della partecipazione e della rappresentanza, sui fatti politici). Non si capirebbe d'altronde, perché si dovrebbe ingaggiare una battaglia politica su questo argomento se non per ampliare la democrazia dei cittadini, per migliorare il rendimento del sistema politico, per restituire la speranza di cambiamenti di fondo coerenti con le preferenze degli elettori, incisivamente espresse. e non soltanto, come sta avvenendo, per affermare una "supremazia di potere" su di una società considerata ormai irrimediabilmente "atomistica" da sottoporre a "comando". L'obiettivo di fondo dovrà essere quello della politica che recupera i criteri della legittimazione sociale, nell'idea di una rappresentanza quale fattore fondamentale dei processi di inclusione. Un cammino che siamo convinti valga la pena di percorrere, non certo in forma isolata, ma costruendo interesse collettivo, capacità di dibattito, costanza di un’iniziativa tale da produrre effettivi momenti di crescita nella conoscenza, nella consapevolezza, nella realtà di una proposta rivolta verso il futuro. Per questi motivi, dopo aver già assunto diverse iniziative a proposito, cercheremo di lavorare per organizzare un vero e proprio movimento che faccia della formula elettorale il suo obiettivo politico.

Investire per il welfare - Lavoce.info

Investire per il welfare - Lavoce.info

L’internazionale reazionaria: America Latina, Europa e neoimperialismo MAGA

L’internazionale reazionaria: America Latina, Europa e neoimperialismo MAGA

Il desolante panorama delle imposte sui redditi personali negli anni del governo Meloni

Il desolante panorama delle imposte sui redditi personali negli anni del governo Meloni

Il governo Meloni e il declino dell’Italia

Il governo Meloni e il declino dell’Italia

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate - Lettera43

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate - Lettera43

martedì 17 febbraio 2026

Franco Astengo: Camera dei deputati

CAMERA DEI DEPUTATI: REGOLAMENTO, FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo Riprendo la notizia da un articolo di Kaspar Hauser pubblicato dal Manifesto: "Oggi la Camera dei Deputati approverà un'ampia e profonda modifica al proprio Regolamento che, dalla prossima legislatura dovrebbe ridare a questo ramo del Parlamento un ruolo più incisivo rispetto alla funzione di controllo del Governo". Non entriamo nel merito delle diverse tecnicalità presenti nel testo di riforma limitandoci ad osservare che, assieme a norme sul "cambio di casacca" che comunque lasciano integro l'articolo 67 della Costituzione sull'assenza del vincolo di mandato, contiene norme riguardanti la decretazione d'urgenza cercando di regolare, a questo proposito, il complesso di relazione tra proposta del Governo e capacità d'intervento dell'Aula fornendo anche, come fa opportunamente notare l'articolista una carta in più al Presidente della Repubblica nella sua opera di "moral suasion" quando vuole convincere l'esecutivo a non procedere a suon di decreto. Sullo sfondo di tutto questo rimane però il tema della legge elettorale (nel suo insieme, come vedremo, non soltanto della formula che tradurrà i voti in seggi: elemento che nell'attuale formula ha prodotto fenomeni di rilevantissima distorsione: ad esempio il centro destra con il 42,3% dei voti si è aggiudicato l'83,5% dei collegi uninominali nell'occasione delle elezioni 2022). Sono due i temi in discussione: a) la rappresentatività politica nella formazione dell'Aula; b) il rapporto tra dominio della maggioranza e concorso plurale alla governance. A proposito della formula elettorale sarebbe importante anche valutare l'insieme della legislazione in materia: ad esempio nel merito del numero e della dislocazione delle sezioni elettorali, della composizione dei seggi, degli orari di votazione (senza pensare alle formule elettorali per Comuni e Regioni e al voto popolare per le province: temi che meriterebbero comunque particolare attenzione). Non dovrebbe sfuggire all'attenzione di tutti il punto riguardante l'astensionismo: ormai siamo a livelli tali che non consentono la sottovalutazione del tema come avvenne negli anni'90 anche da parte di importanti politologi che semplificarono parlando di "fenomeno fisiologico di allineamento delle democrazie occidentali mature". Deve essere ancora fatto notare come il fenomeno dell'astensionismo sia ben collegato a quello della volatilità elettorale (fenomeno che ci porta direttamente al tema della natura e del ruolo dei partiti): gli episodi di volatilità elettorale che si sono registrati nel sistema politico italiano da oltre quindici anni a questa parte hanno - ad esempio - costantemente fatto registrare una perdita di voti in cifra assoluta verso il partito, via via di maggioranza relativa e di parallelo incremento della quota astensionista (un solo esempio: nelle elezioni del 2018 il M5S ebbe la maggioranza relativa con circa 10 milioni di voti; nel 2022 la maggioranza relativa è toccata a FdI con 7 milioni di voti circa mentre il M5S ha perso 6 milioni di voti e la non partecipazione è salita di 4 milioni di unità). La presenza delle forze politiche appare ovviamente fondamentale dal punto di vista dell'impianto complessivo dell'operazione di ostacolo al tentativo della destra di fuoriuscire dal quadro costituzionale (cui l'attuale destra di governo non ha mai appartenuto in nessuna delle sue componenti): sarebbe difficile proclamare una riaffermazione della tanto bistrattata centralità del Parlamento senza i partiti e non avanzando una proposta di formula elettorale di tipo sostanzialmente proporzionale con il mantenimento dell'espressione del voto di fiducia al governo da parte delle due Camere. La modifica del Regolamento dovrebbe quindi essere accompagnata da una legge elettorale comprendente tutti gli elementi organizzativi e non soltanto quello della formula elettorale che sia coerente in modo da consentire effettivamente una funzione di controllo non limitata alla semplice ratifica. Ricordiamo allora, per puro esercizio di memoria, i principali canoni interpretativi sulla funzione di controllo che affianca quella legislativa: Oltre alla funzione legislativa, altre importanti funzioni del Parlamento sono quelle di indirizzo politico e di controllo sull'attività del Governo. Per lo svolgimento di tutti i loro compiti, le Camere dispongono inoltre di strumenti diretti ad acquisire (dal Governo, ma anche da altri) le informazioni necessarie. La partecipazione alla definizione dell'indirizzo politico avviene in primo luogo in occasione del dibattito e della votazione sulla fiducia al Governo, che deve presentarsi alle Camere entro dieci giorni dalla sua formazione (art. 94 Cost.). La fiducia al Governo espressa da entrambi i rami del Parlamento rimane, assieme alla designazione del Presidente del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, l'architrave della nostra democrazia repubblicana che va difesa da qualsiasi tentativo di forzatura personalistica come nel caso del sedicente "Premierato". Infine occorre ricordare con forza che: Il Parlamento è l’unico tra gli organi costituzionali a porsi come immediata emanazione della sovranità nazionale. Nelle forme di governo parlamentare, infatti, è il solo a essere formato in virtù di una scelta compiuta direttamente dal corpo elettorale espressione dell’intero Paese. Gode dunque di una legittimazione popolare diretta, a differenza di ogni altro organo costituzionale. In considerazione di ciò, e in rapporto a quanto disposto dall’art. 1 della nostra Costituzione circa la sovranità popolare, ne consegue la centralità del Parlamento, intesa però non come preminenza di questo sugli altri organi sovrani (questi sono tutti tra loro indipendenti, autonomi, equiordinati), bensì come centralità politico-costituzionale che deve essere mantenuta pena il sovvertimento di fatto dell'ordinamento costituzionale.

Monaco, l’Europa e la fine degli automatismi

Monaco, l’Europa e la fine degli automatismi

martedì 10 febbraio 2026

domenica 8 febbraio 2026

Franco Astengo: Governo

GOVERNO: NAZIONALISMO ARROGANTE E "RICHIAMO DEMOCRATICO" di Franco Astengo In questi ultimi giorni sono emersi questi due punti: 1) L'ondata di nazionalismo di bassa lega con la quale i telecronisti RAI hanno inondato i telespettatori nel corso della cronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali ; 2) La decisione di mantenere la data del referendum nonostante che l'accoglimento da parte della Cassazione del nuovo quesito proposto da 550.000 elettrici ed elettori imponesse una procedura diversa e la correttezza istituzionale suggerisse una diversa data. Entrambi i fatti denotano come a questo governo strada facendo siano rimasti soltanto due elementi di identità. Elementi di identità mutuati, peraltro, direttamente dalla storia politica del partito di maggioranza relativa: il nazionalismo antistorico e l'arroganza come surrogato di un autoritarismo che non può non trovare difficoltà ad imporsi in un Paese dove la Costituzione democratica trova ancora profonde radici nei settori migliori della società. I temi "classici" derivanti dalla matrice fascista hanno difficoltà ad emergere in particolare sul piano economico (e conseguentemente su quello sociale, come avrebbe voluto la "matrice" di Salò) e l'esercizio stesso del populismo (rimane in piedi il tema della colpevolizzazione dei migranti) presenta forti difficoltà ad emergere in una situazione dove è difficile proporre misure anche falsamente popolari: difatti si sta marciando all'insegna del favore delle società di rating di marca liberista; il corporativismo si può esercitare soltanto a favore di categorie relativamente influenti (come i balneari); crescono disuguaglianze inaccettabili in un clima complessivo di disfacimento sociale. Serve un'analisi precisa di questa situazione considerando appieno come si stiano presentando occasioni politiche da non perdere come nel caso del referendum: i margini di manovra del governo sono assai ridotti, il piano internazionale appare costringente a scelte particolarmente difficili, agiamo in un quadro interno nel quale stanno prevalendo disaffezione e distacco qualunquista. L'esito del voto del 22/23 marzo prossimi presenta elementi da vero e proprio "tornante storico": affermare il dettato costituzionale attraverso il "NO" alla deforma appare quasi come un imperativo categorico per le opposizioni; un "NO" come strada maestra di costruzione dell'alternativa. E' necessario avere coscienza di questo stato di cose, senza illusionismi ottimistici, ma con la consapevolezza degli spazi che ci sono e che si possono aprire e chiamando tutta la "nostra parte" a partecipare e contribuire attraverso un necessario "richiamo democratico". Ultimo accenno: il nazionalismo va denunciato e combattuto senza esitazioni indicandolo come il pericolo principale e cercando di contribuire ad aprire un dibattito serio che questa "politica recitativa" intende soffocare.

giovedì 29 gennaio 2026

Siria-Kurdistan. «A Kobane è assedio totale, tagliata l'acqua» • Diritti Globali

Siria-Kurdistan. «A Kobane è assedio totale, tagliata l'acqua» • Diritti Globali

Franco Astengo: Il comitato socialista per il no

IL COMITATO SOCIALISTA PER IL NO NEL REFERENDUM SULLA MAGISTRATURA di Franco Astengo Nei giorni scorsi su iniziativa di esponenti di diverse associazione e circoli di ispirazione socialista è stato costituito, a dimensione nazionale, il "Comitato Socialista per il No nel referendum" (dovrebbe svolgersi il 22 e 23 marzo prossimi). Al Comitato ha immediatamente aderito l'ex-ministro Rino Formica e questo fatto può essere considerato un elemento politico di primaria importanza guardando anche al superamento di passate vicende evitando anacronistiche incrostazioni e/o peggio arroccamenti identitari sul passato. Mi permetto di sottolineare positivamente la costituzione del Comitato che consente di completare il quadro politico del "NO" con una componente essenziale nello schieramento che si sta approntando per sostenere questa difficile sfida. La presenza del Comitato Socialista consente infatti di superare in avanti quello che potrebbe essere un punto non secondario di discussione: non tanto nel peso specifico che nelle scelte di elettrici ed elettori avrà il merito delle questioni sollevate con la deforma voluta dalla destra, quanto al tema del collegamento tra la particolarità referendaria, il tema generale della tenuta della democrazia repubblicana e tra questa e la drammatica questione sociale che interessa il nostro Paese ( impegni bellici, sbilanciamento in politica estera, difficoltà europea, crisi della produzione industriale, welfare messo sotto i tacchi, politica migratoria, crescita abnorme delle disuguaglianze e di conseguenza della povertà). E' evidente che una impostazione "socialista" potrà fornire un forte contributo proprio in questa direzione nell'ambito di una campagna elettorale i cui contenuti dovranno essere fortemente rivolti verso la Società Civile in un contesto generale di forte crescita nella disaffezione all'interesse e all'agire politico che si sta traducendo in un picco di astensione elettorale. Certamente il tema politico di fondo riguarderà il principio dello Stato diritto. Il tema della governabilità ha attraversato il dibattito politico. Progressivamente è cresciuta la decretazione d'urgenza e lo svilimento del ruolo del Parlamento: processo che ha trovato il suo punto di riferimento nella riduzione del numero dei parlamentari, fattore di riduzione secca nella rappresentatività politica e territoriale. Un dibattito scivolato poi, pericolosamente, considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della politica, sul nodo del "premierato" cavallo di battaglia della destra di governo. L'occasione referendaria allora può tornare utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei poteri e sulla governabilità. Sorge così anche un discorso riguardante la ricerca di nuove forme – autoritative – di governo ed emerge anche una necessità di distinzione non semplicemente lessicale tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governament” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da confronti giudicati inopportuni. Non ci sono risposte in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale. Per questi motivi del resto sinteticamente riassunti una presenza socialista appare di sicuro rilievo ed è importante si affermi come presenza nell'ambito della pluralità di forze e di soggetti che stanno componendo l'arcipelago di un "NO" chiaro e vincente.

domenica 25 gennaio 2026

Come costruire un nuovo ordine contro l’“Onu di Trump”

Come costruire un nuovo ordine contro l’“Onu di Trump”

«Se non siedi al tavolo sei nel menù». L’intervento del premier canadese a Davos

«Se non siedi al tavolo sei nel menù». L’intervento del premier canadese a Davos

What the Greenland Crisis Teaches Europe About Trump - The Atlantic

What the Greenland Crisis Teaches Europe About Trump - The Atlantic

Riflessioni sul silenzio dell’Onu • Libertà e Giustizia

Riflessioni sul silenzio dell’Onu • Libertà e Giustizia

Board of Peace a Gaza: mimare la pace per negare i diritti umani e il diritto internazionale | Left

Board of Peace a Gaza: mimare la pace per negare i diritti umani e il diritto internazionale | Left

giovedì 22 gennaio 2026

Franco Astengo: Democrazia parlamentare

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE di Franco Astengo "C'è poco da difendere, la democrazia va ricostruita": il Manifesto (21 gennaio) titola così un articolo di Filippo Barbera che presenta il convegno di Genova organizzato tra il 23 e il 25 gennaio dal "Forum Disuguaglianze e Diversità sotto l'insegna "Democrazia alla prova". L'obiettivo, almeno secondo l'autore dell'articolo è quello della "possibilità di affrancarsi dal quadro rassicurante ma asfittico degli ideali astratti da difendere, dei valori perduti da restaurare e della partecipazione che non c'è più". Più avanti si aggiunge "continuare a invocare più democrazia senza ricostruire le condizioni materiali e gli equilibri di potere che la rendono possibile è come prescrivere ginnastica a chi ha perso l'uso delle gambe". Nella comune preoccupazione per le difficoltà delle democrazia e condividendo l'idea della ricostruzione delle condizioni materiali non è però possibile avviare una riflessione senza verificare un punto fondamentale che è quello di un saldo ancoraggio al concetto di democrazia parlamentare. Concetto di democrazia parlamentare espresso nella Costituzione: voto personale e segreto, fiducia al governo da parte di entrambi i rami del Parlamento, elezione parlamentare della massima carica dello Stato, rappresentanza politica realizzata attraverso un'adeguata formula elettorale prevalente su di un concetto astratto e forzato di "governabilità",riequilibrio della funzione legislativa rovesciando il "trend" legato alla decretazione d'urgenza. Attraverso una evidente e progressiva distorsione della funzione parlamentare sta infatti venendo a compimento un processo iniziato da lungo tempo, almeno dagli anni ’80 del XX secolo allorquando il tema della “governabilità” è stato assunto come centrale rispetto a un modificarsi nelle finalità di fondo dell’agire politico – istituzionale. Un processo nel corso del quale si era cercato di stabilire progressivamente i termini di una “costituzione materiale” di stampo sostanzialmente presidenzialista. Una sorta di semipresidenzialismo era stato addirittura previsto nella riforma costituzionale elaborata dalla Bicamerale nel 1997 ma non era presente – ad esempio – nella riforma bocciata dall’elettorato nel 2016: successivamente è sbocciata da destra l'idea del premierato. La salvaguardia dell’istituto parlamentare rimane il punto di fondo dell’affermazione (e non della semplice difesa) della democrazia. Dobbiamo tornare a richiamare in maniera compiuta ruolo e funzioni del Parlamento. Non possiamo limitarci a reclamare una visione giuridico – amministrativa all’interno della quale è venuta ormai a mancare l’enunciazione relativa al ruolo di rappresentanza politica che nel Parlamento deve essere esercitata all’interno della dialettica tra le forze politiche e non necessariamente ristretta al rapporto maggioranza – opposizione (pensiamo, al proposito come esempio, il tema della politica estera che oggi va agita in un quadro di tensioni belliche e di stravolgimento di equilibri planetari, non certo partendo da vocazioni sovraniste). Anche questa è materia di natura costituzionale. Deve essere ricordata ancora una volta la visione di centralità del Parlamento sul piano del confronto politico insita nell’idea fondativa della democrazia repubblicana emersa nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente. Una visione della democrazia repubblicana insita soprattutto nell’azione dei tre grandi partiti di massa, democristiano, socialista e comunista che esercitarono in quella sede una funzione egemonica contrapponendosi sia all’idea liberale di un sostanziale “ritorno allo Statuto” e della considerazione del “fascismo come parentesi” sia all’idea azionista di una democrazia maggioritaria di stampo britannico. E’ necessario richiamare questi elementi quando si discute di democrazia e di ruolo e funzioni del Parlamento: in particolare in una fase come questa dove stanno lasciando uno strascico evidente quelle forti tensioni verso la disintermediazione in funzione della cosiddetta “democrazia diretta” (in tempi di web) e di disarticolazione del tessuto unitario. Sarà necessario avanzare una proposta di formula elettorale attraverso la quale puntare a una connessione tra territorialità e rappresentanza politica. In conclusione sarebbe il caso di ricordare ancora le funzioni fondamentali assegnate al Parlamento dalla Costituzione e che via via sono andate perdute: Riassumendo possiamo così reinterpretare le cinque funzioni fondamentali del Parlamento: 1) La funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione – dai diversi punti di vista – del programma di governo; 2) La funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di potestà normativa; 3) La funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria; 4) La funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese; 5) La funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi.

MILANO SCONOSCIUTA |

MILANO SCONOSCIUTA |

lunedì 19 gennaio 2026

New York: Mamdani tra simbolismo e realismo

New York: Mamdani tra simbolismo e realismo

Elezioni Portogallo, Seguro in vantaggio su Ventura: sarà ballottaggio | Il Fatto Quotidiano.it

Elezioni Portogallo, Seguro in vantaggio su Ventura: sarà ballottaggio | Il Fatto Quotidiano.it

La sinistra e l'Occidente al tempo di Trump - Articolo21

La sinistra e l'Occidente al tempo di Trump - Articolo21

Perché i socialdemocratici devono iniziare a trasformarsi*, Miguel Xavier | Menabò di Etica ed Economia

Perché i socialdemocratici devono iniziare a trasformarsi*, Miguel Xavier | Menabò di Etica ed Economia

Inclusione finanziaria e disuguaglianza economica: quale relazione?, Claudia Giordano | Menabò di Etica ed Economia

Inclusione finanziaria e disuguaglianza economica: quale relazione?, Claudia Giordano | Menabò di Etica ed Economia

Università, capitale umano e lavoro in Italia, Giuseppe Travaglini | Menabò di Etica ed Economia

Università, capitale umano e lavoro in Italia, Giuseppe Travaglini | Menabò di Etica ed Economia

sabato 17 gennaio 2026

Comment lutter contre la montée des égoïsmes ? Najat Vallaud-Belkacem débat avec le sociologue Camille Peugny

Comment lutter contre la montée des égoïsmes ? Najat Vallaud-Belkacem débat avec le sociologue Camille Peugny

Franco Astengo: Referendum

REFERENDUM: UN "NO" RIFORMISTA NON CONSERVATORE di Franco Astengo La prossima scadenza referendaria prevista per il 22-23 marzo 2026 non riguarderà semplicemente il titolo dei provvedimenti di carattere costituzionale riguardanti l'ordinamento della Giustizia assunti dal governo e al riguardo dei quali elettrici ed elettori dovranno esprimere consenso o dissenso. Il tema politico di fondo riguarderà infatti il principio dello Stato diritto. Sarà necessario analizzare le declinazioni ed evoluzioni di questo principio: di conseguenza il sistema politico, quello giudiziario, quello della libertà dei media e altre questioni istituzionali relative al bilanciamento dei poteri dovranno trovarsi al centro del confronto elettorale. Al di là delle considerazioni più strettamente tecniche sarà necessario far comprendere fino in fondo come i temi dell'efficienza, della qualità, dell'indipendenza dei sistemi giudiziari risultino fattori fondamentali nella convivenza democratica. Una seria analisi della situazione dello Stato di diritto in Italia ci fa notare i principali punti critici riguardanti il ruolo dell'informazione affrontato, della magistratura (compresa quella contabile) , la condizione di libertà associativa e politica (decreto sicurezza), il quadro anticorruzione (con specifico riferimento al reato di abuso d'ufficio), il bilanciamento dei poteri. Questo insieme di valutazioni ci indicano, sostanzialmente, un arretramento dello Stato di diritto disegnato dalla nostra Costituzione. Sarà questo il punto nevralgico da affrontare con il referendum. Un referendum da non ridurre semplicemente a fatto tecnico e neppure da trasferire interamente sul piano politico immediato con una idea plebiscitaria sia da parte del governo, sia da parte dell'opposizione. Per questi motivi il nostro "NO" dovrà essere un "NO" riformista e non certo conservatore: Si tratterà dunque di porre per intero il tema dell'affermazione costituzionale, portando avanti anche un progetto rivolto in questa direzione. Ad esempio: 1) completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure; adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi 2) intensificare l'impegno per adottare norme complessive sul lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa; 3) intensificare l'impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico perle informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne; 4) portare avanti l'attività legislativa in corso affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato all’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l'indipendenza; 5) portare avanti il processo legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti; 6) intensificare le iniziative per costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite. Il tema più delicato che sarà necessario affrontare riguarda il bilanciamento dei poteri e lo spostamento verso il concetto di governabilità degli assi di riferimento complessivo del sistema politico. Il tema della governabilità ha attraversato il dibattito politico, in particolare in Italia, per quasi trent’anni partendo dall’invocazione al “decisionismo” e l’avanzarsi, all’epoca, di una proposta di “Grande Riforma” incentrata, sul piano istituzionale, sulla preminenza della figura del Presidente del Consiglio (si è parlato a lungo di “cancellierato”). Progressivamente è cresciuta la decretazione d'urgenza e lo svilimento del ruolo del Parlamento: processo che ha trovato il suo punto di riferimento nella riduzione del numero dei parlamentari, fattore di riduzione secca nella rappresentatività politica e territoriale. Un dibattito scivolato poi, pericolosamente, considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della politica, sul nodo del "premierato" cavallo di battaglia della destra di governo. L'occasione referendaria allora può tornare utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei poteri e sulla governabilità. Sorge così anche un discorso riguardante la ricerca di nuove forme – autoritative – di governo ed emerge anche una necessità di distinzione non semplicemente lessicale tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governament” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da confronti giudicati inopportuni. Non ci sono risposte in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale. Si sono così smarrite le coordinate di fondo dell’appartenenza sociale e del legame diretto tra questa e l’appartenenza politica, si è perso il ruolo di sede di confronto dialettico da parte del Parlamento e l’idea di “governo” come esecutivo è via, via evaporata fino a ricomparire il fantasma della stabilità: una sorta di “Pax romana” della politica coltivando l'obiettivo di trasformare le contese elettorali in semplici plebisciti di accumulazione del consenso.

Il problema di pensare il futuro a sinistra - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Il problema di pensare il futuro a sinistra - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Europa e sinistra. Un incontro mancato? - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Europa e sinistra. Un incontro mancato? - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

A Sinistra, si può! Lezioni dal caso spagnolo - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

A Sinistra, si può! Lezioni dal caso spagnolo - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

L’Europa, le forze progressiste e il tempo delle alternative necessarie - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

L’Europa, le forze progressiste e il tempo delle alternative necessarie - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

mercoledì 7 gennaio 2026

Musk, le frottole del liberismo e il socialismo necessario

Musk, le frottole del liberismo e il socialismo necessario

Franco Astengo: Fragilità del sistema politico

ANCORA SULLA FRAGILITA' DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO di Franco Astengo Una brillante analisi firmata da Lorenzo Castellani ("Domani" 6 gennaio) sulle dinamiche in atto nel sistema politico italiano si concludeva richiamandone le "fragilità strutturali": avevamo già affrontato il tema in un intervento (scusando l'autocitazione) "La grande bonaccia delle Antille" prendendo spunto da una ricerca curata dall'IPSOS sullo stesso argomento che indicava, nella sostanza, una situazione di stallo e di continua perdita di contatto tra sistema politico e società civile. Una perdita di contatto non testimoniata appieno dal costante calo nella partecipazione elettorale che pure rappresenta un indicatore specifico di rilievo. L'analisi di Castellani vi accenna ed è il caso di ritornare su alcuni punti: 1) Il sistema è logorato da un gioco "a sottrazione" fra le diverse forze politiche. Una dinamica "in discesa" che si sta esercitando su di un campo sociale sempre più ristretto in una dimensione chiaramente di conservazione autoreferenziale; 2) Abbiamo davanti scadenze fondamentali a partire dal referendum sulla magistratura che dovrà essere innalzato a livello di referendum sulla costituzione. Il referendum si svolgerà presumibilmente all'interno di un quadro internazionale di grande difficoltà al riguardo del quale la sinistra europea fin qui è apparsa del tutto subalterna alle incertezze che guidano l'operato dei governi e della Commissione. Intanto si accentuano le tendenze ad un riarmo guidato dalle priorità imposte dalla Germania su proprie linee di sviluppo dell'industria bellica. Sul piano interno il referendum rappresenterà il punto di snodo obbligato per le elezioni 2027 e così dovrà essere considerato pur ponendo in campo tutta l'attenzione necessaria sui contenuti che dovranno essere espressi nella ricerca di proposta di chiarezza per la scelta del corpo elettorale in occasione del referendum stesso; 3) l'analisi citata in apertura accenna ad un logoramento del centro-destra che potrebbe verificarsi nella riduzione di margine "tra promessa e gestione ordinaria"da parte del governo: una erosione di credibilità lenta ma che potrebbe rappresentare il punto di partenza per un avvio di riequilibrio politico; 4) Per avviare questo non impossibile punto di riequilibrio è necessario (e su questo mi permetto di insistere anche rischiando di annoiare) modificare profondamente il tipo di intermediazione arrivando alla formazione di una soggettività adeguata a ricostruire l'offerta politica: perché (ed è questo un punto di analisi sul quale riflettere) è il deficit di offerta politica che provoca quella che è stata definita come "perdita di contatto"; 5) Non si tratta semplicemente di andare avanti con "l'ostinazione unitaria" così come definisce la sua linea la segretaria del PD. La modificazione dell'offerta deve essere molto più profonda: da questo punto di vista non mi dilungo (si potrebbe esporre una vera e propria letteratura di merito) ma mi limito a presentare in forma assolutamente semplificata un solo aspetto d'analisi. La questione di fondo è quella di comprendere appieno la radicalità delle contraddizioni in atto sia al riguardo del quadro internazionale che reclama scelte nette , sia sul piano economico - sociale più ravvicinato oltre al delicato campo istituzionale laddove alla difesa della Costituzione Repubblicana va collegata un'azione molto più decisa rispetto alla modifica della formula elettorale evitando ogni accentuazione (perdente) di una schema bipartitico personalizzato. 6) Rimarrebbe da discutere la forma politica da proporre in campo non riducendoci a una semplice coalizione di "diversi" anche contrastanti ma pensando alla costruzione di un soggetto davvero "pivotale" rivolto all'intero sistema e non soltanto a una parte: forse servirebbe un seminario comune sul tema con una partecipazione allargata a sinistra e comprendente anche soggetti non direttamente partitici ma operativi sul piano della ricerca politica con un coinvolgimento diretto.

URNE DISERTATE A MILANO |

URNE DISERTATE A MILANO |

UN DIBATTITO POLITICO A MILANO |

UN DIBATTITO POLITICO A MILANO |