domenica 19 giugno 2011

Franco Astengo: Novità per la sinistra

NOVITA' PER LA SINISTRA
Si è conclusa in Italia la "primavera elettorale" con un esito che consente alla sinistra italiana l'avvio di una riflessione almeno più "serena" rispetto al recente passato: si è palesato il ritorno di una certa mobilità elettorale, si sono affacciate sulla scena giovani generazioni, con il piglio di chi intende svolgere un ruolo da protagonista.
Il contesto internazionale in cui si è sviluppata questa fase del "caso italiano" può ben essere giudicata, nella sua contraddittorietà, egualmente interessante: le rivolte di popolo nel Nord Africa e, più in generale, nel Medio Oriente (caso a parte, ovviamente, la Libia), la discesa in piazza degli "indignados" in Spagna e, per contro, l'acuirsi della crisi economica, in particolare sullo scacchiere europeo, con la crisi della Grecia ed anche quelle di Portogallo e Spagna.
Questo insieme di fatti possono essere analizzati in funzione di alcune indicazioni che la sinistra italiana, indipendentemente dalle sue condizioni organizzative (sulle quali cercheremo di ritornare), dovrebbe cercare, a nostro avviso, di raccogliere facendone oggetto di una approfondita discussione:
1) Emerge una radicalità "forte" nelle giovani generazioni: tra le ragazze ed i ragazzi che si trovano tra i 18 e i 25 anni. Si tratta di un dato abbastanza comune all'interno delle situazioni che abbiamo elencato poco sopra. Qualcuno spiega il fenomeno con il fallimento delle guerre anti-terrorismo in Iraq e Afghanistan che hanno fornito l'occasione per uno sviluppo di confronto culturale non legato al "pensiero unico" come era avvenuto per le generazioni precedenti. Non sappiamo se questa può essere considerata la chiave di lettura ed, in ogni caso, le cose stanno sicuramente in maniera più complessa. Fatto sta che il dato appare emergente (anche leggendo in profondità, per quel che riguarda l'Italia, i dati sul referendum del 12 Giugno) ed appare prefigurare una richiesta di vero e proprio "salto generazionale";
2) Proprio l'acuirsi della crisi ed il presentarsi dei suoi aspetti più drammatici al riguardo delle condizioni materiali di vita della gente, richiede alla sinistra di fissare un obiettivo politico prioritario a dimensione e a livello della gravità dello stato di cose in atto. Insistiamo nel definire questo obiettivo individuandolo nella battaglia per una "Europa politica". Sarebbe lungo e probabilmente inutile, in questo frangente, ripercorrere le tappe del fallimento di questa ipotesi, che ha ceduto il campo ad una Europa liberista dei banchieri. Pur tuttavia è necessario ripercorrere questa storia e riprendere questo obiettivo, nell'ambito di un soggetto sovranazionale, che deve essere ancora una volta identificato nel Partito Socialista Europeo. Un progetto progressista non avrà forza e pertinenza se non a livello europeo e non è contraddittorio, in questo momento lottare a livello nazionale e a livello europeo;
3) Deve essere costruito, a tutti i livelli e tra tutte le forze che aspirano al cambiamento, un programma comune. Sono, però, mutate le condizioni per costruire questo programma e sono sopravvenute anche nuove contraddizioni, anche oltre a quelle post-materialiste individuate fin dagli anni'90 in allargamento dello schema classico dei quattro "cleavages" di Rokkan e Lipset.
Prima di tutto, però, è necessario approfondire un mutamento fondamentale nell'idea dell'agire politico: quello che prevedeva l'elaborazione di un programma da parte dei soggetti politici, la sua proposizione all'esterno e la sua applicazione da parte delle istituzioni ( dalla "politics alla policy", si direbbe applicando la terminologia della scienza politica). Adesso (e lo dimostrano, assieme, la qualità delle rivendicazioni politiche dei giovani spagnoli e di quelli tunisini ed egiziani, ma anche l'esito delle elezioni amministrative e del referendum in Italia) si tende a rovesciare questo concetto (come è stato ,del resto, in buona parte della tradizione anglosassone), passando dalla "policy alla politics", affrontando cioè i problemi emergenti ciascuno per sé, ispirandosi ad un sistema di valori definito, e in quel modo, ponendo il tema della risoluzione delle questioni in quanto tali, definendo una ipotesi di progetto generale di trasformazione.
Oggi le questioni dei privilegi dell'oligarchia, la crescente venalità delle classi dirigenti, i regali fatti alle banche, il libero scambio o l'erosione dei salari col pretesto della concorrenza internazionale, non debbono essere più affrontati in termini di "antipolitica" o di "populismo", ma con l'idea di costruire, attraverso la loro risoluzione, un progetto di cambiamento che prefigura un diverso ruolo delle relazioni internazionali, dello Stato, del ruolo dello Stato stesso in economia, di un modello di nuovo compromesso sociale;
4) La concretezza di un nuovo modo di "agire la politica" deve, nello specifico della situazione italiana, collegare tutti questi elementi e presentare una proposta politica nuova. La sinistra è divisa e ciaschedun progetto appare insufficiente. Neppure, del resto, servirà mescolare le carte attorno all'idea di improvvisate leadership. Occorre un processo di fondo che eviti le scorciatoie presidenzialistiche-personalistiche la cui tentazione, a sinistra, ancora molto forte; ponga il tema della legge elettorale proporzionale come collante forte ed importante proprio perché prefigurante un ritorno alla Costituzione, respingendo l'idea di "Costituzione Materiale", che già avrebbe superato quella formalmente in vigore, in particolare sotto l'aspetto del funzionamento "parlamentare" delle istituzioni.
Se, dopo aver cercato di scavare nelle novità emergenti, non ci fosse il rischio di cadere in un linguaggio abusato, una proposta possibile potrebbe essere quella di una "Costituente per l'alternativa" per un "programma comune".
Di meglio, comunque, come indicazione di sintesi non siamo riusciti a trovare e saremmo grati a chi volesse interloquire sul tema, fornendo spunti sicuramente più avanzati e praticabili.
Savona, li 18 Giugno 2011 Franco Astengo

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