sabato 28 febbraio 2026

AndreaPisauro: Manchester, nella roccaforte labour Starmer sconfitto dai verdi - Strisciarossa

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Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan - Lettera43

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Labour's existential crisis - New Statesman

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Olof Palme, ucciso due volte: dal piombo e dall’oblio neoliberale | Left

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Green Party takes Gorton and Denton, pushing Labour to third - New Statesman

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Attacco all’Iran: 7 grafici per capire come siamo arrivati fin qui

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“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria” - Terzogiornale

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Legge elettorale, verso un nuovo “porcellum” - Terzogiornale

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venerdì 27 febbraio 2026

Franco Astengo: Formula elettorale

BOUTADE E FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo Questo testo sicuramente lacunoso e insufficiente è dedicato alla memoria del compagno Felice Besostri di cui, mai come in questo momento,sentiamo acutamente la mancanza. PREMESSA Appaiono così evidenti e facili da individuare gli elementi di dubbia costituzionalità presenti nel disegno di legge depositata dalla destra sull'ennesimo cambio della formula elettorale da farci pensare a una semplice "boutade" o a una sorta di arma di "distrazione di massa" per orientare il dibattito in altra direzione decelerando quello - urgente e necessario -riguardante il referendum costituzionale del 22/23 Marzo. Incongruenze e profili di dubbia costituzionalità che ci esimono dal presentare una analisi dettagliata del testo che pure è già stato analizzato da autorevoli commentatori e da politologi di professione (soglia del premio di maggioranza, liste bloccate, ecc.ecc.). Purtuttavia l'occasione potrebbe risultare utile, una volta esaurita la vicenda referendaria, per aprire il fronte su questo tema così delicato: un fronte all'interno del quale mobilitare un vero e proprio movimento capace di riunire diversi settori culturali e politici formato non soltanto da addetti ai lavori magari rinchiusi nella loro cittadella dell'autonomia del politico e quindi orientati a disegnare un modello attagliato ai loro desiderata. LE ORIGINI DELLA FORMULA PROPORZIONALE In Italia dal 1993 in avanti le modifiche della formula elettorale hanno corrisposto soltanto a obiettivi partigiani. Degli obiettivi sistemici, invece, bisogna parlare approfonditamente poiché essi non possono che basarsi su una valutazione del tipo di sistema politico (e di regime democratico) che si è sviluppato fino a quel punto, e come questo sistema democratico possa essere modificato. Prima di individuare gli obiettivi sistemici, cui si dovrebbe cercare di fare riferimento, è decisamente opportuno dare una valutazione complessiva degli apporti che i diversi livelli di rappresentanza, nella versione italiana, hanno fornito al radicamento e al funzionamento della nostra democrazia. E' fuor di dubbio che, almeno nel contesto dell'Italia dopo il 1945, come forse in tutte le democrazie di massa, a partecipazione allargata, la rappresentanza proporzionale consentì il radicamento dei regime democratico (Rokkan 1982). A fronte di una società civile, già debole in partenza e comunque uscita atomizzata dall'esperienza fascista e incapace di darsi un’organizzazione autonoma, e di fronte all'imperativo di creare istituzioni nuove, repubblicane e democratiche, solo i partiti, con le strutture e il seguito che la proporzionale impose loro di creare e di attrarre, potevano garantire quella competizione elettorale di massa caratteristica dei regimi democratici (Pasquino 1985). Ben diversa avrebbe potuto essere la situazione, e imprevedibili avrebbero potuto essere gli effetti, se fosse stato adottato (senza alcun altro accorgimento) un sistema elettorale di tipo anglosassone: circoscrizioni uninominali, con la vittoria assegnata al candidato che ottiene la maggioranza, anche, e spesso, soltanto relativa dei voti. Sicuramente avrebbe tenuto ai margini del sistema politico italiano considerevoli quantità di “cittadini”, producendo una mobilitazione selettiva (sotto questo aspetto si possono, ancora oggi, leggere con interesse i saggi di Caciagli – Scaramozzino del 1983). LA CRISI DI SISTEMA Per restare al “caso italiano” la crisi di sistema dell'inizio degli anni'90, pose in evidenza la necessità di superare la fase del radicamento della democrazia attraverso i partiti, ponendo all'attenzione del mondo politico nuovi obiettivi sistemici, che furono così indicati: a) sbloccare la democrazia e creare condizioni per un'alternanza mai realizzata, non per difetto del sistema, ma per la presenza di una forza giudicata anti – sistema della consistenza del PCI; b) rinnovare i singoli partiti e trasformarne così lo stesso sistema ad essa intitolato; c) ampliare gli spazi della società civile e rendere autonome le istituzioni dai partiti; d) aumentare il potere dei cittadini. E' evidente come questi quattro obiettivi sistemici si “tenessero” tra loro, rafforzandosi ( o indebolendosi) reciprocamente e siano risultati, alla fine, tutti falliti anche attraverso successivi giudizi della Corte Costituzionale che hanno progressivamente messo a nudo le incongruenze della diverse formule che si è tentati di adottare. Ne è derivato, ed è questo lo scopo di questo schematicissimo testo, la necessità di avviare un’accurata opera di chiarificazione del tipo di obiettivi che si intendono perseguire, allo scopo di aprire spazi effettivamente riformatori. Operazione necessaria e che sicuramente non è contemplata dal ddl presentato ieri Sembra perpetuarsi una sorta di filosofia della riforma elettorale, che merita di essere catalogata come “minimalista” perchè misurata soltanto sull'obiettivo di conseguire una parziale "governabilità" che oggi, nella crisi delle democrazie liberali sottoposte alle imposizioni della tecnocrazia, rischia di aderire nella sostanza all'idea di fondo della "politica come comando". GLI OBIETTIVI DI UNA RIFORMA POSSIBILE Poco e probabilmente nulla, in materia di riforma elettorale, è accettabile se non fornisce con una qualche credibilità risposte a obiettivi che ci permettiamo di ricordare: a) la centralità del Parlamento e la rappresentanza in quella sede del complesso di “sensibilità politiche” presenti e attive nella società; b) creazione delle condizioni dell'alternanza e sblocco della democrazia. Senza che necessariamente questo avvenga attraverso una coartazione nella complessità delle scelte effettuate da elettrici ed elettori .Attenzione! In un sistema sano ciò può avvenire anche nel corso del libero gioco parlamentare, senza che necessariamente si debba gridare al “tradimento” o al “ribaltone”. Il centrosinistra italiano del 1963 rappresentò, al di là dei diversi giudizi storici un sicuro avanzamento del nostro processo democratico, e prese l'avvio proprio in Parlamento, tre anni prima, come risposta ai tragici “fatti Tambroni”, in una fase, cioè, in cui pareva proprio che la nostra democrazia tendesse a restringere le proprie basi sociali); c) rinnovamento del sistema politico e delle classi dirigenti, attraverso meccanismi di selezione non necessariamente legati all'esasperata personalizzazione legata a certi tipi di presentazione elettorale, considerati veicolo esaustivo di partecipazione alla politica; d) ampliamento dello spazio della società civile e dell'autonomia delle istituzioni; aumento del potere decisionale dei cittadini (prestando attenzione alla possibilità di intervenire, attraverso i meccanismi della partecipazione e della rappresentanza, sui fatti politici). Non si capirebbe d'altronde, perché si dovrebbe ingaggiare una battaglia politica su questo argomento se non per ampliare la democrazia dei cittadini, per migliorare il rendimento del sistema politico, per restituire la speranza di cambiamenti di fondo coerenti con le preferenze degli elettori, incisivamente espresse. e non soltanto, come sta avvenendo, per affermare una "supremazia di potere" su di una società considerata ormai irrimediabilmente "atomistica" da sottoporre a "comando". L'obiettivo di fondo dovrà essere quello della politica che recupera i criteri della legittimazione sociale, nell'idea di una rappresentanza quale fattore fondamentale dei processi di inclusione. Un cammino che siamo convinti valga la pena di percorrere, non certo in forma isolata, ma costruendo interesse collettivo, capacità di dibattito, costanza di un’iniziativa tale da produrre effettivi momenti di crescita nella conoscenza, nella consapevolezza, nella realtà di una proposta rivolta verso il futuro. Per questi motivi, dopo aver già assunto diverse iniziative a proposito, cercheremo di lavorare per organizzare un vero e proprio movimento che faccia della formula elettorale il suo obiettivo politico.

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martedì 17 febbraio 2026

Franco Astengo: Camera dei deputati

CAMERA DEI DEPUTATI: REGOLAMENTO, FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo Riprendo la notizia da un articolo di Kaspar Hauser pubblicato dal Manifesto: "Oggi la Camera dei Deputati approverà un'ampia e profonda modifica al proprio Regolamento che, dalla prossima legislatura dovrebbe ridare a questo ramo del Parlamento un ruolo più incisivo rispetto alla funzione di controllo del Governo". Non entriamo nel merito delle diverse tecnicalità presenti nel testo di riforma limitandoci ad osservare che, assieme a norme sul "cambio di casacca" che comunque lasciano integro l'articolo 67 della Costituzione sull'assenza del vincolo di mandato, contiene norme riguardanti la decretazione d'urgenza cercando di regolare, a questo proposito, il complesso di relazione tra proposta del Governo e capacità d'intervento dell'Aula fornendo anche, come fa opportunamente notare l'articolista una carta in più al Presidente della Repubblica nella sua opera di "moral suasion" quando vuole convincere l'esecutivo a non procedere a suon di decreto. Sullo sfondo di tutto questo rimane però il tema della legge elettorale (nel suo insieme, come vedremo, non soltanto della formula che tradurrà i voti in seggi: elemento che nell'attuale formula ha prodotto fenomeni di rilevantissima distorsione: ad esempio il centro destra con il 42,3% dei voti si è aggiudicato l'83,5% dei collegi uninominali nell'occasione delle elezioni 2022). Sono due i temi in discussione: a) la rappresentatività politica nella formazione dell'Aula; b) il rapporto tra dominio della maggioranza e concorso plurale alla governance. A proposito della formula elettorale sarebbe importante anche valutare l'insieme della legislazione in materia: ad esempio nel merito del numero e della dislocazione delle sezioni elettorali, della composizione dei seggi, degli orari di votazione (senza pensare alle formule elettorali per Comuni e Regioni e al voto popolare per le province: temi che meriterebbero comunque particolare attenzione). Non dovrebbe sfuggire all'attenzione di tutti il punto riguardante l'astensionismo: ormai siamo a livelli tali che non consentono la sottovalutazione del tema come avvenne negli anni'90 anche da parte di importanti politologi che semplificarono parlando di "fenomeno fisiologico di allineamento delle democrazie occidentali mature". Deve essere ancora fatto notare come il fenomeno dell'astensionismo sia ben collegato a quello della volatilità elettorale (fenomeno che ci porta direttamente al tema della natura e del ruolo dei partiti): gli episodi di volatilità elettorale che si sono registrati nel sistema politico italiano da oltre quindici anni a questa parte hanno - ad esempio - costantemente fatto registrare una perdita di voti in cifra assoluta verso il partito, via via di maggioranza relativa e di parallelo incremento della quota astensionista (un solo esempio: nelle elezioni del 2018 il M5S ebbe la maggioranza relativa con circa 10 milioni di voti; nel 2022 la maggioranza relativa è toccata a FdI con 7 milioni di voti circa mentre il M5S ha perso 6 milioni di voti e la non partecipazione è salita di 4 milioni di unità). La presenza delle forze politiche appare ovviamente fondamentale dal punto di vista dell'impianto complessivo dell'operazione di ostacolo al tentativo della destra di fuoriuscire dal quadro costituzionale (cui l'attuale destra di governo non ha mai appartenuto in nessuna delle sue componenti): sarebbe difficile proclamare una riaffermazione della tanto bistrattata centralità del Parlamento senza i partiti e non avanzando una proposta di formula elettorale di tipo sostanzialmente proporzionale con il mantenimento dell'espressione del voto di fiducia al governo da parte delle due Camere. La modifica del Regolamento dovrebbe quindi essere accompagnata da una legge elettorale comprendente tutti gli elementi organizzativi e non soltanto quello della formula elettorale che sia coerente in modo da consentire effettivamente una funzione di controllo non limitata alla semplice ratifica. Ricordiamo allora, per puro esercizio di memoria, i principali canoni interpretativi sulla funzione di controllo che affianca quella legislativa: Oltre alla funzione legislativa, altre importanti funzioni del Parlamento sono quelle di indirizzo politico e di controllo sull'attività del Governo. Per lo svolgimento di tutti i loro compiti, le Camere dispongono inoltre di strumenti diretti ad acquisire (dal Governo, ma anche da altri) le informazioni necessarie. La partecipazione alla definizione dell'indirizzo politico avviene in primo luogo in occasione del dibattito e della votazione sulla fiducia al Governo, che deve presentarsi alle Camere entro dieci giorni dalla sua formazione (art. 94 Cost.). La fiducia al Governo espressa da entrambi i rami del Parlamento rimane, assieme alla designazione del Presidente del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, l'architrave della nostra democrazia repubblicana che va difesa da qualsiasi tentativo di forzatura personalistica come nel caso del sedicente "Premierato". Infine occorre ricordare con forza che: Il Parlamento è l’unico tra gli organi costituzionali a porsi come immediata emanazione della sovranità nazionale. Nelle forme di governo parlamentare, infatti, è il solo a essere formato in virtù di una scelta compiuta direttamente dal corpo elettorale espressione dell’intero Paese. Gode dunque di una legittimazione popolare diretta, a differenza di ogni altro organo costituzionale. In considerazione di ciò, e in rapporto a quanto disposto dall’art. 1 della nostra Costituzione circa la sovranità popolare, ne consegue la centralità del Parlamento, intesa però non come preminenza di questo sugli altri organi sovrani (questi sono tutti tra loro indipendenti, autonomi, equiordinati), bensì come centralità politico-costituzionale che deve essere mantenuta pena il sovvertimento di fatto dell'ordinamento costituzionale.

Monaco, l’Europa e la fine degli automatismi

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martedì 10 febbraio 2026

domenica 8 febbraio 2026

Franco Astengo: Governo

GOVERNO: NAZIONALISMO ARROGANTE E "RICHIAMO DEMOCRATICO" di Franco Astengo In questi ultimi giorni sono emersi questi due punti: 1) L'ondata di nazionalismo di bassa lega con la quale i telecronisti RAI hanno inondato i telespettatori nel corso della cronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali ; 2) La decisione di mantenere la data del referendum nonostante che l'accoglimento da parte della Cassazione del nuovo quesito proposto da 550.000 elettrici ed elettori imponesse una procedura diversa e la correttezza istituzionale suggerisse una diversa data. Entrambi i fatti denotano come a questo governo strada facendo siano rimasti soltanto due elementi di identità. Elementi di identità mutuati, peraltro, direttamente dalla storia politica del partito di maggioranza relativa: il nazionalismo antistorico e l'arroganza come surrogato di un autoritarismo che non può non trovare difficoltà ad imporsi in un Paese dove la Costituzione democratica trova ancora profonde radici nei settori migliori della società. I temi "classici" derivanti dalla matrice fascista hanno difficoltà ad emergere in particolare sul piano economico (e conseguentemente su quello sociale, come avrebbe voluto la "matrice" di Salò) e l'esercizio stesso del populismo (rimane in piedi il tema della colpevolizzazione dei migranti) presenta forti difficoltà ad emergere in una situazione dove è difficile proporre misure anche falsamente popolari: difatti si sta marciando all'insegna del favore delle società di rating di marca liberista; il corporativismo si può esercitare soltanto a favore di categorie relativamente influenti (come i balneari); crescono disuguaglianze inaccettabili in un clima complessivo di disfacimento sociale. Serve un'analisi precisa di questa situazione considerando appieno come si stiano presentando occasioni politiche da non perdere come nel caso del referendum: i margini di manovra del governo sono assai ridotti, il piano internazionale appare costringente a scelte particolarmente difficili, agiamo in un quadro interno nel quale stanno prevalendo disaffezione e distacco qualunquista. L'esito del voto del 22/23 marzo prossimi presenta elementi da vero e proprio "tornante storico": affermare il dettato costituzionale attraverso il "NO" alla deforma appare quasi come un imperativo categorico per le opposizioni; un "NO" come strada maestra di costruzione dell'alternativa. E' necessario avere coscienza di questo stato di cose, senza illusionismi ottimistici, ma con la consapevolezza degli spazi che ci sono e che si possono aprire e chiamando tutta la "nostra parte" a partecipare e contribuire attraverso un necessario "richiamo democratico". Ultimo accenno: il nazionalismo va denunciato e combattuto senza esitazioni indicandolo come il pericolo principale e cercando di contribuire ad aprire un dibattito serio che questa "politica recitativa" intende soffocare.