lunedì 22 settembre 2008

Tamburrano: il futuro dell'opposizione

Il futuro dell’opposizione, il tripolarismo l’Unità 17 Settembre 2008



di Giuseppe Tamburrano



I rifiuti tolti dalle strade di Napoli, la cordata Alitalia, la riforma scolastica, la legge finanziaria, il "lodo Alfano", il federalismo fiscale, la riforma giudiziaria, l’ICI, i mutui ipotecari: le cose fatte dal governo o in itinere sono tante. E trascuro provvedimenti minori e non tengo conto delle iniziative internazionali come l’accordo con la Libia e la mediazione sulla Georgia. Ha fatto molto (il che non vuol dire ovviamente che ha fatto bene). Va avanti come uno schiacciasassi Berlusconi e schiaccia anche grossi sassi come Bossi. A gennaio nascerà il nuovo partito dalla fusione tra Forza Italia e AN: e sarà il primo partito del Paese.

Al confronto la minoranza è immobile e rissosa e fa un’opposizione di retroguardia, a rimorchio delle iniziative del governo; i ministri ombra non sono proponenti, ma solo protestanti. E sull’azione del governo, drammaticamente carente, quella in questo momento più importante, la politica sociale, non abbiamo sentito proposte organiche ed alternative dall’opposizione. Su questi temi si concentrerà la campagna d’autunno. Mi auguro che non sia solo manifestazioni di folla, ma anche iniziativa propositiva concreta.

La festa del PD a Firenze sembra avere segnato una svolta. Il discorso deciso, determinato di Veltroni, l’accoglienza entusiastica di tantissimo popolo che spera colà convenuto, rivelano che siamo di fronte ad una ripresa unitaria del PD? È un augurio, oppure, come si dice, «passata la festa… ». Il timore è che il PD sia in realtà quello descritto da Giovanni Bachelet (l’Unità 4 settembre ’08) in un articolo sugli umori della platea della Festa: «…il PD è dato in blocco per perso, e del PD, di qualunque sua componente non frega più niente a nessuno». Detto così, papale papale, fa venire i brividi che diventano incubi se si leggono i sondaggi pubblicati dal Corriere della Sera del 9 settembre: Berlusconi e il governo viaggiano verso il 60 per cento e il PD regredisce verso il 26 per cento. Ed è rimasto solo, avendo giustamente rotto con Di Pietro.

Tra qualche mese si vota: per l’Europa e per molti enti locali, tra i quali Firenze, Bologna, la provincia di Milano ecc. Sono votazioni nelle quali non può funzionare il "voto utile" che ha fatto riversare molti suffragi sul PD il 13 aprile 2008. Perciò il risultato negativo e pressoché scontato. Ne credo che l’ingresso di importanti personaggi come D’Alema e Marini ai vertici del PD possa cambiare le cose: avremmo altre voci nel dibattito, ma sempre sui mass-media. La verità è che il partito non c’è, ed è questo il punto: ci sono gruppi, correnti, componenti, personalità, fondazioni, associazioni, ecc.

Ho ricordato altre volte che i socialisti si unificarono nel 1966, persero le elezioni nel 1968 e al successivo congresso ognuno tornò alla vecchia casa: non si erano realmente fusi: pur venendo da una quasi secolare vicenda comune, le vecchie strutture, i personalismi, i poteri dei vecchi partiti furono più forti delle idee del nuovo. È un precedente significativo?
Credo che, in sede di analisi politologia, ci dobbiamo porre alcune questioni e formulare qualche previsione.
Personalmente ho l’impressione che dal confuso dibattito nel PD emergano alcune indicazioni, progetti, o, per meglio dire, tendenze iscritte nelle cose. Margherita e DS non si sono realmente fusi. Nati per vincere insieme, sono stati sconfitti e hanno scarse prospettive di rivincita rebus sic stantibus. Rassegnarsi ad essere opposizione permanente non è facile. Ma vi sono vie d’uscita?

L’attuale sistema bipolare è una camicia di forza. E le rovine del centro-sinistra fanno intravedere solo vittorie dell’altro polo. Io ho sempre pensato che per la struttura economico-sociale e culturale, per la sua storia, per la presenza della Chiesa, il sistema politico italiano è "vocato" al tripolarismo: una destra, un centro, una sinistra. Poteva nascere tripolare nel 1946-1948 se i socialisti - il secondo partito - fossero rimasti autonomi dal PCI; poteva diventarlo se Craxi ed Occhetto avessero capito….; con la Cosa 2 se D’Alema fosse andato fino in fondo. Oggi mi pare che sia il Papa che lo auspica quando afferma che il mondo del lavoro, dell’economia, della politica necessita di una nuova generazione di laici-cristiani impegnati.

Se l’anno prossimo sarà politicamente infausto per il PD, molti di fronte alla prospettiva di una esistenza all’opposizione, cercheranno una "nuova avventura". L’ex Margherita, l’UDC, i tanti DC del PDL, la CISL, insomma "una nuova generazione di laici cristiani impegnati nel mondo del lavoro, dell’economia, della politica" possono tentare di dar vita al Grande Centro. I diessini tenteranno di ricomporre tutta la sinistra dispersa, si riconosceranno nel socialismo europeo e faranno forse nascere il Partito socialista: questa è l’unica luce e la sola speranza che io personalmente vedo nel tunnel.

E non è detto che le prospettive sarebbero nere. In realtà, in questo bipolarismo la sinistra è destinata probabilmente all’opposizione.
In un sistema tripolare - oltre ovviamente a poter vincere da sola con la sua identità - la sinistra può governare alleata al centro: il centro-sinistra degli anni ’60 è stato una importante stagione come ha riconosciuto Veltroni. La storia non si ferma.

1 commento:

vittorio melandri ha detto...

Nei paesi oggi cosiddetti “normali”, è accaduto che nei secoli, le posizioni politiche si siano democraticamente distillate in due grandi aree, che oggi ha ancora senso definire (magari in senso più lato di un tempo) una di “destra” e una di “sinistra”. Anche dove l’evoluzione della specie umana politica è rimasta più indietro, e le due aree sono molto frastagliate al loro interno, dove la competizione è democratica, comunque questa si riduce ad un “conflitto bipolare” per la conquista legale del legittimo potere. Nel Paese dove da milleottocento anni circa, si è insediato quello che ancora oggi si chiama Stato della Città del Vaticano, ha invece ragione a mio modestissimo parere Giuseppe Tamburrano (l’Unità, 17 settembre) ad osservare che non può essere così e rassegnarsi ancora (difficile immaginare per quanto) all’idea che «il sistema politico italiano è “vocato” al tripolarismo: una destra, un centro, una sinistra». E a sinistra, comunque aggiornato ai tempi che corrono, non può non esserci un partito socialista, comunque ci si diletti a volerlo chiamare. Si tratterebbe, da parte di coloro che tanti meriti hanno accumulato nella storia d’Italia, di disfarsi di almeno uno dei loro difetti e di accogliere finalmente l’invito profetico di Filippo Turati da lui formulato a Livorno il 19 gennaio del 1921: “ripercorrere completamente la nostra via, la via dei social-traditori di una volta”. Questo, anche alla luce di un’altra “verità” sottolineata da Turati in quel discorso, e cioè, oggi più di allora, che: “La forza del Partito (di un partito), se esiste, non è in determinati uomini, ma nella coscienza del gran numero dei suoi componenti”.



Vittorio Melandri