lunedì 8 settembre 2008

ambiguità capitoline

nicola tranfaglia dal sito di articolo 21

IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI DI ALEMANNO
Ambiguità capitoline
di Nicola TranfagliaE’ difficile crederlo. Ma Gianni Alemanno, vincitore delle elezioni di aprile e nuovo sindaco di Roma, anche per la scelta suicida del centro-sinistra di candidare nella capitale Francesco Rutelli piuttosto che Nicola Zingaretti, facile vincitore alla Provincia romana, si è dimostrato più fascista del capo di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini. Questi, cinque anni fa, in visita a Gerusalemme, aveva parlato del fascismo come epoca del “male assoluto”.
Per Alemanno (diventato, grazie all’immemore comunità ebraica di Roma, vicepresidente della Fondazione del Museo della Shoà fondato nella capitale) le cose non stanno così e, se accetta di parlare, in un’intervista al Corriere della Sera di ieri, delle leggi razziali come del “male assoluto”, giudica invece il fascismo “un fenomeno più complesso”.Se il regime mussoliniano adottò quelle leggi, si trattò - secondo Alemanno - di un cedimento alla Germania nazista e non di un carattere essenziale dell’Italia fascista.Per gli studiosi, non solo italiani, le dichiarazioni del sindaco di Roma corrispondono a una visione del fascismo che non ha un effettivo fondamento storico.Chi conosce, sulla base dei documenti a disposizione, la nascita e l’evoluzione del movimento fascista non può avere oggi la visione semplicistica e assolutoria che ci propone il sindaco di Roma.Innanzitutto ad Alemanno occorre ricordare che una corrente antisemita c’è sempre stata nel movimento fascista dagli anni dell’esordio. Un personaggio come Giovanni Preziosi, direttore della rivista antisemita La vita italiana e negli ultimi anni esponente importante del fascismo trionfante e poi della Repubblica Sociale Italiana, ha militato sempre nel movimento mussoliniano e ha detto con chiarezza fin dagli anni venti che cosa pensava degli ebrei.In secondo luogo, la campagna di discriminazione razziale non incomincia in Italia nell’ottobre 1938 ma parte, sul piano culturale, almeno quattro anni prima con la circolare di Mussolini del 3 aprile 1934 sulla censura e il sequestro dei libri proibiti e il primo libro sequestrato è il romanzo Sambadù amore negro dellascrittrice Maria Volpi alias Mura che mostrava in copertina un’italiana che baciava un africano nero.L’inizio punta, insomma, sul contrasto tra neri e bianchi che, con l’impresa di Etiopia, provoca decreti razzisti di discriminazione nella nuova colonia italiana che è all’origine dell’impero fascista.Quanto al 1938, l’Italia fascista anticipa e precorre con le sue leggi razziali la legislazione nazionalsocialista, introducendo divieti e misure che escludono drasticamente dalla società italiana tutti gli ebrei.Ma, a parte quella che è una ricostruzione, sia pure sintetica, della vicenda italiana che sfocerà qualche anno dopo nella Shoà consumata nell’alleanza con Hitler, ha senso staccare la storia del fascismo da quella del razzismo antisemita? A nostro avviso non ha nessun senso perché il legame tra fascismo e antisemitismo ha percorso dall’inizio l’evoluzione del movimento mussoliniano e ne ha segnato in maniera tragica la terribile conclusione.In tutta l’Europa dove il fascismo non ha vinto non abbiamo mai assistito a fenomeni di razzismo e antisemitismo paragonabili a quelli dell’Italia fascista e della Germania nazista. E dunque non si può liquidare il fascismo come “un fenomeno più complesso” e non sottolineare il legame tra i due fenomeni.Nè ha senso alcuno difendere il fascismo come se nulla avesse a che fare con l’antisemitismo né liquidare quelli che vi aderirono parlando della loro supposta buona fede.Alemanno, sempre nell’intervista al Corriere della Sera, non nega di portare sul petto la catena con la croce celtica e si ostina a parlarne come di un simbolo esclusivamente religioso quando l’esperienza storica del Novecento sa bene che quello fu un simbolo dei movimenti fascisti e, in particolare, del nazionalsocialismo. Reticenze e piccole ambiguità, insieme ad errori storici di fondo, poco si addicono, mi pare, a chi in questo momento è sindaco di una grande capitale come Roma.

1 commento:

noalgore ha detto...

A proposito di Fascismo, Leggi Razziali e connessioni col movimento ambientalista italiano. Alessandro Ghigi (1875-1970) è considerato il padre dell'ecologismo italiano. Il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi ha definito Ghigi come "l'antesignano di ogni organizzazione della natura nel nostro paese". Si tratta perciò di un padre dell'ideologia ambientalistica italiana. Pochi sanno però che Alessandro Ghigi è stato anche un razzista caparbio, vicepresidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenetica (SIGE), che ha partecipato ai congressi internazionali delle società eugenetiche, che ha scritto libri disprezzando ebrei, neri ed altre etnie, che ha firmato il Manifesto della Razza del fascismo nel 1938 con cui ebbe inizio la discriminazione degli ebrei in Italia. Basta scavare un po' dietro la facciata rispettabile di Ghigi per trovare notizie inquietanti, talvolta rimosse dalle biografie ufficiali. Nel suo libro "Problemi biologici della razza e del meticciato" (Zanichelli, Bologna, 1939), Ghigi descrive il tema delle degenerazioni causato dall'incrocio con razze nere che sarebbero "evolutivamente inferiori e geneticamente incompatibili". Nel 1959, dopo alcune esperienze di carattere locale, Ghigi diede vita alla Federazione Nazionale Pro Natura. Nella Carta di Forlì (1973-1981) Pro Natura precisa tutti i fondamenti di quello che negli anni che seguirono è stato il programma di tutte le associazioni ambientalistiche italiane. In pratica vi si sostiene che un aumento dei livelli di vita è da evitare perchè danneggia la natura.
Approfondimenti nel mio blog
Ambientalismo di Razza