martedì 6 marzo 2012

Pierpaolo Pecchiari: Sea, sassolini nelle scarpe e carnevale ambrosiano

SEA, sassolini nella scarpa e Carnevale Ambrosiano.


pubblicata da Pierpaolo Pecchiari il giorno martedì 6 marzo 2012 alle ore 18.31 ·
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Sulla questione SEA ultimamente si sono lette e sentite, spesso da parte di alcuni dei più rappresentativi (o almeno dei più rumorosi) esponenti di questa giunta e della sua maggioranza le affermazioni più bizzarre e stravaganti.

Per rimettere un po' d'ordine, proverò a presentare razionalmente le ragioni per cui il Comune di Milano non dovrebbe abbandonare la sua posizione di maggioranza nell'azionariato di quell'azienda.



Alcuni spunti di riflessione:



1. IL SISTEMA AEROPORTUALE E' STRATEGICO PER MILANO.

Milano è “nodo di reti globali”, al centro di flussi di persone, capitali, merci, informazioni, cultura, idee. Se per una metropoli come la nostra le infrastrutture dei trasporti sono strategiche, un'importanza particolare ha il suo sistema aeroportuale, perché consente a Milano di proiettarsi verso un mondo sempre più globale.





2. IN EUROPA LE AZIENDE DI GESTIONE AEROPORTUALE SONO DI PROPRIETÀ PUBBLICA

In tutta Europa le aziende di gestione aeroportuale sono integralmente o saldamente sotto controllo pubblico. In particolare ciò é vero per Parigi, Francoforte, Berlino, Amsterdam: vale a dire i principali hub europei. Gli scettici potranno trovare i dati sui siti web delle rispettive società.

Solo ADP Aéroports de Paris vede nel suo azionariato una presenza, sia pure minoritaria, di investitori istituzionali e individuali privati, sia nazionali che esteri. Ma si tratta di una società quotata. Tutte le altre aziende vedono pacchetti azionari ripartiti tra governi regionali, municipalità e stato centrale, talvolta con la presenza delle compagnie di bandiera o di altre società di gestione aeroportuale.



E' l'Europa che sbaglia? Strano, perché di questi tempi pare succeda raramente...





3. IL PUBBLICO: CAPACITÀ GESTIONALI E FABBISOGNO PER INVESTIMENTI

Da sempre SEA è una delle “casseforti” del Comune di Milano. I suoi dividendi hanno contribuito più di una volta a sostenerne il bilancio.

La privatizzazione di SEA non ha nessuna ragione nella ricerca di una maggiore efficienza gestionale: l’azienda è “di sana e robusta costituzione” così com’è.



Per quanto riguarda gli investimenti futuri, quasi sempre miliardari: come accaduto per quelli passati, saranno finanziati dal governo centrale, magari con il concorso dell'Unione Europea (per Malpensa 2000, in particolare, fu la BERS a intervenire).

Diffondere l'idea che il Comune non potrà finanziare gli investimenti di SEA è pura disinformazione.

In effetti, non lo ha mai fatto - almeno non direttamente, e certo non per gli investimenti miliardari.





4. DIFESA E SVILUPPO DEL SISTEMA AEROPORTUALE MILANESE

I problemi del sistema aeroportuale milanese sono dovuti al collasso di Alitalia, alle strategie aziendali di CAI, e all’aprirsi della partita per il riassetto del sistema aeroportuale nazionale.



La questione dello sviluppo di SEA è una questione soprattutto politica.



E’ la politica romana ad aver bloccato tutti i recenti tentativi dell’azienda di rilanciare Malpensa, mettendone le indubbie

potenzialità a disposizione di vettori diversi da CAI/Alitalia .

E’ la politica romana a temporeggiare sul contratto di programma di SEA e sul piano ad esso collegato, che prevede 1.5 miliardi di investimenti, e che attende di essere firmato dalla fine del Settembre scorso.



E’ poco credibile che azionisti come F2I e Cassa Depositi e Prestiti - che operano sulla linea di confine tra il pubblico e il privato, avvantaggiandosi di rapporti molto stretti con i palazzi del potere - possano sostenere al meglio l’interesse di Milano e della Lombardia, soprattutto se il governo centrale pare giocare la partita a favore dei "capitani coraggiosi" che stanno dietro a CAI/Alitalia.



Se Milano vuole far sentire il suo peso come stakeholder nei confronti di SEA, il Comune dovrà mantenere il controllo della società.



5. IMPOSSIBILE MANTENERE IL CONTROLLO DI UNA SOCIETÀ PER AZIONI SE NON

SI DISPONE DEL PACCHETTO DI MAGGIORANZA

Una società per azioni non può essere controllata senza disporre del pacchetto azionario di maggioranza. Parrebbe un’ovvietà; ma è sconsolante che sul tema si siano sentite le peggiori astrusità.

Non esistono – se non come specchietti per le allodole - “golden share” o patti parasociali che possano dare al Comune di Milano una governance che nelle aziende spetta agli azionisti di maggioranza. E, assai opportunamente, un articolo sulle pagine milanesi dell'edizione odierna di Repubblica liquida la cosa come un espediente per poter "salvare la faccia" e vendere. Il diritto societario, per fortuna, non è campo che preveda il dominio della creatività e il trionfo dell'immaginazione.





6. MILANO NON HA BISOGNO DI "PRECARIZZARE" ALTRI POSTI DI LAVORO

I risultati di SEA potrebbero essere migliorati, sottoponendo la struttura organizzativa a una robusta “cura dimagrante” e

terziarizzando funzioni come l’handling? Probabilmente si.

E sarebbe, tutto sommato, poco discutibile se un'azienda privata ricorresse a questa mossa per massimizzare i profitti per gli azionisti.



Milano ha bisogno di altri licenziamenti, o di sostituire posti di lavoro con contratto a tempo indeterminato e con salari e stipendi decenti, con posti di lavoro precari e malamente retribuiti?

Sicuramente no.

E le rassicurazioni dell’assessore Tajani, che già immagina che il Comune di Milano possa farsi carico di “eventuali ricadute

occupazionali” derivanti dalla privatizzazione di SEA, in realtà non rassicurano nessuno. Semmai pongono ulteriori inquietanti interrogativi.



I lavoratori “hanno già dato”. Posizioni ragionevoli e realistiche su organizzazione del lavoro e mobilità, e la piena condivisione del piano industriale dell’azienda hanno consentito in brevissimo tempo l’abbattimento quasi integrale del deficit di SEA Handling.





7. CONFUSIONE SUGLI IMPIEGHI DEI PROVENTI DELLA VENDITA DI SEA

La situazione di bilancio del Comune di Milano non è rosea. E’ comprensibile che si possa cadere nella tentazione di “aggiustare le cose”, almeno temporaneamente, adottando la soluzione più agevole e scontata. Magari nella speranza di tempi migliori.



Da questa amministrazione ci si aspettava e ci si aspetta qualcosa di più che non soluzioni semplicistiche.



Poco convincenti, poi, le dichiarazioni sulla destinazione dei proventi dalla vendita di SEA. Chi parla di manutenzione ordinaria (strade,lampioni, aiuole, edifici pubblici); chi caldeggia l’acquisto di materiale rotabile per MM; chi vagheggia di piani di “housing sociale” e addirittura di non meglio precisate “misure per il rilancio dell’economia milanese”.

Un quadro surreale, confuso e confusionario. Sarebbe ora di prendere atto che il Carnevale Ambrosiano è finito da giorni!



Ma quella del bilancio del Comune di Milano è un'altra questione, ben più complessa, politicamente rilevante anche per le conseguenze sulla linea politica del partito nei confronti del governo, e sulla formulazione del nostro programma per le prossime elezioni politiche. Che non potrà non contemplare un serio ragionamento sullo stato delle finanze locali in Italia.

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