mercoledì 7 marzo 2012

Franco D'Alfonso: Una strategia per le partecipate del comune di Milano

Una strategia per le partecipate del Comune di Milano
Pubblicato: 05/03/2012 19.39.00 www.movimentomilanocivica.it di
Franco D'Alfonso


Nel dibattito sulle scelte di bilancio e piano triennale degli
investimenti ha grande rilievo come ovvio il ragionamento su
municipalizzate e partecipate . Nella necessaria sintesi giornalistica
tutto pare risolversi a “vendo questo – compro - sciopero - non si
tocca” , inducendo la falsa impressione che la Giunta Pisapia non
abbia una sua “strategia complessiva”. Non è ovviamente così ed il non
aver ancora reso pubblico un documento è dovuto al fatto che
l’opposizione usa qualsiasi elemento come pretesto per discussioni dai
toni inaccettabili al solo scopo di ritardare i tempi di lavoro della
Giunta: per questo e solo per questo la Giunta è spesso costretta ad
arrivare in aula solo a dibattito chiuso e con documenti senza
alternative, dal momento che il dibattito consiliare è costantemente
reso sterile ed inutile dalle esibizioni di alcuni consiglieri di
opposizione che hanno scambiato l’aula per un palcoscenico da cabaret
.
La città è invece molto interessata ad un dibattito non strumentale ed
è per questo motivo che ritengo sia utile far conoscere attraverso il
MMC, che ha la sua ragion stessa d’essere nel dialogo e nella critica
tra amministrazione e cittadini, il mio punto di vista in materia, che
non è ovviamente il punto di vista comune della Giunta, che scaturirà
invece da un confronto in corso e che sarà come sempre una sintesi fra
opinioni apparentemente anche molto diverse ma che convergono sul
punto essenziale costituito dalla necessità di far sì che il Comune
torni ad investire cifre significative, dell’ordine dei miliardi di
euro, sulla città e nella città, ritornando al contempo ad avere un
bilancio in ordine, dopo quasi dieci anni di dissennata, sciagurata,
colpevole malagestione della cosa pubblica.
Chiariamo innanzitutto che le società partecipate si definiscono
strategiche per il Comune di Milano in ragione di:

a) la loro strumentalità rispetto alla linea di investimento decisa
dalla Giunta .
b) il loro legame privilegiato e maggioritario, rispetto all’attività
propria, con il territorio della Città metropolitana
c) il presidio di servizi per il cittadino percepiti come essenziali
dalla popolazione milanese

E’ essenziale ricordare che definire strategica o meno una società per
il Comune di Milano non significa effettuare una scelta
indistintamente valida per l’intero settore pubblico: come
intuitivamente si comprende, alcune aziende industriali o edili quali
quelle per la produzione/stoccaggio del gas o la costruzione di
infrastrutture autostradali sono pacificamente definite non
strategiche per un singolo Comune, mentre lo sono per Regione o Stato
centrale. Potrebbe essere di un qualche interesse discutere la
definizione di strategicità per la holding autostradale della
Provincia di Milano in via di scioglimento, ma questo è un altro
discorso….
Con questa logica sono a mio avviso da definire “strategiche” e quindi
meritevoli della discussione di un piano specifico per ciascuna di
esse che riguardi l’azione del Comune, la scelta del management e
l’elaborazione di un piano strategico approvato e condiviso dal Comune
e dal management, ATM, AMSA, Società di gestione del patrimonio
immobiliare, oltre ovviamente EXPO Spa.
Esistono poi una serie di società operanti nel settore dei servizi
comunali che sono strumentali per l’erogazione del servizio, ma non
hanno i requisiti per essere definite strategiche per il Comune perché
operano in settori dove esiste una consolidata concorrenzialità, hanno
un debole vincolo con il territorio, non sono presenza significativa
nel settore di competenza. Questo non significa che non siano
importanti o meritevoli della stessa attenzione che si dà, o si
dovrebbe dare, a un settore della pubblica amministrazione che eroga
servizi ai cittadini, più semplicemente si ritiene che la presenza o
meno di una società di proprietà o partecipata dal Comune sia una e
non l’unica opzione possibile. Senza che la scelta verso una o l’altra
opzione influenzi la scelta politica di orientamento di fondo
dell’Amministrazione. Le principali società di questo tipo sono
Milano Ristorazione, Milano Sport, Sogemi Spa, Amat.
Il terzo ed ultimo gruppo di società riguarda le società “non
strategiche” e che non erogano un servizio essenziale per i cittadini,
operando comunque in un regime fortemente concorrenziale e avendo un
legame con la città di Milano più basato sulla “quota di mercato”
detenuta, spesso in funzione della posizione di ex monopolista .
Queste società sono da ritenersi delle mere partecipazioni azionarie e
societarie e la loro gestione deve essere essenzialmente di tipo
patrimoniale, cioè con un occhio privilegiato ai rendimenti che
possono assicurare in funzione del capitale investito dal socio
Comune. Si tratta essenzialmente di : Sea, A2A (al netto di Amsa),
Milano Serravalle, Farmacie comunali, oltre alla società che
“custodisce” le aree Expo, la Arexpo Spa.
Società strategiche: partiamo da Atm, per la quale non occorre
spendere troppe parole, come il recente intervento su Area C ha
confermato.
La necessità di investire sui trasporti urbani imporrà una massiccia
concentrazione di investimenti per l’intera durata del mandato
amministrativo: 300 milioni di euro solo per i treni della
metropolitana, almeno altrettanti per portare il sistema dei trasporti
urbani di Milano ai livelli voluti dal programma della Giunta.
Nell’ottica di realizzare un sistema di trasporti integrato dell’area
metropolitana va certamente esplorata la possibilità di
un’integrazione anche societaria con Trenord, pur considerando le
grandi difficoltà di mettere a punto un sistema di gestione che
integri la cultura delle Ferrovie Nord Milano e soprattutto di
Trenitalia con quella dei “tranvieri” milanesi. D’altro canto fra le
molte argomentazioni che potrebbero spingere verso l’integrazione c’è,
ad esempio, la gestione del Passante ferroviario, oggi ampiamente
sottoutilizzato, che è l’unica possibilità significativa di incremento
del servizio offerto in città per i prossimi tre anni .
L’Amsa è stata inserita a mo’ di “osso buon peso” al momento della
fusione Aem- Asm Brescia per un valore di 400 milioni di euro circa al
solo scopo di equilibrare le quote di Milano. Nel corso di questi anni
non è avvenuta alcuna sinergia, integrazione, sviluppo comune delle
due aziende, l’Amsa continua a realizzare praticamente il 100% del
proprio fatturato con il contratto di servizio con il Comune di Milano
.
Lo scorporo di Amsa dall’attuale A2A è esclusivamente un problema di
valutazione finanziaria, essendo in corso ancor meno progetti comuni e
trasversali rispetto a prima della fusione.
La raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani è un elemento cruciale
della politica del Comune di Milano e - per legge e per buona
politica – l’intero ciclo deve compiersi all’interno dell’area
metropolitana. In generale la politica ambientale e pulizia urbana è
un elemento più che sensibile della politica cittadina .
Teleriscaldamento e sfruttamento di fonti energetiche dal territorio,
energia geotermica e pompe di calore in primis, sono attività di
ricerca e sviluppo strategiche per la città, mentre non lo sono
necessariamente per una società operante sul mercato della produzione
energetica e la distribuzione come A2A , che deve competere su una
dimensione territoriale e di mercato nazionale, per la quale
l’insediamento territoriale milanese è troppo limitato per essere
considerato asse portante della strategia aziendale.
Nell’immaginario collettivo la MM è ancora la società di ingegneria
che ha costruito le metropolitane di Milano, mentre il “core business”
odierno è la gestione delle acque . Basterebbe la gestione dell’acqua
pubblica per definire la strategicità di questa società, ma il vero
“tesoro” della MM è la competenza accumulata in materia di gestione
del sottosuolo urbano .
La città sotterranea e la gestione delle reti fisiche, a seguito
dell’alienazione mai abbastanza deprecata delle reti a fibre ottiche,
che segue quella delle reti elettriche e telefoniche effettuate con le
privatizzazioni degli anni Novanta , può essere effettuata solo da MM
. Si ricordi l’importanza di tale conoscenza per l’installazione delle
reti wi fi , per la realizzazione delle opere pubbliche in tempi
utili, per le manutenzioni che aumentano di peso e importanza ogni
anno.
E’ ipotizzabile poi la costituzione di una Immobiliare Città di Milano
che incorpori il patrimonio immobiliare di proprietà del Comune di
Milano ( valore presumibile 3- 3,5 miliardi di euro), con capacità di
indebitamento per almeno 600 milioni di euro da raccogliere attraverso
obbligazioni a reddito fisso. Questa provvista potrà essere impiegata
per un ulteriore piano di investimenti riguardanti casa e
infrastrutture di servizio urbano.
L’Immobiliare Spa potrà ovviamente gestire il patrimonio, attraverso
vendite, acquisizioni e manutenzioni , in maniera certamente più agile
rispetto al Demanio comunale, così come potrà affidare il proprio
patrimonio in gestione a terzi ( il contratto Aler in essere, per
esempio, seguirebbe i conferimenti immobiliari alla società).
La costituzione della società sancirebbe il fatto che il Comune di
Milano ritiene che le aree e gli alloggi, le case, costituiscono il
patrimonio sociale inalienabile della città. Il patrimonio immobiliare
può essere affittato o dato in concessione per molti anni ma, sul
modello della City of London, la proprietà deve restare nelle mani
della comunità cittadina e rientrare nel suo pieno possesso al
termine di un periodo anche molto lungo di concessione.
Definire la Sea Spa ”non strategica” per il Comune di Milano è
affermazione che solleva un vivace contraddittorio, soprattutto con i
sindacati che, in molti documenti, sono assolutamente abbarbicati a
un’ idea di interesse pubblico imprescindibile, anche se in realtà
l’unica argomentazione seria è la “numerosità” dei lavoratori addetti
.
La natura dei sistemi aeroportuali impone una gestione strategica su
largo raggio territoriale, dal momento che il bacino di utenza in
nessun posto al mondo è limitato a una città seppure grande e
importante. La mancata programmazione ha portato alla presenza in
Italia del maggior numero di aeroporti commerciali per km quadrato del
mondo, non accompagnata da analogo primato in materia di efficienza,
redditività e funzionalità.
La presenza in Lombardia di almeno quattro aeroporti di dimensioni
rilevanti imporrebbe un coordinamento societario che il socio Milano
non può garantire .
Il livello di regolamentazione pubblica, dal quale dipende quasi per
intero il destino di un aeroporto, è addirittura quello nazionale.
Non si vede quindi ragione per definire la proprietà di Sea
“strategica” per il Comune di Milano, così come non se ne vede, o se
ne vedono poche, perché Regione Lombardia e Stato italiano non debbano
ritenere invece l’aeroporto di Malpensa e il sistema aeroportuale
lombardo “strategico” ed abbiano subordinato al salvataggio di qualche
posto di lavoro (meno del 50 % peraltro!) dell’Alitalia a Roma ogni
intervento, nonostante il famoso “asse del Nord” al Governo.
La congiuntura del 2012, ultimo anno nel quale è possibile utilizzare
la sopravvenienza attiva da alienazione per investimenti e anche per
spese correnti, facoltà quest’ultima di cui Milano non intende
avvalersi in alcun modo, è un’ulteriore spinta a considerare tra le
alternative la cessione della società. Il valore della quota di
proprietà comunale è 900 milioni circa, la redditività prevedibile per
i prossimi anni è piuttosto bassa e la distribuzione dei dividendi
dovrà essere sospesa per almeno due o tre anni per sostenere gli
indispensabili investimenti della società, non essendo pensabile
ripetere le scellerate politiche di impoverimento e sfiancamento
attuate con un tiraggio forzato dei dividendi dalla Moratti e da
Albertini.
Per quanto riguarda A2A la non strategicità per il socio Comune di
Milano di una società che opera principalmente nel settore della
produzione e distribuzione di energia è evidente. Il mercato della
produzione di energia e del gas non è nemmeno più misurato su scala
europea ma planetaria; la sofferenza di questo settore sarà lunga, con
una caduta dei consumi che arriverà a sfiorare il 9 % , con i
contratti di approvvigionamento strutturati per supportare una domanda
in crescita con modalità “take or pay” e a prezzi molto alti rispetto
alla situazione attuale. Le dimensioni di A2A sono ancora troppo
piccole per essere un player credibile, come la vicenda Edison ha
ampiamente dimostrato, ma sono anche inadeguate a una gestione
territoriale, per la quale pure sono nate e si sono ben sviluppate le
aziende energetiche originali .
La gestione di A2A in questi anni è stata catastrofica: il valore
dell’azienda si è dimezzato in meno di due anni ( contro una media del
settore di meno 10-15% al massimo), l’indebitamento derivante da
investimenti avventati ( Edison e Montenegro) e da una politica di
dividendi dissennata e mirata a salvare i bilanci dei soci comunali è
probabilmente oltre la soglia della sostenibilità ordinaria. Anche il
progetto industriale di integrazione non è mai partito nei fatti.
La cessione di quote della società è oggi impossibile, dal momento che
genererebbe sopravvenienze passive e non aiuterebbe nemmeno il
bilancio comunale 2012 di Milano. Occorre perciò che l’azionista
Comune di Milano svolga il suo compito che è quello di scegliere un
management all’altezza cui dare un’indicazione strategica precisa.
E’ noto che, anche all’interno della Giunta, alcuni hanno individuato
nel progetto multiutility del Nord la via da seguire, attraverso una
megafusione con Iren, Hala e perfino Acea di Roma. Personalmente
dissento totalmente e profondamente da questa impostazione per vari
motivi. Intanto non vedo alcun disegno industriale e strategico
nell’aggregazione tra fatturati, aziende e personale: la somma di
molti piccoli problemi fa un problema più grosso, non uno ridotto. E
se la fusione tra due aziende sulla carta omogenee come quelle che
hanno dato vita ad A2A non ha per nulla funzionato, perché dovrebbe
funzionare una scelta analoga che veda tre, quattro, cinque ulteriori
realtà da aggregare ?
Ritengo che sia di gran lunga preferibile recuperare gli anni persi,
dedicarsi alla ristrutturazione e rilancio dell’azienda che esiste,
magari anche attraverso l’ingresso di un partner finanziario che
permetta la riduzione dell’indebitamento aziendale e l’avvio degli
investimenti necessari perché A2A recuperi la capacità di stare in
piedi, oggi gravemente compromessa dalla gestione degli ultimi anni.
La scelta del management e l’indicazione precisa di un target di
risanamento, oltre ovviamente allo scorporo di Amsa, è l’obiettivo
realistico che può porsi oggi la Giunta come rappresentante
dell’azionista Comune di Milano.
Se si concorda con questo quadro la discussione sulla possibilità o
meno di alienare altro patrimonio societario, oltre a quello dato per
scontato di Serravalle e Farmacie comunali, allo scopo di sostenere il
piano di investimenti triennale (attenzione, investimenti, non spesa
corrente!!), ritorna su binari non ideologici e preconcetti e sarà di
qualche utilità per chi si troverà a prendere le decisioni finali e
renderne poi conto ai cittadini .

1 commento:

opzioni binarie strategie ha detto...

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