sabato 10 marzo 2012

Franco Astengo: L'efficacia della partecipazione politica

L’EFFICACIA DELLA PARTECIPAZIONE POLITICA
La gran parte degli osservatori e degli analisti concorda nel ritenere i partiti soggetti indispensabili per il funzionamento di una democrazia avanzata: nello stesso tempo, in ispecie all’interno del “caso italiano” la crisi dei partiti, principalmente sotto l’aspetto dell’espressione culturale e del radicamento sociale, rende del tutto inefficace la partecipazione politica dei cittadini che, pure, si sta esprimendo in forme particolarmente intese e dalla quale si evince la capacità di inserire temi decisivi nell’agenda. Un inserimento che rischia, però, di risultare inefficace ai fini della proposizione di adeguate politiche pubbliche, proprio in virtù della già rilevata crisi dei soggetti intermedi.
Il pericolo è quello di un vero e proprio “corto circuito” della democrazia che, in realtà, si è già verificato negli ultimi mesi, sempre per restare all’interno della realtà italiana, se si osservano con attenzione le dinamiche del sistema politico esaminando, ad esempio, ciò che è accaduto dal momento in cui un governo di pericolosissima “destra populista” è stato sostituito da un altrettanto pericoloso governo di “destra tecnocratica” (mi piacerebbe che si evitasse, per quanto possibile, l’espressione del tutto fuorviante di “governo tecnico” e che non ci si inventasse più addirittura un fantomatico “partito dei tecnici”, al riguardo del quale un autorevole quotidiano, nei giorni, scorsi si è addirittura inventato un indice di gradimento elettorale).
Ritorno, però, al tema della partecipazione politica e alle forme nuove in cui questa si sta esprimendo, prendendo a prestito alcune definizioni di Ilvo Diamanti tentando anche, se possibile, di approfondirle.
E’ evidente come in questo campo si sia di fronte ad un vero e proprio mutamento di paradigma: un mutamento che vale sia per chi continua a esercitare la partecipazione nelle forme “classiche” come nel caso della FIOM, al riguardo della quale va salutato con soddisfazione il successo dello sciopero e della manifestazione del 9 Marzo scorso, sia per chi invece usa altre strategie come nel caso del movimento “NO-TAV” o dei settori presuntamente colpiti dalle cosiddette “liberalizzazioni”.
Esistono a questo proposito, almeno due punti in comune: il primo riguarda la presenza dei mezzi di comunicazione di massa, che diventano il “campo” all’interno del quale la partecipazione politica si esercita. Non più, infatti, la televisione (in primissimo luogo) come cassa di risonanza delle diverse iniziative, ma come luogo fisico in cui le iniziative si svolgono. Ogni momento dei cortei, dei sit-in, delle azioni di protesta viene filmato e trasmesso per varie vie (ufficiali e indipendenti) e sono così vissuti dall’opinione pubblica proprio perché compaiono sugli schermi delle TV, dei PC, degli Iphone e quant’altro: altrimenti sarebbe silenzio assoluto.
Il secondo punto in comune tra l’azione della FIOM e quella di altri-diversi-movimenti e gruppi di pressione che abbiamo già citato è l’uso di Internet, e in particolare dei Social Network, quale decisivo elemento di raccolta delle forze, di mobilitazione, di espressione delle istanze della base, di costruzione di piattaforme rivendicative: badate bene, lo fa anche la FIOM, pur nella sua capacità di mantenere l’assetto “storico” del sindacato di massa. Avevamo già avuto segnali consistenti in questa direzione, sia al riguardo dei referendum della primavera 2010, ma in questa fase l’uso di questi strumenti, non più limitato a una fetta di popolazione ma ormai oggetto di una forte acculturazione di massa, sta diventando del tutto strategico, al punto che, nei paesi a democrazia “limitata” come nel caso della Russia, è attraverso l’utilizzo di questi strumenti che sta crescendo un soggetto sociale inedito, da quelle parti, come quello di una sorta di nuova “borghesia riflessiva”, una sorta ceto intermedio mai apparso prima all’orizzonte della politica di quel Paese.
Un ulteriore elemento di novità è, rappresentato, nell’iniziativa dei movimenti non convenzionali, quali la NO TAV, i tassisti, i camionisti (a prescindere dall’eventuale, comunque incerta, colorazione politica dei leader collettivi proponenti le forme di protesta) è quello della scelta dei luoghi della protesta e dell’impatto esterno che questa può provocare sulla totalità della popolazione (in questo senso è apparsa del tutto rilevante, e decisiva al fine dell’inserimento di questa tematica nell’agenda politica nazionale, la capacità del movimento NO-TAV di presentarsi sulla scena a livello nazionale, con un’accurata strategia di contemporaneità delle manifestazioni nelle più grandi Città, riuscendo così a forzare il blocco del “rinserramento” in un’angusta valle montana, nella quale si verifica il “cuore” dello scontro in atto): l’obiettivo di queste azioni è quello di produrre conseguenze, prima di tutto, sul traffico, stradale e ferroviario, di conseguenza colpendo la mobilità delle persone: oggi come oggi del tutto indispensabile allo svolgimento della vita quotidiana.
In questo modo il movimento no-TAV è riuscito nell’intento di far conoscere il proprio problema all’83% della cittadinanza italiana: una percentuale da considerarsi di assoluto rilievo.
Sono così saltati buona parte dei parametri che, negli anni scorsi, i politologi avevano usato per “classificare” le diverse fasi della partecipazione politica, sia da parte dei singoli, sia da parte di gruppi e movimenti organizzati (non abbiamo qui lo spazio per esaminare l’esplosione nella presenza, in Italia, dei gruppi lobbistici visti in azione al Senato durante la discussione sul “Decreto Liberalizzazioni” ma anche questo sarebbe un tema da analizzare a fondo).
Il rischio, intendo essere chiaro su questo punto, è quello dell’inefficacia di questa ampia capacità di partecipazione politica, se non per le sue parti più strettamente corporative e già legate a gruppi di pressione pur presenti in un Parlamento che appare aver perso del tutto la sua funzione sia legislativa, sia di luogo di dibattito politico.
La contemporanea presenza di questo governo di “destra tecnocratica” rischia così di favorire, alla fine, una divisione settoriale delle istanze, con il soddisfacimento delle più “forti” sul piano economico e la repressione dalle altre: nella sostanza un impatto di sostanziale riduzione della democrazia.
Questo esito potrà essere probabile proprio a causa di quella crisi verticale dei soggetti intermedi, dei partiti, cui ho cercato di accennare all’inizio.
Il tema dei partiti appare, quindi, del tutto decisivo e urgente da affrontare.
Mi permetto , in conclusione, di indicare tre possibili punti di dibattito:
1) E’ indispensabile che i partiti tornino alla loro missione originaria del “prendere parte”, del riferirsi cioè a fratture sociali “vere”, a connettersi con chi le rappresenta effettivamente e farle identificare sul piano politico;
2) Occorre il coraggio, nello specifico proprio del “caso italiano” di affrontare i termini di quella che è stata una vera e propria destrutturazione del sistema, con il passaggio dal partito di massa a quello “pigliatutti” a quello “elettorale-personale”, avvenuto in Italia in coincidenza con fatti epocali come quelli relativi al Trattato di Maastricht (ho qui tralasciato il tema europeo che comunque incombe e appare del tutto decisivo, al pari di quelli che maldestramente ho cercato di enunciare), agli specifici risvolti italiani della caduta del Muro di Berlino e di Tangentopoli. Fenomeni che hanno consentito la “non resistibile” ascesa del populismo mediatico, sviluppatosi a destra, ma che ha trovato forti imitatori anche a sinistra che, oggi, rischiano di veder amplificato surrettiziamente il loro ruolo, proprio a causa delle difficoltà dei soggetti collettivi;
3) Va aperto un preciso contenzioso al riguardo della realtà istituzionale e del diverso configurarsi dei livelli di potere. Riassumo questo punto con uno slogan “Costituzione Materiale versus Costituzione Formale”, tenendovi dentro presidenzialismo, ruolo del Parlamento, degli Enti Locali, legge elettorale (che pure non sta dentro al dettato costituzionale, ma ha sicuramente un rango di quel livello). Dobbiamo stare, con grande tenacia, dalla parte della “Costituzione formale” del suo spirito e della sua lettera, difendendone l’essenza della repubblica parlamentare.
In sostanza: ai partiti si dovrebbe chiedere di recuperare la politica.
Savona, li 10 marzo 2012 Franco Astengo

12 commenti:

claudio ha detto...

Che la partecipazione politica sia in crisi a partire dalla fine della prima repubblica non è una novità, e che i sistemi elettorali della seconda repubblica nonchè lo scandaloso isolamento della casta politica dai problemi e anche dalle riunioni aperte al pubblico la abbiano aggravata pure. Curioso che Astengo esalti la paretcipazione dei NoTAV, che nonostante le loro roboanti affermazioni sono in minoranza anche in Valsusa e nel resto d'Italia raccolgono le adesioni dei noglobal in servizio permanente effettivo e solo perplessità fuori d'Italia, dove questo genere di lavori non han sollevato proteste nè tra gli ambientalisti francesi nè nell'ambientalista e risparmiosa Svizzera, Astengo forse ha già dimenticato il referendum dell'acqua vinto da un pugno di volontari senza appoggi dal sistema politico e dai media che li hanno ignorati fino al giorno del voto: tutti innamorati dei furbetti dell'acquedottino, e del penisero unico delle privatizzazioni.
Oggi il problema non è tanto di parlare in astratto della partecipazione , ma di fare una battaglia perchè il PD faccia un congresso prima di andare alle elezioni: cosa di cui gli oligarchi che lo dominano non hanno nessuna voglia, Sarebbe la fine, non solo del PD, ma della credibilità della sinistra in Italia.
Anche se non mancherà un saggio dell'ultimo dei togliattiani, Reichlin, per spiegare che non fare congressi è la migliore delle partecipazioni possibili...

franco ha detto...

Non esalto proprio nulla, parlo soltanto di strategie di movimento...Franco Astengo

roel ha detto...

A proposito di quanto scrive Astengo sulla partecipazione, ho l'impressione che
gli sfuggano le vere cause che hanno prodotto il disinganno e la caduta
verticale dell'impegno non solo di tanti militanti quanto da parte delle
giovani generazioni.
Inveire contro la "pericolosissima destra populista",, contro il "governo
tecnico", contro i "gruppi lobbistici", ecc., può diventare una forma di
populismo al contrario, se si trascura di considerare le cause e i
comportamenti che hanno prodotto i fenomeni lamentati..

roel ha detto...

Cercare di giustificare i processi di scadimento della politica, indicando
come responsabili e capri espiatori gli avversari, non serve a niente. I
militanti di sinistra debbono guardare prima di tutto in "casa propria".
E non voglio parlare tanto dell'ex-PCI, delle sue successive contorsioni e
dei cambi continui di sigle e denominazioni, quanto di un PSI ridotto al
lumicino a causa principalmente dei comportamenti dei suoi rappresentanti .
I guai e il degrado in cui il Psi è precipitato non sono piovuti dal cielo
per maledizione di qualche avversa divinità. Basta ricordare tangentopoli e la
solenne dichiarazione di Craxi in pieno Parlamento secondo cui i "soldi li
prendevano tutti", cosa certamente vera anche per il PCI che li prendeva
dall'interno e dall'estero.

roel ha detto...

Ma chiamare in causa la correità degli altri non toglie valenza al costume
di corruttela diventato sistema. Quello che fa rabbia è la constatazione che
per molti politici e politicanti la pratica delle mazzette, anche dopo la
tempesta di tangentopoli, ha avuto piena continuità fino ai tempi odierni.
Perchè il cittadino onesto dovrebbe rendersi complice dei carrieristi, dei
profittatori, dei marpioni, dei furbastri, dei tangentisti, ecc.????????La
responsabilità del degrado in cui la Repubblica è precipitata non è certamente
di quanti hanno creduto onestamente e sinceramente nei valori di cui dovrebbe
essere portatrice la democrazia.
La partecipazione ovviamente non è rappresentata solo dal momento del voto,
quanto anche dagli stimoli e dall’esempio del ceto dirigente (nella fattispecie
dominante).
Si dice che votare è un dovere, ma quello di meritare il voto è un doppio
dovere.

roel ha detto...

Inoltre sono da considerare le mancate offerte di effettive opportunità di
rinnovamento e di transito negli ambiti delle rappresentanze istituzionali, a
causa di un potere diventato possesso quasi feudale. Rinnovamento che l'attuale
organizzazione partitocratica non consente, nè le cordate e gli assetti interni
mostrano cedimenti di fronte ai fallimenti che hanno trasformato la democrazia
in oklocrazia.

roel ha detto...

Quale partecipazione si può pretendere in una realtà che registra
negatività infinite? Tanto per citarne alcune: tangentopoli prima e
tangentopoli ancora; privilegi; caste e supercaste; 120 milioni di Eu di
evasione fiscale a fronte dei lavoratori e pensionati che le tasse continuano a
pagare fino all'ultima lira; 60-70milioni di corruzione;
diverse regioni consegnate alla delinquenza organizzata con l'avallo frequente
di alcune istituzioni che spesso l'hanno foraggiata col "ritorno"; il 10% dei
cittadini che controlla il 50% della ricchezza; i poveri diventati più poveri e
i ricchi sempre più ricchi; un paese il nostro con i salari e gli stipendi più
bassi d'Europa, mentre ha i politici più pagati del mondo; occupazione
clientelare e parentale, mentre i giovani senza "padri e padrini" continuano a
restare al palo; boiardi di St. che continuano a saccheggiare le risorse; un
capitalismo selvaggio e truffaldino che ha prodotto una della più pesanti crisi
economiche i cui costi, more solito, vengono scaricati sui soliti noti;
finanziamento ai partiti anche doppio, sebbene ci sia stato un referendum
abrogativo vinto col 90% dei consensi; mutui usurari salvati col "decreto salva
banche" e con i partiti , a detta di Taormina, "pagati", con conseguente amara
delusione e danno per milioni di cittadini che attraverso le organizzazioni dei
consumatori si erano attivati per i rimborsi; sprechi d'ogni genere da parte
degli Enti e lievitazione dei costi di servizi, opere e forniture; strutture
realizzate con investimenti di milioni e milioni mai utilizzate e in completo
abbandono; ecc., ecc., ecc.

roel ha detto...

Ci mancava anche il governo dei tecnici che con l'avallo dei politici al
potere sta risucchiando come un'idrovora anche i risparmi di lavoratori e
pensionati.
Perfino la I° casa, bene primario e popolare che riguarda l'80% degli
italiani, con l'avallo degli ex-pcisti, ha subito il colpo di mannaia della
tassazione!
Per non rendersi complice ed evitare la correità, fino a quando non vi
saranno mutamenti significati, l'unica scelta responsabile è l'astensionismo.
Chi non è d'accordo con tale scelta e con le cause che l'hanno prodotta, sarà
costretto a riflettere quando il fronte del dissenso raggiungerà percentuali
mai viste, per cui anche il principio della "maggioranza" non potrà più
legittimare le rappresentanze istituzionali che potranno avvalersi solo dell’
appoggio delle mogli, delle amanti, dei parenti e clienti beneficiati, degli
erogatori di denaro sottobanco secondo la logica del “do ut des”, dei galoppini
in vista di favori, nonché dei “capibastone” che in alcune realtà contrattano i
voti, anche trasversali. Situazioni che la tanto invocata reintroduzione
della preferenza al singolo finirebbe con l’aggravare.
Il declamato diritto di scelta da parte dell’elettore non è che un’
ulteriore inganno demagogico e propagandistico. Infatti si fa finta di non
ricordare che quando le preferenze erano addirittura quattro, le federazioni
dei partiti bloccavano tre preferenze e stabilivano a monte chi doveva essere
eletto. La preferenza lasciata alla "libera scelta" dell’elettore era un modo
truffaldino di creare vacue illusioni negli ingenui che, comunque, finivano per
portare “acqua al mulino” dei maneggioni navigati che perpetuavano la loro
presenza nelle poltrone dei “palazzi”, dove tanti, vivendo di rendita, sono
invecchiati.
Una soluzione pratica vi sarebbe per la partecipazione, il rinnovamento e la
rotazione : liste aperte e introduzione di un parziale sorteggio nell’
assegnazione dei seggi tra quanti in possesso di requisiti anche culturali
fissati rigorosamente con legge o norme statutarie.
L'unica consolazione viene dalla convinzione che la bandiera del
socialismo libertario e umanitario, così come ci è stato tramandato dai padri
nobili, a fronte dei fallimenti del capitalismo predatore e del comunismo
totalitario, rimane l'unica possibilità di riscatto dell'uomo e di maggiore
giustizia sociale per ii popoli.
Un saluto dalla sponda del socialismo ereticale e astensionista. Roel

felice ha detto...

Inizio con un pensierino del mattino in treno andando a roma con un freccia
rossa carrozza standard per una riunione del Network per il Socialismo Europeo
(contestualizzare)
Se Dio e Marx sono morti, se Keynes non è la ricetta per guarire, se tra
Turati e Gramsci è meglio non scegliere, come potremmo essere felici o meglio,
ricercare la felicità?. La situazione tragica delle sinistra, che mentre
disctutiamo se sono due o tre rischia di essere nessuna, impone una decisione.

felice ha detto...

Fare passi indietro non si può, fughe in avanti neppure. Stare fermi sarebbe
esiziale. Allora che fare? In un mondo tridimensionale elevarsi, decollare
verticalmente, volare alto, ma come sarà possibile tenere i piedi per terra con
la testa tra le nuvole? D'altronde se l'alternativa è andare a fondo si tenta
l'impossibile. Felice Baruch
Le ragioni della disaffezionbe ci sono tutte. Il punto è che è difficile
spiegare a chi ha tante giustificatissime ragioni per rifiutare l'impegno in
un partito, che non gli si aprono prospettive migliori. Neppure se si impegna
politicamente in movimenti ed azioni dirette da NO TAV a Popolo Viola ,
indignandosi o occupando Wall Street.

felice ha detto...

Il populismo è montante a destra e
sinistra, ma quello vincente è di destra perché rifiuta l'asociazionismo e la
democrazia rppresentativa, ma ha anche parole d'ordine semplici, facilmente
riproducibili e spesso un capo carismatico che risolve le contraddizioni del
movimento. Altro dato del populismo montante è il rifiuto dell'integrazione
europea e la teoria del complotto. Il populismo di sinistr< si esprime in
movimnti è di diversa natura ma con punti di contatto preoccupanti come la
spiegaziione per complotti CLUB DI ROMA, Trilaterale, Aspen Institurte,
Bilderberg, Goldman Sachs e un ritorno allo stato nazionale. Una mozione del
Paerlamento europeo contro l'impero mediatico di Berlusconi fu respinta grazie
ai due voti decisivi dei comunisti greci contrari per principio che il
Parlamento Europeo interferisse in affarri interni di un Paese.

felice ha detto...

La polemica
antieurooea cioè contro istituziioni non democratiche è bdn orientata, cioè ci
si dimentica che la BCE e la Commissioine Europe SONO FORMATE DAI GOVERNI
NAZIONALI E CHE LE ULTIME DECISIONI EUROPEE SONO STATE PRESE NELL'UNICO
ORGANISMO TOTALMENTE CONTROLLATO DAI GOVERNI NAZIONALI, il Consiglio Europeo.
Come sono i governi nazionai che controllano il FMI e le altre istituzion
internazionali che sottraggono sovranità agli stati.Far finta che le decisioni
sono prese ALTROVE è UN MODO PER RENDERLE OGGETTIVE: degradare questioni
politriche a questioni tecniche, pertanto non ci sono soluzioni molteplici ai
problemi, ma una sola quella presa dalle istituzioni competenti. A sinistra la
risposta razionale dovrebbe quindi essere più Europa, ma federale con governi
e una banca centrale, che rispondono al Parlamento, non meno democrazia ma
democrazia più rappresentativa, non meno partiti, ma partiti più democratici,
cioè controllati DAGLI ISCRITTI E NON DALLE OLIGARCHIE: paradossalmente la
rappresentanza civilistica è più garantista di quella politica ed organica. Il
mandato è semnpre revocabile, il rappresentante deve agire con la diligenza del
buon padre di famiglia e nel'interesse del rappresentato e non del proprio. Il
ceto politico cioè l'esercizio di una funzione ( a tempo in un regime
democratico)si è trasformato in casta. Se non si inverte la rotta vedremo
riprodursi fenomeni ormai noti. In Spagna malgrado il grande movimento degli
indignados, la destra ha vinto in misura superiore a qualsiasi altra epoca dopo
la morte di Franco. In Grecia se si votasse ora Nuova Democrazia avfebbe la
maggioranza assoluta da sola in Parlamento ed in ogni caso con il mvimento
ortodosso di estrema destra, malgrado che sia stata responsabile dei trucchi di
bilancio. La primavera araba dei blogger, de giovani e degli studenti ha
abbattuto dittatori ma nei nuovi parlamenti ci sono maggioranze islamiste In
Italia.l'indignazione popolare per la corruttela dei partiti si è estinta in
uno dei regimi più ladri mai conosciuti e per di più con maggiori fenomeni di
corruzione personale. Purtroppo chi dirige i partiti e dovrebbe riformarsi non
ne ha la capacità o la voglia. E' chiaro che la legge vigente oltre che
prevedere un premio di maggioranza incostituzionale ( sentenze della Corte
Cost. n.15 e 16 del 2008.) è fallita: soltanto Napolitano ha impedito che si
votasse anticipatamente con il Porcellum. Per una legge con lo scopo di
assicurare governi stabili perché unti dal suffragio popolare diretto è un bel
risultato!-Dunque va cambiata e se si pensa anche di toccare la Costituzione
non può essere questo PARLAMENTO DI NOMINATI. QUINDI NON CERCARE SOLUZIONI
LAMBICCATE, ma un'onesta e semplice manutenzione della legge esistente: via il
premio di maggioranza, via le liste bloccate, via il nome del capo sulla
scheda, via la soglia di accesso,ma lasciare la facoltà di fare coalizioni con
un promma e una proposta comune. Sia il nuovo parlamento ad adottare una legge
elettorale a regime e a modificare la Costituzione, possibilmente senza scelte
ideologiche come il pareggio di bilancio in Costituzione. Piuttosto che
alleanze imposte dalla legge,meglio confrontarsi davanti al popolo e
rispettarne il responso. Senza prtecipazione consapevole non c'è democrazia,
senzauna tendenziale eguaglinza non c'è pqrtecipazione e qundi non c'è
democrazia. La democrazia rappresentativa funziona nella misura in cui la
decisione è preceduta da un dibattito pubblico, quindi estensione
dell'associazionismo volontario , sindacati e partiti regolati dalla legge nel
rispetto degli artt.39 e 49 Cost.Utenti, lavoratori e consumatori negli
organismi di amministrazione o di cintrollo di società che ricevono
finanziamenti pubblici o gestiscono servizi publici.Grandi opere
infrastrutturali devono essere precedute da un'informazione preliminare con un
dibattito pubblico, La partecipazione come l'intendenza seguirà