mercoledì 22 agosto 2012

Peppe Giudice: Un'idea forte di socialdemocrazia





Giuseppe Giudice


UNA IDEA FORTE DI SOCIALDEMOCRAZIA

Credo che se non si abbandonino le subculture confuse della II Repubblica difficilmente si uscirà dalla fase di rofondo disorientamento che coinvolge quella che non so fino a che punto è definibile come sinistra.
Ho detto che a mio avviso, sul piano sia storico che politico sono esistite due varianti di socialdemocrazia: una variante debole ed una forte. La prima, minimalista, che riduce la socialdemocrazia al capitalismo più il welfare (schematizzo ovviamente). La seconda caratterizzata da maggiore organicità di pensiero che vede nel socialismo democratico una critica appunto organica al capitalismo che si esprime sul terreno della democrazia e della libertà senza pretese di costruire società perfette ma costantemente perfettibili. In questa versione forte il welfare è essenziale come strumento di emancipazione dei lavoratori e dei cittadini, ma non esaurisce affatto il progetto socialista. Sono essenziali l'economia mista e la programmazione (planismo), la democrazia economica , lo sviluppo di forme di economia sociale non riconducibli nè allo stato nè al mercato. I socialisti francesi e la sinistra SPD sono quelle che oggi meglio si approssimano a questa seconda idea di socialdemocrazia. IN Italia mi pare la Camusso la più vicina. Il progtto di socialdemocrazia forte si distingue sia dalle derive neoliberali del blirismo, sia da una sinistra antagonista e protestataria che, nell'attuale fase si situa pericolasamente vicina al populismo antipolitico. Lo testimonia i suo euroscetticismo radicale per molti aspeetti in sintonia di propsta con quello di Le Pen o dei partitixenofobi. Anche in Italia abbiamo economisti di formazione postsessantottina che sposano l'euroscetticismo radicale. Giorgio Ruffolo che è un economista diceva spesso di non prendere mai troppo sul serio gli economisti stessi, i quali non sono in grado di costruire un progetto poltico. Gli economisti migliori ci possono descrivere una dinamica , rappresentativa di rapporti di forza e di possibili scenari, ma non ci offrono una soluzione organica che solo la politica è in gradi di fornire. A meno che non si cada in un cupo determinismo strutturalista ed economicista. Naturalmente io penso che sia sbagliato (e simmetrico) l'eurottimismo di maniera ed un pò paraculo. Quello che ha portato all'allargamento ad est dell'Europa a tutto vantaggio della Germania ed a svantaggio dell'Europa e che ha permesso un forte dumping sociale. Ed ha reso più difficile la costruzione di una Europa politica. La variante debole della socialdemocrazia è stata corresponsabile. Ma ad essa si deve contrappore una variante forte e non una sinistra velleitaria o che non ha ancora digerito l'89. Venendo all'Italia, il pessimismo è d'obbligo. Noi abbiamo un PD che è diviso tra socialdemocrazia debole e centro liberista e clericale con piccole venature di socialdemocrazia forte. Ed una SEL divisa fra socialdemocrazia forte ed un movimentista indeterminato. Non è una bella situazione. Tuttavia per realismo poitico io sono per un asse PD-SEL . L'alternativa sarebbe un PD completamente risucchiato dal montismo, ed una SEL che si infetterebbe con l'antipolitica qualunquista e giustizialista di Di Pietro, Travaglio ed il Fatto . E' questo il vero fascismo postmoderno. Su questo asse PS-SEL dobbiamo lavorare perchè in esso si affermino le idee di una socialdemocrazia forte. Ed il punto di riferimento più importante è la CGIL e non la Fiom (o meglio lo è solo in quanto parte della CGIL

Peppe

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