mercoledì 12 gennaio 2011

Claudio Bellavita: Assemblea della fabbrica sull'accordo Fiat

circa 200 presenti, età media molto più alta del solito, molti politici torinesi delle "sinistre smarrite", come me.
Ottima relazione di Airaudo, ma ancora più interessante (e bravo) l'avv. del lavoro Martino, dei giuristi democratici. Nel complesso è stata una riunione di solidarietà alla FIOM, e il numero e i tempi degli interventi dal tavolo non consentivano di porre domande, ascoltare le risposte, e prendere ancora il tram. Preferisco le riunioni dove parlano tanti fabbrichini, pochi minuti l'uno, perché è la loro opinione che conta e che può cambiare le cose. Noi siamo troppo impegnati a difendere o scusare gli errori della nostra vita.

Avrei posto queste domande:
- a Airaudo, che diceva che non si può più contare sulla logica del pendolo (ogni tanto è più forte il padrone, ma qualche volta lo sono i lavoratori), direi che il suo pessimismo non è giustificato dalla ragioneria: Il padrone è forte quando gli conviene fare un nuovo stabilimento (ovunque gli convenga) perche sono da sostituire i macchinari, ma il sindacato torna a essere forte quando l'investimento è stato fatto, e i nuovi macchinari non li puoi più spostare. Certo che il sindacato deve anche essere unito.

-a Airaudo. se i turni e le pause introdotti dall'accordo sono così fisicamente insopportabili da provocare danni permanenti alla salute, vuol dire che i consulenti di psicologia del lavoro e organizzazione della FIAT sono dei grandissimi fessi, perché nelle condizioni da lui descritte è inevitabile che ci scapiti la qualità. Che è proprio quello che alla FIAT manca, e su cui deve convincere il mercato. Ci ha parlato del Kaizen della Toyota (che non ha molta qualità) ma come funzione in Germania, che sulla qualità guadagna di che pagare gli operai più del doppio della FIAT?

-a Martino, che ha evidenziato che molta parte degli accordi non reggono davanti a un giudice del lavoro, e quindi possono essere impugnati singolarmente: sarebbe già applicabile la class action? molto interessante la norma per cui col trasferimento del contratto a una nuova azienda (per non avere più il contratto collettivo ma aziendale e individuale) non si può peggiorare la situazione contrattuale preesistente.

-a tutti quanti: ma possibile che il grande Marchionne abbia consulenti di organizzazione e di diritto del lavoro così fessi che lo fanno agire contro gli interessi dell'azienda?

-sempre a tutti quanti, cosa pensano dell'applicazione tedesca e scandinava della cogestione ( che sarebbe più giusto chiamare codecisione) E' sempre solo un'infame congiura socialdemocratica per distogliere la classe operaia dalla rivoluzione, o i risultati per confronto con Italia e Francia vanno considerati positivamente? O siamo passati solo dalla damnatio al silenzio per non dare un dispiacere alla Rossanda e a Bertinotti?

16 commenti:

elio ha detto...

1) Nel caso vinca la FIOM e Marchionne delocalizzi l'azienda c'è qualcuno che può impedirlo?
2) Oltre ai comizi e alle proteste esiste un piano B della Fiom vincitrice per evitare che i lavoratori finiscano alla Caritas se Marchionne con il consenso della famiglia Agnelli se ne va?
3) Se dovesse succedere( ma io non vorrei provarci) c'è qualcuno che oltre a scaricare su Marchionne le respondsabilità, sapendo che se ne frega perchè è stato chiaro dall'inizio e risponde solo agli azionisti, è disposto ad assumersi qualche responsabilità?. Elio Veltri

pier paolo ha detto...

Le domande di Elio Veltri sono, credo, retoriche, perché è oggettivamente indiscutibile che la risposta a tutte e tre debba essere negativa.

Il tema è comunque mal posto. La sopravvivenza di Fiat Auto non dipende dalla compressione del costo del lavoro, né dal ripristino dell'ordine nelle fabbriche del gruppo - manco fossimo tornati al Biennio Rosso, o al '77 (magari!!!).

Il monopolista, purtroppo, è causa stessa del suo male - che purtroppo fino ad oggi è stato mascherato da palliativi come i numerosi programmi di incentivi alla rottamazione e i sostanziosi aiuti di Stato dei decenni scorsi.

Due dei marchi di cui il monopolista dispone sono sostanzialmente asfittici o inesistenti sul mercato (Alfa e Lancia). I pochi nuovi modelli sono tutti nei medesimi segmenti, in generale quelli bassi del mercato, in cui i margini sono bassi, per fare profitto occorrono volumi importanti e più è forte la concorrenza da parte dei nuovi produttori provenienti dall'Asia Orientale, sudcoreani in testa ma da oggi anche cinesi.
Tra l'altro in Italia, che tradizionalmente per Fiat è sempre stato il mercato di riferimento, i potenziali acquirenti di auto Fiat di quei segmenti sono proprio nelle fasce sociali operaie, piccolo borghesi o giovanili che in questo momento, a tutt'altro pensano fuorché a comprarsi un'auto nuova, proprio in ragione della precarizzazione del lavoro e della compressione di salari e stipendi ottenuta da imprenditori illuminati della stessa pasta di Marchionne,

pier paolo ha detto...

Che Fiat Auto abbia perso da tempo i segmenti alti del mercato lo dimostra la fregola dei ministri e dei sottosegretari dell'attuale governo, che scorrazzano per le strade di Roma e non solo a sirene spiegate e a bordo di lussuose e prestigiose berline tedesche di alta gamma, realizzando così i sogni di un qualsiasi "cumenda" o "padrone delle ferriere" dell'Alta Brianza - la sola categoria socio-economico-antropologica che, peraltro, riescono ancora a rappresentare pienamente, triste incarnazione del personaggio di certa commedia da cinepanettoni natalizi interpretato, fino a qualche anno fa, dal compianto Guido Nicheli...

Per quanto riguarda le idee creative di Marchionne e dei suoi complici, non resta che allargare le braccia.
L'idea di portare un SUV o la berlina di punta della Chrysler in Europa marchiandola Alfa è, per dirla alla Fantozzi, una "boiata pazzesca". Lo dico da alfista convinto, una macchina canadese spacciata per un'Alfa non la comprerò mai.
E chiunque conosca - come certo Marchionne, che il Nord America lo conosce bene - qualcosa dell'American Way of Life sa benissimo che l'idea di vedere gli Americani muoversi nelle grandi città o spostarsi verso i centri commerciali suburbani con le 500 o le nuove Y é una barzelletta.

Il fatto è che Fiat è condannata da tempo alla sparizione, perchè non è competitiva sui mercati globali, dove quando si parla di competitività non lo si fa, come in Italia, per mascherare l'ennesima compressione di salari, diritti o sicurezza del lavoratori, ma si pensa invece all'innovazione di prodotto/processo, alla penetrazione dei mercati internazionali, alla grande strategia.
Tutte cose che in Fiat Auto sono desuete, credo dai tempi di Ghidella, l'ultimo manager del gruppo che capisse qualcosa di automobili e amasse il suo lavoro.

Come dice Marchionne nel mondo resteranno solo 6 o 7 grandi produttori.
Sono pronto a scommettere che Fiat non sarà fra questi. Mettiamoci l'anima in pace: un paese dove l'auto aveva una tradizione altrettanto gloriosa, la Gran Bretagna, dopo la chiusura della Rover ha virtualmente perso la sua industria automobilistica. Così come da loro sono rimase in vita, anche se in mano a proprietà straniere, la Bentley e la Jaguar da noi resteranno sicuramente in pista o su strada la Ferrari e la Maserati.

Ed è inutile scomodare la Caritas: come dice il ministro Sacconi, se i giovani ingegneri disoccupati possono e devono andare a fare gli imbianchini, non vedo perché non questo non possa essere anche il destino gli operai Fiat...
Inoltre con 27000 imbianchini in più in Italia è facile prevedere che, per eccesso di offerta, i prezzi per raffrescare le nostre case diminuiranno sensibilmente, cosa che consentirà a tutti noi di rimettere in moto l'economia avviando finalmente lavori da tempo in ritardo per via della crisi...

PpP

P.S. Ovviamente il discorso sui benefici per la nostra economia derivanti dall'improvviso afflusso sul mercato di 27000 nuovi imbianchini sono ironici. Ma non si sa mai: Sacconi, che queste cose le dice davvero, è Ministro della Repubblica. A me magari daranno il Nobel per l'Economia...

giampaolo ha detto...

Personalmante, da lavoratore di un'industria che aveva all'epoca oltre 40.000 addetti e che fatti di questo tipo ne ha vissuti abbastanza, mi da molto fastidio constatare che tutta l'Italia mette bocca sugli interessi dei lavoratori FIAT, chiamati responsabilmente a decidere il loro futuro.

Cari compagni, come sempre tutti sono maestri nell'indicare, nel consigliare nel decidere per gli altri. Ma dopo chi deve attenersi alle decisioni prese sono QUEI lavoratori.

Allora: lasciamoli in pace. Non sono sottoproletariato, hanno una testa ed una grande esperienza. E SARANNO GESTORI DELLE LORO DECISIONI e quindi DEL LORO DESTINO. E' fastidioso per queste persone, maggiorenni, adulte, vaccinate, dover ascoltare l'intromissione di terzi senza responsabilità, sui loro interessi di lavoro. Questa non è una campagna elettorale: E' UN REFERENDUM DI FABBRICA. Lasciamoli decidere in santa pace. Le valutazioni sulle conseguenze si assumeranno dopo l'esito del voto.

maurizio ha detto...

concordo con le tre domande di Elio Veltri. E' realismo puro x uscire dalle chiacchere e dello scarica barile in corso.
maurizio quirico
p. s. vi leggo anche dal Mozambico

mario ha detto...

Giampaolo parole sante! Comunque vada si dovrà lavorare sia per rendere infattibile l'eventale trasferimento sia per riportare ai tavoli la fiom! Come avrei apprezzato potere dire di vivere in un paese dove il primo ministro non fosse intervenuto in generale o se intervenuto si fosse tenuto in gola quella estrema sciocchezza sulla legittimità di un trasferimento. Allo stesso modo avrei voluto vivere in un paese dove un politico che vorrebbe candidarsi alle leadership del paese si fosse tenuto in gola frasi sui ricatti. Le relazioni sindacali, la rappresentanza dei diritti e il confronto sui doveri o sulle prospettive sono cose troppo serie per lasciarle gestire da questi politici da dichiarazioni plurime.

mario ha detto...

Sulla b la risposta a Landini. Sulle altre 2 domande non ci sono risposte di tipo "istituzionale formale" ci sono risposte "normali" in un paese ad economia di mercato. Provocando (quindi solo x fare comprendere la logica), il nostro paese é il primo mercato per tutti i prodotti del comparto fiat, numerose leggi fino ad oggi sono state promulgate su "impulso" di Torino (molte in gergo vengono riconosciute come leggi agnelli o simili), la politica infrastrutturale dell'attuale governo si orienta in modo palese a salvaguardare modalità di trasporto su gomma, le norme orientate al salvataggio privilegiano percorsi che nel salvare evitino il più possibile di penalizzare i detentori di diritti patrimoniali (invece che i diritti del lavoro o della produzione), le leggi sulla localizzazione mantengono importanti privilegi (e spesso scarsi controlli), insomma un governo serio potrebbe agire per creare le condizioni per evitare una dismissione anche senza forzare la mano sul fronte del "libero mercato" ovviamente sarebbe fondamentale che a nessuno (parte industriale e parte sindacale) venisse in mente di radicalizzare. Ad essere sincero sarebbe stato utile usare la volontà del dialogo prima (ripeto reciprocamente) purtroppo la cultura politico-imprenditoriale-sindacale odierna sembra ormai "santorizzata" ossia perennemente orientata a privilegiare il ring dell'apparire e delle dichiarazioni (o per certi sindacalisti e imprenditori dell'appartenere anche a costo di annullare la propria ragione d'essere pur di appartenere o "collocarsi"). Per concludere oggi servirebbe (subito) una stanza per riprendere il confronto e un facilitatore x renderlo efficace. Manca la stanza e purtroppo anche il facilitatore: un altro regalo dell'insipienza politica di questi tempi.

rino ha detto...

La vicenda è molto triste, ma siamo sicuri che queste non siano anche le conseguenze di un sindacato che ha protetto alcuni comportamenti poco encomiabili in danno di chi faceva il proprio dovere?
Fino a quando pagava pantalone alla Fiat andava tutto bene, ora che deve camminare con le proprie gambe non ci pensa nemmeno un istante a presentare il conto
Rino Tiani

claudio ha detto...

condivido Mercanzin e te. Quanto a quello che potrebbe fare la politica, ho suggerito a Fassino, dopo il referendum, di dire che se per caso,dopo tutto questo casino Marchionne non volesse o potesse più fare l'investimento, l'area di Mirafiori resterà sempre vincolata a industria o parco pubblico (come era una volta, tra l'altro: c'era l'ippodromo).

circa "la politica infrastrutturale dell'attuale governo si orienta in modo palese a salvaguardare modalità di trasporto su gomma" anche la FIOM , che non bastandogli di fare il sindacato, fa politica con i noglobal, i cattopiagnoni ecc., si dà da fare per la gomma schierandosi NOTAV. Quindi, per esempio, quelle poche auto che si faranno a Mirafiori, dovranno viaggiare sulle bisarche, così Torino resterà isolata e provinciale.
PS: a proposito di TAV, dopo un po' di dibattito i GVD torinesi cominciano a propendere per 2 TAV, una seconda da Torino a Piacenza, altrimenti tutto continua a passare per Milano, visto che il nuovo traforo del Gottardo è tutto perforato.

dario ha detto...

Concordo con Rino Tiani, è una vicenda triste e sono le conseguenze di un sindacato che non si è attrezzato per gestire il cambiamento epocale che è in atto, dire solo che gli altri sono cattivi non basta, e non basta alternare scioperi e sconfitte a sconfitte e scioperi, servirebbe una chiara indicazione

di un nuovo Piano per il Lavoro, nel passato la CGIL lo fece,

di una nuova dimensione dell'Internazionalismo, perlomeno, nel breve periodo, a livello europeo.

Quel che evidenzia questa fase è un sindacato che persegue un nazionalismo debole e fiacco.

Per rispondere a Veltri

1- SI, si potrebbe ma si sarebbe dovuto fare prima, sarebbe occorsa una politica amministrativa forte, in grado di dire NO, come dice Bellavita, alle VALORIZZAZIONI dei siti industriali con la loro trasformazione in siti residenziali o commerciali, sarebbe stato un buon esempio anche per la FIAT;

2- NO la FIOM non ha un piano B, da sempre il suo mantra è (come dice un grande ex sindacalista Michele Magno): scioperi e sconfitte, sconfitte e scioperi, risultati concreti per i lavoratori ZERO;

3- la vittoria del NO si chiama vittoria di Pirro, l'unica possibilità che i vincitori avranno sarà appellarsi a chi in questi mesi ha tenuto aperti i contatti con FIAT (Chiamparino e c) affinchè si spendano per riaprire le trattative, questo sindacato ha un altro mantra che ripete ogni dove: "aprire un tavolo".

Dario Allamano

giampaolo ha detto...

Perfetto Mario, concordo con te. Preciso solo che io la riflessione l'avevo scritta prima della "triste" uscita del Berluska. Ciao

luciano ha detto...

Caro Dario,
non mi illudo che il NO possa vincere, visto che votano con una pistola
puntata alla tempia.
Però, nell'ipotesi, non capisco né il tono né il senso delle tue
osservazioni sul punto 3 "riaprire le trattative".
Nello specifico, se si ottenesse il risultato di riaprire le trattative, che
ci sarebbe di male ? Non sarebbe un'ottima cosa ?
Mi pare che nessuno tra noi, neppure il più critico della FIOM, consideri il
diktat di Marchionne come il miglior "accordo" possibile ...
E in generale, trattare, e dunque "aprire un tavolo" (a parte la
sgradevolezza del gergo politichese / sindacalese) non è precisamente il
mestiere di un sindacato ?
Ho la sensazione che al di là delle diverse valutazioni di merito, che sono
tutte motivate, vi sia in alcuni interventi un surplus di insofferenza verso
la FIOM.
Insofferenza che invece, pensa un po', io riserverei a CISL e UIL, visto che
al di là del fatto in sé dell'accettazione di questo come dell'altro diktat
(Pomigliano), che può avere, ripeto, motivazioni comprensibili, si stanno
prestando senza alcun ritegno ad un gioco di sponda col governo e con
l'azienda che mi pare ben lontano dalla migliore tradizione sindacale e che
distrugge la prospettiva, a noi cara, di ricostruire un giorno un sindacato
unitario.

Luciano Belli Paci

claudio ha detto...

caro Luciano, tu stai a Milano e non conosci la FIOM di Torino. Come se
fosse gestita dalla Rossanda, per capirci: ininterrottamente, da 40 anni,
nonostante le continue batoste, mai un'autocritica. Imposta invece a chi si
permetteva di dissentire, come per esempio, a suo tempo la Camusso.
Uno dei giovani più in gamba che avevano, Roby Brignolo, nel 1979, quando
aveva 25 anni ed era nella mitica V lega, volevano mandarlo al nazionale.
Era tale la sua esasperazione, e la coscienza che stavano andando al
disastro, che se ne è andato a fare crepes a Londra:non voleva la minima
corresponsabilità di fronte agli iscritti che gli pagavano lo
stipendio..Adesso a Milano ha un'agenzia di comunicazione

Anonimo ha detto...

Caro LucianoPremetto che il documento dei Circoli Torinesi del GdV l'ho scritto io con Brunazzi e se lo leggi bene, molto prima di altri, iniziavo ribadendo quelli che sono i sacri valori del liberalismo: di intraprendere e di rispettare il diritto di dissenso. Non ritengo l'accordo un bell'accordo,lo ritengo quanto è stato possibile portare a casa dati i rapporti di forza e data la totale mancanza di una politica industriale degna di tal nome in Italia in questi ultimi ventanni ( da quando sono scomparsi i socialisti dall'orizzonte politico.Se vincesse il NO presumo che la trattativa su Mirafiori Carrozzerie sarebbe chiusa, salvo che Marchionne smentisca se stesso.L'unica speranza sarebbe quella che, chi non si è bruciato i ponti alle spalle, come ha fatto la FIOM dichiarando l'ILLEGITTIMITÀ DEL REFERENDUM, (a questoproposito io concordo con Mercanzin sul fatto che i lavoratori oggi sono adulti e vaccinati), ma ha tenuto aperte le porte della comunicazione tra le parti (cito Chiamparino apposta) riuscisse a ricostituire un tavolo per la trattativa, ammesso che la FIOM sia disponibile, cosa di cui dubito, che loro per cultura sono per il conflitto a prescindere, (mentre scrico sento Landini che conferma al TG3 questa mia ipotesi).Dario

claudio ha detto...

Per Dario e Luciano
Se vince il no, temo che i SUV li faranno da un'altra parte, in fondo su un progetto di arrivare a 5.500.000 auto all'anno, dove allocare la produzione di 300.000,per fare i quali bisogna fare un nuovo impianto, non è un problema.
Noi continuiamo a pensare che Mirafiori sia la FIAT, ma se fa solo il 55 della produzione totale non lo è più.
La trattativa riprende, di sicuro, se l'impianto si fa a Mirafiori, perché una volta fatta la spesa , bisogna che l'impianto funzioni per ammortizzarla, e allora se il sindacato è forte e unito gli accordi diventano pezzi carta sottoscritti in stato di necessità. Non è una questione giuridica, ma di rapporti di forza e di ragioneria. Se scioperano tutti è un conto, se lo fanno in pochi, un guaio.
Certo che se una delle sigle dice che gli altri sono traditori e non deplora molto che gli si sparino dei fumogeni, vince sempre Marchionne

beppe ha detto...

E' assai difficile se non impossibile confutare o fare distingui su quanto scrive Claudio, e partrendo da questi dati che si dovrebbe analizzare la strategia della multipolarità produttiva e dei suoi impatti e ricadute.
L'assenza di una cultura industriale a livello paese e forze politiche annesse fa si che lo sviluppo del sistema sia stato appaltato ai sindacati dei lavoratori ed a quelli datoriali, mentre il governo interviene a fare il tappabuchi.
L'automotive in Italia oggi non é più la Fiat ma visono altre realtà, e l'automotive reggerà anche a livello mondiale solo se ricerca e progettazione in Italia manterranno l'eccellenza che trasferisca il vantaggio competitivo.
Supporre che i motori Fiat o il Politecnico possano reggere la competitività anche nel futuro é da dimostrare di fronte all'evoluzione verso una mobilità sostenibile ed a basso impatto.
Affrontare l'argomento a slogan sì o nio é limitativo.