venerdì 2 maggio 2014

ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE: UN’ANALISI DEL QUADRO POLITICO ITALIANO di Franco Astengo

ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE: UN’ANALISI DEL QUADRO POLITICO ITALIANO di Franco Astengo dal blog: http://sinistrainparlamento.blogspot.it Appare molto probabile che l’esito dell’elezione dei 73 rappresentanti dell’Italia al parlamento europeo, che si svolgerà domenica 25 Maggio, finirà con il confermare il dato di fondo della “tripartizione” del sistema, tra PD, Forza Italia e Movimento 5 Stelle come si era già verificato in occasione delle elezioni politiche del febbraio 2013. La vera incognita, infatti, risiede nella determinazione dei rapporti di forza fra questi tre soggetti: rapporti di forza che condizioneranno sicuramente l’immediato prosieguo della vicenda politica e lo stesso esito della XVII legislatura attualmente in corso. Sicuramente appare appesa a un filo la riforma della legge elettorale così come congegnata dal patto del Nazareno stipulato, a suo tempo, fra Renzi e Berlusconi: l’impianto complessivo di quel progetto, infatti, poggiava sull’ennesimo tentativo di riduzione bipartitica del sistema, da realizzarsi addirittura attraverso lo svolgimento di un ballottaggio per l’assegnazione di un premio di maggioranza dalla consistenza sicuramente anticostituzionale. L’esito delle elezioni europee potrebbe, invece con tutta probabilità, delineare uno scenario completamente diverso con il Movimento 5 Stelle a recitare la parte del “secondo incomodo” se non, addirittura, del soggetto di maggioranza relativa. Fino a questo punto, però, stiamo all’interno delle banalità indicate dall’esito di sondaggi in buona parte pre-fabbricati e sicuramente manipolati. Per sviluppare un’analisi seria e approfondita occorre, invece, cerca di interrogarsi sui veri quesiti attorno ai quali potrà formarsi l’opinione complessiva di settori importanti dell’elettorato e, in conseguenza, l’esito stesso della tornata elettorale. In partenza le “fratture” sulle quali pareva dovessero cimentarsi prioritariamente le elettrici e gli elettori apparivano essere sostanzialmente due: 1) La prima quella relativa al dilemma “Europa/Non Europa”. Un dilemma ridotto allo scontro “Euro/No Euro”. Da una parte, infatti, le destre populiste e nazionaliste europee, schierate “anti Europa” e dall’altra socialisti e popolari dichiaratamente favorevoli all’Unione Europea, pur tra qualche distinguo moderatamente anti-austerity. In Italia questo schema di confronto naturalmente esiste, considerato anche l’andamento complessivo del ciclo economico, ma in una versione “anomala” rispetto al quadro europeo appena sopra descritto. Nel nostro Paese, infatti, le forze della cosiddetta destra populista e nazionalista risultano molto deboli e poco influenti come nel caso di Fratelli d’Italia. Esiste un soggetto collocato sulla frontiera “No Euro” non nazionalista, anzi scissionista come la Lega Nord. Soprattutto però è collocata in una posizione fortemente critica rispetto all’Europa il soggetto più importante iscritto al PPE, cioè Forza Italia, tutta intenta a presidiare il conflitto tra il suo leader e la Magistratura. Lo stesso PD, iscrittosi recentemente al PSE che ha aggiunto alla propria insegna la denominazione “democratici” era apparso, in partenza di campagna elettorale, propenso a spostare il tiro sulle questioni interne grazie al dinamismo riformista del nuovo governo Renzi, il quale – al riguardo dell’Europa – pareva intenzionato semplicemente a “battere i pugni sul tavolo” contro l’austerità imposta dalla BCE e dai burocrati della Commissione. La specificità italiana, inoltre, si componeva (e si compone) della presenza del Movimento 5 Stelle, di gran lunga la forza più importante posta su di un terreno chiaramente AntiUE e altrettanto chiaramente AntiEUro, ma che ha rifiutato qualsiasi collegamento con le maggiori forze della destra populista e nazionalista, come nel caso del Front National francese che pure aveva avanzato, all’indomani delle elezioni amministrative in Francia, propositi di alleanza. La complessità di questo quadro rende di non facile elaborazione di un’analisi in grado di indicare con una certa qual approssimazione positiva la destinazione dei voti dell’elettorato italiano AntiUE, calcolato all’incirca nel 50% dei possibili votanti; 2) La seconda “frattura” riguarda la situazione politica interna considerata al momento dell’avvio della “strategia delle riforme” annunciata al momento dell’insediamento del governo Renzi. Il meccanismo di fondo di questa strategia, semplificatoria e populista soprattutto rispetto ad alcuni nodi di fondo riguardanti il sistema politico, la burocrazia, la “velocizzazione” dei meccanismi di governo, l’elargizione – a una parte consistente dell’elettorato – di modesti ma immediati benefici fiscali (i famosi 80 euro in busta paga) avevano portato a rilevare un forte consenso: circa il 72% dell’elettorato appariva favorevole a questa strategia delle riforme. Nella sostanza pareva che lo scontro elettorale si giocasse nelle scelte di settori che si trovavano in una condizione di “sovrapposizione” delle loro opinioni, tra il 50% degli antiUE e il 72% dei favorevoli alle riforme. Da che parte si fosse orientato questo pendolo avrebbe determinato l’esito del voto. A questo punto, però, si sono introdotti in questo quadro rilevanti elementi di novità: a) Sta mutando bruscamente lo scenario internazionale con in primo piano la crisi ucraina che pone a diretto confronto gli USA e la Russia, con rischi non secondari di un impatto provvisto di forti elementi di frizione (ci sono già paragoni, non infondati, con la crisi di Berlino tra USA e URSS nel 1949 o con la crisi dei missili a Cuba del 1962). Va così in discussione il ruolo dell’Unione Europea, richiamata con forza dagli USA ai propri impegni NATO. Ferma restando l’opinione che si tratta di uno scontro tra equivalenti imperialismi, che continueranno a intrecciare i loro affari con la posta in palio di questo scontro assolutamente decisiva per l’avvenire dell’Europa sul delicatissimo piano delle risorse energetiche a disposizione, resta da vedere quanto peserà il richiamo alla solidarietà atlantica rispetto al ruolo dell’Europa, diminuendo così l’impatto che dovrebbe avere sull’esito elettorale il tema Euro/No Euro. Insomma rispetto alla prospettiva di una guerra, o perlomeno di una forte frizione tra i due “rinnovati” blocchi la questione antiUE e, di conseguenza, antiEuro potrebbe diminuire il proprio peso sulla formazione dell’opinione elettorale in larghi strati della società italiana; b) Dall’altra parte appare in calo la “spinta propulsiva” della proposta “riformista – decisionista – populista” elaborata dal governo Renzi. Scarsi effetti (anche gli 80 euro sono poca roba e poi destinati a una platea troppo circoscritta, escludendo pensionati, disoccupati, incapienti, esodati, cassintegrati, artigiani) esagerato tentativo di provocare il cosiddetto “effetto annuncio”, eccessiva esposizione mediatica per una sorta di semplice simpatica “macchietta”, opposizioni intrecciate dentro e fuori la maggioranza che sicuramente ostacoleranno il cammino, rendendolo assai più accidentato rispetto alle prospettive di partenza. L’ultima conferenza stampa di questo improvvisato premier, sul tema della riforma della pubblica amministrazione, è apparsa, sotto quest’aspetto, particolarmente penosa soprattutto per via dell’evidente vacuità dei temi trattati. A suo vantaggio il governo Renzi gode di un’incredibile forma di piaggeria da parte dei mezzi di comunicazione di massa che tendono a confondere i suoi annunci come se si trattasse di provvedimenti già presi e dalla debolezza di un ceto politico che pur di conservare qualche briciola di potere e di privilegio appare disposto, in larga parte, a salire – secondo il consueto vizio italico – sul “carro del vincitore” (delle sole primarie del PD, finora: è bene ricordarlo, rammentando anche che si è trattato di primarie partecipate in una dimensione molto ridotta rispetto alla precedenti.) c) Il terzo elemento di novità riguarda il possibile calo di consensi raccolti attorno alla figura di Silvio Berlusconi. Va ricordato che il PDL nel 2008 raccolse circa 17 milioni di voti, un patrimonio poi ridottosi drasticamente nel 2013 e oggi in via di ulteriore ridimensionamento per evidenti ragioni che non è il caso qui di elencare nel dettaglio. Certamente resterà a Forza Italia un antico “zoccolo duro”, ma sicuramente una quota consistente di voti prenderà altre vie. Principalmente quella dell’astensione: astensione che risulterà alla fine in ulteriore aumento rispetto a quella già molto elevata fatta registrare nell’occasione delle elezioni politiche 2013. A questo proposito l’Italia si trova già in una posizione di allarme, rispetto a quelle che erano – sotto quest’aspetto – considerate quote fisiologiche nelle democrazie occidentali. Concorrono a formare questo fenomeno l’assenza di soggetti politici adeguati dopo il crollo del sistema dei partiti avvenuti fin dagli anni’90, il discredito raggiunto a livelli elevatissimi da parte del ceto politico, la sottrazione della possibilità di scelta da parte dell’elettorato dopo le tante promesse elargiate all’epoca dell’entrata in vigore del sistema elettorale maggioritario oltre ad una naturale “secolarizzazione” della società che ha investito anche il campo della politica. Il resto delle perdite che accuserà Forza Italia si riverserà, principalmente, tra PD e Movimento 5 Stelle per le opposte ragioni che si è cercato fin qui di spiegare: a favore del populismo riformista di Renzi, o a favore del populismo anti-euro di Grillo. Appare davvero debole, molto debole, la possibilità di impatto del Nuovo Centro Destra, collocato ormai in una posizione “centrista” difficilmente riconoscibile dal grosso dell’elettorato come, del resto, nel caso dei residui di quello che fu, nel 2008, lo stesso tentativo centrista realizzato attorno a Mario Monti. In conseguenza di questo lungo discorso si può riassumere come appaia facilmente pronosticabile una tripartizione del voto con l’inserimento, però, di forti incognite rispetto a quello che appariva il prevedibile andamento della campagna elettorale: la prima derivante dallo spostamento d’asse del quadro internazionale e la seconda dalla diminuzione di spinta propulsiva da parte del governo Renzi. Queste due novità si compenseranno e alla fine PD e Movimento 5 Stelle si ritroveranno sulle posizioni di partenza, mentre Forza Italia diminuirà oggettivamente i propri consensi mentre crescerà l’astensione? Questi dati potrebbero essere quelli maggiormente indicativi, con una tripartizione “azzoppata” e formata, in conseguenza, da due soggetti “forti” con un ridotto scarto tra di loro (all’incirca tra il 25 e il 30%) e un soggetto debole (al di sotto del 20%). Per il resto, al di là del conseguimento o meno del quorum del 4% alcune formazioni molto più deboli e ininfluenti, Sicuramente la prospettiva di una maggioranza relativa per il Movimento 5 Stelle non appare oggi come oggi nell’immediato ordine del giorno: si tratterebbe però, nell’eventualità, di un risultato tale da provocare un vero e proprio sconvolgimento dell’intero quadro. All’interno di questo scenario appare particolarmente debole, perlomeno nella situazione italiana, la posizione della lista Tsipras che in altre situazioni può godere dell’apporto di formazioni politiche consolidate come invece non si verifica dalle nostre parti. Formazioni, come la stessa Syriza in Grecia, capaci anche di svolgere una efficace azione anti-europeista di sinistra. Il “né aderire, né sabotare” dell’insegna dell’”Altra Europa” (quale?), un richiamo storicamente difficile come quello al rivolto al Manifesto di Ventotene, un collegamento molto debole con i soggetti che sul piano interno si muovono all’opposizione delle politiche economiche e istituzionali del governo su posizioni di sinistra d’alternativa, una composizione delle liste che appare sostanzialmente inadeguata alla complessità dello scontro in atto, la difficoltà a bucare il muro costruito dal “partito di cartello” (PD-Forza Italia – Movimento 5 Stelle) in materia di utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa rendono, a questo punto, lastricata di sassi la strada del 4%. Comunque nella notte tra il 25 e il 26 di Maggio avremo il responso: un giudizio di alto valore politico anche se, è bene ricordarlo, non c’è da eleggere alcun governo e le candidature a presidente della Commissione (Schultz, Tspiras, Juncker e quant’altre/i) risultano puramente simboliche.

28 commenti:

Lorenzo ha detto...

L’idea che i sondaggi siano taroccati è certamente attraente. Fra l’altro riesuma la gloriosa teoria del “cartello” o del “complotto”, di cui si sentiva la mancanza. Tuttavia, non ricordo quale giornale, nei giorni scorsi, ne riassumeva sei o sette (di questi sondaggi), mettendoli in parallelo. Se non ricordo male, tutti davano per primo il Pd, dal 31 al 35%, secondo il Movimento di Grillo, dal 22 al 27%, e terzo Berlusconi, intorno al 19%, una forchetta più ampia per i primi due, e inferiore per Forza Italia. Mettiamo pure che ciascun sondaggio sia “venduto” o “comprato” a questo o da quello, ma i rapporti di forza sono lì. La sola ipotesi “ardita” che si fa in questo momento è che il M5S possa scavalcare il Pd: ipotesi secondo me altamente improbabile. Se si vuol dire che c’è un “complotto” a danno dei piccoli partiti, benissimo, ammettiamo che ci sia (ma mi sembra che non sia una guerra “segreta”, bensì dichiarata), e così torniamo a rimestare la solita zuppa che è sul fuoco da troppo tempo e si è quasi asciugata: rappresentatività contro efficienza, “democrazia” contro “autoritarismo”. A me l’esperienza di Prodi2 coi piccoli partiti è bastata per sempre. Altri la pensano in modo diverso, ma non per questo hanno ragione. Ovviamente il 26 maggio (nella notte fra il 25 e il 26 cercherò di dormire il sonno dei giusti) saranno i voti a dare il responso, forse di alto valore politico e forse no, ma vorrei capire che cosa, a questo punto, auspica la sinistra: forse una affermazione della lista Tsipras (che, non dimentichiamo, “contiene forti elementi di ambiguità”, vedi Rete socialista). Lista che non supererà lo sbarramento, ma se così fosse, a parte “l’alto valore simbolico”, non è certo destinata a cambiare le sorti dell’Italia in Europa.

edmondo ha detto...

Cari compagni,
prevedo che alle Europee le tre liste maggiori, Pd, 5 Stelle e Forza Italia, prenderanno complessivamente almeno l'80% dei voti: non perché ci sia una congiura a danno degli altri partiti, ma perché sono queste le tre forze che esprimono posizioni chiaramente percepibili dagli elettori (e faranno probabilmente il pieno tra gli attuali incerti che alla fine decideranno di andare a votare il 25 maggio) oltre ad avere una spinta mediatica grazie ai loro tre leader diversamente popolari, Renzi, Grillo e Berlusconi.

Se questa mia previsione è corretta, ne consegue che TUTTE LE ALTRE LISTE SI SPARTIRANNO AL MASSIMO IL 20% DEI VOTI, forse anche meno, e sarà molto difficile per ognuna di loro superare il 4% della soglia di sbarramento. Penso, in particolare, che resteranno al di sotto di tale soglia la lista Tsipras a sinistra, Scelta Europea al centro e Fratelli d'Italia-AN a destra mentre qualche possibilità in più - grazie alla parziale tenuta del suo 'zoccolo duro' elettorale e alla campagna contro l'Euro - secondo me dovrebbe averla la Lega Nord.

Il vero punto interrogativo è a mio avviso il risultato di Ncd-Udc che oggi secondo i sondaggi vale il 5-6% mentre Forza Italia sarebbe al 19-20%: se Berlusconi riuscirà a recuperare (come quasi sempre gli è riuscito nelle precedenti campagne elettorali) uno o due punti percentuali, penso che saranno voti in parte sottratti ad Alfano, che potrebbe così scendere pericolosamente verso la soglia del 4% che, nel suo caso, è il confine tra la vita e la morte politica.

Dopo il 15 maggio vi manderò una previsione aggiornata, fraterni saluti

Edmondo Rho

martelloni ha detto...

E' chiaro come il sole che il PD renziano (e non solo questo) teme come la peste che, a partire dalle elezioni europee, cominci a coagularsi una forza politica alla sua sinistra che, presente nel parlamento europeo, possa costituire un inizio di riaggregazione delle sinistre di varia ispirazione socialista e radicale in Italia. Tanto più che col tempo – ma già se ne individuano le linee - verranno al pettine tutte le contraddizioni economico-sociali e politico-istituzionali presenti nel "sovversivismo dall'alto" pseudo-modernizzatore del renzismo e dei suoi alleati. Da qui il "pelosissimo" fuoco di sbarramento preventivo, tutto mediatico, tendente a presentare il voto a Tsipras come "inutile". E' stato un giochino già messo in scena, a suo tempo, da Veltroni (l'"autosufficienza" dei DS) con i risultati che tutti ricordano: successo ragionieristico di partito e sconfitta della intera sinistra. Naturalmente, oggi, le cose non stanno affatto così, nonostante sondaggi, frizzi, lazzi e... burle varie.



claudio ha detto...

al contrario, caro Martelloni, e ti parlo dall’interno del PD: siamo preoccupati che Tsipras non superi il quorum, perchè dopo quest’ennesima sconfitta delle centosinistre disunite restano solo i NOTAV, mascherati e senza nome, ma contigui allo squadrismo se non al miniterrorismo (mini per ora). Con Grillo, lo stracciatore di striscioni sindacali, che si appropria come un padrino di queste follie, e le centosinistre che lo blandiscono sperando in una tribuna

mario ha detto...

Cari compagni, se il quadro è quello che pare delinearsi (al di là dei sondaggi più o meno realistici e/o più o meno "interessati" ed al netto delle immancabili "gufate" varie) credo si faccia molto prima a decretare la fine elettorale della Sinistra italiana in quanto tale.....ed a preoccuparsi solo di questo, almeno nel caso di chi non riconosce alcunché di Sinistra nel PD e tantomeno nei grillini e nelle destre varie..
Fraterni saluti.
Mario Francese

felice ha detto...

C'è sempre la VARIABILE IMPREVISTO. Vi dimenticate che in 6 tribunali italiani ci sono i ricorsi da me promossi per far dichiarare illegittima la soglia del 4%. Non solo c'è anche la illegitiità dell'esenzione dalla raccolta di firme. Due giudici hanno fatto capire che decideranno prima del 25 maggio. 3 giudicheranno il 25 gugno(Roma), 8 luglio( Napoli) 11 luglio ( Milano) 1 si è sottratto. In ogni caso la sottovalutazione dei ricorsi in materia elettorale è una costante dei nostri mezzi dei informazione. Poi arrivano le senteze dell Corte Costituzonale che annulla in parte il porcellum, a soprattutto la Corte di Cassazione che afferma chi i diritti cstituzionali dei cittadini italiani sono stati gravemente violati dalla data di entrata in vigore della legge 270/2005 d fino al 13 gennaio 2014. in qalunque altro paese starebbe sulla prima pagina dei giornali. Ebbene c'è una differenza la violazione del diritto europeo porta all'annullamento degli atti in violazione anche con effetto retroattivo, differenza delle elezioni parlamenatari nazionali quelle europee sono impugnabili: ne vedremo delle belle. Vi do la mia parola!

Felice C. Besostri

alberto ha detto...

Francamente io credo che SEL avrebbe fatto bene a continuare sulla linea che Vendola aveva prima del congresso e che è stata battuta al congresso costringendo Vendola all’equilibrismo “con Tsipras ma non contro Schulz” : una linea di sfida politico culturale di alto valore con il PD, una linea per il futuro e non per il passato , perchè è in quell’area di riformismo che c’è il maggiore numero di astensionismo di sinistra che SEL avrebbe potuto attrarre, oltre ad essere utile a quanti dentro al PD continuano a sostenere una linea di sinistra riformista . La sinistra “arcobaleno” la sua forza numerica purtroppo l’ha già dimostrata.

sergio ha detto...

Pare abbiano ricorso anche i Verdi (il Gruppo europeo) sull'illegittimità della soglia.

Ciao a tutti.
Sergio Tremolada

lorenzo ha detto...

A me è parso significativo un passaggio del recente documento di Rete socialista/ Socialismo europeo: . E’ un fatto che lo spazio a sinistra dell’attuale coalizione di governo si è ridotto assai per la semplice ragione che non ci sono più i voti. E che questi voti saranno difficilmente recuperabili. Ciò che rimane della sinistra (a sinistra del Pd), inoltre, è diviso in mille fazioni, intente a rivendicare la propria diversità, critiche fra di loro, e riluttanti a confluire in un solo partito. E’ l’eterna storia della sinistra, ed è dovuta alla mancanza di pragmatismo, al pregiudizio ideologico, all’intolleranza. E infine, vuoi mettere, c’è più gusto ad azzuffarsi con il vicino di casa che si conosce che non con i marziani della destra che vivono su un altro pianeta. C’è rimedio? Lorenzo Borla


peppe ha detto...

Il Pse i suoi problemi ce li aveva anche prima che entrasse il PD. Però talvolta mi pare che ci sia una eccessiva enfatizzazione della crisi del PSE (che esiste comunque). Anche perchè a sinistra del PSE non mi pare ci sia la capacità e la forza di incidere positivamente. Anche se io ho fiducia in Tsipras che mi pare persona seria ed equilibrata, molto meno fiducia per diversi suoi seguaci. Comunque è nel PSE che esiste il livello di elaborazione più alto. Lo stesso Tsipras sostanzialmente riprende i concetti espressi da Delors. Io credo che Vendola avesse una giusta intuizioni, creare un ponte costruttivo tra Schlz e Tsipras, ma poi il modo pasticciato, confuso e dadaista con cui si è uscito dal congresso non ha aiutato. E SeL si è trovata ad essere caudataria di iniziative altrui non senza ambiguità. Personalmente condivido (ma questa credo che sia la posizione della Rete) la idea di Felice: dare un voto a quelle singole personalità che esprimono una sensibiltà socialista, anche perchè poi bisognerà eleggere pesone che staranno nel PR e non in quello italiano .Io che sto al sud voterò per Gianni Pittella per il suo impegno concreto contro le politiche di austerità e la revisione dei parametri di Maastricht. Se fossi stato residente al Nord-Ovest avrei sicuramente votato per il compagno Somoza, un socialista nella Lista Tsipras (ha dichirato che se eletto andrà nel gruppo PSE. il dato positivo della Lista Tsipras è che non mette vincoli di appartenenza) . Poi mi auguro che per il dopo elezioni si costruisca uno spazio a sinistra del PD che sia qualcosa di radicalmente diverso dall'Arcolabaleno ed in cui vi sia una visibile componente socialista. Come area socialista autonomista di sinistra credo che oggi i ns interlocutori più vicini sono l'area di SeL vicina al PSE (Migliore, Di Salvo, Scotto) e l'area dissidente del Psi in decomposizione.

roberto ha detto...

Un' esperienza a sinistra del pd c'è già, è Sel!
Poi è chiaro che in sel ci sono esponenti più vicini alla sensibilità socialista,oltre ai nomi che fa Peppe ho già segnalato Furfaro, candidato nella lista Tsipras per l' Italia centrale, ma ce ne sono molti altri.
Concordo che l' area dissidente di questo psi è un' interlocutore valido per concorrere a un progetto di nuova sinistra. Ma i tempi stringono e credo che Vendola e Sel debbano essere considerati i riferimenti fondamentali da cui muovere con urgenza..
Se mi consentite un richiamo evangelico, vorrei dire che invece di continuare a vedere le pagliuzze negli occhi di Vendola, sarebbe opportuno vedere le travi in quelli di Renzi.
Poi che nel pd ci siano energie di sinistra è vero, ma dovrebbero appalesarsi con più determinazione e tempestività. Attendiamo fiduciosi...ma intanto partiamo da ciò che c'è già, nelle forme possibili. Io non credo che si tratti di costruire una componente socialista, perché rischieremmo di dare l' idea di voler ripercorrere vecchie strade, bensì di portare avanti i valori del Socialismo e partendo dall' esperienza di Sel ciò mi pare possibile.

claudio ha detto...

Alura, suma bin ciapà (trad. dal piemontese “allora, siamo ben messi”): cioè ci si sta avviando sulla gloriosa e molto frequentata strada della frammentazione che porta alla costruzione di una costituente socialista in ogni appartamento, così siamo sicuri di chi è il leader e cosa pensa. Poi non stupiamoci che ,anche se il PD fosse elettoralmente il primo partito del PSE, continueranno a guardarci con sorrisi di sufficienza. Come quelli della Trojka, che fan più credito alla Spagna che a un paese dove la maggioranza di quelli che vanno a votare vota per Grillo o Berlusconi: son cose che contano sulla credibilità e sulla tenuta di un paese. Tutto ciò premesso, continuo a ripetere che dobbiamo partire dall’alto: l’Europa ha una maggioranza di destra e non di sinistra, anche perchè i catttolici dei paesi dell’Est sono reazionari e non vogliono sentire mai più la parola “socialista”. Forse, con qualche aiuto di questo papa e dando la presidenza dell’Internazionale a Muijca, si potrebbe cambiare qualcosa...certo non con Migliore, Vendola e Fassino , che nella considerazione internazionale sono pari ai nostri poeti arcadici minori del 1600. Comunque, visto che qui ognuno dà le sue preferenze, le mie per l’europa vanno a 3 giovani del PD: Brando Benifei della Liguria, Pino Catizone di Torino , che conosco personalmente, e Viotti di Alessandria non perchè ( ma anche) è civatiano ,ma perchè l’ho sentito un paio di volte e mi è piaciuto

mario ha detto...

Dovrebbe essere più che evidente che il PSE, come è oggi, è un' istituzione politicamente defunta (ed uso un pietoso eufemismo altrimenti dovrei calcare la mano avallando molti altri compagni ed anche osservatori esterni internazionali i quali ritengono, non a torto, che, tecnicamente, il PSE è un "partito mai nato" perché tale si è voluto che fosse e tale si vuole che sia a tutt'oggi).
La sua "esistenza formale" - ed i fatti concreti di questi ultimi mesi e giorni lo confermano sempre più - è limitata al suo aspetto di simil-cartello elettorale che mette insieme "a tempo determinato" partiti ed individualità nazionali di stampo o tradizione più o meno liberal-social-democratica, dove però la dimensione "social" è nei fatti sempre più annacquata, con buona pace di tutti i suoi pur elaborati programmi che rimangono però sostanzialmente belle chiacchiere (vedi l'incapacità di trovare un accordo-intesa di tipo unitario perfino su di una misura "da minimo contrattuale" ma certamente alternativa come gli euro bond).
Certo, la Lista Tsipras, allo stato, è molto, ma molto meno del PSE sotto il profilo politico ed elettorale (ed è quanto dire!), ma sarebbe da ciechi e/o da irresponsabili ignorare che essa è - piaccia o meno - l'unica realtà che può costituire per la Sinistra di governo europea di governo ed autenticamente federalista e socialista, quel primo, necessario e concreto passo verso la direzione giusta "a sinistra" che altrove, cioè nel PSE, si stenta a fare o non si vuol fare.
Proprio perché qualcuno ritiene - ed a ragione - che l'Europa stia slittando a destra, da sinistra si dovrebbe lavorare e pretendere, nelle forme e nella sostanza, per il percorso opposto.
Diversamente si rincorre il pensiero unico ed antidemocratico che sottende le "larghe intese della perenne emergenza"....e per far questo basta aderire al PPE o ad un qualsiasi partito di centrodestra, lasciando perdere la Sinistra.

francesco ha detto...

Il rischio che paventa Claudio - che si vengano a formare costituenti socialiste in ogni appartamento - è in effetti quanto mai concreto. Già oggi (tra reti, gruppi, leghe, coordinamenti, costituenti, network, alleanze e laboratori) sono di fatto in campo diverse realtà che il buon senso dovrebbe indurre a far convergere verso un progetto unitario. Ci sarà mai la possibilità di convogliare queste energie disperse verso un qualche punto di coagulo?

Un saluto,

Francesco Somaini

francesco ha detto...

Caro Mario,

Io voterò per la lista Tsipras perchè considero che il PD non sia oggi proprio votabile (a motivo prima di tutto della minaccia pericolosa per la democrazia che ritengo si annidi dietro i progetti di riforma elettorale e costituzionale verso cui il PD renziano si è voluto pervicacemente imbarcare). Ma da qui agli entusiasmi incondizionati che tu sembri esprimere verso un'operazione carica di ambiguità, e non priva di pulsioni sterilmente antagoniste, credo ce ne passi abbastanza. Insomma, non farei della lista Tsipras un mito. Viceversa quello che drammaticamente manca, a mio modo di vedere, è la capacità della Sinistra di orientamento socialista e libertario di ritrovare un vero punto di coagulo e di parlare unitariamente con una voce minimamente autorevole.

Un saluto,

Francesco Somaini

felice ha detto...

Le tifoserie se ultras incutono timore e ottengono di raggiungere i loro obiettivi. Volete mettere l'efficacia comunicativa di un mito rispetto alle perplessità laiche e socialiste, che attagliano molti di noi. Il punto è che il mito Renzi ha una capacità di sfondamento molto maggiore del mito Tsipras e soprattutto ha alsuo sercvizio i media quasi senza eccezioni




Felice C. Besostri

mario ha detto...

Caro Francesco,
innanzitutto mi felicito per la tua scelta che reputo molto significativa nell'area socialista. Per quanto concerne il resto posso assicurarti che ti è sembrato male.
Tsipras o non Tsipras, di entusiasmo sono veramente a cortissimo (e non da oggi), pertanto sono materialmente impossibilitato a mostrarlo e diffonderlo.
E, visti questi chiari di luna, non vedo come potrebbe essere il contrario per un socialista come me che non riesce a individuare, né in Italia, nè In Europa, un preciso, chiaro, efficace, organico, compiuto e definitivo progetto politico coerente con le proprie idee ed autenticamente alternativo al "Sistema della crisi" (o alla crisi del Sistema).
Insomma, la Lista Tsipras è anche per me un ripiego.....anzi, ti dirò che più passa il tempo e più mi convinco (frequentando gli Tsiprassiani) che la lista sia un ripiego per lo stesso leader greco e gli altri promotori e sostenitori di questa "avventura".
Un ripiego necessario ed irrinviabile, però, dato il momento cruciale che stiamo affrontando.
Un fraterno saluto.
Mario Francese

alberto ha detto...

Caro Mario ho l’impressione che hai le idee un po’ confuse. Tsipras in Europa è il candidato del partito della Sinistra europea fondato il 9 maggio 2004 a Roma, Sinistra europea (EL), Nel congresso viene eletto presidente all'unanimità Fausto Bertinotti.
Il 19 ottobre 2007 il presidente Fausto Bertinotti ha presentato le sue dimissioni dalla carica per "per una incompatibilità sostanziale" col suo ruolo di Presidente della Camera del governo italiano. Il nuovo presidente, proposto dallo stesso Bertinotti, diventò il tedesco Lothar Bisky (Die Linke).

Nel 2009 il Partito dei Lavoratori d'Ungheria (Munkáspárt), tra i fondatori della SE, è uscito in polemica con la linea politica e l'orientamento ideologico che questa organizzazione stava assumendo. Al suo posto, è entrato il Munkáspárt 2006, partito rosso-verde, nato da una scissione del Munkáspárt. Il 5 dicembre 2010, in occasione del 3º congresso, viene eletto presidente Pierre Laurent, segretario generale del PCF. Laurent viene riconfermato presidente nel 4º congresso svoltosi a Madrid dal 13 al 15 dicembre 2013: la stessa assemblea annuncia la candidatura alla presidenza della commissione europea di Alexis Tsipras.I membri della Sinistra Europea fanno riferimento, nel Parlamento europeo, al gruppo Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica, che con 41 eletti è la quarta forza politica continentale dopo popolari, socialisti e liberali. Alla sinistra Europea si può aderire anche individualmente, senza appartenere ai partiti membri.

In Italia il Partito della Sinistra Europea è retto da un'Assemblea nazionale formata da un Gruppo di coordinamento operativo nazionale, da un Coordinamento aree tematiche e da un Consiglio dei Portavoce. Il Partito della Rifondazione Comunista è espressione della SE in Italia, mentre il Partito dei Comunisti Italiani è accettato tra i partiti osservatori. Dei partiti membri di SE fanno parte: Partito Comunista d'Austria , Partito Comunista vallone, Partito Comunista fiammingo,

Partito bielorusso della sinistra unita "Un mondo giusto", Sinistra bulgara, Partito della Sinistra Estone,Partito comunista finlandese, Partito Comunista Francese,

La Sinistra in Germania, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista di Spagna, ecc.
Difficile dire che cosa abbia a che fare EL con la sinistra di tradizione socialista.

E’ pur vero che Tsipras ha detto che chi in Italia partecipa della lista con il suo nome, una volta eletto potrà scegliere di entrare sia in SE che nel PSE.

franco ha detto...

corrisponde a verità che l'unica lista in tutta europa con il nome Tsipras sia quella italiana ? Che facciamo , passiamo da chi (il Pci prima ed il Pd fino a poche ore fa ) vivono da chi si inventa il partito del Sarchiapone italiano ( è peloso ? No. E' glabro ? No E' socialdemocratico ? No E' comunista ? No , ma morire se dice come è..) a chi si butta sul benaltrismo estero ?
E come spiegate il fatto che Tsipras non si sia nemmeno presentato in Grecia ? Non sarà che più che di fare il leader europeo della sinistra antagonista pensa a fare il candidato possibilmente vincente della sinistra alle politiche in Grecia ?


Insomma, il buon Tsipras mi pare un buon leader che , diversamente da Vendola , non ha ancora raggiunto il limite di incompetenza politica e con grande maestria sta sostituendo il praticamente dissolto Pasok per sotituirlo presto, prestissimo come alternativa storica al conservatorismo storico di Nuova Democrazia ed affini. Di fare il Guevara de' noartri non mi pare che gli interessi .
Ciò detto penso che la sinistra antagonista debba , non solo possa, avere un riferimento ed una arena che permetta ai vari Ferrero , Rizzo e compagnia cantante di litigare come sempre sul chi è più puro etc . Personalmente spero vinca Bertinotti, lì dentro, che almeno garantisce ordine, cooerenza ed un tratto di eleganza che non guasta. Ma che ci fanno lì dentro non dico i socialisti, ma quelli di Sel che avevano fondato un partito biodegradabile per scigliersi nel grande fiume di una sinsitra plurale di governo etc etc ?


Venti anni di partiti e liste personali non sono bastate ? Cerchiamo pure di usare un franchising ?


Non vedo come dopo aver scassato l'anima per secoli sull'adesione al Pse si possa pensare oggi di non votare per il Pse . Il confronto vero è fra europeisti , poulisti popolari ed antieuropeisti , col forte rischio che vincano questi ultimi . Che dubbio abbiamo ?
Franco

peppe ha detto...

confermo la mia convinzione che a sinistra del PD occorrerà costruire unp spazio. Ma esso deve andare oltre SeL. In cui ci sono certo tanti compagni che esprimono una sensibilità chiara verso il socialismo europeo. Ma c'è anche una area confusa non aliena da opportunismi e trasformismi talvolta celato dietro un linguaggio pseudo-antagonista. La mia esperienza in sel lucana (ma credo che in tutta Italia sia così) me lo conferma. Vedremo i risultati elettorali e poi valuteremo. Io mi auguro che la lista Tsipras superi lo sbarramento , ma è indubbio che è nata malissimo e con grosse ambiguità. A sinistra serve comunque (magari all'internop di una possibile federazione) una area socialista con un minimo di strutturazione, perchè oggi più che mai occorre evidenziare che a sinistra serve un recupero in positivo della tradizione del socialiosmo autonomista italiano. E non si può ridure la sinistra italaina alla tiritera Gramsci-Berlinguer. O si capisce questo o si andrà sempre verso improbabili e fallimentari arcobaleni




luigi ha detto...

Caro Compagno Besostri,
il brand Renzi è il neoliberismo blairiano camuffato all'apogeo
visibile ... vincente ... attraente ... mentre Tsipras è il brand del
socialismo risorgente - il vetusto "sol dell'avvenire" - che appena
si intravvede - oscurato dai media, forse l'occasione di una nuova
sintesi identitaria ... come Sinistra italiana penso che ci possa
orientare la Costituzione Italiana.
Carissimo compagno Somaini,
Viceversa quello che drammaticamente manca, a mio modo di vedere, è
la capacità della Sinistra di orientamento socialista e libertario di
ritrovare un vero punto di coagulo e di parlare unitariamente con una
voce minimamente autorevole.
Da quanto scrivi percepisco la tua onestà intellettuale ...
Ho verificato che anche nel ristretto contenitore qualunque sia la
denominazione, con coloro che si definiscono socialisti non ci si
mette d'accordo per nulla su identità e su leadership ... proprio un
complicato labirinto che quando se ne esce si è sempre al punto di
partenza.
L'oggetto apparente del contendere è l'identità, sempre a volerne
individuare una nuova ... eppure la Costituzione Italiana ... troppo
semplice per tanti intellettuali dotti, sarebbe più che sufficiente
per ritrovarcisi tutti, quelli della Sinistra diversamente declinata
unita (socialisti e comunisti diversamente disuniti, ma anche
cristiani sociali, sani liberali, ecologisti).
Il problema che i socialisti, quelli che ho frequentato, vogliono che
tutto il resto della Sinistra, in special modo i restanti comunisti
facciano atto di contrizione e ammettano la superiorità socialista.
Ma c'è un problema. Quel socialismo europeo che dopo il crollo
dell'URSS avrebbe dovuto prendere il testimone della Sinistra tutta
intera avendole dato ragione la Storia ... ma no colpevoli ancora più
dei comunisti hanno abiurato il socialismo europeo e qualcuno qui
eufemisticamente ha dichiarato che il PSE è "istituzione
politicamente defunta", io dico più banalmente un condominio
oligarchico in cui tacitamente prevale ancora alla grande la
posizione della terza via Blairiana-Schroederiana, neoliberismo
imbellettato.
Ordunque, voto Tsipras perchè non rivendico più alcuna superiorità
socialista, sono in cordata con tutti coloro diversamente di
Sinistra, compresi quelli che ancora si sentono comunisti e mi porto
meco il mio bagaglio culturale e propongo alla Sinistra diversamente
declinata quale Manifesto - confortato da Salvatore Settis - per gli
anni prossimi venturi la Costituzione Italiana.
Spero nel superamento del 4% alle elezioni europee perchè così la
palla di neve sarà bella grande per poi farla rotolare che diventi
valanga in Italia.
Prevedo che Renzi e il suo partito personale si sfaldi dopo le
elezioni europee ... gli scricchiolii si sentono già adesso.
Se non succederà preferisco essere minoranza infima con dalla mia il
Manifesto della Costituzione Italiana da rivendicare per tutto il
tempo che sarà necessario.
Un fraterno dialogante saluto socialista di sinistra.
Luigi Fasce

maurizio ha detto...

E' vero quello che dice Alberto Ferrari: Tsipras è il candidato della Sinistra Europea e la Sinistra Europea è costituita prevalentemente da nostalgici del comunismo, del tutto estranei se non ostili rispetto alla storia e alla cultura socialista. Però è altrettanto vero che chi fra di noi ha deciso o sta pensando di votare per la lista Tsipras non lo fa certo perché si è improvvisamente convertito al funeral-comunismo, come è solito dire Peppe Giudice. Lo fa per motivi ampiamente esplicitati e che condivido, anche se personalmente non so ancora come mi comporterò. L'unica mia certezza è che non voterò per il PD perché non voglio che il mio voto serva ad avallare (di fatto è così, anche se le elezioni sono per il Parlamento Europeo) l'Italicum, la riforma farsa del Senato e delle Province, il jobs act con l'ulteriore precarizzazione del lavoro ed una visione dell'economia pienamente allineata con il pensiero unico neo-liberista. Dico però subito, per chiarezza, che questo non significa alcun rimpianto da parte mia per il precedente pessimo gruppo dirigente post-comunista del PD, ormai in gran parte allineato, per convinzione o per necessità, con il nuovo corso. Forse voterò anch'io per la lista Tsipras, dando la preferenza a Somoza, o forse per la prima volta non andrò a votare. Del resto qui in Piemonte ci sono anche le regionali e l'idea di votare per Chiamparino non è certo delle più entusiasmanti.
Sul PSE sono d'accordo con Mario Francese: più che un partito morto si tratta di un partito mai nato, non so se per incapacità o per cattiva volontà. Come Gruppo di Volpedo e ora anche come Rete Socialista abbiamo sempre detto di volere un autentico partito transnazionale e non più soltanto una confederazione di partiti nazionali, ciascuno prigioniero degli interessi e dei condizionamenti del proprio paese (il caso della SPD è emblematico). Il progetto resta giusto, ma pare riscuota ben poca attenzione. Comunque è vero che fuori dall'orizzonte del Socialismo Europeo non c'è nulla e, nonostante tutto, lì dobbiamo restare. Quella però che mi ha fatto perdere gran parte delle speranze residue è stata la cecità di molti socialisti europei di fronte alla crisi. Infatti è del tutto inutile scrivere bellissimi documenti e poi comportarsi come Hollande dopo la batosta delle recenti amministrative parziali. Il mio timore - l'ho già detto in altre occasioni e lo confermo - è un'Europa in cui si fronteggino conservatori liberisti da un lato e populisti reazionari e xenofobi dall'altro, con i socialisti diventati ormai del tutto irrilevanti.
Scusate il pessimismo, ma la vedo così.
Fraterni saluti
Maurizio Giancola

roberto ha detto...

Per quanto ne so, Sel non ha affatto ritirato la domanda di adesione al pse, pur trovandosi al momento costretta in un passaggio difficile ma coerente con le proprie ragioni fondative, rivolte a costruire una forte sinustra riformatrice.
Sel non è affatto sinistra antagonista ma sinistra con progetto di governo , per il cambiamento vero e socialmente incisivo. Poi se si pensa che oggi il pd renziano, che sembra mietere consensi elettorali, rappresenta la nuova sinistra italiana,riformatrice e di stampo socialista ( che è cosa diversa dal lib-lab), allora è un altro discorso...
Comunque mi rincresce constatare che certi nostri ragionamenti diventino sostanzialmente dialoghi tra sordi.

roberto ha detto...

Caro Peppe,
capisco il tuo punto di vista, ma pragmaticamente ripeto che si può benissimo partire da una realtà che c' è già, quanto meno strutturata, pur con i suoi limiti.
La tiritera Gramsci Berlinguer è da un pezzo che non la sento. In ogni caso vedo che attualmente al ricordo di Berlinguer ( che evidentemente nel pd serve per darsi una verniciatina...) sta, con un film, facendo ricorso... Veltroni, uno dei maggiori artefici del pd e della damnatio memoriae verso la cultura e la tradizione politica socialista.

peppe ha detto...

carissimo amico e compagno Roberto. Io non voglio affossare SeL , dico solo che occorre andare oltre di essa per costruire uno spazio politico adeguato a sinistra del PD



roberto ha detto...

Ma infatti il mio ragionamento è semplicemente quello di partire da Sel, che è di fatto l' unica opposizione di sinistra presente in parlamento, per costruire una nuova sinistra. Del resto Sel è nata come partito transeunte, che mai ha inteso chiudersi in un recinto identitario.

Dopo 4 anni di militanza dentro Sel volevo solo confermare che, poichè i valori del Socialismo possono trovarvi ampio riscontro, così come quelli ecologisti e libertari, non vedo perché chi viene da una storia socialista non debba finalmente trovarvi luogo,naturalmente senza complessi di superiorità ( nella sinistra italiana gli errori sono stati di tutti), per avviare un nuovo progetto di sinistra, saldamente ancorata ai valori antichi ma consapevole delle moderne dinamiche a tutti i livelli.

Per le tiritere varie lasciamo perdere.
Molto buona la notizia della decisione del Tribunale di Venezia sulla questione di costituzionalità della soglia di sbarramento alle Europee, un grazie di cuore al solito impagabile Felice Besostri.


luciano ha detto...

Caro Franco,

la risposta alle domande che hai fatto per quanto mi riguarda è che tutte le
tue critiche a SEL e alla lista Tsipras sono giuste, ma non esauriscono il
tema.

Trovo eccessivamente semplificatorio il tuo quadro: “Il confronto vero è fra
europeisti , populisti, popolari ed antieuropeisti , col forte rischio che
vincano questi ultimi . Che dubbio abbiamo ?”

Il renzismo, malattia senile del “riformismo” senz’anima (versione
aggiornata del nuovismo veltroniano), è una forma pericolosissima di
populismo. Mi stupisco che tu non la veda visto quello che anche in questi
giorni hai acutamente scritto sul bilancio comunale.

Proposte di riforma incostituzionali e antidemocratiche, analfabetismo
istituzionale, mancanza di senso dello Stato (il dileggio dei funzionari del
Senato è solo l’ultima perla), delegittimazione dei corpi intermedi a
partire dal sindacato, ricatto alle opposizioni interne ed esterne in
combutta con l’ex cav, ecc. ecc.

Che altro ti serve per concludere che anche un risultato elettorale che
suonasse come un incoraggiamento a Renzi sarebbe una catastrofe ?

Ho trovato sull’ultimo numero di Critica Liberale una citazione di Giolitti
che descrive bene il mio stato d’animo:

«Vedo troppo chiaro quanto c’è di brutto e di spregevole nell’andamento
attuale della

politica italiana, ma non voglio aiutare chi ci porterebbe a cose peggiori.
Pur troppo non

vi è ora la scelta tra il bene e il male, ma tra molti mali diversi, e
questo è il lato più triste

della vita politica».

Giovanni Giolitti [1896]



Fraterni saluti.



Luciano

mario ha detto...

Caro Alberto Ferrari,
debbo rispettosamente ribaltare la clamorosa e bizzarra accusa di "confusione" che mi rivolgi.
Intanto non hai opposto alcunché sulle mie considerazioni (oggettivissime) sull'inservibilità e sull'insensatezza dell'attuale PSE che tra l'altro in Italia si è piegato prono ad un personaggio da fiera come Renzi, tipico esempio di un Berlusconi 2.0.
Quindi deduco che confermi le mie osservazioni sul PSE.
Ed è un punto importante concordare su ciò, perché da questo assunto è nata l'esigenza, anche per i socialisti (quelli sostanziali e non quelli solo "chiacchiere e distintivo" più o meno annacquati in questa o quella salsa lib e decisi solo ad assicurarsi la poltroncina facile) di individuare e sostenere l'"altro possibile" in queste prossime elezioni europee.
Quindi Tsipras in Europa (al di là di chi ha tentato di mettervi il cappello sopra, senza riuscirvi minimamente) è di fatto il candidato di TUTTI i progressisti che non si piegano a quel diktat neo-liberista dell'Europa senza Europa, quello delle "larghe intese della eterna emergenza", quello che è causa efficiente e perdurante della revanche dei populismi fascistoidi, nazionalisti e xenofobi.
Insomma Tsipras è anche e soprattutto il candidato di quei progressisti che avrebbero voluto con tutte le forze votare PSE (e Schulz), ma ne sono politicamente impediti per quanto detto sopra.
A parte, una piccola osservazione "di colore": noto in alcune parti dell'area socialista un'insistenza paradossale (con toni spesso da guerra fredda ante caduta del Muro di Berlino) nel considerare e sopravvalutare, politicamente ed elettoralmente, la cosiddetta "sinistra antagonista" italiana ed europea; un'insistenza che sta assumendo aspetti un tantinello fobico-nevrotici o di paranoia al contrario, data la sempre più assoluta inconsistenza dell'area politica in questione.
Comprendo che, almeno generazionalmente e soprattutto in Italia, permangono a Sinistra grosse sacche di "traumatizzati di fine 900" caratterizzate dai soliti casinisti a perdere sia ex-post PCI, sia ex-post PSI, impegnati perennemente in secolari faide siculo-calabresi (quelle, per inciso, che fanno scappare a gambe levate anche i pochi giovani ben intenzionati), ma credo che sarebbe bene per tutti dare un definitivo taglio a certi atteggiamenti impolitici.
Anche perché qui ormai è nera per tutti a Sinistra. Proprio per tutti.
Fraterni saluti.
Mario Francese