sabato 12 dicembre 2009

Aurelio Penna: Cattolici senza Papa?

CATTOLICI SENZA PAPA?

Vito Mancuso, teologo cattolico d’avanguardia, in un breve ma incisivo articolo su Repubblica (21-11-09), ha tracciato un interessante quadro della situazione che si sta evolvendo all’interno della sua chiesa, prendendo a pretesto la pubblicazione di alcuni libri che meritano di essere letti: Lo scisma. Cattolici senza papa di Riccardo Chiaberge (Longanesi) e Il Dio personale di Ulrich Beck (Laterza). Essi si aggiungono ad altri testi già in circolazione, come Lo scisma sommerso di Pietro Prini (Garzanti), Lo scisma silenzioso di Piero Cappelli (Gabrielli) e Per un cristianesimo adulto a cura di Giorgio Pilastro (Abiblio).
Tutti questi testi mettono in evidenza un fatto: tra i cattolici va prendendo sempre più piede la tendenza ad affrancarsi dalla soggezione alla gerarchia, per dare spazio invece ad un atteggiamento totalmente autonomo, che privilegia l’ascolto della propria coscienza. Quello che si definisce appunto un cristianesimo adulto.
Se è vero che il Codice di diritto canonico definisce come scisma il “rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice”, che ha come conseguenza la scomunica, è vero altresì che da parte di questi cattolici “adulti” non vi è un disegno di disobbedienza preconcetta, semplicemente perché non interessa la gestione del potere all’interno della Chiesa.
Interessa invece vivere la propria fede nel pieno del mondo, con l’impegno concreto a lavorare per superare il dolore e l’ingiustizia che in esso si annidano. L’amore per Dio, evangelicamente, si manifesta nell’amore per l’uomo.
Così vi sono cattolici convinti, come quei missionari che propagandano l’uso del preservativo quale prevenzione dell’AIDS; come quei medici e ricercatori che stanno lavorando sulle staminali embrionali.
Così è in corso un profondo rinnovamento, diciamo pure una riforma, contro la quale le minacce di scomunica appaiono sempre più come armi spuntate; e d’altronde la gerarchia si guarda bene dal ricorrervi, preferendo fingere di non accorgersi di quanto sta accadendo.
Disputare se un cattolico che rifiuta di obbedire al papa può essere considerato ancora cattolico è una questione puramente accademica. Peraltro c’è da dire che, in un paese come il nostro, il termine “cattolico”, più che l’allineamento alla direttive pontificie, identifica oggi chi crede genericamente in Dio e, specificamente, fa riferimento all’Evangelo. Le dispute teologiche e i principi dottrinari non sembrano interessarlo in maniera particolare..
Non c’è dubbio che il potere della gerarchia, giorno dopo giorno si va svuotando: un fenomeno del quale ci si era già accorti da tempo e contro il quale gli irrigidimenti e le chiusure papali dimostrano tutta la loro impotenza.
L’inizio di una vera riforma, dunque, della quale non siamo ancora in grado di prevedere gli esiti finali. L’apertura incondizionata al mondo, certamente non come modello di vita, ma come palestra nella quale operare concretamente al servizio del prossimo, è senza dubbio un fatto positivo, come del resto era già stato preconizzato ai tempi del pontificato di Giovanni XXIII.
Il problema è di evitare che questa generosa apertura verso i bisogni reali degli uomini si areni in un generico “buonismo” e perda per strada tutto il vigore del messaggio cristiano, sempre più necessario al mondo, che ha bisogno soprattutto di valori e di significati, su cui edificare la prassi.
Ecco un campo nel quale gli eredi della Riforma del XVI secolo possono dare il loro contributo, condividendo con i “nuovi cattolici”, impegnati nella loro riforma, la passione per la Bibbia, facendo di essa un insostituibile centro di spiritualità e una luce in grado di illuminare il nostro tempo.

Aurelio Penna

[tratto da: www.riformaerisveglio.it WEB MAGAZINE CULTURALE CRISTIANO]

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