domenica 20 marzo 2011

Franco Astengo: Guerra, politica, disordine

GUERRA, POLITICA, DISORDINE
La guerra è tornata, come sempre storicamente è stato, ad occupare le prime pagine, il massimo dell'attenzione dell'opinione pubblica internazionale, scalzando, almeno in queste ore, la tragedia giapponese: una gerarchia di valori probabilmente del tutto arbitraria ma apparentemente ormai stabilita.
Eppure è la tragedia giapponese quella che richiama maggiormente le coscienze alla riflessione per l'intreccio tra il “fato” e l'incauta “opera dell'uomo”, tale da richiamare davvero un'Apocalisse.
Purtuttavia è necessario occuparci della guerra che appare, ancora una volta e verrebbe da dire come sempre, il punto terminale dell'esplosione delle contraddizioni più forti: economia, religione,nazionalismo,odio razziale, volontà imperiali alla fine si intrecciano, nelle forme più diverse, e danno origine, quali fattori scatenanti, alle grandi tragedie della storia, nell'impossibilità di verificare equilibri, di alimentare tensioni ideali, di promuovere una diversa cultura.
La guerra, molto spesso adottata negli ultimi decenni che avrebbero dovuto essere di apparente “pace”, mostra per intero il vero volto di questa presunta e tanto acclamata “post-modernità”: il disordine.
Viviamo un'era “disordinata” priva di punti di riferimento, nell'abbandono delle ideologie, nella caduta dei valori di riferimento, nell'assenza di elementi unificanti che pure avevano contribuito a far sì che si potesse avanzare nella storia.
Non esaminiamo in questa sede, per evidenti ragioni di economia del testo, i tanti passaggi che, almeno dal '900 in avanti, abbiamo vissuto: le epoche degli imperialismi, dei totalitarismi, della divisione del mondo in blocchi, delle contrapposte ideologie; tutte scaturigini di tragedie immani, al riguardo delle quali però esisteva una possibilità di proclamazione di “senso”.
Tutto ciò oggi sembra abbandonato e la politica, ai grandi livelli internazionali come ai più modesti campi del ristretto ambiente locale, sembra non poter più governare nulla: una politica corrosa dai personalismi, percorsa da ambizioni smodate, priva di soggetti di riferimento capaci di tenere assieme idealità, progetti, programmi.
La guerra quale metafora del caos in cui la politica ci ha gettato; la guerra come “ratio”, quasi taglio del nodo gordiano della confusione, della fine dell'esistenza delle grandi ragioni del “dover essere” (pensiamo, sull'altare della crisi libica, una crisi settoriale, che pare si voglia affrontare come fu affrontata, all'epoca di Napoleone III, la costruzione dell'impero coloniale francese).
La guerra come scenario, all'interno della vicenda italiana, dell'impazzimento di un sistema politico dove i processi del Capo del Governo risultano essere il “perno” del sistema, dove le forze politiche al minimo della credibilità “storica” nominano “praticamente” le persone incaricate della rappresentanza politica (che mai più, naturalmente, si sognano di esercitare, in un quadro istituzionale, a livello centrale e periferico, del tutto desolante), dove l'opposizione appare frastagliata ed incapace di promuovere nuove idee se non quelle di muoversi nel solco tracciato dall'avversario, sia sul piano della progettualità corrente, sia sul piano della concezione dell'agire politico.
Guerra e tragedia giapponese, un intreccio che non ferma, in una piccola città di Provincia come Savona (antico laboratorio politico: dell'egemonia del PCI, della “questione morale” pre-Tangentopoli, del cedimento ai “poteri forti” capaci di scambiare, all'interno di un francobollo beninteso, il processo di chiusura dell'industria con piccoli assaggi di speculazione edilizia) un meccanismo di personalizzazione della politica formato “mignon” (ed anche un po' ridicolo) con la Città invasa da manifestoni di candidati ad elezioni comunali, sull'esito delle quali non pende nessuna incertezza, ad un mese circa dalla presentazione delle liste; manifestoni fuori luogo, senza ragione se non quella di soddisfare l'ambizione di personaggi che puntano ad entrare nella Giunta o nel Consiglio o a fare il Sindaco ( quello uscente, preso dalla paura di non si sa che, ha invaso gli spazi pubblicitari della Città credo generando anche un poco di fastidio nei normali cittadini) di un Comune di meno di 60.000 abitanti al riguardo del quale nessuno di questi signori ha, finora (pur avendolo amministrato) mosso una virgola in funzione di delineare un futuro.
Abbiamo sviluppato soltanto un esempio del disordine che impera, e che non rende la situazione eccellente: la situazione è pessima tra Tripoli, Fukhuiama, Savona; pessima perché è il disordine che sembra guidare le azioni degli uomini, sia di fronte alle tragedie epocali, sia rispetto al semplice esercizio di una democrazia comunale.
Un intreccio che forse potrà essere giudicato forzato, ma guardando al fondo, riflettendo per davvero riteniamo se ne possano comprendere le ragioni.
Savona, li 19 Marzo 2011 Franco Astengo

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