giovedì 10 marzo 2011

Luciano Belli Paci: Fanfaluche craxiane

Penso che la questione dell'eredità di Craxi, riproposta a freddo da Veltri
(chissà perché poi rispondendo alla mail sul 65° della casa della cultura
...) e rilanciata ora dall'anonimo che si cela dietro al "comitatogobetti",
sia venuta a noia a molti.
Tuttavia non voglio esimermi dal testimoniare una posizione che rifiuta gli
"opposti estremismi".

Io non credo affatto che il Psi sia scomparso per il complotto di alcuni
magistrati.
E' scomparso principalmente a causa degli errori di un gruppo dirigente che
si è fatto trovare impreparato di fronte ad un evento epocale, la fine del
comunismo che ha generato - oltre ad uno straordinario effetto liberatorio -
una messa in discussione della politica in quanto tale (tanto che si è
parlato di "fine della storia").
Il Psi nel 1989 avrebbe dovuto riconvertire la propria strategia alla luce
del venir meno del suo antagonista ideologico, ma non l'ha saputo fare.
Al tempo stesso, essendo il partito che gestiva in quella fase nel modo più
scomposto ed impudente le pratiche lottizzatorie e di raccolta dei
finanziamenti illeciti alle quali TUTTI i suoi competitor erano ugualmente
dediti, si è trovato esposto come nessun altro alla reazione feroce di un
intero sistema (mondo imprenditoriale, mass media, opinione pubblica) che
non ha considerato più tollerabili quelle degenerazioni della politica con
le quali prima, di fronte al pericolo comunista, aveva convissuto spesso
benevolmente (e le imprese spesso traendone vantaggio).
A tutto questo si è aggiunto, perché non dirlo, qualche eccesso da parte di
alcuni magistrati. A Milano gli esempi sono molti e noti.
Questi eccessi non hanno avuto a mio parere un ruolo decisivo; inoltre non
sono attribuibili alle c. d. "toghe rosse". Il Pci-Pds è stato coinvolto a
fondo nelle indagini e a Milano è uscito decimato. Si è salvato a livello
nazionale perché aveva perfezionato procedure di gestione dei finanziamenti
illeciti un po' meno naif di quelle di Craxi, creando dei compartimenti
stagni che hanno funzionato. Tutto qui.

Io però non credo affatto che l'avvento di CRaxi abbia rappresentato la
degenerazione e la perdizione del Psi, che abbia segnato la fine di un'età
dell'oro.
Il Psi prima di Craxi era un partito che aveva collezionato una quantità di
errori politici da Guinnes dei primati e che era ridotto ad una subalternità
globale: politica, ideologica, culturale, perfino nell'accesso ai
finanziamenti. Era il partito delle vicepresidenze, dei vicesindaci, dei
segretari aggiunti (in Cgil), degli strapuntini.
Era un partito confuso, irrilevante, dilaniato e allo sbando.
La svolta del 1976, nonostante deviazioni ed errori, ha regalato al Psi
altri 17 anni di vita, molti dei quali segnati da un positivo protagonismo
politico e da capacità autonoma di elaborazione e di scelta, facendone
finalmente un partito più affine alle socialdemocrazie europee (come non era
mai stato prima se non durante la breve stagione dell'unificazione
socialista).

Le cose, insomma, sono più complesse ed andrebbero considerate, dopo tanti
anni, con minore dose di partigianeria.
Anche perchè quello che è venuto dopo l'abbattimento della prima repubblica
- e del Psi che ne era stato il fulcro nell'ultima fase - è stato
obiettivamente molto peggio di quello che c'era prima.

Luciano Belli Paci

9 commenti:

peppe ha detto...

non sono d'accordo che il PSI prima di Craxi sia stato irrilevante
politicamente. Non dobbiamo dimenticare che la stagione più produttiva di
riforme che portano un marchio socialista (nazion. energia, scuola media
unica, statuto dei lavortaori, divorzio, regioni, abbattimento gabbie
salariali è stata quella dal 1963 al 1970. Il guaio è che il Psi ha subito
in dieci anni due scissioni ed una unificazione sbagliata e fallita (con i
social-tanassiani). Per questo nella prima metà dglia nni 70 (io mi sono
iscritto, avevo 18 anni, nel 1974) arrancava, ma era un partito vivo nel
dibattito. Io giudico positivamente la prima fase della segreteria Craxi
(1976-81) in modo articolato la II Fase (1982-86 ) ed in modo radicalmente
negativo l'ultima (1987-92) quando si unì alla degenerazione morale la
degenerazione ideologica postcraxiana con Martelli, De Michelis e Pellicani.
Questo è un periodo da cancellare della storia socialista. Per come era
ridotto nel 1991 il Psi sarebbe crollato anche senza l'intervento della
magistratura. Però nel comportamento della magistratura vi fu una chiara
corrispondenza con gli interessi dei poteri forti interni ed intrnazionali
che puntavano allo smantellamento del sistema delle imprese pubbliche. Che
Craxi difendeva ( a differenza di Martelli e Amato). Nonostante i suoi
errori Craxi è poi stato fino alla fine un coerente socialista
antiliberista.

claudio ha detto...

dici:
Il Psi nel 1989 avrebbe dovuto riconvertire la propria strategia alla luce
del venir meno del suo antagonista ideologico, ma non l'ha saputo fare.

Craxi ha fatto di peggio, ha fatto un numero in puro stile Gheddafi,
cambiando per l'ennesima volta il simbolo e forse anche la sigla del
partito, come per dire al Pci che era lui solo l'erede di tutto.

dario ha detto...

Concordo pienamente con Luciano.La storia del PSI è fatta di luci (eccezionalmente luminose) e ombre (piuttosto brutte), è la storia di un Partito che ha traversato un secolo producendo leaders come Turati, Anna Kuliscioff, Matteotti, Rosselli, Nenni, Lombardi, Buozzi ecc ecc ecc ma che ha consegnato al fascismo una marea di quadri e non di secondo piano (per non parlare del capo manipolo).É la storia di un partito che negli anni settanta aveva, dietro ad un galantuomo come Mancini, nei suoi gruppi dirigenti presenze ambigue di personaggi collaterali alle cosche, che negli anni ottanta venne infiltrato da personaggi perlomeno "strani" (Palmstein e sodali), che erano nello stesso tempo finanzieri e gestori di finanze ambigue, ma che nello stesso tempo sapeva produrre la migliore elaborazione politico ideologica con Mondoperaio e con il convegno di Rimini 82.Craxi seppe meglio di molti altri, e senza dubbio meglio di De Martino che stava portando il PSI all'autosciogliemnto nel PCI, leggere le grandi modificazioni che la nascente globalizzazione stava portando, non seppe però dare uno sbocco politico innovativo alle elaborazioni delle grandi teste pensanti che frequentavano quel partito e preferì rinchiudersi in una pessima gestione del potere con il CAF, e soprattutto non seppe leggere, ormai obnubilato dalla gestione del portere fine a se stesso, la crisi del PCI.Ma non fu il solo "ladro" fu in realtà il capro espiatorio su cui scaricare tutte le colpe e le ambiguità di una politica figlia della guerra fredda, in cui i due grandi partiti erano ampiamente foraggiati dalle grandi potenze. Ambiguità non chiarite e che hanno accompagnato per tutta la cosiddetta seconda Repubblica il mondo politico italiano. Per dirla con il Gattopardo " si cambiò tutto affinchè nulla cambiasse". Quelle ambiguità ed opacità sono oggi la debolezza di una sinistra che non seppe rinnovarsi e che cercò di proseguire le medesime politiche truffaldine sotto altre spoglie. Oggi la corruzione è molto più ampia e diffusa che non nella Prima Repubblica, e non solo nel centro destra.Oggi in Italia manca una sinistra che sappia dare un chiaro segno di discontinuità (per usare un eufemismo) e che sappia mandare in pensione una classe politica fatta di personaggi non capaci di produrre qualcosa di positivo ed utile per i cittadini italiani, che si limita a galleggiare sull'anti-berlusconismo nella speranza che prima o poi cada, senza rendersi conto che il berlusconismo va ormai ben oltre Berlusconi e che è diventato una cultura di massa che proseguirà anche dopo la caduta del suo fondatore.Manca un Partito Socialista autonomo ed indipendente, in grado di riprendere dal meglio della sua Storia le basi ideali e politiche per costruire un nuovo futuro per questo paese.Dario Allamano

claudio ha detto...

condivido Giudice, ma aggiungerei che ci sono stati grandi riformisti anche
nella DC : il dimenticato Fanfani (perché non si parla di piazze per lui?)
che fece il piano case, sganciò le partecipazioni statali dalla
confindustria e attuò la corte costituzionale. E poi un grande ministro dei
lavori pubblici, che poi fu sgambettato dal suo factotum De Mita, che voleva
attuare una vera riforma urbanistica. in questo momento non ricordo il nome.
Insomma tra socialisti, lombardiani ma non solo, e democristiani sociali
c'era una grande equipe riformista, mentre il PCI perseguiva l'immobilismo
invidioso, e cercava di sabotare. Per il PCI le riforme non erano mai
abbastanza, e al momento di votarle si alleava con quelli per cui erano
troppo.

diego ha detto...

Caro Luciano,

tu scrivi, a ragione, che "quello che è avvenuto dopo l'abbattimento della
prima repubblica - e del Psi che ne era stato il fulcro nell'ultima fase - è
stato obiettivamente molto peggio di quello che c'era prima." Però se
cerchiamo di avvicinare la gente al socialismo dicendogli che il PSI era
corrotto, ma i partiti della Seconda Repubblica sono ancora più corrotti,
non penso che faremo molta strada. D'altronde il tuo ragionamento è stato
spesso utilizzato dai mini-partitini che oggi si proclamano eredi della
D.C., P.S.I., P.R.I., ecc. con i risultati elettorali che ben conosciamo.

Per attirare i giovani verso il socialismo, bisogna proporre un nuovo
socialismo, che dia una risposta di sinistra ai problemi di oggi, cioè
quelli legati alla precarietà intrinseca del capitalismo finanziario
globalizzato, allo sfruttamento e alla speculazione delle risorse naturali,
alle aspirazioni di libertà dei popoli del Medio Oriente, del Maghreb, e
degli altri paesi oppressi dalla dittatura...

Per quanto riguarda la complessità della storia, sono perfettamente
d'accordo con te. Ho avuto modo di esprimere giudizi nettamente critici su
Craxi - sia da un punto di vista politico che giudiziario: in sostanza, io
credo, come Veltri, che Craxi sia il principale artefice della morte del
partito socialista italiano. Tuttavia, gli riconosco il merito, nel 1976, di
aver messo fine alla subordinazione dei socialisti al PCI - anche se poi il
PSI diventò subalterno al pentapartito e non capì i cambiamenti in corso nel
PCI degli anni 70 e 80, per non parlare delle conseguenze della caduta del
muro di Berlino. E sempre nei primi anni di segreteria, Craxi contribuisce a
rivalutare il pensiero socialista libertario rispetto al marxismo -
ovviamente con una certa disinvoltura, che probabilmente paghiamo ancora
oggi, visto che anche gente come Brunetta dice di richiamarsi alla
tradizione "socialista libertaria" a partire dalla propria militanza
socialista durante gli anni craxiani.

Anche una volta riconosciuto qualche merito storico a Craxi, la sostanza non
cambia: il giudizio resta nettamente negativo. Vogliamo trovare dei
personaggi da mettere in un ipotetico Panthéon del socialismo italiano?
Abbiamo l'imbarazzo della scelta, anche senza Craxi: Turati, Treves,
Rosselli, Lombardi, Nenni, Pertini, Codignola... e ne tralascio molti altri.


Tu stesso riconosci la corruzione del PSI degli anni 80 e l'incapacità del
gruppo dirigente dell'epoca di comprendere il quadro politico nazionale ed
internazionale - potrei aggiungere che Craxi diventò segretario quando il
partito raccoglieva un già basso 10% dei voti e si dimise lasciando il PSI
ad un misero 2% da cui non si è più risollevato. Se si è d'accordo su questo
punto, che cosa ci impedisce di dire che Craxi ha ucciso il PSI e forse
anche la possibilità di avere un partito socialista di massa in Italia? E se
si vuole far rinascere il socialismo in questo paese perché dovremmo,
parafrasando Salvemini, legare "il vivo [l'ideale socialista] al morto [il
craxismo], addossando al vivo le passività del morto"?

Cordiali saluti,

Diego

peppe ha detto...

le grandi riforme sociali nacquero proprio dalla saldatura tra PSI e la vera
sinistra DC (non quella di DE MIta o di MOro) il primo Fanfani, Fiorentino
Sullo (nemico di DE Mita in Irpinia) e la grande figura di Carlo Donat
Cattin

giovanni ha detto...

Questa discussione l’abbiamo già fatta in lungo e in largo, non so quanto sia utile ripeterla. Ad ogni buon conto esprimo la mia opinione. Il PSI è stato vivo e vitale e la società italiana ha fatto passi avanti sino a metà degli anni ’70. Poi si è esaurita la spinta riformista. Craxi ha trasformato un partito gracile nel complesso, con un’organizzazione a macchia di leopardo (forte nel milanese, in Romagna, in Versilia, in Calabria ed in alcune zone della Puglia, debole altrove, ma comunque presente in moltissime città e piccoli comuni con sezioni e circoli) in un partito virtuale, ha istituito un rapporto diretto tra se stesso e l’elettorato, ha abolito ogni possibilità di controllo della base sull’operato del gruppo dirigente: è iniziata, sia pure in modo graduale ma sin dal congresso di Torino, anche se inizialmente non è stata facilmente percepibile, la decadenza del partito e la vicenda del PSI non poteva finire che come è finita. Cari saluti . Giovanni Baccalini

elio ha detto...

Io mi occupo di corruzione da molti anni. La corruzione non è solo un fatto
di costume individuale, ma una tragedia politica perchè è incompatibile con:
un' efficiente e corretta amministrazione pubblica necessaria per un
corretto sviluppo economico; con un sistema economico competitivo; con una
economia di mercato nella quale le regole della concorrenza non siano
cancellate; con i valori costituzionali di una corretta competizione
elettorale; con il valore fondamentale del merito; con il contenimento dei
livelli di economia nera e criminale che in Italia costituisce un terzo
della ricchezza prodotta e produce un'evasione fiscale di oltre i 200
miliardi di euro; con un corpo di funzionari pubblici capaci e meritevoli
ecc. Inoltre, la corruzione non ha solo costituito il modo di finanziare i
partiti, anche dopo l'approvazione della legge sul finanziamento pubblico(
il più elevato al mondo e il meno controllato) ma anche il mezzo di
arricchimento personale. Se qualcuno vuole la documentazione delle sentenze
passate in giudicato non ha che chiederla. Anch' io ho apprezzato alcune
posizioni politiche di Craxi, ma tutto questo non ha impedito la
cancellazione del PSI che nessun magistrato, per quanto abile e prevenuto,
avrebbe potuto compiere.Neanche se si fosse messo all'opera con l'obiettivo
preciso di farlo. E poi il magistrato più esposto del pool a Milano
frequentava socialisti da mane a sera e quindi non penso che avesse questo
obiettivo. In una trasmissione tv di Telelombardia, alla presenza di Bobbo
Craxi, ad una domanda precisa del conduttore risposi che c'è un tempo per
parlare e uno per tacere e che io avevo parlato quando altri che avrebbero
potuto farlo molto autorevomente nel tentativo di condizionare Craxi
positivamente avevano preferito tacere. Se ho citato ancora Craxi, dopo
molti anni dalla pubblicazione del libro " Da Craxi a craxi" è stato solo
per sottolinerare che nel nome di Craxi, che molti italiani ritengono sia
stato il fondatore del PSi, non si costruisce nessuna forza socialista di
qualche rilievo, Queste non sono opinioni, sempre accettabili dal momento
che i socialisti dovrebbero avere la cultura del dubbio, ma certezze, sulla
base dei tanti tentativi falliti. Elio Veltri

luciano ha detto...

Caro Veltri,
siamo d'accordo su quasi tutto.
Anche sul fatto che "nel nome di Craxi ... non si costruisce nessuna forza
socialista di qualche rilievo".
Io mi permetto di aggiungere che neppure accettando la mostrificazione di
Craxi (che, piaccia o non piaccia, cela la demonizzazione in blocco del Psi
della sua epoca ed al tempo stesso è essenziale per la sopravvivenza dei
miti falsissimi delle altrui verginità o "diversità") si può costruire una
forza socialista di qualche rilievo. Sulla damnatio memoriae non si
costruisce mai nulla: Pd docet.

Luciano Belli Paci