martedì 8 novembre 2011

Peppe Giudice: Una Bad Godesberg per la sinistra italiana

UNA “BAD GODESBERG” PER LA RINASCITA DELLA SINISTRA ITALIANA





Di questo nome che indica quella cittadina sobborgo di Bonn dove la SPD, nel 1959, tenne un congresso storico (pari per importanza a quello di Erfurt) si è probabilmente abusato in passato. E se ne è travisato anche il significato. Ma poiché la socialdemocrazia tedesca è stato il primo partito socialista ed operaio organizzato nella storia, i suoi congressi ed i suoi dibattiti interni hanno inevitabilmente influenzato (e talvolta in modo determinante) la linea e la elaborazione degli altri partiti socialisti. Basti pensare, andando un secolo indietro, alle controversie tra Bernstein, Kautsky e Rosa Luxembourg (tutti e tre dirigenti storici di quel partito).

Quello di Bad Godesberg è stato più volte integrato e modificato dalla SPD (apportandovi, ad esempio, il tema centrale oggi della compatibilità ecologica della crescita) ma nelle sue linee essenziali e nel suo quadro di valori e principi ispiratori è rimasto inalterato e resta un essenziale punto di riferimento di grossa parte del socialismo democratico.

In breve: quel programma (che è la sintesi finale di un grosso lavoro di elaborazione del socialismo europeo – non solo tedesco – iniziato negli anni 30) è il ripensamento del socialismo nell’ambito delle profonde trasformazioni economiche e sociali succedute alla II Guerra Mondiale. C’è innovazione ed insieme fedeltà al nucleo vitale del pensiero e del progetto socialista. C’è l’idea di socialismo quale compito permanente a favore della giustizia sociale, della solidarietà e della libertà, in una visione della storia che rifiuta il determinismo e finalismo hegeliano (e degli hegelo-marxisti) in cui non esiste uno stadio finale della storia prevedibile in cui si dissolvono tutti i conflitti e le contraddizioni. Di qui il rifiuto di quegli elementi residui di utopismo in Marx (mutuati da Saint Simon) quale l’estinzione dello stato (ma questo lo aveva già detto Kautsky negli anni 20) che non ha permesso al marxismo canonico di comprendere ed analizzare bene l’essenza della democrazia. E tale lacuna grave ha aperto la strada al volontarismo totalitario e giacobino di Lenin e Trotzky, con tutti i guai che esso ha prodotto. Seguendo l’insegnamento del Kautsky maturo , Bad Godesberg vede nella democrazia politica un elemento sostanziale inseparabile dal socialismo. In realtà la differenza radicale tra il socialismo democratico ed il comunismo sul piano teorico sta in ciò. Il comunismo non si riesce a liberare dei residui di utopismo (estinzione dello stato) e della metafisica storicista di Hegel. Di qui il suo approccio strumentale al tema della democrazia e l’accettazione di una pur spietata dittatura rivoluzionaria in vista del “paradiso” dell’estinzione dello stato (e della politica) e di una società pacificata senza conflitti e contraddizioni. Il socialismo democratico parte da un approccio laico ed umanistico al tema del socialismo. Non palingenesi definitiva, ma processo aperto a realizzare una società continuamente perfettibile (seguendo Kant) e di cui la democrazia è essenza vitale.

Da tutto ciò si può desumere l’importanza per una sinistra come quella italiana, a forte presenza ed egemonia comunista (sia pur di un comunismo revisionista) o dei gruppi post-sessantotto (certo molto meno inclini del PCI ad accettare la socialdemocrazia) di “fare una Bad Godesberg”. In Italia lo stesso PSI, solo negli anni 70 strinse un rapporto forte con la socialdemocrazia europea (e non solo con i partiti socialisti latini). E questo è un merito di Craxi che collocò pienamente il PSI nell’ “Eurosocialismo”.

Il PCI ha sempre vissuto la sua doppiezza tra una prassi di fatto socialdemocratica ed una identità comunista. Lo stesso revisionismo ideologico a cui si è sottoposto ha lasciato largamente irrisolta questa contraddizione che poi ha pesato sulla capacità della sinistra italiana di essere tutta sinistra di governo. Insomma il muro che separava il comunismo dal socialismo democratico non è mai stato completamente abbattuto. O meglio quando, nel 1989, c’erano tutte le condizioni per farla. Non è stata fatta la Bad Godesberg ma la Bolognina che ha portato gli eredi dal PCI fuori dal comunismo ma non nel socialismo democratico; piuttosto nella terra di nessuno di “andare oltre il 900”, del nuovismo e del giustizialismo” recidendo così di fatto i rapporti con socialismo e movimento operaio (compresa una parte stessa della storia del PCI). Il PSI di fine anni 80 zavorrato da nani e ballerine e dai processi degenerativi non aveva molta autorità morale per indicare una Bad Godesberg a tutta la sinistra e neppure ci provò per la verità. Certo se nel nostro partito si fosse fatta la necessaria pulizia e messo da parte coloro che volevano liquidare la stessa socialdemocrazia (Martelli) esso poteva mandare un messaggio forte a tutti coloro che nel PCI si sentivano socialisti da Lama a Chiaromonte invitandoli a liberarsi di Occhetto ed Ingrao e fare una seria socialdemocrazia che raccogliesse il meglio del Psi e del PCI (nonché i cattolici socialisti come Carniti). La storia non si fa con i se.

LA SINISTRA ITALIANA E’ MORTA NEL 1993, non nel 2008. E’ morta con l’inizio della II Repubblica. Senza la Bad Godesberg italiana la sinistra ha oscillato tra una visione corrotta in senso liberista di un riformismo senza aggettivi, la sudditanza a lobby e poteri forti, ed il movimentismo neocomunista postmoderno che non poteva essere una alternativa seria.

Il socialismo democratico è stato espulso dall’orizzonte….anzi peggio, è stata la foglia di fico per nascondere l’opportunismo di personaggi mediocri ed inqualificabili come Boselli e c.

Il post-comunismo italiano, proprio in parte del suo corpo militante, ha subito una regressione spaventosa (rispetto ai passi in avanti fatti dal PCI) sposando posizioni giustizialiste e spesso intrise di moralismo qualunquista e becero. Il PCI era un partito tutto sommato garantista (votò a favore della responsabilità civile dei giudici); Occhetto spostò il PDS su posizioni illiberali sul tema dei diritti della persona e liberiste in economia. Di peggio non si poteva fare. Del resto quando trionfa l’antipolitica…

Il quadro qui schematicamente delineato, mostra come l’assenza della Godesberg abbia prodotto danni enormi ed alla fine aperto la strada ad una destra qualunquista e populista (nonché al riciclaggio delle terze o quarte fila della DC nei due schieramenti ).

Sperando vivamente che Bunga-Bunga sia capolinea (ma credo che è la volta buona) ci troviamo di fronte ad un quadro disastrato, come la povera Genova dopo l’alluvione. Il dopo-Berlusconi potrebbe addirittura essere, non dico peggiore, ma uguale.

C’è da ricostruire una democrazia ed una politica in Italia. Le soggettività politiche esistenti non mi paiono affatto capaci di tale compito, anzi. Senza politica e senza partiti in campo, le lobby, tecnocrazie e poteri forti avranno autostrade aperte dinanzi a loro.

Del resto se un ha visto il confronto televisivo tra Enrico Letta ed ministro bon-sai Brunetta si rende conto di quanto sia deprimente la politica.

Oggi una Bad Godesberg per un partito del socialismo democratico e del lavoro è richiesta dalla CGIL (e forse anche da fette significative di Uil e Cisl). Il sindacato non ha interlocutore politico, se non Vendola (ma ha il 7-8%) con un PD in cui coesistono Letta e Fassina.

Il compagno Somaini si domandava se Vizzini (l’ex tanassiano ex PDL che ha aderito al partito nenciniano) non sia il capofila di una trasmigrazione della marmaglia postcraxiana verso il nencinismo. Anche se fosse non porterebbero molti consensi costoro. Ma è segno di un inizio di rimescolamento di carte (che favorisce al massimo il trasformismo e l’opportunismo). Un rimescolamento di carte che non potrà non toccare il PD.

Oggi vedo che l’assenza in Italia di partito del socialismo europeo (soprattutto dopo la svolta del 2009 che ha mandato in soffitta Blair e Schroeder e recuperato Bad Godesberg) è avvertita da tanti militanti del PD , da tanti di SeL ed ovviamente dall’area socialista dispersa. Ma oggi nessun soggetto è in grado di fare proposte verso una direzione comunque consentirebbe la rinascita della sinistra italiana.

Pertanto è importante che a PASSIGNANO, SI LANCI UN MESSAGGIO PER LA CREAZIONE DI UNA VERA E PROPRIA SOGGETTIVITA’ POLITICA dei socialisti per la sinistra. Quando parlo di soggettività non mi riferisco alla creazione di un partito-baracchella, ma di lanciare una proposta strategica per la sinistra che fuoriesce dalla II Repubblica. Questo significa anche che va nesso in atto quel Patto di Unità d’azione previsto da Volpedo ma naturalmente su finalità chiare e precise. La BAD GODESBERG è un messaggio forte… pensiamoci.



PEPPE GIUDICE

5 commenti:

lanfranco ha detto...

peppe ma sei sicuro di questa parola d'ordine della bad godesberg
della sinistra italiana? io fino a quella dell'epinay italiana ci
arrivo nel senso di una riunificazione di una grande sinistra sotto il
segno del socialismo nel suo significato autentico storico,senza gli
imbastardimenti correnti nel ns paese.ma bad godesberg fu fatta per
liberare la spd da alcune incrostazioni dogmatiche marxiste.Non credo
sia questo ciò di cui c'è bisogno in italia.il grosso dell'ex pci e'
passato dal berlinguerismo al blairismo.buona parte degli eredi del
psi,quando non sono con berlusconi,sono dei modesti liberal
liberisti.qui il problema è di rifondare il socialismo anche
riscoprendo la vitalità di un buon pezzo di marx,e di keynes e di
sraffa.Oggi è rivoluzionario riscoprire il senso forte del socialismo
e della critica al capitalismo.altro che bad godesberg.la direzione di
marcia di cui abbiamo bisogno per il punto a cui siamo è in direzione
opposta.poi può darsi che il punto di arrivo sia una rivisitazione di
bad godesberg.Ma compiendo un percorso a ritroso in confronto a quello
chel'spd fece per arrivare a Bad Godesberg.

peppe ha detto...

prima di me (più di un anno fa) il compagno Alberto Ferrari consigliere comunale di SeL di Pavia (ha scritto spesso su Aprile e su "socoalismoesinistra") lanciò l'idea della "Bad Godesberg" della sinistra. Ferrari viene da SD ed è di matrice PCI. E' un compagno molto serio e preparato. Due anni fa, più autorevolmente, Giorgio Ruffolo scrisse su Mondoperaio un saggio su una nuova Bad Godesberg per la sinistra europea. Vuol dire che l'esigenza è sentita in quanto si avverte un profondo vuoto progettuale nella sinistra. Rilanciare Bad Godesberg significa recuperare il senso progettuale più autentico del socialismo democratico, criticando le derive liberiste blairiane, Ma criticarle in nome del socialismo democratico stesso, evitando confusioni con il neocomunismo o con un antagonismo sterile (o con il nuovismo della "sinistra senza aggettivi" Giusto recuperre Marx. Ma sappiamo che (come giustamente dice Ruffolo) Marx ci fornisce una potente analisi critica del capitalsmo ma la sua carenza è nel progetto in positivo (nessuno oggi può prendere sul serio l'estinzione dello stato, che giutamente Kautsky mise in discussione già negli anni 20). E poi ci sono tanti marxismi. Oggi che il capitalismo minaccia la democrazia è ancora più valida l'idea della inscindibilità tra sociaismo-democrazia e libertà di Godesberg (e KAUTSKY). E comunque tale idea di inscindibilità ci impone dei limiti nella interlocuzione con coloro che, ad esempio, esaltano un dittatore come Fidel Castro. Ecco perchè è necessario a sinistra un grande chiarimento su valori, identità e progetto.

luciano ha detto...

Caro Peppe, caro Lanfranco,
a me pare che abbiate ragione tutti e due.
Non si tratta di "andare a Bad Godesberg", ma piuttosto di "tornare a Bad
Godesberg".
Nel senso che il grosso dell'ex-Pci è come un'auto che abbia saltato
l'uscita giusta dell'autostrada. Ora, per andare avanti, deve tornare
indietro. Possibilmente senza prendere l'autostrada contromano, che non fa
bene alla salute.
Anche io credo che quello del recupero dei valori sanciti a Bad Godesberg
dalla socialdemocrazia sia tema molto attuale.
Il limite - enorme - è costituito dallo strumento a cui tutte le
socialdemocrazie hanno demandato la graduale e quotidiana realizzazione
concreta di quei valori: lo stato nazionale, sia come soggetto retto dalle
istituzioni democratiche sia come soggetto attuatore delle decisioni
democraticamente assunte.
Qualcuno ha parlato di eclissi della socialdemocrazia, ma l'eclissi è dello
stato nazionale, che è sempre meno luogo della democrazia e sempre meno ha i
poteri necessari per tradurre in pratica le decisioni che le sue istituzioni
prendono.
Se la socialdemocrazia non cambia cavallo, e dunque se non si sposta
rapidamente al livello sovranazionale dove è ancora possibile immaginare una
sostanza democratica della politica ed una reale efficacia delle decisioni
che si assumono, è spacciata.
Nel suo bagaglio culturale ci sono gli strumenti per anticipare le altre
famiglie politiche in questo passaggio epocale: l'internazionalismo,
l'umanesimo, i valori universali del 1789, la coscienza di classe (purché la
classe sia quella moderna "dei lavori" e non quella obsoleta del solo lavoro
salariato tipico).
Si desse una mossa !

Luciano Belli Paci

dario ha detto...

Caro Peppe

come non essere d'accordo con te, è più che mai necessario che la sinistra vada a fare una gita a Bad Godesberg, è per l'appunto la mancanza di una Bad Godesberg italiana che ha impedito al PCI (ed a chi è stato comunista) di riflettere obiettivamente sui proprii errori e che ha portato quel partito ad una estinzione progressiva con un progressivo rafforzamento, dentro quello che doveva esserne l'erede, il PD, dell'altra cultura politica : il cattolicesimo di sinistra.

Sono mancate, nel PCi e nei suoi successori, le riflessioni su cosa doveva essere, e su cosa può essere oggi, la "redistribuzione" della ricchezza, sull'europeismo, non mi scordo che il PCI teorizzava una forma di comunismo nazionale da esportare, proprio perchè non voleva "confondersi" con la vituperata socialdemocrazia europea, sui diritti civili, mai scordare la posizione del PCI su divorzio e aborto, e sui quali ancora oggi balbetta.

Sono tutte contraddizioni che una onesta e seria Bad Godesberg italiana farebbe emergere, e molti compagni, pure seri e pieni dibuona volontà, la temono perchè vedrebbero vanificato il loro sforzo di riverniciatura della carrozzeria, non rendendosi conto che è il motore che è ormai irrimediabilmente rotto, e che va cambiato.

Solo un nuovo motore che usi per il suo funzionamento l'energia rinnovabile socialista (perchè l'energia socialista si è saputa rinnovare più volte nel secolo scorso, sempre adattando la propria strategia alla realtà esistente) può rimettere in moto l'auto che deve portare l'Italia in una Europa unita. Tertium non datur.

Bad Godesberg è stata base della discussione di Volpedo 2 nel 2009 ed Epinay quella di Volpedo 3, e lo sosno state proprio perchè riteniamo che quei due eventi siano stati i potenti motori che hanno rinnovato e ricostruito i Partiti socialisti in Germania ed in Francia.

É tempo di avviare una iniziativa simile anche in Italia, che rifletta sui limiti del post comunismo, che è stata la cultura portante della sinistra italiana in questi ultimi ventanni, ma che ormai ha esaurito il suo carburante e che rifletta sui limiti del PSI che non è stato in grado di ridefinire una nuova cultura socialista in Italia, l'Appello di Volpedo 4 (www.gruppodivolpedo.it) va precisamente in quella direzione.

Dario Allamano

claudio ha detto...

Molto interessante, come sempre, il contributo di Peppe Giudice su Bad Godesberg, che ha rappresentato una importante svolta per la socialdemocrazia nordica, come Epinay lo è stato per la sinistra francese.
Nell'arretrata e provinciale Italia la socialdemocrazia era demonizzata, si predicavano fole come "la via italiana al socialismo" e l'eurocomunismo, l'unico contributo teorico di un certo interesse è stata la strategia delle riforme elaborata da Lombardi.

Ma tutte queste cose appartengono alla storia delle teorie socialiste, mentre manca un'analisi generale sulla resistibile ascesa della finanziarizzazione: si può partire da Gallino, ma esplorando cosa si dice nel resto del mondo (Stiglitz e il dibattito su SEJ).
Eppure, tanto per parlare di casa nostra, la finanziarizzazione significa anche che se lo spread aumenta, al singolo capitalista conviene vendere l'azienda a chi la vuole ( magari tenendo l'ufficio tecnico come società di consulenza e occupazione familiare) e investire in BOT decennali e in speculazioni edilizie con l'aiuto degli enti locali, investendo qualcosa in azioni dei servizi pubblici che nonostante il referendum continuano a dare il 7% sul capitale investito, mentre si discute su come rivedere la sola tariffa idrica.

Insomma, giusto parlare di Bad Godesberg, ma anche capire perché è diventata (non lo so, azzardo) una spa a capitale metà cinese metà Generale des Eaux, e una grande banca tedesca lavora sui futures della sua acqua alla borsa di Chicago, e ci ha fatto pure dei derivati e altri prodotti finanziari che stanno inguaiando la RE, principale riassicurazione europea e mondiale.