Il convitato di pietra e i “grandi liberali”.
Credo che tutti i lettori italiani sarebbero molto felici se l’appello di Ostellino ( “vogliamo. Almeno noi dei giornali[…] smetterla di prendere per i fondelli gli italiani e dire come stanno le cose?) venisse veramente accolto in maniera generalizzata. Ma il primo a dare il buon esempio dovrebbe essere proprio l’autore dell’appello ,perché nell’articolo, come del resto in tutta la ampia produzione su Berlusconi, manca il nome del convitato di pietra. Si parla del Cavaliere e si dimentica il Commendatore. Tutto l’articolo è una sorta di eulogia funeraria a un eroe del liberalesimo che ha vanamente tentato di imporre il bipolarismo in Italia, ma è stato “tradito “ da una congerie di infiltrati ex- democristiani, missini, socialisti che lo hanno circondato cacciando i puri “grandi liberali”. Forse qualcuno di questi giornalisti finalmente liberi di dire il vero dovrebbe spiegare agli italiani chi ha circondato il Cavaliere di questi “anguilloni della prima repubblica” , e anche, per rigore di cronaca, ricordare che non è stato Berlusconi a imporre il bipolarismo ma Veltroni. Gli italiani vengono però frodati (non voglio usare il linguaggio finto disinvolto di Ostellino, perché il termine esatto si trova sul dizionario) se non si aggiunge che questo non è il governo di Berlusconi, ma quello di Berlusconi e Bossi. Il ministro per le riforme non è un “grande liberale”, ma Umberto Bossi, il ministro per la semplificazione, che dovrebbe liberarci dai “lacci e laccioli che mortificano le forze vive della società civile” si chiama Calderoli, lo stesso Calderoli che ha dato il nome a una legge “porcata” che sostanzialmente distrugge il concetto stesso di Parlamento liberale, che si basa sulla rappresentanza e sulla accountabilty dell’eletto nei confronti degli elettori, non del cerchio magico, il ministro dell’Economia, cioè quello che tiene i soldi di casa, è fortemente dipendente dall’appoggio di Bossi, contro Berlusconi. Occorrerebbe che presi da smania incontenibile di dire la verità, gli appellati di Ostellino, [] si decidessero finalmente[] a dire che tutto questo (cioè il governo del nostro paese da lustri) dipende da un patto segreto, ma scritto, tra Bossi e Berlusconi, stilato nella villa di quest’ultimo. “ Si vota quando lo voglio io”, lo dice Umberto Bossi, non un qualche sinistro oppositore. Caro Ostellino, cari giornalisti chiamati all’appello da Ostellino, vogliamo veramente dire, per una volta almeno, le cose come stanno? Guido Martinotti
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