sabato 16 gennaio 2010

Cick e Minzo, come eravamo - Media&Regime | l'AnteFatto | Il Cannocchiale blog

Cick e Minzo, come eravamo - Media&Regime | l'AnteFatto | Il Cannocchiale blog

33 commenti:

mario ha detto...

Caro Giovanni grazie!! Mi sono divertito rileggendo questa intervista di uno che, mi pare ad un certo punto si definisce come stronzo, evidentemente lui e Minzolini erano ubriachi o fatti di qualche strano acido per aver detto e registrato quelle cose, ovviamente solo l’acido o altro può aver messo questi due signori nelle condizioni di scrivere tutte queste “fantastiche storie”. Sarà stato LSD? O ci sono acidi ancora più forti?

Cosa dire? Che personaggi!! A parte un sorriso amaro leggendo “se io signorile e de michelis fossimo rimasti insieme” lui allora era un peones che canticchiava nel partito – giustamente vista la statura politica- che sia così tronfio da poter immaginare di aver perso un’occasione per cambiare la storia del partito…

A parte questo, quello che credo sarebbe davvero interessante (ma per memoria, per onestà, per correttezza, per civiltà) sarebbe riprendere tutte le dichiarazioni di quegli anni, di questi personaggi che oggi sono in gita riparatrice davanti alla Tomba di Bettino, io provo rabbia e schifo per i voltagabbana, ma provo qualche cosa di superiore per questi piccoli personaggi che solo nella politica (e nel giornalismo) italiani posso sopravvivere e persino fare carriera. Grazie Giovanni anche questo pezzo andrà nella mia cartella della memoria. Certo da questo punto di vista ha ragione chi richiama il differenziale di statura politica, umana e persino etica di Bettino nei confronti di questi signori (tutto dire ovviamente).

sergio ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
diego ha detto...

In effetti, caro Giovanni, bisogna proprio ringraziarti per questa perla! Incredibile, ma vero: ci fu un epoca in cui sia Cicchitto che Minzolini non facevano i servi di qualcuno. Certo che a leggere un articolo del genere c’é da rimpiagere l’indipendenza della stampa di allora. Probabilmente, oggi, dopo quasi vent’anni di berlusconismo, un articolo del genere finirebbe a pagina 20 oppure non sarebbe proprio pubblicato.

Cordiali saluti,

Diego

sergio ha detto...

Ho partecipato di persona alla riunione che la Sinistra milanese chiese a Cicchitto che arrivò e ci illustrò la sua versione dei fatti; non ci fu processo ma profonda delusione (a lui chiaramente espressa) per il grave errore ed il "tradimento" nei confronti della lezione di Lombardi.

Quello che l'intervista non dice è che, dopo pochissimi anni, Craxi lo "riabilitò" e, da quel momento, divenne uno dei suoi più fedeli "scudieri". A me è parso che la sua intelligenza non ne guadagno!

Sergio Tremolada

P.S. Tutti i "colonnelli" della Sinistra socialista finirono col deludere o almeno così pare a me.

sergio ha detto...

Mamma mia che pochezza umana, che bassezza e che disgustosa stupidita! La mala fede si vede soprattutto per quello che ha fatto nel resto della sua vita: siccome all'epoca si era sbagliato, ora fa il paladino del Pduista Berlusconi!!! Ma chi vuole prendere in giro??? E poi che cinismo: Lombardi non dovrebbe nemmeno osare nominarlo! Un uomo onesto e coerente, mai tentati dai giochi di potere e invece Cicchitto che dice? Per fare il socialismo ci voleva un mucchio di denaro, la corruzione, le tangenti e il malaffare! Ma si vergognasse almeno un po'! Molto meglio Cusani che si è fatto la galera ed ora lavora e costruisce qualcosa, compresa forse una sua nuova identità umana e sociale, aiutando la gente nei servizi sociali. Cicchitto invece ingrassa alla tavola del suo nuovo padrone, e Menzognini fa il loro menestrello! Ma quando finirà 'sta storiaccia buia in cui è lentamente scivolato il nostro paese? Forse un timido ma forte segnale di riscatto l'ho ascoltato stamattina al Teatro Eliseo nell'incontro tra Emma Bonino, Marco Pannella e Massimo Fagioli: la Bonino è davvero una piccola grande donna e i radicali, nell'incontro con lo psichiatra ed il teorizzatore della nascita umana Massimo Fagioli, non solo continuano a fare con anche maggiore energia le loro battaglie, ma hanno acquisito degli strumenti teorici in più per far comprendere fino in fondo le loro lotte: gran bella mattinata, da rivedere su Mawivideo o Radio Radicale. Saluti socialisti Sergio Grom

edmondo ha detto...

L'ho detto al convegno su Riccardo Lombardi, l'altro giorno alla Casa della Cultura, e lo ribadisco in mailing list: il problema furono i 'lombardiani', a partire in particolare dai tre giovani leoni (Cicchitto, De Michelis e Signorile) cui il vecchio Riccardo affidò negli anni '70 la guida della Sinistra socialista, e che già all'inizio degli anni '80 si erano dimostrati del tutto inadeguati e/o avevano tradito, quindi concordo pienamente con Tremolada! Fraterni saluti
Edmondo Rho

francesco ha detto...

Capisco che quell'intervista (del 1993) possa far pensare alle
fermentazioni epiche di due "strafatti".
I toni sono in effetti un po' enfatici, e un po' anche alla "Guido i'
vorrei" (Se Gianni, Claudio ed io...).
Ciò non toglie però che l'episodio evocato dal verme Cicchitto in
quell'intervista al verme Minzolini sia a dire il vero sostanzialmente
reale. E' l'episodio infatti del famoso comitato centrale socialista
del gennaio del 1980, svoltosi all'indomani della morte di Nenni.
Contro la gestione craxiana del partito si erano levate resistenze
crescenti (e lo stesso Nenni aveva eloquentemente intitolato il suo
ultimo fondo sull'Avanti! "Rinnovarsi o perire").
L'opposizione interna (lombardiani, demartiniani, manciniani,
giolittiani, achilliani...) si era coalizzata, e Craxi, in effetti,
entrò in quel comitato centrale in minoranza, con i suoi avversari
intenzionati a chiederne le dimissioni da segretario.
Le cose però non andarono secondo i calcoli degli oppositori, e Craxi
ne uscì in maggioranza e confermato alla Segreteria del Partito.
Era successo che alcuni esponenti della coalizione interna ostile a
Craxi, al momento decisivo del voto passarono dall'altra parte,
decretando così la sconfitta del tentativo di fermare l'ascesa di
Craxi, di cui Lombardi aveva denunciato pochi settimane prima le
tendenze accentratrici (da lui lucidamente interpretate come il farsi
strada in seno al PSI di un pericoloso Fuhrerprinzip).
Gianni De Michelis - come si diceva anche l'altra sera nella
presentazione del libro su Lombardi - fu in effetti l'esponente più in
vista di quello storico "salto della quaglia". Un altro fu Gennaro
Acquaviva. Un altro ancora, se non sbaglio, Enrico Manca (o forse Manca
divenne filo-craxiano in un momento diverso, ora non ricordo più). Tra
i lombardi si può invece certamente menzionare il giovane Andrea Parini
(allora segretario uscente della FGS, cui stava per subentrarei il
giovane Enrico Boselli).
Signorile e Cicchitto erano in quel momento due degli esponenti
indubbiamente più in vista dello schieramento anti-craxiano, così come
De Michelis. In questo senso dunque la testimonianza di
quell'intervista mi pare sul punto sostanzialmente veritiera.
Ed è altresì vero che quell'episodio segnò oggettivamente un momento
di svolta. Craxi, superando quella difficile battaglia interna,
consolidò infatti la propria leadership sul partito, e un anno dopo, al
congresso di Palermo, il controllo craxiano sul PSI otteneva la sua
consacrazione definitiva: con il che ill vecchio partito delle correnti
veniva sostanzilamente liquidato (a vantaggio della gestione
tendenzialmente monocratica di Craxi stesso).
Riguardo invece al fatto della P2 (che cioè Craxi sarebbe stato
finanziato da Gelli e Ortolani per vincere la battaglia interna al
partito) non saprei dire... Per cui su questo non mi pronuncio.

Un saluto,
Francesco

giovanni ha detto...

Cari compagni,
vi ringrazio per i vostri commenti e precisazioni.
Io però vi ho inviato l'intervista (segnalata da un articolo de l'antefatto) essenzialmente per due motivi:

1) ricordare a tutti voi chi sono questi due signori (soprattutto quando li vediamo in televisione, spesso a parlare di craxi)
2) riflettere sui meccanismi di selezione della classe dirigente di questo paese

Un caro saluto
giovanni

carlo ha detto...

Ciao Giovanni, oggi sul Corriere della Sera, il Venerabile Cicchitto ne spara altre delle sue! Davvero una manipolazione della storia senza limiti e vergogna seguito su questo sentiero ma con finalita' solo all'apparenza opposte dal maitre a penser Paolo Flores d'Arcais su 'Il Fatto quotidiano'. In entrambi vige l'oscuramento delinquenziale dell'opera, dell'azione politica e morale di Riccardo Lombardi. Aveva ragione uno dei migliori sindacalisti della Cgil degli anni '80, poco incline all'esposizione mediatica, entrato nel Psi a vent'anni dopo aver ascoltato Fernando Santi e per tutti i suoi 31 anni di milizia 'lombardiano di ferro', a dire: Riccardo e' stato e resta un uomo, uno dei rarissimi che ha acceso un credito altissimo nel suo partito, il Psi, nella sinistra intera, nelle istituzioni anche le piu' alte: e' soprattutto questo che nessuno ha inteso prima e intendera' ora ripagargli per se' e per la democrazia italiana". Era il 26 settembre 1984 quando quel sindacalista poi passato alla politica faceva questa attualissima affermazione: si chiamava Fausto ma il suo cognome era Vigevani. Ristabilire la verita' della storia e' un'impresa alta e nobile: ma non ci si puo' e non ci si deve rassegnare, come sosteneva Riccardo, che - e lo ripeto fino alla noia - il 30 giugno 1984 aveva previsto che "Un Psi cosi' non ha motivo di esistere". E l'anno prima aveva amaramente constato "ci sono piu' socialisti in galera oggi che durante il fascismo". A Riccardo non serviva Tangentopoli per prender atto che quel Psi di corrotti e corruttori, di 'nani e ballerine' come disse Rino Formica, di 'ministri socialisti' e non di 'socialisti ministri', aveva i giorni i contati e non perche' sarebbe come e' successo incappato nella magistratura, ma perche' aveva tradito i valori portanti del 'socialismo' per lui 'rivoluzionario' di permettere a ciascun individuo di decidere della propria vita, di disporre di un benessere che non fosse solo materiale: volere e perseguire una societa' 'diversamente ricca' che permettesse agli operai di conoscere Dante e apprezzare Picasso, che altro e' se non sancira che "la politica e' un qualcosa fatto da uomini per milioni di uomini?". L'esser onesti e coerenti, per Lombardi, era un modo d'esser, una qualita' che lo poneva al di fuori e al di sopra dei tanti 'compagni' ma 'non amici' che si fregiarono del marchio nobile e rispettato da tutti di 'lombardiano', all'opposto dei tantissimi 'amici e compagni' (Vigevani, Santi, Trentin, Di Vittorio, Foa, Giolitti, Ruffolo) che ancora oggi venticinque anni dopo la sua cremazione ancora ne hanno un ricordo vivissimo.

claudio ha detto...

salviamo Cassola, che forse divenne craxiano, ma ebbe il coraggio di opporsi alla sciagurata legge proibizionista delle droghe leggere, e di mandare a quel paese Craxi che lo minacciava di non ricandidarlo al Senato a Alessandria, come infatti fece.

dario ha detto...

Caro Giovanni,
Che Cicchitto fosse uno stronzo che per salvare se stesso non avesse limiti ne
ero abbastanza consapevole da tempo, questa intervista rilasciata a fine '93,
con un PSI ormai allo sbando, mi ricorda tanto gli sciacalli che passano a
mangiare le carcasse lasciate dai leoni.
Il suo cinismo è noto, e lo dimostra la sua trasformazione da "lombardiano
doc" a cane da guardia di Berlusconi.
Il fatto che mi lascia basito è che tu lo utilizzi oggi, purtroppo la tua
deriva anti-socialista non ha fine, pur di dimostrare che hai ragione
utilizzi anche le porcate peggiori del peggior sinistro-socialista, Cicchitto
per l'appunto.
Dario Allamano

Giovanni ha detto...

caro dario,
sulle nostre differenti concezioni di etica e di socialismo ti ho risposto privatamente.
Ti informo che Minzolini e Cicchitto continuano ad essere personaggi pubblici e che intervengono quotidianamente, anche su Craxi (in modo un po' diverso dal 1993...). Questo solo mi interessava mettere in luce, non altro (e l'ho anche scritto). Se poi mi ritieni il principale responsabile della mancata rinascita di un forte Partito socialista in Italia, fai pure...

dan ha detto...

Caro Giovanni, ti sono solidale e sono certo che i molti non ti
considerino l'abortista del nuovo Partito Socialista....

Mi permetto di ricordare che il piduista Cicchito era noto negli anni
80 come "lupus famelicus" , insieme a Signorile, delle Partipazioni
Statali.. (ENI compresa) ...avevano l'intento di sostituirsi alla DC al
comando delle stesse. (cosa di per sè non deprecabile).
Il "Duo " desiderava costruire una lobby di potere economico che
condizionasse la politica. (Lombardi aveva altra concezione).
L'azione di Cicchitto già allora stava affossando di fatto il PSI ,
poichè , ai più, era più evidente l'amore verso sè stessi o piccolo
gruppo di potere che verso il popolo.
Tale impostazione ovvero l'uso del potere economico di aziende dello
stato generò i guai giudiziari , noti a tutti, di buona parte del
quartiere generale PSI di allora.

Fu Cicchitto un miracolato, poichè uscì indenne dal cataclisma
giudiziario ?

Sicuramente incarna un modello negativo per le nuove generazioni
socialiste e non solo....

gabriella ha detto...

Ciao Giovanni, concordo pienamente con il tuo punto di vista ..... infatti Minzolini mi è sembrato, ancora una volta, fuori luogo. Come direttore di un telegionale di rete pubblica, con canone a carico dei cittadini ..... con tutta la mia comprensione, non l'ho capito.

luciano ha detto...

Eh sì, è tutto vero !
Nel 1980 si perse la straordinaria occasione di affidare la leadership del
Psi a Signorile, Cicchitto e Manca.
Costoro combatterono notoriamente a mani nude e in desolata povertà,
perdendo l'impari lotta contro il superpotente signore di Radicofani.
Se avessero vinto loro, le virtù francescane e la genialità politica degli
eredi di Lombardi e De Martino avrebbero stupito l'Italia e il mondo.
Io ancora non mi dò pace :-)))

LBP

dario ha detto...

Caro Giovanni
se pensiamo che sia possibile ricostruire una seppur piccola idea di cosa
potrebbe essere il socialismo democratico in Italia andando avanti con la
testa girata all'indietro, rivangando vecchi rancori, temo che prima o poi ci
sfracelleremo contro un muro, senza manco accorgersene.
Nel mio piccolo ho rielaborato il lutto già negli anno novanta, cercando di
capire cosa c'era di buono nella Storia del mio partito (perchè il PSI era il
partito in cui avevo vissuto una bella esperienza politica ed in cui mi ero
riconosciuto) e quanto c'era di sbagliato (veramente gli errori li vidi già a
fine anni 80 tant'è che dall'88 al 92 non mi iscrissi al PSI).
É stata una rielaborazione non priva di difficoltà e sofferenze, ma di li in
poi sono riuscito a "vivere meglio" la sconfitta di Tangentopoli, ma
soprattutto mi ha consentito di vedere con serena obiettività anche gli
errori che stava facendo lo SDI ed il grosso partito di sinistra, che si
stavano avviando verso una deriva molto simile a quella del PSI: la
prevalenza dei clan affaristici sulla Politica.
Il mio percorso politico in questi vent'anni ha avuto sempre una stella
polare: contribuire nel mio piccola alla ricostruzione di una piccola casa
per i socialisti, il mio impegno è sempre stato questo, dall'aiuto dato ai
pochi sopravvissuti allo tsunami per ricostruire le sezioni, all'ultima e
bella esperienza del Gruppo di Volpedo. Marco Brunazzi che con me e pochi
altri ha fatto questo percorso mi può essere buon testimone.
Purtroppo sto notando una involuzione grave nel nostro modus operandi, invece
di tentare di utilizzare questa campagna di "riabilitazione" di Craxi per
fare una onesta e profonda rivisitazione della Storia dei Socialisti (che
detto per inciso sarebbe molto utile per superare le miserie della politica
del presente), ci fermiamo a rivangare il peggio della nostra esperienza.
Purtroppo l'obiettività non è propria di noi socialisti, siamo come gli ultras
nel calcio, siamo dei tifosi non dei politici e tu, che potresti essere un
autorevole ed obiettivo arbitro di una partita, scendi in campo cercando di
indirizzare la partita secondo i tuoi desiderata.
Gli intellettuali dovrebbero avere un altro (e alto) ruolo, porsi al di sopra
della mischia per poter analizzare con lucidità quanto avviene, o è avvenuto,
al fine di offrire a chi non possiede i loro strumenti idee e proposte
innovative.
Purtroppo vedo solo un ripetere ossessivamente le proprie opinioni, senza
volontà di cercare una sintesi nuova e più alta, per cui con questa mia mail
termino i miei interventi sul blog del Rosselli, almeno, come dice qualcuno,
non vi tedierò più con le mie "lezioncine politiche".
Con i miei più fraterni saluti
Dario Allamano

PS
I magistrati che hanno fatto le sentenze (D'Ambrosio in primis) hanno sempre
detto che Craxi non si è arricchito personalmente, ma che era responsabile
oggettivamente, in quanto segretario, del sistema di corruzione in cui si
muoveva il PSI (è il cosiddetto teorema del non poteva non sapere)

giovanni ha detto...

Caro Dario,
grazie per la tua mail. Come ti ho già detto, su Craxi mi rendo conto di
non poter essere obiettivo.
Ho visto in azione lui e i suoi scherani e non li dimentico.
Poi, ovviamente, cerco di capire. Ma non riesco a trovare giustificazioni.
Soprattutto, sono convinto che questa "riabilitazione" porterà acqua (come
ha scritto Martinotti) solo a Berlusconi e a Di Pietro.
Infine: la frase di D'ambrosio è un altro degli esempi delle manipolazioni
in corso. D'ambrosio ha sempre detto che la molla di Craxi era la politica
e non l'arricchimento personale. Le intenzioni e i risultati notoriamente
non sempre coincidono. Mi accorgo che non hai letto la sentenza d'appello
del processo All Iberian che, pur prescrivendo Craxi per decorrenza dei
termini, sostiene esattamente il contrario del "non poteva non sapere":
sapeva benissimo e teneva, semmai, all'oscuro Balzamo "mettendolo in
difficoltà" (la sentenza recita proprio così).
Quindi, sono disposto a tentare di essere il più obbiettivo possibile
(anche se mi costa fatica), ma non posso stare zitto di fronte ad
ipocrisie e falsificazioni (non mi riferisco a te, ma a chi queste vicende
le conosce bene), non fosse altro che per difendere l'onore di vincenzo
balzamo (non lo fa nessuno, eppure la pelle ce l'ha rimessa anche lui...).
Accettare sempre e comunque la logica di partito è, da
sempre, l'anticamera dei totalitarismi. Ed è forse, il motivo principale
per cui non sono mai stato comunista.
Ciao
Giovanni

mario ha detto...

Caro Dario io penso che la prima cosa da fare allora come ora sarebbe stata (sarebbe) non rielaborare il lutto ma affernare onestamente la realta'. Questo avrei piacere si facesse ora. Per questo continuo ostinatamente a dire le seguenti cose:
A) il craxismo era un modo attraverso il quale si uccideva il dibattito politico all'interno del partito perche' ha oggettivamente impedito che il sistema democratico del dibattito e del confronto tra idee avesse la possibilita' di realizzarsi. Lo dico da piccolo attore di quel periodo che ha vissuto i congressi comprati e le scelte politiche sostenute attraverso dispendiose campagne elettorali. Se qualcuno le ha dimenticate io continuo a ricordarle.
B) che la logica di chi afferma che non rispettare le regole e' perversa e pericolosa in quanto e' un ulteriore passo verso la leggitimazione del sistema berlusconiano che del non rispetto delle regole fa azione quotidiana.
C) che rubare e' rubare e non ha giustificazioni ne' se si ruba x un partito ne' se si ruba x arricchirsi ne' se cosi' fan tutti
D) che gran parte della classe politica di allora era consapevole, correa,protagonista di quelle vicende e che chi allora era in politica e accettava il "sistema" ha commesso gravi errori - diversi e con diverse sfumature- oppure dava poca attenzione alla politica per superficialita' o codardia o insipienza ma che ritengo anche accettabile che alcuni non lo volessero o potessero comprendere.
E) che gran parte di coloro che oggi celebrano bettino negli anni di tangentopoli sputarono contro di lui e il suo modo di gestire il partito e la politica anche e soprattutto tra i socialisti oggi a destra e i comunisti oggi pd..
F) che gran parte dei meriti attribuiti a bettino sulla gestione della cosa pubblica sono fandonie e non hanno riscontri nei numeri - ovviamente non solo x sua responsabilita' perche' il paese era governato anche con altri "statisti".
G) che da un mese di dibattito e dalle sentenze nessuno e' mai riuscito - ne' purtroppo ha provato- a contestare le attribuzioni di fondi e di investimenti non per il partito che in sentenza definitiva i magistrati hanno contestato a craxi - su questo punto ho riportato sia qui sia sul mio blog le sentenze definitive che citano in modo diretto dati e eventi augurandomi che prima o poi qualcuno provasse a dimostrarne l'infondatezza invece che continuare a citare la vergognosa tiritera del furto x il partito-.
La voglia di verita' e' grande la rabbia nel leggere falsita' e mistificazioni e' altrettanto grande come allora mi chiedo come cio' possa essere giustificato e continuo a fare fatica a trovare risposte a parte quella che mi porta a dire che ormai in italia si scrive e si parla senza supportare oggettivamente il proprio argomentare per cui basta citare un dato per ritenere che sia vero - e cosi si finisce per dimenticare a titolo esemplificativo che la sentenza civile sul lodo mondadori ah affermato definitivamente che qualcuno compro' il lodo e si discute sull'ammontare del risarcimento evitando di ricordare chi compro' il lodo-. Infine io continuo a credere che essere socialisti abbia un senso a prescindere dai drammi causati dal craxismo - e ivi comprendo i drammi che qualche anti craxi ha contribuito a realizzare x propri tornaconti o per mero spirito di sopravvivenza- ma penso che se i socialisti continueranno a non volere vedere il craxismo e a ricusare un modo di fare politica - craxiano e non solo- la possibilita' di rilanciare una progettualita' valoriale sara' pari a zero.

carlo ha detto...

Confermo. Balzamo si recava ogni lunedì, o quasi, presso l'ufficio di Craxi a
Milano in Galleria per riferire dei versamenti fatti al partito.Evidentemente
non era vero il contrario. Negli ultimi tempi, elezioni del 1992, aveva chiesto
di essere sollevato dal'incarico di tesoriere, ma Craxi non volle.E Balzamo si
piegò a malincuore per spirito di servizio.In quegli anni ricoprivo la carica
di vice sindaco di Bergamo e Balzamo, che era deputato della nostra
circoscrizione, non fece su di me mai alcuna pressione per favorire tizio o
caio al fine di ottenere eventuali elargizioni.Questo sempre per difendere la
memoria di Vincenzo.
Cari saluti
Carlo Salvioni

peppe ha detto...

Ricordo che fu Giacomo Mancini il quale proprio per difendere Balzamo disse
che non tutti i finanziamenti illeciti al partito andavano
all'amministrazione, ma una parte era gestita direttamente da Craxi e lo
riferì anche ai magistrati del Pool. Ma lo stesso Mancini ha escluso che
comunque quei fondi servissero ad arricchire Craxi ma erano funzionali ai
suoi disegni politici.
Tant'è che il vecchio segretario socialista quando Craxi fu condannato in
CAssazione (mentre Pacini Battglia - l'amico di Di Pietro - ancora doveva
avere il rinvio a giudizio) disse che la giustizia italiana era stata
sospettosamente veloce in quanto in tre anni era già arrivata in Cassazione
(la media è di 10 anni) e quando Pacini Battaglia (indagato nel 93 insieme a
Craxi) ancora doveva essere giudicato per essere rinviato o meno a giudizio!
(questo la dice lunga sui metodi di certa magistratura!)
Vedi Giovanni, pur non avendoli conosciuti di pesona, io avvertivo una forte
idiosincrasia per gli amici di Craxi a Milano, da Martelli, a Gangi, a
Pillitteri, a Natali. Mi parevano antropologicamente estranei al socialismo.
Un vecchio compagno di Potenza che è stato segretario regionale del PSI in
Basilicata (ed aveva fatto il funzionario della direzione negli anni 60)
prima demartiniano e poi lombardiano mi ha sempre parlato molto male degli
"autonomisti" milanesi (escluso Mazzali che era un grande dirigente
socialista) in particolar modo di Natali e C.
Quindi nel mio giudizio su Craxi tengo insieme tutti questi elementi.
L'errore che si sta facendo è appunto quello di una riabilitazione che come
tu dici fa comodo (per ragioni opposte) sia a Berlusconi che a Di Pietro. Io
credo invece di aver colto l'occasione del decennale della sua morte per
avviare una riflessione critica su tutto un periodo di storia del nostro
paese. Riconoscendo le degenerazioni del craxismo ma anche i profondi vizi
strutturali della II Repubblica che sono il frutto di un sistema che è nato
anche sull'occultamento di una parte della verità storica. Insomma una nuova
sinistra di ispirazione socialista potrà nascere se da un lato sarà in grado
nell'esprimere un giudizio critico sul craxismo quale fase che ha portato
alla degenerazione ed alla fine del PSI, ma dall'altro se sarà altrettanto
critica sul centrosinistra della II Repubblica e sull'Ulivo in quanto
espressione di una deriva tecnocratico-liberista della sinistra (in
commistione con il qualunquismo giustizialsta) che ne ha distrutto i valori,
i progetti e la stessa rappresentanza politica.

dario ha detto...

Caro Giovanni
ritorno sul tema, nonostante quanto mi ripromettevo, ma la
tua risposta merita un commento.
Innanzitutto gli scherani li ho visti anch'io all'opera, se non mi iscrissi al
PSI dal 1988 al 1992 un motivo c'era, era esattamente quello.
Poi dopo il 1993 come ha fatto Peppe Giudice ho provato a rielaborare il lutto
ed ho tentato di ri-analizzare il prima, il durante ed il dopo Craxi e ne ho
tratto i miei convincimenti che sono i seguenti:
1. Se Craxi è arrivato al potere nel PSI non è merito solo suo, ma anche di
chi nel 1976 al MIDAS lo sostenne e di chi confermò nel 1978 a Torino la sua
segreteria (la sinistra socialista);
2. nel 1981 Craxi scaracollò la Sinistra Socialista, non per merito suo, ma
per demerito del gruppo dirigente della sinistra (concordo pienamente con
Edmondo Rho), e perchè rimise in circolo (utilizzandoli alla bisogna) il
peggio del vecchio PSI (in particolare i manciniani, che, come dice Nerio,
avevano a capo un signore, Mancini, ma erano il vero cancro del PSI);
segue

dario ha detto...

segue

3. Rimettere in circolo quella gente significava riaprire il vaso di Pandora
delle Tangenti, tant'è che dopo due anni a Torino ci trovammo nel pieno di
Tangentopoli1, quella per dirla con Formica "del convento povero e dei frati
ricchi", ( fu una frase che pronunciò sulle scale del Palazzo di Corso
Palestro 10 a Torino sede della Federazione PSI) ed il cui capro espiatorio
fu Enrietti (manciniano e presidente della Giunta Regionale);
4. Ma la vera deriva del PSI avvenne dopo l'uscita di Craxi da Palazzo Chigi,
allorchè dette il via allo scontro duro con la DC di De Mita per tornare a
Palazzo Chigi e per fare ciò pensò che fosse utile avere un
partito "massiccio" (volevo dire di massa ma non è la stessa cosa) ed
acconsentì al rafforzamento ulteriore del potere delle correnti dentro il PSI
(nel 1992 i craxiani a Torino erano divisi almeno in più sub correnti: i
laganghiani, i salerniti (ex manciniani) ecc. al cui interno esistevano delle
sub-sub correnti territoriali)

dario ha detto...

segue

5. Craxi comunque fu un buon Presidente del Consiglio, e non sto qui a rifare
l'elenco delle buone cose fatte in quel periodo, che seppe traghettare
l'Italia da una crisi economica devastante (quella di fine anni 70 inizio
anni 80) di cui i licenziamenti massicci della FIAT furono l'esempio più
eclatante, ad una situazione se non ottimale almeno dignitosa (nonostante il
latrare della canea comunista e l'opposizione di DeMita (a cui purtroppo
nessuno ha mai voluto addebitare i costi del terremoto irpino o le tangenti
del suo amico Tanzi, ma si sa Ciriaco era un buon amico del PCI).
Non ritengo che tutti debbano condividere le mie riflessioni, penso comunque
siano sufficientemente obiettive.
Io penso però che oggi sia più che mai necessario fare una riflessione seria
sul craxismo, solo in questo modo eviteremo il prevalere della
strumentalizzazione di Craxi da parte dei berluscones (sua figlia in primis),
solo se sapremo riappropriarci in toto della nostra Storia potremo pensare
che un nuovo Socialismo Democratico e Liberale è possibile anche in Italia.
Il rifiutare quella Storia consente a qualcuno di continuare a dire che il
socialismo è un ideale morto, che non ha più ragione di rinascere, e di dire
che tutta la Storia del Socialismo italiano non ha prodotto niente di buono.
Il motivo per cui oggi si parla di Craxi e non di Nenni (nonostante il
trentennale della morte) nasce non dal desiderio di fare chiarezza, ma solo
dall'utilizzo di Craxi, come fosse una clava, per una resa dei conti, più o
meno definitiva, con i risultati (pessimi) della cosiddetta seconda
Repubblica.
Il primo birillo (Di Pietro) è già stato colpito (la sua manifestazione anti
Craxi di Milano è fallita ed è stata la dimostrazione plastica delle fine
della sua epoca), oggi non serve più e immediatamente escono i boatos (uomo
CIA o dei servizi che dir si voglia), a seguire vedrai seguiranno gli altri
birilli, dal PD, al PDL, alla Lega.
La situazione politica di oggi è molto simile a quella del 92 (grande crisi
finanziaria ed economica) perciò i costi dei partiti della seconda Repubblica
sono diventati troppo alti, non più sostenibili, si sta aprendo in sostanza,
sotto altre forme, una nuova Tangentopoli, che ridefinirà nei prossimi anni
la nuova forma delle Istituzioni e della politica italiana.
A destra stanno già emergendo i nuovi leaders del post berlusconismo, se i
socialisti sapranno leggere con attenzione ed obiettività quanto sta
avvenendo e se sapranno far tesoro degli insegnamenti della propria Storia
(buoni o cattivi che siano, da tutto e da tutti si può e si deve imparare)
potranno tornare ad essere il partito egemone nel centro sinistra.
Nel 1971 Mitterand iniziò più o meno dallo stesso livello.
Per parafrasare un vecchio slogan del PSI nella nostra Storia ci sono gli
elementi per costruire un buon Avvenire, ma dipende da noi socialisti non
dagli altri il saper ricostruire una Storia condivisa del socialismo in
Italia.
Fraterni saluti
Dario Allamano

giovanni ha detto...

condivido la mail di luciano e concordo su molte delle cose scritte da dario
(anche se con un giudizio più critico nei confronti del Craxi uomo di
partito e di governo). Però, se quello che è accaduto deve servire da
lezione per l'auspicabile rinascita di un movimento socialista, si spera che
finisca anche la litania del Raphael e di Hammamet. So che il paragone che
farò disturberà qualcuno, ma sul piano simbolico è difficile smentirlo. Fini
è diventato veramente uomo di governo (e il suo partito ha raddoppiato i
voti) quando ha smesso di parlare di Mussolini e di piazzale loreto e ha
cessato di andare a Predappio. Altrimenti, prendiamo definitivamente atto
che la mutazione genetica era avvenuta, che tre quarti dei voti socialisti
(a cui piaceva soprattutto l'anticomunismo di Craxi) stanno in Forza Italia,
continuiamo con la storia dell'esule, prepariamoci a festeggiare il
cinquantenario e raccogliamo, per i prossimi 40 anni, lo 0,5% dei voti di
chi ci crede...
ciao
Giovanni

mario ha detto...

Dario i concetti che esprimi hanno una loro logica e riferimenti anche se sono un po' manichei nei primi punti. Condivido si debba fare un altro ragonamento sui valori. Contesto assolutamente il punto 5 che oggettivamente e' un falso storico politico ed economico come inutilmente storici politoligi e qualche economista ha cercato invano di dimostrare. Vedi e' come chi oggi continua a dire che siamo fuori dalla crisi per merito di silvio e tremonti. Nessuno lo puo dimostrare ma a furia di dirlo lo dicono tutti e quindi chi con i numeri oggettiva altre versioni non ha credibilità'!

claudio ha detto...

una volta che dopo 800 mail e sei mesi di altre discussione siamo arrivati a un giudizio comune sulla vicenda di Craxi, cosa ne ricaviamo? un libro scritto da 22 autori (grosso modo il numero di quelli che intervengono) di cui solo un paio con preparazione metodologica di storici'
In verità noi abbiamo in testa di trarre indicazioni per il nostro futuro che può ripartire solo quando sia chiaro il passato e tutti quelli che devono chiedere scusa o pagare per le pugnalate date lo avranno fatto.
Tutte palle. Il nostro futuro siamo noi, e se continuiamo a perdere tempo sul passato il futuro col cavolo che lo costruiremo.
Craxi è caduto in un contesto di mondo unipolare, dominato da una sola potenza e dalla smania della finanza occidentale di spolpare tutto quello che c'era con delle privatizzazioni in svendita. Pensate a cosa hanno combinato alla Russia di Gorbaciov e ai paesi del Sudamerica che cercavano di decollare. A questo disegno non era congeniale il Craxi di Sigonella, quello che mandava Prodi a farsi fottere quando voleva regalare la Buitoni a De Benedetti, in mezzo ai plausi dei nostri giornalisti finanziari . Ma adesso siamo in un mondo multipolare, l'Europa dell' Euro potrebbe contare come gli USA ma comunque è al riparo delle incursioni dei Soros. Il BRIC (Brasile, India e Cina) al riparo non è, ma hanno imparato a difendersi. Persino gli arabi del petrolio non si fidano più degli USA.
E poi, la finanza d'occidente ha fatto splof per troppa ingordigia. Insomma, conquistare l'Italia non è più un obiettivo importante,e non ci sono neanche le risorse umane e finanziarie per farlo. Poi Berlusconi ha preso il posto di Craxi a difenderci dagli assalti, dato che difende anche il suo patrimonio, e sembra più tosto, fin che dura (cosa mi tocca dire...)
Certo che se, insieme agli altri socialisti europei riusciamo a darci una identità e a proporre al mondo il nostro sistema di welfare e di sviluppo sostenibile, potremmo avere una grande stagione di influenza culturale, quasi una seconda rivoluzione francese. Non illudiamoci di essere noi a trainare, infimi tra le minoranze di Formigonia, come forse è giusto chiamare il nostro paese per i prossimi lustri. Ma, insomma, possiamo metterci in cammino. Con il rocco e la fiasca del pellegrino, ma anche senza il bagaglio di Craxi, e del conto protezione. E a quelli del PD non dobbiamo chiedere che si scusino per quel che han fatto a Craxi: pur di stare a galla lo farebbero anche, come sono stati capaci di baciare la papale pantofola. Dobbiamo chiedere che si scusino di avere svenduto le partecipazioni statali e che per favore la smettano di svendere quelle comunali.

luigi ha detto...

Finalmente ! bravo Claudio.
Su craxi c'è stato il delirio ... da non credere ... e intanto non si
batte chiodo sulle cose reali ... a queste mi sono sforzato di far
ritornare il dibattito ... ma niente.
Speriamo che basti così.
Luigi Fasce

Francesco ha detto...

L'intervento di Napolitano è interessante. Ma non mi pare peraltro così
sideralmente più alto e obiettivo rispetto alle cose che ci siamo detti
e scritti su questa Mailing List.
Anzi, per molti versi, in questa nostra discussione abbiamo
sviscerato bene anche aspetti che Napolitano non ha preso nemmeno in
esame.
Voglio dire insomma che anche senza Napolitano tutta questa nostra
discussione non mi pare sia stata inutile, e trovo anzi che sia giunta
in definitiva anche a dei risultati.
Se non altro abbiamo a lungo ragionato su Craxi e il craxismo, ed
abbiamo costruito un quadro corale che mi pare nel complesso condiviso
e condivisibile.
Al di là degli eccessi polemici (a volte, appunto, davvero eccessivi)
e anche al di là di valutazioni diverse su singoli aspetti, abbiamo
infatti riflettuto con obiettività su una vicenda importante e
controversa, che ha avuto un peso decisivo nella storia di questo Paese
e anche nella vita di molti di noi. E abbiamo fatto emergere in modo
onesto proprio le luci e le ombre di quella vicenda, il che mi è
sembrata un'operazione intellettualmente onesta e dignitosa, e comunque
non inutile e non banale.
Per questo penso anche che l'idea di raccogliere i contributi più
significativi di questo dibattito in un libro a più voci, non sarebbe
una cattiva cosa.
Lo dico proprio in vista dell'obiettivo che a tutti noi sta a cuore:
riflettere su ciò che è stato per trarne degli ammaestramenti per
l'avvenire, e anche per capire meglio noi stessi, ossia quel che siamo,
e ciò che vogliamo (e ciò che non vogliamo) diventare. Io prenderei
insomma la proposta sul serio.
Un saluto.
Francesco Somaini

dario ha detto...

Per quanto mi riguarda ritengo che la lettera di Napolitano sia ampiamente
condivisibile, chiude, spero per sempre, una diatriba infinita (Craxi buono
vs Craxi cattivo), e sostanzialmente consegna la figura di Bettino agli
storici.
Gli anni di Craxi sono stati tutto ed il contrario di tutto, come sempre
quando si fa politica non sempre le scelte sono lineari e condivise e gli
errori sono dietro ogni angolo.
Come dice giustamente Francesco la nostra discussione, che è stata passionale
come sempre sono le discussioni tra socialisti, ha avuto un merito: di essere
franca ed obiettiva ed anche a me piacerebbe raccogliere i pensieri di tutti
coloro che sono intervenuti in un opuscolo, perchè comunque è stata veramente
una buona discussione.
Ma nel momento in cui la lettera del Presidente Napolitano "chiude" una fase
storica implicitamente ne apre un'altra: "la questione socialista", d'ora in
poi non ci sarà più consentito di galleggiare sui ricordi, d'ora in poi
dovremo (sono molto d'accordo con Scirocco) cercare nella nostra storia, ma
soprattutto nelle nostre teste, gli elementi per costruire un avvenire
migliore per i nostri figli.
Ancora una volta la storica frase di Matteotti si è dimostrata vera, l'idea
che è in noi non è morta, ma è ancora una idea debole, tocca a noi socialisti
farla rinascere con nuove proposte politiche.
Per noi del Gruppo di Volpedo è il momento di rilanciare con forza ed
incisività l'Appello ai socialisti ovunque essi siano e di arricchire di
contenuti il Manifesto di Volpedo, non è più tempo di camminare con la testa
girata all'indietro.
Dario Allamano

mario ha detto...

Caro Claudio e caro Luigi è una bella idea provare a parlare del futuro
caspita, ma il problema credo sia stato mal interpretato. Non è importante
discutere di Craxi per Craxi il problema è di metodo. E' come se in un forum
di economisti si provasse a dimostrare che Brunetta è un professore
competente. A me di Brunetta non interessa nulla, mi incaponirei se qualcuno
cercasse di dimostrare la sua competenza sulla base di assunti lontani dal
mondo dell'economia, affermando cose non dimostrate o dando per buone alcune
interpretazioni non supportate (ma molto sostenute dai mass media).
Il problema è che da quel dibattito scaturisse un via libera al modo di
interpretare la competenza di Brunetta non sostenuta da metodi scientifici
il mio mondo inizierebbe a considerare quel suo modo di fare l'economista
come accettabile e valido e sarebbe impossibile pensare di investire in un
mondo accademico siffatto.
Lo stesso ragionamento vale per quanto mi riguarda sul tema Bettino.
A me non va giù l'idea che (tanto per fare un esempio) si possa accettare
che "rubare" sia diverso se fatto in un sistema dove tutti rubano o se lo fa
uno solo. A me non va giù l'idea che si assolva un modo di gestire il
consenso legato a tessere e a prebende, a me non va giù l'idea che un
partito possa essere governato da un capo/padrone solo perché qualcuno
ritiene che lo stesso fosse in grado di dare la linea. A me non va giù che
si accetti l'idea che basti affermare da chi può gestire la comunicazione
che un periodo economico sia stato positivo per il Paese senza verificarne
gli effetti per il Paese. A me non va bene che si dimentichi quanto è
costato al sistema paese il modello tangentopoli (ancora ieri qualcuno
ricordava il differenziale di costo a km tra metropolitana milanese e quella
di amburgo tanto per fare un esempio che sarebbe bello riprendere oggi
parlando di grandi e piccole opere dell'era Berlusconiana).
Insomma continuo a ripetere che, a mio modestissimo avviso, diventa
difficile provare ad immaginare di condividere un nuovo percorso valoriale
senza affermare alcune differenze di valori.
Tutto qui io non credo possa nascere un nuovo se si parte dall'accettare (o
giustificare che è lo stesso) "il così facean tutti" o che si possa dare
vita ad un progetto che si possa basare su un modello partecipativo non
sostenuto dal confronto di idee (perché in fondo era ed è quello che molti
di noi continuano a voler testardamente ricordare).
Lasciamo da parte Bettino che davvero possa riposare in pace e che lo si
lasci tirare per il giacchino da chi oggettivamente (e in questi giorni
spudoratamente) usa la storia di Craxi per salvare Slvio.
Lasciamolo perdere noi e proviamo a dirci, una volta per tutte, se il metodo
era o non era (è o non è ) da condannare.
Come già proposto prendiamo una serie di punti che abbiamo trattato per
difendere le nostre idee e chiariamoci sul nostro posizionamento.
Possiamo farlo sui principi (la democrazia partecipativa, i valori di base
di una comunità etc.), ma lo possiamo anche fare sui contenuti (le politiche
riformiste, le scelte pragmatiche o ideali, le alleanze politiche nazionali
e internazionali), oppure prendendo spunto dalle scelte di governo di quegli
anni valutarne gli effetti reali.
Su quella base il dibattito avrebbe un senso.
Poi, torno a dire, le competenze accademiche di Brunetta si possono
semplicemente trarre da come il mondo internazionale valuta i suoi
"elaborati".

lorenzo ha detto...

Sono molto d’accordo con Claudio. Mi sembra che i suoi interventi siano fra i meno emotivi e meno retorici e meno confusi, ma concreti e realisti. Ricordo che quando eravamo all’università mi diceva di preferire i librini di economia pieni di formule matematiche alle fumisterie dei libroni di Francesco Forte. Quindi c’è una coerenza. Comunque se c’è un futuro per il movimento socialista, bisogna chiudere i conti con Craxi, nel senso di dimenticarlo e non parlarne più e consegnarlo alla Storia, anche se dopo dieci anni le cicatrici si fanno ancora sentire. Parlo di un movimento socialista, e non di un partito. Dove starebbe? A sinistra o a destra, sopra o sotto, il Pd? Cordialmente. Lorenzo Borla

francesco ha detto...

Complimenti vivissimi, siete un cenacolo di socialisti di area lombardiana ma non riuscite proprio ad ammettere fino in fondo che il ns. caro PSI per 10 anni è stato ostaggio di un comitato d'affari. Ci sono tante testimonianze di persone che hanno conosciuto Craxi in tempi non sospetti e che giurano che la sua spregiudicatezza e la scarsa importanza che dava all'etica dell'uomo pubblico non sono state degenerazioni dovute al logorio del potere.Ci sono tante testimonianze di persone che hanno dovuto lasciare la tessera e le sedi del PSI perchè non condividevano i metodi e gli uomini del Capo. Ci sono tante testimonianze di persone che non hanno registrato, negli anni d'oro del craxismo, neppure il minimo olezzo di socialismo dentro le stanze delle sezioni socialiste e delle istituzioni pubbliche guidate dai socialisti. Ci sono tante testimonianze ma alla maggioranza di voi importa un fico secco. E' stata tutta colpa dei soliti comunisti, se rubava, rubava per il partito come tutti gli altri (non è vero e ci sono le prove, a cominciare dalle casse vuote che trovarono i suoi successori), così facevan tutti, è stato un capro espiatorio, il debito pubblico non l'ha gonfiato lui (non è vero, è aumentato in modo vertiginoso in quel periodo), voltiamo pagina e via discorrendo. Sapete una cosa? La migliore dimostrazione che stiamo discutendo di uno che col socialismo c'entrava poco o niente, sia dal punto di vista della morale che da quello delle iniziative politiche vere e proprie, me l'ha data una volta un mio conoscente, fascista sfegatato, il quale dichiarò una profonda ammirazione per Craxi, aggiungendo che tale ammirazione era comune a molti altri suoi "camerati"... Quando gli obiettai:"Ma stai parlando di un socialista..." , mi rispose prontamente "Chi? Craxi? Ma dai...ma quale socialista.."

Giovanni ha detto...

Caro Francesco,
metto il tuo commento direttamente nel blog (e quindi non lo censuro), per tre motivi:
1) perché mi pare che ne abbiamo parlato abbastanza
2) perché mi pare che tu non ti sia accorto che nel nostro dibattito le voci critiche (a partire dalla mia) siano state decisamente superiori alle voci positive
3) perché in questo blog (e nel circolo) non ci sono solo lombardiani
Ciao, un caro saluto
Giovanni
PS Non so se hai letto l'intervista di Ingrao alla Stampa: con tutto il rispetto e la stima, uno che inneggiava ai carri armati in Ungheria dovrebbe avere un po' di pudore quando parla dei socialisti