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martedì 17 febbraio 2026
Franco Astengo: Camera dei deputati
CAMERA DEI DEPUTATI: REGOLAMENTO, FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo
Riprendo la notizia da un articolo di Kaspar Hauser pubblicato dal Manifesto: "Oggi la Camera dei Deputati approverà un'ampia e profonda modifica al proprio Regolamento che, dalla prossima legislatura dovrebbe ridare a questo ramo del Parlamento un ruolo più incisivo rispetto alla funzione di controllo del Governo".
Non entriamo nel merito delle diverse tecnicalità presenti nel testo di riforma limitandoci ad osservare che, assieme a norme sul "cambio di casacca" che comunque lasciano integro l'articolo 67 della Costituzione sull'assenza del vincolo di mandato, contiene norme riguardanti la decretazione d'urgenza cercando di regolare, a questo proposito, il complesso di relazione tra proposta del Governo e capacità d'intervento dell'Aula fornendo anche, come fa opportunamente notare l'articolista una carta in più al Presidente della Repubblica nella sua opera di "moral suasion" quando vuole convincere l'esecutivo a non procedere a suon di decreto.
Sullo sfondo di tutto questo rimane però il tema della legge elettorale (nel suo insieme, come vedremo, non soltanto della formula che tradurrà i voti in seggi: elemento che nell'attuale formula ha prodotto fenomeni di rilevantissima distorsione: ad esempio il centro destra con il 42,3% dei voti si è aggiudicato l'83,5% dei collegi uninominali nell'occasione delle elezioni 2022).
Sono due i temi in discussione:
a) la rappresentatività politica nella formazione dell'Aula;
b) il rapporto tra dominio della maggioranza e concorso plurale alla governance.
A proposito della formula elettorale sarebbe importante anche valutare l'insieme della legislazione in materia: ad esempio nel merito del numero e della dislocazione delle sezioni elettorali, della composizione dei seggi, degli orari di votazione (senza pensare alle formule elettorali per Comuni e Regioni e al voto popolare per le province: temi che meriterebbero comunque particolare attenzione).
Non dovrebbe sfuggire all'attenzione di tutti il punto riguardante l'astensionismo: ormai siamo a livelli tali che non consentono la sottovalutazione del tema come avvenne negli anni'90 anche da parte di importanti politologi che semplificarono parlando di "fenomeno fisiologico di allineamento delle democrazie occidentali mature".
Deve essere ancora fatto notare come il fenomeno dell'astensionismo sia ben collegato a quello della volatilità elettorale (fenomeno che ci porta direttamente al tema della natura e del ruolo dei partiti): gli episodi di volatilità elettorale che si sono registrati nel sistema politico italiano da oltre quindici anni a questa parte hanno - ad esempio - costantemente fatto registrare una perdita di voti in cifra assoluta verso il partito, via via di maggioranza relativa e di parallelo incremento della quota astensionista (un solo esempio: nelle elezioni del 2018 il M5S ebbe la maggioranza relativa con circa 10 milioni di voti; nel 2022 la maggioranza relativa è toccata a FdI con 7 milioni di voti circa mentre il M5S ha perso 6 milioni di voti e la non partecipazione è salita di 4 milioni di unità).
La presenza delle forze politiche appare ovviamente fondamentale dal punto di vista dell'impianto complessivo dell'operazione di ostacolo al tentativo della destra di fuoriuscire dal quadro costituzionale (cui l'attuale destra di governo non ha mai appartenuto in nessuna delle sue componenti): sarebbe difficile proclamare una riaffermazione della tanto bistrattata centralità del Parlamento senza i partiti e non avanzando una proposta di formula elettorale di tipo sostanzialmente proporzionale con il mantenimento dell'espressione del voto di fiducia al governo da parte delle due Camere.
La modifica del Regolamento dovrebbe quindi essere accompagnata da una legge elettorale comprendente tutti gli elementi organizzativi e non soltanto quello della formula elettorale che sia coerente in modo da consentire effettivamente una funzione di controllo non limitata alla semplice ratifica.
Ricordiamo allora, per puro esercizio di memoria, i principali canoni interpretativi sulla funzione di controllo che affianca quella legislativa:
Oltre alla funzione legislativa, altre importanti funzioni del Parlamento sono quelle di indirizzo politico e di controllo sull'attività del Governo. Per lo svolgimento di tutti i loro compiti, le Camere dispongono inoltre di strumenti diretti ad acquisire (dal Governo, ma anche da altri) le informazioni necessarie.
La partecipazione alla definizione dell'indirizzo politico avviene in primo luogo in occasione del dibattito e della votazione sulla fiducia al Governo, che deve presentarsi alle Camere entro dieci giorni dalla sua formazione (art. 94 Cost.).
La fiducia al Governo espressa da entrambi i rami del Parlamento rimane, assieme alla designazione del Presidente del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, l'architrave della nostra democrazia repubblicana che va difesa da qualsiasi tentativo di forzatura personalistica come nel caso del sedicente "Premierato".
Infine occorre ricordare con forza che: Il Parlamento è l’unico tra gli organi costituzionali a porsi come immediata emanazione della sovranità nazionale. Nelle forme di governo parlamentare, infatti, è il solo a essere formato in virtù di una scelta compiuta direttamente dal corpo elettorale espressione dell’intero Paese.
Gode dunque di una legittimazione popolare diretta, a differenza di ogni altro organo costituzionale. In considerazione di ciò, e in rapporto a quanto disposto dall’art. 1 della nostra Costituzione circa la sovranità popolare, ne consegue la centralità del Parlamento, intesa però non come preminenza di questo sugli altri organi sovrani (questi sono tutti tra loro indipendenti, autonomi, equiordinati), bensì come centralità politico-costituzionale che deve essere mantenuta pena il sovvertimento di fatto dell'ordinamento costituzionale.
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