giovedì 22 gennaio 2026

Franco Astengo: Democrazia parlamentare

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE di Franco Astengo "C'è poco da difendere, la democrazia va ricostruita": il Manifesto (21 gennaio) titola così un articolo di Filippo Barbera che presenta il convegno di Genova organizzato tra il 23 e il 25 gennaio dal "Forum Disuguaglianze e Diversità sotto l'insegna "Democrazia alla prova". L'obiettivo, almeno secondo l'autore dell'articolo è quello della "possibilità di affrancarsi dal quadro rassicurante ma asfittico degli ideali astratti da difendere, dei valori perduti da restaurare e della partecipazione che non c'è più". Più avanti si aggiunge "continuare a invocare più democrazia senza ricostruire le condizioni materiali e gli equilibri di potere che la rendono possibile è come prescrivere ginnastica a chi ha perso l'uso delle gambe". Nella comune preoccupazione per le difficoltà delle democrazia e condividendo l'idea della ricostruzione delle condizioni materiali non è però possibile avviare una riflessione senza verificare un punto fondamentale che è quello di un saldo ancoraggio al concetto di democrazia parlamentare. Concetto di democrazia parlamentare espresso nella Costituzione: voto personale e segreto, fiducia al governo da parte di entrambi i rami del Parlamento, elezione parlamentare della massima carica dello Stato, rappresentanza politica realizzata attraverso un'adeguata formula elettorale prevalente su di un concetto astratto e forzato di "governabilità",riequilibrio della funzione legislativa rovesciando il "trend" legato alla decretazione d'urgenza. Attraverso una evidente e progressiva distorsione della funzione parlamentare sta infatti venendo a compimento un processo iniziato da lungo tempo, almeno dagli anni ’80 del XX secolo allorquando il tema della “governabilità” è stato assunto come centrale rispetto a un modificarsi nelle finalità di fondo dell’agire politico – istituzionale. Un processo nel corso del quale si era cercato di stabilire progressivamente i termini di una “costituzione materiale” di stampo sostanzialmente presidenzialista. Una sorta di semipresidenzialismo era stato addirittura previsto nella riforma costituzionale elaborata dalla Bicamerale nel 1997 ma non era presente – ad esempio – nella riforma bocciata dall’elettorato nel 2016: successivamente è sbocciata da destra l'idea del premierato. La salvaguardia dell’istituto parlamentare rimane il punto di fondo dell’affermazione (e non della semplice difesa) della democrazia. Dobbiamo tornare a richiamare in maniera compiuta ruolo e funzioni del Parlamento. Non possiamo limitarci a reclamare una visione giuridico – amministrativa all’interno della quale è venuta ormai a mancare l’enunciazione relativa al ruolo di rappresentanza politica che nel Parlamento deve essere esercitata all’interno della dialettica tra le forze politiche e non necessariamente ristretta al rapporto maggioranza – opposizione (pensiamo, al proposito come esempio, il tema della politica estera che oggi va agita in un quadro di tensioni belliche e di stravolgimento di equilibri planetari, non certo partendo da vocazioni sovraniste). Anche questa è materia di natura costituzionale. Deve essere ricordata ancora una volta la visione di centralità del Parlamento sul piano del confronto politico insita nell’idea fondativa della democrazia repubblicana emersa nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente. Una visione della democrazia repubblicana insita soprattutto nell’azione dei tre grandi partiti di massa, democristiano, socialista e comunista che esercitarono in quella sede una funzione egemonica contrapponendosi sia all’idea liberale di un sostanziale “ritorno allo Statuto” e della considerazione del “fascismo come parentesi” sia all’idea azionista di una democrazia maggioritaria di stampo britannico. E’ necessario richiamare questi elementi quando si discute di democrazia e di ruolo e funzioni del Parlamento: in particolare in una fase come questa dove stanno lasciando uno strascico evidente quelle forti tensioni verso la disintermediazione in funzione della cosiddetta “democrazia diretta” (in tempi di web) e di disarticolazione del tessuto unitario. Sarà necessario avanzare una proposta di formula elettorale attraverso la quale puntare a una connessione tra territorialità e rappresentanza politica. In conclusione sarebbe il caso di ricordare ancora le funzioni fondamentali assegnate al Parlamento dalla Costituzione e che via via sono andate perdute: Riassumendo possiamo così reinterpretare le cinque funzioni fondamentali del Parlamento: 1) La funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione – dai diversi punti di vista – del programma di governo; 2) La funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di potestà normativa; 3) La funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria; 4) La funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese; 5) La funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi.

MILANO SCONOSCIUTA |

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lunedì 19 gennaio 2026

New York: Mamdani tra simbolismo e realismo

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Elezioni Portogallo, Seguro in vantaggio su Ventura: sarà ballottaggio | Il Fatto Quotidiano.it

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La sinistra e l'Occidente al tempo di Trump - Articolo21

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Perché i socialdemocratici devono iniziare a trasformarsi*, Miguel Xavier | Menabò di Etica ed Economia

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Inclusione finanziaria e disuguaglianza economica: quale relazione?, Claudia Giordano | Menabò di Etica ed Economia

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Università, capitale umano e lavoro in Italia, Giuseppe Travaglini | Menabò di Etica ed Economia

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sabato 17 gennaio 2026

Comment lutter contre la montée des égoïsmes ? Najat Vallaud-Belkacem débat avec le sociologue Camille Peugny

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Franco Astengo: Referendum

REFERENDUM: UN "NO" RIFORMISTA NON CONSERVATORE di Franco Astengo La prossima scadenza referendaria prevista per il 22-23 marzo 2026 non riguarderà semplicemente il titolo dei provvedimenti di carattere costituzionale riguardanti l'ordinamento della Giustizia assunti dal governo e al riguardo dei quali elettrici ed elettori dovranno esprimere consenso o dissenso. Il tema politico di fondo riguarderà infatti il principio dello Stato diritto. Sarà necessario analizzare le declinazioni ed evoluzioni di questo principio: di conseguenza il sistema politico, quello giudiziario, quello della libertà dei media e altre questioni istituzionali relative al bilanciamento dei poteri dovranno trovarsi al centro del confronto elettorale. Al di là delle considerazioni più strettamente tecniche sarà necessario far comprendere fino in fondo come i temi dell'efficienza, della qualità, dell'indipendenza dei sistemi giudiziari risultino fattori fondamentali nella convivenza democratica. Una seria analisi della situazione dello Stato di diritto in Italia ci fa notare i principali punti critici riguardanti il ruolo dell'informazione affrontato, della magistratura (compresa quella contabile) , la condizione di libertà associativa e politica (decreto sicurezza), il quadro anticorruzione (con specifico riferimento al reato di abuso d'ufficio), il bilanciamento dei poteri. Questo insieme di valutazioni ci indicano, sostanzialmente, un arretramento dello Stato di diritto disegnato dalla nostra Costituzione. Sarà questo il punto nevralgico da affrontare con il referendum. Un referendum da non ridurre semplicemente a fatto tecnico e neppure da trasferire interamente sul piano politico immediato con una idea plebiscitaria sia da parte del governo, sia da parte dell'opposizione. Per questi motivi il nostro "NO" dovrà essere un "NO" riformista e non certo conservatore: Si tratterà dunque di porre per intero il tema dell'affermazione costituzionale, portando avanti anche un progetto rivolto in questa direzione. Ad esempio: 1) completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure; adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi 2) intensificare l'impegno per adottare norme complessive sul lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa; 3) intensificare l'impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico perle informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne; 4) portare avanti l'attività legislativa in corso affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato all’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l'indipendenza; 5) portare avanti il processo legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti; 6) intensificare le iniziative per costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite. Il tema più delicato che sarà necessario affrontare riguarda il bilanciamento dei poteri e lo spostamento verso il concetto di governabilità degli assi di riferimento complessivo del sistema politico. Il tema della governabilità ha attraversato il dibattito politico, in particolare in Italia, per quasi trent’anni partendo dall’invocazione al “decisionismo” e l’avanzarsi, all’epoca, di una proposta di “Grande Riforma” incentrata, sul piano istituzionale, sulla preminenza della figura del Presidente del Consiglio (si è parlato a lungo di “cancellierato”). Progressivamente è cresciuta la decretazione d'urgenza e lo svilimento del ruolo del Parlamento: processo che ha trovato il suo punto di riferimento nella riduzione del numero dei parlamentari, fattore di riduzione secca nella rappresentatività politica e territoriale. Un dibattito scivolato poi, pericolosamente, considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della politica, sul nodo del "premierato" cavallo di battaglia della destra di governo. L'occasione referendaria allora può tornare utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei poteri e sulla governabilità. Sorge così anche un discorso riguardante la ricerca di nuove forme – autoritative – di governo ed emerge anche una necessità di distinzione non semplicemente lessicale tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governament” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da confronti giudicati inopportuni. Non ci sono risposte in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale. Si sono così smarrite le coordinate di fondo dell’appartenenza sociale e del legame diretto tra questa e l’appartenenza politica, si è perso il ruolo di sede di confronto dialettico da parte del Parlamento e l’idea di “governo” come esecutivo è via, via evaporata fino a ricomparire il fantasma della stabilità: una sorta di “Pax romana” della politica coltivando l'obiettivo di trasformare le contese elettorali in semplici plebisciti di accumulazione del consenso.

Il problema di pensare il futuro a sinistra - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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Europa e sinistra. Un incontro mancato? - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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A Sinistra, si può! Lezioni dal caso spagnolo - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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L’Europa, le forze progressiste e il tempo delle alternative necessarie - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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mercoledì 7 gennaio 2026

Musk, le frottole del liberismo e il socialismo necessario

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Franco Astengo: Fragilità del sistema politico

ANCORA SULLA FRAGILITA' DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO di Franco Astengo Una brillante analisi firmata da Lorenzo Castellani ("Domani" 6 gennaio) sulle dinamiche in atto nel sistema politico italiano si concludeva richiamandone le "fragilità strutturali": avevamo già affrontato il tema in un intervento (scusando l'autocitazione) "La grande bonaccia delle Antille" prendendo spunto da una ricerca curata dall'IPSOS sullo stesso argomento che indicava, nella sostanza, una situazione di stallo e di continua perdita di contatto tra sistema politico e società civile. Una perdita di contatto non testimoniata appieno dal costante calo nella partecipazione elettorale che pure rappresenta un indicatore specifico di rilievo. L'analisi di Castellani vi accenna ed è il caso di ritornare su alcuni punti: 1) Il sistema è logorato da un gioco "a sottrazione" fra le diverse forze politiche. Una dinamica "in discesa" che si sta esercitando su di un campo sociale sempre più ristretto in una dimensione chiaramente di conservazione autoreferenziale; 2) Abbiamo davanti scadenze fondamentali a partire dal referendum sulla magistratura che dovrà essere innalzato a livello di referendum sulla costituzione. Il referendum si svolgerà presumibilmente all'interno di un quadro internazionale di grande difficoltà al riguardo del quale la sinistra europea fin qui è apparsa del tutto subalterna alle incertezze che guidano l'operato dei governi e della Commissione. Intanto si accentuano le tendenze ad un riarmo guidato dalle priorità imposte dalla Germania su proprie linee di sviluppo dell'industria bellica. Sul piano interno il referendum rappresenterà il punto di snodo obbligato per le elezioni 2027 e così dovrà essere considerato pur ponendo in campo tutta l'attenzione necessaria sui contenuti che dovranno essere espressi nella ricerca di proposta di chiarezza per la scelta del corpo elettorale in occasione del referendum stesso; 3) l'analisi citata in apertura accenna ad un logoramento del centro-destra che potrebbe verificarsi nella riduzione di margine "tra promessa e gestione ordinaria"da parte del governo: una erosione di credibilità lenta ma che potrebbe rappresentare il punto di partenza per un avvio di riequilibrio politico; 4) Per avviare questo non impossibile punto di riequilibrio è necessario (e su questo mi permetto di insistere anche rischiando di annoiare) modificare profondamente il tipo di intermediazione arrivando alla formazione di una soggettività adeguata a ricostruire l'offerta politica: perché (ed è questo un punto di analisi sul quale riflettere) è il deficit di offerta politica che provoca quella che è stata definita come "perdita di contatto"; 5) Non si tratta semplicemente di andare avanti con "l'ostinazione unitaria" così come definisce la sua linea la segretaria del PD. La modificazione dell'offerta deve essere molto più profonda: da questo punto di vista non mi dilungo (si potrebbe esporre una vera e propria letteratura di merito) ma mi limito a presentare in forma assolutamente semplificata un solo aspetto d'analisi. La questione di fondo è quella di comprendere appieno la radicalità delle contraddizioni in atto sia al riguardo del quadro internazionale che reclama scelte nette , sia sul piano economico - sociale più ravvicinato oltre al delicato campo istituzionale laddove alla difesa della Costituzione Repubblicana va collegata un'azione molto più decisa rispetto alla modifica della formula elettorale evitando ogni accentuazione (perdente) di una schema bipartitico personalizzato. 6) Rimarrebbe da discutere la forma politica da proporre in campo non riducendoci a una semplice coalizione di "diversi" anche contrastanti ma pensando alla costruzione di un soggetto davvero "pivotale" rivolto all'intero sistema e non soltanto a una parte: forse servirebbe un seminario comune sul tema con una partecipazione allargata a sinistra e comprendente anche soggetti non direttamente partitici ma operativi sul piano della ricerca politica con un coinvolgimento diretto.

URNE DISERTATE A MILANO |

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UN DIBATTITO POLITICO A MILANO |

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