martedì 26 maggio 2026

Franco Astengo: Numeri

NUMERI (PROVVISORI) DAL PRIMO TURNO ELEZIONI COMUNALI 2026 di Franco Astengo Sicuramente è impresa coraggiosa tentare di ricavare dati di indicazione generale sul piano politico dall'esito del primo turno delle elezioni comunali svolte il 24-25 maggio 2026 in molte regioni italiane. Ci riferiamo ai 18 comuni capoluogo di provincia dove si è votato: Venezia, Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Andria, Trani, Crotone, Agrigento, Messina, Enna, Avellino ritenendo il loro risultato quello più analizzabile sul terreno politico generale. Del resto l'analisi del risultato di tutti i comuni è fortemente condizionato dalle alleanze variabili stabilitesi a livello locale e dalla presenza in tutti i piccoli comuni di un grande numero di liste civiche e pseudo-tali. Abbiamo vissuto fasi di grande volatilità elettorale e di forte crescita dell'astensione poi frenata molto parzialmente in occasione del referendum sulla giustizia del 23 marzo di quest'anno. Sorprenderà allora questa valutazione di sostanziale stabilità tra l'esito delle elezioni comunali precedenti (svoltesi tra il 2020 e il 2021 sempre in riferimento ai capoluoghi già citati) e l'esito di quelle tenutesi domenica e lunedì scorsi. La nostra valutazione è di tipo complessivo ed esula dalla specifica importanza delle singole situazioni da Venezia a Reggio Calabria, da Messina a Salerno (certo che si conferma ancora una volta il rinserramento nell'Italia Centrale e segnatamente in Toscana delle coalizioni a trazione PD) pur con qualche eccezione. Eppure tirando giù i dati nel dettaglio sembra proprio essere così: un dato complessivo di scarsi scostamenti tanto da farci ritornare indietro ai tempi di quando uno spostamento dello 0,2 in avanti o all'indietro poteva causare uno sconvolgimento nell'assetto di una forza politica (non dimentichiamoci di quale effetto ebbe, ad esempio, nel PSI il mancato raggiungimento della soglia psicologica del 10% in occasione delle elezioni politiche del 20 giugno 1976). Vediamo in estrema sintesi: nei 18 comuni capoluogo erano iscritti nelle liste elettori 1,408.899 elettrici ed elettori. Hanno depositato un voto valido nell'urna (il riferimento è ai candidati sindaci) 835.491 cittadine e cittadini pari al 59,30%. Negli stessi capoluoghi in occasione delle precedenti elezioni comunali elettrici ed elettori aventi diritto assommavano a 1.437.715; i voti validi furono 872.924 pari al 60,71% (la flessione è dell'1,41%). Nell'occasione del 2026 i 18 candidati sindaci presentati dal centrodestra hanno ottenuto 317.134 voti pari al 22,50% sul totale degli aventi diritto; mentre quelli presentati dal cosiddetto "Campo Largo" ne hanno assommato 317.527 pari al 22,53% (aleggia lo spettro del pareggio nonostante l'ingresso del M5S nel cosiddetto "campo largo" : ingresso che, alla luce del responso dei numeri, potrebbe essere giudicato ininfluente; ma si conosce il divario di consenso prodotto dal M5S tra elezioni locali e consultazioni generali). Le candidature civiche e "altre" alle quali abbiamo assimilato anche quelle di De Luca a Salerno e Basile a Messina ( e non quella di Crisafulli a Enna assegnata al "Campo Largo") hanno toccato i 200.830 suffragi (pari al 14,25% sul totale degli avanti diritto). Questi gli scostamenti rispetto alle precedenti comunali: le candidature del centro-destra avevano avuto 321.686 consensi pari al 22,37% degli aventi diritto (nel 2026 crescita dello 0,13%); le candidature del centro-sinistra avevano avuto 348.311 voti (nel 2026 un meno 1,69%) quelle del M5S 35.452 voti pari al 2,46% e quelle "civiche e altre" 167.475 voti pari all'11,66%. In sostanza : la partecipazione al voto dopo le montagne russe tra politiche 2022, regionali 2024-2025, referendum 2026 ( nell'occasione delle elezioni regionali 2024-2025 la partecipazione complessiva era scesa al 50,24% sempre in riferimento ai 18 capoluoghi presi in esame per risalire al 58,96% nel referendum sulla giustizia 2026) appare tornata al livello delle elezioni comunali 2020-2021 (-1,41%). Anche le candidature del centro-destra sono rimaste stabili crescendo, di elezioni comunale in elezione comunale, dello 0,13%. Sul versante del "campo largo" sempre riferendoci all'esito delle candidature a Sindaco si direbbe che non è emerso alcun vantaggio dall'ingresso del M5S (in totale la perdita complessiva è dell'1,69% mentre il MoVI mento aveva avuto il 2,46%). Crescono le candidature civiche e altre fino al 14,25% dal precendente 11,66% ma qui entra in ballo il peso degli "affaire" De Luca a Salerno e Basile a Messina. Tutto questo in via provvisoria in attesa di maturare ulteriori riflessioni.

lunedì 18 maggio 2026

Mamdani alla prova del primo bilancio - Jacobin Italia

Mamdani alla prova del primo bilancio - Jacobin Italia

Il decreto Sicurezza smontato dalla Corte di Cassazione • Diritti Globali

Il decreto Sicurezza smontato dalla Corte di Cassazione • Diritti Globali

Franco Astengo: Crisi e capitalismo di guerra

CRISI E CAPITALISMO DI GUERRA di Franco Astengo La decisione, per noi del tutto improvvida, di fare la guerra all'Iran ha aperto scenari inediti sul piano globale innescando (ulteriormente) quel meccanismo di "capitalismo di guerra" che sta ricordando a tutti come in ultima analisi quella che conta davvero è la questione energetica. Ne scrive su "Le monde diplomatique" Frederic Lordon sotto il titolo "La Crisi anomala" : così riprendiamo alcune delle sue argomentazioni cercando di ricavarne qualche conferma di nostra indicazione politica. Tornando al tema centrale del momento storico l'affermazione più semplice e comprensibile è che senza energia non si può far niente (immateriale, cloud, digitalizzazione): nemmeno il minimo movimento, di automobili, di merci (che non passano ancora per la fibra) processi industriali o di elettroni come nel caso dei data center. Al riguardo dell'AI; Hbc stima che entro la fine del decennio OpenAI consumerà 36 gigawatt di elettricità: una quantità compresa tra il fabbisogno della Florida e quella del Texas. Pensiamo all'elio indispensabile per la produzione dei chip che i vari operatori dell'AI utilizzano a tonnellate (diverse centinaia di migliaia per ciascun data center). A metà marzo 2026 quasi un terzo della produzione di elio era già stato consumato. Non si può nemmeno escludere l'ipotesi di vere e proprie carenze e non solo di benzina per le automobili o di cherosene per gli aerei: pensiamo alla produzione di fertilizzanti (per mancanza di composti azotati) di plastiche e di prodotti farmaceutici, di prodotti per la lavorazione elettrochimica di rame, nichel e uranio. La Cina, ad esempio, ha già vietato l'esportazione di acido solforico. Così stiamo vivendo due crisi autonome fra di loro: quella finanziaria e quella economico - petrolifera sulle quali impatta una terza crisi derivante dall'interazione fra le prime due. Una crisi che ha innescato- appunto - il ricorso al "capitalismo di guerra". Cosa ci riserverà allora l'economia di guerra? Ci stiamo dirigendo verso qualcosa di inedito: una crisi nucleare senza giri di parole che potrebbe vedere tutte le sue componenti amplificarsi reciprocamente in una reazione a catena senza alcuna messa in moto di meccanismi di contenimento. Le dimensioni della prova a cui la società sarà sottoposta sono difficili da immaginare se non prevedere l'innesto di tsunami finanziari che porteranno a un disastro sociale (questa la previsione di Lordon che in tutta sincerità ci sentiamo di condividere). Quale risposta potrebbe essere possibile a sinistra, con specifico (ma non esaustivo) riferimento all'Europa? Prima di tutto l' avvio di una riflessione posta sul piano dell'analisi circa la prospettiva di delineare una vera e propria "alternativa di società" capace di delineare un quadro opposto alla prospettiva del "capitalismo di guerra". Su questo punto mi permetto riassumere quell'idea di "socialismo della finitudine" che conseguirebbe alla necessità di rovesciare il paradigma "sviluppo/limite". “Socialismo della finitudine” per ripartire dall’idea dell’impossibilità, rispetto a quello che abbiamo pensato per un lungo periodo di tempo,di procedere sulla linea dello sviluppo infinito inteso quale motore della storia inesorabilmente lanciato verso “le magnifiche sorti e progressive”. Il primo punto di programma così teoricamente impostato dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il meccanismo di accumulazione dominante. Una progettazione e una programmazione che non potrà essere che governata dal “pubblico” e rivolta alle grandi transizioni in atto: comunicativa, digitale, ecologica e soprattutto rivolta a fronteggiare l'intreccio delle crisi che abbiamo appena cercato di descrivere. E' indispensabile organizzare una sinistra sovranazionale che recuperi la centralità del diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovi autonomia nella contesa internazionale. La sollecitazione di una forte ripresa di conflitto sociale deve far parte integrante di questa proposta preparando una risposta di pace e considerando l'Europa uno spazio politico e non acriticamente un bene in sè.

venerdì 15 maggio 2026

Quando le regole fiscali diventano un boomerang per la stabilizzazione economica, Francesco Tomasone, Giovanni Carnazza | Menabò di Etica ed Economia

Quando le regole fiscali diventano un boomerang per la stabilizzazione economica, Francesco Tomasone, Giovanni Carnazza | Menabò di Etica ed Economia

Ripensando il referendum, Alfio Mastropaolo | Menabò di Etica ed Economia

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Europa: l’elefante nella stanza del dibattito elettorale italiano, Alberto Rinaldi, Silvia Righi | Menabò di Etica ed Economia

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Federico Caffè tra democrazia economica e trasformazione del lavoro. Attualità di un riformismo necessario*, Roberto Antonio Romano | Menabò di Etica ed Economia

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Quarto sciopero in quattro mesi e mezzo: la conflittualità in Atm è ormai alle stelle

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Who would the Socialist Campaign Group back for Labour leader? - New Statesman

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Ispettori sul lavoro, i numeri della vergogna

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Leggi su appalti e sanità: cosa sono e come firmare

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Israele verso il voto, gli haredim sfidano Netanyahu

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martedì 12 maggio 2026

Franco Astengo: La formula elettorale

LA FORMULA ELETTORALE POSSIBILE PUNTO D'INCONTRO PER IL CENTRO-SINISTRA? di Franco Astengo Intendiamoci in partenza: la formula elettorale (quella formula che traduce i voti in seggi: in questo caso nelle elezioni politiche) non è elemento del sistema politico da lasciare riservato a qualche specialista mescolatore di formule più o meno magiche. La formula elettorale (cosa diversa dalla "legge" che è questioni diversa e più complessa) può essere considerata l'architrave del sistema e di conseguenza l'architrave della democrazia così come un Paese riesce a concepirla. La mia proposta è molto semplice: una proposta di modifica dell'attuale formula potrebbe rappresentare l'effettivo punto di incontro dello schieramento di centro-sinistra che dovrebbe proporsi alternativo a quello che sostiene l'attuale governo. In luogo delle primarie (ci si augura davvero che la nuova formula attualmente in discussione non preveda l'indicazione del candidato/a presidente del consiglio) si potrebbe convocare una "convenzione" fra tutti i soggetti interessati e costruire una proposta unitaria da portare prima nella battaglia parlamentare e poi, anche in caso di sconfitta, quale elemento distintivo nella campagna elettorale quale punto di riconoscimento sul tema della democrazia nel rispetto della Costituzione (che non contiene indicazioni di formula) ma che presenta chiare indicazioni sulla qualità democratica che ne ispira il discorso istituzionale che vi è contenuto. (titoli I e III). Ancora una volta la discussione in corso su questo tema appare tarata esclusivamente sugli interessi immediati dei diversi attori politici: in questo caso addirittura ci si occupa soprattutto del meccanismo di spartizione tra gli attuali alleati di governo e alcuni ipotetici passaggi sono misurati proprio su questi parametri di convenienza. Sicuramente quando l'Assemblea Costituente varò la formula che poi (salvo l'intervallo della "legge truffa") regolò le elezioni legislativa generali fino al 1992 fu agevolata nel suo lavoro dall'assenza di precedenti e dall'incertezza sull'esito futuro ( nelle elezioni del 1946 la DC aveva raggiunto il 35% e la somma delle sinistre tra PCI e PSIUP toccava il 38%: alla fine risultò decisiva la scissione socialdemocratica che sottrasse al Fronte Popolare esattamente il 7% dei voti validi). Il concetto di fondo però era chiaro comunque per tutti: il privilegio della rappresentanza politica sulla governabilità. Quando 5 anni dopo la DC tentò di anteporre governabilità a rappresentanza subì nei suoi alleati, quelli più sensibili alle istanze resistenziali e costituzionali (dal centrismo uscirono Ferruccio Parri e Piero Calamandrei) alcune mini-scissioni (Unità Popolare, il Fronte liberale di Corbino - non l'USI che arrivava dal PCI ma fece comunque fronte comune - che alla fine determinarono lo strettissimo margine sul quale la proposta maggioritaria si infranse causando anche la definitiva caduta di De Gasperi. Questo esempio vale per oggi: il rispetto costituzionale rappresenta ancora, e soprattutto, per le giovani generazioni un punto di riferimento fondamentale della battaglia politica, come ha dimostrato anche l'esito referendario dello scorso 22/23 marzo. Quei 15.000.000 di voti richiamati compattamente attorno all'idea costituzionale di una democrazia rappresentativa potrebbero rappresentare la sostanza di un'operazione elettorale decisiva per l'avvenire della nostra democrazia repubblicana. Quello delle elezioni 2027rappresenterà un passaggio fondamentale anche rispetto alla stessa idea di “democrazia diretta” che, in certi ambienti è stata contrabbandata come momento “salvifico” rispetto al cosiddetto strapotere della degenerazione burocratica nella gestione dei partiti. Un vero e proprio "contrabbando di democrazia" che ha avuto esiti particolarmente negativi legittimando un populismo che alla fine ha portato acqua soltanto al mulino dell'astensione. La rappresentanza politica, infatti, deve trovare (com’è stato del resto, pur tra contraddizioni evidenti, in Italia nel periodo dei grandi partiti di massa) nel riferimento costituzionale e nell’idea giuridica della personalità dello Stato (in cui si rappresenta la “totalità del corpo politico”) il cardine dell’unità politica del popolo. Fuori da questo non c’è popolo ma soltanto una disgregata moltitudine facilmente manipolabile da imbonitori di varia taglia (adesso chiamati "influencer"). Questi elementi fin qui descritti definiscono l’orizzonte logico in cui viene necessariamente pensata la rappresentanza della modernità politica, superando l'idea della "democrazia del pubblico" che in Italia ha avuto il suo apice tra fine della repubblica dei partiti e l'avvento del M5S poi presto trasformatosi in "corifeo di governo". La rappresentanza definisce l’unica modalità che permette al popolo di agire come corpo politico e la legge elettorale rappresenta lo strumento – cardine, in democrazia, perché sia razionalmente possibile quest’azione. L’espressione della volontà comune che non coincide con quella dei singoli che stanno alla base del mandato (è di nuovo il caso delle liste bloccate, corte o lunghe che siano) letteralmente non esiste se non prende forma mediante la rappresentanza. Mi permetto così di considerare la necessità che su questi temi riflettano assieme tutte le forze politiche e sociali, gli intellettuali, i portatori di interessi intermedi: una riflessione comune urgente e indispensabile.

venerdì 8 maggio 2026

Spain’s Left Has a New Frontier: Democracy at Work | The Nation

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Melonomics. Come smantellare lo Stato sociale proclamandosi sovranisti | Il Ponte

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I movimenti spostano a sinistra Lula - Jacobin Italia

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Hungary After Orbán: Why Tisza’s “New Hungary” May Leave Workers Behind - Social Europe

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La rivista il Mulino: Per una sinistra dell’innovazione

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Per un cosmopolitismo di sinistra - Jacobin Italia

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Spain alone? - Foundation for European Progressive Studies

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