giovedì 1 gennaio 2015

Franco Astengo: Bipolarismo e geopolitica

BIPOLARISMO E GEOPOLITICA: LE VERA NOVITA’ PER IL 2015 di Franco Astengo Il “Corriere della Sera” di oggi, 31 Dicembre, scrive di una nuova dottrina militare di Putin rivolta a individuare negli USA il nemico principale: si costruirebbe così un nuovo bipolarismo a livello planetario. Naturalmente uno scenario ben diverso da quello della “guerra fredda” post-secondo conflitto mondiale ma che, comunque, richiama due elementi molto importanti da valutare nel quadro di un’azione politica di sinistra da questa parte del continente, nell’Europa Occidentale: all’interno, cioè, di uno scenario nel quale agiscono le strutture economico-politiche dell’Unione Europea: 1) Il ritorno della geopolitica intesa come riassunzione di centralità del concetto di “spazio vitale” e, di conseguenza, della questione dei confini; 2) Il riproporsi, proprio all’interno dello spazio vitale detenuto dall’Unione Europea, di una questione di vero e proprio schieramento che questa volta non comporta però l’opzione riguardante una scelta di civiltà. Non ci sono più a fronteggiarsi il capitalismo liberale di marca USA e il “socialismo reale” di stampo sovietico ma i due modelli dell’imperialismo USA e della “vocazione imperiale” russa, all’interno di un gioco molto complesso dal punto di vista dell’intreccio economico, produttivo e di scambio di capitali. La sinistra occidentale che non ha trovato una propria dimensione politica rispetto al tema dell’Unione Europea, del dominio delle banche, dell’egemonia tedesca sull’insieme dei principali punti della filiera produttiva, della moneta unica e del deficit di democrazia adesso è chiamata a muoversi sul terreno prevalente del rapporto con Oltreatlantico attraverso la compiuta acquisizione del richiesto meccanismo di ritorno al riallineamento atlantico. Lo scenario incombente è quello di un conflitto globale di dimensioni e qualità ben diverse da quelli periferici, di natura neo-coloniale, che abbiamo vissuto nel corso di questi anni sugli scacchieri mediorientali, dell’Asia Centrale e dell’Africa. I temi decisivi sono quelli del movimento per la pace, della neutralizzazione del cuore dell’Europa, del disarmo: temi che sopravanzano quelli di natura più direttamente economica relativi all’interno dell’UE richiamando la sinistra occidentale a riassumere per intero un proprio ruolo internazionalista. In questo senso le elezioni greche assumono una centralità molto minore rispetto a quella che è stata a esse assegnata dai mezzi di comunicazione di massa: tanto più che, in un Paese periferico e molto mal messo da diversi punti di vista, non si verificherà alcun “strappo” rispetto alla realtà complessiva dell’Unione. Syriza non può rischiare una dimensione di tipo “allendista” e sicuramente provvederà a verificare i termini di accordo possibile con le centrali economico-finanziarie a livello europeo già durante la stessa campagna elettorale. Bipolarismo e geopolitica assieme al presentarsi, sul piano interno, di evidenti tratti di consolidamento del regime autoritario imperniato sulla Presidenza della Repubblica e sul governo Renzi, rappresentano i temi di fondo da affrontare subito cercando di sviluppare l’analisi più appropriata ma soprattutto l’azione politica meglio conseguente.

6 commenti:

  1. mi sembra un’analisi della situazione mondiale parecchio monca: Il PIL della Cina ha superato quello degli USA, e ci sono al mondo anche 1,2 miliardi di mussulmani inferociti contro l’occidente, contro Israele (che non perde occasione per peggiorare le cose) e contro i Quisling di casa loro. Cina e mussulmani sono determinanti nel futuro dell’Africa, il continente con la popolazione più giovane del mondo, che su un solo punto sono tutti d’accordo: non vogliono più sentir parlare di europei e di multinazionali americane, ma anche i Russi non è che siano molto popolari in Africa , Cina e mondo mussulmano. Insomma, ci sono più cose al mondo di quelle che entrano nelle vetuste ricette della sinistra e anche della destra europea, che sembrano capaci solo di contemplare il loro ombelico.

    RispondiElimina
  2. Le preoccupazioni di Astengo circa i rapporti tra le potenze mondiali, risultano oggettivamente fondate e puntuali.
    La situazione geopolitico-economica registra l'emergere di posizionamenti conflittuali e di irrigidimento, quando invece, proprio i motivi presenti nell'intervento, dovrebbero spingere le grandi potenze ad una politica non concorrenziale, ma comune, per fronteggiare una realtà che in molte aree geografiche è già esplosa e rischia di diventare irrecuperabile.
    D'altronde anche gli avvenimenti che si stanno verificando in occidente non sono da sottovalutare:
    come si può pensare che una potenza come la Russia, possa rimanere indifferente di fronte al tentativo di estensione della Nato verso i suoi confini? Come è possibile mostrare i muscoli con sanzioni economiche e con la "guerra del petrolio", nel tentativo di destabilizzare il regime e col pericolo di creare nuovi varchi al fanatismo islamico, nei confronti del quale invece andrebbe
    rafforzata la stabilità degli stati confinanti con le aree a rischio? La destabilizzazione degli stati dell'Africa mediterranea e dell'oriente non rappresenta una lezione sufficiente per lo sfascio che ha determinato e di cui si stanno pagando le conseguenze?
    La logica di tenere permanentemente il " dito sul grilletto" , con l'illusione di intimorire quello che di volta in volta , a torto e indiscriminatamente viene considerato un avversario da annientare,è una logica gravida di conseguenze disastrose.
    Ancor peggio quando dietro l'azione politica ci sono inconfessati interessi economici e di dominio.
    La copertura ideologica di esportare a cannonate la "democrazia" , ha presentato "il conto": v. Irak, Afganistan, Libia, ecc.
    Come non preoccuparsi di tante realtà in fermento e dei pericoli per la pace nel mondo? Come non preoccuparsi, insieme al Papa, dei tanti focolai di guerra in atto? Bene ha fatto Astengo a richiamare l'attenzione su tali problemi. Un saluto, Roel

    RispondiElimina
  3. Se è di geopolitica che vogliamo parlare, io credo che sia opportuno
    tenere presenti tre considerazioni.
    Le prima è che nozioni come quella di "spazio vitale" ("lebensraum")
    dovrebbero essere usate con molta circospezione. Il ricorso a quel tipo
    di categorie nella lettura della realtà conduce infatti ad interpretare
    la realtà stessa in termini prettamente conflittuali: il mondo non
    sarebbe cioè che l'arena di una serrata competizione tra attori in lotta
    per affermare se stessi e per contendersi il controllo di spazi,
    risorse, mercati. L'esito di rappresentazioni di questo genere (e delle
    politiche che da queste rappresentazioni si fanno discendere) è in
    genere, appunto, quello di spingere gli attori ad entrare in conflitto
    tra loro (il che, in un mondo diffusamente dotato di arsenali
    termonucleari, e di altri armamenti dal devastante potenziale, dovrebbe
    costituire uno stimolo forte per tentare di leggere le cose con
    strumenti interpretativi diversi). Nozioni come quella di politica
    dell'equilibrio (balance of powers) possono essere, credo, più
    produttive nell'interpretare la realtà (e nell'orientare l'azione degli
    attori su di essa) in modo meno foriero di danni.
    La seconda considerazione, è che si dovrebbe evitare l'errore di
    pensare che la geopolitica sia una sorta di scienza oggettiva, che ha a
    che fare con dati di fatto incontrovertibili (come rapporti di forza,
    interessi, punti di attrito...) che siano da tutti egualmente
    riconosciuti o riconoscibili. In parte, certo, è anche così." E'
    chiaro. Ma ancor più importanti sono in realtà i fattori soggettivi. Si
    tratta cioè di capire come gli attori vedono se stessi e la realtà che
    li circonda, e come si rappresentano le situazioni in cui si trovano ad
    operare. Cercare, insomma, di fare proprio il punto di vista degli altri
    può essere utile per evitare di avvitarsi in spirali pericolose. In
    Russia per esempio è diffusa la sensazione di essere minacciati
    dall'Occidente, mentre il mondo islamico se ne sente umiliato, e Isreale
    si sente abbandonata... Da queste percezioni discendono comportamenti
    aggressivi, pulsioni di rivincita, istinti esasperati di autodifesa che
    sarebbe opportuno disinnescare. Intorno a quelle rappresentazioni, del
    resto, prosperano sovente leadership irresponsabili, che sarebbe
    opportuno cercare di indebolire. Ma per far questo in modo efficace,
    occorrerebbe agire più su quelle percezioni e rappresentazioni che sui
    comportamenti che ne derivano.... Affievolire il senso di minaccia dei
    Russi, cercare di far crescere nel mondo islamico percezioni meno
    negative dell'Occidente, evitare di dare ad Israele la sensazione di
    essere lasciata a se stessa sono direttrici politiche forse più sagge di
    quanto non lo sia pensare esclusivamente in termini di "spazi vitali"
    come facevano i geopolitici tedeschi degli anni Trenta.
    La terza ed ultima considerazione è che la storia del Novecento ha
    avuto uno dei suoi pilastri nell'alleanza tra le democrazie liberali
    europee e gli Stati Uniti. Certo, gli scenari di oggi sono completamente
    cambiati rispetto a quello del 1917 (quando Wilson portò gli USA ad
    intervenire al fianco dell'Intesa) o a quello della seconda guerra
    mondiale e dello scontro con il nazifascismo e con l'imperialismo
    giapponese (forze queste che basavano la loro politica proprio sulla
    nozione del "lebensraum"). Ma io credo che quell'impostazione, sia pure
    con gli opportuni aggiustamenti (per esempio quello di superare una
    visione prettamente atlantica con l'idea di un'alleanza tra le
    democrazie), dovrebbe rimanere comunque un punto fermo, da non
    abbandonare con leggerezza, e su cui continuare ad investire
    politicamente.
    Un saluto, Francesco Somaini

    RispondiElimina
  4. Insieme con le analisi, quali sono le proposte. Faccio un esempio chiedere un aumento del prezzo del petrolio attraverso un fondo di stabilizzazione? Ovvero dare priorità ai cambiamenti climatici e quindi fare politiche che spingano ancora più in basso il suo prezzo? Per il futuro dell'Africa la Cina non si sta comportando meglio dell'occidente nell'accaparramento delle superfici agricole. Possiamo uscire dalla sindrome Bartali che è tutto sbagliato e tutto da rifare?


    Felice C. Besostri

    RispondiElimina
  5. Né l’una, né l’altra soluzione per quanto riguarda il petrolio : non si può rinviare il contenimento dei consumi degli idrocarburi ma nemmeno pensare di sostituire questi prodotti con nuove tecnologie senza farsi carico delle conseguenze verso i paesi che campano su quei prodotti. …i cui pezzi variano fortemente ma non certo per le variazioni della domanda ….attenzione a distinguere gli interessi dai valori ….alla lungo i secondi prevalgono…

    Sergio Ferrari


    RispondiElimina
  6. Al mondo mi sembra che ci siano oggi ben più di due poli: Cina, India, Mondo mussulmano che va dal Marocco all'Indonesia ai confini della Russia ed è forse è in grado di mangiarsi l'Africa, Paesi emergenti dell'America latina, poi la Russia non più Unione sovietica, i vecchi Stati Uniti d'America e la vecchissima Europa. Vedere un bipolarismo da qualche parte di questo guazzabuglio di sette miliardi in continua, incessante tarsformazione, mi sembra un tantino azzardato. Cordialmente. Lorenzo Borla

    RispondiElimina